Alberto SARTORI al momento del rientro nel 1958 in Italia, proveniente dal Venezuela, viene seguito attentamente dai Servizi del Ministero dell'Interno 

 

 

 

APPUNTO DEL MINISTERO DELL’INTERNO

UFFICIO AFFARI RISERVATI

 

7 Luglio 1958

 

 

Il noto partigiano comunista Alberto Carlo Sartori, detto “Baston” è rientrato in questi ultimi giorni da Caracas, dove era emigrato circa nove anni addietro. Egli ha preso domicilio ad Arzignano, presso i propri suoceri.

 

 

(foglio seguente)

 

n.2417-51-235       2 Luglio 1958

 

 

Fonte fiduciaria occasionale riferisce che il noto partigiano comunista Alberto Carlo SARTORI, detto “Baston”, figura nota nella provincia di Vicenza per la ferocia dimostrata nel periodo clandestino e subito dopo la liberazione (egli stesso si vantava pubblicamente di aver ucciso di sua mano oltre 60 persone), è rientrato in questi ultimi giorni da Caracas, dove era emigrato con la famiglia circa 9 anni addietro, prendendo domicilio ad Arzignano, presso i propri suoceri.

 

 

A Caracas, secondo quanto è stato riferito, il Sartori era presidente del consiglio di amministrazione di una importante società di fonderia, finanziata da ingegneri indigeni, che contavano fortissimi appoggi presso alcuni generali del cessato regime, ed era inoltre segretario di una associazione per le relazioni italo-venezuelane.

 

 

Il Sartori sostiene di essere rientrato in Italia a causa della moglie ammalata, e per essersi trovato in difficoltà dopo la caduta del Governo, caduta che aveva provocato la perdita dell’appoggio di cui godevano i componenti del consiglio d’amministrazione della sua società, favorendo gli oppositori.

 

 

Costoro lo avrebbero accusato di frode amministrativa togliendogli, con accorta manovra, la presidenza della società ed inducendolo poi ad una transazione che gli consente a suo dire – di vivere in Italia, dove avrebbe intenzione di rimanere, assumendo eventualmente, qualche rappresentanza. –

 

 

Aggiunge che è intenzionato a provocare la revisione del processo celebrato a suo carico anni fa ed in seguito al quale venne condannato a 20 anni di reclusione, ora condonati.

 

 

In relazione ai delitti attribuitigli afferma che il principale capo d’accusa era un fatto di guerra per il quale gli fu conferita la medaglia d’argento.

 

 

Sostiene di non essere stato avvertito del processo intentatogli, di non essere nemmeno stato interrogato per procura e di non aver potuto scegliere il collegio di difesa composto dagli avvocati Ettore Gallo, Lino Bettin ed un altro di Rovereto, incaricati dall’A.N.P.I.

 

 

Dichiara di essere stato in continuo contatto con l’Ambasciatore italiano per ragioni di lavoro ed afferma di avere notevolmente contribuito alla sostituzione del titolare dell’Ambasciata di Caracas.

 

 

Sostiene infine di conoscere a fondo ogni aspetto del problema dell’emigrazione degli italiani nel Venezuela che secondo lui potrà essere risolto su basi sindacali.

 

 

A tal proposito si dichiara disposto ad essere intervistato o di stendere lui stesso una serie di articoli.