Le prime testimonianze di Loredan. Siamo nel 1971 e il Conte ha davanti il giudice Stiz e parlando di Sartori ne traccia un profilo... 

 

 

 

VERBALE DI ESAME DI TESTIMONIO SENZA GIURAMENTO

 

 

29 aprile 1971

 

Davanti al dott. GIANCARLO STIZ Giudice Istruttore

È comparso il testimonio LOREDAN Pietro nato a Venezia il 27 febbraio 1924 e residente a Volpago del Montello.

 

 

LOREDAN – Nel 1966 o 1967 – non ricordo esattamente – ebbi l’idea di creare un gruppo culturale o un movimento di opinione per creare delle premesse di contrasto ad una situazione politica precaria ed inaccettabile. Tale movimento non avrebbe dovuto avere nessuno scopo di eversione violenta.

 

Ho cercato quindi delle persone che fossero d’accordo per trovare una soluzione e cioè una nuova forma sociale. Ho trovato solo due-tre persone disposte a discuterne ed a collaborare per la loro capacità tecnica. Tali persone erano MARCONCINI di Este, DORALICE di Castelbaldo e lo scrittore Ugo FASOLO.

 

Ho preparato personalmente un progetto di programma agricolo ed ho pregato l’amico FASOLO di progettare un programma industriale. Tali programmi sono quelli che lei mi esibisce in fotocopia. Avevo in mente anche un programma urbanistico da affidarsi a studenti di architettura di Padova.

 

Il tutto sarebbe stato discusso, ratificato e pubblicato. Il che non si è neppure verificato perché tali programmi non sono stati messi a punto. Diedi in visione il programma agricolo anche all’onorevole SARTOR per discuterne.

 

Ho indetto alcune riunioni a casa mia per discutere di questi programmi. Intervenne una volta sola il Ventura, invitato da me, il quale, conosciuto per ragioni di lavoro tipografico (etichette per il vino), mi aveva rivelato la sua crisi politica dopo l’esperienza missina.

 

 

 

A.D.R. - Feci anche una riunione presso la mia cantina nella quale intervennero alcuni operai, anzi uno solo, ed il Presidente dei Giovani Industriali Veneti, certo BASTIANELLO di Venezia.

 

In pratica la riunione è fallita perché molte persone invitate non sono venute.

 

Ho successivamente scritto una specie di rapporto indirizzato agli “ordino visti”. Questo rapporto è puramente fantasioso e lo scrissi quale reazione al fallimento della mia iniziativa. Tale rapporto non è mai stato diffuso né fatto vedere ad alcuno.

 

Anche la lettera indirizzata al signor COLORNI di Milano, ex partigiano, di cui la S.V. mi esibisce copia fotostatica, non è mai stata spedita.

 

 

 

A.D.R. - La riunione nella cantina potrebbe risalire al 1968 ma non ricordo esattamente.

 

 

 

A.D.R. – Ho rivisto il Ventura dopo oltre un anno, mi pare nella primavera del 1969. Nel frattempo avevo conosciuto il SARTORI Alberto indicatomi dal Marconcini. Quale valoroso partigiano. Tramite il Sartori volevo allargare la cerchia degli amici.

 

Questi mi prospettò l’impossibilità di costituire una nuova ideologia in quanto ne esistevano anche troppe; aggiunse di essersi ribellato al PCI e di avere formato il partito comunista marxista leninista.

 

Quindi a suo parere era necessario rafforzare tale movimento. Io accettai perché non era lontano dalle mie idee. Il SARTORI mi diede numerose pubblicazioni del suo movimento pregandomi di diffonderle. Tra queste numerose pubblicazioni  filocinesi. Pretese finanziamenti per il movimento. Gli diedi un primo assegno di lire 500.000 per il giornale “NUOVA UNITA’” e poi gli diedi altro denaro (mi pare altre 500.000 lire) a titolo personale che ebbi in restituzione.

 

Successivamente e dopo che aveva provocato la scissione del partito PCI m-l, le richieste di finanziamento divennero sempre più pressanti, motivate dalla necessità di pagare le spese per l’azione che rese possibile la scissione (il movimento m-l si scisse in “linea rossa” e “linea nera”.

 

Quando quindi il Ventura mi prospettò una iniziativa editoriale ritenni che potesse ritornare utile ai fini della diffusione della cultura progressista e del finanziamento dell’attività politica del SARTORI.

 

Il Ventura era d’accordo sulla impostazione progressista che doveva prendere tale iniziativa. Si diceva entusiasta del pensiero di Mao.

 

Accettai così di avallare l’iniziativa anche economicamente. E poiché da solo non ne sarei stato in grado, mi rivolsi all’amico Giorgio GUARNIERI, ex partigiano e di idee progressiste, al quale chiesi la collaborazione finanziaria.

 

Fra l’altro il Guarnieri poteva tecnicamente giudicare la validità dell’impresa. A questo scopo presentai il Ventura al Guarnieri il quale prese visione dei programmi industriali che gli parvero buoni.

 

Presentai successivamente al Guarnieri il Sartori il quale avrebbe dovuto fungere da nostro fiduciario nell’iniziativa. Il Guarnieri ebbe fiducia delle mie assicurazioni circa la persona del Sartori.

 

Andai a Napoli con il Ventura appunto per mettere a punto l’iniziativa. Il Sartori accettò senza riserve, ben contento di realizzare il suo scopo di finanziare e diffondere il suo movimento politico.

 

Il programma di finanziamento iniziale era di 90 milioni. Praticamente il Ventura potè disporre di 20 milioni alla fine del 1969, di altri 30 milioni nel gennaio 1970, di altri 40 prima dell’agosto 1970. I primi due finanziamenti avvennero prima che fosse diffusa la notizia delle denuncia Lorenzon; ne ebbi notizia da una telefonata del Sartori del gennaio 1970.

 

Il Guarnieri rimase molto male avendo appena finanziato il Ventura per 30 milioni. Non sapevo che il Ventura avesse una pesante situazione debitoria in Treviso. Io credevo che la Litopress esistesse formalmente e materialmente, cioè che fosse una industria funzionante.

 

Io non ho mai fatto accertamenti in proposito anche perché il Sartori avrebbe dovuto comunicarci se le cose non andavano.

 

Dopo la campagna giornalistica del febbraio ’70 i rapporti con il Ventura divennero molto tesi e cercai di sganciarmi dall’iniziativa. Fu proprio il Sartori che mi convinse a continuare l’iniziativa dicendo che aveva piena fiducia del Ventura il quale era oggetto di una campagna puramente calunniosa.

 

Comunque non vidi più il Ventura e solo poche volte il Sartori. Nell’agosto 1970, sollecitato dal Sartori, il quale mi parve deciso a sostenere le pretese del Ventura anche a mio danno, fui costretto ad avallare assieme al Guarnieri un castelletto per 40 milioni.

 

In tale occasione il Sartori disse che la situazione della Litopress non era molto florida ma vi erano ottime prospettive.

 

 

 

A.D.R. – Già nell’inverno 1969-1970 avevo consegnato al Ventura un libro per la pubblicazione che avrebbe dovuto diffondere certe opinioni progressiste. Mai il Ventura pubblicò tale libro.

 

 

 

A.D.R. – Avevo dato in visione al Ventura i programmi agricoli e industriali per una eventuale pubblicazione.

 

 

 

A.D.R. – Tutto quanto dice il Sartori sulle mie pretese provocazioni è completamente falso. Non è vero che presentai il Ventura come signor ALBERTI, nome che sento per la prima volta; non è vero che mi recai da lui senza qualificarmi; non è vero che gli parlai della possibilità di utilizzare i razzi antigrandine; non è vero che gli proposi la ricostituzione delle formazioni partigiane e che era necessario procurarci delle armi; non è vero che lo presentai agli invitati la sera della cena a Venegazzù con nome falso; non è vero che il Ventura fece vedere a Napoli al Sartori le cartelle riguardanti gli agenti CIA ed altro; non è vero che presentai il Ventura come “promettente rivoluzionario” e che aveva agganci anche a livello elevato.

 

Il Sartori mi parlò invece della possibilità di vendere acquavite albanese a scopo di finanziamento del partito ed aggiunse che il partito doveva essere finanziato ad ogni costo.

 

Mi propose anche di interessarmi alla vendita di quadri rubati a Roma. Io risposi sdegnosamente che non potevo seguirlo su questa linea.

 

E’ vero invece che egli mi disse che c’era un traffico di armi in Valdastico, cosa che io segnalai al maresciallo Munari.

 

E’ vero che parlai con lui circa un nuovo ibrido di granoturco molto produttivo e di una nuova macchina per concimazione da me ideata, che avrei voluto far conoscere a tecnici albanesi.

 

E’ vero che MONICELLI mi aveva chiesto se, tramite il Sartori, gli facevo ottenere un visto di entrata per l’Albania. Io rivolsi la richiesta al Sartori.

 

La sera della cena a Venegazzù il Sartori volle che sorvolassi sul suo nome data la presenza di mondanità scintillante incompatibile con la sua posizione politica.

 

Ritengo che il Sartori accusandomi si sia smascherato come provocatore.

 

 

Letto, confermato e sottoscritto

LOREDAN Pietro