L'appunto di Henke 

 

 

IL CAPO DI STATO MAGGIORE DELLA DIFESA

 

Prot. N° 2251             Roma li 8 novembre 1973

 

 

Gentile Dott. D’AMBROSIO,

in relazione alla richiesta di notizie, da lei rivoltami in occasione del nostro incontro del 24 ottobre u.s., Le invio l’allegato appunto redatto dal SERVIZIO INFORMAZIONI DELLA DIFESA.

 

 

Con i migliori saluti, suo   Eugenio HENKE

 

 

 

L'appunto

 

 

SARTORI Alberto, detto “Carlo”, è nato il 18 marzo 1917 a Stradella (Pavia).

 

 

In epoca antecedente all’ultimo conflitto mondiale, si reca in Francia per svolgere imprecisati incarichi per conto dell’organizzazione fascista “Fasci italiani all’estero” [questa associazione era una costola dell’O.V.R.A., nota di G.M.].

 

 

A Parigi incontra esponenti dell’antifascismo, tra cui Luigi LONGO, che lo inducono ad aderire al partito comunista, del quale diviene attivo militante.

 

 

Nel periodo della guerra viene paracadutato dagli Alleati in Nord Africa dietro le linee italiane per compiervi azioni di sabotaggio e dopo l’armistizio viene paracadutato in Piemonte per organizzarvi attività partigiane.

 

 

Catturato dai tedeschi, viene incarcerato a Verona da dove riesce ad evadere verso la fine del 1944.

 

 

Raggiunta la regione di Vicenza, costituisce nella zona formazioni partigiane. Assume in seguito il vice comando della divisione “Garemi” distinguendosi per particolare freddezza e decisione nel condurre azioni di guerriglia ed eliminare gli avversari.

 

 

Dopo la liberazione si stabilisce a Vicenza dove svolge attività organizzativa nel PCI e nell’ANPI, ponendosi in rilievo per attivismo, faziosità e propensione alla violenza.

 

 

Nel 1959 si trasferisce a Noventa Padovana per gestire una fabbrica di valigie ed articoli affini. Nello stesso anno viene eletto membro del comitato provinciale dell’ANPI di Padova. Dopo qualche mese, per gli scarsi profitti dell’azienda, interrompe l’attività e si stabilisce di nuovo a Vicenza.

 

 

Nel luglio 1960, in occasione dei perturbamenti dell’ordine pubblico, si distingue per dinamica azione di propaganda ed incitamento alla violenza.

 

 

Si dedica successivamente all’attività di rappresentante commerciale di distributori automatici di dolciumi e come socio di una ditta operante nel commercio dei marmi.

 

 

In tale periodo non ricopre cariche ufficiali nel PCI e nell’ANPI, ma continua a distinguersi con fervore nelle manifestazioni attivistiche.

 

 

Verso il 1964 denota orientamenti filocinesi e nell’aprile viene espulso dal partito.

 

 

Nel periodo successivo, accentua la posizione di dissenso dalla linea del PCI e nell’ottobre 1966 partecipa a Livorno al congresso della fondazione del Partito Comunista d’Italia (m-l) nel quale viene nominato membro del Comitato Centrale.

 

 

Nel 1967 prende parte attiva e determinante nella costituzione del “Fronte Antimperialista d’Italia”, formazione di diretta emanazione del P.C. d’Italia (m-l).

 

 

Nel 1968 viene indicato come responsabile dell’apparato paramilitare del movimento e sospettato di attività informativa a favore della Cina comunista e dell’Albania.

 

 

Nei periodi successivi svolge intensa attività politica palese e compie frequenti viaggi all’estero, ufficialmente motivati da impegni professionali, avendo nel frattempo continuato ad interessarsi di rappresentanze commerciali, ma che utilizza per stabilire contatti con esponenti di gruppi estremisti stranieri di sinistra.

 

 

In seguito alla scissione del P.C. d’Italia (m-l), segue l’avv. Angiolo GRACCI nella formazione denominata “linea rossa”.

 

 

Negli anni seguenti attenua l’operato politico e continua a dedicarsi all’attività di rappresentante, passando alle dipendenze di varie ditte. Vengono segnalati nuovi soggiorni all’estero, ai quali non sarebbero estranei motivi di contatto politico con movimenti estremisti.

 

 

Nel maggio 1971 l’avv. Angiolo GRACCI rilascia pubbliche dichiarazioni ai giornalisti, affermando che il SARTORI ha segretamente svolto negli ultimi due anni una “azione di contro infiltrazione, sgominando un gruppo di provocatori fascisti”.

 

 

Secondo la versione dell’esponente estremista, il SARTORI, venuto in contatto con Pietro LOREDAN da Padova [errore: casomai da Treviso, nota di G.M.], è stato da questi fatto assumere come amministratore nella tipografia di Giovanni VENTURA e Franco FREDA, venendo così a conoscenza dell’attività eversiva a favore dell’estrema destra, svolta dai due, dallo stesso LOREDAN e da altri estremisti neofascisti, tra i quali Claudio ORSI ed Elio FRANZIN [errore voluto? Franzin è un docente filo-cinese, nota di G.M.].

 

 

L’avvocato GRACCI conclude, sostenendo che il suo compagno di fede politica si recherà al più presto dal magistrato al quale fornirà le prove sull’operato del gruppo padovano.

 

 

Il SARTORI infatti si reca dal giudice STIZ al quale afferma di aver anche consegnato una “compromettente documentazione”.

 

 

Nel marzo 1972 rilascia un’intervista al settimanale “TEMPO” confermando le sue accuse, arricchendole di particolari e sostenendo tra l’altro che il gruppo di FREDA e VENTURA è responsabile dell’attentato di Piazza Fontana.

 

 

Circa l’”inserimento” del SARTORI nella vicenda FREDA-VENTURA, l’impressione più diffusa è che le dichiarazioni dell’estremista siano da ritenere false e dovute al suo tentativo di dare una spiegazione, logica ed inattaccabile sotto il profilo della fedeltà idelogica, ai suoi rapporti con i due protagonisti.

 

 

Riguardo infine alla reale natura del ruolo ricoperto nel caso dallo stesso SARTORI, non è possibile formulare alcuna valida ipotesi, anche se in taluni ambienti dove lo stesso è conosciuto si ritiene possibile che possa aver agito per “megalomania” nel tentativo di portarsi al centro di una vicenda tanto sentita dall’opinione pubblica e largamente dibattuta nei circoli politici.

 

 

 

Commento di Giorgio Marenghi

 

 

Non sono un esperto di documenti “riservati” ma ci sono in questo appunto del SID alcune cose che saltano all’occhio. Sono particolari, cose che dovevano essere dette ma non compaiono nel testo. Come se l’estensore si riguardasse dal citarle per non chiarire troppo il profilo del protagonista.

 

 

Come in tutti i film gialli il regista cerca di mantenere il controllo della trama nascondendo allo spettatore alcuni particolari che verranno poi rilasciati allo scoperto nella fase finale.

 

 

E’ il caso di questo documento dove l’accenno ai “Fasci italiani all’estero” viene gettato lì con noncuranza, mentre invece è una “notizia” di valore. I “Fasci italiani all’estero” sono una centrale di provocazione contro gli oppositori del regime paragonabile all’OVRA (il servizio segreto fascista).

 

 

Quindi che ci faceva Sartori dentro questa organizzazione?

 

 

Perché aderisce quasi subito (è bastato LONGO ad illuminarlo?) all’antifascismo? Perché dopo la Francia si butta nella Legione Straniera? E perché gli Inglesi (la loro Intelligence) scelgono proprio lui per organizzargli un bel viaggetto aereo (si badi solo lui, la missione a tre, cioè la missione “COSTA” non è mai esistita) sopra l’Italia? Me lo sono sempre chiesto, imbarcare Sartori su un aereo, organizzargli una missione vera, lanciarlo dai cieli sul Piemonte dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, cosa significa?

 

 

E soprattutto chi è SARTORI nel 1943 per avere un trattamento da “persona importante”? Solo lui su un aereo poi, nel corso di una guerra, non certo per fare riprese fotografiche.

 

 

Altre cose il documento non dice. Ma è proprio quello che dimentica che ci fa rizzare le orecchie. Perché non c’è nessun riferimento all’esperienza venezuelana di Sartori? E sì che in quel paese c’è stato per quasi un decennio. Se n’è andato, come è accennato nel testo del racconto, inseguito da accuse di frode.

 

 

Fra l’altro se ne va via dal Venezuela proprio quando viene abbattuta la dittatura del colonnello Jmenez. Lui? Un militante comunista sfegatato?

 

 

Poi le sue attività: sono quelle di tanti onesti italiani per carità, ma sono anche quelle che permettono gli spostamenti, gli appuntamenti, lo scambio di informazioni. Il mestiere del rappresentante, la copertura più adatta per un “irrequieto” Sartori. Sempre in viaggio. E , si noti bene, sempre “seguìto” dal servizio segreto, mai un attimo Sartori viene mollato.

 

 

Non lo mollano neppure quando spacca il PCI veneto, o quando perlomeno tenta di spaccarlo, quando distribuisce le “edizioni Oriente”, quando fa opera di “frazionismo”. C’è sempre un angelo custode che fornisce informazioni su di lui.

 

 

Il PCI ovviamente lo butta fuori, opera della sezione vicentina? Ma scherziamo? Opera delle massime istanze del partito, probabilmente avvertito da qualche suggeritore “estero”.

 

 

Nel documento di queste traversìe non c’è traccia. E si badi è un profilo avaro firmato dall’ammiraglio HENKE. Possibile che HENKE abbia fornito al giudice D’AMBROSIO una tale schifezza?

 

 

Sì è possibile, visto che poi quando arriverà il turno della spia vera del SID, Guido Giannettini, si innalzerà il muro del “segreto di Stato”.

 

 

Poi il documento si dilunga nel riportare le fregnaccie di GRACCI. SARTORI è stato un “eroe”, un rivoluzionario nel campo nemico! Almeno GRACCI lo dice per salvare il Partito Comunista d’Italia (m-l) ma siamo sicuri che ci creda veramente?

 

 

L’informativa del SID insegue la versione di Sartori ma non informa. Non credo che il giudice D’AMBROSIO abbia abboccato all’amo dei nostri servizi e alle testimonianze interessate di Sartori.

 

 

In finale, dopo tutto questo fumo, l’affondo d’ufficio. Dice il SID: corrono voci che Sartori avrebbe potuto agire per megalomania. Certamente! Questa è una possibilità, ma allora bisogna specificare che una parte della sua personalità è appesantita da caratteristiche retoriche, tendenti al narcisismo, ecc.

 

 

E’ stata messa in risalto la sua tendenza alla “violenza”, a dividere i gruppi, i partiti, ma adesso sentire un Servizio Segreto dello Stato che ricorre, per chiudere una informativa così intrigante, a escamotages di così basso livello fa veramente impressione.

 

G.M.