BOBINA N.37

INTERROGATORIO DI VENTURA GIOVANNI CARCERE GIUDIZIARIO DI SAN VITTORE 30/10/1973 – ORE 10,30

TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI MILANO N.1197/72

 

La strategia di Ventura - 30/10/73 

 

PRIMA PARTE

 

L’Anno 1973 il giorno 30 del mese di ottobre alle ore 10,30 presso le carceri giudiziarie S.Vittore di Milano, avanti a noi Dott. Gerardo D’AMBROSIO con l’intervento del P.M. dr. E. ALESSANDRINI…è comparso VENTURA Giovanni ass. avv. Ghidoni…

Intervengono all’interrogatorio i difensori dell’imputato:

avv. GHIDONI Giancarlo di Bologna;

avv. CAPRARO Renato di Treviso;

I difensori di parte civile:

avv. GARGIULO del foro di Roma;

avv. ASCARI del foro di Modena;

avv. IACOBI Maurizio in sost. Dell’avv. DE POLI di Treviso

 

 

 

 

Ventura: - Prendo atto che l’interrogatorio viene registrato su nastro magnetico. Non intendo avvalermi della facoltà di non rispondere.

 

 

G.I.: - Avrà saputo del nostro recente viaggio a Roma. Lei disse che era disposto a collaborare con la giustizia per fare piena luce sugli attentati del 12 dicembre 1969. Credo che questo sia il momento buono per dire tutto quello che è venuto a sua conoscenza.

 

 

Ventura: - L’ho già detto e non credo di avere altro da aggiungere o da modificare.

 

 

G.I.: - Il SID interpellato da me recentemente ha confermato che l’unica informazione ricevuta sugli attentati del 1969 fu quella relativa a Mario Merlino, già comunicata al G.I. dr. CUDILLO nel corso dell’istruttoria Valpreda.

 

 

Ventura: - Cosa dice il SID di Giannettini?

 

 

G.I.: - Per ora non dice nulla ma non credo che abbia più importanza o per lo meno che non abbia una importanza decisiva, una volta che ha detto di non aver mai ricevuto le informazioni che lei dice di aver trasmesso tramite Giannettini.

 

 

Ventura: - Questo è quello che dicono a lei, a me risulta invece per certo che il Giannettini ha trasmesso le informazioni al SID. Giannettini ha le prove dei suoi rapporti con il SID e un giorno le porterà e gliele farà pervenire.

 

 

G.I.: - Avrà saputo, visto che l’hanno pubblicato i giornali, che Giannettini era uno di “Avanguardia Nazionale”.

 

 

Ventura: - Questi sono trucchi da poliziotti posti in essere nel giugno del 73.

 

 

G.I.: - Le faccio notare che non sarebbero stati posti in essere nel giugno 73 ma nel gennaio 72.

 

 

Il G.I. legge la parte del rapporto 14 gennaio 1972 dell’ufficio politico di Roma allegato agli atti riguardante la figura del Giannettini e il direttivo di “Avanguardia Nazionale”.

 

 

Ventura: - Io dico solamente e glielo faccio rilevare, che non si può discutere la realtà che Guido PAGLIA non sia ricompreso nel rapporto della polizia del giugno del 73. Del resto Giannettini non è né in Spagna, né in Grecia, né nella Germania Orientale, né in Francia. Giannettini è a Roma, in un appartamento sorvegliato da due persone, secondo me.

 

 

G.I.: - Ci dica dov’è Giannettini.

 

 

Ventura: - Se lo sapessi glielo direi. Comunque la cosa è certa che il Giannettini non ha mai fatto parte di “Avanguardia Nazionale” né tanto meno è stato membro del direttivo di tale raggruppamento politico.

 

 

P.M: - Le risulta che l’opera di Giannettini fosse consigliata nei centri “evoliani” e in particolare in quelli di Genova?

 

 

Ventura: - No!

 

 

P.M.: - Lei stampava i libri di Evola?

 

 

Ventura: - No!

 

 

P.M.: - Guardi che nel processo della Procura di Roma nr.2860/71 che abbiamo allegato agli atti di questo processo risulta che lei diffondeva libri di Evola nel 1970.

 

 

Ventura: - Quali libri?

 

 

P.M.: - “L’idealismo magico”.

 

 

Ventura: - (intervenendo vivacemente) – ma questo è un libro di filosofia, se lei lo ignora glielo dico io!

 

 

P.M.: - Il problema non è questo, il fatto è che lei distribuiva attraverso il Trapani e il “centro studi ORDINE NUOVO” libri di Evola.

 

 

Ventura: - Ma voi state cambiando le carte in tavola e state bleffando. Io non ho mai dato libri al “centro studi Ordine Nuovo”, e poi ho ceduto tutto a Freda. Quei libri di Evola, edizioni “Atanor” sono stati stampati nel 68.

 

 

G.I.: - Da chi?

 

 

Ventura: - Da Freda.

 

 

P.M.: - E come mai poi li distribuiva a Trapani per conto della S.B.L. che era suo?

 

 

Ventura: - Ma chi lo dice questo?

 

 

P.M.: - Trapani! E si riferisce al 69.

 

 

Ventura: - L’editoriale Trapani è una agenzia di distribuzione. Se il Trapani aveva avuto precedentemente quei libri io cosa c’entro?

 

 

P.M.: - C’entra perché Trapani dice che glieli ha dati lei.

 

 

Ventura: - Ma cosa ne sa lei. La verità è che Trapani ha un fratello che era interessato alle pubblicazioni di Evola, sul piano commerciale. Trapani mi chiese se sapessi chi stava ripubblicando i libri di Evola ed io, sapendo che li stava ripubblicando Freda, o meglio che li aveva ripubblicati Freda, glieli procurai.

 

 

G.I.: - A proposito dell’accenno fatto prima dal P.M. (prima che lei chiarisse come Trapani era venuto in possesso dei volumi di Evola) le faccio presente che dalla bolla di consegna 25/7/69 e dalla relativa fattura del Servizio Bibliografico Librario, datata 24/7/69, risulta che lei consegnò a Trapani non solo “L’idealismo magico”, ma anche “Sintesi della dottrina della Razza”, “Mito del Sangue”, “Indirizzi di Educazione Razziale” di Evola, nonché i seguenti titoli: Lin Piao – antologia; “Linea generale del Movimento Comunista Internazionale”; Rivista “Il Comunista” n.3; dalla deposizione di Pirrone Giovanni del 1° giugno 71 risulta anche che lei operò nel gennaio 70 in nome e per conto delle edizioni di “AR”.

 

 

 

Ventura: - Quest’ultimo episodio si riferisce ad un incontro tra ROMUALDI e il Pirrone cui ho assistito. Nell’occasione fu Romualdi a trattare, io mi limitai solamente a chiedere i prezzi che praticava la SAIPEM in tipografia (composizione meccanica). Mettetemi a confronto con il Freda e lui stesso vi dirà e lo dovrà dire, che i libri di Evola li ha ristampati lui o meglio ripubblicati lui con il sistema “anastatico”. Dovrà anche dire che chi trattò per suo conto non ero io ma Romualdi.

 

 

G.I.: - Lasciamo perdere questo episodio. Mi dica piuttosto se ribadisce ancora che le cose sono andate così come ce le ha descritte nel verbale del 17 marzo 1973.

 

 

P.M.: - Chi era lo “junior” che era già a Padova, di cui si parla nelle telefonate Freda del 18 aprile 1969?

 

 

Ventura: - Non lo so proprio. Ribadisco quello che ho già detto. A questo punto…..al dr.Luigi Fiasconaro.

 

 

G.I.: - Come vede Ventura, a questo punto abbiamo fondati motivi per ritenere che lei ci abbia mentito.

 

 

Ventura: - Io le dissi solo ciò che avevo saputo da Freda. Lei sa bene che io non partecipai alla riunione.

 

 

G.I.: - Anche ammesso che lei non abbia partecipato alla riunione, per quale motivo, in epoca non sospetta, Freda avrebbe dovuto mentirle prima e dopo la riunione? La verità è, Ventura, che lei non vuole dire o meglio non vuole rivelare l’identità della persona che effettivamente venne a Padova la notte fra il 18 e il 19 aprile 1969.

 

 

Ventura: - Io ho anche un altro nome nell’orecchio.

 

 

G.I.: - E lo dica!

 

 

Ventura: - No! Non è il caso.

 

 

G.I.: - Nell’agosto del 69 e nel periodo degli attentati lei ospitò la donna e la figlia di Massari?

 

 

Ventura: - Le ho già detto che non la ospitai io ma mia madre.

 

 

G.I.: - Ricorda quando ha viaggiato in treno insieme a Massari, da Roma a Padova o Venezia?

 

 

Ventura: - Ci fu certamente un viaggio in treno che feci insieme al Massari nella seconda metà del 69. Mi pare che sia un solo viaggio, in estate.

 

 

G.I.: - (a questo punto legge la parte della deposizione di Mario Quaranta del giorno 29 ottobre 1973, relativa alle confidenze fatte allo stesso Quaranta da Mariangela Ventura, circa la partecipazione del Massari agli attentati dei treni nell’agosto.

 

 

Ventura: - Conosco l’episodio ma mia sorella mi ha detto di non aver mai fatto discorsi del genere al Quaranta.

 

 

G.I.: - Mi sembra che non si possa discutere sul fatto che Quaranta disse subito all’avvocato Ghidoni quanto gli aveva poco prima detto Mariangela. E’ vero avvocato Ghidoni?

 

 

Avv. Ghidoni: - Sì, Quaranta mi ha fatto questo discorso.

 

 

G.I.: - E’ quindi un fatto immediato, non una costruzione del Quaranta.

 

 

Avv. Ghidoni: - Mariangela dice che ha riferito delle sue supposizioni.

 

 

G.I.: - Chiamiamo supposizioni il fatto che il fratello insieme al Massari abbia messo bombe sui treni. Comunque una cosa è certa ed è che Massari corresse le bozze dell’opuscolo del “Fronte Popolare Rivoluzionario”.

 

 

Ventura: - Ma il Massari quelle bozze non le ha mai viste.

 

 

G.I.: - Guardi che sia Panzironi che Massari hanno concordemente affermato che le bozze, appena pronte, furono consegnate al Massari e il Massari stesso le restituì al Panzironi.

 

 

G.I.: - Come può dire lei che il libretto era pieno di errori se i quattro pacchi non furono mai aperti dal PAN e fu addirittura la sua fidanzata a distruggerli?

 

 

Ventura: - Pan, quando li ricevette me ne dette una copia che io consegnai al Freda. Ripeto, Freda mi dette il dattiloscritto, io lo feci vedere al Sartori, dicendogli che era una operazione della seconda linea, prodotto del gruppo con cui ero in contatto. Sartori disse che si trattava di un documento generico di intonazione “populista” con venature staliniane (il contenuto dell’opuscolo è stato trasfuso nella “Disintegrazione del Sistema”). Parlai con il Massari e lui mi disse che era possibile farlo stampare senza le prescrizioni di legge e quindi, dopo due o tre mesi l’opuscolo fu stampato.

 

(A domanda del P.M. Fiasconaro) –

 

Ventura: - Sartori si mostrò entusiasta non di questo secondo opuscolo (che giudicò come sopradetto) ma della seconda parte del “libretto rosso”. Quindi riprendendo il discorso dopo che fu stampato l’opuscolo, per mia precisa indicazione, fu dal Massari fatto spedire a Pan, direttamente dalla tipografia Panzironi. Li feci spedire al PAN perché Freda così mi aveva detto. I libretti erano suoi e PAN era il suo uomo di fiducia.

 

 

Ventura (a domanda risponde): - Pan mi portò l’opuscolo in tempo che non saprei precisare e constatai che erano opuscoli di dieci-dodici pagine, e constatai che il dattiloscritto, dopo la stampa, era stato ridotto ad un opuscolo di 10-12 pagine.

 

 

G.I.: - Perché l’opuscolo non fu distribuito?

 

 

Ventura: - Perché intervenne la denuncia nei miei confronti. Sesi fosse riusciti a stabilire che il libretto l’avevo stampato io mi sarei trovato nei guai, anche in relazione alla precedente inchiesta giudiziaria sul “libretto rosso”. Di quegli opuscoli poi io non ne ho saputo più niente. Fu PAN, ad Ascoli, che me ne parlò dell’esistenza, tanto che io mi meravigliai che Freda non l’avesse ritirato.

Non mi pare di aver detto al Massari che il libretto era opera mia, ne parlai certamente con il Massari ma non so in quali termini.

 

 

G.I.: - Ventura, lei con il suo comportamento sta compromettendo un sacco di gente, si decida una buona volta a dirci la verità.

 

 

Ventura: - Io le sto dicendo la verità, se lei non la vuole ascoltare io me ne vado.

 

 

G.I.: - Ventura, guardi che adesso possiamo dire che lei ha cercato di portarci sulla strada sbagliata. Questi, che le abbiamo contestato, sono fatti gravemente indizianti, si rende conto che c’è anche la dichiarazione di POZZAN sulla riunione del 18 aprile. Ci dica la verità.

 

 

Ventura: - La verità è quella che ho già detto, e la ribadisco.

 

 

G.I.: - Ventura non trascuri anche la faccenda di Giannettini. Freda ci ha detto che era suo amico.

 

 

Ventura: - Giannettini non è amico di Freda. Lo ha visto solo due volte. Una volta a Padova e una a Roma. Comunque a Padova non si sono incontrati quel giorno in cui risulta l’alloggio del Giannettini. Quella volta Giannettini alloggiò a Padova perché aveva assistito alle manovre militari nell’udinese. L’incontro fra Giannettini e Freda a Roma ebbe poi per oggetto la traduzione fatta dal Lorenzon come ho già detto (traduzione dal francese delle poesie di Céline, nota di g.m.).

 

 

P.M. dr. Fiasconaro: - Come mai non ha tenuto per sé uno dei libretti stampati presso la “Casilina”, posto che controllava Freda ed il libretto era opera di Freda?

 

 

Ventura: - Sapevo cosa diceva, l’avevo mostrato a Sartori, l’avevo mostrato a Massari, cosa ne dovevo fare?

 

 

P.M.: - Lei quindi l’ha mostrato al Sartori, al Massari e non l’ha mostrato al Giannettini, e cioè proprio alla persona per conto del quale controllava Freda.

 

 

Ventura: - Io non davo nessuna importanza al libretto, gliela state dando voi e poi quasi certamente avrò mostrato il dattiloscritto anche al Giannettini, non lo ricordo.

 

 

P.M.: - Se i libretti non avevano tutta questa importanza perché sono stati distrutti?

 

 

Ventura: - Perché lo avevo stampato io. Del resto io non volevo che venissero distrutti ma che mi venissero restituiti da PAN. Se Pan me li avesse restituiti state pur certi che ne avrei conservate non una ma più copie.

 

 

(A domanda risponde) – Fui io a dare al Panzironi le indicazioni sulla veste tipografica dell’opuscolo secondo le prescrizioni segnate dal Freda in calce all’opuscolo.

 

 

(A domanda risponde) – Nulla ho da aggiungere di rilievo per quanto riguarda la posizione di Guido PAGLIA.

 

 

(A domanda risponde) – Non credo di aver mai prestato soldi al Massari. Gli ho dato alcune volte delle somme non di rilievo quali anticipazioni sugli stipendi.

 

 

(A domanda risponde) – Non gli ho dato certamente mezzo milione, molto meno.

 

 

(A domanda risponde) – Non ricordo se per eventuale prestito il Massari mi abbia rilasciato delle cambiali, se me le ha rilasciate comunque certamente le ho scontate in banca. Ci può essere stato un prestito di una certa entità, ma non mezzo milione, quando al Massari nacque la bambina.

 

 

G.I.: - Dal quadro complessivo che emerge ora dall’istruttoria, sembra più che lei, uomo di destra, si sia infiltrato in ambienti di sinistra che non il contrario, così da lei affermato.

 

 

Ventura: - Ma se ci sono i rapporti informativi!

 

 

G.I.: - Appunto! Nei rapporti informativi si parla molto degli uomini di sinistra, compreso Sartori e Loredan, ma non si parla di Freda.

 

 

Ventura: - Come non se ne parla! Nel rapporto del maggio si parla dei gruppi neofascisti, non pretenderà mica che nei rapporti che dovevano circolare si facessero dei nomi!

 

 

G.I.: - A parte il fatto che i rapporti informativi, per sua stessa ammissione, avevano circolazione limitata, una considerazione è inconfutabile: per gli uomini di sinistra non si faceva mistero di fare nome e cognome e indirizzo.

 

 

Ventura: - Lei sa che non è vero. Mi hanno sempre chiamato gli uomini di sinistra per collaborare con loro.

 

 

(Il G.I. avverte i difensori delle parti presenti, che il giorno 2 novembre 1973 alle ore 9,30 presso queste carceri giudiziarie procederà al confronto fra gli imputati Freda Franco e Ventura Giovanni. Avverte altresì che probabilmente domani si procederà al confronto fra gli imputati Ventura Giovanni e Massari Antonio, sempre alle ore 9,30).

 

Firme delle parti e dei giudici