BOBINA N.28

INTERROGATORIO DI GIOVANNI VENTURA PRESSO IL CARCERE GIUDIZIARIO DI MONZA IL 24 MAGGIO 1973 ORE 10

 

La strategia di Ventura - 24/5/73 

 

 

G.I. -  DOTT. D'AMBROSIO

P.M. - DOTT. ALESSANDRINI

 

[Intervengono all'interrogatorio dell'imputato: avv. G. GHIDONI del Foro di Bologna; avv. C. GARGIULO del Foro di Roma; dr. M.JACOBI sost. avv. DE POLI di Treviso;]

 

 

 

G.I. - Ventura, lei intende avvalersi della facoltà del 78?

 

 

Ventura. - No.

 

 

G.I. - Noi vorremmo sapere quali sono stati i suoi rapporti con Guido Giannettini.

 

 

Ventura. - Se ne è parlato nell'ultima occasione.

 

 

G.I. - Nell'ultima occasione ha detto molto poco. In che occasione l'ha conosciuto, chi gielo ha presentato, come è avvenuta questa conoscenza, su che piano si sono svolti i rapporti, che tipo di rapporti ha avuto? Tutto!

 

 

Ventura. - quello che avevo da dire, l'ho già detto.

 

 

G.I. - Io non ho molta memoria. Allora ricominciamo da capo e ripetiamo quello che abbiamo detto la volta scorsa. Lei quando ha conosciuto Giannettini?

 

 

Ventura. - Non ricordo esattamente...

Nel '67.

 

 

G.I. - Chi glielo presentò?

 

 

Ventura. - Nessuno. Si presentò da solo.

 

 

G.I. - Dove l'ha conosciuto?

 

 

Ventura. - A Roma, mi pare.

 

 

G.I. - In un bar, in un circolo culturale, durante un convegno?

 

 

Ventura. - Quando uno si presenta da solo, scrive una lettera, fa una telefonata, dà un appuntamento.

 

 

G.I. - Lei la volta scorsa non me lo ha detto questo. Quindi le ha scritto una lettera?

 

 

Ventura. - Sì. C'è stato un contatto insomma. In termini assoluti non ricordo esattamente come.

 

 

G.I. - Dopo di che, se Guido Giannettini si rivolge a lei chiedendole un incontro, doveva avere uno scopo ben preciso. Perchè voleva incontrarlo? L'oggetto dell'incontro qual'era?

 

 

Ventura. - Io avevo allora una minima, esigua, notorietà d'ambiente.

 

 

G.I. - In quale ambiente?

 

 

Ventura. - In campo editoriale.

 

 

G.I. - Il contatto fu preso da Giannettini perchè lei era un editore, anche se minimo.... Che cosa voleva Giannettini?

 

 

Ventura. - Esattamente, gli ero stato segnalato come un personaggio che poteva rivestire qualche interesse per lui, e sviluppare attività politica a livello di studio.

 

 

G.I. - Lei non ha mai saputo da chi era stato segnalato a Giannettini?

 

 

Ventura. - Probabilmente può avere parlato di me a Giannettini, Romualdi.

 

 

G.I. - Pino o Adriano Romualdi?

 

 

Ventura. – Adriano.

 

 

G.I. – Quindi, il contatto fu preso attraverso Adriano Romualdi?

 

 

Ventura. – Non fu preso. Le ho detto come fu il contatto.

 

 

G.I. – E lui si presentò: Adriano Romualdi mi ha parlato di lei. Mi ha detto che lei è un editore….

 

 

Ventura. – Non disse neanche questo. E’ che io all’epoca mi occupavo di alcune pubblicazioni che erano state realizzate da alcuni editori francesi. E Giannettini era stato in parte, almeno con uno di questi…

 

 

G.I. – Chi era questo?

 

 

Ventura. – Un operatore redazionale. Perché aveva alcune redazioni sui rapporti tra Fascismo e Capitale. Questo libro era “L’Alta Finanza della Rivoluzione”.

 

 

G.I. – Chi l’aveva pubblicato, lei?

 

 

Ventura. – No, un’edizione francese, Enrico Stons. E io andai poi in Francia con una edizione di questo Enrico Stons di Giannettini. Comunque questa qui è una materia di scarso interesse. E poi c’era questa attività di carattere bibliografico, che fu poi ceduta a Freda.

 

 

G.I. – Lo studio bibliografico Ezzelino.

 

 

Ventura. – Lo Studio Bibliografico Ezzelino pubblicava testi di storia veneta.

 

 

G.I. – Cioè?

 

 

Ventura. – Non pubblicava, stampava. E stampava solo questi, non altro. Per esempio, Storia di Chioggia, di un certo Margozzi; storia di Asolo, di un certo Comacchio, che era lo zio di Comacchio coimputato. In questo ambito fu anche predisposta la Storia di Treviso. Questo è un tipo di pubblicazioni.

 

 

G.I. – E l’altra?

 

 

Ventura. – Le altre non si potevano considerare pubblicazioni, perché era un catalogo.

 

 

G.I. – Quali pubblicazioni venivano ricomprese in questo catalogo?

 

 

Ventura. – Due di titolo diverso sono: l’Alta Finanza della Rivoluzione e la versione Israeliana. E furono due pubblicazioni di cui io acquistai i diritti andando in Francia, e che poi furono tradotte da Lorenzon, rimaneggiata da Giannettini e poi cedute a Freda. Quindi, io in quel periodo mi occupavo anche di testi che per me, visti con l’occhio di adesso, hanno una natura abbastanza problematica. Che però non pubblicai mai. Quindi, è stato in questa attività di allestimento di un catalogo di quel tipo che fui accostato.

 

 

G.I. – E quali proposte le fece Giannettini?

 

 

Ventura. – Domande…che intenzioni avevo…di cosa esattamente intendevo occuparmi….

 

 

G.I. – E questo incontro dove avvenne?

 

 

Ventura. – A Roma.

 

 

G.I. – Nella casa di Giannettini?

 

 

Ventura. – No. Non sono mai stato a casa di Giannettini. Credo con certezza, dopo averci ripensato, che quei Guido sull’agenda non possono essere che segnalazioni di appuntamenti con Lorenzon anche là dove sono a Roma.

 

 

G.I. – Dove avvenivano questi appuntamenti con Giannettini?

 

 

Ventura. – Gli incontri con Giannettini avvenivano in un bar, in un caffè. Poi più avanti avvenivano quasi sempre in Piazza del Popolo oppure in via Veneto.

 

 

G.I. – Sempre in mezzo alla strada?

 

 

Ventura. – No. Non in mezzo alla strada.

 

 

G.I. – In luoghi pubblici, aperti a tutti…. Siccome c’è la libreria Rizzoli che è aperta fino a mezzanotte, uno ha appuntamento….

 

 

G.I. – Poi? Questi incontri erano frequenti nel ’67….

 

 

Ventura. – No. Nel ’67 non erano frequenti. Ci sono stati questi incontri nel ’67. C’è stato un minimo interesse, così, reciproco di attività di indagini.

 

 

G.I. – Su che cosa?

 

 

Ventura. – Sulla materia politico-generale, che poteva interessare a me e anche a Giannettini sugli studi politici internazionali.

 

 

G.I. – Cioè faceste assieme degli studi di carattere internazionale, o lei demandò a Giannettini l’incarico di occuparsi di studi di carattere internazionale, da pubblicare attraverso la sua…?

 

 

Ventura. – Ci fu anche questa ipotesi. Ma era proprio prevalentemente una attività di documentazione reciproca, più di Giannettini nei miei confronti che miei nei confronti di Giannettini.

 

 

G.I. – E lei che cosa ne ricavava da queste documentazioni?

 

 

Ventura. – Erano scambi di notizie.

 

 

G.I. – E lei che notizie forniva a Giannettini?

 

 

Ventura. – Notizie di carattere editoriale.

 

 

G.I. – Giannettini aveva bisogno di lei per notizie di carattere editoriale…

 

 

Ventura. – Avevamo tutti bisogno l’uno dell’altro. Io potevo dare poco, date le mie possibilità minime.

 

 

G.I. – Mentre Giannettini poteva dare molto.

 

 

Ventura. – No. Giannettini poteva dare di più. Era anche in un ambiente diverso dal mio, era a Roma.

 

 

G.I. – Per simpatia forniva queste informazioni sui suoi studi, le documentazioni che lui raccoglieva per gli studi di carattere internazionale?

 

 

Ventura. – Evidentemente richiedeva poco all’inizio, poi si fissava di chiedersi di più, più in là.

 

 

G.I. – E che cosa le chiese di più, più in là?

 

 

Ventura. – Una intensificazione di richieste di notizie, che si fissavano in un rapporto organico.

 

 

G.I. – Mi spieghi esattamente che cosa!

 

 

Ventura. – All’epoca Giannettini era un consulente, credo che questo sia il termine esatto, di un organismo, a partire da un certo periodo del ’68 cioè nel periodo in cui lo comunicò a me…

 

 

G.I. – Che cosa?

 

 

Ventura. – Un consulente, per non usare un termine più impegnativo, di un organismo statale.

 

 

G.I. – Quale organismo statale?

 

 

Ventura. – Di due organismi.

 

 

G.I. – E quali sono questi due organismi statali?

 

 

Ventura. – Uno era l’esercito, l’altro era un organismo di carattere più precisato nell’ambito dell’esercito.

 

 

G.I. – E cioè? Aveva un nome questo organismo più precisato nell’ambito dell’esercito, Ventura!

 

 

Ventura. – Questo non ha nessuna attinenza con l’istruttoria.

 

 

G.I. – Decido io quello che ha attinenza e quello che non ha attinenza! Se lei non mi vuole rispondere su determinate cose, mi dice: non voglio rispondere alle domande.

Aveva attività di consulente con l’esercito e con un organismo speciale dell’esercito… Quale organismo? A chi dava la consulenza?

 

 

Ventura. – Il problema è che questo non ha nessuna attinenza….

 

 

G.I. – Sono io a decidere. Lei vuole rispondere s’ o no?

 

 

Ventura. – Lei sa perfettamente qual’era questo organismo.

 

 

G.I. – Io non so niente! Me lo deve dire lei! E anche se lo sapessi, potrei volerlo sapere anche da lei! Qual’era questo organismo nell’esercito per cui faceva consulenza Giannettini? Perché noi dobbiamo parlare di molte cose! Quindi è meglio che cominciamo ad andare avanti. E’ inutile che ci fermiamo! E’ innominabile questo organismo?

 

 

Ventura. – Questo non riguarda la….

 

 

G.I. – Lo diciamo poi se non riguarda!

 

 

Ventura. – Non riguarda la mia posizione nell’istruttoria.

 

 

G.I. – Dopo ce lo dirà perché non riguarda. Intanto cominci col dirci quale è l’organismo! Forza Ventura!

 

 

Difesa: - A questo punto è chiaro: non è che non lo sa, non lo vuol dire. La sua posizione diventa una posizione ambigua.

 

 

G.I. – Lei deve dirci tutto quel che sa, se lei vuole ancora conservare una posizione….Quindi, qual’era questo organismo? Ventura, ci sono cose che fino adesso abbiamo già detto molto di più e molto diverso da quello che disse l’altra volta su Giannettini. Quindi la sua premessa all’inizio era una premessa così….Quindi andiamo avanti!

 

 

Ventura. – Molto di diverso no, qualcosa di più forse.

 

 

G.I. – E molto dettagliata. Quindi, qual’era quest’altro organismo? Ce ne sono tanti organismi.

 

 

P.M. – Comincia con la s?

 

 

Ventura. – Mi hanno riferito che lei con quel brutalismo che non è nella sua natura ma che comunque è tipico della meccanica processuale del G.I., che venissero contestati degli elementi di prova….

 

 

G.I. – Può darsi che non abbia niente da contestare.

 

 

Ventura. – Ma non vedo….

 

 

G.I. – Senta Ventura, non vuole mica insegnarmi il mestiere a questo punto qua…. Quindi, a un certo punto, sono io che faccio domande a lei e lei mi deve dare risposte.

 

 

Ventura. – Sì. Ma siccome io sono in una posizione di perplessità.

 

 

G.I. – E’ lei che ha facoltà di fare le risposte.

 

 

P.M. – La tortura non è più ammessa.

 

 

Ventura. – Sono torture sottili.

 

 

G.I. – Allora qual’era questo organismo?

 

 

Ventura. – Stavo dicendo….io ho qualche perplessità a parlare di questa materia. Perché evidentemente…….

 

 

G.I. – Non capisco che perplessità, posto che lei ha fatto una premessa che, non c’entra con l’istruttoria. Visto che non c’entra, non dovrebbe avere nessuna perplessità. E’ come parlare del tempo, o degli avvenimenti di cronaca.

 

 

Ventura. – Comunque sono in relazione a fatti, che come notizie non riesco a intendere esattamente.

 

 

G.I. – Quindi, qual’era questo organismo?

 

 

Ventura. – A questi servizi erano in successione temporanea, diciamo, gli Alti Comandi dell’Esercito.

 

 

G.I. – Lo Stato Maggiore?

 

 

Ventura. – Generale. Il servizio d’informazione.

 

 

G.I. – Militare?

 

 

Ventura. – Sì.

 

 

G.I. – Il S.I.M.

 

 

Ventura. – Non esiste più il S.I.M.

 

 

P.M. – C’è la finale che cambia.

 

 

G.I. – Allora il S.I.D.?

 

 

Ventura. – All’epoca era già il S.I.D.

 

 

G.I. – Servizio Informazione Difesa. Allora, dava informazioni al SID.

 

 

Ventura. – Sì, sì.

 

 

G.I. – Allora forniva notizie su commissione?

 

 

G.I. – Al SID, oppure faceva parte degli ambienti del SID?

 

 

Ventura. – Questo bisogna chiederlo a Giannettini.

 

 

G.I. – Quindi le notizie che le forniva Giannettini erano di questo tipo: il SID mi ha detto di informarlo su queste circostanze…

 

 

Ventura. – A me? No, no.

 

 

G.I. – Che scambi di notizie aveva con Giannettini? Quale era lo scambio? Quale era la prestazione che Giannettini dava a lei e la controprestazione che lei dava a Giannettini?

 

 

Ventura. – C’è stata una gradualità: prima notizie di un tipo, poi notizie più impegnative. Comunque, la presenza di Giannettini in quegli ambienti era molto più, così, qualificata, che non la presenza dello spicciolo informatore e prestatore d’opera. Era la posizione di un consulente che obiettivamente….soprattutto con un certo personaggio dell’esercito…

 

 

G.I. – Faccia il nome, Ventura! Non basta dire, con un certo personaggio dell’esercito! Con il generale tizio, il generale caio….

 

 

Ventura. – Con molti personaggi. Ma soprattutto con un personaggio che era al vertice dell’esercito.

 

 

G.I. – Chi era questo generale al vertice dell’esercito in quel momento?

 

 

Ventura. – Il Capo dello Stato maggiore della Difesa.

 

 

G.I. – Come si chiamava questo generale?

 

 

Ventura. – Adesso non…

 

 

G.I. – Allora diciamo chi era il capo dello stato maggiore dell’Esercito….Uno dei capi era Aloia….era Aloia…

 

 

Ventura. – All’epoca era Aloia.

 

 

G.I. – Quindi Giannettini aveva rapporti piuttosto diretti con Aloia. Siccome non erano informazioni comuni che interessavano lei, non c’era bisogno di Giannettini. Bastava sfogliare i giornali e le riviste più specializzate.

 

 

P.M. – A lei non potevano interessare i rapporti tra Aloia e Giannettini.

 

 

G.I. – Allora cosa riuscì a sapere di questi rapporti tra Aloia e Giannettini?

 

 

Ventura. – Cose poco interessanti….

 

 

G.I. – Che cosa le interessava nel ’68?

 

 

Ventura. – Anche perché nell’ambito del discorso tra me e Giannettini non investiva questo problema. Aveva altre linee di interesse.

 

 

G.I. – Allora quali erano questi interessi tra lei e Giannettini?

 

 

Ventura. – Politico internazionali…europei.

 

 

G.I. – Questo suo interesse nella politica internazionale europea, era interesse mosso da ragioni editoriali o era mosso da altre ragioni?

 

 

Ventura. – Ragioni editoriali. Un interesse diretto, personale.

 

 

G.I. – Lei cosa se ne faceva di queste informazioni di carattere di politica internazionale? Come le disponeva personalmente?

 

 

Ventura. – Per capire il mondo. Solo per questo. Quando dico personale, dico questo.

 

 

G.I. – Che cosa aveva di tanto utile l’informazione di Giannettini per capire il mondo?

 

 

Ventura. – Rivelare meccanismi meno appariscenti, che sono poi, purtroppo, i meccanismi più efficaci per determinare le tendenze.

 

 

G.I. – E quale fu l’effetto di queste informazioni?

 

 

Ventura. – Gli aspetti delle determinazioni del capitale finanziario. E questo è uno degli aspetti reciproci dell’interesse.

 

 

G.I. – Va bene! E che cosa le disse di tanto particolare e d’interessante? Cioè Giannettini che tipo di notizie le forniva?

 

 

Ventura. – Quando io, per esempio, utilizzai una notizia di un certo tipo editoriale e questa nel ’70 provocò polemiche perché si disse che la CIA non poteva essere intervenuta a finanziare l’operatività del partito americano in Italia.

 

 

G.I. – Su quale libro?

 

 

Ventura. – Nel libro sugli attentati. C’è tutta una serie di comunicazioni. E poi è stata la base di tutta l’operazione obiettivamente antistituzionale, che si è verificata nel giugno del ‘70-71. Poi magari si scopre che Fanfani ha avuto quattrini dalla CIA…

 

 

P.M. – Si dice. Non si scopre.

 

 

G.I. – Quindi Giannettini le fornì questo tipo di notizie…..Vediamo un po’ di ricordare qualcuna di queste notizie.

 

 

Ventura. – Le quali poi avevano come sbocco politico la comprensione degli interessi europei nell’ambito internazionale. Questo significa soprattutto la preminenza, la prevalenza e l’insidia del capitale americano, di tutta la polemica sull’intervento economico in Europa, sull’organizzazione.

 

 

G.I. – Giannettini non mi pare che fosse molto interessato a mettere in cattiva luce queste forme di manovre.

 

 

Ventura. – Credo che lei conosca molto male Giannettini. Può darsi che leggendo i suoi articoli e guardando superficialmente l’attività che svolgeva si possa arrivare a questa conclusione ma….

 

 

G.I. – Lei ha visto questo…?

 

 

Ventura. – Sì.

 

 

P.M. – Ma nell’edizione….Poi c’è la rilegatura in cartone.

 

 

Ventura. – Sì, sì. Ricordo.

 

 

G.I. – Da quello che scrive Giannettini, non mi pare che si possa dedurre un suo interesse a mettere in cattiva luce l’influenza del capitale del partito americano in Italia. Anzi proprio il contrario. Giannettini partecipò anche a quel famoso convegno in cui questo libro qua….

 

 

Ventura. – Sta di fatto che comunque il rapporto di Giannettini non era nella frangia più avventuristica, diciamo, proprio all’epoca, nel ’66-68. Quello è un libro scritto nel ’64. Quindi quando si parla di queste cose è da tener presente che gli anni significano un’evoluzione, uno sviluppo dell’atteggiamento. Ma comunque, sta di fatto che proprio nell’ambito l’intervento che poteva dare Giannettini, è in una sede, direi, privilegiata e significativa come quella dell’esercito. Non aveva rapporti con gli apparati antistituzionali, ma ebbe rapporti con gli apparati che discendono dall’istituzione.

 

 

G.I. – Con lo Stato Maggiore della Difesa e il SID….

 

 

Ventura. – Quando si parla di queste organizzazioni, si parla sempre di strutture che sono praticamente sdoppiate, perché hanno due anime. Quindi Giannettini, per esempio, non ebbe rapporti con De Lorenzo. Non solo non ebbe rapporti, ma avversò tutta la linea di De Lorenzo. Perché avendo un rapporto politico con Aloia non poteva di conseguenza non avversare la linea avventuristica di…..

 

 

G.I. – Vorrei che lei lo spiegasse più dettagliatamente, secondo la versione che le dava Giannettini. Cioè i contatti tra Aloia-Giannettini, Giannettini e quella parte del SID, che lei dice, che non ha mai voluto seguire le posizioni avventuristiche di De Lorenzo, e che fini si proponeva.

 

 

Ventura. – Che da posizioni così apparenti di Giannettini, per come emergono alcune cose che ha scritto, non deve trarre in inganno. Sono cose vecchie.

 

 

G.I. – Cioè lei vuole dire che Giannettini, così come l’ha avuta lei, ha avuto una evoluzione politica? Che da posizione di destra è passato a posizione di sinistra?

 

 

Ventura. – No, no. Si può essere benissimo di destra e perché le idee che hanno i carabinieri, per esempio, a essere uno strumento.

 

 

G.I. – Uno strumento?

 

 

Ventura. – Uno strumento eversivo, come lo stava intendendo e praticando De Lorenzo, per esempio.

 

 

G.I. – Invece Giannettini come la pensò?

 

 

Ventura. – In maniera evidentemente opposta se la sua posizione era affiancata ad Aloia e non ad altri.

 

 

G.I. – Le maniere opposte possono essere tante. Io vorrei sapere qual’era la maniera opposta di Giannettini.

 

 

Ventura. – Politicamente significava che nei termini in cui gli era consentito, lavorava perché il Paese entrasse in un quadro internazionale e quindi in un quadro militare diverso da quello che è. Prevedevano l’accordo di Roma del ’56, l’organizzazione del nodo atlantico, ecc. Cioè lo sganciamento dell’ex sterilizzazione difensiva e politica, che erano della seconda guerra mondiale. Signficava poi lavorare per una Europa diversa da quella.

 

 

G.I. – Cioè, che ruolo avrebbe dovuto avere l’Italia militare secondo Giannettini?

 

 

Ventura. – Io direi che in un’altra Europa il Patto Atlantico è compatibile. C’è addirittura la direzione dell’organizzazione del Patto e Noto Atlantico, che dice che il sistema difensivo globale è da rivedere. E’ quindi già da ritenere che l’Italia nel ’68 dovesse rettificare la propria posizione rispetto alla NATO. Se non sia assolutamente legittimo e non sia sintomatico di una produzione reazionaria reversiva. Ed è quello che stiamo leggendo oggi sui giornali: attualmente la visita del presidente rumeno in Italia. E’ questo il discorso.

 

 

G.I. – Non è che va a finire che Guido Giannettini era il famoso personaggio amico del rumeno?

 

 

Ventura. – Non va a finire niente. Stiamo parlando di Giannettini, e quindi io le dico le mie opinioni su Giannettini. Il mio riferimento è fatto che certe posizioni politiche non devono essere valutate in termini aprioristici. Insomma quello che voleva Ceausescu è quello che in forma diversa, con una sensibilità, una tendenza, una matrice e un’origine diversa, è quello che voleva De Gaulle.

 

 

G.I. – Era quello che voleva Giannettini!

 

 

Ventura. – Direi di sì.

 

 

P.M. – Quindi, la fine degli aiuti americani, del presidente americano in Europa….

 

 

G.I. – E in che modo le forniva queste informazioni, per iscritto, regolarmente? Le faceva delle relazioni?

 

 

Ventura. – C’era uno scambio di informazioni. Ma era soprattutto un discorso politico.

 

 

G.I. – Non riesco ancora a inquadrare le informazioni che lei poteva dare a Giannettini in questo quadro generale. Non era un contratto con prestazioni reciproche. Una specie di violazione da parte di Giannettini, senza nessuna controprestazione da parte sua. E’ Giannettini che trovandosi in una determinata posizione e inserito in determinati organismi e vicino a determinate persone, di cui godeva evidentemente la fiducia, è in condizioni di fornire a lei una serie di informazioni. Ma la controprestazione da parte sua quale era, posto che è stato proprio Giannettini a cercare lei e non lei a cercare Giannettini?

 

 

Ventura. – Sì. Ma non deve caratterizzare in maniera….

 

 

G.I. – Faccio queste considerazioni che sono assolutamente ovvie. Quello che sta dicendo finore: un rapporto con Giannettini di scambio continuo di informazioni… Ma alla fine dei conti sono sempre informazioni che Giannettini dà a lei in cambio di nessuna controprestazione. E siccome lei ha premesso che è stato Giannettini a cercare lei e non lei a cercare Giannettini, io dico: ma per quale ragione Giannettini doveva venirsi a sfogare con Giovanni Ventura?

 

 

Ventura. – Evidentemente aveva un occhio lungo. Per cui ad un certo momento…..

 

 

G.I. – A un certo momento, che cosa si riprometteva? Allora! Che cosa si riprometteva Giannettini con questo occhio lungo? Che cosa voleva da lei?

 

 

Ventura. – Tutta una serie di informazioni che gli venivano richieste dall’ambiente in cui lui operava. E che nonostante fosse….

 

 

G.I. – E lei che indicazioni poteva dare, Ventura?

 

 

Ventura. – Un discreto conoscitore dell’ambiente della destra…..Lui non era in condizioni di….

 

 

G.I. – E lei poteva dare una mano a Giannettini, essendo maggiore conoscitore della destra di Giannettini?

 

 

Ventura. – No maggiore conoscitore.

 

 

G.I. – Insomma. Io una mano la posso dare a uno che ne sa meno di me. Quindi, a questo punto qua Giannettini si rivolgeva a lei, perché riteneva che lei conoscesse meglio di lui gli ambienti della destra? Lo precisi meglio! Quegli ambienti che serviva, serviva Giannettini, cioè lo Stato Maggiore della Difesa e il SID, dicono: Guarda che a noi ci servono informazioni dettagliate sulla destra…. E Giannettini si rivolge a lei!

 

 

Ventura. – Si rivolge a me come a tante altre persone. E non di sapere che sorse l’Istituto Pollio, per dare un esempio di tipo di notizie che non mi chiedeva. Però c’era una serie di situazioni periferiche meno note, che non le conosceva il SID e Giannettini, e che riguardavano personaggi a questo livello. Riguardavano altri personaggi.

 

 

G.I. – Quali? In particolare a lei su quali personaggi chiese notizie Giannettini?

 

 

Ventura. – Questo è un problema che si pose alla fine del ’68. Anche più in là.

 

 

G.I. – Questa era la previsione dell’occhio lungo. Quindi alla fine del ’68 finalmente comincia a chiedere informazioni precise… Quali?

 

 

Ventura. – In grosso modo, sono nei miei verbali.

 

 

G.I. – Come…in grosso modo?

 

 

Difesa – Tutte le informazioni che lei le chiese prima. Questo credo che vuole dire.

 

 

G.I. – Allora il discorso ritorna a quel che io dicevo prima: Giannettini è l’uomo famoso dei rapporti segreti!

 

 

Ventura. – Non ci sono rapporti segreti.

 

 

G.I. – Di quelli che furono trovati nella sua cassetta di sicurezza. Perche, se lei fornisce a Giannettini le stesse notizie che lei forniva al rumeno, o faccia il triplice, duplice gioco (lei forniva informazioni a tutti) o le persone si identificano. Di qua non si scappa!

 

 

Ventura. – Quale duplice gioco, scusi?

 

 

P.M. – A un certo punto questo rumeno perché non lo toglie di mezzo? Esce dalla paura e non se ne parla più.

 

 

G.I. – Il rumeno non esiste?

 

 

Ventura. – Esiste.

 

 

G.I. – Il giornalista di cui diceva lei, redattore mi pare, era Guido Giannettini? E’ una domanda precisa, a cui lei deve dare una risposta altrettanto precisa.

 

 

Ventura. – Lei sa che su questa materia io non intendevo rispondere.

 

 

G.I. – Lei deve dire solamente sì, o no! D’altra parte lei non poteva supporre che non facessi una indagine in questo senso.

 

 

Ventura. – Qualsiasi indagine che possa fare, non troverà niente su questo problema.

 

 

G.I. – Io aspetto ancora la sua risposta! E’ sì, o no? Lo stesso suo lungo silenzio, mi dice che certamente non è no. Altrimenti avrebbe detto subito un bel “no!” categorico. Quindi, abbiamo esaurito che la persona che le presentò il rumeno, era Guido Giannettini….

 

 

Ventura. – Questo l’ha esaurito lei, non io.

 

 

G.I. – Allora, mi dica: Signor giudice, non era Giannettini. Io sto ancora aspettando la sua risposta! Era, o non era? Sì, o no?.........Quindi era Giannettini l’uomo con cui era in contatto, che le presentò il Rumeno e di cui si è parlato negli altri verbali.

 

 

Difesa – Dato che ha fatto cenno di assenso con il capo….

 

 

P.M. – Ha mai avuto rapporti organici diretti con qualche servizio?

 

 

Ventura. – Io? No. La mia funzione è stata quella che ho detto.

 

 

G.I. – Quindi, allora, da tutto questo dobbiamo desumere che certi ambienti determinati del SID erano perfettamente a conoscenza degli autori di determinati attentati… Ad Aloia qualcuno l’avrà riferito?

 

 

Ventura. – No. Aloia non c’entra.

 

 

G.I. – A chi riferiva direttamente, all’ammiraglio Henke?

 

 

Ventura. – Questo deve chiederlo a Giannettini.

 

 

G.I. – Ma Giannettini non l’abbiamo trovato.

 

 

Ventura. – Questo mi ha terribilmente sconcertato e indotto a ….

 

 

G.I. – Questa reticenza?

 

 

Ventura. – No. A non essere più reticente. Giannettini se ne è andato….e quindi….

 

 

G.I. – Gli hanno detto, vattene! Bisogna vedere perché gli hanno detto vattene!

 

 

Ventura. – E’ semplicissimo….

 

 

G.I. – Sentiamo la sua spiegazione.

 

 

Ventura. – Perché sapevano che un giorno sarei arrivato a questa determinazione, probabilmente. E probabilmente sapevano perché. Normalissimo! Ci sono rapporti di questo tipo….se togliamo il collegamento in modo che…

 

 

G.I. – E l’agenzia Oltre Mare, che era? Una copertura di questa attività che svolgeva Giannettini? Visto che lui lavorava solo presso quella agenzia….

 

 

P.M. – Il Terzo Mondo.

 

 

Ventura. – Diciamo che era un’attività professionale, in cui convergevano e venivano riconosciuti gli interessi professionali di Giannettini. Per quel che ne so io, è un’attività professionale. Anche se, evidentemente, un’agenzia di stampa come Oltre Mare, deve avere qualche padrone. Perché altrimenti….

 

 

G.I. - ….non si regge.

 

 

Ventura. – I problemi del Terzo Mondo non è che abbiano….

 

 

P.M. – …..una diffusione commerciale.

 

 

G.I. – Invece pare che abbia prolificato perché abbia fatto anche….

 

 

P.M. ….le scelte moltiplicate. La rivista “Gli Stati”.

 

 

Ventura. – Da quando?

 

 

P.M. – Da un paio di mesi.

 

 

Ventura. – Io non lo sapevo questo.

 

 

P.M. – E ha un rapporto abbastanza vicino con il settimanale “Lo Specchio”.

 

 

G.I. – Fatto sta, che lei dice che Giannettini operava in questo determinato settore e le voci invece sono che operava in settore diverso.

 

 

Ventura. – In quale?

 

 

G.I. – Della destra. A meno che non si voglia ritenere di destra “Lo Specchio”.

 

 

Ventura. – Che Giannettini fosse un uomo di destra, credo che sia incontestabile.

 

 

G.I. – Com’è che un uomo di destra entra in rapporti con il rumeno? Un uomo di destra che avvicina lei, che ritiene uomo di sinistra.

 

 

Ventura. – Nel caso di Giannettini è assolutamente pacifico questo. Se si tiene presente la linea di sviluppo di una cellula costruttiva europea, è assolutamente pacifico. E il contatto sul servizio su questo si basa. Non sulle successive contingenti evoluzioni.

 

 

P.M. – Quanto meno fino agli attentati dell’agosto, Giannettini fu portato a conoscenza.

 

 

G.I. – Questo l’ha già detto. Che mise al corrente Giannettini….

 

 

Ventura. – Non nei termini in cui possiamo parlarne tre anni dopo.

 

 

G.I. – In termini molto più dettagliati e precisi.

 

 

Ventura. – Per certe indagini, molto più dettagliati e precisi. Ma per certi versi molto più oscuri. Perché certi elementi si sono conosciuti dopo. Comunque, i collegamenti di Freda, le ipotesi svolte in quella riunione, la posizione di Delle Chiaie, e lo stesso discorso successivo degli attentati sui treni, dalla fine agosto, primi settembre, questi sono. Nelle quali venivano notizie che costantemente, per quanto ne so io, venivano orecchiate da parte di quell’organismo con molta diffidenza.

 

 

G.I. – Ma lei sugli attentati fornì notizie ben precise.

 

 

Ventura. – Fornii notizie precise, ma c’era anche il problema di non coinvolgermi. Quindi queste notizie venivano date con certo dosaggio preciso. E i dosaggi precisi non consentivano di stringere.

 

 

G.I. – Quindi, il rapporto tra lei e Giannettini si inquadra nello scambio di informazioni, che lei fornisce informazioni sul gruppo Freda e lui dà queste notizie di carattere internazionale, che poi sono racchiuse in quelle veline.

 

 

P.M. – E le veline le faceva Giannettini? Lei le riceveva da Giannettini?

 

 

Ventura. – Giannettini le coordinava probabilmente, e insieme ad altri, per conto…non a titolo personale.

 

 

P.M. – Per conto di chi?

 

 

Ventura. – Io sono certo che copia di questi rapporti è pervenuta a quell’organismo che ho detto.

 

 

G.I. – Al SID?

 

 

Ventura. – Certamente.

 

 

G.I. – E il SID non ha risposto…

 

 

Ventura. – Quando mi diceva: “Gli esponenti sanno e non vogliono dire”. Io credo intendeva dire proprio questo.

 

 

G.I. – E quelle veline là Giannettini le forniva anche al SID? Questo lei lo sa per certo?

 

 

Ventura. – Per certissimo. Diciamo che tutta questa attività fu obiettivamente sottovalutata.

 

 

G.I. – Fosse stata sottovalutata nel momento in cui gli venivano portate, diciamo a maggio, quando fu portata quella velina sui gruppi di pressione economici.

 

 

Ventura. – Queste schede erano degli aggiornamenti, diciamo, informativi. Che Giannettini collegato ad altri ambienti, non aveva niente a che fare con ambienti gollisti francesi di destra e di sinistra.

 

 

G.I. – E lei non sa con chi avesse rapporti in Francia Giannettini?

 

 

Ventura. – Questo bisogna chiederlo a Giannettini.

 

 

G.I. – Aveva anche rapporti con Dominique De Roux?

 

 

Ventura. – Certamente. Aveva anche rapporti con Dominique De Roux. Giannettini ha scritto una lettera al ministro De Roux, per presentare a Lorenzon che doveva avere una certa autorizzazione.

 

 

P.M. – Il ministro Dominique De Roux è di destra?

 

 

Ventura. – Io credo che questi paraocchi, a questo livello, non debbano essere la chiave…Il Ministro De Roux non è di destra.

 

 

G.I. – Fossero questi gli ambienti in cui aveva contatti Giannettini, cioè il ministro Dominique De Roux? Che la sinistra gollista fosse rappresentata dal ministro De Roux?

 

 

Ventura. – No.

 

 

G.I. – E a chi intendeva riferirsi?

 

 

Ventura. – Ad altre persone.

 

 

G.I. – Lei ha continuato a incontrare Giannettini anche dopo che aveva lasciato il gruppo Freda? In quei famosi giorni del dicembre lei ha incontrato Giannettini, o no? Lei è stato a Roma più volte.

 

 

Ventura. – Fine dicembre.

 

 

G.I. – I primi di dicembre, dal 5 all’8, e poi il 10.

 

 

Ventura. – Prima del 12? E’ probabile. Ma sono certo, certissimo, che l’ho incontrato dopo.

 

 

G.I. – Dopo la denuncia?

 

 

Ventura. – Dopo la denuncia e immediatamente dopo gli attentati.

 

 

G.I. – Giannettini cosa le disse in relazione agli attentati?

 

 

Ventura. – Le ipotesi che io facevo, mi pare che fossero condivise.

 

 

G.I. – In relazione a quell’indicazione che si trova nel processo Valpreda, a firma di Lemke, non le disse niente?

 

 

Ventura. – No. Io seppi quasi subito, quasi subito significa la fine di dicembre, come si svilupparono i risultati delle indagini immediate. Cioè le manovre così brutali di potere, quando a tavolino si decise a freddo chi doveva essere.

 

 

Difesa – C’erano i dettagli che opposero.

 

 

G.I. – Che cose le disse Giannettini?

 

 

Ventura. – C’è scritto nel libro pubblicato….Nella riunione al Ministero dell’Interno, il giorno successivo agli attentati, fu deciso quale settore politico doveva essere responsabilizzato del fatto. E vi fu quella sera un contrasto acuto tra Vicari e Restivo (Vicari, capo della polizia, socialista, Restivo, Ministro dell’Interno, democristiano; nota d.c.).

 

 

G.I. – L’ha saputo perché…?

 

 

Ventura. – Perché c’era una tendenza opposta.

 

 

G.I. – Cioè, Vicari non voleva venissero attribuiti…?

 

 

Ventura. – Vicari aveva una sua opinione che riguardava un certo ambiente della destra, e Restivo aveva invece una diversa opinione politica, che con interpretazioni analitiche e obiettivi di fatto non aveva niente a che fare, e che invece voleva dovessero essere colpiti i cosiddetti progetto-asse degli opposti estremismi.

 

 

G.I. – Così non si colpivano gli opposti estremismi. Si colpiva un solo estremismo, quello di sinistra.

 

 

Ventura. – Bisogna vedere se il 22 Marzo fosse…che tipo di aggregato…

 

 

G.I. – La presenza di Merlino bastava per colpire gli opposti estremismi?

 

 

Ventura. – Se c’era un automatismo…

 

 

G.I. – Stefano Delle Chiaie è rimasto come testimone, anche se reticente, con Balsamo nella vicenda.

 

 

Ventura. – Non credo che si possa pensare obiettivamente che il rapporto del Delle Chiaie-Merlino sia stinto e neutro rispetto ai fatti. E che quindi la presenza, l’ombra di Delle Chiaie non si materializzi nel Merlino. In ogni caso, il problema era dell’impronta cinica che si dette alla valutazione del fatto a 24 ore di distanza. Questo è il mio discorso. Un giochetto di potere, a caldo, sul sangue.

 

 

G.I. – Comunque, lei non dovette sentirsi estremamente scandalizzato di questo fatto. Poi vicino alla verità ci andavano.

 

 

Ventura. – Lei sa la verità.

 

 

G.I. – Quella che si poteva pensare che fosse vera. In quel momento là con Stefano Delle Chiaie e Mario Merlino…Stefano Delle Chiaie aveva partecipato alla riunione. Lei in quel momento là non poteva assolutamente dire che fosse un obiettivo sbagliato.

 

 

Ventura. – La seconda linea sappiamo cos’era: la strumentalizzazione più grossolana, di prospettive ingenue di sinistra. Non era altro! Dell’utilizzare e nel dare una matrice di sinistra agli attentati, al dire che erano stati i comunisti…..ce ne passa!

 

 

Difesa – Precisi meglio questo punto.

 

 

G.I. – Non è stato molto chiaro.

 

 

Difesa – Si è collegato all’altro interrogatorio. Prima linea, seconda linea.

 

 

G.I. – Sì. Ma questo era già stato pubblicato dai giornali. Del Circolo 22 Marzo, chi aveva fornito l’alibi….Si sapeva già questa storia di Mario Merlino, ma non quello che sapeva Ventura. E cioè che questi attentati potevano essere l’emanazione, perlomeno una fondata supposizione…

 

 

Ventura. – No, no! L’interpretazione parte dal Ministero dell’Interno, cioè dal Ministro degli Interni, e riguardava la responsabilit della sinistra. Non di una sinistra strumentalizzata. Questa non è una prospettiva neanche intellegibile, direi, da parte di Restivo. Come da parte della stragrande maggioranza degli inquirenti. Il tipo di collocazione messo in atto, era nuovo come meccanica politica. Per Restivo si trattava di colpire la sinistra, e basta. La sinistra. Non quel tipo di mascheramento, di strumentalizzazione che era solito.

 

 

G.I. – Quindi, volendo colpire la sinistra, colpiamo il 22 Marzo.

 

 

Ventura. – Ma no! Non colpiamo il 22 Marzo. L’orientamento delle indagini…E’ di 24 ore dopo la riunione.

 

 

Difesa – Io vorrei che proseguisse quel ragionamento che aveva fatto. Che poi ha saltato con quella frase “ce ne passa”. Non si può esprimere un concetto….

 

 

Ventura. – Il problema è, che abbiamo detto che c’era un atteggiamento da parte del Ministro degli Interni e degli ambienti politici che rappresentava, cioè il partito moderato, di dare una interpretazione politica degli attentati alla sinistra, globalmente. Senza andare a vedere se erano gli anarchici, i comunisti, gli extraparlamentari. Alla sinistra, globalmente, come responsabilità politica.

Dicevo, dal dire questo, al dire che questa sinistra doveva essere la sinistra strumentalizzata del 22 Marzo, ce ne passa. Perché la sinistra del 22 Marzo è stata probabilmente un episodio di seconda linea. Questo dicevo.

 

 

Difesa – Però il suo ragionamento è venuto dopo la domanda del giudice, che diceva che lei non avrebbe dovuto meravigliarsi dal momento che, ecc.

 

 

G.I. – Alla fine di dicembre…

 

 

Ventura. – Ma io sto parlando di una notizia avuta nell’immediatezza degli attentati. Ho detto che l’ho visto dopo gli attentati, prima della riunione. Su una riunione avvenuta al Ministero dell’Interno, e sul tema di questa riunione.

 

 

G.I. – Che sarebbe ancora prima della fine di dicembre.

 

 

Ventura. – Dicevamo che l’ho visto due volte…

 

 

G.I. – 14-15 dicembre?

 

 

Ventura. – No.

 

 

P.M. – Intorno al 16-17?

 

 

Ventura. – Ecco. E poi alla fine dell’anno, mi pare.

 

 

G.I. – in questo primo incontro disse: C’è stata questa riunione al Ministero dell’Interno. Restivo aveva fatto presente questa necessità politica, di far ricadere la responsabilità di questi attentati sulla sinistra…

 

 

Ventura. – Mascherata dalle interpretazioni.

 

 

G.I. – Lei rimane scandalizzato, perché sul sangue delle vittime si potessero fare dei ragionamenti politici.

 

 

Ventura. – No. Che a freddo soltanto si potesse decidere.

 

 

G.I. – Successivamente lei rivede Giannettini verso la fine di dicembre (si parla sempre del 1969, nota d.c.), dopo che lei aveva già subìto una perquisizione…

 

 

Ventura. – Già!

 

 

G.I. – Ma probabilmente i famosi rapporti erano nella scrivania e non furono guardati.

 

 

Ventura. – Sono stati soltanto nella mia abitazione di Castelfranco.

 

 

G.I. – Cercavano anche gli esplosivi, mi pare.

 

 

Ventura. – Hanno trovato un foglietto di Freda a Castelfranco.

 

 

G.I. - E questo foglietto sarebbe stato quando lei fu a Padova l’ultima volta. E si apprese dai giornali che lei era a Padova. Quindi due mesi prima dell’ultimo interrogatorio.

 

 

Ventura. – Nel febbraio.

 

 

G.I. – Come mai non ne ha parlato prima di questo?

 

 

P.M. – Tecnica!

 

 

G.I. – E’ il G.I. che decide il momento in cui deve contestare.

 

 

Ventura. – Comunque, a parte, è abbastanza strano. Perché lei avrebbe già disposto una perquisizione nello studio di Freda. E’ molto strano che nello studio di Freda c’è un fascicolo intestato a me. Che Stiz, credo, abbia fatto due perquisizioni.

 

 

P.M. – Non è mai andato lui.

 

 

G.I. – Quindi, questo secondo incontro (con Giannettini, nota d.c.), riprendendo il discorso, che è avvenuto dopo che lei era stato sentito, dopo che aveva subìto la perquisizione nell’abitazione ed era stato sentito in questura…

 

 

Ventura. – In questura.

 

 

G.I. - ……dopo che fu scambiato, secondo quello che dice Lorenzon, per un agente della CIA. Lorenzon ricorda male il servizio…

 

 

Ventura. – Non è che Lorenzon ricorda male il servizio…

 

 

G.I. – E’ intervenuto il servizio segreto: Guardate che Ventura è persona nostra. Non c’entra. Non gli date fastidio.

 

 

P.M. – Non è improbabile.

 

 

Ventura. – Io credo che Giannettini sia rimasto molto scosso di questo.

 

 

G.I. – Del fatto che si fosse arrivati alla perquisizione.

 

 

Ventura. – Scosso per il fatto che gli accennavo. A un certo momento mi si è chiesto o sospettasi, che potessero provenire da Giannettini o da altri.

 

 

G.I. – Penso anche che debba essere stato incastrato da Giannettini.

 

 

Ventura. – Sì. Perché non c’è una interpretazione diversa da fare. Perché nell’interrogatorio mi vennero contestati elementi che Freda non conosceva. Quindi non poteva essere stato Freda.

 

 

G.I. – Ma Freda non sospettava di lei. Non aveva interesse in quel momento a mettere la polizia sulle tracce di Giovanni Ventura.

 

 

Ventura. – Ma io di fronte a un interrogatorio di quel tipo mi sono chiesto….

 

 

G.I. – Lorenzon in questura è stato scambiato per un agente della CIA.

 

 

Ventura. – Io non so come sia nata questa storia dell’agente della CIA.

 

 

G.I. – Mi dica un’altra cosa, Giannettini era scandalizzato da questa operazione voluta da Restivo, o era convinto dell’opportunità politica?

 

 

Ventura. – Giannettini non si scandalizza di niente. Perché non si convince di niente. E’ un individuo che guarda….

 

 

G.I. - …..a freddo anche lui?

 

 

Ventura. – Non a freddo. E’ un individuo che analizza un fatto e basta.

 

 

G.I. – Non le disse da quale fonte aveva attinto questa informazione così precisa?

 

 

Ventura. – Questo tipo di ritardo non è che: Chi te l’ha detto? Come si chiama? Sei stato a cena con lui? Non si chiedono queste cose! Perché se si chiedono queste cose, salta il rapporto. Basta. Non se ne fa più niente.

 

 

P.M. – Questo è vero.

 

 

G.I. – Nessuno è in condizioni meglio di lei… Allora, in questo secondo colloquio avvenuto dopo, che cosa si disse? (tenutosi probabilmente tra fine dicembre-inizi gennaio ‘70, nota d.c.)

 

 

Ventura. – Vi fu un notevole disagio. E anche di questo era stizzito. Perché gli ho dovuto dire cosa mi hanno detto in questura. Escluso potesse essere Freda….Gli ho detto che ho avuto la sensazione che potessero essere stati anche loro. Perché se non è lui che passava queste notizie, bastava che comunicasse un tantino in più invece che un tantino in meno, e io ero salvo.

 

 

G.I. – Cioè la sua preoccupazione era quella che Giannettini nel portare le notizie al SID sul gruppo Freda, si fosse sbilanciato troppo. Avesse detto qualcosa in più sul suo conto, e che il SID avesse passato notizie alla questura e fossero venuti a perquisire la sua abitazione. (Questi discorsi si collegano alla denuncia di Lorenzon alla magistratura, nota d.c.)

 

 

Ventura. – Questa era la mia ipotesi.

 

 

G.I. – L’ipotesi però faceva a pugni con l’altra.

 

 

Ventura. – Quale altra?

 

 

G.I. – Che Restivo voleva invece che gli attentati fossero attribuiti alla sinistra.

 

 

Ventura. – La perquisizione fatta a casa mia è un fatto che devo spiegarmi. Può fare a pugni quanto vuole.

 

 

G.I. – Il fatto che lei dice a Lorenzon che poteva essere stata una sola persona…

 

 

Ventura. – No. Due persone.

 

 

G.I. – Una era Freda e l’altra era Giannettini.

 

 

Ventura. – Una era Giannettini e l’altra era un altro amico. Perché Freda l’avevo escluso immediatamente. Perché c’erano dati che Freda non conosceva.

 

 

G.I. – O Giannettini o il rumeno potevano aver fatto questo scherzo.

 

 

P.M. – Il rumeno esiste?

 

 

Ventura. – L’italiano esiste.

 

 

P.M. – Ma è un po’ diverso.

 

 

Ventura. – Cosa è un po’ diverso? Vedrà che quando si arriverà a parlare della utilizzazione che io ho fatto di questi rapporti, sarà meno incredibile quello che ho detto.

 

 

G.I. – Quindi, procedendo con ordine, lei incontra Giannettini verso la fine di dicembre del ’69 e le dice della perquisizione. E Giannettini?

 

 

Ventura. – C’è il particolare del Nixon.

 

 

G.I. – Glielo aveva riferito lui?

 

 

Ventura. – Sì. Il particolare del Nixon che si emergeva e lo metteva nei pasticci. Perché era una notizia che non era apparsa in nessuna forma.

 

 

G.I. – Le consigliò come comportarsi?

 

 

Ventura. – Sì. Ma il modo in cui dovevo comportarmi, era già scontato da settembre. Furono ribadite quelle precauzioni e basta.

 

 

G.I. – Non pretese la restituzione di quei rapporti? Che a un certo punto qualcuno si ricordasse che lei non disponeva solo dell’abitazione, ma anche dello studio bibliografico? Non le disse: “Restituiscimi i rapporti. Falli sparire. Distruggili”?

 

 

Ventura. – Questo mi era già stato detto prima. Probabilmente non c’era più il problema dei rapporti allora.

 

 

G.I. – Era già stato affrontato prima?

 

 

Ventura. – Sì. Fu solo così per un …non so…

 

 

G.I. – Lei questi rapporti non li ha mai utilizzati, dandoli ad altri?

 

 

Ventura. – Sì. Li ho dati ad altri.

 

 

G.I. – A chi? In visione o gliene ha dato una copia?

 

 

Ventura. – In due casi sono stati fotocopiati e dati ad alcune sedi. In altri casi sono stati mostrati. Sono i casi che ho già detto.

 

 

G.I. – Ma vorrei che lei mi ricordasse i casi, due, in cui sono stati fotocopiati. Quali sono i casi in cui furono fotocopiati e da chi furono fotocopiati?

 

 

Ventura. – Da me.

 

 

G.I. – Lei fece le fotocopie….

Per chi? Può darsi che consegna materiale insieme alle fotocopie, le pagavate. E questa volta qua, la spesa delle fotocopie è ricaduta su di lei.

 

 

Ventura. – Fosse ricaduta solo la spesa delle fotocopie. Ah Ah!.

 

 

G.I. – A chi ha dato le fotocopie? Quali rapporti furono fotocopiati da lei e a chi furono consegnati? E quando ciò avvenne?

 

 

Ventura. – Il primo episodio è dell’estate del ’69. E riguarda il Sartori.

 

 

G.I. – Quali rapporti dette al Sartori?

 

 

Ventura. – In maggio, mi pare. Aprile-,aggio ’69. Non tutti. Credo, quasi tutti quelli che sono stati sequestrati. Non quelli successivi, che non c’erano ancora.

 

 

G.I. – Quali rapporti però? Lei parla di due rapporti fotocopiati….Quali erano i due rapporti fotocopiati? Io non ho capito bene, se ha fotocopiato tutta la serie dei rapporti che aveva in quel momento e li consegnò, o ne fotocopiò uno alla volta e lo consegnò, uno un’altra volta e lo consegnò.

 

 

Ventura. – Copiai la serie dei numeri (non dei numeri doppi) che in grosso modo mi sono stati sequestrati. Fino all’estate ’69.

 

 

G.I. – Quindi, questo è prima del maggio del ’69.

 

 

Ventura. – No. Io li mostrai a Napoli. Quindi….Probabilmente bisognerebbe sapere quando Lorenzon fu a Roma. Probabilmente a Roma c’è stato una sola volta, nel ’69.

 

 

P.M. – Nel luglio. Quando lei lo incontrò alla stazione. Che andava a Napoli.

 

 

Ventura. – Infatti. Quel Guido dell’agenda allora è proprio Lorenzon. E non è né un Guido grosso,esile, biondo….Quindi la consegna avvenne in quell’epoca.

 

 

G.I. – Quindi, lei consegnò tutti i rapporti, i precedenti, a luglio a Sartori, a Napoli, in fotocopia. Perché glieli consegnò.

 

 

Ventura. – No. A Napoli glieli mostrai. Prima non conoscevo Sartori. Mi fu presentato. Questa presentazione avvenne proprio sulla base di questa iscrizione materiale. Il discorso riguardava l’azienda e sull’operazione che va rivista e corretta. Quindi questi rapporti si intensificarono. E nell’estate, successivamente, gli consegnai le fotocopie, che poi finirono ad altri.

 

 

G.I. – Perché glieli consegnò nell’estate del ’69? Perché proprio a Sartori?

 

 

Ventura. – Perché a Sartori chiarivo la mia posizione politica. Che tipo di rapporti avevo. Di che cosa mi occupavo. Quali erano i miei interessi. Gli ambienti con cui ero in contatto. Gli dissi l’attività che stavo svolgendo.

 

 

G.I. – Per questo, era sufficiente mostrare i rapporti. Perché gli dette le fotocopie?

 

 

Ventura. – Perché Sartori me le chiese. Sartori era un uomo di cui all’epoca non avevo nessun motivo di dubitare. E una persona assolutamente….

 

 

G.I. – Assolutamente, come?

 

 

Ventura. – Corretta dal punto di vista politico, pur militando in un organismo extraparlamentare. Un uomo che ha avuto una esperienza di lotta prima e dopo la liberazione. E durante la liberazione. Un uomo esemplare, mi pare.

 

 

G.I. – Sartori ha tenuto lui queste fotocopie o gliele chiese per darle a…?

 

 

Ventura. – Sartori me le chiese, per consegnarle all’ambasciata albanese. E le consegnò all’ambasciata albanese. Questa circostanza la confermò anche a Quaranta.

 

 

G.I. – La seconda occasione?

 

 

Ventura. – La seconda occasione è successiva. Riguarda un…

 

 

Difesa – Prima degli attentati?

 

 

Ventura. – Credo che sia nel ’70. Riguarda una visita di mio fratello e di Franzin alla Delegazione Commerciale Cinese. E in quella occasione insieme a una serie di pubblicazioni furono dati anche i rapporti.

 

 

G.I. – Col suo consenso?

 

 

Ventura. – Mi pare ovvio.

 

 

G.I. – Che cosa vi ripromettevate di ottenere, consegnando questi rapporti?

 

 

Ventura. – Quel rapporto con la Commissione Albanese era di Sartori. Ed era un vecchio rapporto.

 

 

G.I. – Va bene! A questa Delegazione Commerciale consegnaste questi rapporti…Perché? Come veniste in contatto con la Delegazione Commerciale (cinese)?

 

 

Ventura. – Quaranta (professore di Padova, nota d.c.) era informatissimo sulla mia posizione. Tutto ciò che le sto dicendo, Quaranta lo sapeva.

 

 

G.I. – Cioè, anche dei suoi rapporti con Giannettini sapeva Quaranta?

 

 

Ventura. – Certamente!

 

 

G.I. – Fu Quaranta a mettervi in contatto?

 

 

Ventura. – Non sono mica matto. Mi guardavo bene nel ’70. Non li ho mai presi questi contatti. Si figuri se io prendevo nel ’70 dopo essere stato denunciato…Quaranta non aveva bisogno di prendere contatti. Perché essendo stato in Cina era conosciuto. Poi non c’era niente da spiegare. Perché in quell’occasione andammo a illustrare la serie di documenti politici, sulla Scuola, sulla situazione politica italiana, a portare delle pubblicazioni e quindi anche a consegnare questi.

 

 

Difesa – Quindi erano tre strade praticamente: Giannettini verso la Romania, Sartori verso l’Albandia….

 

 

G.I. – E lui verso l’Oriente.

 

 

Ventura. – A questo punto, visto che bisogna completare questo quadro, quando io fui scarcerato, l’altr’anno…

 

 

Difesa – Nel ’71.

 

 

Ventura. - …e quindi questi rapporti non erano stati ancora sequestrati, perché lo furono dopo il mio secondo arresto (nel febbraio dello scorso anno) e d’altro canto rendendomi conto che nonostante l’interpretazione che…….dava della mia posizione e quindi rendendomi conto di dovere prima o poi dare spiegazione di questa situazione, di questi fatti, e che dicendoli nei termini in cui li sto dicendo adesso, credevo già allora potesse essere e rappresentare una serie di incertezze e di perplessità, o di ironie, o di alterazioni….Quel che viene scritto in fondo è una serie di valutazioni che può anche passare per la testa del G.I.

 

 

G.I. – E allora?

 

 

Ventura. – Quindi, c’era il bisogno di stabilire un rapporto politico che consentisse a questa posizione di aprirsi con un certo avallo. E fu proprio per dare spazio a questa esigenza, che cercai un rapporto con ambienti comunisti che mi sembravano i più attenti, i più sensibili a questo tipo di prospettive. Rapporto che fu prima avviato con un senatore veneziano….

 

 

G.I. – Chi era questo senatore?

 

 

Ventura. – Gian Quinto……e che doveva portare poi a una serie di incontri con Terracini. Che poi non ci sono stati perché si arrivò a novembre. Cioè ci furono degli appuntamenti. Un appuntamento saltò e dopo non fu più ripreso, perché furono scoperte queste armi a Castelfranco, e la situazione precipitò. E in quella sede io probabilmente avrei sviluppato tutti questi elementi con minori debolezze, perplessità e incertezze, di quanto non sia stata capace di fare in questa sede. Tutto il chiarimento…si gioca sulla mia pelle, e basta. In fondo può anche succedere.

 

 

G.I. – A questi comunisti lei aveva intenzione di rivelare i suoi rapporti con Giannettini?

 

 

Ventura. – Naturalmente. I miei rapporti con Giannettini sono i rapporti con un uomo con il quale il maggio del ’69 redige quel rapporto che lei conosce, e l’ha fatto pervenire ai servizi di sicurezza dello Stato. Tutti i rapporti di Giannettini sono pervenuti al SID. Di questo sono certissimo.

 

 

P.M. – Certissimo, perché gliel’ha detto Giannettini o perché ha avuto una certezza diretta?

 

 

Ventura. – Perché me lo ha detto Giannettini e perché è certo. Arrivati a questo punto, ci sono le conferme indirette, che sono venute non più tardi di due mesi fa, che mi danno la certezza matematica, assoluta, inequivocabile, che….

 

 

G.I. – I rapporti sono pervenuti al SID?

 

 

Ventura. – Sì.

 

 

G.I. – Allora, io mi domando per quale ragione Giannettini, che aveva la figura piuttosto particolare, che era in contatto con ambienti della sinistra gollista, che voleva un tipo di Europa che si staccasse dal Patto Atlantico e della Nato…

 

 

Ventura. - …..e per i Paesi dell’Est europeo, che si staccassero….

 

 

G.I. - ……di riferire queste notizie proprio al SID?

 

 

Ventura. – Legga i rapporti! Queste sono le notizie! Giannettini aveva una sua posizione personale. E aveva certi agganci con il SID: funzionali, organici. E come consulente….

 

 

G.I. – Vorrei che lei mi spiegasse, perché noi ci spiegassimo a nostra volta, per quale ragione poi il SID non ha dato questa conferma né ha orientato male, direi, le indagini o dato suggerimenti, perché le indagini venissero orientate in un determinato modo?

 

 

Ventura. – Questa è la base anche della mia reticenza, nel chiarire queste cose. Quando uno si trova nella mia situazione, non trova né conferma né appoggio. Quando uno viene nella mia situazione, si tagliano i ponti e basta! Come li taglieranno tutti. Si figuri se Quaranta…….Vada da mio fratello a farsi descrivere la Delegazione Commerciale Cinese. A questo punto avrà la prova. Ma se lei si aspetta che Quaranta dica: sì. Li ha portati Ventura….E’ andato…….E Sartori lo stesso.

 

 

G.I. – A Sartori disse che erano di Giannettini quei rapporti?

 

 

Ventura. – No. A Sartori dissi che ero inserito in un gruppo che stava perseguendo finalità eversive. Che questo gruppo lo stavo controllando. E Sartori sapeva che questo gruppo significava eminentemente Freda. Perché molto più in là non ero riuscito ad andare. Ci fu una riunione, ricordo, successiva alla denuncia, nell’estate del ’70, ad Asiago, tra Quaranta, Franzin e Sartori, in cui vi fu proprio riproposta l’esigenza di continuare a seguire l’attività di Freda….

 

 

L’INTERROGATORIO SI INTERROMPE DI COLPO E PER CIRCA 65 MINUTI IL NASTRO REGISTRA A VUOTO.

 

 

G.I. – Dunque durante il periodo in cui..?

 

 

Ventura. – Sono stato in carcere.

 

 

G.I. – Cioè da quando?

 

 

Ventura. – Da sempre.

 

 

G.I. – Quindi, dal primo momento in cui lei è stato arrestato?

 

 

Ventura. – Con una periodicità fissa, direi.

 

 

G.I. – Ogni volta che lei è stato arrestato?

 

 

Ventura. – Non la prima volta, questa seconda volta. Perché la prima volta sono stato in carcere tre mesi soltanto. E poi non erano stati sequestrati i rapporti. Ecco! Nel caso lei volesse sapere come si sono ….mantenuti questi rapporti, si rivolga a mia sorella………..Sostanzialmente si trattava di far capire all’ambiente con cui Giannettini era in contatto che doveva intervenire, per far sapere al G.I. di Milano che le chiacchiere che io raccontavo durante l’interrogatorio, non erano chiacchiere, ma avevano consistenza precisa.

 

 

G.I. – Evidentemente Giannettini non ha posto un grosso ascendente: Non ha fatto sapere assolutamente niente. Anzi sembra il contrario…

 

 

Ventura. – Con me si sono fatti vivi in un altro modo…. Comunque adesso vedremo.

 

 

G.I. – In che modo?

 

 

Ventura. – Mi hanno dato una conferma indiretta e…….talmente clamorosa, che….

 

 

G.I. – E che conferma è tanto clamorosa?

 

 

Ventura. – E’ clamorosa!

 

 

G.I. – Che cosa le hanno detto?

 

 

Ventura. – Non sono parole…Ma finchè io non avrò accertato nei dettagli….

 

 

G.I. – Lei mi deve anche aiutare a capire.

 

 

Ventura. – Hanno preso contatti contatti con una persona che mi è molto vicina. E quindi….

 

 

G.I. – L’avv. Ghidoni?

 

 

Ventura. – No.

 

 

P.M. – La moglie?

 

 

Ventura. – No.

 

 

P.M. – La sorella?

 

 

Ventura. – No.

 

 

P.M. – Il fratello?

 

 

Ventura. – No, no! Quando avrò il nome, dettagli, ecc…..Quando avrò tutti i dettagli, io lo dirò.

 

 

G.I. – Va bene!

 

 

Ventura. - Probabilmente adesso non ci capì più nessuno…dopo questo verbale, appena si avrà la notizia, Giannettini non c’è più. Quindi il rapporto…..

 

 

G.I. – E’ volato via!

 

 

Ventura. – L’hanno involato.

 

 

G.I. – Devono avere i canali di informazione, per sapere che piano piano stavamo arrivando su Giannettini. L’hanno impacchettato e portato via……dove?

 

 

Ventura. – Per me è stata una sorpresa.

 

 

G.I. – Si dice che è a Parigi.

 

 

Ventura. – Chi l’ha detto?

 

 

G.I. – Nell’ambiente di Oltre Mare si dice che è a Parigi forse per una vacanza.

 

 

Ventura. – Può darsi.

 

 

P.M. – Il contatto con sua sorella è stato a Roma o a Padova?

 

 

Ventura. – A Roma e a metà strada.

 

 

P.M. – Ma Guido non amava venire a Padova.

 

 

Ventura. – Nel Veneto…..in Alta Italia alcune volte. Lui era a Roma….Secondo me, non c’era bisogno….Ci sono stati solo rarissimi incontri a metà strada…poche volte. Quattro o cinque volte.

 

 

Difesa – Nel precedente interrogatorio, quando ha fatto il nome di Guido Paglia….

 

 

G.I. – Qualè?

 

 

Difesa – Nell’interrogatorio della volta scorsa, a un certo punto si è chiesto quell’elenco in cui era riportato questo nome. E aveva chiesto a me questo elenco di Avanguardia Nazionale, dei componenti, ecc. Perché non si ricordava….

 

 

Ventura. – L’avevo chiesto a loro.

 

 

P.M. – Nel ’69 non c’era ancora Avanguardia Nazionale. E’ stata istituita nel ’70. C’era, ma non era ufficiale.

 

 

G.I. – Che dice lei, che si presenterà un giorno Giannettini?

 

 

Ventura. – Dipende dal trattamento che io avrò, probabilmente. E’ assolutamente logico. E dipende soprattutto dal tipo di pressione e di controllo che eserciteranno da via XX Settembre. Comunque, finchè non si chiarisce la situazione, credo che Giannettini stia bene a stare dov’è. Perché è un uomo assolutamente estraneo.

 

 

Difesa – Se ritiene di dover spiegare, come ad un certo punto si è ricordato del nome di Guido Paglia.

 

 

Ventura. – L’ho ricordato, leggendo quell’elenco di nomi che mi ha fatto vedere attraverso quelle persone.

 

 

P.M. – Tutto qui?

 

 

Ventura. – C’è solo da aggiungere che io ho avuto anche conferma da Giannettini, che il nome del Paglia era il nome di allora, cioè di settembre. C’era anche un altro nome in giostra, però l’altro nome, Freda non me lo fece assolutamente.

 

 

G.I. – Quell’altro non in giostra qual’era?

 

 

Ventura. – Tilgher.

 

 

G.I. – Questo lo disse Giannettini a sua sorella?

 

 

Ventura. – Sì. Per le notizie che Giannettini aveva avuto però dall’altra fonte. Non so quali siano. Sapevo di un nome, di Tilgher, perché me ne aveva parlato Romualdi. Perché Tilgher era nipote di un filosofo. Ma non sapevo che il Tilgher fosse collegato a Paglia. Invece Giannettini mi aveva detto che un altro nome, personaggio, immediatamente collegato al Paglia…..

 

[finisce così la bobina e la registrazione di questo verbale, nota d. c.]