BOBINA N.21

CONFRONTO TRA VENTURA GIOVANNI E PAN RUGGERO NEL CARCERE GIUDIZIARIO DI MONZA IL 22 MARZO 1973

 

La strategia di Ventura - 22/3/73 

 

G.I. – DOTT. D’AMBROSIO

P.M. – DOTT. ALESSANDRINI

 

PARTE SECONDA

 

 

(continua da Parte prima)

Ventura – L’hai usata tu questa espressione anche se io lo sapevo. Comunque questa fantomatica seconda consegna è stata collocata, come ho detto prima, nella cassa, non vedo perché questa pistola, queste due pistole, ad un certo momento se ne siano…..

 

 

Pan – Non sono state collocate.

 

 

G.I. – Lui sostiene di non averle collocate nella cassa. La seconda consegna sarebbe stata con la borsa da tennis, il sacchetto da spalla, più degli involti sciolti che lui ha messo in un cassetto e che sarebbero stati dimenticati. Cioè al momento in cui fu prelevato dal Comacchio il resto delle armi, rimasero questa P 38, il silenziatore e la cal.22. Perché erano state portate sciolte e da lui messe in un cassetto.

 

 

Pan – E lui quando venne a sapere ad Ascoli della pistola che era stata trovata, e lui disse: “E’ stata dimenticata…”.

 

 

Ventura – Non avevo nessuna difficoltà a dire che una pistola di Freda era tenuta da me. Ti dico di più….Se a questo punto, queste armi fossero di Freda, io l’avrei già detto. Non ci sarebbe stato bisogno neanche del confronto. Il problema è che le armi non sono di Freda perché io le ho acquistate. Il problema è che non c’era dell’esplosivo.

Questo è il problema grosso. E tu lo sai perfettamente che non c’era perché io di esplosivo non ti ho mai parlato. E queste armi a Treviso sono state viste e non c’era esplosivo. Non solo, se ci fosse stato esplosivo, di qualsiasi provenienza fosse stato, io a questo punto prima che tu venissi, indifferentemente da questo confronto, l’avrei detto. Non ho nessuna difficoltà a dirlo se c’era!

Il problema è che non c’era questo esplosivo. Guarda che per me questo esplosivo vagante è un problema. Se c’era l’esplosivo io il problema l’avrei già risolto. E siccome in questa prospettiva la tua posizione….

 

 

 

G.I. – Chi l’ha portato l’esplosivo in casa sua?

 

 

Pan – Se era in quel sacchetto, è arrivato nel sacchetto.

 

 

Difesa – Il Comacchio dice che era dentro la cassa l’esplosivo.

 

 

G.I. – Era nella cassa, secondo Comacchio.

 

 

Ventura – I sacchetti non esistono.

 

 

G.I. – Era fuori il sacchetto perché le fa comodo dire che il sacchetto era fuori! Perché le fa comodo spostare l’esplosivo a dopo il 12 dicembre ’69. Per questa ragione è che era fuori! E’ così talmente paradossale…Perché ammetto che prima degli attentati del 12 dicembre ’69 lei potesse ricevere anche delle armi e dell’esplosivo da questi ma che lei dopo si prende armi ed esplosivo in casa sua è semplicemente assurdo! Io non ci posso credere ad una cosa del genere…..

 

 

Pan – Ma come lo spiega lei?

 

 

G.I. – Non si spiega, Pan!

 

 

Pan – E’ stato lui che me le ha portate!

 

 

G.I. – Quando?

 

 

Pan – All’inizio del ’70.

 

 

G.I. – E’ stato Angelo che le ha portato questi due sacchetti? Le due sacche sportive all’inizio del ’70?

 

 

Pan – Sì.

 

 

G.I. – Lei ha guardato che c’era dentro o no?

 

 

Pan – No.

 

 

Ventura – Allora non puoi dire che c’era dentro l’esplosivo. Comunque questi non sono stati mai portati. Se ci sono sacchetti, sono di Comacchio perché successivamente quando si dispone la cassa, ebbe il problema di collocare in una valigia e altrove le armi che erano dentro la cassa. Tutto qua! Quindi la stessa borsa da tennis se è stata portata, è stata portata al momento del trasloco…..

Questo lo dice anche Comacchio. Lo dice anche Comacchio che è stata portata al momento del trasloco. Quindi lei se le inventa le cose!

 

 

Difesa – Disse che era arrivato con le due sacche in quel momento…

 

 

G.I. – Lei se l’è inventata questa storia della sacchetta che è arrivata nel gennaio ’70! Non so perché, ma se l’è inventata! Perché se l’è inventata questa storia della borsa quanto meno? Non tanto il sacchetto….Lasciamo perdere il sacchetto, ma della borsa quanto meno. Lei se l’è inventata di sana pianta. Perché in epoca non sospetta la Zanoni Ida, Comacchio, dissero che quando andarono da Angelo Ventura, andarono con la sacca perché dovevano fare il travaso. L’ha detto anche lei….

 

 

Pan – A questo punto lei può farmi arrestare.

 

 

G.I. – Io non voglio fare arrestare nessuno. Lei mi deve dire perché si è inventata tutta questa storia della sacca da tennis!

 

 

Ventura – E’ il tuo amico Comacchio che dice….Che cosa devo dire io?

 

 

G.I. – Dal punto di vista logico non regge perché Comacchio, Zanoni, lo stesso lei….Quando furono trovate le armi dette questa versione qua. La Zanoni, che gliene fregava a dare questa versione qua….Lei costa mi sta dicendo, Pan? Io non le posso credere. Che cosa vuole nascondere e perché?

 

 

Pan – Io non voglio nascondere niente!

 

 

G.I. – Ma lei dice il falso. Chiaramente dice il falso!

 

 

Pan – Qui ci troviamo in una situazione paradossale…..

 

 

G.I. – E’ paradossale che lei dica che la borsa da tennis è arrivata nel gennaio del ’70! Come è paradossale che lei dica che nella cassa c’erano due pistole e due bombette. E’ tutto paradossale quello che lei dice! Se ne rende conto, Pan?

 

 

P.M. – Tutte le armi sono quasi tutte nella sacca…..

 

 

G.I. – Tutte le armi ci stanno nella sacca….E nella cassa che c’era? La segatura?

 

 

Pan – Forse ce n’erano delle altre….

 

 

G.I. – Guardi che la cassa non è arrivata nel gennaio del ’70!

 

 

Pan – E ci sono anche gli stracci in cui era avvolta tutta quella roba, ecc….Allora io ho dato delle versioni….

 

 

G.I. – Lei mi deve dire qual è la sua ultima versione che vuole dare, Pan. Lei mi deve dire come sono andate tutte queste benedette cose!

 

 

Pan – Mi dà cinque minuti per poter tirare il fiato? Io mi trovo in una situazione…..

 

 

G.I. – Se non lo vuole dire si avvalga della facoltà dell’art.78. E non mi risponda più….Allora io traggo le conseguenze che devo trarre. Quindi deve fare una scelta ben precisa. O ci dice la verità come l’ha cominciata a dire Ventura…..

 

 

Pan – E non sono creduto!

 

 

G.I. – Perché non deve essere creduto? Qual è la verità? Quella della borsa da tennis portata nel gennaio ’70, che tutti dicono che è stata portata questa borsa da tennis quando venne a ritirare le armi a casa sua nel maggio del ’70!? E perché deve mentire Comacchio quando è Comacchio che fa trovare l’esplosivo?

 

 

P.M. – Fra l’altro nella valigia di cartone che è ceduta furono messi i mitra che stavano nella sacca……

 

 

G.I. – Non regge proprio, assolutamente! Quindi si decide a dire la verità, Pan? E subito! Senza cinque minuti di interruzione.

 

 

P.M. – Ha ricevuto minacce?

 

 

Pan – Devo parlare necessariamente con Ventura presente?

 

 

G.I. – Certo.

 

 

Pan – Cioè…..Io sono imputato di armi e un po’ di tempo sono venuto a Milano….Paure che mi sono avute…Ammetto che non sono stato chiaro, trasparente, e che quindi loro hanno tutto il diritto di pensare.

 

 

G.I. – Pan, guardi che se io avessi sospettato che lei ha partecipato ad attentati, prima di farlo venire qua…Quindi vuol dire che io non sospetto di questo. Ma lei deve dirmi la verità.

 

 

Pan – Allora, guardi, io non so quando il Comacchio abbia fatto quelle dichiarazioni….Io all’inizio, lei sa che io ero stato preso da quella stupida paura….Cioè avevo detto di aver ricevuto le armi in una sola volta. Poi sono venuto a chiarire la faccenda a lei. Ora, secondo quella versione, faceva comodo che fossero venuti con il sacco a prenderseli….Avessero portato il sacco quando vennero a riprenderseli, cioè il sacco da tennis.

Vede, io non ho nessun interesse a continuare a mentire su questa faccenda e venire richiamato qua e là. C’è questa pistola….Però….

 

 

G.I. – Però se non ce lo diceva Ventura, noi non sapevamo niente da lei. Quindi lei è venuto da me per prendermi in giro un’altra volta! L’ultima volta ha detto: “Assicuro che ho detto tutta la verità”.

 

 

P.M. – “Giuro, tutta”, ha sottolineato.

 

 

G.I. – Ma qual è questa verità? Quando ogni volta che io sono costretto a richiamarla salta fuori una cosa che lei non dice? O crede che veramente mi sia divertito chiamare lei e farla venire a Monza o a Milano? Quindi si vuole decidere a dire questa verità o no!

 

 

Pan – Ma lei mi pone di fronte ad una situazione….

 

 

G.I. – Si pone lei la situazione di essere richiamato in continuazione perché non dice la verità. Non sono io che la pongo. Lei deve dire solo la verità!

 

 

Pan – E’ chiaro che la versione che ho detto ora non può essere vera. Ciò per lei non solo non è logico ma ci sono prove di fatto che contrastano con questa versione…

 

 

G.I. – Certo! Comacchio, la Zanoni…Non avevano nessun interesse a dire che sono andati con la bors da tennis, che era tutto nella cassa. Sono stati loro che ci hanno fatto trovare l’esplosivo.

 

 

Pan – E l’esplosivo era dentro la cassa?

 

 

G.I. – Sì. Secondo loro stava dentro la cassa.

 

 

Pan – Allora evidentemente c’era dell’esplosivo dentro la cassa.

 

 

P.M. – Che lei ha ricevuto nel ’68?

 

 

Difesa – E’ sicuro di non sbagliarsi con le date?

 

 

Pan – No, avvocato. Sicurissimo! E loro sono certi che era dentro la cassa.

 

 

G.I. – Almeno così hanno detto.

 

 

Difesa – Abbiamo qui le deposizioni?

 

 

Pan – Non c’è necessità.

 

 

P.M. – Anche l’altra volta ha detto che nella cassa c’era un sacchetto a strisce blu.

 

 

Pan – Mi rendo perfettamente conto. Lei è fin troppo paziente. Però non c’è modo di uscire.

 

 

G.I. – Se dice la verità se ne esce.

 

 

Pan – E’ illogica.

 

 

G.I. – La verità è quella che ha detto?

 

 

Pan – Io posso anche farle la storia delle versioni con la logica che c’è sotto, però è assurdo che io venga a perorare la mia posizione per non dire la verità su un fatto che in definitiva non mi interessa né punto né poco.

 

 

G.I. – Né punto, né poco. Ha dato parecchie versioni. D’altra parte tutta questa storia, quella che le dicevo prima, che lei ha fatto il furiere, trova anche fondamento in un’altra circostanza, cioè: che Ventura si interessasse e si preoccupasse di far dire che erano lì le armi erano sue, l’ha riconosciuto. Ma ad un certo punto Freda che non sapeva, anzi che sapeva perfettamente che non c’era niente di suo perché la P 38 lei gliel’aveva restituita…… E perché si deve preoccupare?

 

 

Pan – Di venire ad Ascoli?

 

 

G.I. – Con Fachini, poi…..A dirle che cosa? Visto che Fachini mi pare che sia abbastanza un duro tanto è vero che è sospettato di avere ammazzato Muraro, e non infondatamente.

 

 

Pan – A dire le stesse cose che mi ha detto Ventura….

 

 

G.I. – E perché?

 

 

Ventura – Che cosa?

 

 

Pan – Che c’erano libri e che mi aspettava lunedì successivo assieme al Ventura alla stazione delle corriere.

 

 

Ventura – Mai andato.

 

 

Pan – Freda e Ventura mi aspettavano per vedere se avevo deciso con il mio avvocato di dire la versione che loro suggerivano. E poi venne successivamente anche Ventura.

 

 

Ventura – Alla stazione delle corriere ci siamo stati?

 

 

Pan – No. E allora, caso strano, è venuto Freda e Fachini ad Ascoli.

 

 

G.I. – L’ha ammesso anche Freda questo…..Che è venuto assieme a Fachini.

 

 

Pan – Non so come sbloccare questa situazione….

 

 

G.I. – Dicendo la verità, Pan! Così la può sbloccare. E’ l’unico modo per sbloccare la situazione. La sentiamo questa verità?

 

 

Pan – E se non è creduta questa verità?

 

 

G.I. – Lei comincia a dirla poi vediamo se è creduta.

 

 

Pan – Il sacco….Mi faccia pensare….I due sacchetti mi furono portati nel gennaio del ’70 da Angelo Ventura….

 

 

G.I. – Per due sacchetti, che cosa intende? Quello a spalla e quello con le maniche

 

 

P.M. – La famosa borsa da tennis….

 

 

Pan – Tutti e due.

 

 

G.I. – Che lei non volesse fare attentati; che lei tutto quello che ha fatto, l’ha fatto per il timore che aveva di Freda, le credo ciecamente. Si vede che lei è il tipo che si terrorizza facilmente. Però……

 

 

Pan – Su questa versione lei non crede….

 

 

G.I. – Su questa versione non posso darle credito.

 

 

P.M. – “Due saccheti e basta”. La prima volta era uno….

 

 

G.I. – Ogni volta modifica. Aggiusta la mira. Fu trovata la pistola di Luigi….allora aggiusta la mira con l’involto; salta fuori la pistola di Freda…..e si aggiunge un altro involto.

 

 

Ventura – non mi parlasti della pistola col silenziatore. Perché era stata sequestrata dopo e lui non sapeva appunto che su una sua illazione io dissi che l’aveva messa la Polizia.

 

 

Pan – Sì, ma la seconda volta. Due volte ad Ascoli Piceno.

 

 

G.I. – Allora “illustre amico”!

 

 

P.M. – “Vorrei parlarti prima…”.

 

 

Ventura – Non l’ho mai chiamato “illustre amico”.

 

 

G.I. – Lo chiamava Freda “illustre amico”. Vuole consultarsi con il suo avvocato prima di rispondere?

 

 

P.M. – Qual’era la domanda che temeva le venisse posta?

 

 

G.I. - L’avvocato ha fatto riferimento ad un domanda che le venisse posta. Quale era questa domanda che temeva questa mattina?

 

 

P.M. – Che si voleva consultare sulla risposta da dare.

 

 

Pan – La pistola di Freda.

 

 

P.M. – La divinazione: a chi appartenevano queste armi, queste pistole individualmente….

 

 

G.I. – Signor Ruggero, vogliamo dirla o no questa verità? Posto che non sospettiamo che lei ha partecipato agli attentati, tanto è vero che non abbiamo fatto avviso procedurale in questo senso…..Vogliamo dirla o non vogliamo dirla questa verità? Oppure dobbiamo cominciare a sospettare?

 

 

Pan – Io non so cosa dire.

 

 

P.M. – I suoi rapporti con Freda….

 

 

G.I. - …….che non l’ha visto più dall’aprile ’69 a Freda. Dopo il discorso traumatizzante dell’aprile.

 

 

G.I. – Le ha mai fatto discorsi in riferimento…?

 

 

Ventura – Io devo presumere che se Pan ha una memoria di un discorso sul tipo di attentati, visto che ha chiesto una borsa per mettere la bomba e che la borsa andava benissimo e che ce ne volevano 5-600, devo pensare anche che ti abbia fatto questo discorso sulla scatola di ferro, sul naso dei poliziotti. Siccome io non te l’ho fatto, te l’ho fatto in epoca successiva all’agosto….

 

 

Pan – Comunque questo discorso me l’ha fatto Giovanni Ventura nelle date che ho precisato.

 

 

P.M. – Dopo il 25 aprile non le ha fatto nessun discorso. Quindi quale paura aveva?

 

 

Pan – Perché fra cinque mesi, mi aveva detto Freda, in settembre, c’era bisogno di me.

 

 

Ventura – Eri a Castelfranco. Non avevi problemi.

 

 

P.M. – Dopo i cinque mesi non si è fatto più vivo?

 

 

Pan – Penso effettivamente che abbia fatto comodo a questa organizzazione.

 

 

Ventura – Guarda che c’eri dentro a questa organizzazione! C’eri dentro consapevolmente! E se la tua posizione è quella che è, è perché di mezzo, tra questa organizzazione e la tua persona, c’ero io in quei mesi.

Questa è la verità! E siccome, a questo punto, per me non era importante dirlo, c’è stato un periodo in cui tu le bombe le avresti messe, se qualcuno ti diceva di andarle a mettere. Ed è proprio quel periodo in cui, probabilmente, hai dato la borsa a Freda. E’ perché Freda in quel periodo riuscì a manipolarti e quindi successivamente tu hai avuto una fase di terrorizzazione. Perché io credo che ci sia stato questo terrore.

 

 

Pan – Di cui anche lei seppe approfittare.

 

 

Ventura – Cosa approfittare? Non ti ho mica messo una bomba in mano, e ti ho detto: Vai! Scusa, io ti ho trattato come un padre. L’hai detto tu. In effetti questi erano i nostri rapporti. Questa è la verità! E mentre Freda non capiva i tuoi problemi morali, perché tu eri un cattolico e probabilmente lo sei ancora, io i tuoi problemi morali li capivo.

 

 

G.I. – Cattolico che viola costantemente il Comandamento: non dire falsa testimonianza.

 

 

Ventura – Quindi, Ruggero, la storia di queste armi è quella che ho detto io. Ad un certo punto o ti decidi a dire la verità, oppure anch’io devo pensare che la tua posizione sia diversa da quella che ho visto io.

 

 

Pan – Che ti faccia un piacere!

 

 

Ventura – Sei tu che devi fare un piacere a tutti dicendo la verità. Non è che fai un piacere a me. Tu smentisci tutti e soprattutto te stesso!

 

 

G.I. – Com’è andata questa storia?

 

 

Pan – Guardi qui bisogna che tronchiamo il discorso.

 

 

G.I. – Ci dica lei in quale modo.

 

 

Pan – O lei mi lascia andare o mi arresti.

 

 

G.I. – Non è questa la soluzione.

 

 

Ventura – Vogliamo sapere la verità di queste armi. E se dipendesse da me io vorrei che tu non venga arrestato. Il problema è di dire definitivamente com’è la storia di queste armi. E siccome queste armi sono state viste da una parte, sono state raccolte da un’altra, c’è un punto di riferimento che è una cassa….Quindi, ad un certo punto, tu devi dire la verità. Portate due volte…Poi nella borsa che non è mai esistita…..

 

 

Pan – Signor Giudice, lei si aspetta una verità che io non saprei neppure immaginare. Se ad un certo momento io dico, come il pastorello della storia….Quella volta che dice la verità non è creduto. Allora non c’è più niente da dire. Dai, Ventura, che mi hai fregato bene!

 

 

Ventura – Come, fregato bene? Tu non devi dare un sistema di rappresentazione diversa da quello che sei. C’è stato un periodo in cui tu le armi volevi tenerle! In cui volevi fare certe cose! E se non le hai fatte lo devi soltanto a me. E se tu non sei in una posizione peggiore lo devi soltanto a me! L’ha detto tu. A te fa comodo non dirlo più!

 

 

P.M. – Ad un certo punto diciamo che l’organizzazione tramite Ventura può avere approfittato di questa sua disponibilità…..

 

 

Ventura – Erano mie le armi! Qui non c’era nessuna organizzazione. Qui c’erano le armi mie e di Comacchio! Andate a vedere se le ho comprate o no. Qui c’erano armi mie e di Comacchio. C’era una pistola di Freda…..

 

 

G.I. – Strano che lei però non abbia mai detto della pistola di Freda!

 

 

Ventura – Cosa ti ha dato Freda? Ti ha dato qualcosa?

 

 

Pan – Taci!

 

 

Ventura – Allora ti ha dato qualcosa se io devo tacere. Ti ha dato qualcosa?

 

 

Pan – Sei un verme!

 

 

Difesa – Perché è un verme? Spieghi! Perché le ha dato le armi nel ’68?

 

 

Ventura – Tu non ti rendi conto! Se là ci fossero delle armi o dell’esplosivo di Freda io l’avrei detto. Cosa mi costava dire: c’è la mia pistola e dieci candelotti di esplosivo.

Che per me va benissimo. Per me in fondo sarebbe stato un elemento di conferma di tanti elementi che ho detto. E sarei in condizione di dire molto di più di quel che ho detto, perché l’esplosivo non c’era. Non c’erano neanche le due bombe a mano. Perché te le ha messe in testa Comacchio. Le bombe a mano erano di Comacchio! Non c’erano nella cassa. Gli involti….le bombette….le cose rosse….i sacchetti a strisce…..

 

 

Pan – Cosa facciamo a questo punto?

 

 

Ventura – A questo punto mi devi dire perché mi hai detto verme ad uno che ti ha trattato come un padre!

 

 

Pan – Che mi ha fatto finire in galera.

 

 

Ventura – L’hai voluto tu! L’hai voluto consapevolmente e basta! Ed io nei limiti in cui potevo decidere…..

 

 

G.I. – Allora!

 

 

Ventura – Allora ne eri terrorizzato….

 

 

Pan – Cosa devo dire, che mi hanno terrorizzato gli emissari di Freda?

 

 

Ventura – Questa probabilmente è la verità.

 

 

Pan – E’ quello che vuoi.

 

 

Ventura – Per me l’esplosivo o è di Comacchio o di Freda. Non ci sono dubbi. Siccome non te l’ho dato io, devi dire se è di Comacchio o di Freda.

 

 

G.I. – Ha paura di Fachini per caso?

 

 

Pan – No. Ma loro sono completamente fuori strada.

 

 

Ventura – Perché?

 

 

Pan – Loro si pensano che io…in qualche modo …della paura, perché sono stato minacciato. Non ho subìto nessuna minaccia insomma. Non ho paura di essere accusato di qualcos’altro.

 

 

G.I. – Non ha paura delle responsabilità che potrebbero derivare a lei?

 

 

Pan – Non ho paura di essere accusato di qualcos’altro.

 

 

P.M. – Allora perché dall’inizio dice che era nel ’68, poi nel ’69. Adesso mezzo ’68, mezzo ’69. Ogni tanto esce qualche involtino…. Qual’era il suo timore nel ’71?

 

 

G.I. – Lei che timore aveva di dire che la pistola era di Freda? Perché non l’ha detto!

 

 

Pan – Perché….

 

 

Ventura – Tu non hai detto della pistola di Freda perché avevi paura di Freda. Avevi paura che tra te e Freda si stabilisse un dato rapporto. Questa è la verità! Bisogna che tu le dica queste cose!

 

 

Difesa – Io avevo fatto la domanda al giudice Stiz di farti trasferire da Treviso a Bassano, mi pare…..Che cosa avevi detto al Giudice Stiz, che uno dei due…..

 

 

Ventura – Tutti e due assieme. Che io e Freda…..

 

 

Pan – Non ci si esce da questa faccenda…..

 

 

G.I. – Lei non ci esce. Noi usciamo sicuramente. O si decide a dire la verità, o devo sospettare che lei abbia delle responsabilità più grosse e quindi ne rimane dentro. E’ di una logica elementare.

 

 

Pan – Allora dobbiamo prendere questa direzione.

 

 

G.I. – Se desidera prendere questa direzione, allora io in questo caso…..

 

 

Ventura – Stai attento Ruggero!

 

 

G.I. – O si decide a dire la verità o ci costringe a sospettare di lei. Io dal punto di vista umano credo di averlo inquadrato perfettamente come un uomo pieno di paura. Però si vede che queste paure forse a suo tempo non ne aveva tante. Allora pensiamo diversamente.

 

 

Difesa – Se è la paura di Freda?

 

 

Pan – Non c’è niente.

 

 

Difesa – Hai talmente cambiato e confuso che non si sa qual è la verità.

 

 

G.I. – Sono tante le versioni che ha dato che non sa nemmeno qual’è quella giusta.

 

 

Difesa – Se sei disposto a farti arrestare, dicendo: questa è la verità…..Evidentemente se la verità ha una faccia sola, vista da te che non hai le idee chiare. Perché se ci sono elementi obiettivi di confronto che smentiscono questa verità, te ne assumi le responsabilità.

 

 

G.I. – Diamo dieci minuti di pausa così lei ci pensa un momentino alla verità. Va nel corridoio a pensare intanto noi cominciamo a fare il verbale…….

 

 

G.I. – Si ricorda dell’episodio della fotografia di questo D, puntato Pesce? Lei la vide questa fotografia?

 

 

Pan – Sì. Tre persone e una è Pesce.

 

 

P.M. – Chi era?

 

 

Pan – Un maoista, mi sembra.

 

 

P.M. – Di Padova?

 

 

Pan – Un noto maoista che ha scritto un libretto sulla Cina.

 

 

Ventura – Osvaldo Pesce. Avrai visto un giornale, non la fotografia.

 

 

G.I. – I due milioni, il fatto del costo, che era?

 

 

Pan – Il costo del libretto rosso.

 

 

G.I. – Allora non ha niente da aggiungere, Pan? Faccia questa scelta una volta per tutte. Lei ha dato una versione che chiaramente scricchiola da ogni parte. C’è quanto meno, direi, il sospetto di una versione che nasconda la verità.

 

 

Difesa – Coraggio, lo dica!

 

 

Pan – I miei rapporti con Freda sono strettamente limitati a quel che ho già detto. Le date esatte della consegna delle armi, del ritiro, delle modalità delle armi, sono quello che ho già detto.

 

 

G.I. – E allora cosa è quello che ha da nascondere?

 

 

Pan – Non so. Cosa vuole che nasconda? Lei pensa che sono minacciato o che ho qualcosa da nascondere. Cioè che ho fatto qualcosa di cui appunto io mi spaventi.

 

 

P.M. – Stressato….un po’ di esaurimento….

 

 

Pan – Io non ebbi lo shock dopo il 12 dicembre.

 

 

G.I. – E quando lo ebbe?

 

 

Pan – Fu Comacchio, mi sembra, che rimase scioccato. Fu quando vidi la faccenda di Lorenzon sui giornali che ci pensai.

 

 

Difesa – Guardi che nel gennaio del ’70 i giornali avevano già parlato della denuncia del Lorenzon contro Ventura. Pansa, il primo articolo di Pansa penso proprio che fu di quel periodo.

 

 

Pan – Ad ogni modo non fui io che rimasi scioccato per le bombe di Piazza Fontana. Scioccato nel senso del Comacchio.

 

 

G.I. – Va bene. Non ha niente da modificare? Ci pensi bene prima di rispondere. Poi mi dia la sua risposta definitiva, quella che risponde a verità. Perché è solo la verità che ci interessa.

 

 

Pan – Non ho niente da aggiungere. Mi rendo conto di quello che lei pensa di me.

 

 

G.I. – Io non penso niente di lei. Io penso quello che mi fanno pensare le risultanze……che lasciano piuttosto perplessi. Siccome la verità lascia molto raramente perplessi, vuol dire che c’è qualcosa che non funziona. Che cosa è che non funziona? Lei dovrebbe essere stato abituato a dire la verità, se è veramente cattolico come dice, specialmente se non dire la verità può nuocere, oppure può giovare a chi non dovrebbe trovare giovamento. Quindi se lei ha questa verità da dire, la dica! Siamo giunti al momento in cui pare che questa verità può venire fuori….

 

 

Pan – No. Guardi….Chiudiamo il discorso.

 

 

G.I. – E allora mi dica: “Chiudiamo il discorso perché io ho detto la verità”. Guardandomi in faccia mi dice questo: “Chiudiamo il discorso perché io ho detto la verità”.

 

 

Difesa – Se è la verità, Pan, non dovrebbe avere nessuna esitazione.

 

 

G.I. – Tutta questa sua esitazione conferma che lei la verità non ce l’ha detta. Perché non l’ha detto subito: “Io ho detto la verità”.

 

 

Pan – Perché la situazione è così ingarbugliata e confusa…..

 

 

G.I. – La verità è sempre chiara. Non è mai ingarbugliata.

 

 

Pan – Sì. Ma non è mai sempre creduta o credibile.

 

 

G.I. – Non è creduta o credibile in un determinato momento, ma lo può essere dopo. Anche la verità di Lorenzon non era creduta e non era neanche credibile. Parevano una barzelletta. Invece, dopo, gratta gratta, questa verità che Lorenzon ha sempre sostenuto e mai modificato, al contrario di lei, e siccome la verità poteva essere una sola….Invece lei è costretto sempre a dare delle modifiche, dei ritocchi, in modo che la sua versione possa rispondere alla verità.

Se Lorenzon non è mai stato costretto a ritocchi, vuol dire che quel che diceva Lorenzon è la verità ma quel che dice lei non è la verità…Proprio perché la verità è una sola.

 

 

Pan – Allora in questo caso qua ho detto la verità.

 

 

G.I. – Ha detto la verità?

 

 

Pan – Sì.

 

 

P.M. – Ripeta tutto quanto.

 

 

Pan – Ho ricevuto la cassa di armi….

 

 

P.M. – Cosa c’era?

 

 

Pan – Quello che ho visto io in superficie….C’erano delle Beretta, due, e due bombe a mano….

 

 

G.I. – Tutto il resto, che c’era? Libri? Poi c’erano dei piombi usati per immersioni rapide dei sommozzatori…Che c’era?

 

 

Pan – Non ho guardato.

 

 

P.M. – C’erano mitra, fucili?

 

 

Pan – Non li ho visti.

 

 

G.I . – Le due rivoltelle, le due bombe a mano, potevano ricoprire una superficie piccolissima.

 

 

Pan – Era tutto avvolto in stracci e che aveva una carta cellophan. Biancheria di donna….

 

 

G.I. – Per biancheria che cosa intende lei? Vestaglie, mutande, reggiseni…

 

 

Pan – Cose di questo genere.

 

 

G.I. – E cos’era in particolare?

 

 

Pan – Non saprei.

 

 

G.I. – C’è un blocco nella sua memoria.

 

 

Pan – Non è possibile continuare in questo modo qua…..

 

 

G.I. – Come vuole continuare?

 

 

Pan – Non è possibile continuare.

 

 

G.I. – Lei ammette di avere aperto la cassa…..è molto profonda….

 

 

Pan – Siccome io sono difficilmente creduto, per colpa mia, è chiaro che….

 

 

P.M. – Dica cosa ha visto in quella cassa!

 

 

Pan – Io non posso dare maggiore descrizione di quella che ho dato. Perché non l’ho rovesciata.

 

 

G.I. – L’ha solo scoperchiata….

 

 

Pan – Sì. C’erano due bombe a mano. Non avrei voluto che mi fossero scoppiate in mano.

 

 

G.I. – Due pistole….

 

 

Pan – E poi tutti questi stracci, dappertutto. Che probabilmente…..

 

 

P.M. – Quindi non doveva pesare molto questa cassa se ci stavano stracci?

 

 

G.I. – Dopo di che lei ha detto anche di aver ricevuto il secondo carico, borsa da tennis e il sacchetto a spalla, nel gennaio ’70, quando ancora non aveva saputo della denuncia-Lorenzon. Chiaro che appena saputo che fu fatta la denuncia di Lorenzon, la sua prima preoccupazione qual è? A vedere cosa hanno portato a casa. E allora corre nella camera dove c’è la borsa e il sacchetto. Tira la cerniera, apre e vede….Non l’ha fatto?

 

 

Pan – Non l’ho fatto.

 

 

G.I. – Non si preoccupa di vedere cosa c’era dentro? L’ha mai sollevata questa borsa?

 

 

Pan – Mi sono preoccupato di fare portare via tutto.

 

 

G.I. – Ma di questa stanza….Qual’era la stanza? La camera da letto sua?

 

 

Pan – La casa di mia nonna.

 

 

P.M. – Queste sacche le ha rimesse nella cassa?

 

 

Pan – No.

 

 

G.I. – Dove? Sopra la cassa?

 

 

Pan – Dentro all’armadio.

 

 

G.I. – Quindi le ha sollevate per metterle dentro all’armadio….Erano pesanti?

 

 

Pan – Pesanti.

 

 

G.I. – Tutte e due?

 

 

Pan – Sì. Erano pesanti tutte e due.

 

 

G.I. – Si sentiva rumore metallico?

 

 

Pan – Non ricordo.

 

 

G.I. – Neanche la curiosità di vedere se ci fossero i timer dentro, in modo da avere la sicurezza che erano loro? Che era stato Freda o Ventura? Ammesso che glieli abbia portati Ventura. Potevano essere anche delle cassette Juwel, metalliche….

 

 

P.M. – Va Comacchio a ritirarle: “Fai attenzione che è pericoloso”. Riguardo al sacchetto con l’esplosivo.

 

 

Difesa – Comacchio non è entrato….

 

 

P.M. – Rimane fuori….

 

 

Difesa – Ma Comacchio non entra in casa….Dove lo vede lui?

 

 

P.M. – Andando a portarlo alla macchina…..

 

 

G.I. – Quando stavano per partire….

 

 

P.M. – Dice: “Fai attenzione. E’ pericoloso”.

 

 

G.I. – O dobbiamo credere alla prima versione del Comacchio, che disse che lei salutò col braccio teso. Nel saluto fascista?

 

 

Pan – Dica lei che è il Giudice….

 

 

G.I. – Mi dica lei! Io a questo punto non so più cosa credere. Che lei si vuole presentare come il tipo che non ha curiosità; che ora ci vuole la dinamite in mano, ma non se ne preoccupa, e poi pieno di paura al momento in cui deve parlare con il Giudice. Bisogna che domandi al giudice Stiz se lei era altrettanto pieno di paura quando certamente non diceva la verità. ………E allora è scattato sull’attenti col saluto fascista….

 

 

Pan – No. Suppongo di aver mosso la mano.

 

 

G.I. – Né interessa sapere se questo esplosivo, indubbiamente non doveva essere di Comacchio perché se no Comacchio non lo faceva trovare, è arrivato perché glielo ha dato Ventura in mano sua o perché glielo ha dato Freda. Mi pare che questo sia abbastanza importante.

 

 

P.M. – O perché lo aveva per conto suo….

 

 

G.I. – Bisogna fare anche questa terza ipotesi come giustamente dice il P.M. Ad un certo punto potrebbe essere stato lei l’uomo prezioso all’organizzazione perché sapeva andare, per esempio, a rubare in una cava. Adesso bisogna pensare di tutto. E allora?

 

 

Pan – Me le ha date Ventura.

 

 

G.I. – Quando?

 

 

Pan – Queste date che ho già detto.

 

 

G.I. – Ha guardato nel sacchetto?

 

 

Pan – No.

 

 

G.I. – Scusi, lei mi pare che nel corso dell’ultimo interrogatorio mi abbia dichiarato che quando lavorava per conto di Ventura Giovanni, e c’era in quel periodo anche Ventura Luigi, le raccontò un episodio da ridere, umoristico. Cioè che non so chi della libreria……

 

 

P.M. – Un commesso.

 

 

G.I. - …….aveva visto dell’esplosivo nel gabinetto, dei candelotti, e li aveva scambiati per candele. E ci rideva sopra. Quindi, a maggior ragione, se lei avesse avuto questa confidenza da Ventura Luigi; se a un certo punto Lorenzon accusa i Ventura di avere commesso gli attentati, la curiosità di andare a vedere se effettivamente ce l’avevano l’esplosivo, o perlomeno il sospetto che oltre le armi le fosse stato dato anche l’esplosivo, gli doveva venire.

Siccome cauto è, terrorizzato è, questo sospetto gli doveva venire. Perché se fosse scemo non riusciva neanche a dare tutte queste versioni che ha fatto.

 

 

Pan – Cosa vuole sapere se io ho sospettato?

 

 

G.I. – Se ha guardato!

 

 

Pan – Non ho guardato.

 

 

Difesa – Comunque nella casa della nonna, che è una casa abbandonata….

 

 

G.I. – Ma ci andava a dormire!

 

 

Pan – No, a casa mia. Poi d’inverno lei era via. Non avevo neppure la chiave….

 

 

G.I. – D’inverno era via la nonna…non aveva le chiavi…Allora è impossibile che l’esplosivo le è stato dato a gennaio! Ed è impossibile allora che anche l’altra volta le sia stato dato fra dicembre e gennaio del ’68. Vede, Pan, come le tira fuori lei le bugie!

 

 

Pan – No. Scusi Giudice…..

 

 

G.I. – Se d’inverno non ci aveva le chiavi e quindi non poteva andare a casa della nonna, allora è impossibile dicembre-gennaio ’68-’69. Come è altrettanto impossibile che lei le abbia avute nel gennaio ’70! Quindi questa roba qua le è stata data in altra epoca.

D’inverno la nonna non c’era…le chiavi non le aveva neanche….. Allora come faceva ad andare a casa della nonna?

 

 

Pan – Ho sbagliato….

 

 

G.I. – Rimediamo. Vediamo qual è quest’altra pezza a colori che ci mettiamo…

 

 

Pan – Signor Giudice…..

 

 

G.I. – E allora, don Ruggero!

 

 

Pan – Guardi, io credo che da questa situazione non ne esco.

 

 

G.I. – Sia chiaro che non ne esce perché ogni volta lei peggiora la situazione. Ogni volta lei è costretto a rimediare la situazione. Lei evidentemente ha una fantasia sbrigliata: o la facilità o la menzogna.

Qual è adesso la verità? Che sua nonna non c’era d’inverno e lei non aveva le chiavi? O che….?.

 

 

Pan – Questo è successo quando……

 

 

Difesa – Io ho dei documenti in cui per dimostrare che questa casa era abbandonata, che la nonna non c’era, perché era ricoverata.

 

 

Pan – Sì, Ma è stato nell’anno successivo.

 

 

G.I. – Com’è che ci entrava in questa casa?

 

 

Pan – Mia nonna c’era ancora quando lui e il fratello hanno portato la prima cassa.

 

 

Ventura – Ma io non l’ho vista tua nonna!

 

 

Pan – Era nella stanza da letto.

 

 

G.I. – Quando non era lì dov’era?

 

 

Pan – Era in un ospizio.

 

 

G.I. – Come si chiama questo ospizio? Sarà andato a trovarla qualche volta?

 

 

Pan – Sì. Nell’ospizio di Rosato….Opere Pie di Rosato.

 

 

G.I. – Bene, bene. Allora adesso vediamo quand’è che c’era sua nonna in questo ospizio di Rosato. E’ certo che quando sua nonna stava all’ospizio di Rosato lei non poteva entrare nella casa della nonna. Questo l’ha detto prima. Lo riconferma questo?

 

 

P.M. – Dice che c’era la nonna quando venne Ventura….

 

 

G.I. – Pan, risponda a questa domanda…Quando sua nonna era nell’ospizio lei poteva entrare in casa? Sì o no?

 

 

Pan – Volendo, avrei potuto.

 

 

G.I. – Come?

 

 

G.I. – E la chiave chi gliela dava?

 

 

Pan – La chiave ce l’aveva mio zio.

 

 

P.M. – Lei se l’è fatta dare la chiave dallo zio o no?

 

 

Pan – No. Era aperta.

 

 

G.I. – Perché c’era la nonna?

 

 

Pan – Sì.

 

 

G.I. – E’ sicuro che c’era la nonna tutte e due le volte?

 

 

Pan – Sì.

 

 

G.I. – Per cui lei non ha avuto bisogno di andare dallo zio a prendere la chiave?

 

 

Pan – Sì.

 

 

G.I. – Allora vuol dire che in quel periodo in cui sono state portate le armi, la nonna non era all’ospizio?

 

 

Pan – Sì.

 

 

G.I. – All’ospizio quando c’era?

 

 

Pan – C’è stata negli ultimi due anni.

 

 

G.I. – Sempre. D’inverno e d’estate?

 

 

Pan – Una nell’agosto, d’estate. Prima ci stava solo d’inverno.

 

 

G.I. – Prima, a quando si riferisce? A quale anno?

 

 

Pan – Credo due anni fa.

 

 

G.I. – Anche ’68-’69?

 

 

Pan – No.

 

 

G.I. – Quando è andata per la prima volta all’ospizio?

 

 

Pan – Credo nel ’70, ’71, ’72…non so.

 

 

P.M. – ’68-’69 non andava all’ospizio? Né d’inverno né d’estate in quel periodo?

 

 

G.I. – Ci andava o no? Evidentemente la casa non era riscaldata, credo.

 

 

Pan – Sì.

 

 

G.I. – Quindi d’inverno lei soffriva il freddo…l’ospizio era riscaldato e preferiva andare all’ospizio….E’ così?

 

 

Pan – No.

 

 

Difesa – Era semiabbandonata…semidiroccata, dove si può entrare anche senza chiave.

 

 

G.I. – Ma è lui che dice che ci andava quando c’era la nonna, avvocato! Io devo avere riscontri obiettivi. E i riscontri obiettivi io posso trovarli presso l’ospizio.

 

 

Pan – Signor Giudice, potremmo riprendere questo discorso un altro giorno?

 

 

G.I. – Perché?

 

 

Pan – Perché non ne posso più!

 

 

G.I. – Allora vuole dire che non è questa la verità!

 

 

Pan – Che vuole che le dica…..

 

 

Difesa – Puoi fare a meno di rispondere.

 

 

G.I. – Non vuole rispondere più?

 

 

Difesa – Lei prima chiede di andare a parlare col Giudice Stiz….non so per…C’è il giudice D’Ambrosio oggi in questa istruttoria. Invece di andare a parlare con tizio e caio….

 

 

G.I. – Che cosa voleva riferire al giudice Stiz?

 

 

Pan – Una cosa puramente psicologica.

 

 

G.I. – Non posso né vestirmi da consigliere né vestirmi da difensore…..

 

 

Difesa – Andare a sfogarsi…..

 

 

G.I. – Il giudice Stiz in questo momento ha i guai suoi e vuole stare tranquillo.

 

 

Difesa – Nel precedente interrogatorio, ad un certo punto Comacchio interrompe dicendo: “A questo punto cessiamo di verbalizzare perché cadiamo in contraddizione”. Spieghi il perché di questa frase. Di tutto questo che lei a un certo punto ha detto e fatto. Poi se Ventura deve fare delle dichiarazioni sul suo gagliardetto, le faccia.

 

 

P.M. – Quando ci fu questo duplice trasporto di armi sua nonna era lì?

 

 

Pan – Sì. Qui ho l’impressione che mi si vuole mettere in contraddizione per forza.

 

 

Ventura – Guarda che un momento fa hai detto che mi ha salutato.

 

 

Pan – Quando è venuto, mia nonna stava dormendo nell’altra stanza…Ha detto: “Chi sono?”.

 

 

P.M. – E la nonna vede la cassa e non dice niente? Vede i sacchi aperti e non dice niente?

 

 

Difesa – Bisogna anche sapere com’è la nonna. Noi abbiamo cercato di dire con una argomentazione….

 

 

P.M. – Vive da sola la nonna?

 

 

Difesa – Io dico che si può anche entrare senza chiave, per esempio.

 

 

G.I. – Non è il problema di potere entrare o no. E’ lui che dice che quando hanno portato le armi c’era la nonna.

 

 

Pan – Se volessi interrompere, si potrebbe?

 

 

G.I. – Vuole interrompere?

 

 

Pan – Si può?

 

 

P.M. – Ha la facoltà di non rispondere.

 

 

G.I. – Tutto è possibile.

 

 

Difesa – Probabilmente vuole dire che non è in grado di rispondere perché è stanco. Sono cinque ore esatte.

 

 

Difesa – Dobbiamo anche pensare che prima di rispondere va a consultare qualcuno. Comunque ha ribadito che quando Ventura gli dà questa cassa non gli parla mai di esplosivo…A un certo punto vediamo un po’. Siamo curiosi anche noi di saperlo.

 

 

Pan – Si potrebbe riprendere un altro giorno.

 

 

P.M. – A che scopo?

 

 

Pan – Ci sono delle situazioni psicologiche in questo momento….

 

 

Difesa – Io insisto perché se Pan deve dire qualcosa, la dica oggi. Questo nell’interesse assoluto del….

 

 

G.I. – Nell’interesse anche suo. Se deve dire qualcosa è meglio che la dica oggi.

 

 

Pan – Chiudiamo, chiudiamo.

 

 

G.I. – Perché non ha più niente da dire?

 

 

Pan – Sì.

 

 

G.I. – Va bene. Allora verbalizziamo queste ultime domande…..

 

(Fine del confronto tra Ventura Giovanni e Pan Ruggero del 22 marzo 1973)