BOBINA N.21

CONFRONTO TRA VENTURA GIOVANNI E PAN RUGGERO NEL CARCERE GIUDIZIARIO DI MONZA IL 22 MARZO 1973

 

La strategia di Ventura - 22/3/73 

 

G.I. – DOTT. D’AMBROSIO

P.M. – DOTT. ALESSANDRINI

 

PARTE PRIMA 

 

 

Ventura – Io dovrei fare una premessa a Pan…Tu intendi diversi, cioè il momento prima dell’arresto, in un secondo momento dopo l’arresto e poi anche successivamente hai riusato una ricostruzione di tutti questi episodi che riguardano i rapporti nostri e anche i rapporti con altri. E che riguardano specificamente attribuzioni anche di responsabilità penali con la detenzione di armi, che non sono completamente ricostruiti esattamente. Hai avuto degli ondeggiamenti…..

 

 

G.I. – Diversi ondeggiamenti! Numerosi…….

 

 

Ventura – Uno di questi ondeggiamenti ed io me ne assumo la responsabilità, perché uno di questi ondeggiamenti è dipeso dal mio atteggiamento. Il mio atteggiamento perché io sono venuto ad Ascoli Piceno a dirti: Devi dire che in quella cassa c’erano dei libri. E’ vero?

 

 

Pan – Sì, è vero.

 

 

Ventura – Gli altri ondeggiamenti non sono dovuti a me, sono dovuti ad altre interferenze e tu sai di chi. Soprattutto interferenze che sono venute in carcere. Comunque, a questo punto, questa premessa è fatta soltanto per metterti sull’avviso e dirti che a questo punto devi cercare, come ho cercato io e come credo di essere riuscito, anche se in parte.

 

 

G.I. – Solo in parte.

 

 

Ventura – Sono riuscito nella totalità degli aspetti della vicenda, a dare la ricostruzione della mia posizione. Quindi tu sei, anche perché sai che io la tua la conosco bene anche perché siamo stati gomito a gomito per alcuni mesi….In fondo, come già io ho detto al Giudice, si riferisce precipuamente a questo episodio delle armi. Tu devi tentare di ricostruire insieme a me tutto quel periodo, in modo che noi possiamo dare tutte le indicazioni possibili ed esaurire nella completezza migliore.

 

 

G.I. – A questo punto c’è da rilevare, Pan, cosa che io feci nel corso dell’ultimo interrogatorio, il fatto della data in cui le sarebbe stata consegnata la cassa contenente, a suo dire, vecchi catenacci. Lei parla del ’68. E per la verità, sia che le armi che sono state poi rinvenute siano le stesse viste da Lorenzon, sia invece che siano altre armi, una cosa è certa, che nel 1968 e fino all’ottobre 1969, data in cui aveva lasciato quell’appartamentino di Treviso, Ventura non aveva alcuna necessità di occultare presso altri queste armi.

Perché nei suoi confronti non gravava niente, se teneva queste armi che vide Lorenzon in questo appartamentino di Treviso. Questa è una cosa strettamente logica. Cioè, se le armi siano le stesse o siano diverse, una cosa è certa, che Ventura fino all’ottobre 1969 non aveva nessuna necessità di affidare ad altri le armi. Perché poteva benissimo tenere lui a Castelfranco Veneto, a Treviso. Non si trovava esposto in nessun modo ad indagini o a sospetti addirittura da parte della Polizia, per cui viveva in una certa tranquillità e poteva tenere perfettamente le armi.

Quindi quel fatto che lei ci dice e si riferisce al ’69 è sotto il profilo logico poco attendibile. Come poco attendibile rimane il fatto che lei pur essendo preoccupato per i discorsi che le aveva fatto Freda; tutte queste storie che sono state riferite nel suo memoriale; preoccupazioni che in effetti ci sono state, è semplicemente inverosimile che lei non abbia mai avuto la curiosità di andare a vedere in questa cassa.

E che lei abbia avuto la curiosità di andare a vedere in questa cassa, è dimostrato anche dal fatto che ad un certo punto in casa sua venne trovata una pistola e un silenziatore. Tanto più che noi sappiamo perfettamente che questa pistola e questo silenziatore sono arrivati nelle mani del Ventura dopo il maggio del ’69.

Quindi è evidente che non poteva essere nella cassa nel ’68 né poteva essere rimasto nella cassa dal ’68, poi tirate fuori nel momento in cui la cassa vene portata via e rimase lì….

 

 

 

Ventura – Mi scusi. Però lui ha detto anche in una memoria, di questo riferimento che mi è stato dato, che il trasferimento avvenne in concomitanza al periodo in cui lavorava da noi. C’è in un verbale un’indicazione di questo tipo.

 

 

G.I. – Lui ha detto che aveva della riconoscenza nei suoi confronti perché lei l’aveva aiutato a superare la crisi religiosa che aveva avuto. Poi aveva anche dei motivi di riconoscimento perché le aveva affidato un lavoro più congeniale. Perché lui faceva i sellini di biciclette mentre lei l’aveva portato nella libreria a fare recensioni a dei libri. Quindi era un lavoro più congeniale e aveva motivo di riconoscenza.

Noi siamo arrivati ad un punto dell’istruttoria in cui, anche grazie ad alcune cose che ci ha detto Ventura, in cui stiamo facendo luce su questi avvenimenti. E’ chiaro che per quanto riguarda la detenzione di armi e di esplosivo ne deve rispondere. E di là non si scappa: teneva le armi in casa. Non si discute. L’ha ammesso.

Però a questo punto, per consentire che questa istruttoria arrivi alla verità sostanziale, è necessario che lei da questo momento in avanti dica esclusivamente la verità. E’ chiaro, Pan?

Quindi adesso non faccia varie elucubrazioni sulle conseguenze e non conseguenze. Non si spaventi. Perché lei è abbastanza emotivo. A noi quel che interessa sapere è esclusivamente la verità. Tanto più che al di là di quelle responsabilità non dovrebbe andare. Perlomeno anche secondo quello che ci ha riferito Ventura.

Ed io non ho motivo di dubitare in questo momento, visto che le cose che ci ha detto sono corrispondenti a verità. Non perché io creda in Ventura, ma perché hanno trovato riscontri obiettivi precisi.

 

 

 

Ventura – Meno male.

 

 

G.I. – Ventura non si meravigli se io uso certe espressioni. E’ chiaro che un G.I. che fa il suo mestiere deve trovare riscontri obiettivi.

 

 

Ventura – E’ evidente.

 

 

G.I. – Quindi, fatta questa premessa, lei adesso mi deve dire esattamente e senza secondi fini, e solo allo scopo di fare conoscere la verità, come si è svolta questa faccenda delle armi.

 

 

Pan – Verso la fine del ’68, io insisto su questo punto perché è la verità, la cassa delle armi, se pure è illogico, lui non aveva nessuna necessità, mi fu consegnata nel dicembre del ’68. Al più nel gennaio del ’69….

 

 

G.I. – Vada avanti! Quindi le fu portata questa cassa di armi in casa….

 

 

Pan – Sì. Dai fratelli Angelo e Giovanni Ventura. E mi fu portato in un secondo tempo, circa il gennaio ’70, due sacchetti da tennis con altre armi e degli involti. Uno, due o tre involti, oltre a questi sacchetti, contemporaneamente, che potevano contenere una pistola senz’altro, in stoffa scura da biancheria intima o in carta da imballaggio. Cioè le armi mi furono consegnate in questi due tempi, esattamente in questi due tempi.

 

 

G.I. – Dunque, diamo per ammesso che le armi le sono state consegnate in due tempi……Però una cosa è certa, che lei aveva dovuto subìre determinate pressioni; aveva dovuto sentire determinati discorsi da Freda. Discorsi che l’avrebbero spaventato, secondo quel che ha dichiarato lei, perché aveva paura di essere costretto dalla forte personalità di Freda (sono le espressioni che ha usato lei) a fare qualcosa che ripugnava alla sua coscienza.

Se ben ricordo, sono queste le espressioni che lei ha usato. Pensava pure che Freda e Ventura fossero in contatto. Perché aveva avuto la sensazione parlando con il Ventura, che i discorsi che Freda le aveva fatto erano stati riferiti più o meno al Ventura. Quindi le arriva Ventura in casa, dopo il 12 dicembre e le porta questa borsa da tennis…..

 

 

Pan – Angelo Ventura.

 

 

G.I. - …..e le porta quest’altro sacchetto. Ora lei ad un certo punto mi vuole far credere che non ha aperto né il sacchetto né la borsa da tennis. La quale borsa da tennis, che è stata poi ritrovata e che è in questo momento nel mio ufficio…Anche se uno…Uno basta neanche guardarla per capire che ci sono le armi dentro e non catenacci; basta tirare la cerniera e si vede bene il contenuto.

Ora, con tutte le preoccupazioni che lei aveva, ad un certo momento questa sacca da tennis, quest’altro sacchetto a strisce verticali, li mette lì e non li guarda. Pretende veramente che noi possiamo credere a una faccenda del genere, insomma? Si dia una mano sulla coscienza…Non lo so…Evidentemente noi dovremmo essere di una bonomia che va al di là di ogni limite.

Non è possibile assolutamente! Perché se lei solamente avesse avuto bisogno di spostare questa di cinque centimetri, si accorge dal peso e dal rumore che fa, sollevandola, che non può contenere libri e vecchi catenacci, ma che contiene qualcosa di sostanzioso. Si dice che la curiosità è femmina. Ma certe volte, in determinati casi, la curiosità solletica anche l’uomo.

 

 

 

Ventura – Ruggero, stai attento! Guarda che l’invito che ti ho fatto prima non è un’esperienza formale. Tu non devi più dire bugie! Altrimenti se dici bugie il seguito di questo confronto può avere degli sviluppi negativi, obiettivamente. Perché se tu dici bugie su questo punto,….in questo confronto che delinea la tua posizione in un certo modo…Se ci sono reticenze di questo tipo allora la tua posizione è un’altra. Perché altrimenti non si spiega. Insisti nel dire che non hai aperti questi involti, questa cassa?

 

 

G.I. – Li ha aperti o non li ha aperti?

 

 

Pan – Non li ho aperti!

 

 

Ventura – Ma tu non sapevi che dentro c’erano armi?

 

 

Pan – Certo che sapevo che c’erano armi. Me li hai dati come armi.

 

 

Ventura – Ma non li hai mai aperti?

 

 

Pan – Se c’erano armi….

 

 

Ventura – Ma guarda che tu prima hai detto che non te li ho dati come armi…..

 

 

P.M. – Come catenacci.

 

 

Pan – Sì. Cose di armi…..Minimizzando: non è cosa pericolosa a tenere…Così. Questo senso, di catenacci, cioè…La faccenda che la prima volta, al tempo della cassa….

 

 

Ventura – Guarda che è stata una volta sola. Non ci sono state due volte.

 

 

G.I. – Andiamo avanti! Invece la seconda volta cosa le disse? Che conteneva questa cassa?

 

 

Pan – Che aveva la necessità di sbarazzarsi di alcune cose, armi, e che non sapeva dove metterle. Per cui avrei dovuto tenerle io.

 

 

G.I. – Lei nemmeno questa volta è stato preso dalla curiosità di vedere che cosa c’era?

 

 

Pan – Meno che meno questa volta. Lui lo sa bene perché mi tenne lui questo discorso, in casa sua.

 

 

Ventura – Che discorso ti tenni?

 

 

Pan – Questo qua…Che dovevo tenerle io. Eri presente tu e Angelo.

 

 

G.I. – Su questo mi pare che non ci sia discussione né contrasto. E’ chiaro che doveva tenerle lei. Lei ha mai dato una di quelle armi a Freda? Sì o no?.

 

 

Pan – Sì.

 

 

G.I. – E allora se gliel’ha data una di queste armi, ha aperto o la cassa o il sacchetto!

 

 

Pan – No. Dunque, il fatto che ci fosse stato molto stupore, prima da parte del giudice Stiz poi suo, per quella pistola ritrovata, quella appartenente a Luigi Ventura….

 

 

Ventura – Ma tu sapevi che apparteneva a mio fratello?

 

 

Pan – No. Sono venuto a saperlo poi.

 

 

Ventura – Quando?

 

 

G.I. – Gliel’ho detto io evidentemente. Vediamo di quando è questo interrogatorio….Da chi ha saputo che la pistola era di Luigi?

 

 

Pan – Dai giornali….

 

 

G.I. – Anche questo è possibile.

 

 

Difesa – Dopo l’interrogatorio del Giudice?

 

 

Pan – Sì. Dal Corriere della Sera.

 

 

Difesa – Prima che il Giudice la interrogasse e la informasse, l’aveva saputo?

 

 

Pan – No.

 

 

G.I. – Andiamo avanti!

 

 

Ventura – Com’è che questa pistola è finita….Dove è stata trovata, in un cassetto?

 

 

Pan – Sì, in un cassetto.

 

 

P.M. – Torniamo alla pistola di Freda.

 

 

Pan – Luigi Ventura mi aveva dato oltre a questi due sacchetti….

 

 

Difesa – Luigi o Angelo?

 

 

Pan – Angelo Ventura. Degli involti dove c’erano delle armi. Nella fretta, portandoli via, sono rimaste lì. Evidentemente è rimasta lì qualcosa. Passando del tempo….

 

 

Difesa – Che cosa è rimasto lì?

 

 

Pan – Adesso veniamo a dirlo subito….Dunque, un certo tempo dopo in casa di mia nonna trovai questa pistola, P 38…

 

 

G.I. – L’ha mai vista questa pistola? L’ha presa in mano? Saprebbe riconoscerla?

 

 

Pan – Sì, saprei riconoscerla. Comunque, guardi, non c’è bisogno che me la mostri perché c’era scritto P 38. Sì…di quel tipo là… Dunque, un giorno trovai Giovanni Ventura alla stazione ferroviaria di Padova (era un giorno che pioveva, che avevo preso un treno e poi ho cambiato), che mi chiese di quei famosi pacchi di libri di cui dovevo essermi già sbarazzato. Gli dissi che mi ero accorto che era rimasta una pistola…

 

 

G.I. – La P 38?

 

 

Pan – La P 38. Quella volta che fui chiamato da Freda, per quei libri di cui lui cercava, nel ’71, mi sembra; il Freda mi chiese di consegnare a lui quella pistola, P 38, che era rimasta lì e di non buttarla via….

 

 

G.I. – E lei gliela consegnò….

 

 

Pan – Ecco! Adesso c’era questo particolare. Già che è venuto fuori, è così.

 

 

Ventura – Sono stato io a dirti di portare a Freda quella pistola. Adesso tu confondi. Questo è successo certamente nei primi mesi del 1970.

 

 

Pan – 1971.

 

 

Ventura – 1970! E’ successo prima che Comacchio venisse a ritirarsi le armi.

 

 

P.M. – Nel maggio ’70.

 

 

Pan – Allora è stato lui che me l’aveva detto. Scusi un momento, era nel ’70. Per cui quando hanno trovato quell’altra pistola ad astine abbiamo parlato: “Come mai ce n’è una?”. E’ rimasta dimenticata….

 

 

G.I. – Quindi è chiaro che lei….Ad un certo punto portano via le armi e dimenticano due pistole e un silenziatore: esattamente la cal. 22 col silenziatore e la P 38. Lei non può accorgersi perché viveva là! Viveva a casa di sua nonna! Quindi questa scoperta, che hanno lasciato lì questa pistola…Ammettiamo pue per un istante che lei della cal. 22 non si sia accorto, però della P 38 se ne accorge. E’ un’arma da guerra! Per lei che aveva fatto di tutto per sbarazzarsi delle armi, è come se le armi le avesse tali e quali ancora lì, perché c’è anche la P 38. Quindi come è possibile quello, che come dice lei, se ne accorge dopo un anno, per restituirla nel 1971?

 

 

Pan – L’ho trovata nel ’71.

 

 

G.I. – E che? Era polverizzata! Era sparita questa cosa?

 

 

Pan – Era andata nel cassetto.

 

 

G.I. – Pan, mi lasci capire bene…..Come faceva la pistola ad andare nel cassetto da sola?

 

 

Pan – Cioè….Angelo Ventura, nella sua seconda venuta, mi portò questi due sacchetti e poi mi diede così della roba, diremo, sciolta che io misi nella cassetta. E ad un certo momento trovai sì questa, che consegnai a Freda, però l’altra non l’ho mai trovata. Perché, insomma, se lo avessi saputo, che fosse rimasta là, quando mio padre mi telefonò che era venuto il Comacchio, io avrei detto: vai a vedere in quella cassa se è rimasto qualcosa.

 

 

Ventura – Chi è venuto? Comacchio è venuto?

 

 

G.I. – Se io ben ricordo, ci fu un tentativo di travasare queste armi nella valigia….Dunque fu aperta questa cassa?

 

 

Pan – Sì.

 

 

G.I. – Come era, piena?

 

 

Pan – Sì.

 

 

G.I. – Però c’era anche un sacco da tennis…Pieno anche quello?

 

 

Pan – Sì.

 

 

G.I. – Poi c’era il sacchetto a strisce….

 

 

Pan – Sì.

 

 

G.I. - ….e poi c’erano involti sciolti….

 

 

Pan – Sì.

 

 

G.I. – Allora facendo delle sottrazioni, nella cassa ci sarebbero dovuti stare esclusivamente, visto che nella sacca che era piena, e noi abbiamo ricevuto per combinazione in restituzione i corpi di reati ieri….E nella sacca ci sono entrati tranquillamente tutti i libri, tutti i caricatori, tutte le pistole…nella cassa che cavolo c’è?

 

 

Ventura – Il problema è che c’era solo la cassa, dottore! Questo è il problema.

 

 

G.I. – Era in un sacchetto a strisce e le è stato portato in un momento successivo, mentre Comacchio dichiara invece che era nella cassa. Poi c’erano questi mitra che erano nella sacca. Quindi nella cassa che c’era ancora? Era vuota la cassa? Non ci stava niente? C’è solo il gagliardetto?

 

 

Ventura – E’ tutta una produzione comacchiesca!

 

 

G.I. – Di qua non si scappa. Se le armi sono quelle che sono state trovate…Cosa c’era insomma? In questa cassa cosa ci stavano, solo le cartucce?

 

 

Pan – Allora non me l’hanno portato.

 

 

G.I. – La cassa non gliel’hanno portata?

 

 

Pan – No, dico…Fatta questa sottrazione….Vuole che riprendiamo il discorso daccapo?

 

 

G.I. – Questa cassa era stata aperta dinnanzi a lei, che cosa c’era nella cassa? Poi, per combinazione, proprio questa mattina, siccome i mitra ci sono stati restituiti nella borsa da tennis che gli avevano dato per il trasporto. C’erano tutti i mitra e i caricatori, più le pistole.

 

 

Difesa – E le cartucce invece no?

 

 

Ventura – Un solo sacchetto.

 

 

G.I. – Lei deve dire la verità, Pan! Quante volte glielo devo ripetere?

 

 

Ventura – Posso dire io, scusi?

 

 

Pan – No! Perché se lei dovesse dire la verità, dovrebbe dire che li avete portati due volte.

 

 

Ventura – Tu hai detto, e questa è la verità, che in concomitanza al periodo in cui sei stato occupato a Castelfranco, io ti chiesi di conservare alcuni9, i famosi catenacci, e alcune armi….

 

 

G.I. – A proposito dei catenacci, forse è opportuno aprire una parentesi. Lei sa che dopo la strage di Piazza Fontana e dopo la denuncia di Lorenzon, la casa di Ventura fu perquisita. E furono trovati questi vecchi catenacci. Stavano a casa sua a Castelfranco. Si ricorda o no? I catenacci erano a casa sua.

 

 

Ventura – Non sbuffare! Levati il cappotto se hai caldo.

 

 

G.I. – Se lo tolga! Comincia a far caldo….

 

 

Ventura – Ora guarda che tu, questo l’hai detto in un verbale o in un memoriale che hai scritto a Treviso. Quindi in concomitanza al periodo in cui sei stato a Castelfranco, io ti chiesi di tenere questi catenacci. Poi quando si concordò la data di questo trasferimento, tu invece di vedere i catenacci, ti vedesti arrivare la cassa. Di questo ho il ricordo esatto perché l’hai detto anche in un confronto a Treviso.

Ora, effettivamente, le cose sono andate così: quando tu fosti occupato a Castelfranco, era grosso modo estate.autunno 1969. Ed era….

 

 

 

Pan – Sì. Pero….

 

 

Ventura – Lasciami finire. Dopo dirai quel che devi dire. Quindi questa richiesta fu formulata nel mezzo dell’estate ’69, perché io proprio in quel periodo avevo il problema di trasferire questa roba. Perché questa roba era in un box di appartamento e il box si doveva rendere disponibile perché l’appartamento era stato affittato. Quando questa cassa fu portata a Treviso in una specie di magazzino che era un appartamento vicino alla libreria, dove la cassa l’hanno vista parecchie persone. Comunque la cassa l’ha vista Guido Lorenzon. In questo appartamento, è stata lo spazio di pochi giorni.

Quindi da questo appartamento, approssimativamente nel settembre è stata portata a casa tua. Ora, in questa cassa c’erano le armi che sono state sequestrate. C’erano dei mitra, delle pistole, delle munizioni, contenuti prima in due cassette di legno o di latta e quindi trasferiti in sacchetti di tela bianca forniti da Comacchio.

 

 

G.I. – Quando, questo? Dopo che li aveva lui?

 

 

Ventura – No, all’epoca. Quindi è stata portata da te, dove è restata grosso modo un anno, non ’71, ma ’70.

 

 

Pan – Sì, ’70.

 

 

Ventura – Prima hai detto ’71.

 

 

Pan – No. La pistola è stata portata a Freda nel ’71.

 

 

Ventura – Quindi, a questo punto, questa cassa, non sacchetti, perché i sacchetti ve li siete sognati durante l’ultimo confronto. Prima dei sacchetti tu non ne hai parlato. Hai detto che c’erano involti di forma irregolare contenenti le pistole. Involti che non erano né stracci….

 

 

Pan – Tu dai la tua versione e io do la mia….

 

 

Ventura – Lasciami finire! Quindi, in questa cassa c’erano involti di forma irregolare che corrispondevano a queste pistole e c’erano quei mitra. Inoltre c’erano dei sacchetti che non erano né a strisce bianche né a strisce blu, ma che erano di tela bianca, i quali contenevano le cartucce cal. 9, mi pare. Per quanto riguarda la pistola consegnata a Freda, sai perfettamente che io quando ti consegnai le armi, non ti precisai se le armi erano mie, di Comacchio o di Freda. Io ti dissi soltanto: “Tieni questa cassa, è roba mia. Conservala e non parlarne con nessuno”. E’ vero?

 

 

Pan – Sì.

 

 

Ventura – Succede che in quella cassa ci sono…Perché? Perché nel 64-65, Freda mi consegnò due pistole. Una me la richiese immediatamente. Di una non mi ricordavo più, al punto che fu lui a richiedermela e in una occasione specifica: era il periodo, probabilmente la primavera del 1970, dico probabilmente, ma possiamo verificare, in cui tu mi scrivevi quei famosi biglietti, in cui mi dicevi: “Non posso più tenere quella roba perché mia nonna…”.

 

 

Pan – Era nel ’70?

 

 

Ventura – Ad un certo momento devi pensarci tu. Io so quel che dico perché ci sono i biglietti con le date. Ti ricordi i biglietti?

 

 

Pan – Certo. Mi ricordo un biglietto ma non so…Evidentemente so che ho detto a voce e anche per iscritto: “Venga a ritirare la roba sua”. Veramente ho fatto pressione in modo deciso.

 

 

Ventura – Non in modo deciso. Tua nonna tornava e….

 

 

Pan – Ma che mia nonna e mia nonna! Non so se ho detto questa cosa….Appunto perché era pericoloso….

 

 

Ventura – 1970. Quando tu mi scrivevi questi biglietti e me li lasciavi a casa perché non mi trovavi mai. Telefonate non credo che tu ne abbia fatte. Scrivevi biglietti; ed erano biglietti piccolini, così, in cui mi dievi: “Caro Giovanni….”.

 

 

Pan – Tutta questa letteratura!

 

 

Ventura – Sono fatti. Non è letteratura. Mi lasci finire o no? Vengo a riprendere la cassa perché l’abitazione è necessaria…Forse poi tu non la volevi più…

 

 

Pan – E con questo?

 

 

Ventura – Ora succede che in quel periodo, prima che le armi vengano portate via dal Comacchio, incontro Freda un giorno, che mi dice: “Ho visto Pan, il quale mi ha detto che mi tiene qualcosa di tuo – dice – Ma cos’è che tiene? – Dico – Tiene vecchie cose che avevo io. Vecchi catenacci. Tiene anche la tua pistola (quella delle due che era sopravvissuta perché la prima era stata restituita) – a questo punto mi dice – Va bene. Allora quella pistola me la restituisci, anzi me la mandi. – Allora io dico – Sì,sì. E’ meglio che tu te la riprenda”.

Quindi nel momento in cui viene fatto il trasferimento o prima, perché credo che questa individuazione della pistola devo averla fatta io, passando una sera, o un pomeriggio, da Rossano….

 

 

 

Pan – Inventato questo particolare!

 

 

Ventura – Come inventato? E che non sia inventato lo dimostreremo più avanti. Quindi ti ho indicato l’arma che adesso….questo involto, e tu hai portato a Freda. E di questa consegna sarebbe evidente conferma molto più tardi, perché proprio io non me ne ricordai più, in carcere a Treviso. Mi disse che nell’estate del ’70 quando si verificò questo discorso, di questa rievocazione della consegna di due pistole, del fatto che tu gli avevi parlato di tenere qualcosa per me, in quell’occasione, poco dopo, tu gliel’avevi p’ortata.

Ora, la ricostruzione che ho dato io, mi sembra che sia coerente. Non vedo come sia possibile che siano state portate in due tempi. Soprattutto prchè c’è di mezzo questa famosa pistola e silenziatore che è stata consegnata a mio fratello nel maggio del ’69. Soprattutto non vedo come tu possa avere portato di tua iniziativa, senza che io te la indicassi, la pistola del Freda, in quanto io non ti avevo detto che queste armi erano di Freda né che erano di Comacchio, perché ti ho detto semplicemente che erano mie.

E poi, eventualmente, se tu avessi potuto dedurre che quelle pistole erano di Freda, dovevi portare due pistole a Freda, perché due ne erano rimaste non una.

 

 

 

Pan – Una l’ho tenuta per ricordo.

 

 

Ventura – Se l’hai tenuta per ricordo….Non si spiega altrimenti. Non è verosimile che dica: “E’ finita in un cassetto”.

 

 

G.I. – Allora Pan? La parola è a lei adesso. Ci dica come sono andate le cose.

 

 

Pan – Per quanto questa versione che dò possa sembrare illogica, e quindi possa anche urtare il fatto che io insista su questa versione…..Io ho ricevuto le armi in due volte; la prima volta era nell’inverno del ’68, potrebbe essere nel gennaio del ’69, al limite. Ma era senz’altro nell’inverno del ’68, in occasione della visita del sig. Di Roberto, che viene in quel periodo….

 

 

Ventura – La visita del sig. Di Roberto è stata nel ’70. Perché tu ti sei occupato dello studio bibliografico di Treviso nell’inverno del ’70 quando avevi già cominciato a lavorare, anzi avevi esaurito questo periodo.

 

 

Pan – Io a Treviso non ho mai lavorato.

 

 

Ventura – Ma tu iniziasti ad occuparti del servizio bibliografico librario, il quale è stato costituito….

 

 

Pan – Io non mi sono mai occupato….

 

 

Ventura – Tu hai detto: “Le armi mi sono state consegnate quando mi fu presentato il Di Roberto”.

 

 

Pan – Sì.

 

 

Ventura – Su questo sei sicuro?

 

 

Pan – Quando andammo insieme a casa del sig. Di Roberto.

 

 

Ventura – Dove?

 

 

Pan – Alla Taur House…..Quel grattacielo che aveva….

 

 

Ventura – Quindi le armi sono state consegnate in coincidenza, grosso modo, in quel periodo. C’è la differenza, grosso modo, di un mese, due mesi. Sei sicuro di questo?

 

 

Pan – Esattamente.

 

 

Ventura – Benissimo. Ora, siccome la presentazione del Pan al Di Roberto avvenne in coincidenza con la costituzione di questo servizio bibliografico librario che doveva essere un’agenzia bibliografica e quindi c’era tutta una serie di ipotesi…..Il servizio bibliografico librario è stato costituito nell’estate del ’69. C’è l’atto di costituzione, non solo, ma anche ammettendo che sia stato costituito prima, questa ipotesi avvenuta con Di Roberto e quindi la presentazione di lui al Di Roberto, è certamente dell’estate del ’69 o comunque successiva. Si va verso l’autunno.

 

 

Pan – Che debba essere stato prima lo giustifica il fatto che Freda sapesse del lavoro che io dovevo fare con Di Roberto. Quando io ho conosciuto Freda il primo giorno, la prima volta…..

 

 

 

Ventura – Di questo poi parleremo.

 

 

Pan – Perché appunto Freda sapeva del lavoro che io dovevo avere dal Di Roberto. E poi disse che il Di Roberto aveva preferito prendere una signorina, una maestra, e lavorare con lei. E d’altra parte lo stesso Freda mi avrebbe fatto tradurre “Bagatelle per un massacro”.

 

 

Ventura – E’ possibile che Freda sapesse di questo fatto.

 

 

Pan – E’ certissimo.

 

 

Ventura – Ora, quindi, c’è questa opportunità di verificare l’epoca esatta in cui io presentai al Di Roberto il Pan. Per me l’epoca è l’estate-autunno del ’69. E quindi coincide col trasporto, perché si verificò nel settembre che le armi da via Manin a Treviso alla casa di Pan.

Per essere ancora più precisi, dico questo nel caso che si presenta il Di Roberto, la presentazione del Pan avvenne perché si rendeva necessario un redattore di schede bibliografiche, per materia, i cui originali furono materialmente elaborati dal Di Roberto, cioè le voci. Quindi credo che adesso abbiamo…..

 

 

G.I. - ….un punto di riferimento preciso.

 

 

Ventura – E quindi ricostruiremo esattamente.

 

 

Pan – Molto meglio avere questo punto di riferimento perché io mi ricordo un particolare….Si ricorda quel giorno che lei mi presentò al Di Roberto? Era venuto a prendermi a casa e io non c’ero…..

 

 

Ventura – Non ricordo neanche di essere andato a casa del Di Roberto con te. Siamo andati al suo ufficio alla Provincia.

 

 

Pan – E non c’era. E siamo andati a casa, alla Taur House.

 

 

Ventura – Questo grattacielo?

 

 

Pan – Sì, questo grattacielo. Perché mi rimase impressa questa scritta.

 

 

Ventura – A Treviso in Via Pisa, 15.

 

 

Pan – Il Di Roberto io l’ho conosciuto esattamente nell’inverno del ’68. Tutt’al più andando nel ’69. Quel periodo.

 

 

Ventura – Prima di venire a lavorare a Castelfranco?

 

 

Pan – Molto prima. Quando appunto avrei dovuto fare quest’altro lavoro.

 

 

P.M. – Insieme a lui?

 

 

Pan – Insieme a lui andammo a casa sua. Ha una casa bianca, il salottino tutto bianco, la carrozzella….

 

 

Ventura – E’ nero adesso.

 

 

G.I. – Ma perché non vuol dire che c’era in questa cassa?

 

 

Pan – C’erano armi.

 

 

G.I. – Possibile che lei non abbia mai aperto questa cassa? Ammesso che era nel ’68….Ma quando lei ha cominciato a sentire parlare di attentati; quando Freda le ha detto che la sua borsa era servita egregiamente per l’attentato alla Fiera, all’Ufficio Cambi……

 

 

Ventura – Una borsa per fare l’attentato?

 

 

Pan – Perché lei non lo sapeva?

 

 

Ventura – Ti ho chiesto io la borsa?

 

 

Pan – No. Per carità!

 

 

Ventura – Ma non ti vedo neanche in quel periodo io. Eri a Padova tu in quel periodo?

 

 

Pan – Ero a Padova.

 

 

Ventura – Che periodo era esattamente?

 

 

Pan – Marzo-aprile ’69.

 

 

Ventura – Solo due mesi?

 

 

Pan – Solo due mesi. Non potei rimanere di più.

 

 

Ventura – E Freda cosa ti disse sugli attentati del 25 aprile?

 

 

G.I. – Che la sua borsa era servita egregiamente.

 

 

Pan – Anzi che ne procurassi 500-600 di quelle borse là.

 

 

Ventura – Quindi cosa c’era in questa cassa?

 

 

G.I. – Dopo che Freda le disse: “E’ servita egregiamente. Ha fatto un bel botto, ecc.” Non le viene la curiosità di scoperchiare per vedere cosa c’era dentro?

 

 

Pan – Ho effettivamente sollevato il coperchio della cassa…c’erano delle pistole Beretta avvolte in biancheria e ‘cerano anche due cosette rosse che probabilmente erano bombe a mano. Io non l’ho toccata più. Quindi c’erano effettivamente armi.

 

 

P.M. – In che periodo?

 

 

Pan – probabilmente verso l’estate.

 

 

G.I. - Verso l’estate del ’69….Ha aperto e ha visto che c’erano le pistole Beretta…Quante?

 

 

Pan – Due o tre ne avevo viste in superficie.

 

 

G.I. – E sotto cosa c’era?

 

 

Pan – Queste due cose…Queste due bombette rosse.

 

 

G.I. – E poi?

 

 

Pan – E poi non ho visto. Adesso, guardi, è inutile insistere che io abbia visto altre cose perché non ho guardato.

 

 

G.I. – Mitra?

 

 

Pan – No. Mitra non ne ho visto.

 

 

G.I. – E che c’era? Cioè due pistole Beretta, due bombette a mano….Quindi queste due bombette e queste due pistole…Non era necessario portare una cassa enorme, e portare due pistole e due bombette a mano. Se le mettevano in tasca e le portavano.

 

 

Pan – Appunto. Per portarla ci volevano due persone. Uno da solo non ce la faceva….

 

 

G.I. – Quanto pesa una Beretta? 500 grammi.

 

 

Ventura – Ma le bombette a mano le hai messe tu dentro la cassa?

 

 

Pan – perché lei non le aveva?

 

 

G.I. – Lasci perdere! Stia attento Ruggero Pan! Le bombe a mano….Il Pan non ha fatto il fante, ha fatto l’ufficiale se non sbaglio.

 

 

Pan – Poi ho fatto il fante.

 

 

G.I. – Comunque aveva cominciato a fare l’ufficiale; avrà visto queste bombe a mano….Quindi c’erano due bombette che sono grosso modo come due pacchetti di sigarette e due pistole….

 

 

Pan – Ho capito cosa vuol dire….C’era anche una gran massa di altra roba, evidentemente.

 

 

G.I. – Che massa di altra roba?

 

 

Pan – Io non glielo so dire.

 

 

G.I. – Che cosa era? Erano sacchi?

 

 

Pan – Perché lui non lo dice?

 

 

Ventura – L’ho già detto io. Qui c’è un testimone che queste armi le ha viste. E che quindi le ha descritte queste armi.

 

 

G.I. – Che cosa c’era Pan? Lei non deve dire le cose errate! Deve pensare che il G.I. e il P.M. ad un certo punto possono perdere anche la pazienza! Lei non deve dire le cose errate! Finalmente ha detto che ha aperto questo coperchio della cassa, che era una cosa così logica che lei l’aprisse che……

 

 

Pan – Si vede che lei ragiona per logica e giustamente….

 

 

Difesa – Potrebbe anche essere un argomento anche equivoco nel senso che può essere stato talmente terrorizzato di quel che era accaduto da non voler vedere quello che c’era dentro. Adesso ha detto che ha aperto e ha descritto quello che ha visto in superficie… Vuole chiedere se ha tirato fuori e visto anche quello che c’era sotto oppure si è limitato di richiudere?

Risentendo l’ultima registrazione a proposito delle armi; una volta sollevato il coperchio ho visto che c’erano le pistole e questi affari rossi, che ritengo fossero bombe.

E non dice se c’era altra roba sotto. Però dice realmente che ci fosse altra roba sotto in quanto era una cassa pesante perché l’avevano portata in due. Allora io rifacendomi a questa che è una questione che non è chiara, che non soddisfa nessuno, chiedo al Pan e lo chiedo in presenza loro anche se non chiedo di appartarmi con lui.

 

 

G.I. – Non sarebbe stato concesso.

 

 

Difesa – Non sarebbe stato concesso ma avrei potuto chiederlo. Io ricordo al Pan questo, un momento prima di entrare in questa stanza il Pan mi ha chiesto: “Se mi fosse stata fatta una domanda (che poi praticamente non ho capito di che genere fosse e che cosa riguardasse) come avrei dovuto rispondere? – Io gli ho detto – Tu dici tutta la verità”.

 

 

G.I. – Aggiungo una cosa: questo confronto non sarebbe stato fatto, ed è bene che questo si sappia, perché alla fine dei conti la faccenda delle armi è una faccenda marginale. Ad un certo punto se non si chiarisce….Il confronto tra Pan e Ventura era già stato fatto…Se nel quadro di una serie di ammissioni che ha fatto, ammissioni che perlomeno negli attentati dell’agosto sono confessioni per lui: di avere partecipato, in una certa eccezione, ad una serie di attentati, a cominciare da quello di Torino nel maggio, il 24 luglio a Milano, quelli dell’agosto…Quindi l’atteggiamento di Ventura si è modificato.

 

 

P.M. – Chiarificato.

 

 

G.I. – E badi bene che gli attentati cui ha ammesso di avere partecipato, sono stati descritti da lui, facevano parte….Sono stati archiviati: sentenze contro ignoti. Messe in un archivio dove nessuno arriva a vedere. Appunto perché non erano scoppiati gli ordigni nessuno aveva dato peso. Neanche sulla stampa. Ventura è stato in condizioni di fare una descrizione così precisa che poteva fare solo chi avesse partecipato.

 

 

Ventura – E gratuita.

 

 

G.I. – Quindi, ad un certo punto, siamo arrivati ad una svolta del processo in cui determinate cose devono essere chiarite. E ognuno deve assumersi le proprie responsabilità e dire come sono andate le cose. Quindi anche lei, Pan, deve dire come sono andate effettivamente le cose. Sulla faccenda delle armi, è una faccenda marginale, ci sono da mettere a punto determinate cose. Ma lei ce le deve mettere a punto se no io devo pensare male di lei.

 

 

Ventura – A questo punto allora, dottore, è il caso di accogliere il suggerimento del P.M. il quale dice che è meglio ricominciare dall’inizio. E vediamo se ricominciando dall’inizio si riesce a ricostruire. Siccome io ho già anticipato una ricostruzione esatta dei rapporti pervenuti tra me e Pan, tra me e Ventura….Il fatto che lui insiste “nel ‘68” non ha nessun senso, perché adesso qui accerteremo che è nel ’69.

Non solo, ma il fatto che lui dica: “Non ho visto”, non ha senso. E poi che adesso tira fuori le bombe a mano perché glielo ha detto Comacchio che c’erano le bombe a mano, quando lui sa che non c’erano. Perché non le ha mai viste. Perché non ci sono mai state.

 

 

Difesa – Due affari rossi, veramente.

 

 

Ventura – Ma non si fanno, avvocato! Adesso vediamo di ricostruire quali sono stati veramente i nostri rapporti. Io ho già praticamente anticipato che le cose sono andate grosso modo in questo modo: noi ci siamo conosciuti forse nel 1966…Tu quando facevi il liceo?

 

 

Pan – 1966.

 

 

Ventura – Probabilmente l’epoca è coincisa con quei foglietti “Reazione”, mi pare.

 

 

Pan – Infatti. Tu distribuivi con i libri…..

 

 

Ventura – Lascia parlare me se no facciamo intralci. Quindi tu sei venuto da me forse, presumo, sulla scorta di questi foglietti, di questa rivistina, certamente attratto non dalla valenza più negativa e problematica di quella rivista, ma attratto da altre valenze, presumo. Cioè dal……

 

 

G.I. –Cerchiamo di ridurre. Non divaghiamo. Se no facciamo mezzanotte.

 

 

P.M. – Infatti!

 

 

Ventura – Quindi tu ti sei accostato….mi hai chiesto alcune indicazioni di libri. Quindi questi rapporti continuarono forse fino alla fine del 1968. Fino a questo termine, mi pare….

 

 

Pan – Sì.

 

 

Ventura – In questo quadro io credo di averti indicato, di averti anche dato alcune indicazioni di carattere bibliografico. E poi quando tu iniziasti l’Università, prendesti contatti con Freda e i suoi amici a Padova. E’ successo nell’Università….

 

 

Pan – Non nell’Università.

 

 

G.I. – Nella libreria.

 

 

Pan – Nella libreria Ezzelino no. Lei mi aveva indicato un incarico ben diverso da come si poteva aspettare perché era arrivato il momento del mascheramento di Mao e compagnia bella. Poiché trovato Freda….

 

 

Ventura – Mascheramento che c’era Mao Tze Tung. E sulla scrivania che c’era?

 

 

Pan – Non c’era più, non esisteva neppure.

 

 

Ventura – Non sarà stato in vetrina ma negli scaffali.

 

 

Pan – Poi ho conosciuto Freda nel suo studio. Anzi nello studio comune perché c’era scritto “Giovanni Ventura & Franco Freda”.

 

 

Ventura – In che anno questo?

 

 

Pan – All’inizio del ’69.

 

 

Ventura – C’era la scritta…? E’ precedente. Tu confondi, perché la targhetta non c’era più nel 1968.

 

 

Pan – Nel ’68 non andavo a Padova. Allora, nel ’69 stesso, lei mi chiese di tenere queste armi. Che non erano pericolose…una cosa da nulla.

 

 

Ventura – Nel ’69?

 

 

Pan – Nel 1968.

 

 

Ventura – Allora la targhetta era nel ’68 come dicevo io, forse prima.

 

 

Pan – La targhetta era nel periodo, circa, in cui ho conosciuto Freda, all’inizio del ’69.

 

 

Ventura – E in questo periodo ti ho chiesto di tenere le armi?

 

 

Pan – No.

 

 

Ventura – Tu un momento fa….Non possiamo rimbalzare continuamente!

 

 

Pan – Io ho ricevuto queste armi nel ’68. Era senz’altro d’inverno. Che sia illogico, perché sia più comodo per non so chi o anche per me stesso….

 

 

Ventura – Per me va bene ’69. Io non ricordo. Solo che c’è un obiettivo….Quella cassa era a Treviso nel settembre del ’69. Quindi non poteva essere da te nel settembre del ’69.

 

 

Pan – Nel ’69 era esattamente da mia nonna.

 

 

Ventura – E’ stata vista a Treviso….Va bene! Comunque lasciamo perdere una momento la faccenda delle armi…

 

 

G.I. – E all’inizio del ’69 lei conosce Freda perché va nella libreria Ezzelino, dove l’aveva indirizzata lei?

 

 

Pan – Sì.

 

 

G.I. – Si accorge che invece dei libri di storia ci sono dei libri…..

 

 

Ventura – Io credo che lui abbia conosciuto Freda prima, all’Università.

 

 

Pan – Quando prima?

 

 

Ventura – Tu hai cominciato l’Università nel ’68….

 

 

Pan – Nel novembre del ’68.

 

 

G.I. – Quindi è chiaro che il riferimento è alla fine del ’68, inizio ’69, che lei ha conosciuto Freda.

 

 

Pan – Era passato un po’ di tempo che io ero già là prima di conoscere Freda.

 

 

G.I. – Gennaio-Febbraio?

 

 

Pan – Febbraio.

 

 

G.I. – Conosce Freda nella libreria….

 

 

Ventura – Scusi, com’è che tu conosci Freda nel febbraio ’69 in libreria, e al Conte Bianchi nel marzo del ’69?

 

 

Pan – C’è una mia domanda ancora del ’68 settembre per entrare al Conte Bianchi…..Questi che mi hanno fatto entrare al Conte Bianchi…non ho potuto entrare prima perché c’erano più raccomandati di me. Poi hanno cambiato il personale….Senza l’intervento tanto chiacchierato di Freda….

 

 

Ventura – Ho chiesto com’è successo….

 

 

Pan – E’ successo in questo modo.

 

 

Ventura – Tu hai nei miei confronti del malanimo ingiustificato caro Pan!

 

 

G.I. – Andiamo avanti! Quindi nel febbraio ’69 lei conosce Freda…..

 

 

Pan – Successivamente Freda mi fa questi discorsi di cui ho già parlato.

 

 

Ventura – E tu come reagisci con Freda?

 

 

Pan – Con Freda veramente è una reazione di terrore. Mi ha veramente spaventato….Infatti quando ti ho incontrato, ne abbiamo parlato successivamente.

 

 

Ventura – Questa tua prima reazione è stata di terrore….

 

 

Pan – E lei se ne è approfittato quando mi ha portato la seconda cassa delle rmi.

 

 

Ventura – Com’è che mi sono approfittato del terrore? Mi sono approfittato e quindi ti terrorizzavo di più con un’altra cassa? Comè che ti ho terrorizzato?

 

 

Pan – Con una faccenda Lorenzon-Ventura, circa la primavera del ’70….

 

 

G.I. – Siamo ancora nella primavera del ’69. Andiamo con ordine.

 

 

Pan – Trovai il Ventura e fra noi intercorsero dei discorsi. Lei sapeva benissimo del discorso che Freda mi aveva fatto….

 

 

Ventura – Io sapevo benissimo che Freda ti aveva indirizzato da me…Tu mi hai messo al corrente di tutti i discorsi che ti faceva Freda. La mia reazione è stata una reazione abbastanza neutrale, nel senso che io ti ho detto: Sì, sì….   Infatti io sapevo. Mica non sapessi. Sapevo perfettamente, al punto che quando si arrivò successivamente a fare il discorso sugli attentati ai treni, e tu in quel periodo eri a Castelfranco…..Discorso che tu ricorderai. Non è che si facevano tutti i giorni.

Discorsi tra noi se ne sono fatti due o tre al massimo. I miei rapporti con te erano relativi e circoscritti all’ambito del lavoro, diciamo così…In fatti quando io ti feci il discorso sugli attentati ai treni, ripresi anche il discorso che ti aveva fatto precedentemente Freda e ne detti una valutazione complessivamente negativa. Ti dissi che io non condividevo queste forme né….

 

 

 

G.I. – E’ vero questo?

 

 

Ventura – Né credo che tu possa dire che ti ho mai spinto nella direzione dei discorsi di Freda. Eventualmente c’era un atteggiamento resistente. Non ti ho mai detto: “Sì. Aderisci a questi discorsi”.

I nostri rapporti erano limitati a quel che si faceva e per me tu mi interessavi per quel che si faceva. Mi sembra che così sia perfettamente ricostruito?

 

 

G.I. – E’ vero?

 

 

Pan – C’è del vero….Però riguardo gli attentati sui treni, Ventura se ne attribuì in presenza mia la responsabilità.

 

 

Ventura – No, fra di noi. Io ti dissi che ero al corrente di come erano stati organizzati. Ti dissi che sapevo come erano stati organizzati; che sapevo chi li aveva organizzati, come e quando, e che lo sapevo in precedenza.

 

 

Pan – A me non disse di conoscere chi li aveva organizzati….

 

 

G.I. – Che cosa disse?

 

 

Pan – Disse che gli attentati li avevano fatti loro….

 

 

G.I. – Loro, chi?

 

 

Pan – “Noi” intendendo evidentemente lui e Freda. Almeno così ho capito.

 

 

Ventura – Hai capito male perché il discorso non è stato così….

 

 

Pan – Lui ci si metteva dentro. E poi ritornò sul discorso anche in seguito, una volta che stavamo andando a Treviso. Parlò appunto degli attentati sui treni, e disse che c’erano rimasti degli ordigni inesplosi per cui qualche poliziotto furbastro ci aveva messo il naso e avevano saputo come era fatto. In futuro per evitare questo avrebbe usato delle cassette anziché in legno, in ferro, in metallo. E sarebbe scappato anche il morto. E questo a lui, non è che fosse un sanguinario e piacesse questo fatto….

 

 

Ventura – Questo discorso non è mai stato fatto! Precisa meglio il tuo discorso.

 

 

Pan – Stavamo entrando in Treviso. Era il 5 settembre. Appunto si tornò su questo discorso e mi disse queste cose. Per esempio, la faccenda delle scatolette di ferro, mi disse se io ne avevo….

 

 

Ventura – Non solo non ricordo, ma questo discorso non te l’ho mai fatto. Infatti io glielo precisai anche a Stiz perché queste cose me le ha anche dette, e tu le hai dette diversamente da quelle che stai riproducendo ora. Disse, di non condividere le forme di lotta perché qualcuno doveva pur muoversi per bloccare la situazione….Questo in riferimento agli attentati sui treni.

 

 

Pan – Perché lui non condivideva il fatto che ci dovesse essere…Perché io ho fatto il discorso: “Ma cosa fa? Ci dovessero rimettere degli altri, della gente…”.

 

 

Ventura – Perché tu non precisi questa questione? Tu viene da me e mi dici: “Freda mi ha fatto questi discorsi…”. Ai quali io do un apprezzamento negativo. Infatti tu in altra parte dici: Giovanni Ventura si comportò con me come un padre….Dissi a Giovanni Ventura che Freda mi minacciava e mi istigava a compiere atti di sovversione politica violenta….. Ora, non ha senso che se io sono sulle posizioni di Freda, tu venga a raccontarmi che Freda ti minacciava. Tu ti apri….

 

 

Pan – Siccome il sodalizio Freda-Ventura per me era un dato di fatto indiscutibile….

 

 

Ventura – Perché Freda ti mandò a Castelfranco sapendo benissimo che tu eri l’uomo da utilizzare per operazioni di terrorismo. Tu mi sei stato posto accanto perché dopo il dottrina mento padovano di Freda, io siccome ero l’individuo che non aveva seguito e che non aveva uomini, tu dovevi essere il primo uomo.

 

 

Pan – Tu mi hai indirizzato!

 

 

Ventura – Io non ti ho indirizzato, io ti ho dato indicazione di libri. Sei andato per conto tuo da Freda! Quindi, tu ritorni da me e dici: “Ho avuto questi discorsi…”…Evidentemente attendendoti che io recepissi o dessi una valutazione negativa di questi discorsi.

In linea di fatto, e tu lo sai perfettamente, non solo non c’è stato un apprezzamento positivo, ma per quanto ti riguarda, io ho fatto tutto perché tu con questa situazione: bombe, rapporti con Freda, ecc., ne uscissi e ne fossi tenuto lontano. E’ vero o no?

 

 

Pan – Questo è vero. Cioè nel confronto Freda-Ventura io trovavo in Ventura quello che in un certo senso era una protezione…..

 

 

Ventura – Adesso lasciami concludere, Ruggero! Questo significa, perché ad un certo momento se stiamo ricostruendo dei fatti o dei rapporti che hanno quattro anni dobbiamo badare a queste conseguenze e fare uso della logica….Questo significa che quando ti dicevo che non condividevo quelle forme di lotta e di sovversione politica violenta, ti dicevo non solo il fatto che tu mi fossi stato posto accanto da parte di Freda per costituire una cellula, e tu sai perfettamente che era così.

Non solo da parte mia non c’era nessuna disponibilità in questa direzione….Infatti io da parte mia non ti ho mai chiesto in nessuna forma e in nessuna misura di renderti disponibile o di fare qualcosa in questa direzione. Questo non ti è mai stato chiesto! E’ vero?

 

 

Pan – Posto che io fossi stato mandato da Freda per spiare lui o condurlo alla perdizione, perché lui avrebbe dovuto tenermi in casa e non licenziarmi subito?

 

 

Ventura – Perché il nostro rapporto era limitato a quel che tu facevi. Infatti quando arrivano i libretti rossi a Castelfranco Veneto, e arrivano da Brescia, stampati da una tipografia che io non conosco, non sei tu, caro Pan, a decidere che le buste non vengano redatte a Castelfranco Veneto, sono io a decidere. Non sei tu, con una scusa, a dire: “Le buste non le scrivo”. Sono io a decidere che le buste in casa mia non si scrivono.

 

 

Pan – In quanto al libretto rosso, il Ventura mi avrebbe mostrato prima in bozza….Quando poi sono arrivati io li ho visti perché Angelo neha tirato fuori alcuni. E poi mi hanno chiesto se potevo andare a Padova o a Verona a spedirli ed io non ci sono andato. Non volevo….

 

 

Ventura – Stai attento, Ruggero! Il problema era di scrivere le buste a Castelfranco Veneto. Freda manda da me, manda da me il libretto rosso senza che io sappia niente, non del libretto rosso, delle modalità con cui il libretto rosso viene fatto e viene spedito. Le manda da me perché dice: “A Castelfranco c’è il mio uomo…”.

E sei tu! E quindi a Castelfranco si fanno le buste. A quel punto le due scatole spariscono….Non perché tu ti rifiuti di fare le buste, perché tu non avevi nessuna autonomia, nessuna autorità per decidere che le buste non le facevi tu….Eri là per lavorare. Se io ti dicevo: fai queste buste invece di spedire pacchi….Tu facevi le buste. E’ chiuso il discorso. Non sei stato tu…Sono stato io a deciderlo. E i libretti in effetti spariscono, non perché tu dici: “Le buste non le voglio fare…..”-

I due scatoloni spariscono, e li porto io con la mia automobile, perché decido che in quella operazione né tu né io dobbiamo entrare.

 

 

G.I. – Chi li scrisse poi?

 

 

Ventura – Io l’ho già detto al Giudice di Trieste quali erano i personaggi che potevano essere…..Sono anni, sono mesi che si fanno le perizie grafiche sulla mia…..Io le buste non le ho mai scritte nel ’66 né dopo, anche se c’è una perizia del ’66 negativa.

Quindi la spia in casa, in questo senso, la spia in casa c’era perché Freda aveva i motivi per considerarne, non io. Quindi la spia in casa ci resta in questo senso, perché, anche se spia, non c’è nessun problema.

Però, in fondo, il mio atteggiamento di resistenza e di contrapposizione, Freda lo conosceva. Quanto la questione relativa agli attentati ai treni, io ripeto, ti dissi, e fu uno dei pochissimi discorsi fra me e te in questa materia, che ero a conoscenza di coloro che li avevano organizzati, che lo sapevo prima.

Che ne conoscevo in parte le modalità tecniche, per l’episodio che lei conosce…E ti dissi chiaramente, forse un anno fa ricordavi meglio, che non condividevo questa forma di lotta. Non escludo di averti detto in quel contesto, che se c’era spia in casa, bisogna che la spia sappia, tuttavia in termini alternativi, che d’altra parte bisogna pure fare qualcosa. Senza con questo avere mentito oppure negato che io con questo tipo di operazione non ero assolutamente d’accordo.

La storia della cassetta di ferro, ecc…….Questa è un’invenzione. Prima dici che te l’ho detto in libreria, e in libreria è impossibile che te lo abbia detto perché c’erano state dieci orecchie in libreria…Adesso dici che te l’ho detto in macchina….In effetti questo discorso non te l’ho mai fatto.

 

 

 

G.I. – E' stato fatto o no?

 

 

Pan – E’ stato ed è stato rifatto!

 

 

Ventura – Ruggero, il problema è che tu non vuoi dire quali sono i tuoi reali rapporti con Freda. Non vuoi dirlo relativamente alle armi e non vuoi dirlo relativamente a questi episodi. Questo discorso se ti è stato fatto, ti è stato fatto da Freda! E la tua reticenza sulla questione delle armi è una reticenza che a questo punto, visto che tu prendi questo atteggiamento, diventa assolutamente sospetta anche per me.

Quindi il tuo personaggio è completamente da rivedere! Perché questi sono stati i nostri rapporti! Se tu hai difficoltà ad ammettere questi rapporti, non riesco a dare altra spiegazione. Ci devono essere altri episodi che io ignoro e che tu non vuoi dire. Non si possono dare sette versioni sulle armi nell’arco di un anno e venire qua a dire, adesso, “la cassa l’ho aperta……”.

Se questi discorsi ti sono stati fatti da Freda….

 

 

Pan – Da questo pulpito non facciamo la predica!

 

 

G.I. – Dia lei la sua brava versione adesso!

 

 

Pan – Sulle armi?

 

 

Ventura – Su tutto.

 

 

G.I. – E’ solo un fatto marginale….

 

 

Ventura – Mica tanto!

 

 

Pan – Io ho ricevuto le armi in due versioni successivamente. Per quanto illogico possa sembrare, è stata la prima volta nel dicembre ’68, una cassa di armi datami da Ventura Angelo; la seconda volta, circa gennaio ’70, due sacchetti sportivi e qualcos’altro di sciolto. Sono venuti a riprendersi le armi….

 

 

Ventura – Fra gli sportivi il sacco da tennis non c’era.

 

 

Pan – Il sacco da tennis e la borsa da spalla….

 

 

Ventura – Uno o due sacchetti sportivi?

 

 

Pan – Il sacco da tennis e la borsa da spalla!

 

 

Ventura – Hai detto due sacchetti un momento fa.

 

 

G.I. – Lei questa volta non ha guardato il contenuto di questi sacchetti? La cassa l’ha aperta…i sacchetti no?

 

 

Pan – No. E’ illogico che non li abbia aperti…..

 

 

G.I. – Pan, mi dica una cosa….Lei con tutti questi discorsi illogici non volesse nascondere qualcosa? Non volesse nascondere per caso che l’esplosivo ne ha avuto prima del 12 dicembre ’69? Mi guardi bene! Non volesse nascondere per caso che lei ha fatto il furiere?

 

 

Pan – Il furiere…! Cos’è?

 

 

G.I. – Quello che in gergo militare si chiama il “furiere”….E allora si spiegherebbero tutte queste versioni che dà! Che non aveva il coraggio di andare a mettere le bombe, ma il depositario sì. Il furiere! Il magazziniere! Ha fatto questo? Perché solo così, a questo punto, si spiegano tutte queste sue versioni contraddittorie! Non so a quanto siamo arrivati!

Lei che parte ha avuto in questa vicenda? Freda lo ha strapazzato…! Lei non aveva il coraggio! E questo è chiaro che lei non ha il coraggio. Che lei non abbia il coraggio si vede anche dalle numerose versioni che dà, che forse sono dettate solo dalla paura! E quindi lei la funzione di attentatore non la può svolgere perché non il coraggio di svolgere questa funzione.

Forse, però, può svolgere una funzione diversa in questa organizzazione! E siccome la svolge, e la svolge in un determinato modo, lei a un certo punto è costretto a dare cinquanta versioni sulla detenzione di questo esplosivo!

Quindi si decida a dire la verità una buona volta o no? Lei deve dire la verità a questo punto! Lei deve dire la verità e basta!

Perché è chiaro e preciso che lei ha avuto il coraggio di frequentare Freda e Ventura! Che funzione ha avuto allora?

Visto che è stato utilizzato in qualche modo…Come è stato utilizzato lei?

Visto che non aveva il coraggio di sottrarsi a questi perché ne aveva paura e ha cercato protezione in Ventura!

Per non andare a mettere le bombe ha cercato protezione! Perché era quella la sua paura. Però non ha paura di fare il depositario perché è meno rischioso! Perché non c’è da fare niente! Soltanto tenere qualcosa.

Ma che altro ha fatto e che cosa ha fatto effettivamente? Come avveniva questo deposito? Chi portava e chi prelevava? Questa è la verità!

Perché a questo punto qua io ne sono veramente convinto. Perché lei aveva paura di andare a mettere le bombe! E aveva paura anche di uscire dall’organizzazione perché ne aveva il terrore fisico! E aveva una sola via di mezzo….ha fatto il depositario….E alllora ci deve dire come l’ha fatto!

 

 

 

Pan – Mi permetto di dirle che lei non…In che senso intende depositario?

 

 

G.I. – Di furiere, di magazziniere! Quello che vuole lei! Lei ha detto chiaramente, a Freda forse non ha avuto il coraggio di dirlo ma a Ventura ha fatto capire chiarissimamente: “Io non ho il coraggio di fare questi attentati”. Perché Freda glieli voleva far fare?

 

 

Pan – E perché li avrei dovuti fare?

 

 

G.I. – Perché Freda voleva così! Lo ha detto lei, non me l’ho inventato io. Quindi, a un certo punto, lei ha detto più volte in ripetuti verbali, che lei aveva paura di soccombere alla forte personalità di Freda e si era rivolto anche al Ventura per non soccombere. Aveva paura che Freda un giorno le dicesse: “Questa è la bomba. Valla a mettere in questo posto”.

Era questo il timore che aveva? Tanto è vero che lei cerca protezione in Ventura. Su questo punto! Per non essere costretto da Freda! Perché Freda non le faccia questa richiesta! Perché lei ha paura di subire il magnetismo della personalità di Freda e andare a fare una cosa che le era un orrore! E’ vero o no? Questo lo ha detto più volte!

 

 

Pan – Questo è vero.

 

 

G.I. – Però rimane! Perché ancora ha paura! Che se ne esce e sa qualcuno dell’organizzazione, possa fare delle ritorsioni!

 

 

Difesa – Perché non ha paura di Ventura?

 

 

G.I. – Un momento, avvocato. Mi lasci finire. A un certo punto, però ha il coraggio di detenere armi da guerra. Quindi, viene utilizzato in qualche modo in questo da questa organizzazione di cui Ventura, anche lui, perlomeno fino all’agosto faceva parte. Con scopi più o meno…Ma questo non l’interessa. E l’ha ammesso e l’ha detto negli ultimi interrogatori. Quindi lei è stato utilizzato! Quello che lei mi deve dire, è come è stato utilizzato?

 

 

Pan – Ho ricevuto la cassa di armi dai fratelli Ventura circa il dicembre del ’68. In un secondo tempo, circa il gennaio ’70, Angelo Ventura portò a casa di mia nonna questi due sacchetti. Angelo Ventura non Freda. E in quella data. Non per come lei sospetta. Posso dire inoltre di non avere mai veduto Freda per tutto il ’69, dalla fine di aprile. Con assoluta certezza. Né Freda né altre persone, che tra l’altro non saprei indicare, che io conosca come conoscenti di Freda. Io, Freda l’ho tenuto alla larga più che ho potuto.

 

 

G.I. – Di questo gliene ho dato atto.

 

 

Pan – Ma non che io facevo il magazziniere per Freda.

 

 

G.I. – Non per Freda. Ho detto per l’organizzazione. E’ una cosa diversa.

 

 

Pan – Le armi furono portate in queste due date. Esattamente in queste due date da Angelo e Giovanni Ventura e da Angelo soltanto. Giovanni era a conoscenza per la seconda volta. Nel ’71, quando vidi Freda gli riportai quella pistola P 38 perché era saltata fuori. Quell’altra……

 

 

G.I. – Quando è saltata fuori?

 

 

Pan – Probabilmente nel ’71. In quella stagione o poco prima. So che ne avevo parlato a Giovanni ventura che mi aveva chiesto dei libretti. E’ rimasta lì una pistola….

 

 

Ventura – Sono io che ho parlato a te non tu a me!

 

 

G.I. – Dove era? Nella cassa questa pistola?

 

 

Pan – Questa pistola è stata portata la seconda volta in cui mi furono portate le armi. Perché oltre i due sacchetti, borsa e sacchetto da spalla, mi erano stati consegnati dei piccoli involti che non potevano contenere una pistola, in biancheria scura…..

 

 

G.I. – Che potevano o che non potevano?

 

 

Pan – Che potevano. Delle dimensioni di una pistola. Ora nella fretta del trasloco qualcosa rimase là. Io scopersi quella pistola. Non scopersi invece quell’altra che fu trovata proprio dalla Polizia. E lui lo sa benissimo perché ne abbiamo parlato anche ad Ascoli quando lui è venuto due volte. E adesso sta mentendo! Adesso racconta che io facevo la spia di Freda! E’ per lui che mi trovo e sono finito in galera.

 

(continua al prossimo articolo – Seconda parte)