LA DIRETTIVA WESTMORELAND ALL'ESAME DELLA MAGISTRATURA ITALIANA

“Non possiamo ammetterlo”

 
Questa fu la linea strategica e operativa a cui si attennero tutte le strutture di intelligence compresa la rete C.I.C. facente capo a Joseph LUONGO e Leo PAGNOTTA, con sede presso la base SETAF “Ederle” di Vicenza, direttive portate alla luce dalle testimonianze incrociate dell’agente CIA Carlo Digilio, dal suo superiore Sergio Minetto, da Bruno e Marcello Soffiati, Giovanni Bandoli e altri.

 

 

[Documentazione da inchiesta del Giudice Guido Salvini]

 

 

 

Nell’ambito dell’incarico conferitogli il 22.9.1993 dal G.I. del Tribunale di Bologna Dr. GRASSI, il Perito De LUTIIS ha affrontato nella parte 4^, denominata “Gli altri possibili apparati di guerra psicologica non ortodossa”“le direttive riservate che il governo degli Stati Uniti aveva emanato negli anni immediatamente successivi alla conclusione del secondo conflitto mondiale sullo specifico punto della difesa dell’Italia da possibili invasioni da Est e/o da insurrezioni e prese del potere da parte dei comunisti e dei loro alleati”.

 

Omesso l’esame dei documenti riferibili ai primi anni del dopoguerra, si ricorderà che tra i documenti più significativi rientra quello elaborato nel 1951 dalla Commissione governativa C del Psycological Strategy Board, composta da rappresentanti del dipartimento di Stato, del dipartimento della difesa, della CIA e di altri Enti: si tratta di un vero e proprio piano di discriminazione che il governo italiano avrebbe dovuto adottare contro i suoi cittadini di orientamento comunista.

 

Ad esempio, tra molte obliterazioni, che fanno pensare al peggio: nella parte I, al punto 1 c del piano B si legge tra l’altro:

 

“Progredire gradualmente verso la rimozione dei comunisti dalle cariche amministrative nelle scuole e nelle università e guardare alla riorganizzazione degli enti assistenziali con lo scopo di aumentare l’efficienza e di ridurre - ed eventualmente eliminare- la rappresentanza comunista”.

 

Al punto 2 a) si parla di  aumentare la discriminazione nei confronti di quelle ditte che impiegano manodopera comunista per quanto riguarda l’affidamento di contratti governativi”.

 

Al punto 3) si parla di  “agire legislativamente ed amministrativamente per prosciugare le fonti di reddito in Italia per il Partito Comunista....”

 

Al punto 3f) si suggerisce di  “Adottare una legge elettorale nazionale simile a quella adottata per le recenti elezioni locali, per tagliare la rappresentanza comunista in Parlamento”.

 

Nella parte II, dal titolo “Azioni da parte del governo statunitense” si afferma: 

 

1) Gli Stati Uniti aiuteranno a screditare il Partito Comunista, le organizzazioni comuniste e le figure di spicco comuniste mediante:

 

a) la distruzione della rispettabilità del Partito Comunista;

 

b) la compromissione dei comunisti che ricoprono cariche pubbliche;

 

c) lo screditare gli sforzi comunisti durante la seconda guerra mondiale;

 

d) il gonfiare scandali riguardanti i leader del PCI”.

 

Come osserva il Perito, tuttavia, “il documento che più di ogni altro evidenzia aspetti illegali dell’intervento che governo e esercito statunitense hanno pianificato in caso di vittoria delle sinistre in Italia è il cosiddetto

 

“SUPPLEMENTO B2 AL FIELD MANUAL 30-31 a firma del Generale WESTMORELAND , datata 18 marzo 1970”.

 

Il documento, che probabilmente è quello al quale fa espresso riferimento il collaboratore Carlo DIGILIO, definendolo come “ordinanza” è estremamente significativo, anche perchè risale ad un periodo ben lontano dal dopoguerra, e presenta la particolarità di essere stato rinvenuto e sequestrato nella valigia della signora Maria Grazia GELLI all’aeroporto di Fiumicino il 4 luglio 1981.

 

I Field Manual sono documenti riservati agli ufficiali dell’esercito USA, mentre i numeri indicano l’area d’interesse del documento: la serie 30 è dedicata ai servizi segreti militari, la 31 tratta di “operazioni speciali”.

 

Come espone il Perito DE LUTIIS, nell’introduzione al documento si premette che, mentre il FIELD MANUAL 30-31 e FIELD MANUAL 30-31 A erano redatti per un’ampia distribuzione e “si limitavano a questioni direttamente concernenti la controinsorgenza e le operazioni congiunte degli USA e dei paesi ospiti per assicurare stabilità”il supplemento B “invece, considera gli enti stessi dei paesi ospiti come bersagli dei servizi dell’Esercito USA.....”

 

E’ significativo che più avanti si legga:  “le operazioni in questo particolare campo sono da considerare strettamente clandestine, dato che l’ammissione del coinvolgimento da parte dell’Esercito USA negli affari interni dei paesi ospiti è ristretta all’area di cooperazione contro l’insorgenza o le minacce di insorgenza. Il fatto che il coinvolgimento dell’Esercito USA sia di natura più profonda non può essere ammesso in nessuna circostanza”.

 

Il fatto, ovviamente, è di per se stesso sintomatico di quanto sarebbe compromettente l’attribuzione ufficiale di detta attività clandestina.

 

Nel capitolo secondo del documento si evidenzia che  “l’esercito USA, coerentemente con gli altri enti USA, non è irrevocabilmente impegnato a sostenere alcun governo particolare all’interno di un paese ospite” e, pertanto,“mentre le operazioni di controinsorgenza congiunte sono solitamente e preferibilmente condotte in nome della libertà e della democrazia, il governo USA si permette un’ampia gamma di flessibilità nel determinare la natura di un regime che merita il suo pieno appoggio”.

 

Quindi si afferma:  “La preoccupazione da parte degli USA nei riguardi dell’opinione mondiale è soddisfatta nel migliore dei modi se i regimi che godono dell’appoggio USA osservano processi democratici, o almeno mantengono una facciata democratica. Perciò la struttura democratica deve essere sempre la benvenuta, sempre inteso che, una volta posta di fronte alla prova decisiva , essa soddisfi i requisiti della posizione anticomunista. Se essa non soddisfa tali requisiti, bisognerà porre la nostra seria attenzione sulle possibilità di modificare la struttura in questione”.

 

A questo punto il documento si sposta sull’intervento che i servizi segreti USA possono programmare nel paese alleato, ed afferma:

 

“E’ auspicabile che i Servizi dell’esercito USA ottengano la collaborazione attiva delle autorità preposte del paese ospite, qualora perseguano misure punitive contro i cittadini del paese ospite. Ma ci sono zone in cui l’azione congiunta è frustrata da scopi ed interessi divergenti o conflittuali, e dove i Servizi dell’esercito USA debbono difendere la posizione degli USA contro forze avverse operanti nel paese ospite”.

 

Nel capitolo quarto del documento si evidenzia che  “una base più affidabile per le soluzioni dei problemi relativi ai servizi militari USA è data dalla disponibilità negli enti del paese ospite di individui che intrattengano con i servizi militari USA rapporti in qualità di agenti.”… “il reclutamento di membri di spicco delle agenzie del paese ospite come agenti a lungo termine è un requisito importante. Per gli scopi particolari dei servizi militari USA, il settore più importante per il reclutamento è quello del corpo ufficiali dell’esercito del paese ospite…”

 

Significativo che nel documento si espliciti che la tipologia di intervento del servizio segreto statunitense prospettata nel documento è “strettamente clandestina” e tale da non poter ”essere ammessa in alcuna circostanza”.

 

Osserva il perito che, questa programmata ingerenza negli affari interni di altri Stati finisce per trovare la sua giustificazione solo nei rapporti di forza instauratisi alla fine del secondo conflitto tra gli Stati Uniti e molti paesi del mondo.

 

Il documento un po’ alla volta comincia a decollare con riferimento all’intensità e alla qualità della possibile ingerenza negli affari del paese estero:

 

“Può capitare che governi del paese ospite dimostrino una certa passività o indecisione nei confronti dell’eversione comunista o comunque di ispirazione comunista, e che reagiscano con inadeguato vigore alle proiezioni dei servizi trasmesse dalle agenzie USA. Tali situazioni si verificano particolarmente quando l’insorgenza cerca di acquisire un vantaggio tattico astenendosi temporaneamente dalle azioni violente….In questi casi i servizi dell’esercito USA debbono avere i mezzi per lanciare particolari operazioni atte a convincere i governi dei paesi ospiti e l’opinione pubblica della realtà del pericolo dell’insorgenza e della necessità di azioni per contrastarla. A questo fine, i servizi dell’esercito USA dovrebbero cercare di penetrare l’insorgenza mediante agenti in missioni particolari e speciali con il compito di formare gruppi di azione tra gli elementi più radicali dell’insorgenza. Quando il tipo di situazione prospettata poc’anzi si verifica, tali gruppi, i quali agiscono sotto il controllo dei servizi dell’esercito USA, dovrebbero essere usati per lanciare azioni violente e nonviolente , a seconda della natura delle circostanze. Tali azioni includono quelle descritte in FM 30-31, azioni che caratterizzano le fasi I e II dell’insorgenza.”

 

Come si è visto, quindi, l’uso della violenza rientra ufficialmente e documentalmente tra le possibilità di intervento.