SICURAMENTE I SERVIZI SEGRETI PREPARARONO IL TEATRINO DI MELEGA

 

 

 

 

Il cognato fascista di Feltrinelli

 

 

 

Tutto era stato preparato nei minimi dettagli per la strage di Piazza Fontana, e per coinvolgere in qualche modo l'editore Feltrinelli e pure gli anarchici, uomini del SID dettero il compito al cognato, che era di destra, di ubriacarsi e profferire "parole" compromettenti...Melega scelse il vicentino, un bar di Grisignano di Zocco, ove farsi notare e parlare con anticipo sullo scoppio delle bombe di Milano...

 

 

 

 

Il caso Melega mobilitò le legioni dell’arma dei carabinieri del Veneto, Trentino, Lombardia. L’attenzione che suscitò nei carabinieri derivava dalla parentela con l’editore Feltrinelli. L’insieme delle testimonianze e gli interrogatori di Melega sembrano diretti a collegare gli attentati di Milano con i coniugi Corradini e con Feltrinelli, esattamente la tesi del giudice Amati e del capo della Politica di Milano Allegra.

 

 

Decine di persone interrogate, i carabinieri di tre regioni mobilitati per conoscere come e perché Melega fosse ansioso di ascoltare per telefono le importanti notizie del giornale radio che dovevano annunciare ante facta gli attentati di Milano.

 

 

Melega non vedeva da mesi né Feltrinelli né gli amici dell’editore: chi lo ha buttato allo sbaraglio con le notizie giuste in anticipo? La polizia ha indagato per settimane ma si è fermata quando è stato chiaro che l’imbeccata a Melega non era arrivata dal cognato né dagli anarchici o più in generale dagli extraparlamentari.

 

S’è fermata cioè quando forse avrebbe dovuto cominciare ad indagare.

 

 

 

La storia

 

 

"In data 29 dicembre 1969 Giampietro Ciancio capitano comandante del nucleo investigativo della legione territoriale carabinieri di Milano scrive alla procura della Repubblica: “In data 22 corrente mese perveniva a questo nucleo il foglio n.386/21 datato 19-12-1969 del gruppo CC di Vicenza con il quale venivano interessati vari comandi dell’Arma settentrionale per le ricerche di uno sconosciuto che aveva pronunciato frasi compromettenti su quello che sarebbe successo a Milano prima ancora che ciò si verificasse.

 

Alle ore 12 circa del 27 corrente mese, il maresciallo D’Andrea del gruppo CC di Trento telefonava allo scrivente riferendo che la persona indicata nella surriferita lettera di ricerche era stata identificata in Melega Carlo, in atti generalizzato, il quale presumibilmente poteva essere rintracciato in Madonna di Campiglio.

 

 

Per quanto sopra lo scrivente disponeva che militari dipendenti si portassero in Grisignano di Zocco (VI) e in Pescantina (VR) per raccogliere le testimonianze degli avventori di due esercizi pubblici ove il Melega aveva pronunciato le frasi ritenute compromettenti.

 

Successivamente altri militari di questo reparto venivano inviati a Madonna di Campiglio ove nel frattempo il Melega era stato rintracciato e invitato in quella caserma dei carabinieri.

 

Da detta località il surriferito Melega Carlo aderendo a portarsi spontaneamente a Milano come da dichiarazione…veniva accompagnato dagli stessi militari in questa città.

 

In questi uffici rilasciava l’unica dichiarazione…In data odierna il suddetto ripartiva con mezzi pubblici per il luogo di provenienza…”

 

 

 

A Grisignano di Zocco il 27 dicembre Giampaolo Cecchinato, proprietario dell’albergo ristorante Central testimonia:

 

 

“…Il giorno 12 dicembre 1969, alle ore 11 – 11 e 30 circa si presentava un tale dall’apparente età di anni 30…Viaggiava a bordo di una Fiat 850 color caffelatte targata Napoli che asseriva di aver preso a nolo…ebbe a dichiarare di essere rappresentante di commercio di ditte costruttrici di ville e bungalows nella stazione di Folgarida…Dopo aver consumato il panino e varie birre si aggirava nei locali dando luogo a conversazioni con gli avventori con fare confidenziale…sentendo uno dei presenti pronunciare la frase “Viva Hitler” egli rispondeva con il pugno chiuso dicendo “Viva Mao”…Verso le ore 13 e 30 – 14 si avvicinava al telefono chiedendomi quale fosse il numero da chiamare per apprendere le ultime notizie del giornale radio e le previsioni atmosferiche.

 

 

Alla mia risposta che detto numero non mi risultava esistesse nella zona di Vicenza chiedeva direttamente conferma al centralino della SIP. Appreso che il numero da chiamare era il 19 continuò a formularlo ripetutamente senza però ottenere alcuna risposta…Fra gli avventori presenti vi era un anziano signore con il quale l’altoatesino familiarizzava particolarmente…infatti l’abbracciava continuamente il che ci confermò dovesse trattarsi di un uomo-sessuale (così nel testo, ndr). Nel frattempo gli offriva da bere e nel rivolgergli la parola io e altri sentimmo questa frase: “QUANDO LEGGERETE SUL GIORNALE IL FATTO DELL’ANNO, L’AUTORE DI ESSO SONO STATO IO”….Questo accadeva il giorno 12 dicembre 1969 alle ore 15 circa…Verso le 16 sopraggiunse una pattuglia della polizia stradale che cominciò a controllare le macchine in transito…Lo sconosciuto ogni tanto si affacciava fuori verso la direzione in cui la pattuglia sostava…Dal complesso del comportamento tenuto dallo sconosciuto potei dedurre che temesse l’arrivo o la presenza delle forze di polizia…Lo sconosciuto abbandonava il locale solo dopo la partenza degli agenti verso le ore 16 e 30 circa”.

 

 

 

Il barista del Central, Silvio Lain, interrogato dai carabinieri milanesi a Grisignano di Zocco il 27 dicembre, conferma quanto detto dal Cecchinato, precisando: “…Nel mentre conversava lo sconosciuto disse testualmente: “Quando leggerete sui giornali qualcosa di grosso, sappiatelo, sono stato io. E’ ora di finirla, ci vuole proprio un generale con i coglioni quadrati e che sappia veramente sistemare le cose…”.

 

 

 

Le altre testimonianze riguardano il giorno 13 dicembre, giorno in cui Melega passò a farsi notare nella zona di Pescantina. Il 27 dicembre i carabinieri di Milano interrogarono Carmelo Trimarchi, proprietario di un bar in via Brennero frazione Ospedaletto.

 

 

 

Dalla testimonianza di Trimarchi: “…Verso le ore 19 del 13 corrente, anzi rettifico verso le ore 21 – 21 e 30 o 22 entrò un giovane mezzo ubriaco…parlava un po’ tedesco e un po’ italiano. La prima cosa che ha chiesto è stato un bicchiere di vino poi mi ha chiesto se poteva telefonare ed è andato in cabina…Ha fatto 13 scatti con la prima telefonata e 15 con la seconda…Durante la  permanenza nel mio locale lo sconosciuto in evidente stato di ubriachezza faceva veri discorsi sconclusionati…a un certo punto ha dichiarato ai presenti di essere un agente segreto o meglio della polizia segreta…”.

 

 

 

Nella stessa zona viene interrogato Zanoni Lucillo proprietario di una trattoria sulla statale Abetone-Brennero: “Il 13 corrente entrava nella mia trattoria un giovane….con accento altoatesino…Ho sentito bene le seguenti frasi rivolte dal giovane a un altro cliente “DOBBIAMO FARE UN COLPO DI STATO, NON SO QUANDO MA LO FAREMO”. Si è trattenuto nel locale dalle 19 alle 19 e 45 circa”.

 

 

Lo stesso racconto è fatto ai carabinieri da Gabriella Zuliani figlia del precedente e da un cliente della trattoria, tale Renato Bazoni.

 

 

Il giorno 28 dicembre Carlo Melega dichiara a verbale ai carabinieri di Milano che sono venuti a cercarlo fino a Madonna di Campiglio di essere disposto a recarsi a Milano.

 

 

Qui viene interrogato alleore 17 e 30 del 28 dicembre dal capitano Ciancio e due brigadieri del nucleo investigativo, presente anche il commissario Antonio Pagnozzi.

 

 

Dopo aver premesso che è stato a Milano un anno prima a trovare la sorella Sibilla Melega, di aver litigato con Giangiacomo Feltrinelli che lo accusava di avergli rubato una lettera e di aver conosciuto in quella occasione i coniugi Corradini legati da stretta amicizia con i Feltrinelli, Carlo Melega conferma punto per punto il racconto di Cecchinato. Alla domanda del perché voleva sentire le ultime notizie del giornale radio, risponde: “Io volevo sapere le notizie del giornale radio in quanto ero preoccupato di sapere che cosa fosse accaduto a Milano”.

 

 

D.: Su che cosa si basava la sua preoccupazione e in relazione a quali fatti?

 

 

R.: Mi preoccupavo in quanto speravo che non fossero stati i coniugi Corradini gli autori diretti o indiretti degli attentati di Milano e in particolare di quello della Banca Nazionale dell’Agricoltura giacchè ho pensato che fin quando i predetti coniugi erano stati dentro, non era più successo nulla.

 

 

D.: Dato che l’attentato e conseguente strage non era ancora avvenuto quando lei ha telefonato, come, da chi, e dove ha saputo che sarebbe successo qualcosa che poteva destare la sua preoccupazione?

 

 

R.: Nel momento in cui ho telefonato non ero a conoscenza degli attentati che dovevano essere fatti. La preoccupazione per i coniugi Corradini mi è sorta solo dopo che ho saputo il fatto e cioè nella tarda serata.

 

 

D.: Ma allora perché voleva sapere le notizie del giornale radio? E’ solito interessarsi di essere aggiornato sui fatti di cronaca attraverso il telegiornale fornito dalla Stipel?

 

 

R.: Sono solito ogni tre o quattro mesi quando non leggo le notizie sul giornale o non le apprendo direttamente attraverso il giornale o il giornale radio formare il numero telefonico…

 

 

D.: Alle ore 15 circa del 12 andante e successivamente in più occasioni sempre all’interno del suddetto bar di Grisignano lei ha più volte pronunciato frasi che lasciavano intendere che l’indomani si sarebbe verificato qualcosa di importante e di straordinario e che ciò sarebbe stato riportato dalla stampa. Ci vuole dire cosa ha detto effettivamente e a che cosa si riferiva?

 

 

R.: Le frasi da me pronunciate si riferivano a un colpo di Stato eventuale che poteva avvenire durante la notte tipo Grecia e che l’indomani avremmo letto sui giornali. Tenuto in considerazione che tutti i colpi di stato mi risulta siano avvenuti durante la notte. Se ciò fosse accaduto io sarei stato il primo ad aderirvi in quanto per le mie tendenze politiche di destra sono favorevole a un governo autoritario.

 

 

D.: Se lei asserisce di essere politicamente di destra come mai ha risposto a un avventore con il pugno chiuso e dicendo Viva Mao?

 

 

R.: Non è affatto vero che abbia detto Viva Mao.

 

 

D.: Come mai l’indomani sabato 13 andante quando stampa e radio e televisione avevano già parlato della strage, pur essendo preoccupato dei coniugi Corradini non ha accennato minimamente all’argomento in altro locale pubblico ove tuttaivia ha parlato di colpi di stato?

 

 

R.: Ero preoccupato per il fatto che se avessi parlato di quell’argomento rischiavo di essere fermato e interrogato. La paura del fermo consisteva e consiste nel fatto che essendo parente del Feltrinelli, potevano sorgere dubbi sul mio comportamento. Devo precisare che nel bar di Grisignano avevo bevuto tre o quattro birre di quelle medie.

 

 

 

 

Dal rapporto datato 22 gennaio 1970 dei Carabinieri di Bolzano-Merano ai carabinieri di Milano e alla procura della Repubblica di Milano, che chiedevano di sentire ancora il Melega: “Il nominato in oggetto da alcuni mesi è assente da Merano. I suoi familiari non conoscono il suo recapito. E’ persona di discutibile condotta essendo probabilmente dedito ad attività illegali. Alcuni anni addietro aveva la gestione di una pensione sul lago di Garda, attività che ha dovuto ben presto sospendere per fallimento, quindi dopo essersi dedicato ad attività varie in questa città, ha iniziato la conduzione di una boutique interrompendo quasi subito anche questa attività. Da allora si è allontanato da Merano continuando a spostarsi da una città all’altra dell’Italia settentrionale per motivi non noti”.

 

 

Fra i precedenti penali: nel 1967, reclusione a 4 mesi per bancarotta semplice, condizionale; nel 1969 denuncia per ubriachezza; nel 1969 denuncia per insolvenza fraudolenta. Il giorno 31 dicembre ai carabinieri di Valdagno si presentano spontaneamente 6 persone a testimoniare di avere riconosciuto nella fotografia di Carlo Melega pubblicata dal quotidiano di Vicenza il 30 dicembre, il giovane che la sera del 12 dicembre nel locale “Italia 61” di Montebello, si comportava in maniera tale da farsi notare da tutti. Nelle sei testimonianze ricorre una frase che Melega avrebbe detto, in stato di manifesta ubriachezza: “Li prendiamo, questa volta prendiamo trent’anni”. Tutti hanno modo di notare la vettura di Melega; uno, Cesare Battanoli, ricorda di aver visto alla cintura di Melega una pistola.

 

[Documento  tratto da Marco Sassano: La politica della strage, Marsilio Editori, 1972, pp.306-310]