TRIBUNALE DI BRESCIA - CORTE D'ASSISE PER LA STRAGE DEL 1974

I meccanismi anomali della C.I.A. in Italia durante gli anni delle bombe "venete"

 

Il racconto ai giudici del Tribunale di Brescia che giudicavano i fatti della strage di Piazza della Loggia da parte del (ora) Colonnello dei Carabinieri Massimo Giraudo, sui suoi metodi e sul profilo di un ufficiale superiore, il generale Delfino, che poi finirà sotto inchiesta della magistratura. L'eterno ruolo della C.I.A.

 

 

Procedimento penale n. 003/08 Udienza del 16/03/2010

Dr. Enrico FISCHETTI Presidente

Dr. Antonio MINERVINO Giudice a latere

Dr. Di Martino e Dr. Piantone Pubblico

Ministero

Vanna ABARABINI Ass. d'Udienza

Rosa Di Pippo Ausiliario tecnico

PROCEDIMENTO A CARICO DI – CARLO MARIA MAGGI + ALTRI

 

 

[estratto dal testo dell’udienza, STORIA VICENTINA, n.d.r.]

 

 

ESAME DEL TESTE GIRAUDO MASSIMO 

Che declina le proprie generalità:

 

Massimo Giraudo, nato a Roma il 4 agosto del 1963; in servizio presso la

divisione Unità Mobile Speciali, Palidoro di Roma.

[…]

 

 

ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO – DI MARTINO

 

 

DOMANDA – Allora Colonnello sono 17 anni che ci occupiamo di questa cosa, vedevo qui. Io pensavo di seguire un criterio cronologico, per cui lasciando stare l’argomento Nardi, annessi e connessi che mi sembra di rilievo minore. Mi sembra che le prime vicende con le quali abbiamo avuto a che fare nel corso delle prime indagini sono quelle che ruotano attorno alla figura di Maifredi, Delfino, Tonoli etc. E quindi persone con le quali lei ha avuto, almeno da Tonoli e Maifredi, ha avuto contatti, ci sono relazioni etc. Lei ha contattato Maifredi, ha avuto anche rapporti con lui mi sembra?

 

 

RISPOSTA – Esatto.

 

 

DOMANDA – Può spiegare, ma molto brevemente, solo per inquadrare il genere di argomenti che stiamo per affrontare, chi è Maifredi e poi passeremo gli accertamenti che sono stati eventualmente svolti su questa persona.

 

 

RISPOSTA - Dunque una piccola premessa per capire. Nel 1992, Presidente, io arrivo al Ros e quindi riprendo a fare l’attività nel campo del terrorismo ed il dottor Grassi di Bologna con il quale avevo lavorato sulla strage di Bologna, mi chiede la disponibilità ad utilizzare lo strumento dei colloqui investigativi applicato all’eversione a fronte di un parere in tal senso che c’era stato da parte del dottor Nicola Sinisi che è al Ministero della Giustizia.

 

Per cui la criminalità eversiva era considerata una particolare forma di criminalità organizzata. E quindi data la mia disponibilità inizia una serie di colloqui che vengono poi allargati poiché questo strumento si rileva idoneo, positivo.

 

Questi colloqui vengono allargati a persone che non erano detenute anche perché appunto alcuni dei detenuti accettando il colloquio con l’ufficiale di Polizia Giudiziaria rimandavano a persone che sarebbero state depositarie di talune verità o comunque un patrimonio di conoscenze utile alle investigazioni che erano esterne all’ambiente carcerario. Una di queste persone era il Fumagalli [ex partigiano badogliano, estremista golpista e fondatore del Movimento di Azione Rivoluzionaria, M.A.R. in contatto con ambienti fascisti e pure con Feltrinelli, S.V.].

 

 

DOMANDA – Spieghi un po’ come avvenivano questi colloqui? Questo tanto perché... In generale, cioè astrattamente in che cosa consistevano?

 

 

RISPOSTA – Quel periodo era un periodo molto bello perché c’era una collaborazione molto forte, una collaborazione e una sensibilità molto forte tra le diverse Procure sul tema delle vecchie stragi, per cui avvenivano delle riunioni di interscambio anche due volte all’anno. C’erano poi contatti frequenti telefonici, via fax, per cui le autorità giudiziarie, diverse autorità giudiziarie interessate ai diversi procedimenti penali, stilano un elenco di soggetti che ritenevano d’interesse che io toccassi, me lo inviavano o io mi preparavo sul passato di questi soggetti. Taluni già li conoscevo, altri mi erano nuovi. Mi preparavo sul passato di questi soggetti anche talvolta avvalendomi del materiale specifico che le diverse autorità giudiziarie mandavano.

 

 

DOMANDA – Che faceva li contattava, telefonava, cioè come avveniva?

 

 

RISPOSTA – Per quanto riguardava i detenuti ovviamente c’era un’approvazione ministeriale, per cui gli organismi interprovinciali di Polizia Giudiziaria e il Ros era un organismo interprovinciale facevano la richiesta al ministero e quindi il ministero dava il nulla osta che l’ufficiale di Polizia Giudiziaria potesse incontrare quel determinato detenuto. Per quanto riguarda quelli esterni mi procuravo attraverso l’arma territoriale l’indirizzo e il recapito telefonico, li contattavo e chiedevo loro se se la sentivano di incontrare in modo non formale un ufficiale di Polizia Giudiziaria.

 

 

DOMANDA – Accadeva qualche volta che queste persone si rifiutassero? Al primo contatto dicessero: no, non ho nessuna intenzione?

 

 

RISPOSTA – Normalmente, Presidente, erano curiosi e quindi accettavano. E’ capitato. Io direi su oltre trecento persone, due volte è capitato che la persona si è rifiutata. Ha rifiutato l’incontro. In un caso è stato un detenuto ed in un caso un libero.

 

 

DOMANDA – Lei prima di incontrare queste persone spiegava quale era l’oggetto dell’incontro, il discorso, quali temi a grandi linee sarebbero affrontati, che processi stava seguendo, oppure avveniva la rivelazione di questi elementi solo al momento dell’incontro?

 

 

RISPOSTA – Presidente, a mio parere sarebbe stato controproducente parlarne per telefono quindi c’era soltanto un cappelletto iniziale nel quale si spiegava che era...

 

 

 

DOMANDE DEL PRESIDENTE

 

DOMANDA – Come faceva a incuriosirli?

 

 

RISPOSTA – Spiegavo loro che era ormai passato tanto tempo dal periodo stragista e che quindi era necessario adesso gettare una luce su quegli episodi ormai lontani nel tempo e che adesso c’era una reale volontà di arrivare fino in fondo e questo normalmente era sufficiente ad ottenere l’incontro...

[…]

 

RIPRENDE L'ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO – DI MARTINO

[…]

 

DOMANDA – Passiamo un po’ quindi alla figura di Delfino. Avrei bisogno che lei spiegasse, lei ha consultato il suo fascicolo personale, che cosa ha consultato di Delfino, che atti abbiamo?

 

 

RISPOSTA – L’abbiamo fornito come esponente di ricerca sia al Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri che al servizio secreto militare al Sismi.

 

 

DOMANDA – Quindi lei ha compiuto un’analisi di questi atti che sono presenti?

 

 

RISPOSTA – Di questo materiale, esatto.

 

 

DOMANDA – Io avrei bisogno di sapere per maggiore chiarezza l’ufficiale che percorso ha avuto nel corso del tempo, dove è stato, quando è stato promosso, dove si è spostato, come è stata l’evoluzione della sua carriera?

 

 

RISPOSTA – Se non ricordo male l’ufficiale Francesco Delfino ha fatto l’Accademia negli anni 1961-1964. Dopodiché è stato immediatamente assegnato a reparti in Lombardia. Verolanuova e Luino. Fino a arrivare al 1968 quando ha iniziato la sua attività in Brescia. Venendo poi trasferito successivamente, un anno dopo circa dopo la strage di Piazza della Loggia venne trasferito a Milano e dal 1978 passa in forza al Rus, cioè all’allora neonato Sismi con incarichi in Egitto, Turchia, Stati Uniti e Sudamerica anche.

 

 

DOMANDA – Questo ha detto dal 1978?

 

 

RISPOSTA – Dal 1978 lascia l’arma dei Carabinieri.

 

 

DOMANDA – E entra nel...?

 

 

RISPOSTA – E entra a fare parte del Sismi che era nato da poco perché è nato alla fine del 1977.

 

 

DOMANDA – Le chiedo, ci sono tracce di rapporti con i servizi militari antecedenti a questo periodo del suo ingresso ufficiale nel Sismi?

 

 

RISPOSTA – Questo è un punto estremamente delicato perché...

 

 

DOMANDA – Le chiedo, in qualche modo....

 

 

RISPOSTA - Sì, ho compreso la domanda. Ho compreso la domanda.

 

 

DOMANDA – In particolare le chiedo se da qualche parte, non per dichiarazioni certo.... le dichiarazioni le abbiamo o comunque non è su quello che voglio esaminarla, in particolare le chiedo se esistono rapporti tra l’allora capitano Delfino e gli ufficiali della Caserma La Marmora della divisione Pastrengo. La caserma di Milano della divisione Pastrengo all’epoca dei fatti che ci interessano, se c’è qualche cosa di documentale che ci riconduca a rapporti di questo genere o se non c’è nulla?

 

 

RISPOSTA – Allora sull’aspetto, sono due cose diverse. Sull’aspetto dei rapporti con il comando della Pastrengo, non abbiamo un documento che l’attesta, però bisogna tenere presente che Delfino dipendeva dalla Pastrengo.

 

Cioè la Pastrengo è il comando dell’Arma dei Carabinieri per il nord Italia, quindi tutti gli ufficiali che prestano servizio nel nord Italia sono dipendenti della Pastrengo. 

 

Ufficiali che svolgono attività a seguito di eventi molto delicati, hanno ovviamente poi dei canali di comunicazione diretta proprio perché e questo è normale nell’arma che ci sia un contatto diretto con l’ufficiale che sta seguendo in primo luogo un’attività investigativa molto particolare e lo erano sia quella sul Mar, indubbiamente, tant’è vero che poi verrà promosso per meriti eccezionali, che quella sulla strage di Piazza della Loggia.

 

Quindi è normale che ci siano stati, non sono documentati, però è normale che ci siano stati dei contatti, sarebbe inverosimile se non vi fosse stato, anche perché c’è un dovere di riferire, gerarchico, su attività estremamente delicate. Per cui è normale che il Capitano Delfino si sia rapportato con il Generale Palumbo che era quello che all’epoca comandava la Pastrengo, cioè tutti i Carabinieri del nord Italia.

 

 

DOMANDA – Comunque questa è diciamo una valutazione, cioè lei dice che ci sono alcune situazioni che consentono di superare la scala gerarchica?

 

 

RISPOSTA – Sì, certamente. Anche io nella mia vita professionale era normale che, non il mio comandante diretto ma superiormente tanto era l’attenzione su alcune attività per cui vi era un rapporto diretto delle... delle domande dirette, un interesse diretto proprio per potere poi riferire gerarchicamente nella maniera corretta, senza bisogno di: quello ha detto quello a quell’altro. Cioè se seguiamo pedissequamente la linea gerarchica ci sono venti persone in mezzo, e quindi poi qualcosa può non venire rapportata nel modo corretto, non essere ben capita. E’ normale che su indagini estremamente delicate vi sia un colloquio diretto con l’investigatore che materialmente segue le attività sul terreno.

 

 

DOMANDA – Lei stava dicendo che la cosa aveva due aspetti mi pare?

 

 

RISPOSTA – Sì, perché lei all’inizio mi aveva chiesto di rapporti con i servizi, quindi con l’Arma è qualcosa di assolutamente innaturale, non rientra nel normale svolgimento delle nostre attività.

 

Invece per quanto riguarda l’aspetto servizi, Presidente, lì è una questione estremamente delicata perché è un mondo completamente diverso da quello dove ci muoviamo normalmente e quindi bisogna cogliere determinati segnali.

 

All’interno del fascicolo del Generale Delfino, Generale perché all’epoca quando acquisiamo quel fascicolo era già diventato Generale. All’interno del fascicolo del Generale Delfino c’è un atto estremamente particolare del 1978 con il quale il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri informa il Sismi delle premure nei confronti, quindi di un interessamento favorevole, delle premure nei confronti dell’ufficiale Delfino da parte di un giornalista, giornalista americano "Peter Bill Casgordon" e da parte dell’ambasciatore americano in Italia "Richard Gardner".

 

Allora questo atto ha immediatamente destato attenzione. Io ovviamente parlo da armigero, da persona che vive la vita dell’arma e dove è assolutamente innaturale che il comando Generale riferisca al servizio segreto militare dell’esistenza di premure nei confronti dell’ufficiale Delfino.

 

Tenga presente, Presidente, che si potrebbe obiettare, va bene può darsi che le premure erano per farlo andare al servizio segreto militare e quindi è normale che il comando Generale si rapporti con il servizio segreto militare, posto ambito e desiderato.

 

Non è così. Perché il Comandante generale specifica nell’atto che è stato chiesto all’ufficiale dove volesse andare, proponendogli due alternative che le coprono tutte: vuoi andare in qualunque posto d’Italia a tua scelta, vuoi andare al Sismi. L’ufficiale nega entrambe queste proposte.

 

Quindi dietro a questo atto non c’è un desiderio del comandante generale di rappresentare all’organo di Intelligence militare che Delfino desidera andare lì. Delfino risponde al comandante generale, il comandante lo scrive sull’atto, Delfino dice che vuole andare negli Stati Uniti e una volta là ci penserà "Richard Gardener" a aiutarlo. Questa cosa ovviamente nelle normali procedure, Presidente, non sta né in cielo né in terra.

 

L’ufficiale Delfino è un ufficiale che vestiva l’uniforme dell’arma dei Carabinieri... a domanda doveva rispondere: non esiste io vado negli Stati Uniti.

 

Quindi ci siamo posti, mi sono posto la domanda del perché il comando generale avesse voluto informare di queste premure il servizio segreto militare.

 

Allora, scartato l’ambasciatore "Richard Gardner" che comunque era noto per determinate idee, comunque scartato l’ambasciatore americano "Richard Gardner", abbiamo puntato sul giornalista e abbiamo chiesto al servizio segreto militare tutte le evidenze che c’erano su questo giornalista.

 

E sono venute fuori delle cose estremamente interessanti, molto tecniche Presidente, cercherò di farmi comprendere.

 

Allora, innanzitutto questo giornalista è noto al servizio segreto militare che ovviamente all’epoca non era il Sismi ma dobbiamo andare al Sifa.

 

Ovviamente questo giornalista era noto in quanto lavorava per un ufficio politico del Dipartimento di stato americano.

 

Questa è una dizione che ovviamente fa comprendere, quindi non voglio dire per chi lavorasse, comunque evidentemente ma comprendere che non era un normale giornalista, visto che se ne interessa il nostro servizio del segreto militare e lo pone in contatto con il dipartimento di stato.

 

Ma ciò che è più interessante e estremamente significativo (e poi ho avuto un’esperienza di 5 anni all’interno dell’Intelligence quindi ho una particolare sensibilità per determinati atti), c’è un atto estremamente importante in cui l’organismo di Intelligence americano in Italia si lamenta con il nostro servizio segreto militare perché non è stato concesso il Nos al giornalista "Peter Bill Casgordon". Allora questo, cerco di spiegarmi, è assolutamente innaturale che per la mancata concessione di un nulla osta un civile che fa il giornalista l’organismo segreto americano, cioè la Cia, si lamenti con il nostro servizio segreto militare. Non esiste.

 

Ovviamente sarà quel Ministro degli Esteri, quel consolato, quella rappresentanza diplomatica a doversi lamentare nei nostri confronti e non il servizio segreto.

 

Il servizio segreto usa una frase e dice: si tratta di un leale cittadino degli Stati Uniti.

 

Questa è una frase dell’ambiente Intelligence dire all’altro organismo: senti forse non ci siamo capiti, daglielo perché questo è uomo mio, cioè non avere dubbi.

 

E perché il servizio segreto militare italiano ha dei dubbi? 

 

Perché nel passato "Peter Bill Casgordon" è stato etichettato, c’è una lista di “News Week” è stato etichettato come giornalista di sinistra.

 

Allora, quindi l’organismo americano ci tiene a ribadire che la convinzione che si è fatto il servizio segreto italiano è del tutto sbagliata.

 

Tenga presente che da atti pregressi, cioè degli anni sessanta risulta che il "Peter Bill Casgordon" frequentasse gli ambienti degli americani in Italia soprattutto quelli di colore, dice il servizio segreto militare italiano, e aveva una specifica competenza in campo marxista leninista.

 

Allora se lei inquadra il periodo, quindi siamo negli anni sessanta, e questo poi ci torneremo quando immagino si parlerà dell’Aginter Press, c’è tutta l’attività che viene svolta dai servizi segreti americani in Italia... ovviamente di controllo della dissidenza domestica.

 

Cioè di quella che c’è negli Stati Uniti. E come si fa questo controllo?

 

Tutta la documentazione declassificata americana e che fa parte di commissioni parlamentari d’inchiesta che sono state acquisite, che mi sono procacciato e sono state prodotte, documentazione ufficiale americana pubblica, ...sono commissioni d’inchiesta, ha dimostrato che gli americani avevano la convinzione che i loro ragazzi impegnati a mangiare hamburger e patatine non fossero responsabili da soli delle devianze politiche che si registravano in quegli anni negli Stati Uniti. Quindi il desiderio di emancipazione soprattutto da parte delle minoranze di colore e che quindi la ragione del fatto che adesioni a idee di sinistra provenissero in realtà dall’estero e che c’era qualcuno che tramava contro gli Stati Uniti.

 

In corrispondenza con le attività dell’Aginter Press che immagino vedremo, verrà sviluppata proprio all’operazione specifica per lavorare sulla dissidenza all’estero.

 

Però ci sono delle attività che precedono, e l’attività che svolge il "Peter Bill Casgordon" cala a pennello con queste attività che stavano facendo gli Stati Uniti.

 

Quindi il Gordon si interessa nel campo della sinistra delle minoranze di colore in Italia.

 

Il nostro servizio mal recepisce e pensa che il soggetto sia in realtà un estremista di sinistra, ma gli americani glielo mettono per iscritto e gli ricordano: guarda non è così, è un leale cittadino degli Stati Uniti.

 

Di più, allora se la domanda che potrebbe scaturire è: ma se "Peter Bill Casgordon" è un agente americano, ma è mai possibile che la Cia lo metta nero su bianco comunicandolo al nostro servizio segreto?

 

Beh, esistono due classi di agenti, quelli sottocopertura e poi esistono i Noc, cioè i Non Official Cover.

 

E le dirò di più, quando il Noc che normalmente può essere un industriale, un imprenditore americano che lavora in Italia e riferisce delle sue attività utili al governo degli Stati Uniti al di fuori di un rapporto diretto e di clandestinità con l’ambasciata o con l’organismo che lo gestisce, ma quando il Noc è conosciuto, cioè ci sono casi in cui il Noc è conosciuto dall’altro. Si chiamano i Noc “convenience” cioè i Noc di convenienza. Per cui il soggetto lavora non con una copertura, quindi in questo caso fa il giornalista ma l’organismo italiano sa che questo giornalista si sta muovendo.

 

A questo punto potrebbe farsi un’altra obiezione e dire: ma se lo sa per quale motivo allora non gli concede il Nos Nato, che era quello che desiderava il "Peter Bill Casgordon" per potere accedere a determinate... All’interno delle basi Nato.

 

Beh, innanzitutto, coloro che notano l’attività sul terreno di "Peter Bill Casgordon" sono dei centri periferici, cioè delle articolazioni periferiche del Sifa e non la direzione centrale e spesso come avviene ancora oggi la direzione centrale non diffonde, perché non è un organismo ufficiale pubblico come l’Arma dei Carabinieri, non diffonde ai propri centri la notorietà di agenti di paesi alleati perché questa sarebbe una propagazione di notizie estremamente rischiosa. Per cui la notizia rimane patrimonio del centro.

 

Ma questa conoscenza... l’atto della Cia che si interessa direttamente di "Peter Bill Casgordon" si richiama e.... Presidente le faccio notare... lo stesso comandante generale quando riceve il giornalista, o qualunque giornalista si può presentare dal comandante generale per raccomandarmi e le assicuro che il comando generale non scriverà mai al servizio segreto militare. Se in quel momento lo fa è perché "Peter Bill Casgordon" in quel colloquio e dove c’è anche la garanzia data dall’ambasciatore americano ha evidentemente richiamato altri rapporti.

 

E l’ente, guarda caso al quale il comando generale scrive per dire: allora questa palla gestitevela voi, è il servizio segreto militare italiano. E le ripeto non c’è ombra di dubbio che gli scopi di Delfino fossero altri, perché rifiuta entrambe le proposte fatte dal comandante generale, cioè la più alta carica dell’Arma dei Carabinieri che le due proposte coprono qualunque interesse umano. Nell’arma in qualunque zona tu voglia, al Sismi. Le rifiuta entrambe e c’è nell’atto del comando generale.

 

 

DOMANDA – Ma l’unico atto questo?

 

 

RISPOSTA – Quella di cui abbiamo parlato è una serie di atti.

 

 

DOMANDA – Cioè c’è un carteggio insomma?

 

 

RISPOSTA – L’atto è quello del comando generale, poi c’è tutto il carteggio del servizio segreto militare Sifa, Sid, Sismi che copre le attività di "Peter Bill Casgordon".

 

 

DOMANDA – Ma quindi la conclusione, siccome il discorso è un po’ complicato, però la conclusione quindi quale sarebbe?

 

 

RISPOSTA – La conclusione è che siccome il "Peter Bill Casgordon"...

 

 

DOMANDA – Siccome la domanda era: Delfino, ci sono tracce di suoi rapporti con i servizi diversi da quelli ufficiali?

 

 

RISPOSTA – "Peter Bill Casgordon" riferisce di essere intimo amico dell’ufficiale e questo risulta anche da alcuni atti periferici, questo vuole dire che Delfino era amico di un amico americano. E questa amicizia evidentemente non si estrinseca su un piano umano se questo agente sente di andare a parlare con il comandante generale e spingere, premurare l’ufficiale Delfino. Sarebbe bastato l’ambasciatore americano che era un’autorità comunque di livello, assolutamente qualificata, una conoscenza che avrebbe potuto avere. Gardner per altro è venuto in visita a Brescia anche nel 1977, se non erro quindi potrebbe esserci stata una conoscenza diretta o comunque gli scritti di Gardner testimoniano un suo anticomunismo viscerale quindi poteva esserci un’empatia per diverse motivazioni, non c’era bisogno che un sedicente giornalista si muovesse a dire al comandante generale. Se l’ha fatto evidentemente è la punta dell’iceberg di rapporti sottesi che vanno interpretati in senso Intelligence.

 

 

DOMANDA – Queste premure di che anno sono?

 

 

RISPOSTA – 1978.

 

 

DOMANDA – Quindi poco prima poi dell’inizio dei suoi rapporti...?

 

 

RISPOSTA – Delfino comunque anche se rifiuta al comandante generale di andare al Sismi, poi andrà comunque al Sismi. La sua futura destinazione sarà il Sismi.

[…]