SENTENZA DEL GIUDICE SALVINI SULL'EVERSIONE FASCISTA-1995

 

Parla "Zio Otto" su Spiazzi & c.

 

 

Le dichiarazioni di Carlo Digilio, Martino Siciliano e Graziano Gubbini sui Nuclei di Difesa dello Stato e sul Piano di sopravvivenza.

 

 

(pag. 429 del fascicolo processuale)

 

 

 

Anche Carlo DIGILIO, persona inserita per lunghissimo tempo (dalla fine degli anni '60 all'inizio degli anni '80) nel gruppo di Ordine Nuovo di Venezia/Mestre e stabilmente in contatto, come si vedrà nella seconda parte dell'istruttoria, con i servizi segreti, ha fornito un quadro assai preciso, anche sul piano tecnico, dei NUCLEI di DIFESA dello STATO:

 

"......In pratica i NUCLEI DIFESA dello STATO o LEGIONI e il gruppo SIGFRIED di cui faceva parte il prof. FRANCO facevano riferimento a strutture dell'Esercito italiano e consistevano, per dirla breve, nell'approntamento di gruppi di civili destinati ad affiancare, in caso di necessità e come supporto, le strutture militari ufficiali. I NUCLEI DIFESA dello STATO più precisamente si chiamavano NUCLEI TERRITORIALI IN DIFESA DELLO STATO o Legioni ed erano collocati strategicamente in diverse Regioni. Quella di Verona era la quinta.

In sostanza erano formate da persone che si erano tenute sempre in contatto con l'Esercito, come ex sottufficiali, ex Carabinieri, ex combattenti delle varie Armi e costituivano dei piccoli plotoni che facevano addestramento anche con militari in servizio.

Erano piccole Unità capaci anche di essere indipendenti una dall'altra, secondo le tecniche di un certo tipo di difesa. Fra loro si conoscevano solo i Capi gruppo.

L'esistenza di questa struttura in sostanza semiufficiale era pienamente nota alle Autorità militari.

A partire da un certo momento fu sciolta e forse reinglobata in altre strutture. Il suo fine era la difesa del territorio in caso di invasione e se necessario aveva anche compiti antinsurrezionali in caso di sommosse da parte di comunisti.

In sostanza questa struttura seguiva la linea ortodossa della N.A.T.O.- Era sicuramente presente in Veneto in forze, in Alto Adige e in Valtellina, ove ad essa facevano riferimento le persone del gruppo di FUMAGALLI, persone che io comunque non ho mai conosciuto.

A Verona il responsabile o uno dei responsabili era il Colonnello SPIAZZI. Dico questo non per scienza diretta, ma solo perchè il nome era noto nell'ambiente con tale veste. Io non ho mai fatto parte di tale struttura in quanto avevo già un altro punto di riferimento.

Ricordo tuttavia che fui invitato da BANDOLI a seguirlo in una occasione allorchè un gruppo di questi NUCLEI effettuò una seduta di addestramento ed aggiornamento ad Avesa e cioè un poligono di tiro vicino a Verona. Io e Bandoli ci andammo solo per verificarne la serietà e l'affidabilità e poi riferirne al Comando di Verona.

Ricordo che mi fu fornita una tuta mimetica come era d'uso allorquando partecipassero dei civili che non avrebbero potuto certo stare in abiti borghesi.

Poichè l'Ufficio mi comunica che in tale occasione sarebbe stato presente anche il Colonnello SPIAZZI, devo dire che sinceramente della sua presenza non mi ricordo. C'erano comunque vari ufficiali che presiedevano all'andamento dell'esercitazione. Tali gruppi utilizzavano poligoni come questo oppure località isolate per prove di efficenza fisica, uso della radio e tutto quello che è connesso ad un coordinamento tattico in caso di resistenza non convenzionale.

Questa mia esperienza ad Avesa può collocarsi più o meno nel 1968. Bandoli ed io riferimmo positivamente in merito all'esercitazione e la relazione fu fatta dal Bandoli.

Poichè l'Ufficio mi fa cenno alla denominazione PIANO DI SOPRAVVIVENZA in relazione a tali NUCLEI, posso confermare che Piano di sopravvivenza o Corso di sopravvivenza era una terminologia propria di un tipo di addestramento che doveva consentire di resistere, in caso di invasione, fino alla riorganizzazione delle Forze regolari. Faceva quindi parte della realtà di questi NUCLEI addestrarsi per essere pronti ad affrontare tali necessità".

 

A quale "struttura" ufficiale Carlo Digilio facesse riferimento, mantenendo la sua doppia militanza anche nel gruppo di O.N. di Venezia, si dirà nella seconda parte dell'istruttoria.

 

Il quadro fornito da Carlo Digilio è comunque in piena sintonia con le altre testimonianze acquisite con riferimento anche ad "attivazioni" con la presenza di civili e militari - sicuramente illegali - come quella di Avesa, in merito all'andamento della quale Digilio aveva relazionato ai sui "referenti".

 

Carlo Digilio ha confermato inoltre che i Nuclei di Difesa dello Stato avevano compiti non solo anti-invasione, ma di sicurezza interna (in caso di "sommosseda parte dei comunisti") e che tale struttura, in Valtellina, faceva riferimento e si sovrapponeva al M.A.R. di Carlo Fumagalli, gruppo impegnato in quegli anni nella realizzazione di un progetto golpista di centro-destra e in contatto con ufficiali dei Carabinieri e della N.A.T.O. (cfr. parte terza di questa ordinanza).

 

 

Quasi certamente, quindi, la funzione "anti-insurrezionale" attribuita da Digilio ai Nuclei di Difesa dello Stato è una espressione eufemistica per non nominare apertamente piani golpisti in caso di avanzata, anche su un terreno perfettamente democratico ed elettorale, delle forze di sinistra.

 

 

Molto probabilmente, del resto, Carlo Digilio ha minimizzato la sua partecipazione, seppur esterna e con funzioni di "controllo", a tale struttura in quanto sia Enzo Ferro sia Roberto Cavallaro hanno dichiarato di averlo notato in occasione di riunioni cui erano presenti il colonnello Spiazzi ed altri soggetti inquadrati nei Nuclei (cfr. rispettivamente dep. Enzo Ferro, 28.4.1994, f.4, e Roberto cavallaro, 11.2.1995, f.3).

 

 

Enzo Ferro in particolare ha sottolineato gli stretti rapporti intercorrenti fra il colonnello Spiazzi e Carlo Digilio e il ruolo importante di collegamento con altre realtà ricoperto da quest'ultimo in quanto Digilio parlava con Spiazzi di rifornimenti di armi per il gruppo di Verona e dell'esistenza di un deposito di armi molto grossonella zona di Venezia cui si poteva attingere in caso di necessità .

 

 

Anche Martino SICILIANO, altro militante del gruppo di O.N. di Venezia, nel corso delle ampie dichiarazioni rese a questo Ufficio a partire dall'autunno del 1994, ha fornito alcune indicazioni sui Nuclei di Difesa dello Stato seppur più limitate essendo egli esterno a tale struttura. Parlando infatti del Piano di Sopravvivenza, egli ha ricordato (int. 19.10.1994, f.2):

 

 

"......Ero a conoscenza di tale piano poichè Maggi, Barbaro e Giangastone Romani e, in genere, l'ambiente direttivo ordinovista, compreso Delfo Zorzi, parlarono dell'esistenza di una struttura parallela che, in caso di presa del potere da parte del Partito Comunista, fosse capace di rifornire di armi, munizioni, documenti e soldi oltre ad appartamenti predisposti da utilizzarsi come "basi partigiane", cioè per la "resistenza" all'invasore.

Conobbi tale struttura proprio con il nome di PIANO DI SOPRAVVIVENZA e, contestualmente, mi venne fatto anche il nome dei NUCLEI DIFESA DELLO STATO, ma non sono in grado di fornire particolari più precisi in quanto i quadri direttivi di Ordine Nuovo sostenevano che, per ragioni di riservatezza, era opportuno conoscerne maggiori particolari solo al momento del bisogno.

Non so se elementi di O.N. fossero inquadrati in tale struttura, ma ricordo che essa era composta da civili o da ex-militari e che vi erano anche delle donne. Nel periodo in cui venni a sapere di questa struttura, era il 1971, i quadri direttivi di O.N. consigliarono la lettura di una pubblicazione di Che Guevara sulla guerriglia. So che il Piano di Sopravvivenza era articolato in strutture periferiche, ognuna con un suo responsabile. Inoltre i quadri direttivi di O.N. avevano detto, in relazione al Piano, che in caso di emergenza ci si doveva rivolgere alla caserma dei Carabinieri di Via Pascoli".

 

 

 

I pur sintetici cenni di Martino Siciliano confermano la profonda commistione, in Veneto, fra la struttura "ufficiale" NUCLEI di DIFESA dello STATO e la struttura ordinovista, una commistione ancor più significativa della presenza nella struttura GLADIO di alcuni elementi di estrema destra e dei contatti, che pur non erano sfociati in un inserimento in Gladio, che erano stati avviati dai responsabili di tale struttura con altri elementi della stessa area.

 

 

Un terzo ordinovista, Graziano GUBBINI di Perugia, ha del resto parlato del progetto di un massiccio inserimento di elementi di Ordine Nuovo nella struttura dei Nuclei in vista di un imminente mutamento istituzionale che doveva realizzarsi nel 1973, secondo il programma già delineato nella parte seconda, capitolo 18, di questa ordinanza.

 

 

Graziano Gubbini si era trasferito a Verona negli anni 1971/1972 per svolgere l'attività di istruttore in una palestra di karate e in tale città era entrato in contatto non solo con Elio MASSAGRANDE, responsabile della locale cellula di Ordine Nuovo, ma anche con il colonnello Spiazzi, frequentando le riunioni che si tenevano nella sua villetta (cfr. dep. ai G.I. di Bologna e Milano, 24.1.1994, ff. 5-6).

 

 

In tale periodo erano stati organizzati incontri finalizzati a inserire stabilmente civili di ispirazione ordinovista in una struttura militare con finalità anticomuniste.

 

 

Tale realtà, caratterizzata da un armamento autonomo e da propri punti di riferimento, avrebbe dovuto avere una struttura simile a Gladio (dep. cit. f.6).

 

 

Era stata addirittura tenuta una riunione all'interno della caserma di Montorio Veronese, ove prestava servizio il colonnello Spiazzi, presenti numerosi ufficiali e tre rappresentanti di Ordine Nuovo, Claudio BIZZARRI di Verona per il Nord-Italia, Graziano GUBBINI per il Centro-Italia e un altro militante di Napoli per il Sud-Italia (dep. cit., f.6).

 

 

La struttura allargata che così si intendeva costituire prevedeva una suddivisione rigorosa in cellule che avrebbero avuto direttamente a disposizione, per l'addestramento, delle basi militari e si sarebbe data quale finalità un progetto di supporto ad un'azione golpista denominata "OPERAZIONE PATRIA".

 

 

Si tratta certamente di quel progetto di mutamento istituzionale di cui sono state ampiamente delineate le modalità nel capitolo 18 e che avrebbe dovuto scattare nel maggio/giugno del 1973 dopo la catena di attentati previsti per i mesi precedenti.

 

 

Del resto, lo stesso colonnello Amos Spiazzi, sin dai suoi interrogatori dinanzi al G.I. di Padova nel corso dell'istruttoria Rosa dei Venti, aveva più volte fatto cenno ad una mobilitazione generale prevista per il 2.6.1973 e rientrata all'ultimo momento, verosimilmente sia per contrasti interni alle varie componenti golpiste sia per il sostanziale fallimento di operazioni quali l'attentato di Nico AZZI e di quelli che avrebbero dovuto seguirlo nonchè l'attentato dinanzi alla Questura di Milano, affidato a Gianfranco BERTOLI.

 

 

L'iniziativa discussa alla Caserma Montorio si era d'altronde arenata in quanto i rappresentanti di O.N. per il Centro e il Sud-Italia (meno integrati nella struttura militare rispetto a quelli del Veneto) erano rimasti perplessi dinanzi alla richiesta di fornire l'elenco completo dei loro militanti alle strutture militari (dep. cit., f.6).

 

 

Nel corso di una successiva testimonianza (16.2.1995), Graziano Gubbini ha precisato che la struttura "ufficiale" cui da quel momento gli ordinovisti avrebbero dovuto fare integrale riferimento erano proprio i Nuclei di Difesa dello Stato e che l'Operazione Patria era il nome che era stato dato alla attivazione dei Nuclei in supporto al progettato mutamento istituzionale.

 

 

Graziano Gubbini ha inoltre ribadito che gli addestramenti sarebbero avvenuti direttamente in basi militarie che il "Nucleo" di Verona con cui egli era entrato in contatto era solo una delle articolazioni geografiche in cui era suddivisa la struttura nel Paese (dep. 16.2.1995, f.2).

 

 

Il progetto di inglobamento dell'intera organizzazione operativa di Ordine Nuovo all'interno di una struttura parallela e occulta, ma ufficiale, come i Nuclei di Difesa dello Stato, controllata dagli alti vertici militari dell'epoca, è forse il dato più inquietante raccolto in questi anni sulle attività di "controllo" del nostro sistema democratico, un dato dinanzi al quale perfino i lati oscuri e l'illegalità della struttura Gladio impallidiscono o si configurano quantomeno come il solo cerchio esterno di una realtà ben più segreta e profonda.

 

PER I LETTORI: cliccate su questo link per avere altre informazioni su Digilio e il suo contributo alle indagini sull'eversione nera: 

https://www.storiaveneta.it/inchieste/96-documenti-e-analisi-dello-scontro-politico-nel-territorio-vicentino/713-verbali-di-interrogatori-resi-al-dott-salvini.html