VERBALE DI INTERROGATORIO RESO AL GIUDICE SALVINI DA CARLO DIGILIO

 

 

Digilio parla della Rete americana

 

[Manca il riferimento numerico e dei fogli del verbale] - DIGILIO

 

"Ribadisco con assoluta sicurezza che SOFFIATI lavorava per la C.I.A. e per gli americani di stanza in Veneto. E' possibile che ZORZI abbia avuto notizia da MAGGI del ruolo svolto da SOFFIATI e temesse interferenze o indicazioni in favore di tale struttura".

 

"Posso dire che la C.I.A. e gli americani in quel periodo e in quella zona geografica erano interessati a tenere sotto controllo i movimenti di esplosivo sia in relazione alla sicurezza delle loro basi sia in relazione ad operazioni di intelligence circa gli avvenimenti italiani e quindi le notizie nella disponibilità del SOFFIATI interessavano coloro per cui lavorava e giustificavano le preoccupazioni di MAGGI".

 

"La confidenza di SOFFIATI con me trova spiegazione nel fatto che mio padre, nel periodo della guerra e fino al 1966 aveva lavorato per gli americani dell'O.S.S. sempre nel campo della sicurezza e informazione militare e conseguentemente SOFFIATI mi vedeva un po' sulla sua stessa linea d'onda".

 

"Voglio ribadire che io non ho mai fatto parte di ORDINE NUOVO e cioè non ho mai aderito a tale organizzazione e alla sua ideologia. Io avevo orientamenti e riferimenti ben diversi".

 

"Marcello SOFFIATI mi disse che questi Ustascia si rifornivano anche in Cecoslovacchia di attrezzature di buon livello tecnologico quali, ad esempio, acciai per molle per armi, cioè le molle di recupero, occhiali che consentivano tramite angoli retrovisori di sventare o di fare pedinamenti, microfoni e silenziatori; ricordo in particolare che SOFFIATI mi fece vedere il disegno di un prototipo di silenziatore della fabbrica d'armi cecoslovacca "CZ"".

 

"Non sono in grado di dire se SOFFIATI seguisse queste cose nell'ambito della sua attività informativa o come simpatizzante di ORDINE NUOVO".

 

"SOFFIATI mi diceva che negli uffici che lui frequentava erano noti i contatti fra elementi croati oltre confine e la CIA in funzione di difesa da un'invasione dall'Est che gli elementi croati avrebbero potuto preannunziare osservando sul territorio eventuali movimenti di truppe o rilevando l'allestimento di postazioni missilistiche. Certamente quindi c'erano grossi interessi comuni".

 

"Riprendendo sempre il discorso sul ruolo di SOFFIATI, posso precisare che egli faceva riferimento specificamente agli uffici della F.T.A.S.E., cioè la "FORCE TREATY ATLANTIC SOUTH EUROPE" in pratica la centrale operativa e logistica del Patto Atlantico per il sud-Europa che era di stanza a Verona".

 

Ovviamente aveva un sottufficiale americano cui egli faceva riferimento per tale attività e che egli ebbe modo di indicarmi come sergente BANDOLI". 

 

"Precisando quanto già detto in data 9.10.1993, è chiaro che un'attività del genere, come mi raccontava il SOFFIATI, verteva da un lato sul controllo della sicurezza delle basi e delle installazioni americane in Veneto, e ciò ovviamente comportava informazioni sui gruppi di estrema sinistra, e d'altro lato però verteva sul controllo di qualsiasi movimento di esplosivo o attività anche di gruppi di estrema destra che potesse verificarsi nella zona".

 

"Quindi l'attività di informazione copriva entrambi i settori".

 

Posso dire che avendo conosciuto bene Marcello SOFFIATI, egli appariva una persona anonima e forse di non grande levatura, ma in realtà era molto più attento di quanto potesse sembrare e mi aveva fatto cenno a diverse attività di informazione, anche importanti, cui aveva partecipato.

 

A domanda dell'Ufficio, poichè mi si chiede se il referente della C.I.A. di nome Bandoli con cui era in contatto Soffiati si chiamava Gianni, ricordo effettivamente che costui veniva chiamato appunto Gianni o Johnnie, all'americana.

 

Prendo atto che secondo recenti acquisizioni provenienti dal generale Amos Spiazzi emerge la conferma che Marcello Soffiati lavorasse per la C.I.A., disponesse di vari tesserini di accesso alle basi americane e avesse seguito un corso a Camp Darby in Toscana.

 

In merito posso confermare quanto ho già detto e in particolare che ricordo anch'io vari tesserini di cui disponeva Soffiati e questi mi disse di avere seguito un corso in una base in Toscana.

 

Come ho già detto io svolsi attività di informazione facendo riferimento al comando F.T.A.S.E. di Verona a partire dal 1967 e sino al 1978.

 

La struttura informativa che operava all'interno di questo Comando era una struttura informativa della C.I.A. interessata ovviamente ad avere il maggior numero di dati sulla situazione italiana e ad effettuare una sorta di controllo sull'area del triveneto che era una di quelle di maggiore interesse.

 

Prima di iniziare questa attività avevo conosciuto occasionalmente MARCELLO SOFFIATI al Lido di Venezia in un contesto del tutto normale e lo rividi casualmente a Verona proprio nei medesimi uffici cui io stesso facevo riferimento.

 

Si trattava di una palazzina all'interno del Comando di Verona, però a sè stante ed indipendente.

 

In sostanza Soffiati faceva il mio medesimo lavoro, pur riferendosi a BANDOLI e cioè a persona diversa a quella cui facevo riferimento io.

 

Soffiati aveva avuto uno o più nomi in codice, ma in questo momento proprio non li ricordo e li comunicherò all'Ufficio se riuscirò a farmeli venire in mente.

 

La struttura comportava l'impegno sia di militari americani in servizio presso la Base sia di altri americani che si trattenevano in Italia per qualche tempo, incaricati di specifici servizio di informazione, sia di cittadini italiani che costituivano in sostanza una rete di informazione sul territorio.

 

Non erano tutte persone di destra, c'erano anche persone che potevano essere di orientamento democristiano o liberale purchè tutte sicuramente anticomuniste.

 

Ho difficoltà ad indicare altri italiani perchè, pur non essendone certo, posso ritenere che qualcuno di essi sia ancora in servizio presso tale struttura e quando io mi dimisi formalmente, nel 1978, ebbi la consegna di mantenere il silenzio sulla rete di informazione di cui ero a conoscenza.

 

Posso comunque dire che la rete era formata da diverse sezioni, ognuna delle quali riferentesi ad un determinato ambiente in cui raccogliere informazioni come ad esempio il mondo industriale, l'estrema destra, l'estrema sinistra e così via.

 

Fra le persone incaricate di specifiche missioni di informazione ricordo un latino-americano che era venuto in Italia per qualche tempo per acquisire notizie sugli esuli cileni rifugiatisi dopo il golpe contro il governo Allende e che erano in contatto con l'estrema sinistra locale.

 

Io non ho avuto rapporti diretti con questa persona che era invece uno dei referenti di Soffiati nell'ambito della raccolta di informazioni sugli esuli sud-americani di cui avevo già accennato.

 

Io, nel corso degli anni, ho avuto quattro referenti americani che si sono succeduti e due di questi erano di origine italiana.

 

Nel corso della mia attività ho eseguito una dozzina di incarichi di informazione in diversi settori, non necessariamente sul mondo di estrema destra.

 

D'altronde non erano necessariamente raccolte di informazioni a sfondo direttamente politico perchè nel corso della mia attività sono stato incaricato anche di eseguire la ricerca di materiale radioattivo trafugato.

 

Ho già fatto cenno all'attività di informazione e di ricerca sui 10 quintali di esplosivo trafugati dal capannone di una ditta che effettuava lavori di sbancamento a Boscochiesanuova.

 

In merito posso precisare che l'interesse a questo trafugamento era soprattutto legato al fatto che il furto fosse avvenuto non distante dalla Base di Verona in quanto Boscochiesanuova si trova a una dozzina di chilometri da Verona e quindi l'acquisizione di informazioni su tale furto, che risultò poi essere avvenuto a scopo sostanzialmente di lucro, era di interesse in relazione alla sicurezza della Base.

 

Avevo una ricompensa in contanti a scadenze non fisse che mi consentiva di vivere unitamente all'attività di contabile che svolgevo in varie ditte.

 

Infatti, solo dal 1976 avevo iniziato ad occuparmi del Poligono di Venezia, con la mansione di aiuto-segretario, e solo dal 1978 ne divenni Segretario amministrativo e Direttore di tiro, dedicandomi quindi completamente a tale attività.

 

Poichè l'Ufficio mi chiede di spiegare meglio cosa fosse l'organizzazione SIGFRIED e se avesse attinenza con altre strutture chiamate NUCLEI DIFESA dello STATO o LEGIONE, la cui esistenza è emersa nel corso di recenti atti istruttori, posso spiegare quanto segue.

 

La struttura cui facevo riferimento io e le altre cui adesso si è fatto cenno erano due realtà diverse, seppur con momenti di contatto e di osmosi.

 

In pratica i NUCLEI DIFESA dello STATO o LEGIONI e il gruppo SIGFRIED di cui faceva parte il prof. FRANCO facevano riferimento a strutture dell'Esercito italiano e consistevano, per dirla breve, nell'approntamento di gruppi di civili destinati ad affiancare, in caso di necessità e come supporto, le strutture militari ufficiali.

 

I NUCLEI DIFESA dello STATO più precisamente si chiamavano NUCLEI TERRITORIALI IN DIFESA DELLO STATO o Legioni ed erano collocati strategicamente in diverse Regioni.

 

Quella di Verona era la quinta.

 

In sostanza erano formate da persone che si erano tenute sempre in contatto con l'Esercito, come ex sottufficiali, ex Carabinieri, ex combattenti delle varie Armi e costituivano dei piccoli plotoni che facevano addestramento anche con militari in servizio. Erano piccole Unità capaci anche di essere indipendenti una dall'altra, secondo le tecniche di un certo tipo di difesa. Fra loro si conoscevano solo i Capi gruppo.

 

L'esistenza di questa struttura in sostanza semiufficiale era pienamente nota alle Autorità militari.

 

A partire da un certo momento fu sciolta e forse reinglobata in altre strutture.

 

Il suo fine era la difesa del territorio in caso di invasione e se necessario aveva anche compiti antinsurrezionali in caso di sommosse da parte di comunisti.

 

In sostanza questa struttura seguiva la linea ortodossa della N.A.T.O.-

 

Era sicuramente presente in Veneto in forze, in Alto Adige e in Valtellina, ove ad essa facevano riferimento le persone del gruppo di FUMAGALLI, persone che io comunque non ho mai conosciuto.

 

A Verona il responsabile o uno dei responsabili era il Colonnello SPIAZZI.

 

Dico questo non per scienza diretta, ma solo perchè il nome era noto nell'ambiente con tale veste.

 

Io non ho mai fatto parte di tale struttura in quanto avevo già un altro punto di riferimento.

 

Ricordo tuttavia che fui invitato da BANDOLI a seguirlo in una occasione allorchè un gruppo di questi NUCLEI effettuò una seduta di addestramento ed aggiornamento ad Avesa e cioè un poligono di tiro vicino a Verona.

 

Io e Bandoli ci andammo solo per verificarne la serietà e l'affidabilità e poi riferirle al Comando di Verona.

 

Ricordo che mi fu fornita una tuta mimetica come era d'uso allorquando partecipassero dei civili che non avrebbero potuto certo stare in abiti borghesi.

 

Poichè l'Ufficio mi comunica che in tale occasione sarebbe stato presente anche il Colonnello SPIAZZI, devo dire che sinceramente della sua presenza non mi ricordo.

 

C'erano comunque vari ufficiali che presiedevano all'andamento dell'esercitazione.

 

Tali gruppi utilizzavano poligoni come questo oppure località isolate per prove di efficenza fisica, uso della radio e tutto quello che è connesso ad un coordinamento tattico in caso di resistenza non convenzionale.

 

Questa mia esperienza ad Avesa può collocarsi più o meno nel 1968. Bandoli ed io riferimmo positivamente in merito all'esercitazione e la relazione fu fatta dal Bandoli.Poichè l'Ufficio mi fa cenno alla denominazione PIANO DI SOPRAVVIVENZA in relazione a tali NUCLEI, posso confermare che Piano di sopravvivenza o Corso di sopravvivenza era una terminologia propria di un tipo di addestramento che doveva consentire di resistere, in caso di invasione, fino alla riorganizzazione delle Forze regolari.

 

Faceva quindi parte della realtà di questi NUCLEI addestrarsi per essere pronti ad affrontare tali necessità.

 

Quanto al gruppo SIGFRIED, di cui faceva parte il prof. FRANCO, era una piccola realtà sostanzialmente interna a questa area dei NUCLEI IN DIFESA DELLO STATO.

 

In sostanza era una specie di associazione culturale che riuniva qualche diecina di ex combattenti ed ex militari quasi tutti provenienti dalla Repubblica Sociale Italiana.

 

Del resto il nome fa riferimento ad una linea di difesa tedesca utilizzata durante la Seconda guerra Mondiale credo proprio in Italia.

 

Forse a Vittorio Veneto il prof. FRANCO ne aveva una piccola sede.

 

Sostanzialmente si riunivano in occasione di ricorrenze militari e visite ai cimiteri di guerra.

 

E' possibile che di tale associazione facesse parte anche il cognato del prof. FRANCO che era sempre con lui e credo ne condividesse gli ideali e gli interessi.

 

Poiché' l'Ufficio mi fa il nome di tale GIANCARLO BERTONI di Verona, che faceva il fiorista, quale membro del gruppo SIGFRIED, posso dire che tale nome in questo contesto non mi è nuovo, ma con ogni probabilità era un conoscente di Soffiati e io non l'ho mai conosciuto.

 

Ovviamente fra l'ambiente che lavorava per il Comando di Verona e questa struttura del NUCLEI IN DIFESA DELLO STATO e del gruppo SIGFRIED di cui si è parlato, pur essendo diverse, c'erano momenti di osmosi. Infatti il prof. FRANCO chiese al Comando di Verona di mandare una persona non conosciuta e non esposta politicamente nella zona di Treviso/Vittorio Veneto al fine di seguire le attività di VENTURA e per l'appunto fui mandato io.

 

Dei vari incontri con VENTURA io riferii in tutti i dettagli al prof. FRANCO, che era direttamente interessato, e feci poi un racconto più sommario al Comando di Verona.

 

Mi disse anche che ZORZI era in contatto a Roma con i Servizi Segreti.

 

Voglio ancora far presente che alla fine del 1977 rifiutai di assumere l'incarico a tempo pieno per la CIA in quanto ciò avrebbe comportato un impegno che per taluni suoi aspetti non mi andava e avrebbe comportato il non poter dire di no anche a incarichi sgraditi o contrari alla mia moralità.

 

 

L'ingegnere Pomar mi disse che Pozzan era latitante e la sua visita a Pozzan era di carattere sostanzialmente amichevole.

 

Pozzan era nervoso e diceva che doveva vedere una persona e chiese quindi a Pomar di ripassare il giorno seguente.

 

Il giorno dopo Pomar andò da solo da Pozzan ma mi disse che non aveva trovato.

 

In questo contesto Pomar mi disse che Pozzan era un latitante che era stato aiutato e protetto dal tenente Labruna e dal (generale) Maletti dei Servizi Segreti italiani.

 

Dal personale del S.I.D. riceveva denaro e notizie sulla sua famiglia che era rimasta in Italia.

 

Pomar mi disse che evidentemente Pozzan era stato redarguito ed invitato da coloro che lo proteggevano ad evitare di incontrare altri fuoriusciti italiani.

 

Questo concetto fu espresso da Pomar come se egli ne parlasse per cognizione personale.

 

Parlandomi di Pozzan, Pomar mi disse che era stato aiutato a fuggire dall'Italia da ufficiali del S.I.D. in quanto coinvolto nella predisposizione dei congegni utilizzati sia per gli attentati ai treni dell'estate del 1969 sia nella strage di Piazza Fontana.

 

 

NUCLEI DI DIFESA DELLO STATO E GRUPPO SIGFRIED

 

Poichè l'Ufficio mi chiede di meglio precisare quali fossero i rapporti fra le varie strutture, posso dire che in sostanza i Nuclei di Difesa dello Stato e il gruppo Sigfried erano due realtà distinte, ma fra loro simili, entrambe dipendenti dalle nostre Strutture e cioè rispettivamente dall'Esercito e dai Servizi di Sicurezza.

 

Rispetto ai Nuclei il gruppi Sigfried aveva un numero di elementi certamente inferiore sul piano numerico, ma più qualificati sul piano della capacità operativa.

 

E' molto probabile che parte degli elementi dei Nuclei siano in seguito rifluiti in GLADIO allo scioglimento dei Nuclei stessi.

 

L'esercitazione a Forte FOIN, vicino a Bardonecchia, di cui parlo nella memoria, era un'esercitazione dei Nuclei di Difesa dello Stato con la presenza dei suoi elementi piemontesi.

 

Sono in grado di precisare come venni a sapere di questa esercitazione. Ebbi occasione di presenziare negli uffici del Comando FTASE ad una discussione che si basava sulla velina dei nostri Servizi di Sicurezza concernente questa esercitazione che si era già tenuta.

 

Erano presenti un ufficiale americano, Soffiati, il suo referente, io e qualche altra persona.

 

L'esercitazione di cui l'ufficiale parlava si era svolta nell'agosto del 1970, qualche mese prima del tentativo di golpe di Borghese e il discorso dell'ufficiale americano verteva sulla consistenza delle forze presenti a tale esercitazione in quanto il numero dei partecipanti, secondo le informazioni in loro possesso, era maggiore di quanto risultava dall'informativa del S.I.D.

 

L'americano commentava che in questo modo gli italiani fingevano di essere più deboli di quanto in realtà erano in relazione alle strutture parallele antisommossa e costringendo gli americani a mantenere alta la loro presenza numerica sul nostro territorio.

 

L'esercitazione di Forte FOIN, comunque, doveva consentire la formazione e l'addestramento di circa 40 capigruppo ciascuno dei quali doveva diventare responsabile di una squadra in Piemonte.

 

Tale preparazione era finalizzata ad entrare in campo in occasione del golpe che era fissato per il dicembre 1970. Appresi questi particolare sempre nell'ambiente FTASE.

 

Tornando al gruppo Sigfried, sempre nel medesimo ambiente mi fu accennato al fatto che tale gruppo era nato in concomitanza con il PIANO SOLO del generale DE LORENZO nel 1964.

 

In sostanza accanto al Piano Solo, e cioè alla mobilitazione dei Carabinieri per il colpo di Stato, c'era il PIANO SIGFRIED e cioè la costituzione del gruppo di civili che al momento del golpe doveva incaricarsi dell'arresto e della neutralizzazione degli esponenti dell'opposizione e dei sindacalisti.

 

A quell'epoca infatti i Carabinieri non avevano le strutture sufficienti per poter operare capillarmente dovunque.

 

Nacque così il gruppo Sigfried che continuò ad esistere anche dopo il venir meno del tentativo del 1964.

 

A questo punto, al fine di completare il quadro di quella che fu la mia attività presso Ventura e di controlli che mi furono affidati, posso meglio specificare come e da chi ebbi l'incarico di recarmi dal prof. Franco a Vittorio Veneto.

 

Io fui chiamato a Verona da un ufficiale della CIA, che ovviamente anche Soffiati conosceva bene, il quale affidò a me l'incarico di andare dal prof. Franco e non da Soffiati in quanto quest'ultimo era troppo conosciuto come estremista di destra e ciò avrebbe creato problemi con VENTURA, infatti Franco intendeva mandare da ventura non un personaggio noto, ma una persona che potesse sembrare un collezionista o un esperto di armi.

 

Io potevo giocare questa parte mentre Soffiati no o perlomeno c'erano dei rischi.

 

L'agente della CIA di Verona che mi mandò da Franco dovrebbe avere attualmente circa 70 anni, è un italiano di origine veronese ed era stato un alto ufficiale della X MAS del Principe Borghese e suo uomo di fiducia.

 

In quegli anni si muoveva nel Veneto presentandosi come commerciante e riparatore di frigoriferi e teneva i contatti grazie a questa attività di copertura con esponenti del Fronte Nazionale nelle varie città.

 

 

Al momento del primo incontro, quando Delfo Zorzi cercò di recuperarmi e mi propose la questione della chiave, che era comunque poco più che una scusa per iniziare a coinvolgermi nuovamente, egli, oltre a quanto ho appena riferito, mi disse testualmente "Guarda che io ho partecipato direttamente all'operazione di collocazione della bomba alla Banca Nazionale dell'Agricoltura".

 

Queste furono testualmente le sue parole, che anche per la loro gravità ancora ricordo bene e ricordo che Zorzi non parlò nè di morti nè di strage, ma usò il termine "operazione" come si si fosse trattato di un'azione di guerra.

 

Aggiunse: "me ne sono occupato personalmente e non è stata cosa facile, mi ha aiutato il figlio di un direttore di banca". Ricordo questa frase perchè ci ragionai sopra e rilevai che aveva detto non il direttore di quella banca, ma il direttore di una banca, lasciando aperte così più ipotesi sull'appoggio che aveva avuto, anche se tutte interne al tipo di obiettivo prescelto.

 

 

 

ATTIVITA' DI SERGIO MINETTO

 

All'inizio degli anni '70, Sergio MINETTO e Marcello SOFFIATI raccolsero una serie di elementi, soprattutto ex repubblichini o ex ufficiali dei paracadutisti, che servivano ad attività di contrasto del terrorismo altoatesino che metteva in pericolo la sovranità del nostro Paese.

 

Furono scelti i soggetti più abili e decisi e fra questi MASSAGRANDE e BESUTTI.

 

Con loro vi furono le esercitazioni a Fortezza cui ho fatto cenno.

 

Ho appreso, in particolare da SOFFIATI, ma se ne parlava anche nell'ambiente veronese, che anni prima vi erano stati degli attentati in Austria contro monumenti compiuti da italiani appositamente inviati, sempre nel medesimo contesto, al fine di rispondere al terrorismo altoatesino spaventando anche le Autorità austriache.

 

Voglio far presente che Sergio MINETTO era veramente un ottimo conoscitore dell'ambiente di destra e degli ex repubblichini e, nella prima metà degli anni '70, stilò un elenco di ex repubblichini, di ex appartenenti alla Guardia Nazionale e alla X MAS e di elementi di ambiente ordinovista che potessero essere utilizzati in senso anticomunista e messi a disposizione, in caso di necessità, delle basi americane di Verona e di Vicenza.

 

Di questo elenco mi parlarono anche RICHARDS e CARRET e il senso era quello di poter contrastare con ogni mezzo una possibile presa del potere da parte dei comunisti in Italia.

 

Preciso che l'approntamento di questo elenco si colloca fra il 1973 e il 1975.

 

 

TEDDY RICHARDS (di stanza a Vicenza a Camp Ederle)

 

 

In merito a RICHARDS, posso aggiungere che egli conosceva molti bene BESUTTI e MASSAGRANDE che come lui facevano parte dell'ambiente dei paracadutisti..

 

Quando BESUTTI e MASSAGRANDE furono processati e condannati per la detenzione delle armi, il nome di RICHARDS comparve negli atti come loro fornitore delle armi, ma egli non venne processato.

 

RICHARDS dipendeva in un primo momento dalla base americana di Verona e poi passò a quella di Vicenza.

 

In tale occasione, con un moto d'orgoglio, ZORZI mi disse che aveva partecipato all'azione di Milano e che nonostante tutti quei morti, che erano dovuti ad un errore, l'azione era stata importante perchè aveva ridato forza alla destra e colpito le sinistre nel Paese.

 

Accennò anche al fatto che questa azione aveva fatto piacere e aveva goduto dell'appoggio dei Servizi.

 

 

PRESENZA DI MINETTO IN ARGENTINA

 

 

In varie occasioni Sergio MINETTO mi disse che in gioventù aveva risieduto in Argentina dove probabilmente aveva imparato ed esercitato il mestiere di frigoriferista.

 

In Argentina era entrato in contatto sia con elementi della C.I.A. sia con tedeschi, ex combattenti, che avevano lasciato la Germania dopo la guerra.

 

Egli aveva infatti mantenuto forti contatti sia con l'Argentina, e in genere con il Sud-America, sia con la Germania nell'ambito della sua attività di spionaggio.

 

Ricordo in particolare un piccolo episodio. In questo contesto, verso la fine degli anni '70, venne a trovarlo dall'Argentina una persona che tuttavia non vidi e MINETTO gli fece avere una grossa somma in pesos argentini. A titolo di curiosità egli diede sia a me che a Marcello Soffiati uno di questi biglietti di banca che sino ad allora non avevo mai visto.

 

 

TEDDY RICHARDS

 

In merito a tale personaggio, posso aggiungere che egli era un grosso collezionista di armi ed anche per tale motivo potè fornire a BESUTTI, SOFFIATI e MASSAGRANDE parte delle armi della cui detenzione questi ultimi furono poi processati e coindannati.

 

 

GENERALE MAGI BRASCHI

 

Ho sentito parlare di un alto ufficiale a nome MGI BRASCHI soprattutto nell'ambiente di Ordine Nuovo di Verona e di Mestre.

 

Per quanto ricordo Magi Braschi faceva riferimento all'ambiente militare veronese, infatti me ne parlò in particolare MASSAGRANDE, che si occupava di tenere i contatti fra l'ambiente miliare e l'ambiente ordinovista nella prospettiva di un colpo di Stato che vi doveva essere dopo il fallito golpe Borghese, fra il 1973 e il 1974. Era considerato dal nostro ambiente un ufficiale di grande prestigio e il rapporto con i militari era essenziale per la riuscita del progetto.

 

Posso aggiungere che il dr. MAGGI aveva un ruolo molto importante nell'attivare i contatti con i militari in quanto aveva prestato servizio come ufficiale medico nel corso del servizio di leva e aveva mantenuto stretti contatti con l'ambiente militare.

 

 

A D.R.: Non credo di avere mai conosciuto personalmente il generale Magi Braschi che tuttavia era ben conosciuto da SPIAZZI.

A D.R.: Il nome Franco PANIZZA non mi è nuovo, credo sia una persona dell'ambiente veronese legato a SOFFIATI. Mi riservo di focalizzare questa figura.

A D.R.: Poichè l'Ufficio mi fa il nome di un brigadiere dei Carabinieri a nome VERELLI, posso dire che tale nome mi ricorda quello di un carabiniere di Colognola amico dei SOFFIATI, frequentatore della trattoria e certamente un simpatizzante di destra.

 

L.C.S.

Alle ore 14.20 del giorno 25 febbraio 1996, viene riaperto il verbale di interrogatorio e DIGILIO prosegue nella risposta alle domande che l'Ufficio gli pone. Si dà atto che non è presente il difensore nè il Pubblico Ministero.

 

 

FUCILE MITRAGLIATORE M.A.B.

 

L'Ufficio mostra al DIGILIO la fotografia di un M.A.B. 38/42 rinvenuto sul treno Taranto/Milano in data 13.1.1981, fotografia allegata alla nota del R.O.S. in data 13.2.1996.

 

Presa visione della fotografia, posso confermare che vi riconosco un M.A.B. modello 38/a e cioè dello stesso tipo di quelli che CAVALLINI mi portò e che io in qualche occasione modificai.

 

La modifica corrisponde a quella che vedo nella fotografia e cioè l'applicazione di un'impugnatura di metallo al posto del calcio in legno che del resto in alcuni casi non era più presente in quanto era facile che andasse distrutto durante gli eventi bellici.

 

Infatti le armi rastrellate dai tedeschi venivano bruciate e la prima cosa che andava persa era proprio il calcio, mentre le parti metalliche si arrugginivano.

 

Per applicare la nuova impugnatura in metallo usavo un semplicissimo profilato metallico che acquistavo in un normale negozio di ferramenta.

 

Qualche volta, con un listella di acciaio, ho anche sostituito il paragrilletto che tra le parti metalliche era la più facile al danneggiamento o al deterioramento.

 

Nella fotografia che vedo l'impugnatura in metallo è modificata così come io facevo, mentre mi sembra che il paragrilletto è certamente originale.

 

Il M.A.B. che vedo nella fotografia ha anche la canna ridotta, cioè tagliata, e lo capisco dal fatto che non è presente alla sommità il blocco che regge il mirino.

 

Si tratta di una modifica che rende l'arma più corta e quindi più maneggevole, ma che io non ho mai fatto in quanto si tratta di un lavoro molto difficile e che richiede idonei strumenti.

 

 

CONVEGNO ALLA WHITE ROOM DI MESTRE NEL 1966

 

Ricordo questo convegno di ORDINE NUOVO che si tenne a Mestre, ma non vi partecipai. Ero certo infatti che i partecipanti sarebbero stati segnalati e fotografati e questo per me era assolutamente sconsigliabile in quanto la mia attiità di informatore comportava il rimanere un soggetto il più possibile anonimo e defilato.

 

Ricordo proprio un discorso in tal senso con Marino GIRACI che mi informò del convegno e io gli feci presente che non ci sarei andato, cosa sulla quale anche lui convenne.

 

STRUTTURA "GLADIO"

 

Dell'esistenza di questa struttura si parlava diffusamente a Verona, seppure ovviamente con riservatezza, nell'ambiente di SPIAZZI e MINETTO.

 

Questa struttura era a carattere per così dire "ufficiale", con funzioni di autodifesa e di tutela degli interessi N.A.T.O., ma per quanto mi consta del tutto estranea ad attività eversive.

 

Il simbolo del GLADIO, quando se ne parlava, suscitava comunque la simpatia degli uomini che avevano militato con BORGHESE in quanto era lo stesso simbolo che compariva sulle mostrine delle loro divise.

 

 

ALTRE ATTIVITA' DI SERGIO MINETTO

 

Sergio MINETTO mi chiese varie volte di passare informazioni su elementi di estrema sinistra presenti a Venezia e che gravitavano intorno all'Università o erano impiegati in Uffici Pubblici quali il Comune.

 

Io mi davo da fare per fornire le informazioni più complete possibili e cioè i nomi e le fotografie e l'attività di costoro.

 

A domanda dell'Ufficio, MAGGI e MINETTO si conoscevano da moltissimo tempo ed erano molto legati e mostravano fra loro quella scioltezza e quell'affabilità tipica di persone che si conoscono appunto da tanto tempo, ma anche un reciproco rispetto.

 

Li ricordo insieme a vari compleanni di Bruno SOFFIATI, a Colognola, all'inizio degli anni '70.

 

 

RAPPORTI MINETTO - MAGGI

 

I rapporti fra MINETTO e MAGGI erano molto stretti e caratterizzati dalla dipendenza di MAGGI, il quale si era reso disponibile a rispettare certe direttive.

 

Mi spiego meglio: quando, nel 1963, vi fu la direttiva del Generale Westmoreland di fermare ad ogni costo il comunismo, soprattutto in Italia, e fra l'altro poco tempo dopo furono formate le LEGIONI di cui ho già parlato, la scelta strategica fu quella di contattare e avvicinare ad opera della rete informativa americana tutti gli elementi di destra che fossero in qualche modo disponibili a questa lotta e coordinarli.

 

Persone come il dr. MAGGI, quindi, pur non entrando certo a far parte direttamente della struttura americana, ne costituivano la connessione con l'ambiente esterno.

 

La direttiva era di non tralasciare di informare gli americani di qualsiasi situazione, come movimenti di armi ed esplosivi o attentati, che in qualsiasi modo avesse rilevanza.

 

In sostanza vi fu una progressione costituita dalla cena di Rovigo, di cui ho già parlato e che fu molto importante sul piano strategico, dalla cena a Colognola con MAGGI e MINETTO e appunto dall'arrivo di SOFFIATI a Verona con la valigetta.

 

Il tutto nel giro di pochi giorni.

 

Secondo me, in particolare a quella cena di Rovigo, fu decisa una vera e propria strategia di attentati che si inserivano nei progetti di colpo di Stato che vedevano uniti civili e militari e si inserivano nella strategia anticomunista del Convegno Pollio del 1965. Marcello SOFFIATI parlò, come destinatari dell'ordigno, di gente delle S.A.M. a Milano, senza specificare nomi.

 

Poichè l'Ufficio mi fa presente che il generale MAGI BRASCHI fu il relatore di sintesi al Convegno dell'Istituto Pollio del maggio 1965 a Roma, posso dire che non lo sapevo.

 

Del resto non andai a tale convegno anche perchè pochi giorni dopo, e cioè nel giugno 1965, dovevo partire per il servizio di leva in Friuli.

 

Ci andarono però il dr. MAGGI, l'avv. CARLET e Paolo MOLIN che rappresentavano il livello più colto del nostro ambiente e, al loro ritorno a Venezia, relazionarono ampiamente in merito alla discussione e alla strategia anticomunista che in pratica vi era nata.

 

Dal convegno, infatti, nacque la strategia di impegno comune di civili e militari in funzione anticomunista e da essa nacquero in pratica i NUCLEI DI DIFESA DELLO STATO e le loro articolazioni periferiche, cioè le LEGIONI.

 

Coloro che erano andati al convegno portarono anche vari opuscoli da far girare fra i militanti e in particolare uno sull'infiltrazione dei comunisti nelle Forze Armate dal titolo che mi sembra fosse qualcosa tipo "Via le mani rosse dalle Forze Armate!".

 

 

L'Ufficio chiede a DIGILIO se abbia saputo che Sergio MINETTO sia mai stato iscritto a qualche partito politico.

 

Sì, ricordo che a metà degli anni '70 si iscrisse al Partito Socialista Democratico Italiano, non certo perchè fosse di idee socialiste, ma solo perchè in quel periodo era il Partito politico italiano di cui gli americani avevano piena fiducia e che infatti finanziavano.

 

Inoltre essere iscritti al P.S.D.I. costituiva una buona copertura nella vita civile.

 

 

CONFIDENZE DI GIANCARLO ROGNONI IN SPAGNA

 

Intendo aggiungere che quando incontrai Giancarlo ROGNONI in Spagna in occasione del primo viaggio, cioè quello finalizzato a verificare l'attività dell'ingegnere POMAR, Giancarlo ROGNONI, in occasione di una cena in una pizzeria vicinissima alla casa di POMAR, nel contesto dei discorsi sulla destra mi fece qualche confidenza sugli attentati del 12.12.1969.

 

Mi disse infatti che nel nostro ambiente dovevamo in particolare guardarci da un mestatore come "CACCOLA", e cioè Stefano DELLE CHIAIE, e aggiunse che il gruppo di AVANGUARDIA NAZIONALE era stato il principale responsabile dei tre attentati che erano avvenuti a Roma il 12.12.1969 contemporaneamente alla strage di Milano, e cioè i due attentati all'Altare della Patria e quello alla Banca Nazionale del Lavoro.

 

COLONNELLO CAMPOLONGO

 

Circa i contatti del MORIN, ricordo che il predetto era assai legato, coltivando con lui molti contatti, al tenente colonnello di Artiglieria CAMPOLONGO, che all'epoca prestava servizio al Presidio: mi riferisco al contesto temporale dall'inizio degli anni Settanta fino al 1980.

 

Dai discorsi che io intrattenevo con i militanti di Ordine Nuovo emergeva che il CAMPOLONGO costituiva il punto di riferimento, se non addirittura il punto chiave, per eventuali "azioni di forza" nell'applicazione del Piano Solo e dei piani anticomunisti degli anni successivi.

 

Mi riferisco alla tempestiva aggregazione che i civili dovevano costituire per rapportarsi ai militari in caso si sommossa dei comunisti o in caso di invasione del nostro territorio di Nord-Est da parte dei comunisti, in attesa che venissero ricompattate le nostre Forze regolari.

 

Il CAMPOLONGO lo vedevo spesso al Poligono in quanto era perito balistico ed esperiva le prove tecniche relative alle sue perizie presso la nostra sede a San Nicolò del Lido.

 

Mi risulta che il CAMPOLONGO, prima dei fatti della notte di "TORA-TORA" del c.d. golpe Borghese, era il contatto veneziano dell'Ammiraglio BIRINDELLI e considerato l'uomo che poteva gestire ben 600 elementi fra marinai e altri militari del Distretto di Venezia anche al fine di garantire con tale forza, dopo la presa di potere, la piena funzionalità dei mezzi di navigazione interlagunari e la sicurezza dei cittadini per evitare controinsorgenze.

 

Era peraltro il "deus ex machina" di tutto l'armamento giacente nell'arsenale, potendo altresì contare sull'Associazione ex Marinai che aveva sede all'interno dello stesso arsenale.

 

Io ho potuto percepire un'enorme quantità di contatti fra il MORIN e il CAMPOLONGO e peraltro la mia fonte sul CAMPOLONGO è stata il dr. MAGGI, che aveva moltissimi contatti nell'ambiente militare.

 

Ricordo perfettamente un discorso che mi fece il CAMPOLONGO secondo cui egli, negli anni pregressi e cruciali quali il 1947 e il 1948, periodo elettorale, avrebbe potuto annientare qualsiasi tentativo di colpo di testa dei comunisti nel territorio veneziano.

 

Tutto l'inquadramento del ruolo di CAMPOLONGO mi fu confermato negli anni Settanta da Marcello SOFFIATI.

 

Tanto ho riferito a proposito dei contatti coltivati da MORIN nell'ambiente della destra sullo sfondo dell'ambiente di Ordine Nuovo.

 

 

RAPPORTI FRA MARCELLO SOFFIATI E MARCO AFFATIGATO

 

"Marcello SOFFIATI mi raccontò che era andato a Nizza a trovare Marco AFFATIGATO per inserirlo nella struttura C.I.A. in Francia.

 Mi disse però che l'attività di AFFATIGATO non aveva avuto molto successo.

 Personalmente io non ho mai conosciuto AFFATIGATO".

 

 

DI NOME ZAMBON O ZAMBONI

 

"Con riferimento al militare della X M.A.S. reclutato dagli americani e utilizzato a Trieste, mi sono ricordato che il cognome di costui quasi certamente non è ZAMBON o ZAMBONI, ma ZANIBONI.

 Costui era stato decorato per le sue azioni valorose durante la seconda guerra mondiale, in particolare per il suo valoroso comportamento tenuto nel corso degli attacchi contro le postazioni inglesi ad Alessandria d'Egitto da parte del suo reparto, cioè la X M.A.S..

 Del suo ruolo a Trieste mi parlò il capitano CARRET (di stanza a Vicenza alla caserma Ederle, n.d.r.).

 In particolare egli, dal punto di vista operativo, riferiva a James NORTON, che alla metà degli anni '60 operava appunto a Trieste".

 

"Mi viene detto che nell'incarto sequestrato presso il domicilio di CAPOLONGO dal G.I. di Venezia sono stati rinvenuti due biglietti da visita del NORTON di ringraziamento al CAPOLONGO datati 1974, periodo nel quale il NORTON era assurto, mi viene sempre detto, alla carica di Capo di Stato Maggiore delle Forze Alleate del Sud-Europa".

 

"Preso atto di ciò, aggiungo che all'inizio degli anni '70 CARRET mi disse, circa il NORTON, che questi era diventato il numero 2 della C.I.A. e rispondeva a William COLBY".

 

 

INCONTRO CON CARRETT QUALCHE GIORNO PRIMA DEGLI ATTENTATI DEL 12 DICEMBRE

 

 

"A domanda del G.I. di Venezia in merito ad un'eventuale mia informazione alla struttura americana di quanto mi disse MAGGI all'inizio del dicembre 1969, posso dire quanto segue.

 Confermo innanzitutto che MAGGI mi parlò del fatto che vi sarebbero stati grossi attentati, che bisognava aspettarsi perquisizioni nel nostro ambito e che vi sarebbe probabilmente stata anche una grossa reazione da parte delle forze di sinistra.

 Di conseguenza i militanti conosciuti dalla Polizia dovevano liberarsi in fretta di ogni materiale compromettente che avevano in casa.

 Qualche giorno dopo, e quindi pochissimi giorni prima degli attentati, ebbi un incontro con il capitano CARRET dinanzi al Palazzo Ducale.

 Era uno dei nostri incontri consuetudinari, che avvenivano ogni 15 giorni circa e in cui facevamo il punto della situazione.

 Si trattava, in questo caso, di un incontro già fissato al termine dell'incontro precedente".

 

"Altre volte invece, se l'incontro non era programmato, CARRET, come ho già detto, mi faceva recapitare un bigliettino nella mia casella postale a Sant'Elena".

 

"Io riferii a CARRET quanto mi aveva detto MAGGI, facendone anche il nome, e percepii che la struttura di CARRET aveva già le antenne alzate e si aspettava qualcosa e del resto CARRET stesso mi confermò che sapeva benissimo che la destra in quel periodo stava preparando qualcosa di grosso nella direzione di una presa di potere da parte delle forze militari".

 

"CARRET mi chiese di raccogliere e riferire tutte le informazioni possibili in merito a quanto stava per avvenire".

 

"Io sto rispondendo nello specifico alle domande, ma è ovvio che proprio la natura del rapporto che coltivavo con CARRETT mi conduceva automaticamente nel corso di ogni incontro a riferirgli tutte le informazioni che andavo attingendo nell'ambito di Ordine Nuovo e delle destra in genere".

 

"Rividi CARRET il giorno dopo l'Epifania e quindi dopo l'incontro con MAGGI e SOFFIATI, nei giorni di Natale, allo Scalinetto".

 

"Io gli riferii gli altri particolari che avevo acquisito e in particolare che il dr. MAGGI aveva consentito imprudentemente l'uso della sua autovettura e CARRET mi disse che, nonostante non ci fosse stata quella sterzata a destra che si pensava, la situazione era comunque sotto controllo e, nonostante la reazione delle sinistre, l'ambiente di Ordine Nuovo non sarebbe stato toccato dalle indagini".

 

Del resto, riprendendo il discorso in merito al programma politico che era intorno agli attentati del 12 dicembre, faccio presente che MAGGI, quando mi parlò della "viltà" di RUMOR, spiegò che questi si era tirato indietro non facendo decretare lo stato di emergenza poichè aveva ceduto alle pressioni e alle resistenze di buona parte delle forze democristiane collocate al centro-sinistra.

 

Invece il progetto che sarebbe partito dopo gli attentati avrebbe contato sin dall'inizio sull'appoggio dei socialdemocratici, che secondo MAGGI si erano staccati dai socialisti proprio su pressione degli americani ed erano favorevoli a portare la situazione a conseguenze più estreme e allo scioglimento delle Camere.

 

Ricordo del resto che anche personaggi del nostro ambiente, come MINETTO, nella vita civile si coprivano sotto un'iscrizione al Partito Socialdemocratico.

 

Anche Renzo LAZZARIN, marito della Pina dello Scalinetto, dopo la scissione si era immediatamente iscritto al P.S.D.I.

 

Quando vi fu la perquisizione nel giugno del 1982 a casa mia, a Sant'Elena, furono sequestrati molti oggetti fra cui anche una decina di accendini originali ZIPPO che mi aveva regalato il capitano CARRET e ciascuno dei quali aveva l'emblema della nave americana di provenienza: ricordo fra i nomi NEW JERSEY, WASHINGTON e ENTERPRISE.

 

 

CONVEGNO DELL'ISTITUTO POLLIO

 

Quando il dr. MAGGI tornò da Roma, dopo il convegno dell'Istituto POLLIO nel 1965, ricordo che portò non solo vari opuscoli di Evola proveniente dal Centro Studi Ordine Nuovo, ma che aveva annotato sulla sua agenda i passi salienti degli interventi al convegno. Io ebbi modo di dare un'occhiata a questi appunti. Si parlava di guerra totale contro il comunismo e delle teorie del prof. FILIPPANI RONCONI sulla necessità di organizzarsi a vari livelli.

 

Si trattava proprio di appunti scritti a mano chiaramente manoscritti da MAGGI mentre ascoltava il convegno.

 

 

SICILIANO. APPROVVIGIONAMENTO DI ESPLOSIVO E DI ARMI

 

Mi fu detto da Zorzi ed era notizia di cui disponeva il gruppo di militanti più interno, che in caso di necessità tutti i gruppi di Ordine Nuovo della zona potevano disporre di un luogo ove approvvigionarsi di armi e di esplosivi.

 

Ciò anche nell'eventualità di una presa di potere da parte dei comunisti e dei loro alleati.

 

Non ho tuttavia mai saputo ove tale deposito si trovasse e quali caratteristiche avesse.

 

 

LA MIA LETTERA A PINO RAUTI

 

Nel secondo semestre del 1972, direi verso novembre, nella sede della Giovane Italia e alla presenza di Radice, scrissi una lettera a Pino Rauti facendogli presente che l'organizzazione Ordine Nuovo di Milano e specialmente il suo capo, Giancarlo Rognoni, perseguivano obiettivi di violenza rivolta all'eliminazione fisica degli avversari politici oltre ad avere contatti con la criminalità comune.

 

Nella stessa lettera parlavo di strategia politica finalizzata all'utilizzo indiscriminato e cieco della violenza, volendo alludere all'impiego della strage quale mezzo di lotta politica che Rognoni teorizzava apertamente.

 

 

ATTENTATI AI TRENI

 

Nel corso di un incontro, non ricordo se a Mestre nella sede di via Mestrina o a Padova nella libreria Ezzelino, con Freda, Maggi e Zorzi, si parlò dell'eventuale necessità di eseguire una serie di attentati su mezzi di trasporto, in particolare treni, per impressionare l'opinione pubblica, convincerla della debolezza delle strutture dello Stato e della necessità di ottenere un Governo forte.

 

Voglio precisare che questi attentati non avrebbero dovuto causare né morti né feriti.

 

Questo discorso risale a un periodo precedente alla strage di Piazza Fontana, ma non riesco a collocarlo con precisione.

 

L'incontro, che ribadisco di non ricordare se sia avvenuto a Mestre o a Padova, non era un incontro pubblico, cioè una conferenza o una simile iniziativa, ma una riunione fra militanti di un certo livello all'interno di O.N.

 

 

CONTATTI CON AMBIENTI ISTITUZIONALI

 

Ricordo che nel 1972/1974 cominciarono a diffondersi voci insistenti, nell'ambiente ex ordinovista di Mestre, che Rauti e Zorzi fossero in contatto con ambienti diplomatici e militari statunitensi.

 

 

CONVEGNO ALLA WHITE ROOM DI FONDAZIONE DEL GRUPPO DI ORDINE NUOVO DEL TRIVENETO

 

Tale convegno fu di notevole importanza in quanto proprio a Mestre fu costituito Ordine Nuovo come Movimento Politico per l'intero Triveneto, strutturato in cellule presenti quasi in ogni città.

 

Il convegno avvenne nell'autunno del 1966, era presieduto dall'on. Pino RAUTI ed erano presenti ROMANI, MOLIN, MAGGI, BORATTO, BARBARO, e, fra i giovani, io, ZORZI, MAGGIORI e MONTAGNER che fungevano da servizio d'ordine, alle spalle dei relatori, bardati con scudi di legno da noi costruiti che recavano il simbolo dell'ascia bipenne e analoghi bracciali al braccio.

 

Fra i presenti delle altre città vi era FREDA per Padova, l'avv. MAGGIOLO che aveva uno studio a Padova vicino a Prato della valle, i due fratelli VINCIGUERRA per Udine, NEAMI, PORTOLAN e, credo, SUSSICH per Trieste, MALPEZZI per Bolzano, SOFFIATI e BESUTTI per Verona.

 

Non ricordo in questo momento altri presenti per le altre città, anche se è possibile che vi fosse RAHO per Treviso, Giovanni MELIOLI per Rovigo e GUERIN per Gorizia.

 

Non ricordo se vi fossero delegati di Trento e di Vicenza o comunque non li ho riconosciuti.

 

In sala vi erano poi parecchi simpatizzanti, soprattutto del M.S.I.

 

Dopo il convegno pubblico vi fu una riunione più ristretta, all'Hotel Plaza, cui parteciparono, insieme a Pino RAUTI, solamente MAGGI, ROMANI, MOLIN, ZORZI, FREDA e io.

 

In tale riunione ristretta si parlò del fatto che l'Italia si avvicinava ad una situazione prerivoluzionaria in quanto vi era il rischio che il P.C.I. e i suoi alleati prendessero il potere facendo scivolare l'Italia nella sfera dei Paesi dell'Est.

 

Tale rischio doveva essere prevenuto e arginato con ogni mezzo, anche appoggiandosi sulla parte sana delle Forze Armate

 

Al fine di sviluppare al massimo la potenzialità dovevano essere fondati Circoli e Case Editrici, palestre che fossero luogo di incontro e di propaganda senza essere ufficialmente dipendenti da Ordine Nuovo.

 

 

MILITANZA NEL P.S.D.I. E FOTOGRAFIE RELATIVE AL MATRIMONIO DI MARCELLO SOFFIATI

 

L'Ufficio fa presente che la persona identificata in Sergio MINETTO e presente al matrimonio di Marcello SOFFIATI, pur ammettendo di avere militato nella Repubblica Sociale ha affermato di essere stata iscritta all'epoca al Partito Socialista Democratico Italiano.

 

Faccio presente che l'iscrizione al P.S.D.I. era, intorno alla seconda metà anni '60 dopo la scissione dal P.S.I., una delle più semplici ed elementari coperture per persone di destra che erano esposte nella vita civile e non volevano farsi riconoscere come tali.

 

Del resto il P.S.D.I., pur essendo formalmente socialdemocratico, aveva all'epoca una politica decisamente di destra e apertamente favorevole agli americani.

 

Ricordo che era questa la linea politica dell'on. TANASSI che era leader effettivo del partito e fu anche Ministro della Difesa.

 

Ribadisco che essere iscritti al P.S.D.I. era solo un espediente, all'epoca, per continuare a fare una politica di destra con un'etichetta che permetteva di non esporsi.

 

Del resto il P.S.D.I. in Veneto era più a destra della stessa D.C. che aveva ampi settori decisamente popolari e antifascisti.

 

In quella sede, FREDA spiegò che i treni erano in particolare un obiettivo significativo non solo perchè in tal modo si colpiva la gente comune, che paradossalmente avrebbe richiesto un Governo e una risposta forte cadendo così proprio nel tipo di progetto che si voleva, ma anche perchè colpire molti treni avrebbe dato l'impressione di un'organizzazione in grado di operare con molte cellule in tutta Italia.

 

Questo tipo di discorsi fu più volte ripreso da ZORZI, a Mestre, nel periodo successivo e sino agli attentati di Trieste e Gorizia che, come più volte ho detto, costituirono certamente una prova tecnica di uomini, di mezzi e di tempi di percorrenza di una simile operazione.

 

Dopo questi due attentati io non fui più convocato per ulteriori operazioni per motivi che ritengo di avere messo a fuoco e di cui parlerò nel prosieguo di questo interrogatorio.

 

Quando vi fu la notizia della strage di Milano e la descrizione delle modalità con cui i fatti erano avvenuti, io ebbi l'immediata percezione che tali episodi fossero riconducibili al nostro gruppo.

 

ZORZI ci rispose prendendo il discorso molto alla larga.

 

Disse che non dovevamo pensare che per un nazional-rivoluzionario la morte di qualche persona potesse costituire una remora sulla strada della rivoluzione.

 

Fece gli esempi di Dresda e di Hiroshima in cui vi erano stati bombardamenti su popolazioni inermi e in questi casi neppure il nemico aveva avuto remore a fare centinaia di migliaia di vittime.

 

Ci ricordò che, secondo i nostri grandi teorici, anche il sangue poteva essere motore di una rivoluzione nazionale che, partendo dall'Italia, avrebbe salvato l'Europa difendendola dal comunismo.

 

Riprese i discorsi che già si erano fatti a Padova e che cioè la gente comune, colpita e non in grado di difendersi da sè, avrebbe chiesto essa stessa lo "Stato Forte" soprattutto in quanto la strategia prevedeva che episodi così gravi dovessero essere attribuiti all'estrema sinistra.

 

Davanti a questi discorsi chiedemmo a ZORZI, incalzandolo un po', cosa significassero in concreto questi discorsi generali e in pratica cosa fosse successo 20 giorni prima a Milano.

 

A questo punto Delfo ci fece chiaramente intendere che gli anarchici non c'entravano nulla e che erano stati presi come capro espiatorio di quella situazione grazie al fatto che, per i loro precedenti come bombaroli, un'accusa di quel genere nei loro confronti era credibile e che in realtà gli attentati di Milano e Roma erano stati pensati e commissionati ad alto livello e materialmente eseguiti da Ordine Nuovo del Triveneto.

 

Non si attribuì personalmente la responsabilità, come del resto non era mai stato suo stile e non era nell'etica del gruppo, ma disse in sostanza che eravamo stati noi come organizzazione.

 

Aggiunse del resto che anche gli attentati di Trieste e di Gorizia erano stati pensati ad alto livello e mi ricordò che, quando mi chiese di approntare con il pantografo i manifestini antislavi che lasciammo poi sul posto, mi aveva già detto che si trattava di un'azione voluta a livelli molto alti anche in concomitanza con la progettata visita del Presidente Saragat in Jugoslavia.

 

In tale riunione, infatti, qualcuno dei padovani, molto probabilmente FREDA, fece presente che una strategia utile sarebbe stata quella di compiere piccoli attentati dimostrativi finalizzati a fare pochi danni, ma nel contempo a far credere, in ragione del loro numero e della loro disseminazione in varie Regioni del Paese, che esistesse un'organizzazione presente dappertutto ed articolata, in grado potenzialmente di compiere dovunque attentati più gravi.

 

Ricordo che comunque FREDA disse che non bisognava farsi scrupoli se, nonostante si trattasse di attentati dimostrativi, qualche civile fosse rimasto ferito.

 

Infatti, sempre secondo FREDA, non si sarebbe fatto peggio degli Alleati che durante la II guerra mondiale avevano lanciato dagli aerei, sul territorio italiano, matite esplosive o comunque piccoli ordigni camuffati destinati a colpire la popolazione e a fare terrorismo psicologico.

 

RAPPORTI FRA L'ON. RAUTI E AMBIENTI AMERICANI

 

All'inizio degli anni '70, a Mestre nel nostro ambiente, correva voce che il nostro dirigente, Pino RAUTI, nonostante la professione di antiamericanismo, fosse in rapporti, a Roma, con ambienti militari e diplomatici statunitensi e ricevesse da questi anche sovvenzioni in modo regolare.