Sono state rese pubbliche per la prima volta le liste degli obbiettivi di attacchi nucleari Statunitensi.

 
 
 
 
 

 

Secondo un programma del 1956, le bombe H dovevano essere usate sui principali obbiettivi “Air Power” in Unione Sovietica, Cina ed Est Europa. Importanti città del blocco sovietico, come Berlino Est, erano fra i principali bersagli di ordigni nucleari per una “Systematic Distruction”. 

 

 

 

L’individuazione di bersagli civili violava le Leggi Internazionali.

 

Il  SAC voleva una bomba da 60 Megaton, equivalente ad oltre 4.000 bombe Hiroshima.

 
 

 

 

Dalla Sintesi Elettronica del National Security Archive, Libro n.538

Curato da William Burr

Postato il 22 Dicembre 2015

 

 

Per ulteriori informazioni contattare William Burr 202.994.7000 or Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

 

Washington, D.C., 22 Dicembre 2015–  Il SAC [Strategic Air Command] Atomic Weapons Requirements Study for 1959 ,stilato nel Giugno 1956 e pubblicato ora per la prima volta dal National Security Archive, costituisce la più ampia e dettagliata lista di obbiettivi nucleari e reti di obbiettivi che sia mai statadissigillata. Per quanto ne sappiamo,nessun documento di simile portata riguardante il periodo della Guerra Fredda è mai stato pubblicato prima. 

 

 

Lo studio SAC include dettagli agghiaccianti. Secondo i suoi autori, i bersagli e le tattiche di bombardamento avrebbero coinvolto la popolazione civile e le “forze amiche”, esponendole a letali contaminazioni radioattive.

 

 

Inoltre, la “Systematic Destruction” di obbiettivi urbani ed industriali nel blocco sovietico prevedeva, in modo esplicito e specifico, il bombardamento della popolazione di città importanti come Pechino, Mosca, Leningrado, Berlino Est e Varsavia. Includere la popolazione civile tra gli obbiettivi da bombardare contrastava direttamente con le norme internazionali del tempo, che proibivano di colpire le persone in quanto tali (e non in quanto parte di bersagli militari o di zone civili ad essi limitrofe).

 

 

Il National Security Archive, con sede presso la George Washington Univeristy, è entrato in possesso di questo studio (oltre 800 pagine) grazie ad un programma della MandatoryDeclassificationReview (MDR). (vedi la barra a lato).

 

 

Il documento SAC include liste elencanti oltre 1.100 basi aeree del blocco sovietico, ognuna contrassegnata da un numero che ne stabiliva l’importanza. Avendo come obbiettivo principale di un attacco nucleare la forza aerea sovietica (e questo accadeva prima dei ICBMs), i primi due obbiettivi della lista SAC erano le basi aeree bielorusse di Bykhov e Orsha. In entrambi gli impianti l’aereonautica sovietica custodiva bombardieri Badger (TU-16) a medio raggio, minaccia per gli alleati NATO e per le forze statunitensi in Europa Occidentale. 

 

 

Una seconda lista comprendeva aree urbane ed industriali destinate ad una “SystematicDestruction”. Qui il SAC elencò oltre 1.200 città del blocco sovietico, dalla GermaniaEst alla Cina, stabilendo anche in questo caso un ordine d’importanza, conMosca e Leningrado rispettivamente al primo ed al secondo posto. A Mosca erano stati individuati 179 DGZ  , a Leningrado 145, tra cui anche bersagli civili. 

 

 

In entrambe le città la SAC aveva individuato forze aeree - come i centri di comando dell’aeronautica sovietica -da distruggere con armi termonucleari nella prima fase della guerra.

 

 

Secondo lo studio, la SAC intendeva colpire gli obbiettivi Air Power con bombe che andavano dai 1.7 ai 9 megatoni. Far esplodere tali ordigni a rasoterra, come era stato deciso, avrebbe comportato significative minacce di contaminazioni radioattive per la popolazione circostante. 

 

 

Inoltre, la SAC voleva una bomba da 60 megatoni, necessaria come deterrente, ma che avrebbe anche prodotto “risultati significativi” nell’eventualità di un attacco Sovietico a sorpresa. Un megatone equivarrebbe a 70 volte il rilascio esplosivo della bomba che distrusse Hiroshima. 

 

 

La pianificazione nucleare SAC per l’anno 1959

 

 

Di William Burr

 

 

La priorità assoluta del SAC era la distruzione del “Air Power” sovietico, in quanto i bombardieri sovietici sembravano costituire un’immediata minaccia per le forze statunitensi in Europa e nell’Asia dell’Est. Come spiega la dettagliata introduzione del rapporto, per la priorità assegnata loro, gli obbiettivi Air Power (BRAVO), tra cui figuravano anche basi aeree dell’Est Europeo, dovevano essere distrutti con bombe termonucleari ad alto rilascio fatte esplodere al suolo. Questa tecnica avrebbe prodotto fuoriuscite radioattive maggiori rispetto a quelle di ordigni fatti esplodere in aria. Secondo lo studio “la necessità di vincere la battaglia aerea è superiore rispetto ad ogni altra considerazione”.

 

 

Il “fattore tempo” – ovvero il pericolo di un improvviso attacco Sovietico e conseguente contrattacco – incoraggiò coloro che studiavano gli obbiettivi ad esigere l’esplosione in superficie di armi nucleari ad alto rilascio. Secondo la SAC, far esplodere le bombe in aria avrebbe “comportato una diminuzione dell’effetto esplosivo”. L’esplosione al suolo, o in sua prossimità, avrebbe massimizzato gli effetti esplosivi, distrutto l’obbiettivo, e disperso particelle radioattive che, trasportate dai venti, sarebbero poi ricadute vicino e lontano. 

 

 

Secondo lo studio, i responsabili della SAC facevano “massimo affidamento” sugli effetti esplosivi, ritenendo che gli effetti termici e le radiazioni fossero “relativamente inefficaci”. Come ha dimostrato Lynn Eden inWorld on Fire, l’esperienza dell’Air Force durante la seconda guerra mondiale incoraggiava, nel tracciare una stima dei danni, ad enfatizzare gli effetti esplosivi di un ordigno nucleare. Tale mentalità sorvolava i danni causati dagli altri effetti delle armi nucleari, come le radiazioni e gli incendi diffusi. 

 

 

Ritenendo che “un risultato favorevole può essere raggiunto negli stadi iniziali”, la SAC considerava essenziale ottenere alti livelli di distruzione. Di conseguenza, i responsabili degli obbiettivi volevano impiegare una potenza di fuoco tale da garantire una probabilità di successo del 90% nella distruzione degli obbiettivi aerei nelle loro strutture superficiali o sotterranee.

 

 

Il SAC stimò quante e quali armi nucleari sarebbero servite per la distruzione di ogni DGZ. Tuttavia, la parte del rapporto contenente queste informazioni è totalmente mancante, rendendo quindi impossibile sapere quante armi il SAC riteneva necessarie per la distruzione dei vari obbiettivi. In ogni caso, entro il 1959 il SAC poteva contare su un’ampia riserva di armi nucleari con cui colpire gli obbiettivi principali. In quel periodo infatti le riserve di armi nucleari raggiungevano numeri molto alti: da oltre 2.400 nel 1955 a più di 12.000 nel 1959 fino a raggiungere i 22.229 nel 1961.

 

 

Le liste “Air Power” e “Systematic Destruction” NON riportavano gli effettivi e definitivi obbiettivi di un piano militare: infatti, i piani di guerra nucleare cambiavano a seconda delle informazioni di intelligence, fondamentali per la scelta degli obbiettivi. Nelle sue liste, il SAC non faceva che cercare di anticipare questi possibili cambiamenti.

 

 

In tutte le aree coinvolte (Unione Sovietica, Cina e paesi satelliti dell’Europa dell’Est), la pianificazione degli obbiettivi prevedeva un linguaggio che “dava un nome” a quei bersagli necessari per la distruzione delle forze belliche ed aereonautiche (Air Power).

 

 

 

Gli obbiettivi “Air Power”

 

 

 

Il SAC aveva come priorità assoluta la distruzione delle forze aeree sovietiche (Air Power), che costituivano una complessa rete di bersagli. Prima che l’Unione Sovietica acquisisse la bomba atomica e la capacità di colpire bersagli su lunghe distanze, il SAC aveva come priorità la distruzione di complessi urbani ed industriali; tuttavia, verso la metà degli anni cinquanta la pressione del “fattore tempo” provocò un cambiamento.

 

 

Nel SAC Atomic Weapons Requirements Study for 1959, il SAC definì ampiamente cosa si intendeva per obbiettivi “Air Power”: basi aeree e missilistiche con ruolo strategico e tattico, sia difensive che offensive, ma anche centri di controllo governativi e militari che avrebbero potuto dirigere la battaglia aerea, depositi di armi nucleari, industrie aeronautiche, industrie atomiche, e depositi di lubrificanti a petrolio (POL). 

 

 

Questa definizione di “Air Power” sorvolava le categorie sviluppate dal Pentagono nei primi anni cinquanta: in tali categorie gli obbiettivi nucleari (BRAVO) erano distinti dagli obbiettivi militari convenzionali (ROMEO) o urbano/industriali (DELTA).

 

 

Secondo questa ampia definizione di “Air Power”, città come Mosca o Leningrado sarebbero stati probabilissimi bersagli di bombe H, in quanto entrambe ricche di obbiettivi “Air Power”.

 

 

Per esempio, lo studio SAC localizzava nell’area di Mosca 12 basi aeree: nessuna di loro rientrava fra i primi 400 obbiettivi della lista, e magari non sarebbero state bombardate immediatamente. Tuttavia, attorno a Mosca c’erano obbiettivi di importanza ben maggiore: 7 depositi di stoccaggio ed un centro di controllo dell’aeronautica; un centro di comando governativo (presumibilmente il Cremlino); 4 basi per missili guidati (Produzione R&D); 5 centri di ricerca sull’energia atomica; 11 impianti di copertura aerei; 6 impianti di motori aerei; 2 impianti e 16 magazzini di carburante liquido, raffinerie incluse.

 

 

Inoltre, Mosca aveva una gran varietà di obbiettivi non aerei che sarebbero potuti risultare importanti allo scoppiare della guerra, come per esempio: la sede militare dell’Esercito, depositi militari di Esercito e Marina e centri di ricerca sulla guerra batteriologica.

 

 

Anche Leningrado era un importante bersaglio di armi nucleari secondo la lista”AirPower”. Nelle sue vicinanze erano infatti situate 12 basi aeree e diversi impianti di industria bellica quali: un impianto per la produzione di carrozzeria aereonautica, uno di motori aerei, 2 centri di ricerca atomica, 2 impianti per missili guidati, 3 di carburante liquido, e quattro depositi dell’aereonautica militare.

 

 

Il cuore della lista “Air Power” era costituito dalle basi aeree, missilistiche e di difesa aerea. Il SAC AtomicWeaponsRequirementStudy elencò alfabeticamente più di 1.100 basi aeree, assegnando a ciascuna un numero di importanza.

 

 

Come abbiamo notato prima, le due basi più importanti di questa lista erano in Bielorussia - BykhoveOrsha (conosciuta anche come Balbasova)— come lo erano anche altre quattro fra le prime venti: Baranovichi, Bobruysk (Babruysk), Minsk/Machulische, e Gomel/Prybytki. Sette fra le prime venti erano in Ucraina: Priluki (Pryluky), Poltava, Zhitomir/Skomorokhi, Stryy, Melitpol, Melitpol, eKhorol. Sei in Russia: Pochinok (Shatalovo), Seshcha, Ostrov (Gorokhov), Soltsy, SpasskDalniy, and Vozdenzhenka. Al terzo posto della lista, la base aerea di Tartu, in Estonia.

 

 

Alcuni documenti della CIA (ormai resi pubblici) suggeriscono come mai le città di Bykhove Orsha ricoprissero posti così importanti.

 

 

Mesi prima della compilazione della lista un articolo pubblicato dalla CIA nel Current Intelligence Bullettin riportava l’avvistamento da parte di esperti militari di jet bombardieri Bison (M-4) siaa Bykhovche a Orsha, anche se in questo caso era incerto se si trattasse di bombardieri Badger [Tu-16] oppure Bison.

 

 

Orsha stava infatti diventando un centro di bombardieri Badger, che sarebbero stati impiegati nei vicini teatri di guerra, come in Europa occidentale, dove avrebbero costituito una minaccia per gli alleati NATO e per le forze statunitensi.

 

 

Tuttavia, nonostante le paure di Washington, i Bison M-4 non potevano raggiungere gli Stati Uniti in missioni di andata e ritorno (mancava infatti la tecnologia necessaria per il rifornimento in volo); eppure, le formazioni aeree esibite durante una parata militare nella Pizza Rossa nel 1954 crearono a Washington la paura di un “bomber gap”.

 

 

Bykhov era una base per bombardieri Badger, ma divenne poi importante come base di missili balistici a medio-raggio (MRBMs) ed era quindi ovviamente destinata a rimanere un obbiettivo primario.

 

 

Il modello 3M (Bison-B), successoredel M-4, e il modello Tu-95M (Bear), diedero ai sovietici il loro “primo vero potere su distanze intercontinentali”. Nonostante alcuni significativi problemi tecnici, il bombardiere Bear stava allora diventando operativo, ma le basi dell’aereonautica sovietica che lo custodivano erano ancora poche: tuttavia, esse rientravano tutte fra i primi 100 obbiettivi della lista SAC, come per esempio la base aerea di Mozdok (al numero 34) e quella di Semipalitinsk (al numero 69) .

 

 

Secondo lo studio SAC, ogni base aereacostituiva un DGZ. Tuttavia, alcuni bersagli rientravano fra gli obbiettivi di reparti diversi. Secondo il SAC queste ripetizioni erano “desiderabili e necessarie” per assicurarsi la distruzione di bersagli urgenti, nel caso di eventuali fallimenti da parte di un reparto. Per questo, tali ripetizioni riguardavano “le basi aere di elevata importanza”. 

 

 

Se i combattimenti fossero continuati anche dopo la distruzione degli obbiettivi “Air Power”, la seconda fase della Guerra avrebbe previsto la “Systematic Distruction”del potenziale bellico sovietico.

 

 

I bombardamenti finali avrebbero colpito le “industrie primarie” – quelle industrie e attività economiche che contribuivano all’incremento del potenziale bellico.

 

 

Le idee sostenute dalla Air Force fin da prima della Seconda Guerra Mondiale legittimavano il principio secondo il quale la distruzione di industrie primarie poteva causare il collasso di una società industriale. Per raggiungere questo obbiettivo il SAC avrebbe sganciato una grande quantità di ordigni atomici (non Bombe H) su bersagli specifici nelle aree urbano-industriali.

 

 

Come indicato dallo studio SAC alla missione “Sytematic Destruction” erano destinati ordigni atomici ad implosione con rilascio esplosivo fino a 160 kiloton – ovvero quasi 8 volte più potenti della bomba Fat Man che distrusse Nagasaki. Tali ordigni avevano un potenziale esplosivo smisurato rispetto al fine a cui erano destinati, ovvero la distruzione di impianti energetici o snodi di trasporto.

 

 

Mosca, il bersaglio urbano numero uno, possedeva più di 180 strutture destinate alla distruzione: alcunerientravano nella categoria Air Power, altre fabbricavano prodotti di vario tipo come pezzi meccanici, attrezzi da taglio/perforazione, equipaggiamenti per l’estrazione del petrolio e la più vitale delle medicine, la penicillina.

 

 

Importanti bersagli erano anche le infrastrutture come dighe e chiuse, tralicci dell’alta tensione, rotaie ferroviarie e centri di riparazione tramviaria. Il SAC non doveva necessariamente assegnare una bomba ad ognuno di questi obbiettivi, ma poteva definire delle “target islands” dove il bombardamento di un’area specifica avrebbe distrutto anche gli impianti ad essa vicini. Tuttavia, il SAC avrebbe potuto usare più ordigni sulle zone industriali di vasta ampiezza, dato che queste erano sede di diversi impianti.

 

 

Ciò che è particolarmente sconcertante nello studio SAC è il ruolo dei bersagli umani (PopulationTargeting). Mosca e i suoi dintorni, come anche l’area di Leningrado, comprendeva obbiettivi chiamati “Population Target” (categoria 275) e non definiti ulteriormente. Lo stesso valeva per tutte le altre città incluse nelle due liste.

 

 

In altre parole, le persone in quanto tali – e non in quanto parte di attività belliche od industriali - dovevano essere distrutte. Quali fossero le coordinate esatte di questi bersagli civili è tutt’ora ignoto: infatti, lo studio SAC identifica questi obbiettivi con i numeri di riferimento dellaBombing Encyclopedia, la quale rimane però un documento segreto (anche se ne è statarichiesta la pubblicazione).

 

 

Lo studio SAC non presenta alcuna spiegazione rispetto alla scelta di obbiettivi civili. Tuttavia, considerare l’impatto morale dei bombardamenti sulla popolazione poteva benissimo essere una tattica ereditata dallaAir Force e dalla Army Air Force.

 

 

Per esempio, in una lezione del 1940 alla Air Corps Tactical School, il Maggiore Mui Fairchild spiegò come un attacco alla struttura economica di un paese “deve essere tale da abbattere il morale della popolazione nemica attraverso la paura –per la morte o il ferimento di sé stessi e dei propri cari, [in modo che]la gente preferisca accettare le nostre condizione di pace piuttosto che continuare a combattere, spingendo quindi il governo a fare lo stesso.”Questa linea di pensiero continuò anche nel dopoguerra,in un periodo in cui le scienze sociali studiavano il possibile impatto morale di un bombardamento nucleare sulla popolazione civile.

 

 

Qualsiasi cosa i tecnici della SAC avessero in mente, gli attacchi sulla popolazione civile in quanto tale contrastavano con la linea seguita dai comandanti Air Force. Questi ultimi infatti, sebbene fossero disposti ad accettare un gran numero di vittime civili come conseguenza di attacchi ad obbiettivi militari (come nel caso della guerra in Corea), avevano tuttavia bandito gli attacchi “intenzionali” alla popolazione.

 

 

Inoltre, gli attacchi ai civili violavano le norme internazionali del tempo, che erano riassunte nell’allora non ancor rettificato regolamento Hague sulla guerra aerea (1923). Tuttavia, queste norme non vennero attuate fino all’accordo del 1977 sui Protocolli Aggiuntivi alla Convenzione di Genova del 1949. In ogni caso, gli Stati Uniti respinsero tassativamente la proposta di applicare la normativa dei Protocolli Aggiuntivi anche alle armi nucleari.

 

 

La categoria “Systematic Destruction” prevedeva l’utilizzo esclusivo di armi atomiche: tuttavia, ciò non avrebbe fatto molta differenza per città ricche di bersagli Air Power come Mosca o Leningrado, che sarebbero comunque state rase al suolo, assieme alla loro popolazione, da armi termonucleari.

 

 

Questi possibili piani d’azione erano stati fatti anni prima che gli ufficiali statunitensi decidessero di risparmiare Mosca, in modo da lasciare qualcuno con cui negoziare.

 

 

Per quanto tempo e fino a che punto i tecnici SAC, nell’individuare le fasi Air Power e Systematic Destruction, seguissero i piani di guerra rimane ignoto. La priorità data alla lista Air Power prevedeva la distruzione termonucleare di obbiettivi militari a Mosca e Leningrado; tuttavia, questi bombardamenti avrebbero comportato l’abbattimento simultaneo anche di quelle strutture attigue che avrebbero dovuto essere distrutte dai bombardamenti “Systematic Destruction” solamente in una fase successiva del conflitto.

 

 

Qualora i tecnici SAC considerassero o meno questa sovrapposizione come un problema, entro la fine degli anni cinquanta il Pentagono stava sviluppando piani di guerra “optimum mix”, i quali prevedevano la distruzione rapida – ma simultanea – degli obbiettivi militari, urbani ed industriali più importanti, pur dando la precedenza a quei bersagli Air Power più ricchi di DGZ.

 

 

 

Obbiettivi dell’Est Europa

 

 

 

Il SAC Atomic Weapons Requirements Study for 1959 stipulò che, con qualche eccezione, il SAC avrebbe usato bombe atomiche a bassa resa contro gli obbiettivi dell’Est Europa. Ciò era stato deciso per ragioni “politiche” e “psicologiche”: infatti, attraverso bombardamenti in qualche modo meno distruttivi, si voleva sottolineare la differenza che intercorreva tra l’Est Europa e l’Unione Sovietica. Le eccezioni riguardavano gli obbiettivi Air Power: data la loro importanza, questi obbiettivi sarebbero stati bersagli di armi termonucleari ad alta resa anche in Europa dell’Est. Per esempio, le basi aeree di Brieg e Modlin, vicino Varsavia, occupavano rispettivamente il trentunesimo e ottantesimo posto nella lista SAC per attacchi nucleari. Allo stesso modo, l’aeroporto Tokol, vicino a Budapest, occupando il centoventicinquesimo posto della lista, era un probabile obbiettivo. Di conseguenza veniva meno la distinzione iniziale tra bombardamenti in Unione Sovietica e in Est Europa: in entrambi i casi la popolazione sarebbe stata colpita dalle radiazioni e dagli altri effetti dei bombardamenti termonucleari.

 

 

 

In Est Europa si trovavano infatti importanti basi aeree sovietiche, e la stessa Berlino Est rientrava tra gli obbiettivi della “Systematic Destruction”. I primi 200 obbiettivi della lista SAC includevano numerose basi aeree sovietiche, alcune delle quali non erano molto distanti da Berlino. Tra queste vi erano Briesen (al 140°posto), Gross Dolln (Templin) (70° posto), Oranienberg (95°posto), Welzow (96°posto), Werneuchen (Verneuchen) (82°posto).

 

 

 

Per esempio Oranienberg, che era allora una base per bombardieri Il-28 (Beagle), si trova a sole 22 miglia (34 chilometri) a nord di Berlino. Gross Dolln (Templin), prima una base aerea per Il-28 e successivamente per gli aerei da combattimento sovietici, si trova 55 miglia (66 chilometri) a nord di Berlino, mentre Werneuchen (numero 82), una base per intercettatori e bombardieri/aerei da combattimento, è a circa 22 miglia (33 km) Nordest.

 

 

 

Presumibilmente, tutte queste basi aeree sarebbero state il bersaglio di armi termonucleari, che avrebbero esposto tutta l’area di Berlino ad un tremendo pericolo, come quello costituito dalle radiazioni.

 

 

 

La stessa Berlino Est figurava al 61° posto nella lista Systematic Destruction per gli obbiettivi urbani ed industriali.

 

 

 

Lo studio SAC identificò 91 DGZ situati a Berlino Est e dintorni: questi obbiettivi riguardavano un’ampia gamma diinfrastrutture tra cui centrali elettriche, spazi ferroviari, depositi di carburante liquido, macchinari e stazioni audio televisive. Inoltre sia Berlino Est che Varsavia (priorità numero 62) comprendevano obbiettivi civili. Il bombardamento atomico di Berlino Est e della sua periferia avrebbe probabilmente causato, tra le tante altre cose, tempeste di fuoco disastrose anche per Berlino Ovest.

 

 

 

Qualora il SAC avesse condotto degli studi sulle conseguenze che un bombardamento atomico su Berlino Est (o su altri obbiettivi della Germania dell’Est) poteva causare a Berlino Ovest, rimane ignoto.

 

 

 

Cina

 

 

 

Che la Cina si schierasse o meno con l’Unione Sovietica, il SAC la considerò sempre e comunque parte del Blocco Sovietico e incluse le sue basi aeree e le sue città, come Pechino, nelle liste degli obbiettivi. Pechino [Peiping nella translitterazione Wade-Giles] infatti, ricopriva il 23° posto nella lista SystematicDestuction, con ben 23 DGZ. La lista includeva inoltre diversi obbiettivi Air Power, tra cui due centri di controllo e due depositi dell’aereonautica militare. La posizione di questi impianti suggerisce che anche Pechino sarebbe stata colpita da armi nucleari all’inizio della guerra.  Sia a Pechino sia nel suo attiguo distretto Fengtai, la SAC aveva infatti identificato diversi obbiettivi militari ed infrastrutturali, tra cui anche bersagli “Population”.

 

 

 

Sistemi di lancio

 

 

 

Per colpire gli obbiettivi, il SAC avrebbe usato missili e bombe. Per quanto riguarda il lancio di bombe, il SAC avrebbe impiegato B-47, stanziati nel Regno Unito, in Marocco ed in Spagna, e B-52 intercontinentali, che stavano appena iniziando ad essere usati negli Stati Uniti continentali.

 

 

 

IL SAC elencò quattro tipi di missili a testata nucleare:Snark, Rascal, Cross Bow e IRBM [Intermediate RangeBallistic Missile]. Lo Snark, uno dei primi missili crociera terra-aria, era stato soltanto brevemente usato nel 1959, in quanto si era rivelato un fiasco (le aree dell’Oceano Atlantico in cui questi missili erano caduti venivano chiamate “acque infestate Snark”). Il Rascal (sostituito dal Hound Dog nel 1958) e il Cross Bow erano entrambi missili bombardiere, dotati di radar per obbiettivi Crossbow.

 

 

 

Il presidente Eisenhower aveva fatto degli IRBM e degli ICBM una priorità nazionale, ma nel 1956 il IRBM rimaneva un progetto per il futuro. Con una portata che raggiungeva le 1.700 miglia (1.500 miglia nautiche), sarebbero state necessarie postazioni di lancio oltreoceano; queste ultime, per volere della Air Force, dovevano collocarsi nel Regno Unito, ma in questo senso le trattative con gli inglesi dovevano ancora incominciare.

 

 

 

Alla fine la Air Force avrebbe impiegato missili IRBM Thor a carburante liquido negli anni 1960 – 63, mentre missili Jupiter trovarono posto in Italia e Turchia negli anni 1961-63 (per essere poi rimossi durante la Crisi Missilistica Cubana).

 

 

 

Il SAC identificò inoltre anche gli ordigni nucleari e termonucleari da abbinare ai rispettivi sistemi di lancio: ordigni atomici Mark 6 (B e C) e termonucleari Mark 15, 27 e 36.

 

 

 

Questi ultimi avevano un’impressionante capacità di rilascio esplosivo: l’MK 15 da 1.6 a 3.9 megatoni; l’MK 27 di 2 megatoni, el’ MK 36 da 9 a 10 megatoni. Questo tenendo conto della portata dei test nucleari statunitensi dell’OperationCastle nel 1954, quando il rilascio di esplosivo effettivo (escludendo eventuali fallimenti) spaziava da 1.7 a 15 megatoni.

 

 

 

Inoltre il SAC avrebbe voluto una bomba da 60 megatoni, ma ciò non era in programma per questo specifico studio. Secondo il SAC tale ordigno “era necessario non solo come deterrente, ma anche per assicurare, nel caso di un attacco sovietico a sorpresa, risultati significativi con il minimo dispiegamento di forze.”

 

 

 

Il dibattito sulle armi termonucleari ad altissimo rilascio continuò durante gli anni cinquanta e sessanta, e l’idea di un ordigno da 60 megatoni rimase attualenegli ambienti della AirForce. Invero, in un momento di particolare entusiasmo, Edward Teller propose un ordigno da 10 gigatoni e nei primi anni sessanta, in un momento simile al primo, arrivò a proporne uno da 1.000 megatoni. Si tenga conto che la bomba con il rilascio maggiore posseduta dagli Stati Uniti, la B-41, era un ordigno da 25 megatoni, che rimase in servizio sino agli anni settanta.  L’Unione Sovietica invece attuò il più grande test nucleare della storia nell’ottobre 1961, quando fece esplodere una bomba da 50 megatoni, la “Tsar Bomba”.

 

 

 

Problemi Interpretativi (aggiornato al 29 Dicembre 2015)

 

 

 

Grazie alla tabella dello studio SAC riportante i codici di categoria, è possibile risalire alla lista delle città individuate per la “SytematicDestruction” e determinare quali e quanti obbiettivi il SAC aveva in mente per ogni città.  Tuttavia le due liste, quella integrale e quella sommaria, non sono identiche; per esempio, per quanto riguarda Mosca, le due liste presentano lievi variazioni riguardanti il tipo e il numero di impianti da colpire. Poco chiari sono anche le lettere della colonna DGZ; per esempio, all’inizio della lista dedicata a Mosca, troviamo le lettere A, AH, AM, AN, etc.

 

 

 

Uno degli interrogativi che avevano colpito chi scrive, riguardava i numeri che apparivano all’inizio del catalogo degli obbiettivi di ogni città nelle due listeSystematicDestruction. Per esempio, nella lista integrale la sezione dedicata a Mosca è introdotta da sette codici numerici, dove il primo codice è 5545-03737.

 

 

 

Dopo la pubblicazione dello studio SAC il 22 Dicembre 2015, alcuni lettori hanno gentilmente aiutato a capire il probabile significato di questi codici: si tratterebbe infatti della latitudine e longitudine in gradi e minuti dei punti DGZ. Quindi 5545-03737 equivarrebbe a 55°45' N, 37°37' E (55.75° N, 37.61° E); se inserite in Google Maps queste coordinate identificano un punto in prossimità della Piazza Rossa di Mosca. Location simili possono essere individuate attraverso gli altri numeri del documento. Queste coordinate geografiche avrebbe potuto costituire precisi obbiettivi SystematicDestruction, ma tutto ciò rimarrà oscuro fino a quando non verranno resi noti i dettagli mancanti sulla distribuzione delle armi nucleari.