SPULCIANDO TRA LE CARTE DEL PROCESSO DI BRESCIA-STRAGE DEL 1974

 

 

 

Problemi di Intelligence

 

 

 

Durante l'udienza del 22 marzo 2010 per la strage di Piazza della Loggia, procedimento giudiziario a carico dei gruppi fascisti aderenti a Ordine Nuovo, è emersa pure la testimonianza di un ex capitano dei ROS- Carabinieri, oggi colonnello Massimo Giraudo, che apre uno spiraglio sul funzionamento dei servizi segreti militari americani e l'appoggio che questi godono (e hanno goduto) da parte delle basi militari USA di Vicenza e Verona. Il fatto in sè è assai importante perchè è comunque legato alla strategia portata avanti dall'intelligence americana contro le nostre istituzioni democratiche. 

 

 

 

TRIBUNALE DI BRESCIA

CORTE DI ASSISE

VERBALE DI UDIENZA

 

 

UDIENZA DEL 22/3/2010

 

PROCEDIMENTO PENALE N.003/08 R.G.

A CARICO DI CARLO MARIA MAGGI+ALTRI

 

 

[l'importanza di questa testimonianza è tutta nelle sigle dell'Intelligence americana e nella "clandestinità" coperta dalle basi USA-Vicenza e Verona]

 

 

RIPRENDE L’ESAME DEL TESTE MASSIMO GIRAUDO

Già generalizzato in atti.

 

INTERVENTO DEL PRESIDENTE – Allora sempre sotto il vincolo della già prestata dichiarazione di responsabilità. Possiamo procedere con l’esame. Facciamogli aprire il computer.

 

RIPRENDE L'ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO - PIANTONI

 

 

DOMANDA – Un altro tema che era in qualche modo connesso con le situazioni che hanno costituito oggetto della scorsa udienza è la figura di Manlio Portolan, che noi Presidente abbiamo escusso qualche udienza fa, in particolare si parla di lui in due note del 7 febbraio del 1997 e del primo novembre del 1997 a firma, di cui dovrebbe essersi occupato lei Colonnello, sì la prima del 7 febbraio proprio a firma sua, quella del 9 febbraio è a firma del Colonnello Scriccia, le chiedo se lei si è occupato di questa figura del Portolan e se sì che cosa è emerso, sempre documentalmente riguardo al soggetto e al padre del soggetto.

 

RISPOSTA - Sì, io mi sono occupato soprattutto del papà e poi delle verifiche del rapporto tra Manlio Portolan e la società di navigazione israeliana Zim a fronte delle dichiarazioni di un teste.

Per quanto riguarda la figura di Filippo Portolan dagli atti del servizio è risultato che lo stesso era una fonte del centro controspionaggio di Trieste e sono emersi contatti diretti del Filippo Portolan con elementi di CIC, quindi il servizio segreto militare statunitense, elementi di CIC Setaf.

Invece, per quanto riguarda il figlio, il rapporto con la Zim riferito da un teste, effettivamente, il Portolan ha prestato attività lavorativa per “Adriatic Shipping Company” che era la tenutaria del marchio Zim, se non ricordo male fino al 1986, perché poi la Zim è divenuta indipendente e ha avuto un suo sportello, diciamo così, per altro proprio nei locali che in precedenza erano dell’“Adriatic Shipping Company”, che prima fungeva anche da recapito per la compagnia di navigazione marittima israeliana.

Acquisendo gli atti relativi alla Zim, perché poi ho cercato di approfondire avevamo utilizzato come esponente di ricerca Filippo Portolan e Mario Portolan, poi, emersa la questione Zim, abbiamo utilizzato l’esponente di ricerca Zim.

E quindi sapevo, anche per l’esperienza lavorativa accumulata, c’è un atto nel quale il servizio evidenzia che la compagnia di navigazione israeliana così come altre società israeliane si prestano a effettuare attività di intelligence.

In quella nazionale funziona così, è un po’ come quando c’era il patto di Varsavia, la compagnia russa “Air flot”, erano istituzioni commerciali che in realtà erano poi asservite anche a interessi nazionali e questo per quanto riguarda la Zim risulta da un atto del servizio. Viene menzionata anche un’operazione effettuata dai Carabinieri che, in casse che avrebbero dovuto contenere capi di abbigliamento, nel corso di un’ispezione trovano invece, un atto questo del 1956, trovano invece degli elmetti bellici.

Cioè elmetti bellici, elmetti per uso bellico che erano stati acquistati in Livorno. Erano gli anni cui Israele si stava costruendo un suo esercito e quindi recuperava tutto il materiale di risulta dagli europei che erano stati coinvolti nel secondo conflitto mondiale.

 

DOMANDA – Sui rapporti di Filippo Portolan, quindi il padre con il 513 esimo, quindi CIC Setaf più in dettaglio, quanto a tipo di attività svolta e in che periodo?

 

RISPOSTA – Se allude l’acquisizione Portolan è stata molto utile per capire meglio quale era il servizio militare con cui si aveva a che fare. Perché all’interno del fascicolo si è trovato il carteggio relativo a una proposta di avvicinamento di un cittadino italiano effettuata, richiesta da un elemento di CIC SETAF, che quindi è andato a trovare il capo centro di Trieste e ha effettuato questa richiesta.

Il capo Centro CS di Trieste ha avuto l’opportunità, la destrezza di sottrarre la richiesta americana e di effettuarne una xerocopia. E quindi abbiamo questo atto estremamente prezioso perché si tratta dell’atto che il comando dell’americano che va a fare la richiesta gli ha dato.

E quindi abbiamo potuto esaminare un atto che da un punto di vista di intelligence all’epoca, e per noi investigativo attuale, è stato di grande interesse. Si tratta di una “request for lac”.

LAC è una terminologia che vuole dire: Local agency Cec, quindi controllo per agenzia locale. Quindi vuole dire che il comando ha richiesto all’agente americano di effettuare un controllo in loco. Quindi questo americano si reca dal centro controspionaggio di Trieste per verificare la bontà di questo cittadino italiano da reclutare. Quindi l’atto è importante perché dimostra che c’era interesse al reclutamento diretto di cittadini italiani da parte del servizio segreto militare americano.

Per altro questo cittadino italiano non ha delle particolarità come altre volte era emerso, cioè “era un caporete”, “è un elemento di una rete fiduciaria”, per cui non c’era un interesse aggressivo da parte americana per incamerare una rete utilizzata da italiani perché aveva un buon prodotto informativo.

Tutt’altro, si tratta di un ingegnere navale. E ovviamente gli americani sono pieni di ingegneri navali, non hanno certamente bisogno di reclutare un italiano.

Quindi è evidente che gli scopi, sono scopi che si inseriscono nella preparazione di una rete in grado di sopravvivere ad un attacco del patto di Varsavia. Quindi preparare, avere persone anche con competenze tecniche specifiche. In pratica si tratta, dottore, di preparare, un riorganizzare una resistenza partigiana prima dell’attacco, quindi per non trovarsi nelle condizioni in cui ci si era trovati durante la seconda guerra mondiale.

Quindi è importante per questo ma importante anche per le sigle, perché queste sigle fanno tutte capo all’intelligence militare e sono quelle sigle che poi hanno consentito di individuare il servizio madre dal quale sono partite queste attivazioni risalendo di comando in comando a INSCOM, cioè intelligence “security command”.

Quindi il comando americano che si occupa nel mondo… che è suddiviso in aree geografiche, che si occupa nel mondo dell’intelligence militare. Ovviamente siccome l’intelligence militare è clandestino per definizione, cioè non esiste che vengano accreditati dalla Farnesina agenti militari americani, perché la cooperazione è ovviamente su un piano civile e non può essere diversamente, l’unica tecnica di copertura che possono avere agenti militari su suolo italiano passa per le basi Nato. Perché è un luogo dentro il quale non si può entrare e nel quale è giustificata la presenza di militari anche se, questo è bene chiarirlo, Inscom non ha nulla a che vedere con i comandi Nato, si appoggia ai comandi Nato ma risponde a una catena gerarchica che è esclusivamente statunitense, non alleata.

La catena di comando era INSCOM 513 esimo comando di intelligence militare e poi il 66 esimo che rileviamo su quel famoso atto in xerocopia. Per altro da quell’atto emerge anche un nominativo, un altro particolare interessante, emerge un nominativo di un altro agente americano, Peter Petito, cognome ovviamente di origine, la maggior parte di questi dovevano sapere parlare la lingua italiana, e Peter Petito è un nominativo che era già emerso nelle attività investigative all’interno di atti che avevamo acquisito al Sismi.

Al momento inizialmente non aveva destato interesse, era un elemento che era presente in Italia dell’intelligence militare americana ma non direttamente coinvolto nell’attività investigativa.

Tuttavia dal raffronto che riguardava Peter Petito è emerso che, in un atto, il servizio lo dipinge come elemento non noto, ma in realtà nell’atto che lo precede di ben 11 anni prima, se non ricordo male, Peter Petito non solo è definito come elemento noto, ma c’è anche il timbro: fatto cartellino che è la prassi ogni qualvolta un atto entra nel servizio. Quindi l’analisi fatta, quella più recente del servizio dove sostenevano che il soggetto non era noto, non rispondeva allo stato degli atti alla verità.