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L'infiltrazione della camorra nel veneto produttivo

 

Il mercato lo gestiamo noi! 

 

Il gruppo campano camorristico affiliato ai clan di Secondigliano scompaginato dalla raffica di arresti gestita dalla Magistratura di Trieste e dalla DIA

 

15 settembre 2021

 

(Anno 2020) - Imponevano il pizzo ai commercianti della zona di Bibione, volevano comandare sulle fiere e sui mercatini. Ma dopo il blitz della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) e del nucleo di polizia economica della Guardia di Finanza di Trieste nelle loro case, ristoranti e uffici, sono finiti in manette Pietro D’Antonio, 61 anni, nativo di Cercola (Napoli) con la residenza a Latisana (Udine), il capo del gruppo camorristico (secondo gli inquirenti legato ai clan di Secondigliano), e i figli Renato (27 anni, di Concordia Sagittaria), Beniamino (39 anni, con residenza a San Michele al Tagliamento). Gli altri arrestati sono Gennaro (73 anni) e Salvatore Carrano, padre e figlio, di Napoli ma trasferiti nel Veneto da anni. Sempre di Napoli anche altri due arrestati, i fratelli Raffaele e Salvatore Biancolino (considerati due fedelissimi di D’Antonio e di Carrano), il primo con residenza a San Michele in Via Croce del Sud, il secondo residente tuttora a Napoli ma con lunghi soggiorni a Bibione. L’ultimo arrestato Zefferino Pasian, 55 anni, pregiudicato e braccio destro di Beniamino D’Antonio, è titolare di una azienda agricola in quel di Concordia.

 

 

Tutti costoro avevano le loro bancarelle e partecipavano ai mercatini e alle fiere della zona. Il capo, D’Antonio, una sfilza di precedenti penali alle spalle, guidava il gruppo camorristico legato al clan Sarno-Licciardi di Secondigliano.

 

 

Ma agli arresti è finito anche il leader dei commercianti della zona di Bibione (Ascom), Giuseppe Morsanuto, 55 anni, già vice sindaco di San Michele al Tagliamento ed ex esponente di Forza Italia, tenuto in pugno dal gruppo camorristico con il ricatto dei voti per la sua elezione nell’associazione di categoria.

 

 

Ma qual’era lo scopo del gruppo camorristico? Secondo la DIA puntavano al controllo dei “I giovedì del Lido del Sole”. “Da oggi in poi lo prendo in mano io il mercato, e lo gestisco io” prometteva il D’Antonio. C’era notevole tensione tra gli ambulanti poiché tutti erano in regola con il pagamento delle quote associative, meno, manco a dirlo, i componenti del gruppo malavitoso cha da anni non versavano alcuna somma. Quindi i camorristi rischiavano di restare fuori per inadempienza.

 

 

Nella disputa tra gli ambulanti gestita con metodi mafiosi e minacce dal D’Antonio, era finita anche l’assessore Annalisa Arduini, e pure la vicepresidente della Pro Lido, Stefania Dolci, a cui il gruppo del D’Antonio voleva portare a segno un attentato incendiario (al Metrobar di Bibione) se non avesse ritirato il divieto di partecipazione per i camorristi.

 

 

Ma né Annalisa Arduini né la Dolci hanno avuto paura e hanno proceduto con la loro linea legalitaria.

 

 

Intanto, per settimane, i camorristi hanno continuato a minacciare (anche mostrando le armi) gli altri partecipanti alla manifestazione dei “Giovedì del Lido del Sole”, per cercare di isolare i due amministratori. E nella giornata del 13 agosto 2020 (i fatti risalgono a quell’anno) i malviventi hanno messo di traverso sulla strada un autoarticolato per impedire l’accesso alla maggioranza degli ambulanti, di cui alcuni provenivano dal Friuli. E secondo questa logica mafiosa il gruppo D’Antonio faceva pressioni speculando sulla provenienza: “Quelli di Lignano devono sapere che noi non li vogliamo, che non li facciamo venire…E allora non vengono!”

 

 

Pochi giorni più tardi i camorristi guidati dal D’Antonio inviano Gennaro Carrano e Raffaele Biancolino con il compito di “schedare” e fotografare i commercianti che non avevano tenuto conto dell”ordine mafioso”.

 

 

Il Municipio alla fine si decide ad intervenire “per evitare disordini e problemi di ordine pubblico” con una delibera in cui di fatto si riduce la quantità di suolo pubblico destinata alla manifestazione, limitando l’esposizione dei prodotti ai soli venditori provenienti dall’artigianato e dall’agricoltura. Escludendo così – con questa manovra pilatesca – tutti gli altri ambulanti compresi il gruppo dei camorristi.

 

 

Il D’Antonio diventa furioso e raggiunge telefonicamente (aveva ricevuto – secondo gli inquirenti - il numero telefonico dal Presidente Ascom Giuseppe Morsanuto) l’assessore Arduini intimando - ricostruisce il Giudice per le indagini preliminari (GIP) – “con tono aggressivo e minaccioso, di trovare il modo di far partecipare all’iniziativa gli ambulanti di Bibione a lui riconducibili e in quel momento esclusi a seguito della nuova delibera”. “Mi fissi un incontro con il sindaco visto che lei non è in grado di risolvere la questione!”

 

 

La mossa era chiara: i camorristi volevano il monopolio nella gestione delle fiere e manifestazioni commerciali. Intercettato dalla DIA il 30 luglio 2020 così si esprimeva il Carrano cercando di rassicurare il D’Antonio: “Gli ambulanti decidiamo noi chi deve venire, chi non deve venire…E dobbiamo venire sempre prima noi!”

 

 

Cosa dicono gli inquirenti

 

 

“Dal complesso delle intercettazioni – si legge nell’ordinanza del gip di Trieste, Manila Salvà – emerge la volontà del gruppo di ambulanti di origine campana facenti capo a Pietro D’Antonio e Gennaro Carrano, di “appropriarsi” del territorio per imporre (…) l’assegnazione delle piazzole nel mercato di Bibione, escludendo gli ambulanti non residenti”, cioè quelli di Lignano e di Udine.

 

Afferma Manila Salvà: “D’Antonio e Carrano sono coadiuvati nella loro attività illecita da figure istituzionali quale quella di Giuseppe Morsanuto..che tengono in pugno anche grazie al ricatto di non garantirgli i voti per la rielezione alla presidenza della delegazione della Confcommercio di zona, in caso di “inottemperanza” alle loro direttive”.

 

La DIA intercetta: “Gennaro Carrano (G): Noi gli dobbiamo dire: Giuseppe ma…”Pietro D’Antonio (P): “Ma lui è il direttore della Confcommercio?” – G.: “Eh…” - P.: “Eh, allora: o non si fa il mercato o lo gestiamo noi, basta! Altrimenti quando arrivano i voti, non avrà nemmeno più un voto. Glielo diciamo da adesso, da parte nostra…”.

 

 

Stefania Dolci invece tiene duro: (Agosto 2020) – Pietro D’Antonio (P): “Ora sono venuto per, cioè per mettere pace, ma è impossibile”. - Stefania Dolci (S) “No, mettere pace no: venire qua e porre delle condizioni non è mettere pace”. – P.: “E qual è la condizione?”S:: “Imporre le vostre idee su cosa fare sul suolo pubblico, con che criterio…Io non lo so, avete problemi perché facciamo qualcosa su suolo pubblico? Andate in Comune”.

 

 

A questo punto il D’Antonio avvisa Giuseppe Morassuto, Presidente Confcommercio locale, e lo aggiorna sull’esito del colloquio con Stefania Dolci (VicePresidente della Pro Lido). Morassuto (secondo gli inquirenti) risponde così: “Se non capisce, allora lei si fa male, cosa vuoi che ti dica?”. Morassuto si sbilancia ancora consigliando al D’Antonio “di dire ai suoi ragazzi di bloccare il mercato giovedì con i camion”.

 

 

Un’altra intercettazione è ancora più esplicita: “P.: “….gli devo fare un dispetto sopra il ristorante” – R (Biancolino): “Ah! Ma di quello si mette paura!” – (…) P.: “Che ci vuole a bruciarglielo!” – R.: “Glielo dobbiamo far fare!” – P.: “Un litro di benzina, butti la bottiglia accesa…La sbatti, quella prende fuoco tutto, lei e tutto il ristorante!” – R.: “E tutto il legno che tiene, bravo! Va bene, dai!”

 

 

E’ inutile dire che da tutto il mondo associativo è venuta una ferma e decisa condanna del comportamento criminale del gruppo camorristico napoletano. Il sindaco Pasqualino Codognotto adesso avrà il suo bel d’affare per spiegare cosa succede a Bibione, come mai la camorra si è infiltrata così bene nel tessuto associativo del veneto, tanto da poter dettare legge, quasi fosse un “secondo Stato”.