logostoriaveneta2

 

bertolistriscia 

 Franco COMACCHIO

 

Il giovane di Castelfranco porta i Carabinieri alla scoperta dell'arsenale di esplosivo, dopo aver consegnato la cassetta con armi e munizioni, tutto materiale della cellula fascista di Freda e Ventura. Identificato a Rossano Veneto un altro favoreggiatore dei Ventura: Ruggero Pan.

 

 

INTERROGATORIO DELL’IMPUTATO

L’anno millenovecento71 il giorno 6 del mese di novembre ad ore 16,30 in TREVISO

Avanti di Noi dott. PIETRO CALOGERO (Sostituto Procuratore della Repubblica) assistiti dal sottoscritto Segretario è comparso l’imputato sotto indicato il quale viene da Noi inviatato a dichiarare le proprie generalità ammonendolo delle conseguenze cui si espone chi si rifiuta di darle o le dà false.

L’imputato risponde:

 

 

Sono e mi chiamo COMACCHIO FRANCO, nato a Castelfranco Veneto il 18.8.1941, ivi residente via Montegrappa 37. Coniugato, impiegato, incensurato.

 

D’ufficio: avv. PIERO GRITTI, presente all’interrogatorio.

Domicilio eletto: presso la propria abitazione.

 

 

 

Interrogato a chiarimenti in qualità di indiziato del reato di detenzione abusiva di armi da guerra, ai sensi dell’art.2 della Legge 2.10.1967 n.895, e reso edotto della facoltà di non rispondere e di chiedere un termine a difesa, dichiara di voler rendere l’interrogatorio e di rinunciare al termine.

 

 

D.R. – Sono a conoscenza dell’arresto, avvenuto ieri, di MARCHESIN GIANCARLO e della scoperta di armi da guerra nella soffitta della sua abitazione sita in Castelfranco Veneto. Ho appreso la notizia verso le ore 20 di ieri da una persona di cui non intendo rivelare l’identità.

Escludo comunque che detta persona fosse il VENTURA GIOVANNI o un suo congiunto o un suo amico. Mi è stato riferito da mia moglie verso le dodici di oggi che era venuta a cercarmi la sorella del Ventura di cui non ricordo il nome.

ADR – Prendo visione del verbale di sequestro delle armi da guerra e degli altri oggetti rinvenuti nella abitazione del MARCHESIN. Ammetto che avevo visto in precedenza sia le armi che gli oggetti in detto verbale elencati. Ammetto anche di essere stato io, con la collaborazione del MARCHESIN, a riporre tali oggetti nella abitazione di questi.

ADR – Circa un mese prima delle elezioni amministrative del 7 giugno 1970 fui avvicinato in Castelfranco Veneto dal VENTURA Angelo che già io conoscevo il quale espresse l’intenzione di occultare un certo numero di armi e caratteri tipografici che teneva nascosti nell’abitazione di un suo amico di Rosà.

Aggiunse il VENTURA che per il trasporto di tali oggetti gli occorreva una autovettura. Su sua insistenza io misi a disposizione la mia autovettura: disse il VENTURA che intendeva riporre le armi e i caratteri tipografici in luogo sicuro e precisamente a Padova, perché “erano cose che scottavano”.

Ci recammo a Rosà circa un mese dopo, verso la fine della campagna elettorale: in macchina oltre a me e al VENTURA c’era anche mia moglie. Sulla macchina il VENTURA ripetè che era necessario fare sparire gli oggetti detenuti in Rosà perché erano compromettenti, ed anche perché il detentore aveva paura e non voleva più saperne.

Ci fermammo presso una abitazione, che non so indicare ma che tuttavia saprei riconoscere recandomi sul posto. Non conosco neppure il nome dell’amico del VENTURA che però saprei riconoscere. Mentre io e mia moglie rimanemmo nell’autovettura il VENTURA e il suo amico caricarono una cassetta e una o due borse; non vidi però al momento il loro contenuto. Sapevo però, per avermelo detto il VENTURA, che le custodie contenevano armi. Credevo anche che esse contenessero i caratteri tipografici di cui mi aveva parlato il VENTURA; ma quando successivamente ne verificai il contenuto constatai l’assenza di questi ultimi oggetti.

All’atto del commiato l’amico salutò il VENTURA col braccio destro proteso in alto a mò di saluto militare (romano). Portammo il carico nella cantina dell’abitazione della mia fidanzata di allora (ora mia moglie Ida Loredana Zanon) col proposito di trovare successivamente una sistemazione più idonea.

Preciso che nel corso del viaggio di andata e ritorno il VENTURA non accennò mai al trasporto di armi e credo pertanto che mia moglie non conoscesse il contenuto dei pacchi. Aggiungo che mia moglie non sapeva neppure che il trasporto sarebbe stato effettuato nella di lei abitazione e che in definitiva ne abbia accettato le temporanea custodia per venire incontro a me e al VENTURA che non sapevamo dove custodire meglio, per il momento, la roba.

L’abitazione della mia fidanzata era sita al n. 42 di Borgo Padova di Camposampiero; la merce vi rimase fino al cambiamento di residenza di mia moglie in Castelfranco Veneto nella casa matrimoniale nella quale attualmente abitiamo. Avvenuto il trasloco nell’autunno del 1970 la merce fu trasferita con le masserizie di casa a bordo del camion impiegato per la circostanza.

Durante la permanenza a Camposampiero io avevo esaminato il contenuto della cassetta e delle borse insieme con mia moglie e constatammo che vi si trovavano le armi e gli altri oggetti che ora sono elencati nel verbale di sequestro. Aggiungo che in una borsa trovammo con nostra grande sorpresa una decina di candelotti di esplosivo (dinamite); presi dal timore che potessero accidentalmente esplodere portammo la borsa in località Fietta del Comune di Crespano in una zona pressoché inaccessibile e disabitata e scegliemmo per favorire la distruzione dell’esplosivo un ambiente umido vicino anzi su un rigagnolo d’acqua eistente nell’incavo di una roccia.

Non escludo che malgrado il tempo trascorso sia sopravanzato qualche residuo; per esempio la borsa di tela plastificata che ho gettato nel canale vicino. Sarei in grado di identificare il posto.

Dall’ottobre del 1970 le armi, contenute nella cassetta di legno e in una borsa di tela, furono custodite nella mia attuale abitazione di Castelfranco Veneto. La borsa appartiene sicuramente ad Angelo VENTURA che se ne serviva quando si recava a giocare sui campi di pallacanestro. Tra gli oggetti sequestrati non figura la cassetta di legno che attualmente trovasi nella mia abitazione.

All’atto del trasferimento delle armi nell’abitazione del MARCHESIN, parte di queste furono travasate in una valigia di color verde appartenente a mia moglie o alla sua famiglia. La cassetta è di color grigio chiaro, non reca apparentemente scritte o comunque io non le ho mai notate. Ritengo trattarsi di cassetta militare.

Alcuni giorni prima dell’arresto del VENTURA Giovanni manifestai al MARCHESIN l’intenzione di sbarazzarmi delle armi perché potevano compromettere me e la mia fidanzata. Preciso che ho sposato la ZANON nel giugno 1971; l’abitazione nella quale le armi erano custodite non era la mia, ma quella della Zanon. Dopo il matrimonio essa è divenuta la nostra casa matrimoniale.

Qualche tempo dopo, previo accordo col MARCHESIN, trasportammo le armi nella soffitta della sua abitazione dove sono rimaste fino al sopraluogo dei Carabinieri. Effettuammo il trasporto di sera attraversando vie secondarie a bordo della mia autovettura. Il MARCHESIN accettò di custodire temporaneamente le armi nell’attesa che si decidesse insieme sulla loro sorte definitiva.

Aggiungo a tale riguardo che non escludevamo l’eventualità di consegnare il tutto all’Autorità.

ADR – Accettai l’incarico di custodire le armi non per favorire VENTURA ma per togliere dalla sua disponibilità ordigni altamente pericolosi. Dopo la divulgazione della vicenda giudiziaria in cui fu coinvolto il VENTURA Giovanni io mi proposi di custodire le armi anche per l’eventualità che esse potessero costituire delle prove a carico.

ADR – Quando mi affidò le armi o in epoca successiva il VENTURA Angelo precisò che esse costituivano la dotazione ed erano nella disponibilità di un gruppo di persone facente capo a una organizzazione (suddivisa in vari gruppi) di carattere sovversivo avente precisamente se ben ricordo lo scopo di sostituire all’attuale regime un regime diverso di carattere gerarchico e classista.

Dalle discussioni avute ricavai la certezza che di tale gruppo di persone facesse parte direttamente non tanto il VENTURA Angelo quanto il VENTURA Giovanni: il primo operava piuttosto come collaboratore del secondo. Ritengo di aver appreso, non ricordo se dal VENTURA Angelo o dal Giovanni, che ogni gruppo era composto di tre persone ognuna delle quali non conosceva il nome delle altre due.

ADR – Ho avuto frequenti contatti col VENTURA Giovanni che già conoscevo, nell’autunno del 1969 e per motivi di lavoro.

Avendo saputo che era mia intenzione trovare un’occupazione che mi consentisse di guadagnare meglio, il VENTURA mi propose di lavorare alle sue dipendenze come rappresentante di alcune case editrici di cui era agente. A tale scopo mi fece visitare la libreria di Treviso.

Dopo qualche tempo accompagnai il VENTURA Angelo presso la Libreria Ezzelino  di Padova che seppi successivamente appartenere ai fratelli VENTURA e a Giorgio FREDA. O meglio trassi il convincimento che anche i VENTURA fossero cointeressati a detta libreria.

Nella libreria era presente il TRINCO, ho saputo recentemente dal VENTURA Angelo che il TRINCO era stipendiato dal FREDA e che in caso di morte di questi tutti i suoi averi sarebbero passati al TRINCO.

Nel corso di un colloquio che ebbe luogo prima di dicembre 1969 VENTURA Giovanni mi chiese esplicitamente se me la sentivo di collocare ordigni esplosivi su treni delle Ferrovie dello Stato. Precisò che gli ordigni andavano collocati nelle toilettes delle vetture di prima classe, in quanto in queste viaggiava “un certo tipo di persone”.

Aggiunse che gli ordigni erano fabbricati con un congegno a tempo simile a quello usato nelle lavatrici; disse anche che i congegni a tempo erano di fabbricazione e provenienza tedesca.

Poco tempo dopo in autovettura il VENTURA mi mostrò un congegno del genere, poco più piccolo di un pacchetto di sigarette: congegno relativamente al quale mi chiese se ero in grado di assicurarne il funzionamento in occasione della collocazione nei luoghi dovuti.

A tale scopo tenni in casa per circa una settimana tale congegno, poi lo gettai via. Faccio osservare che fin dal primo momento respinsi la proposta del VENTURA ritenendola tra l’altro assurda.

Il VENTURA non accennò ad una sua eventuale partecipazione a recenti attentati compiuti su treni; capii però che egli cercava delle persone che potessero compiere atti del genere; o meglio capii questo in epoca successiva quando il comportamento del VENTURA mi insospettì.

ADR – Ricordo che uno o due giorni prima del 12 dicembre 1969 accompagnai il VENTURA Giovanni all’aeroporto di Tessera a bordo dell’autovettura del VENTURA Angelo. Era di sera. Il VENTURA Giovanni doveva partire in aereo, se ben ricordo, alla volta di Roma.

Successivamente alla partenza di VENTURA Giovanni e comunque prima del 12 dicembre, il VENTURA Angelo mi confidò che tra poco sarebbe avvenuto “qualcosa di grosso”, in particolare una marcia di fascisti a Roma e “qualcosa che sarebbe avvenuta nelle banche”.

Sul momento non diedi peso alla cosa; i sospetti mi vennero dopo la divulgazione dei fatti che coinvolsero il VENTURA Giovanni.

ADR – Nell’autunno del 1969 il VENTURA Angelo, col quale viaggiavo in macchina alla volta di Padova, mi mostrò un libretto dalla copertina rossa e dal titolo “La Giustizia è come il timone: dove la si gira va”. Porgendomelo egli mi disse di leggere la parte contenente accuse contro il Commissario Juliano.

L’opuscolo fu tolto da altri due o tre che erano riposti sul sedile anzi sul porta oggetti della Miniminor usata dal VENTURA. Chiesi al VENTURA chi avesse stampato il libretto: mi rispose che lo avevano stampato loro, non so se con macchine proprie o con quelle di altri tipografi.

Preciso che dicendo “loro” il VENTURA Angelo si riferiva anche al fratello Giovanni. Aggiunse che questi libretti erano stati stampati in gran numero in quanto erano destinati ad avvocati e magistrati della Repubblica. Non disse invece chi avesse scritto il testo.

Notai sul sedile posteriore un pacco un po’ slegato contenente apparentemente libretti identici a quello postomi in visione. In tutto varie centinaia. Il VENTURA Angelo fermò l’autovettura davanti alla libreria Ezzelino di Padova dove prese il pacco e lo ripose in uno stanzino retrostante della libreria, o meglio in uno stanzino adiacente all’ingresso. Fu qui che potei notare il colore della copertina dei libreti che era rosso e le dimensioni rispettive che erano di poche pagine.

Il pacco come ho già riferito era slegato e potevo vedere diversi esemplari in esso contenuti. Il VENTURA precisò che gli opuscoli sarebbero dovuti da lì partire per varie destinazioni ma non aggiunse a cura di chi.

Era presente in libreria il TRINCO; non notai il FREDA. Trattennei l’opuscolo avuto dal VENTURA nella mia abitazione fino al giorno in cui, dopo la diffusione delle prime notizie sui fatti in cui era implicato Giovanni (prima metà del 1970), lo stesso VENTURA Angelo venne da me e richiese il libretto, lo bruciò alla presenza mia e di mia sorella Elda, nella stufa di casa mia.

A questo punto, data l’ora tarda (ore 21,15) e considerate le non buone condizioni di salute dell’interrogando che lamenta sintomi di debolezza da stato influenzale l’interrogatorio viene sospeso e rinviato a domani alle ore 11.

FRANCO COMACCHIO

bertolistriscia1 

Il secondo interrogatorio

L’anno millenovecento71 il giorno 7 del mese di novembre ad ore 12,30 in TREVISO avanti di Noi dott. PIETRO CALOGERO (Sostituto Procuratore della Repubblica)……

Sono e mi chiamo COMACCHIO FRANCO, già qualificato.

Si dà atto che viene ripreso l’interrogatorio iniziato ieri 6.11.1971.

D’ufficio: avv. PIERO GRITTI, presente all’interrogatorio.

D.R. – Ho conosciuto Franco FREDA di Padova una sera di un giorno di poco successivo alle rivelazioni fatte da Lorenzon sul conto di Giovanni VENTURA. Mi trovavo in macchina con mia moglie e con Angelo VENTURA presso il deposito di libri di Vicolo Pola di Treviso.

Ad un tratto il VENTURA Angelo scese dall’autovettura e si portò nella libreria da dove ritornò con due libri e la bozza di un opuscolo che poi ho saputo fu intitolato “Positions”. Il VENTURA mi disse che era in corso di stampa di alcuni esemplari di tale libretto, per conto suo e del fratello Giovanni.

Ad un tratto, era ormai quasi mezzanotte, uscirono dal deposito due persone: una era il Giovanni VENTURA e l’altra, che non avevo mai visto prima, fu presentata poco dopo a me e a mia moglie come l’avv. FREDA di Padova.

La presentazione avvenne in un Bar vicino dove insieme ci recammo. Rividi il FREDA tempo dopo sull’autovettura del Giovanni VENTURA, sulla quale occasionalmente mi trovavo anch’io, lungo il percorso da Padova a Treviso o da Treviso a Caatelfranco.

Anzi non ricordo se l’autovettura fosse in tale circostanza guidata dal Giovanni o dall’Angelo VENTURA; il fatto si è che il VENTURA e il FREDA discutevano fra di loro di armi e dei problemi di custodirle in luogo sicuro.

Mi richiesero se io conoscessi un luogo del genere e risposi che ero pratico soprattutto delle zone dell’asolano. Il FREDA aggiunse che l’ideale sarebbe stato quello di custodire le armi in una casetta solitaria dentro un pozzo sotterraneo murato alle sommità.

Credo di ricordare che le armi erano per il momento custodite da una persona insospettabile (forse da una contessa di Venezia). Non accennarono, mi sembra, agli scopi a cui sarebbero servite le armi. Pochi giorni dopo accompagnai il VENTURA Angelo, con la sua autovettura in Crespano del Grappa ove ci informammo della disponibilità di una casa sita sulle sovrastanti colline ove le armi potessero essere custodite.

Ricordo che chiedemmo fra l’altro tali informazioni ad un vigile urbano di Crespano. In quella occasione la cosa non ebbe seguito.

ADR – Mi consta che il VENTURA Giovanni e Franco FREDA avessero stretti rapporti di collaborazione. Anche se non sono in grado di indicare elementi concreti a sostegno, ho tratto il convincimento che FREDA e VENTURA facessero parte dello stesso gruppo che si proponeva scopi sovversivi.

ADR – Nei giorni prossimi all’arresto del VENTURA e del FREDA, dello scorso aprile, venne a casa nostra il VENTURA  Angelo pregando me e mia moglie di custodire un pacco legato con lo spago e due passaporti.

Esaminai successivamente i passaporti: uno era intestato a Giovanni VENTURA ed era apparentemente regolare; l’altro era intestato a un medico di cui non ricordo le generalità e recava la fotografia del FREDA. Pensai quindi che esso fosse falso. Circa una settimana dopo la scarcerazione del VENTURA e del FREDA nel luglio scorso (1971, nota G.M.) il VENTURA Angelo è ritornato a casa mia ed ha ripreso i due passaporti, lasciando il pacco dei documenti testé dimesso alla S.V.

 

Letto confermato e sottoscritto

 

FRANCO COMACCHIO 

 

 

 

 bertolistriscia1

Il ritrovamento dell'esplosivo

 

 

LEGIONE CARABINIERI DI PADOVA

NUCLEO INVESTIGATIVO TREVISO

 

 

Processo verbale di rinvenimento e sequestro di due involucri contenenti esplosivo, di natura imprecisata, probabilmente gelatina, nascosti nella fenditura di un grosso macigno, in località S.Liberale di Fietta di Paderno del Grappa.

L’anno 1971, addì 7 del mese di novembre, in Treviso, nell’ufficio del Nucleo Investigativo CC. Alle ore 22.

 

Noi sottoscritti Ufficiali di P.G. del Gruppo di Treviso, riferiamo a chi di dovere quanto segue:

 

 

 

Alle ore 16 di oggi, 7 corrente, ci siamo recati alla Stazione CC. Di Crespano del Grappa, dove avevamo appuntamento con COMACCHIO Franco, nato il 18.8.1941 a Castelfranco Veneto, ivi residente, viale Monte Grappa n.37, impiegato, il quale, come da intese intercorse con il sig. Sostituto Procuratore della Repubblica, Dr. Pietro CALOGERO, il giorno precedente, in sede di interrogatorio, ci avrebbe accompagnato ed indicato il luogo dove aveva nascosto del materiale esplosivo.

Al nostro arrivo, il COMACCHIO Franco, che era in compagnia della moglie ZANON Ida Loredana, nata a Castelfranco Veneto il 6.8.1944, impiegata, convivente, ci ha consegnato una cassetta di legno, di cm.74 x 30 x 40, munita di due ganci di chiusura e di due maniglie ai lati, la stessa nella quale asseriva di aver trasportato nella sua abitazione, armi, munizioni ed esplosivo, ricevuti in consegna a Rossano Veneto (Vicenza), nel maggio 1970, in periodo elettorale, da VENTURA Angelo, di Castelfranco Veneto, e da altro giovane, di Rossano Veneto, di cui era in grado di fornire solo i connotati.

Accompagnati dagli stessi, abbiamo raggiunto in macchina la località di S.Liberale di Fietta di Paderno sul Grappa.

Qui, lasciata la strada e superato, a sinistra, su di una passerella in cemento, un profondo fossato, ci siamo incamminati per un erto sentiero, in mezzo ad una pineta.

Percorsi circa 500 metri, il COMACCHIO, dopo breve ricerca, ci ha indicato in una fenditura della roccia di un grosso macigno, il posto dove aveva nascosto, nel settembre scorso, DUE involucri contenenti esplosivo.

Sollevate alcune pietre, infatti, abbiamo rinvenuto, prima un sacchetto di plastica e poi un involucro di carta da imballaggio, ormai macera, che contenevano, in effetti, dell’esplosivo.

Esaminati con molta cautela abbiamo constatato che il sacchetto di plastica conteneva n.20 tubetti di esplosivo, di natura imprecisata, probabilmente gelatina, avvolti in carta oleata, lunghi cm.30 ciascuno, mentre l’involucro di carta da imballaggio conteneva circa 15 tubetti, più grossi e più piccoli. Il materiale era in buono stato di conservazione.

Preso in consegna l’esplosivo, che ora trovasi custodito, assieme alla cassetta, in questa caserma, a disposizione della locale Procura, sempre accompagnati dal COMACCHIO Franco e da sua moglie, ci siamo portati a Rossano Veneto, perché ci fosse indicato il luogo da dove, a suo tempo, era stato preso il materiale rinvenuto, e per identificare, sulla base della descrizione fattaci, il giovane che aveva aiutato il VENTURA Angelo a trasportare nella macchina del COMACCHIO la cassetta, contenente le armi, le munizioni, l’esplosivo, sequestrati.

Giunti a Rossano Veneto, il COMACCHIO ci accompagnava in via Roma n.64, corrispondente ad un portico, affermando che la cassetta era stata prelevata dallo stabile attiguo al negozio di uccellagione, mentre lui aspettava in macchina. Poi, con il suo aiuto, è stato possibile identificare il giovane sconosciuto, che aveva aiutato il VENTURA a prelevare detta cassetta.

Il giovane si identifica in PAN Ruggero, nato a Rossano Veneto il 19.1.1948, ivi residente, viale Monte Grappa n.1, studente universitario in filosofia, in atto militare presso la Scuola Fanteria – 3^ Compagnia – di Ascoli Piceno.

Il riconoscimento è avvenuto attraverso la foto allegata.

Perché quanto sopra consti, abbiamo compilato il presente verbale.

Fatto, letto, confermato e sottoscritto in data e luogo di cui sopra.

(seguono le firme di tre Carabinieri)