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"GLI ATTENTATI E LO SCIOGLIMENTO DEL PARLAMENTO"

Uno strano libro rosso-nero 

 

Il volume di Mario Quaranta ed Elio Franzin: "Gli attentati e lo scioglimento del parlamento" viene edito da Giovanni Ventura a fine estate del 1970. Lo scopo è quello di costruire una cortina fumogena di salvataggio intorno all'editore-terrorista e fascista. Attorno a lui la solita compagnia di giro che abbiamo imparato a conoscere....

 

 

 

Il diavolo lo si trova nei dettagli. E’ così anche per il volume di ELIO FRANZIN  e MARIO QUARANTA, di cui abbiamo ampiamente parlato e che è sorto da una iniziativa dei due marxisti-leninisti (filocinesi) aderenti alla Lega dei Comunisti di Padova.

Si è detto dello strano gruppo che ha contribuito alla stesura del testo del volume. Troviamo infatti (oltre ai due autori Quaranta e Franzin) Alberto Sartori, l’ex partigiano e “manager” risucchiato nell’affare Litopress (comunista filocinese), Giovanni Ventura, noto editore e libraio in Treviso (fascista), il procuratore legale neonazista Franco Freda e l’informatore dei Servizi Segreti Militari (SID) il fascista Guido Giannettini.

Ognuno ha il suo posto in questa che è una autentica “provocazione politica” messa in atto per diffondere una cortina fumogena intorno all’editore Ventura e ai suoi “amici”.

Il perché lo spieghiamo subito. Occorre leggere una piccola parte del volume in questione, quella in cui emerge tra le righe il vero disegno che ne sta alla base.

Il testo che chiarisce il senso di questa provocazione lo si trova a pagina 80, in un capitoletto intitolato: “La provocazione di fascisti nei gruppi di sinistra”.

“Una informazione su alcuni gruppi fascisti e su alcuni responsabili di questi gruppi oltre che su singoli provocatori infiltratisi nei gruppi marxisti-leninisti, è stata data nel libretto La strage di Stato (Roma,1970)”.

Questo libretto, a detta di Franzin e Quaranta, ha il demerito di aver esagerato il peso della componente fascista nella situazione politica oscurando così invece le vere responsabilità che si nascondono nelle dirigenze dei partiti di centro (il Partito Socialista Unificato – PSU) e la Democrazia Cristiana. Ma leggiamo ancora dei passi degli autori:

“Per coprire i veri esecutori e i veri mandanti (degli attentati, nota di G.M.)….si è tanto esteso ed esagerato la presenza dei fascisti che si sono voluti coinvolgere nell’accusa anche chi con il M.S.I. e i fascisti non ha nulla a che fare”. [qui compare la nota n.59]

Non vi suona un po’ sibillina questa frase? Chi è stato coinvolto? La risposta viene fornita a questo punto dalla nota n.59 che chiarisce ogni perplessità.

La nota numero 59

“E’ il caso di Giovanni Ventura, a cui il libretto (La strage di Stato, nota di G.M.) attribuisce fatti e atteggiamenti di tutta invenzione.

 

E’ noto che quando si prospetta un caso giudiziario particolarmente vistoso, si fanno avanti mitomani, pazzi, cretini, i quali garantiscono di avere decisive rivelazioni da fare. Sono le solite figure in cerca di un po’ di pubblicità, che però vengono regolarmente e rapidamente emarginate. In questo caso, le turbe psicologiche di un povero maestro di un piccolo paese della provincia veneta hanno assunto un peso rilevante solo perché sono state utilizzate da un noto avventuriero politico della locale sinistra D.C. [l’onorevole avvocato De Poli, difensore di Guido Lorenzon, l’accusatore di Ventura, nota G.M.], in cerca di ricattare i propri “amici” e di salvare una precaria situazione personale.

Inoltre si è inserita in questa situazione la foia caratteristica di qualche modesto 007 in divisa o in toga. L’”affare” sta avendo il suo sviluppo più naturale nella provincia veneta: rimangono i sussurri e le ciacole paesane. Il risvolto della questione, per chi è incappato in tale intreccio è, come al solito, assai oneroso".

Ma non è finita: Giovanni Ventura approfitta dello spazio avuto dagli autori (ma è lui che finanzia il libro) per svolgere una analisi politica che cerca di sviare l'attenzione dai gruppi "nazimaoisti", per Ventura bisogna guardare in casa DC e nel PSU per trovare i mandanti.

Ventura cerca cioè di portare in alto mare la ricerca dei mandanti degli attentati e di sviare ogni attenzione dallo spiraglio che si era aperto con le rivelazioni del "povero maestro veneto".

Franzin e Quaranta gli danno una mano riportando quello che scrive IL GIORNO del 28 settembre del 1970:

"Giovanni ventura - Contro questo editore venne sporta una denunzia alla Procura della Repubblica di Treviso dal professor Guido Lorenzon. Lo si accusava, tra l'altro, di essere coinvolto negli attentati del 12 dicembre. Il P.M., nella requisitoria, afferma che "le accuse sono destituite di qualsiasi fondamento". Lo stesso denunciante, il 15 gennaio di quest'anno, ha ammesso che erano state frutto di "cattive interpretazioni, di inconsapevoli deformazioni di situazioni di fatto generiche e specifiche che all'epoca delle mie rivelazioni apparivano ai miei occhi con caratteri di obiettività e di certezza".

E' evidente che si tratta di una operazione di "intossicazione" politica portata avanti da professionisti della disinformazione. Chi sono? Ventura per primo, lui è il diretto interessato, poi Franco Freda, il suo amico neonazista, Guido Giannettini, uomo dei Servizi Segreti che fornisce le informative per rimpolpare il volume, mentre il duo Quaranta-Franzin al massimo può essere considerato lo strumento sconsiderato di certa politica da rigattieri.

Chi resta fuori? Alberto Sartori. Questi non può essere considerato uno sconsiderato, è anche lui un "professionista", quasi come Giannettini, fa una sua politica, fa l'attendista, sta valutando cosa gli convenga fare. L'ultima cosa che gli passa per la testa a Sartori in questo frangente è di informare la Magistratura. Non lo farà, nel 1970. Lo farà poi quando i buoi saranno scappati dalla stalla.