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Piazza Fontana e oltre

 

Di Vincenzo Vinciguerra

 

Capitolo quarto

 

È, il caso dell’”Aginter press”, guidata dal francese Yves Marie Guillou, alias Yves Guerin Serac, noto negli ambienti italiani come “Ralph”.

 

In oltre 40 anni di inchieste giudiziarie e giornalistiche sulla strage di piazza Fontana e, in generale, sugli eventi del 1969, la figura di Yves Guerin Serac è sempre rimasta sullo sfondo, evocata e mai approfondita.

 

Il tentativo del giudice istruttore di Milano, Guido Salvini, di indagare sul conto di “Ralph” provocò la reazione violenta dell’allora procuratore della Repubblica di Milano, Gerardo D’Ambrosio, che, dinanzi alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo e le stragi, non esitò a dichiarare, il 16 gennaio 1997:

 

“Verificammo anche la storia dell’Aginter Press e avemmo la stessa spiacevole sensazione che fosse stata anche quella un depistaggio”.

 

Purtroppo, il senatore Gerardo D’Ambrosio ha sempre indagato facendo affidamento sulla polizia e sul servizio segreto civile, non riponendo egli alcuna fiducia nei carabinieri e nel servizio segreto militare, senza mai prendere in considerazione l’ipotesi che quando questi ultimi hanno fatto i ladri, i primi gli hanno fatto da palo e viceversa.

 

In altre parole, non saranno i corpi investigativi di polizia e carabinieri e i servizi segreti civili e militari a dare un contributo alla ricostruzione della storia italiana relativa alla “strategia della tensione”, per la semplice ragione che ne sono stati i protagonisti in nome e per conto dello Stato maggiore della Difesa e del potere politico che sono chiamati a tutelare.

 

La storia vera di Yves Marie Guillon, alias Yves GuerinSerac, alias Ralph, è ancora tutta da scrivere.

 

Ufficiale dei servizi segreti militari in Algeria, Yves GuerinSerac aderisce all’Organizzazione dell’esercito segreto (Oas), emanazione delle strutture segrete dell’Alleanza atlantica e legata alla Cia americana.

 

L’Oas, difatti, si batte perché l’Algeria divenga dipartimento francese a tutti gli effetti, unico modo per impedire che possa ottenere l’indipendenza dalla Francia e passare al blocco sovietico agli ordini di Houari Boumedienne.

 

I militari francesi non credono che il popolo algerino voglia affrancarsi dal dominio francese, ritenendo che alle spalle del Fronte di liberazione algerino ci sia il comunismo internazionale guidato da Mosca.

 

La decisione del generale Charles De Gaulle di concedere l’indipendenza all’Algeria, viene vissuta dai militari francesi come un tradimento contro il quale bisognava ribellarsi.

 

Yves Guerin Serac passa, quindi, nelle file dell’Oas arruolandosi in quell’esercito di “soldati perduti”, come li definiva con disprezzo equiparandoli alle “femmine perdute”, cioè alle prostitute, il generale De Gaulle, che intendono battersi contro il comunismo ovunque e comunque.

 

Al servizio di quei paesi che contro il comunismo sono in prima linea, primo gli Stati Uniti ed anche la stessa Francia perché Yves GuerinSerac non ha spezzato mai i legami con i suoi colleghi francesi che, con lui, condividevano l’avversione contro il comunismo.

 

Il 19 febbraio 1969, nel corso della riunione del Comitato speciale della Nato, il delegato francese afferma:

 

”Il governo francese e le autorità di sicurezza francesi considerano il Partito comunista come il nemico pubblico numero uno”.

 

Guerin Serac ed i suoi colleghi francesi erano, quindi, sulla stessa barricata.

 

Insieme a loro, dalla stessa parte, si collocavano tutti i servizi segreti del cosiddetto “mondo libero”, primi quelli italiani.

 

Ed è per questa ragione che mai latitante è stato meno ricercato dalle polizie di mezzo mondo, perché Yves Guerin Serac, fino al mese di giugno del 1968, è ufficialmente perseguito dalle autorità francesi perché, a suo dire, condannato a morte da un Tribunale militare del suo Paese, per le attività svolte nell’Oas.

 

Da Lisbona (Portogallo) dove risiede senza particolari precauzioni, dirige l’Aginter press, viaggia indisturbato in tre Continenti (Europa, Africa e America latina), coordina l’attività dei suoi uomini e svolge, senza alcuna trepidazione, la sua attività di anticomunista di servizio.

 

In Italia, ovviamente, è intoccabile.

 

Il 31 gennaio 1968, Yves Guerin Serac incontra a Roma Pino Rauti. Il giorno successivo, 1° febbraio, Armando Mortilla, “Aristo”, redige una nota informativa per la divisione Affari riservati del ministero degli Interni, con la quale ragguaglia il servizio segreto civile sul contenuto dei colloqui fra il latitante francese ed il capo di “Ordine nuovo”.

 

Per comprendere il rilievo che riveste la figura di Yves Guerin Serac e ribadire che i servizi segreti, civili e militari, non hanno mai avuto bisogno di agire all’insaputa delle autorità politiche dalle quali dipendono, c’è la nota che il 5 febbraio 1968, la divisione Affari riservati invia al ministro degli Interni, Paolo Emilio Taviani, sugli incontri avuti dall’ex ufficiale francese con Rauti ed altri esponenti di estrema destra, fra il 30 gennaio ed il 1° febbraio 1968.

 

Ha avuto un ruolo, Yves Guerin Serac, nell’operazione del 1969 e nella strage di piazza Fontana?

 

La prima risposta viene dalla certezza che il direttore dell’Aginter Press conosce almeno tre persone che sono state chiamate in causa per aver preso parte agli attentati del 12 dicembre 1969 a Roma e a Milano: Pino Rauti, Stefano Delle Chiaie e Guido Giannettini.

 

Sappiamo che Yves Guerin Serac ha mantenuto contatti costanti con i suoi interlocutori italiani prima e dopo i tragici eventi del 1969.

 

Nel dicembre del 1968, ad esempio, redige per i suoi amici italiani un documento, intitolato “La nostra azione politica”, che sarà reso pubblico dal settimanale “L’Europeo” il 28 novembre 1974, senza suscitare alcun interesse in coloro che indagavano sugli attentati del 12 dicembre 1969.

 

Il documento è, esattamente, quello che appare e che si proponeva di essere: il programma dell’operazione che dovrà essere condotta nel corso dell’anno entrante per giungere alla proclamazione dello “stato di emergenza” e porre le basi per la reazione di quello “Stato forte contro la sovversione rossa” che è nei sogni di Pino Rauti e colleghi di partito e di servizio.

 

“Noi pensiamo – è scritto nel documento – che la prima parte della nostra azione politica debba essere quella di favorire l’installazione del caos in tutte le strutture del regime…A nostro avviso la prima azione che dobbiamo lanciare è la distruzione della struttura dello Stato sotto la copertura dell’azione dei comunisti e dei filocinesi.

 

Noi d’altronde – prosegue il documento – abbiamo già elementi infiltrati in tutti questi gruppi: su di loro dovremo evidentemente adattare la nostra azione: propaganda e azioni di forza che sembreranno fatte dai nostri avversari comunisti e pressioni sugli individui che centralizzano il potere ad ogni grado”.

 

È la reiterazione del programma dell’esercitazione “Delfino” redatto dagli uomini del Sifar per la struttura “Gladio”, il 6 aprile 1966, che prevedeva “azioni di provocazione, quali aggressioni e attentati da attribuirsi all’avversario e la diffusione di materiale di disinformazione”.

 

Non c’è traccia ufficiale della presenza in Italia di Yves Guerin Serac nel corso del 1969, ma di quella dei suoi uomini sì.

 

Difatti, il 3 maggio 1969, il questore di Milano, Ferruccio Allitto Bonanno informa il ministero degli Interni che il dirigente di Ot, Armando Marques si trovava nel capoluogo lombardo il 27 aprile, due giorni dopo gli attentati stragisti alla Fiera campionaria ed alla Stazione ferroviaria, attribuiti agli anarchici.

 

Il 24 agosto 1969, è il questore di Massa Carrara ad informare il ministero degli Interni del passaggio in città del dirigente di Ot, André Fontaine.

 

Agosto è il mese degli attentati ai treni (8-9 agosto) e Massa Carrara uno dei centri in cui Avanguardia nazionale può contare su uno dei gruppi più attivi ed agguerriti.

 

Non sono segnalati gli incontri che costoro hanno avuto con i loro amici italiani dei quali il ministero degli Interni ha preferito, evidentemente, omettere i nominativi e, soprattutto, il contenuto dei colloqui.

 

Il rapporto fra Yves Guerin Serac ed i suoi colleghi di schieramento e – spesso di servizi – non è solo di natura politica e ne fa testo la nota redatta dal Sid il 16 dicembre 1969, riferita alle responsabilità degli organizzatori della strage di piazza Fontana a Milano e degli attentati alla Banca nazionale del lavoro e all’Altare della patria, a Roma.

 

Abbiamo già visto come Yves Guerin Serac sia elemento ben conosciuto dai servizi segreti italiani e, perfino, dal ministro degli Interni, Paolo Emilio Taviani.

 

C’è da aggiungere che il servizio segreto militare, sul conto dell’ex ufficiale francese, è altrettanto ben informato di quello civile, sia perché Pino Rauti è legato al servizio sia perché Armando Mortilla, “Aristo”, non è solo confidente della divisione Affari riservati del ministero degli Interni ma anche del Servizio informazioni difesa.

 

Inoltre, Guerin Serac è in rapporti con Guido Giannettini, il giornalista de “Il Secolo d’Italia” che dal 1966 è stato arruolato come agente “Zeta” dal servizio segreto militare.

 

La pretesa che la nota del 16 dicembre 1969 sia stata redatta esclusivamente sulla base delle informazioni fornite dal confidente del Sid, Stefano Serpieri, serve al servizio segreto militare per occultare le sue responsabilità nel caso che la magistratura voglia approfondire il tema ed investigare sul conto di Yves GuerinSerac.

 

È nota la capacità dei servizi segreti di mescolare abilmente verità e menzogne. La nota redatta il 16 dicembre 1969, però, si distingue più per le omissioni che per le bugie, in quanto è finalizzata a chiamare in causa il servizio segreto civile al quale fa capo Stefano Delle Chiaie.

 

Il servizio segreto militare non intende trovarsi da solo nelle bufera, quindi chiama implicitamente in correità il controspionaggio, la divisione Affari riservati, con l’intento di obbligarla ad una difesa comune.

 

Nella nota, di conseguenza, non fa riferimento agli stabili rapporti che intercorrono fra Pino Rauti e Yves GuerinSerac, ed avalla astutamente la pista “anarchica” sostenuta dal ministero degli Interni per proporre una linea comune e condivisa.

 

La nota del Sid recita:

 

” – gli attentati hanno certamente un certo collegamento con quelli organizzati a Parigi nel 1968 e la mente organizzativa dovrebbe essere un certo GuerinSerac, cittadino tedesco, il quale risiede a Lisbona ove dirige l’agenzia AgerInterpress; viaggia spesso in aereo e viene in Italia attraverso la Svizzera; è anarchico, ma a Lisbona non è nota la sua ideologia; ha come aiutante un certo Leroy Robert, residente a Parigi B.P. 55-83 a La SeynesurMer; a Roma, ha contatti col predetto Delle Chiaie; ha i seguenti connotati: anni circa 40, altezza m. 1,78 circa, biondo, snello, parla tedesco e francese; è certamente in rapporto con la rappresentanza diplomatica della Gina comunista a Berna”.

 

Quali le verità?

 

La descrizione fisica di Yves GuerinSerac è esatta, come più o meno la sua età;

 

Robert Leroy, ben conosciuto anch’egli dai servizi segreti militari italiani, era effettivamente un suo collaboratore; l’indirizzo parigino dello stesso Leroy si rivelerà esatto; il luogo di residenza di GuerinSerac, Lisbona, è rispondente al vero; veri anche i suoi rapporti con Stefano Delle Chiaie;

 

- i rapporti con l’ambasciata della Cina popolare a Berna (Svizzera), saranno rivelati da Robert Leroy in un’intervista concessa alla rivista “L’Europeo” e da questo pubblicata il 4 luglio 1974, che susciterà l’adirata reazione di Stefano Delle Chiaie, a Madrid, nei confronti dello stesso GuerinSerac.

 

Le menzogne:

 

- L’agenzia si chiama Aginter press;

 

- Yves Guerin Serac è francese, non tedesco (ma ha ottimi rapporti con i servizi segreti della Germania federale, come ben sa il Sid);

 

- non è anarchico, ma è un ex ufficiale francese fanaticamente anticomunista.

 

Per quale motivo il Sid avrebbe dovuto depistare le indagini sulla strage di piazza Fontana indicando una pista internazionale, le figure di Yves GuerinSerac e di Robert Leroy, il collegamento del primo con Stefano Delle Chiaie?

 

La domanda non ha mai avuto risposta da parte di coloro che negano l’origine estera di un’operazione che interessava una Nazione, l’Italia, nella quale non è nemmeno ipotizzabile che si possa tentare di modificare l’assetto istituzionale senza il preventivo consenso della potenza egemone e della Nato.

 

Il servizio segreto militare depista, effettivamente, le indagini indicando una pista anarchica che non esiste, spacciando lo stesso Yves Guerin Serac come anarchico, ma non sull’origine internazionale degli attentati del 12 dicembre 1969 che fanno parte integrante di un’operazione politica di ampio respiro ispirata da chi ha il potere di poterne sfruttare gli effetti per i propri fini.

 

Oltre all’accertato, al di là di ogni ragionevole dubbio, rapporto intercorso fra Yves GuerinSerac, Pino Rauti e Stefano Delle Chiaie, ci sono altri indizi che collegano la sua persona e la sua organizzazione agli attentati del 12 dicembre 1969, a Roma e Milano?

 

La risposta è affermativa.

 

Il documento programmatico, “La nostra azione politica”, è stato redatto da Guerin Serac nel mese di dicembre del 1968.

 

Il nome del circolo pseudo anarchico fondato dall’avanguardista Mario Merlino, “22 marzo”, è mutuato dalla rivolta dell’Università francese di Nanterre del 22 marzo 1968, alla quale presero parte anche gli uomini di Guerin Serac.

 

Il 12 dicembre 1969, a Milano, qualcuno ha piazzato manifesti che riecheggiavano gli slogan del “maggio francese” del 1968: “Autunno 1969. Inizio di una guerra prolungata”, che è la versione pressoché testuale di “Mai.68. Debut d’une lutte prolongée”.

 

E, infine, è giusto segnalarne un quarto sui collegamenti, anche sul piano esecutivo, fra gli ambienti internazionali di cui è parte integrante Yves GuerinSerac e quelli impropriamente definiti neofascisti italiani.

 

Il 15 settembre 1969, a Padova, in una delle biblioteche dell’Università ignoti collocano in uno scaffale, mimetizzandolo fra gli altri, un “libro” internamente cavo contenente un ordigno che non esplode solo per ragioni tecniche.

 

Non è un’arma a portata di tutti coloro che vogliono compiere attentati, tant’è che risulta impiegata la prima volta il 14 luglio 1956, ad Amman (Giordania) dai servizi segreti israeliani che se ne servono per uccidere il tenente colonnello Mahmud Mustafà, in forza ai servizi segreti egiziani.

 

Nel 1974, Yves Guerin Serac ne aveva uno a sua disposizione nell’appartamento, in avenida Manzanares, a Madrid, dov’era ospite di Stefano Delle Chiaie dopo la sua fuga da Lisbona a seguito della “rivoluzione dei garofani” del 25 aprile 1974.

 

Una coincidenza suggestiva?

 

Può darsi, ma va segnalata e tenuta presente, come una seconda che vede Franco Freda dichiarare ai magistrati che i timer da lui acquistati erano destinati ad un capitano algerino.

 

E capitano era Yves Guerin Serac in Algeria.

 

Nel linguaggio criptico di un individuo specializzato nel ricattare gli altri il riferimento, comprensibile a pochi, al direttore dell’Aginter press appare diretto.

 

L’Aginter press si configura come un’agenzia di copertura della Cia, collegata ai servizi segreti francesi, atlantici e dei paesi amici ed alleati degli Stati Uniti.

 

Il francese Yves Marie Guillon, alias Yves Guerin Serac, non a caso aveva al suo fianco, come stretto collaboratore, l’americano Jay Salby, detto “Castor” della cui dipendenza dal servizio segreto americano nessuno ha mai osato dubitare.

 

E i servizi segreti americani sono direttamente chiamati in causa nella strage di piazza Fontana dal “tecnico della stragi”, Carlo Digilio, fiduciario della Cia a Venezia e, ufficialmente, componente del gruppo veneto di Ordine nuovo diretto da Carlo Maria Maggi e di cui faceva parte Delfo Zorzi, indicato come uno degli esecutori materiali del massacro all’interno della Banca dell’Agricoltura.