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TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI MILANO - UFFICIO ISTRUZIONE - SEZIONE DECIMA

La sentenza-ordinanza del giudice Lombardi

Consigliere Istruttore Dott. ANTONIO LOMBARDI (21 luglio 1998)

 

Quando Loredan avvisò il PCI... 

 

 

CAPITOLO VI - L'EPISODIO LOREDAN

 

 

45. IVO DALLA COSTA

 

 

L'istruttoria comunque serbava nel 1995 un'altra sconcertante scoperta, che cioè l'attentato del 17.5.73 era stato preannunciato con due giorni di anticipo (il 15.5.73) con indicazione dell'obiettivo, del luogo e del giorno in cui sarebbe avvenuto.

 

 

Tale risultanza costituisce la definitiva conferma dell'ipotesi che l'azione del BERTOLI non fu il gesto di un anarchico individualista, ma il frutto di un piano freddamente studiato.

 

 

In data 23.3.96 questo G.I. veniva avvertito telefonicamente dal Procuratore delIa Repubblica di Treviso Dottor STIZ che un soggetto voleva essere sentito a verbale nell'ambito di questa inchiesta. Recatosi a Treviso il giorno seguente lo scrivente sentiva Ivo DALLA COSTA, nato il 2.11.1920, funzionario del PCI di Treviso dal 1950 ora in pensione, già consigliere e Presidente del Comitato Regionale di controllo, autore di numerosi libri di storia.

 

 

Il DALLA COSTA dichiarava che nel corso della sua attività politica aveva avuto frequenti contatti col Conte Pietro LOREDAN, definito "uno squinternato con velleità pseudorivoluzionarie: pretendeva di dirigere la. rivoluzione in Italia e ciò gli era costato soldi e pericolosi contatti con elementi neofascisti, tra cui FREDA e VENTURA".

 

 

Ma è opportuno riportare alcuni brani delle dichiarazioni del DALLA COSTA sul LOREDAN:

 

 

A suo dire la Sinistra aveva fallito il suo programma rivoluzionario per cui egli era costretto ad attuare un suo programma alternativo utilizzando fascisti e comunisti. Aveva aperto un locale "la falconiera" a Volpago del Montello, un ristorante in cui si ritrovavano provocatori di vario tipo, prevalentemente neofascisti compresi FREDA e VENTURA e strani soggetti ritenuti collegati a servizi Segreti stranieri, come il Servizio Israeliano ed altri.

 

Io mi attivavo nei confronti degli operai ammonendoli di stare in guardia dalle provocazioni del Conte LOREDAN. Il Conte dal suo canto cercava di conoscere circostanze relative all'attività politica del PCI, io naturalmente non gli dicevo nulla.

 

L'epoca in cui si svolgevano questi contatti è quella del 1968 - 1969, immediatamente precedente alla strage di Piazza Fontana del 12.12.1969.

 

Dopo Piazza Fontana LOREDAN sparì letteralmente dalla circolazione anche se il suo ritrovo fu gestito da altri; nello stesso continuarono le frequentazioni dei personaggi sopra descritti. Dopo molto tempo in cui non avevo più avuto contatti con il Conte, una mattina alle ore 06.30 improvvisamente lo stesso mi telefona a casa.

 

Posso essere molto preciso su tale data in quanto essa avvenne due giorni prima della strage di Via Fatebenefratelli. Pertanto era il 15.05.1973. La telefonata mattutina mi pervenne da un telefono pubblico. A suo dire il Conte mi apparve agitato e disse che doveva parlarmi urgentemente dicendomi di andare a Porta Santi Quaranta, un luogo del centro di Treviso.

 

Mi recai immediatamente sul posto, salii sulla sua auto e qui dopo esserci spostati di poco lo stesso mi disse queste testuali parole:" Questa volta spero che mi diate un po' di fiducia; a Milano tra 48 ore succederà un attentato contro un'alta personalità del Governo e ne parlerà l'intera Italia. Avvisa chi di competenza".

 

Era molto agitato e capii che mi aveva chiamato nella sincera speranza che io riuscissi ad evitare quanto di grave stava per succedere. Preciso che egli mi parlò dicendomi solo che l'attentato sarebbe avvenuto a Milano, ma non mi fornì nessun altro dettaglio sulla località o la zona in cui esso sarebbe avvenuto.

 

Egli non mi disse testualmente la matrice dell'attentato; tuttavia ciò era implicito per me date le sue frequentazioni dell'epoca con i neofascisti. Il Conte sapeva perfettamente che io ero al corrente delle sue frequentazioni con, FREDA, VENTURA ed i neofascisti e che consideravo lui di estrema Destra, nonostante le sue coperture di Sinistra o in ogni caso dei suoi tentativi di copertura a Sinistra.

 

Dopo avermi detto ciò, le parole testuali sono precise quelle che ho riferito, egli si allontanò con la sua auto ed era veramente molto agitato. lo non ebbi alcun dubbio sulla sincerità della sua preoccupazione né dubitai della veridicità di quanto mi era venuto a dire, naturalmente rimasi molto scosso.

 

Dopo aver riflettuto un attimo, solo un attimo, ritenni di non avvertire il segretario della mia federazione che mi era succeduto perché era molto giovane. Poiché non ho mai guidato mi recai subito alla Stazione, che era poco distante, e presi il primo treno per Venezia ove mi recai dal dirigente ON.CERAVOLO, del Comitato Regionale Veneto del P.C.I.

 

Gli riferii tutti i dettagli dell'episodio, le parole precise dettemi dal Conte e la fonte delle mie notizie, cioè il Conte LOREDAN. Anche l'onorevole CERAVOLO rimase scosso; pertanto salimmo immediatamente sulla sua auto e ci mettemmo in viaggio per Milano. Era un ottimo conducente, ricordo che corse ad alta velocità sull'autostrada; arrivammo alle ore 11 circa in via Volturno ove era la Federazione Comunista.

 

Devo a questo punto aggiungere che il colloquio tra me e l'On.CERAVOLO avvenne a quattrocchi nella sede del CR veneto del P.C.I. ubicato in Corte Del Remer di Venezia.

 

Prima di partire il CERAVOLO incaricò la funzionaria del C.R. di telefonare alla Direzione del P.C.I. a ROMA al fine di invitare I'On. GIANCARLO PAJETTA o chi per esso a salire subito a Milano per una cosa molto grave.

 

Infatti mezz'ora dopo il nostro arrivo in via Volturno a Milano, arrivarono anche PAJETTA che aveva preso un aereo e l’On.MALAGUGINI, Consigliere di Corte Costituzionale.

 

Come noto sia il PAJETTA che il MALAGUGINI sono attualmente deceduti. Riferii testualmente quanto avvenuto e l'informazione ricevuta al PAJETTA ed al MALAGUGINI.

 

Su richiesta degli altri il MALAGUGINI si incaricò di contattare il Giudice ALESSANDRINI per riferire l'episodio e l'informazione ricevuta dal LOREDAN. Dopo aver parlato con il MALAGUGINI io ed il CERAVOLO ripartimmo per Venezia. Non ho più saputo nulla dopo quel giorno cioè quel 15.05.1973.

 

Due giorni dopo appresi dalla televisione della Strage. Sinceramente non ho mai avuto conferma se il MALAGUGINI ha effettivamente riferito ad ALESSANDRINI quanto dettomi.

 

Io comunque da quel giorno non ho più chiesto conferma a MALAGUGINI se aveva avvertito ALESSANDRINI.

 

In verità appena informato della strage pensai che LOREDAN aveva avuto ragione; in realtà avevo pensato che avesse detto il vero fin dal 15.05. 1973 ed è per questo che mi ero attivato nel modo sopra descritto.

 

Mi ero reso conto che lo scopo per cui il LOREDAN mi aveva avvertito era proprio quello di attivarmi. Da quel 15.05.1973 comunque non ho più visto il LOREDAN. So che subito dopo ha venduto tutto, villa, terreni ed altro; dai giornali ho saputo che era sbarcato in ARGENTINA dove c'era già VENTURA.

 

Questa mattina, come quasi tutti i giorni, mi sono recato nella libreria MARTON di TREVISO; ho parlato con un fattorino, tale PAOLO ZORZENONI. Lo ZORZENONI mi ha riferito di aver appreso, non so da chi, che il LOREDAN si troverebbe attualmente nei dintorni di ROMA.

 

Il G.I. domanda al DALLA COSTA come mai non abbia mai fatto parola di questo episodio ad un magistrato in questi anni e si sia indotto a farlo solo qualche giorno fa al dott. VALMASSOI che ha subito avvertito questa A.G.

 

DALLA COSTA: Effettivamente prima di due giorni fa non avevo mai parlato con nessuno perché non ritenevo di dover propagandare un fatto segreto che mi era stato riferito, e anche perché il mio intervento non aveva ottenuto i risultati che speravo. Due giorni fa tuttavia leggendo sul 'Corriere della Sera" una intervista del BERTOLI mi sono veramente indignato per la sua spudoratezza ed ho fatto sapere a VALMASSOI, tramite un amico comune, che avevo da dire qualcosa su BERTOLI. Il dr. VALMASSOI mi ha immediatamente contattato.

 

 

 

46. GLI ACCERTAMENTI SUCCESSIVI

 

 

 

Poiché il DALLA COSTA aveva riferito che lo ZORZENONI aveva detto di aver visto recentemente Pietro LOREDAN, veniva immediatamente sentito Paolo ZORZENONI.

 

 

Questi dichiarava di avere riportato una confidenza del suo amico Livio ANTONIAZZI. Questi a sua volta riferiva di aver incontrato e conosciuto per caso il Conte Pietro LOREDAN in un ristorante ACI ubicato in Campagnano di Roma ma l'episodio era avvenuto nel 1987.

 

 

Aveva poi appreso da amici di zona che il Conte Pietro LOREDAN era stato visto spesso in quei luoghi avendo fatto degli investimenti immobiliari.

 

 

Venivano disposti accertamenti in Campagnano e dintorni per rintracciare il LOREDAN.Veniva confermata la sua presenza in zona, ma si appurava che il Conte era deceduto pochi mesi prima nel settembre 1994 ed era stato sepolto da pochi parenti all'insaputa di tutti.

 

 

In realtà il G.I. si rendeva conto, sentendo vari testi interessati alla vicenda, che nessuno era al corrente di tale morte; essa era avvenuta per un tumore al polmone scoperto solo nel corso di una operazione da lui subita per un incidente stradale; egli si era spento pochi giorni dopo l'incidente (come racconterà il fratello Alvise il 24.4.95).

 

 

 

47. DOMENICO CERAVOLO

 

 

 

Il 31.3.95 veniva sentito Domenico CERAVOLO, già deputato dal 58 al 72 prima per il PSI e poi per il PSIUP, nel 1980 eletto Parlamentare Europeo per il PCI. Questi precisava che nel 73 era un dirigente del Comitato Regionale Veneto del PCI.

 

 

Appreso che era stato citato per chiarire fatti riferiti da tale Ivo DALLA COSTA, dichiarava che nel 72 - 73, nell'ambito dell'attività politica del PCI, egli aveva avuto modo di conoscere e frequentare spesso tale DALLA COSTA, che svolgeva attività per la federazione provinciale del PCI di Treviso; e aggiungeva:

 

 

"considero Ivo DALLA COSTA persona degna di stima, equilibrata ed attendibile nelle circostanze che può averle riferito".

 

 

Reso edotto del contenuto delle dichiarazioni, il CERAVOLO si limitava a dire che esse gli sembravano attendibili e plausibili. Ricordava che il DALLA COSTA gli aveva parlato del Conte LOREDAN e di un'azione eversiva imminente. Confermava che nel 73 frequentava spesso MALAGUGINI e PAJETTA, ma dichiarava di aver bisogno di consultare le sue agende per mettere a fuoco l'episodio.

 

 

Chiedeva un confronto col DALLA COSTA al solo fine di colmare incertezze di memoria. Il G.I. contattava telefonicamente il DALLA COSTA che si dichiarava impossibilitato a venire a Milano in quanto ammalato.

 

 

Il CERAVOLO chiedeva una breve sospensione dell'esame testimoniale "per fare una breve colazione, per avere il tempo di riflettere e fare mente locale, per provare di ricordare altri dettagli sull'episodio". Dopo 40 minuti il CERAVOLO si presentava e dichiarava testualmente:

 

 

La sosta mi è stata proficua in quanto, mettendo a fuoco meglio l'episodio, mi sono ricordato di un dettaglio apparentemente banale ma che in realtà ha aperto uno squarcio nei miei ricordi consentendomi di rievocare il viaggio e altri dettagli.

 

Mi sono in sostanza ricordato che, per la fretta di arrivare all'appuntamento, ero un po' agitato; dopo avere percorso l'autostrada Venezia Milano sbagliai l'accesso migliore per arrivare speditamente all'appuntamento in federazione in via Volturno; dovemmo pertanto fare un giro piu lungo che ci procurò un certo ritardo.

 

Mi sono ricordato anche che, a seguito della telefonata fatta da Venezia alla direzione del Partito, mi era stato detto di recarci a Milano in via Volturno dove avremmo trovato gli On. PAJETTA e MALAGUGINI.

 

Posso confermare altresì, dopo aver messo ordine nei ricordi, che il DALLA COSTA mi disse di aver appreso dal LOREDAN che il grave atto eversivo poteva concludersi con un attentato imminente proprio in Milano.

 

Prendo atto che il DALLA COSTA ha parlato di 48 ore come del termine di scadenza per un attentato ad una personalità politica italiana. Sinceramente non ricordo di avere sentito la frase "48 ore" anche se ritengo che il DALLA COSTA dica la verità anche su questo dettaglio. Comunque il senso delle notizie fornitemi dal DALLA COSTA era che l'attentato doveva avvenire, con una imminenza molto prossima a Milano.

 

E' proprio per questo motivo che, come già sopra esposto, avvertimmo la Direzione a Roma e ci precipitammo a Milano. Non ricordo l'ora esatta in cui arrivammo in via Volturno, ma ritengo comunque attendibile le ore 11.00 indicate dal DALLA COSTA.

 

Nella sede di via Volturno il DALLA COSTA spiegò tutto quanto aveva appreso dal LOREDAN indicando esplicitamente le circostanze e il nome della sua fonte. Disse tutte queste cose in mia presenza all'Onorevoìe PAJETTA e all’Onorevole MALAGUGINI.

 

Sono a conoscenza che gli stessi sono entrambi deceduti. Non ricordo se vi fossero presenti altre persone al colloquio.

 

Ricordo perfettamente che la riunione si concluse con l'incarico che il MALAGUGINI si assunse di informare rapidamente la Magistratura milanese.

 

Sinceramente non ricordo che MALAGUGINI parlò di ALESSANDRINI come del Magistrato a cui avrebbe destinato l'informazione. A quel punto il compito mio e del DALLA COSTA si esaurì nella consapevolezza di avere responsabilizzato direttamente la direzione del Partito attraverso i due parlamentari indicati. Successivamente non ho parlato con nessun altro di questo episodio e delle notizie apprese dal DALLA COSTA; nè io nè il DALLA COSTA avevamo dubbi che la Direzione, una volta, allertata, si mettesse in contatto con la Magistratura o con chi di dovere; tanto più che l'Onorevole MALAGUGINI, ancor prima che finisse la riunione, partì subito per eseguire l'incarico che si era assunto: cioè avvertire chi di dovere.

 

E' per questo, ripeto che in tale consapevolezza non mi sono preoccupato poi di controllare l'iter dell'iniziativa dell'intervento stabilito.

 

Quando il 17.5.73 scoppiò la bomba avanti la Questura di Milano, io collegai immediatamente le notizie fornitemi dal DALLA COSTA e provenienti dal LOREDAN a tale attentato. La strage avvenne in uno dei giorni immediatamente successivi al viaggio a Milano, anche se non so dire se ciò accadde due o tre giorni dopo. Del resto sia nel nostro ambiente politico che all'esterno circolò la voce che l 'attentato avesse come obiettivo l'uccisione dell'Onorevole RUMOR.

 

La convinzione che io e il DALLA COSTA ci formammo è che il LOREDAN avesse voluto sul serio con le sue informazioni agIre per prevenire l'attentato. Non ho mai conosciuto, nè visto LOREDAN, ho solo seguito le sue vicende sulla stampa. Non ricordo se ho parlato in maniera particolare dei dettagli di questo episodio successivamente a qualcuno. Non escludo tuttavia che posso averlo fatto in qualche riunione in modo formale o informale, anche se ora non ne ho memoria.

 

 

 

48. CERVETTI GIOVANNI- CERASI BRUNO - PALUMBO GUSTAVO

 

 

Il 6.4.95 veniva sentito CERVETTI Giovanni, segretario della Federazione milanese del PCI dal 1970 al 1975, che diceva di non avere memoria dell'episodio; era comunque possibile che il MALAGUGINI ed il PAJETTA, data l'estrema delicatezza della notizia acquisita, non avessero parlato neppure con lui dell'episodio.

 

Il 3.5.95 il CERVETTI si presentava spontaneamente, riferiva di aver svolto accertamenti e indicava in Bruno CERASI la persona che nel 73 si occupava più' da vicino a Milano per conto del PCI di terrorismo e problemi dello Stato; questi comunque gli aveva detto di non sapere nulla sull'episodio.

 

Aggiungeva che il CERASI in quel periodo aveva contatti per questioni di terrorismo e difesa dello stato con il Dott. Gustavo PALUMBO, capo gabinetto del Questore Allitto BONANNO (deceduto).

 

Veniva sentito l'ottantatreenne Bruno CERASI, il quale dichiarava di non sapere nulla dell'episodio. Conosceva l'On. CERAVOLO ma non aveva mai parlato con lui di queste cose. Precisava che nel 73 si occupava per conto del PCI più da vicino dei problemi di terrorismo e difesa dello Stato; era membro del Comitato Direttivo della Federazione milanese del PCI con questo specifico incarico.

 

Egli in quel tempo cercava, attraverso contatti personali e con ambienti istituzionali, ogni notizia utile sulle Brigate Rosse o sui gruppi Estremisti di Destra e poi li comunicava alla segreteria della Federazione a Milano.

 

Era in buoni rapporti con il Dott. PALUMBO della Questura di Milano che andava a trovare o incontrava con frequenza più o meno settimanale. Non apprese mai da lui elementi che potessero far ritenere che l'attentato del 17.5.73 di BERTOLI era stato preannunciato. Aggiungeva che il PALUMBO era andato in pensione poco dopo la strage del 73 con 10 anni di anticipo; gli aveva chiesto i motivi del suo congedo anticipato e questi gli aveva genericamente riferito che era stanco e che non voleva più lavorare.

 

PALUMBO Gustavo confermava di essere andato in pensione il 31.7.73, due mesi dopo la strage di BERTOLI, a 53 anni e in anticipo di 10 anni. Confermava i suoi frequenti rapporti con CERASI del PCI per scambi di opinioni e acquisizioni di notizie in tema di terrorismo e di interesse politico ed escludeva di aver mai ricevuto informazioni preventive di data luogo e obiettivo dell'attentato, poi realmente avvenuto.

 

 

 

49. FRANCESCONI SARTORI ARTURO

 

 

 

Il 2.5.95 veniva sentito Arturo SARTORI FRANCESCONI, già docente all’Università di Padova di Filosofia della Storia, persona vicina al Conte Pietro LOREDAN, secondo un rapporto dei CC. di Volpago del Mantello.

 

 

Costui precisava di aver conosciuto dal 1980 il Conte Pietro LOREDAN, definendolo un uomo su posizioni di destra molto anomale, ed era divenuto suo amico di famiglia. Nei vari discorsi di quegli anni il Conte gli parlò anche di un suo incontro conviviale con FREDA al suo ristorante "la falconera".

 

 

Era a conoscenza che Pietro LOREDAN era stato implicato in inchieste sulla destra eversiva e che si era reso irreperibile. nonostante molti magistrati lo cercassero. Riferiva che il Conte, pur sfogandosi talvolta con lui, non parlava volentieri del suo passato. Escludeva che questi nei vari incontri avuti gli avesse mai detto di essere stato a conoscenza preventivamente dell'attentato 'del 17.5.73 e di essersi attivato per prevenirlo o evitarlo.

 

 

Da documenti acquisiti presso il SISMI e consegnati il 4.2.98 il FRANCESCONI (appunti 4873 de11'8.7.74 e 25.5.74 fonte tritone, cioè TRAMONTE) viene descritto come aderente a Ordine Nuovo, individuo non perfettamente equilibrato, capace a livello esecutivo anche di azioni cruente ed avventate. Lo stesso viene indicato come seguace di Carlo Maria MAGGI, che potrebbe contare tra gli esecutori dei suoi piani eversivi appunto sul FRANCESCONI e due giovani di Mestre a lui molto devoti.

 

 

Il FRANCESCONI, nell'appunto 04/1 del 74 per il capo servizio (acquisito il 4.2.98) viene indicato: politicamente attestato sulle posizioni ideologiche del disciolto Ordine Nuovo, in stretti contatti con il Dottor Carlo Maria MAGGI .

 

 

 

50. LOREDAN ALVISE

 

 

 

Il 24 aprile 1995 veniva sentito il Conte Alvise LOREDAN, il quale informava delle circostanze sopra riportate relative alla morte del fratello nel settembre 94. Informato delle dichiarazioni del DALLA COSTA, dichiarava di non aver mai sospettato che il Pietro potesse essere venuto a conoscenza di quelle notizie e in ogni caso, se glie ne avesse parlato, egli avrebbe subito informato l'Autorità Giudiziaria.

 

 

Precisava comunque che negli ultimi 30 anni aveva visto solo raramente il Pietro e in circostanze casuali e solo leggendo i giornali aveva appreso delle sue vicende, come i suoi rapporti con VENTURA.

 

 

Gli venivano mostrate 8 foto senza indicazione delle persone cui corrispondevano; di queste indicava quella di Delfo ZORZI giovane: "l'unica che riconosco come persona che frequentava la zona di Venegazzù e zone limitrofe è quella che controfirmo; tale fisionomia mi è familiare nel senso che posso averlo visto in qualche occasione; può darsi che sia andato anche a caccia con mio fratello".

 

 

Aggiungeva di non aver mai avuto proprietà nei terreni limitrofi al Comune di Paese, distante 10 chilometri circa da Volpago, e di non saper precisare se in quelle zone avesse avuto in passato proprietà il fratello, già titolare di varie appezzamenti e proprietà nel trevigiano. Dopo la morte del Pietro, egli ne era divenuto legittimo erede ereditando tra l'altro la struttura che egli abitava al momento della morte; in questi locali aveva rinvenuto numerose carte, documenti, agende sparse confusamente e la moglie li aveva ammucchiati. Si dichiarava disponibile a consegnare tutto.

 

 

Il G.I. inviava allora i Carabinieri del Nucleo di P.G. del palazzo di giustizia di Milano a Volpago nell'abitazione del defunto Conte Pietro.

 

 

I militari dal 25 al 27.4.95, alla presente di Alvise LOREDAN, acquisivano con tre verbali numerosi atti, documenti agende e giornali che venivano inseriti in due faldoni degli atti di questo procedimento. L'esame di tale atti, illuminanti sulle frequentazioni del defunto Pietro, non fornivano tuttavia elementi utili per la ricostruzione dell'episodio riferito dal DALLA COSTA.

 

 

Tra i documenti acquisiti si rinveniva anche un nastro registrato che veniva ascoltato ma non forniva alcun elemento alle indagini. Per completezza di esposizione, va detto che nel luglio 1997, nel corso di ristrutturazione della villa LOREDAN in Venegazzù venduta alla famiglia BENETTON, riassettando il terreno nel sottosuolo, si rinvenivano armi, bossoli e residui bellici.

 

 

Su di essi la Procura di Treviso disponeva perizia tecnica. All'esito di questa si accertava che tra il materiale dissotterrato vi erano residuati bellici ma anche varie armi quali una carabina Mauser, un mitra Thompson, due pistole Beretta, una Browning e altre armi per alcune delle quali si ricostruiva la matricola, tutte comunque di fabbricazione risalente a decine di anni addietro.

 

 

 

51. UNIVERSO GIUSEPPE

 

 

 

Nel corso delle indagini il G.I. acquisiva agli atti un articolo di Sergio SAVIANE intitolato "domani salta in aria Milano" pubblicato sull'espresso del 12.8.73. Nell'articolo l'estensore riferiva di aver appreso di telefonate tra Sergio D'ASNASH di Milano e Paolo UNIVERSO, (uno scrittore ospite da alcuni mesi con la moglie nella dependance della villa di Volpago di Pietro LOREDAN), avvenuta verso la fine dell'aprile del 73; nel corso di essa si sarebbe detto che la situazione a Milano era esplosiva e sarebbe successo qualcosa di grosso una quindicina di giorni dopo.

 

 

Il 9.12.97 veniva sentito UNIVERSO Giuseppe detto Paolo, residente a Trieste, che dichiarava di svolgere attività di poeta e scrittore. Precisava di aver vissuto sempre a Trieste, escluso un periodo, dall'autunno 71 al luglio 73, in cui era stato ospitato dal suo amico Pietro LOREDAN con la moglie GIROTTO Clara (detta Maria Chiara) nelle adiacenze della villa di Venegazzù.

 

 

Aggiungeva di essere stato sentito dal Giudice Istruttore D'AMBROSIO nell'estate del 73 su sollecitazione del giornalista dell’ANSA Sergio D'ASNASH, preoccupato di perdere il lavoro dopo la pubblicazione su L'ESPRESSO dell’articolo di SAVIANE.

 

 

Precisava di aver conosciuto molti anni prima del 73 il D'ASNASH quando entrambi gareggiavano in atletica leggera per le Fiamme Oro; egli lo aveva invitato a cena a Venegazzù, presente il Conte Pietro LOREDAN in un giorno del 73 che non sapeva precisare. In quella occasione si era parlato genericamente della situazione politica di Milano che sarebbe stata esplosiva, come si leggeva sui giornali.

 

 

Qualche tempo dopo incontrò Sergio SAVIANE a Castelfranco Veneto e lo invitò a cena a Venegazzù, presente anche Pietro LOREDAN, amico del SAVIANE già dai tempi del liceo.

 

 

In quella sera tutti alzarono il gomito e cominciarono a farneticare; alcuni giorni dopo uscì l'articolo sull’ESPRESSO. Egli allora denunciò il SAVIANE e il Direttore del Settimanale (Michele ZANETTI); nel processo seguente, che si concluse con la condanna per diffamazione del SAVIANE e dello ZANETTI, egli testimoniò a favore di D'ASNASH, che per effetto di quell'articolo stava per perdere il posto all'ANSA.

 

 

Aggiungeva che nell'articolo del SAVIANE vi erano state molte invenzioni. Ricordava certamente il clamoroso attentato di BERTOLI del 17.5.73, di cui aveva appreso dai giornali; riferiva che certamente dopo la strage il Conte aveva fatto dei commenti ma di non ricordarne il contenuto; rimase colpito comunque dal fatto che il giorno della strage e i giorni successivi il LOREDAN era molto agitato e spaventato per qualcosa che egli non riusciva a capire.

 

 

Nel luglio del 73 egli e la moglie decisero di lasciare Volpago in quanto gli atteggiamenti del Conte, le sue agitazioni, alcuni suoi discorsi oscuri cominciavano a preoccuparlo. Il Conte cominciava ad apparirgli come un soggetto sempre più ambiguo, che frequentava degli strani personaggi la cui collocazione politica non riusciva a decifrare.

 

 

Aggiungeva di aver incontrato Giovanni VENTURA nella sua libreria e un paio di volte nel ristorante La falconiera di LOREDAN. Questi conosceva bene Ventura ma non gli sembrava fosse suo amico; entrambi erano interessati ad una casa editrice di Lerici che stava per fallire.

 

 

 

52. STIMAMIGLIO GIAMPAOLO

 

 

 

Il 19.7.97 veniva sentito STIMAMIGLIO Giampaolo di Trieste. Questi riferiva che, a partire dal 69 aveva aderito ad Ordine Nuovo di Verona per interessi solo culturali; in quegli anni aveva conosciuto e frequentato SOFFIATI, DIGILIO, MASSAGRANDE, BESUTTI, BIZZARRI, SPIAZZI.

 

 

Egli aveva altresì conosciuto tramite gli elementi di O.N. di Verona, MAGGI e ZORZI del gruppo O.N. di Venezia e NEAMI e PORTOLAN del gruppo O.N. di Trieste. Precisava che MAGGI lo aveva conosciuto dal 69 in quanto in rapporti di amicizia con MASSAGRANDE e BESUTTI e lo aveva visto spesso a Verona a riunioni di O.N.. Con NEAMI, che pure aveva visto due volte a Verona in occasioni di riunioni di O.N., non aveva mai familiarizzato in quanto a suo dire, elemento non portato alla cultura.

 

 

Tra la fine del 70 e gli inizi del 71 aveva stretto amicizia col Colonnello Amos SPIAZZI, che comandava il reparto di artiglieria presso la Caserma di Montorio Veronese.

 

 

Forniva al riguardo elementi circa i C.D. "nuclei di difesa dello Stato" di cui già SPIAZZI aveva parlato in un interrogatorio all'A.G.; parlava delle strutture denominate Legioni (con le suddivisioni dei componenti in staffette, trasmettitori, calamite) e aggiungeva di aver fatto parte della Legione di Verona comandata dallo SPIAZZI.

 

 

Era rimasto sconcertato da Marcello SOFFIATI che nell'ambito di O.N. non partecipava ad attività politiche o culturali, ma tentava continuamente di coinvolgere giovani simpatizzanti di O.N. in attività concrete oltre i limiti della legalità. Il SOFFIATI gli domandò anche specificamente se era disposto eventualmente a incendiare auto di avversari politici o mettere ordigni esplosivi ricevendo il suo rifiuto.

 

 

Ricordava che in alcune occasioni il SOFFIATI gli aveva preannunciato alcune azioni, quali un'esercitazione militare e l'esplosione in un negozio poi realmente avvenuti. Sapeva che SOFFIATI abitava in via Stella. Raccontava che costui teneva tutta una serie di relazioni con camerati e persone di varia estrazione per assumere informazioni o utilizzarli ai suoi scopi.

 

 

Non era un mistero che egli ospitò a Colognola e nell'abitazione di Verona persone da utilizzare per i suoi fini, quali incendiare auto e piazzare ordigni. Aveva l'abitudine di contattare anche persone degli ambienti di sinistra per trovare gente disponibile a svolgere per lui attività illegali.

 

 

Egli aveva anche raccolto una volta lo sfogo della moglie del SOFFIATI, che non ne poteva più per l'abitudine del marito di portare sempre armi e di dare ospitalità a sconosciuti; la donna aveva aggiunto "va a finire che passeremo dei guai per le cattive abitudini di Marcello e per le sue frequentazioni".

 

 

Aggiungeva anche di aver conosciuto a casa dello SPIAZZI a Verona Sandro RAMPAZZO e Eugenio RIZZATO. "E' uno dei nostri a Padova, che ha fatto parte della R.S.I." gli disse presentandogli il RIZZATO.

 

 

Il teste riconosceva anche fotograficamente sia il RAMPAZZO che il RIZZATO. STIMAMIGLIO dichiarava infine di non aver mai conosciuto il Conte Pietro LOREDAN anche se una volta Giovanni VENTURA gli aveva parlato di costui come di una sua vecchia amicizia.

 

 

Egli era stato amico fin dalla giovinezza dei vari componenti della famiglia VENTURA, descrivendo analiticamente le relazioni con i vari componenti; era rimasto vicino ad essi anche dopo l'arresto di Giovanni per la strage di Piazza Fontana, era stato poi coinvolto nella fuga di Giovanni VENTURA e si era anche recato a trovarlo in Argentina nel 1981 su richiesta della madre.

 

 

A un soggetto così profondamente inserito nel 73 in Ordine Nuovo a Verona e con legami così stretti con la famiglia VENTURA, questo G.I. riteneva opportuno fargli presente che il Conte Pietro LOREDAN avrebbe avvertito due giorni prima una persona che il 17.5.73 ci sarebbe stato l'attentato a Milano.

 

 

STIMAMIGLIO così dichiarava testualmente:

 

 

Ritengo che il Conte Pietro LOREDAN deve avere appreso dell'attentato del 17.5.73 dall'entourage di Giovanni VENTURA. Se non erro nel 73 Giovanni VENTURA era detenuto ed è possibile che ne abbia parlato con le persone che andavano a colloquio con lui o che qualcuno ne avesse parlato con persone che andavano a colloquio con lui.

 

Ricordo che all'epoca andavano a colloquio con Giovanni spesso la madre e la sorella Mariangela. La mia interpretazione dell'episodio è la seguente: qualche amico della famiglia VENTURA che continuava a mantenere i contatti con l'organizzazione deve aver parlato con qualcuno dei familiari di Giovanni in occasione delle frequenti visite che tutti gli amici facevano in casa VENTURA per avere notizie di Giovanni.

 

Qualcuno di tali amici deve avere avvertito la Mariangela o qualcun altro che il programma di attentati ideato negli anni precedenti era ancora in fase di esecuzione e che un altro attentato era in fase di realizzazione.

 

Il Conte Pietro LOREDAN che, per l'amicizia con Giovanni, era abituale frequentatore di casa VENTURA deve avere appreso che stava per avvenire di lì a qualche giorno l'attentato a Milano; deve essersi preoccupato ed ha cercato una persona di sua fiducia che potesse avvertire qualcuno che potesse prevenirlo.

 

E' possibile che Giovanni abbia saputo in carcere la notizia del futuro attentato di Milano dai familiari o da altri, ma è anche possibile che egli non ne sia mai venuto a conoscenza.

 

Ho sempre goduto della fiducia e delle confidenze di Luigi VENTURA (ucciso nel maggio 1989 nella zona di Campagnano Romano in occasione di una rapina) per gli stretti rapporti di amicizia. Luigi, già nel periodo settembre - novembre 69 mi aveva parlato del programma dell'organizzazione di porre in essere una catena di attentati successivi nel tempo da eseguire a più riprese. Mi parlò in particolare di un crescendo di attentati eclatanti che avrebbero dovuto portare ad una svolta politica.

 

Parlando di organizzazione Luigi si riferiva ad una struttura che aveva ramificazioni anche negli apparati statali.

 

In conclusione, tenuto conto dei discorsi ascoltati dal Luigi nel 69, riferentisi ad un programma da attuarsi nel tempo, tenuto conto dei successivi discorsi del Luigi del 73 indicanti che quei programmi erano ancora attuali, essendo a conoscenza dei rapporti di amicizia tra Pietro LOREDAN e la famiglia VENTURA, ho ritenuto di formularle la mia opinione e la mia chiave di lettura dei fatti relativi a Pietro LOREDAN di cui mi ha testè edotto.

 

Come a lei noto Luigi è stato ucciso nel maggio 1989, gettato fuori strada a bordo della sua auto da qualcuno che lo ha rapinato del campionario di gioielli che aveva con sè; tale episodio è avvenuto nella zona di Campagnano Romano.

 

Prendo atto che lei mi dice che nell'ambito degli accertamenti da lei svolti per rintracciare Pietro LOREDAN è emerso che questi in periodo precedente frequentò proprio la zona di Campagnano.

 

 

 

53. CONCLUSIONI SULL'EPISODIO LOREDAN

 

 

 

E' stata acquisita agli atti la requisitoria del P.M. ALESSANDRINI relativa alla strage di Piazza Fontana. A pag. 24 vi è un piccolo paragrafo sul LOREDAN, che in un interrogatorio del 29.4.71 dichiarava di aver preso contatti nel 68 con elementi provenienti dalla guerra partigiana, cui egli aveva partecipato.

 

 

Aveva all'uopo indetto delle riunioni a casa sua, ad una delle quali era intervenuto anche VENTURA, il quale gli avrebbe rappresentato la sua crisi ideologica dopo aver militato in un partito politico della destra.

 

 

Nel paragrafo vengono poi esposti i progetti editoriali fatti insieme da LOREDAN e VENTURA.

 

 

Nel concludere la trattazione dell'episodio LOREDAN, va sottolineato che il DALLA COSTA ha dichiarato di essersi indotto il 23.5.95 a rivelare quel segreto che custodiva dal maggio 73 perché indignato per la spudoratezza del BERTOLI in una sua intervista al Corriere della Sera di due giorni prima. Pertanto veniva acquisita agli atti una copia di quel quotidiano del 21.5.73 in cui era riportata un'intervista di Michele BRAMBILLA al BERTOLI dal titolo "lo giuro, mai visto soldi degli 007, ho agito da anarchico", "quel giudice stia zitto", in cui sono riportate frasi pesanti contro lo scrivente che non aveva mai creduto alla tesi dell'anarchico individualista.

 

 

La morale di ciò è che a volte anche un'intervista un pò provocatoria (questo G.I. non aveva mai parlato col BRAMBILLA nè mai detto ad alcuno le frasi riportate nel pezzo) può fornire un contributo alla ricerca delle verità.

 

 

In realtà, anche se il DALLA COSTA e tutti gli altri lo ignoravano, il LOREDAN era deceduto sei mesi prima.

 

 

E' un vero peccato che il BRAMBILLA, giornalista di straordinario valore, non avesse deciso di intervistare BERTOLI alcuni mesi prima quando il LOREDAN era ancora in vita. In tal caso l'umorale reazione del DALLA COSTA che lo indusse a chiamare questo giudice il 23.5.73, sarebbe avvenuta prima e avrebbe certamente avuto un impatto processuale maggiore per la possibilità di sentire il LOREDAN.

 

 

Le indicazioni del DALLA COSTA hanno comunque consentito di squarciare, sia pure parzialmente un altro velo sulla strage; esse confermano definitivamente che l'azione del BERTOLI non fu il gesto di un anarchico individualista ma il frutto di un piano freddamente studiato. (continua)