I PRIMI DOCUMENTI REDATTI SUBITO DOPO LA STRAGE DAGLI ORGANI DELLO STATO 

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L'attentato di Bertoli alla Questura di Milano del 17 maggio 1973

 

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 PRIMIMOMENTI

 

 

LEGIONE CARABINIERI DI MILANO

Nucleo Investigativo – 1^ Sez.

N.59756/3 di prot. “p”

Milano, li 17 maggio 1973

Oggetto: Milano – Strage in via Fatebenefratelli

ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI MILANO

Fa seguito al foglio pari numero ed oggetto, odierno, di questo ufficio.

 

 

Come da richiesta verbale odierna di codesta Procura, dagli accertamenti prontamente esperiti è emerso che MAGRI Massimo di Cesare, nato a Bergamo il 30.7.1942, ivi residente, via Donizoetti n.15, risulta effettivamente anagrafato presso quel comune.

 

Lo stesso ha un fratello a nome Ivan, nato a Bergamo il 30.1.1949 e due sorelle a nome Susanna….e Teresa, per ideologia “anarcomaoista” sono ritenuti fanatici e pericolosi per la sicurezza dello Stato.

 

Risulta inoltre che mentre il MAGRI Massimo ha riportato due condanne per infrazioni al Codice della Strada, l’Ivan è stato arrestato…per stupefacenti.

 

Il MAGRI Ivan, che risulta avere effettuato viaggi in India, Pakistan, libano, Persia, Jugoslavia, Francia, Marocco ed Austria, è ritenuto capace di commettere qualsiasi atto delittuoso sotto l’effetto di sostanze stupefacenti di cui fa uso.

 

Allo stesso nell’anno 1970,……..avrebbe diretto una sede di movimento extraparlamentare di sinistra, non ben definito, era in contatto con altri anarchici italiani e stranieri….[…]

 

Infine, come da disposizioni impartite da codesta Autorità Giudiziaria, sono state diramate ricerche per il rintraccio di MAGRI Ivan e MAGRI Massimo, che dagli ultimi accertamenti esperiti sembra che quest’ultimo abbia eletto domicilio in Milano via Accademia 26, presso la sede della redazione S.I.P. (Servire il Popolo), via Soperga n.54, tel 2896890 Milano.

 

Riserva ulteriori notizie.

IL CAPITANO COMANDANTE DELLA 1^ SEZIONE

Girolamo Succhetti

 

[COMMENTO di Giorgio Marenghi sui documenti fin qui pubblicati: A poche ore di distanza dal tragico fatto dell’attentato compiuto da Gianfranco BERTOLI, la Polizia di Stato ha attivato i rapporti con l’Interpol arrivando a chiarire la provenienza dell’attentatore (da un kibbuz israeliano) e i Carabinieri hanno messo a fuoco con più particolari la personalità del possessore del passaporto smarrito, tale MAGRI Massimo, la cui identità ha sostituito quella del BERTOLI. Dalle informazioni fin qui riportate dai Carabinieri si capisce perciò che il passaporto deve essere passato di mano più che essere stato rubato, dato che il vero MAGRI Massimo fa parte di gruppi anarchici. Comincia a prendere corpo la copertura “a sinistra” dell’attentato, il BERTOLI viene presentato come supposto “anarchico” (ma non ci si spinge ancora del tutto a qualificarlo come tale – Piazza Fontana insegna), il passaporto falso rivela che il legittimo proprietario è effettivamente un anarchico, anche se in famiglia si ha più dimestichezza con gli stupefacenti che con le teorie politiche. Ma aspettiamo gli sviluppi dell’inchiesta per avere un quadro più chiaro. E’ ancora troppo presto: sono passati – dal punto di vista documentario – appena pochi giorni dallo scoppio di via Fatebenefratelli)

 

 

LEGIONE CARABINIERI DI MILANO

Nucleo Investigativo – 1^ Sez. –

N.59756/6 di prot. “P”

Milano, li 19 maggio 1973

Oggetto: Milano – Strage in via Fatebenefratelli

ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI MILANO

 

 

Fa seguito ai fogli pari numero ed oggetto del 17, 18 e 19 corrente mese, relativi all’oggetto, di questo Nucleo Investigativo.

 

Per notizia si trascrive il seguente dispaccio pervenuto dalla Polizia Israeliana, tramite CC.Ministero Affari esteri:

 

“Noto BERTOLI giunse a Haifa proveniente Marsiglia il 26.2.1971, munito di passaporto italiano n.4338024/P intestato a MASSIMO MAGRI.

Sedicente MAGRI si arruolò come operaio volontario nell’organizzazione giovanile KIBBUTZ NAPAN (socialista) e venne assegnato al Kibbutz di Karmiah, nei pressi di Ashkelon.

Nel kibbutz il BERTOLI veniva chiamato Roberto. Il Bertoli, che era destinato all’allevamento di polli, durante la permanenza nel kibbutz, si comportò in maniera normale.

Andava a trascorrere il fine settimana a Haifa. Non si sa se in tali occasioni contrasse amicizie. Indagini in corso. Ai primi di maggio il BERTOLI ha palesato l’intenzione di lasciare il kibbutz.

E’ partito da Haifa per Marsiglia l’8 maggio u.s. con la motonave israeliana “Dan”.

 

Riserva ulteriori notizie.

 

IL CAPITANO COMANDANTE DELLA SEZIONE

Girolamo Succhetti

 

 

Altri "esami di testimonio" del mese di giugno 1973

 

TRIBUNALE DI MILANO

Processo verbale di esame di testimonio senza giuramento

L'anno 1973 il giorno 4 del mese di giugno alle ore 9,50 avanti il dott. A. Lombardi Giudice Istruttore

 

Brig. P.S. Gemelli Gioacchino, nato a Palermo il 9/1/1943, residente a Monza, via Buccari n°14, in servizio presso la Questura di Milano, Gabinetto Regionale Polizia Scientifica.

Confermo in ogni sua parte la relazione di servizio del 21/5/1973, confermo altresì che vidi l'individuo che gettò la bomba alle ore 9,50. Sono certo di tale orario perchè vidi l'orologio e le Autorità che giunsero intorno alle ore 10, non erano ancora arrivate.

Sul marciapiede antistante l'androne vi erano 15-20 persone, che erano quasi in fila sul marciapiede. Nella parte estrema notai tre individui: l'attentatore, un secondo individuo di statura normale, ed un terzo con una folta chioma bionda che gli cadeva sulle spalle ed il viso alla nazzareno, cioè con la barba ed il viso poligonale (espressione tecnica usata da noi della Polizia scientifica).

A maggiore precisazione indico che i capelli erano castano-chiari-biondi, e aveva i baffi rivolti in basso; era alto circa mt.1,70 ed era di corporatura media. I tre erano leggermente appartati rispetto alle altre persone e stavano piuttosto vicine.

 

A. D.R.: Osservai i tre per una quindicina di secondi; non li vidi parlare fra loro ma ebbi la netta sensazione che stessero insieme. Dopo di che entrai nella Questura ed uscii solo subito dopo la deflagrazione; quando uscii non vidi più i tre individui perchè la mia attenzione fu rivolta ai feriti. 

 

Sono certissimo che uno dei tre era il Bertoli; l'altro individuo, col viso alla nazzarena, sono sicuro di riconoscerlo ove mi venisse mostrato. Noi della Polizia scientifica siamo molto allenati ad osservare gli individui.

Null'altro da aggiungere.

Letto, confermato e sottoscritto

Gemelli Gioacchino

 

Successivamente, il giorno 8/10/1973, alle ore 17,50.

Prendo atto che il Bertoli ha dichiarato di non essere giunto in via Fatebenefratelli prima delle ore 10,40. Sono certo di aver visto il predetto prima delle ore 10 ed esattamente all'orario che ho già indicato; a conferma faccio presente che non avrei potuto vederlo dopo le ore 10 perchè prima che iniziasse la cerimonia (cosa avvenuta alle ore 10) io rientrai nel cortile senza più riuscirne. 

Vidi molto bene l'individuo col viso alla nazzarena e sono convinto che stesse insieme al Bertoli; dico ciò perchè l'uomo era a contatto di gomito con l'attentatore nonostante vi fossero ampi spazi vuoti sul marciapiede e non vi sarebbe stato motivo perchè stessero tanto vicini, tenuto conto che c'erano ancora poche persone.

Mi colpì molto l'abbigliamento dell'individuo; indossava un "eskimo"m cioè giaccone a tre quarti di tela di colore verde, con cappuccio, e pantalone di colore marrone scuro e una camicia aperta sul davanti.

Null'altro da aggiungere.

Letto, confermato e sottoscritto.

Gemelli Gioacchino

 

 

TRIBUNALE DI MILANO

Processo verbale di esame di testimonio senza giuramento

L'anno 1973 il giorno 4 del mese di giugno alle ore 10,15 avanti il dott. A. Lombardi Giudice Istruttore

 

Iannacci Giuseppe, nato a S.Fratello (ME) il 6/7/1921, residente a Buccinasco, via Vigevanese n.° 7/0.

Confermo integralmente quanto dichiarato alla P.S. il 21/5/73. Confermo che alle ore 10,30 circa, entrato nel bar dell'Annunziata, notai un signore di circa 30 anni, alto circa mt.1,70, di corporatura robusta con capelli rossicci lunghi, con baffi rossicci biondi attorcigliati e quasi appiccicati alle guance.

 

Costui chiese al cassiere del bar cosa si stava svolgendo di fronte e gli fu risposto che c'era l'inaugurazione del busto Calabresi. Dopo circa 10-15 minuti notai il suddetto signore a circa un metro di distanza dall'attentatore. 

Non ho elementi per dire che i due stessero insieme. Credo di essere in grado di riconoscere l'individuo ove mi venisse mostrato. All'atto dello scoppio istintivamente guardai verso il gruppo delle persone e notai che il Bertoli, già fermato da poliziotti. Non vidi più tra i presenti il giovane coi baffi ed i capelli biondo-rossicci.

Null'altro da aggiungere.

Letto, confermato e sottoscritto.

Iannacci Giuseppe

 

 

TRIBUNALE DI MILANO

Processo verbale di esame di testimonio senza giuramento

L'anno 1973 il giorno 4 del mese di giugno alle ore 12,15 avanti il dott. A. Lombardi Giudice Istruttore

 

Carabiniere Aloisi Giancarlo, nato a Borgo Velino (RI) il 3/3/1947, in servizio al Reparto Comando della Legione CC. di Milano.

Confermo integralmente la relazione di servizio del 17/5/73 a foglio n°6.

 

A D.R.: Non ricordo se durante il lancio il Bertoli gridò qualcosa. Dopo il lancio l'attentatore si voltò di spalle rispetto a me; non saprei dire se per andarsene o per scansarsi dagli effetti della deflagrazione. Avevo visto il Bertoli alle ore 10,25 circa. Era solo.

Null'altro da aggiungere.

Letto, confermato e sottoscritto.

Aloisi Giancarlo

 

Successivamente, il 5/6/1973:

Ero distante circa un metro e mezzo dall'attentatore; lo stavo osservando da alcuni minuti perchè è un personaggio che si nota. Lo vidi mentre lanciava la bomba; non lo sentii gridare alcunchè nè prima nè durante il lancio. Immediatamente dopo lo immobilizzammo io ed un appuntato della P.S.

Nel frangente fui colpito alla nuca da un oggetto e svenni. Non posso pertanto precisare se il Bertoli gridò qualcosa dopo che lo immobilizzammo.

Null'altro da aggiungere.

Letto, confermato e sottoscritto.

Aloisi Giancarlo

 

 

 

TRIBUNALE DI MILANO

Processo verbale di esame di testimonio senza giuramento

L'anno 1973 il giorno 4 del mese di giugno alle ore 12,35 avanti il dott. A. Lombardi Giudice Istruttore

 

Guardia di P.S. Carlucci Pietro, nato a Latiano (BR) il 24/10/1950, in servizio presso la Squadra Mobile, I^ Sezione, della Questura di Milano.

Confermo integralmente la relazione di servizio del 17/5/73 a foglio n°5. L'attentatore, dopo il lancio, si mise le mani in tasca cercando di assumere un atteggiamento disinvolto. Non tentò di scappare.

 

A. D.R.: Non avevo notato precedentemente tale individuo. Null'altro da aggiungere.

Letto, firmato e sottoscritto

Carlucci Pietro

 

Successivamente:

A D.R.: Io vidi esattamente il Bertoli nel momento in cui tirò la bomba. Ricordo che con una mano tolse la linguetta e con l'altra lanciò la bomba. La linguetta cadde alcuni metri distante.

Sia prima che durante il lancio il Bertoli rimase zitto; preciso, anzi, che non sentii alcun grido da parte sua. Subito dopo il lancio, il Bertoli, mise le mani in tasca rimanendo zitto e assumendo un atteggiamento indifferente. Pochi secondi dopo, io e due colleghi, lo immobilizzammo. 

Solo dopo che lo immobilizzammo il Bertoli gridò: "viva Pinelli, oppure: vogliamo vendicare Pinelli".

Null'altro da aggiungere.

Letto, confermato e sottoscritto

Carlucci Pietro

 

 

TRIBUNALE DI MILANO

Processo verbale di esame di testimonio senza giuramento

L'anno 1973 il giorno 11 del mese di giugno alle ore 9,15 avanti il dott. A. Lombardi Giudice Istruttore

 

Mazzoldi Luigi Carlo - n. a Sirmione (Brescia) il 10/7/1923 residente a Milano via Algarotti 4 - caporedattore de "La Stampa".

 

"Prendo atto che sono stato citato per quanto attiene l'articolo da me pubblicato sulla "Stampa" del giorno 8/6/73. In esso si afferma che il Bertoli potrebbe aver ricevuto la bomba in una chiesa vicino alla Questura e avrebbe predisposto ogni cosa per aver agevolata la fuga.

 

A D.R.: Sono arrivato a queste conclusioni leggendo tutti gli articoli pubblicati sui vari giornali. In particolare mi ha colpito una dichiarazione del Mersi secondo la quale il Bertoli gli avrebbe chiesto l'indicazione di una chiesa ove si sarebbero svolti i funerali di Calabresi.

Faccio presente che è a nostra conoscenza che le chiese nei pressi della Questura sono tre: una protestante chiusa al pubblico, la chiesa di San Marco a destra della Questura e quella dell'Angelicum posta a sinistra della Questura. 

Porto inoltre a conoscenza che il 7/6/73 ho ricevuto una telefonata anonima al giornale nel corso della quale mi si disse che il Bertoli era stato visto davanti a una Banca verso le 9,30 nei pressi della stazione centrale. All'invito rivolto all'anonimo di presentarsi alla Magistratura, questi rispose di avere già avvertito le Autorità. Io mi affrettai a telefonare a lei immediatamente.

Letto, confermato e sottoscritto.

Mazzoldi Luigi

 

 

Il punto della Polizia il 4 luglio 1973

 

QUESTURA DI MILANO

Divisione I^ N.° di Prot. 0649/U.P.  -  Milano, 4 luglio 1973

Oggetto: MILANO - 17.5.1973 - Attentato davanti alla Questura. Arresto di Bertoli Gianfranco.

All'UFFICIO ISTRUZIONE - ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA

 

 

 

Di seguito a precedenti rapporti di egual numero relativi all'oggetto ed in riferimento alla richiesta n°2322/73 in data 8.6.1973, si comunica, a complemento delle notizie già fornite, che la Questura di Venezia con nota n°01372/U.P. del 28.6.u.sc. ha fatto conoscere quanto segue:

 

""" Bertoli Gianfranco non aveva, in questa giurisdizione, vincoli di amicizia con persone e pregiudicati che siano in grado di fornire elementi utili ai fini delle indagini.

Non consta, inoltre, che avesse contatti o frequentasse Mariga Gianpietro, nato a Venezia il 5.9.1942, residente a Spinea via Buonarroti nr.4/2, attivista missino.

Il Mariga, già denunciato per detenzione e possesso di armi e per partecipazione a manifestazioni sediziose, è occupato attualmente in qualità di autista e non prende più parte alle attività politiche del suo partito, dal quale, peraltro, è stato espulso.

Per quanto riguarda i componenti del gruppo anarchico "Nestor Mchno", si richiama in proposito il telegramma p.n. di questo Ufficio in data 26 corr. e si precisa che il Bertoli, oltre a frequentare attivamente il suddetto circolo, per un certo periodo di tempo alloggiò nella sede, sita in Castello n.103, non avendo una stabile dimora.

Don Giuseppe Visentin, parroco della Chiesa di S.Marco Evangelista al Villaggio S.Marco di Mestre, interpellato, ha dichiarato di aver conosciuto Bertoli Gianfranco sin dall'anno 1962 e di averlo assistito sia spiritualmente che materialmente adoperandosi per reinserirlo nella vita sociale.

Ha precisato, inoltre, di aver avuto con il Bertoli diversi colloqui durante i quali questi ebbe ad esternare apertamente le sue idee anarchiche, manifestando odio e rancore verso la società alla quale imputava le sue traversie giudiziarie.

Ha aggiunto che nel settembre 1970, non trovando più una sistemazione per il suo protetto, lo aveva accompagnato personalmente al centro "Oasi" di Padova.

Il Prof. Vincenza Frezzato, residente in Mestre in viale Garibaldi nr.54, direttore didattico, attualmente addetto al locale Provveditorato agli Studi, interpellato, ha riferito di aver conosciuto il Bertoli presso le locali Carceri Giudiziarie nell'anno 1969, epoca in cui insegnava, in quello stabilimento carcerario, educazione civica.

Favorevolmente impressionato dalla sua intelligenza e stupito per l'animosità che dimostrava contro la società e le leggi che regolano la convivenza sociale, si era proposto di assistere e guidare il Bertoli per redimerlo e reinserirlo nella vita normale.

All'atto della dimissione del Bertoli dalle Carceri, d'intesa con don Giuseppe Visentin, gli aveva procurato un alloggio ed un lavoro.

Il Prof. Vincenzo Frezzato ha riferito, inoltre, che, nonostante la sua opera, il Bertoli non dimostrava di potersi adattare ad una vita di lavoro, per cui, dopo aver cambiato 3 o 4 occupazioni, improvvisamente, si allontanava da Venezia senza dargli più sue notizie.

Da accertamenti svolti è risultato che il Bertoli nell'anno 1969, dopo la sua dimissione dal carcere, ha alloggiato per due giorni presso la "Casa del Giovane Lavoratore - Opera Parrocchiale Don Orione" di Marghera, allontanandosi perchè incapace di sottostare alle norme della disciplina interna della "Casa".

Successivamente, su raccomandazione di Don Giuseppe Visentin e del Prof. Vincenzo Frezzato, ha alloggiato presso l'affittacamere Bottesella Attilio, in via Zambeccari nr.4 di Marghera.

Risulta, inoltre, che il Bertoli ha lavorato, nell'anno 1969, per tre o quattro giorni presso la s.p.a. "Coca Cola"; per 15 o 20 giorni presso la Sice-Edison di Porto Marghera e, per 11 giorni presso la ditta "Pagliarini" (Carburanti e riparazioni pneumatici), sita in via Fratelli Bandiera 44 di Marghera.

Nei posti di lavoro si licenziava volontariamente, perchè, a suo dire, non riusciva ad adattarsi agli incarichi che gli venivano affidati""".

 

D'altro canto la Questura di Padova, per la parte di competenza, ha comunicato quanto segue.

 

Sia dai dirigenti dell'O.A.S.I., sia da Fincato Giuseppe...titolare della ditta di decorazioni edili in cui il Bertoli lavorò unitamente al Faccin, è stato riferito che il Mariga è del tutto sconosciuto nei rispettivi ambienti.

Circa le notizie pubblicate dal periodico "L'ESPRESSO" del 3 corr., si comunica che il Bertoli ed il citato Mariga non risulta si siano fatti vedere insieme in questo capoluogo, nè che il primo abbia partecipato "all'assalto alla sede del Comune di Padova" o "all'incursione al palazzo centrale dell'Università", episodi per i quali il Mariga (attivista missino) unitamente ad altri, venne denunciato a piede libero da questo Ufficio alla locale Procura della Repubblica.

In ordine alle notizie richieste sul conto del Tommasoni e sull'amicizia di questi col Bertoli, si conferma quanto comunicato con teleradio di questo Ufficio nr.03204/U.P. del 6 corr.

In merito, infine, alla richiesta di estradizione del Bertoli, colpito da mandato di cattura nr. 1495/70 RG e nr. 26/70 ROC emesso il 7.10.1970 dalla locale Procura della Repubblica per tentato omicidio, tentata rapina e porto abusivo di armi, si comunica che essa venne effettuata (dopo che questo Ufficio lo ebbe segnalato ai competenti organi come espatriato clandestinamente in Svizzera con passaporto contraffatto nel nome e nella data di nascita) dalla locale Procura della Repubblica che in data 20 marzo 1971 richiese al Ministero dell'Interno - Ufficio Interpol - di procedere all'arresto provvisorio del Bertoli avendo trasmesso in pari data la documentazione per la pratica di estradizione alla Procura Generale della Repubblica di Venezia.

Il 1° luglio successivo la Procura della Repubblica di questo capoluogo comunicò al Ministero dell'Interno - Ufficio Interpol - che l'ordine di arresto provvisorio suddetto doveva considerarsi sospeso a tutti gli effetti, essendo stato l'imputato assolto per "insufficienza di prove" dalla Corte di Assise di Padova".

 

[...]

IL COMMISSARIO CAPO DI P.S.

(Dott. Vincenzo PUTOMATTI)

 

 

 

Una informativa inquietante se vera...

 

QUESTURA DI MILANO

Divisione I^ N.° di Prot. 0649/U.P.  -  Milano, 6 luglio 1973

Oggetto: MILANO - 17.5.1973 - Attentato davanti alla Questura. Arresto di Bertoli Gianfranco.

All'UFFICIO ISTRUZIONE - ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA

 

 

La sera del 3 corrente, verso le ore 21,00, si è presentato presso la Questura di Ravenna SCODELLARO Giovanni Franco, nato il 4.7.1934 a Spilimbergo (UD), ivi residente frazione Gaio, celibe, trattorista, fornendo in un primo tempo le false generalità di MOLINARI Mario, nato a San Giovanni di Casarsa (Pordenone) il 7.5.1941.

Costui ha dichiarato di avere importanti rivelazioni da fare in ordine all'attentato in oggetto.

Sentito a verbale ad opera di Ufficiali di P.G. di quella Questura, egli ha affermato di avere conosciuto il Bertoli alcuni anni fa a Mestre nella sala da ballo "Il Cristallo", ove suonava in un complesso, come batterista.

Lo aveva rivisto, dopo due anni, a Marsiglia, ospitandolo per due notti nel suo appartamento sito in quella via Denis (Vecchio Porto).

Lo Scodellaro ha aggiunto che nel maggio u.s. aveva rivisto alla Stazione di Marsiglia il Bertoli, e con lo stesso aveva viaggiato, in treno sino a Milano. Giunti in questa stazione ferroviaria, aveva aiutato il Bertoli, portandogli i bagagli fino alla uscita della stessa.

L'indomani mattina aveva rivisto nel ristoro Militare il Bertoli che, nell'occasione, si era incontrato con un facchino dell'albergo Cristallo, il quale gli aveva consegnato un pacchetto.

Lo Scodellaro ha sostenuto che era a conoscenza che il pacco conteneva una bomba, in quanto il Bertoli, durante il viaggio da Marsiglia a Milano, gliene aveva parlato.

Il predetto ha precisato che era in grado di riconoscere la persona che aveva consegnato al Bertoli il pacco e che aveva saputo dell'attentato commesso davanti a questa Questura circa un mese e mezzo dopo, in Francia, dalla stampa.

Il giorno successivo lo Scodellaro ha ammesso di aver fornito false generalità, senza dare una plausibile spiegazione.

Ha dichiarato di aver nascosto il suo portafogli, con i documenti personali, dietro lo specchio del bagno di un bar, ubicato nei pressi della Stazione Ferroviaria di Ravenna, ove in effetti è stato rinvenuto.

Lo Scodellaro, lo stesso giorno 4 corrente, è stato presentato al G.I. Dott. LOMBARDI, che lo ha sommariamente sentito.

Si allegano due verbali delle dichiarazioni rese dallo Scodellaro. [Il contenuto è identico al documento della Polizia; g.m.]

 

IL COMMISSARIO CAPO DI P.S.

(Dr. Vincenzo PUTOMATTI)