INTERROGATORIO DELL'IMPUTATO

TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI MILANO

 

La bomba era diretta contro Rumor!

 

 

L’anno 1974 il giorno 19 del mese di febbraio alle ore 11, 35 nel Carcere di S.Vittore avanti a noi Dott. A.Lombardi e con l’intervento del P.M. Dr. Riccardelli è comparso BERTOLI GIANFRANCO…..che risponde: 

 

 

A d.r.: “Confermo che seppi per la prima volta della manifestazione del 17/5/1973 la mattina stessa dell’attentato, leggendo sul Corriere della Sera, acquistato la stessa mattina dellì’attentato, che vi sarebbe stata”.

 

“Se ben ricordo lessi della manifestazione solo sul Corriere della Sera e non su altro giornale. Avevo invano cercato di sapere della manifestazione comprando il giorno 16 il Corriere d’Informazione e un altro giornale. Lessi, quindi, solo la mattina dell’attentato che alla manifestazione avrebbe partecipato RUMOR e naturalmente sperai che l’attentato colpisse principalmente lo stesso in quanto era certamente il personaggio più rappresentativo”.

 

“Confermo che io tentai due volte di entrare con un pretesto nel cortile, ove vidi il pubblico disposto in quadrato intorno al busto. Una volta entrato avevo intenzione di togliere la sicura alla bomba quando mi fossi trovato a una decina di metri dall’ultima fila del pubblico. Io avrei gettato la bomba a parabola, mirando al centro del quadrato che circondava il busto, colpendo così le autorità più importanti”.

 

 

 

A D.R.: “Una volta uscito dal Bar, ove ero andato a prendere un cognac, rimasi molto sorpreso dal fatto che la cerimonia era stata brevissima e il pubblico stava già uscendo. Mi affrettai, allora, a mettere in esecuzione quanto avevo in mente perché ero convinto che proprio in quel momento stavano uscendo le autorità, anche perché tutti gli sguardi degli agenti erano rivolti al portone, da cui uscivano gli ufficiali, come se si aspettassero l’uscita delle persone più importanti”.

 

“Ero convinto che in quel momento stavano uscendo anche Rumor, Zanda Loi, cioè il Capo della Polizia, il Procuratore Capo, ecc.”.

 

 

 

A D.R.: “Non vidi l’auto di Rumor nel momento in cui stava per partire. Se l’avessi vista, certamente avrei aperto o cercato di aprire la portiera buttando la bomba nell’interno”.

 

 

 

A D.R.: “Non avevo letto né sul Corriere della Sera, né su altri giornali dei giorni precedenti che vi sarebbe stata la manifestazione”.

 

 

 

A D.R.: “Non vidi esattamente il punto ove cadde la bomba; io mirai al centro del portone. Poiché la bomba è scoppiata molto a sinistra del portone, certamente essa fu scalciata da qualcuno. Non c’è altra spiegazione plausibile. Io non vidi, per la verità, se la bomba fu scalciata. Non so, quindi, se fu scalciata da un agente, anche se lo ritengo probabile dato il punto in cui gettai l’ordigno”.

 

 

 

A D.R.: “Arrivai a Marsiglia da Israele nella mattinata del 13 maggio. Aiutai una donna anziana a portare i bagagli per non insospettire i doganieri sulla mia persona. Mi recai all’Hotel Du Rhone e pagai 21 franchi per due giorni di soggiorno”.

 

“Preciso che la proprietaria dell’albergo richiedeva il pagamento anticipato, come sua abitudine. La mattina del 15/5 pagai ancora anticipatamente la camera per la notte tra il 15 e il 16”.

 

 

 

A D.R.: “Partii la mattina del giorno 16/5 verso le sei all’incirca. Preciso, tuttavia, che acquistai il biglietto il giorno precedente”.

 

 

 

A D.R.: “Acquistai il biglietto o tra le ore 17 e le 18 oppure la sera. Non ricordo bene quando acquistai il biglietto. Ricordo soltanto che lo acquistai alla Gare Saint Charles, sportello biglietti internazionali”.

 

 

 

 

L’Ufficio domanda al BERTOLI come mai egli, abitualmente così preciso, non ricordi approssimativamente l’ora in cui acquistò il biglietto.

 

 

Il BERTOLI risponde: “Per mia abitudine, quando acquisto un biglietto, mi interesso solo al prezzo dello stesso ed all’orario di partenza. In ogni caso ricordo che non lo acquistai di mattina. Faccio presente che ho conservato il biglietto in modo che se fossi perito nell’attentato, si sarebbe potuto ricostruire il mio itinerario. Sarebbe stata una specie di cortesia postuma nei confronti degli inquirenti”.

 

 

 

L’Ufficio domanda al BERTOLI perché non si è procurato l’ordigno in Italia, il che sarebbe stato molto più semplice e gli avrebbe evitato di correre rischi alla frontiera. Oltretutto non avrebbe avuto difficoltà a procurarsi armi od altro, visto che, leggendo i fascicoli relativi ai suoi precedenti penali, egli fu trovato spesso in possesso di armi tanto che qualche volta ne offrì anche ad altri.

 

 

 

Il BERTOLI risponde: “Effettivamente vi fu un periodo nel quale avevo molte possibilità di procacciarmi facilmente qualsiasi tipo di armi e ne ho esercitato il commercio al minuto. Questo risale a circa venti anni fa. Poi ho avuto qualche volta qualche pistola. Se adesso avessi desiderato procurarmene, non sarebbe stato così facile e, in ogni caso, avrei dovuto avvicinare persone con le quali sono legato da amicizia e che avrei finito per poter compromettere qualora, dopo il mio attentato, fossi, come sono, sopravvissuto e, come non è stato ma io lo supponevo, fossi stato sottoposto a interrogatori con sevizie”.

 

 

 

A D.R.: “Prima di partire per Israele non avevo l’abitudine di frequentare Spinea e le zone limitrofe. Mi sarò recato qualche volta in qualche locale della zona a bere qualcosa, ma ciò è accaduto una quindicina di anni fa; posso essermici recato anche per vedere se c’era qualche lavoro da fare nei tempi in cui mi dedicavo all’attività di “espropriazione individuale”.

 

 

 

A D.R.: “Ho conosciuto un tale CAVALLARO quando lavoravo presso la Casa Penale di Padova nel magazzino di tale comm. Cesare RIZZATO; ciò avvenne quando ero detenuto a Padova. Questo Cavallaro è una persona che non ha nulla a che vedere con l’individuo attualmente detenuto per associazione sovversiva, di cui ho letto sui giornali. Il mio conoscente, infatti, era alto più di m.1,90 ed era molto robusto ed aveva fatto il macellaio”.

 

 

 

A D.R.: “Non ho mai conosciuto tali Sandro RAMPAZZO, Camillo VIRGINIO, Guido NEGRIOLLI, MENOCCHIO Giuseppe, tale ZOIA; preciso che tali nomi non mi dicono alcunché, anche se in questo momento non posso escludere che tra le tante persone da me conosciute vi sia potuto essere uno di questi. Dovrei vedere le fotografie”.

 

“Se era gente che si dedicava alla “espropriazione individuale” posso averla conosciuta sotto altri nomi. Io, del resto, quando dovevo commettere un atto di espropriazione insieme con altri molte volte mi sono servito di altri nomi. Ribadisco che nella ideazione e nell’esecuzione dell’attentato ho fatto sempre tutto da solo”.

 

 

 

 

L’Ufficio fa presente all’imputato quanto ha dichiarato la teste SELJA Anneli in Vanzelli, edicolante di fronte all’abitazione della FARVO, l’11 febbraio 1974. Si dà atto che l’Ufficio dà lettura al BERTOLI del verbale in oggetto.

 

 

Il BERTOLI risponde:

“Tale episodio è falso. La donna deve avermi scambiato con un altro”.

 

 

 

L’Ufficio ritiene opportuno, a questo punto, procedere a ricognizione personale del BERTOLI da parte della Selja. L’Ufficio dà comunque atto che le foto del Bertoli sono apparse in più riprese su tutti i giornali ed anche molto recentemente, ma comunque ritiene ugualmente utile procedere alla ricognizione.

 

 

Il BERTOLI, né l’avvocato Messina non sollevano alcuna obiezione.

 

Letto, confermato e sottoscritto

 

GIANFRANCO BERTOLI