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PROCURA DELLA REPUBBLICA DI BRESCIA

 

Il servizio segreto della Rsi e la rete clandestina meridionale

 

Relazione di consulenza 12

procedimento penale n. 91/97 mod. 21

Incarico del 15 settembre 1998

(Caserma Campari Polizia di Stato)

 

il consulente tecnico dott. Aldo Sabino Giannuli 

 

E' storicamente accertato che, quando l'esito della guerra fu chiaro, nell'autunno del 1944, i gerarchi di Salò ipotizzarono alcune misure per garantire la sopravvivenza del fascismo repubblicano (e, possibilmente, riprendere il potere alla prima occasione).

 

 

Ovviamente, questo tentativo non poteva essere condotto che nella più rigida clandestinità e, dunque, occorreva precostituire una rete occulta la cui costruzione, con ogni evidenza, doveva essere affidata ai servizi segreti della Repubblica che avevano già avviato un lavoro del genere a partire dall'autunno del 1943 nelle zone già occupate dagli Alleati.

 

 

E, dunque, le premesse sia logiche che operative del clandestinismo fascista del dopoguerra, sono già poste in questa prima esperienza di "guerra non ortodossa" - o, se si preferisce, di "guerra oltre le linee"- nel centro sud.

 

 

Pertanto possiamo distinguere due diverse reti clandestine, che corrispondono ai due successivi momenti di formazione di esse:

 

a) quella del nord, emanazione diretta dei servizi di Salò

 

b) quella del centro e del sud, già liberati dagli Alleati fra il luglio del 1943 l'agosto del 1944 , dove forme di resistenza fascista si manifestarono in più occasioni (in Sicilia, Calabria, a Napoli, Bari, Roma, Firenze) mescolando piccoli gruppi spontanei, pezzi di apparato della Milizia o delle organizzazioni del Pnf che non si erano sciolte, e gruppi di sabotatori e informatori inviati dal Nord.

 

 

Le due componenti, dopo la caduta della Rsi le due componenti si riunificheranno nella comune condizione clandestina in ogni parte del paese, confluendo nelle medesime organizzazioni (Sam, Pfd, Pni, ecc.).

 

 

Per comodità espositiva, terremo separate le due cose, partendo dalle vicende dell'area meridionale.

 

 

La "guerra oltre le linee" da parte di gruppi clandestini fascisti, ha ricevuto una limitatissima attenzione dalla storiografia di ispirazione antifascista, mentre qualche contributo, il più delle volte con intenti apologetici, è venuto dalla storiografia e dalla memorialistica di parte opposta (cfr. FATICA,PISANO',COSTA).

 

 

Come abbiamo avuto modo di dire in premessa, si trattò di un fenomeno molto meno partecipato della Resistenza antifascista ed anche di rilievo militare assai inferiore, ma, comunque, non fu fenomeno irrilevante e, ai fini del nostro lavoro, utile sia a comprendere il metodo di lavoro che i servizi della Rsi adotteranno dopo la sconfitta, sia a ricostruire - attraverso i nomi dei personaggi individuati - le reti del clandestinismo post-bellico.

 

 

Un primo interessante documento - rinvenuto nel fondo Sis della “Campari" (Caserma della Polizia di Stato) - che ci fa comprendere l'intreccio fra reti meridionali, servizi Rsi e successiva rete clandestina, è la "relazione” sul movimento clandestino fascista (All. 202) dalla quale traiamo i passi più significativi:

 

 

" Nel mese di ottobre de11943 per ordine di Mussolini, Alessandro PavoIini formò dei gruppi di elementi fascisti di provata fede per creare un movimento di rinascita del fascismo nell'Italia meridionale. A dirigere tale ufficio fu chiamato l'avv. Puccio Pucci ex ufficiale dei moschettieri di Mussolini... Capo di stato maggiore generale delle Brigate Nere.

 

Il Pucci aveva la segreteria presso la direzione del Pfr sita in via Mozart 12......Il Pucci riceveva in udienza solamente il Vice Comandante Aniceto Del Massa, i capi gruppo quando si effettuava la partenza per il Sud. Pochi contatti ebbi con il Pucci, senonché, un venti giorni prima dell'insurrezione ebbi modo di accompagnare il medesimo con il capitano Del Massa nei pressi di Piazza Castello a Milano. Prima di scendere dalla macchina Pucci ...mi disse che dietro il cuscino della macchina vi era un fucile mitragliatore e se la persona che loro dovevano trovarvi avrebbe (sic) fatto degli scherzi fuori luogo di intervenire prontamente.

 

Di fatti i due si incontrarono con un tizio un po' calvo e con folti baffi all'americana...e..dopo pochi giorni il Del Massa venne accompagnato da me ancora in Piazza Castello e si trattenne sempre con la medesima persona...

 

La terza volta accompagnai il Del Massa in via Baguttino, mi fece fermare e compresi che non voleva che io vedessi il luogo in cui si recava… lo pedinai e potei osservare che entrava ...al n. 14 di via Bagutta, ufficio del tizio sopra accennato. So che dopo questi incontri si convenne tra Pavolini, il Pucci ed il Del Massa che il dott. Pucci abbandonasse la segreteria del partito mettendosi in un posto sicuro con ingenti somme italiane ed estere, questo fatto è da attribuirsi che (sic) avevano avuto modo di comprendere la loro fine, cioè la caduta del fascismo.

 

Il Pucci partiva per Venezia...Il Del Massa, scrittore critico d'arte, autore del volume ebraismo e giudaismo, aveva un appartamento in viale Vittorio Veneto 2...

... In principio tenne una... segretaria a nome Luciana Papi... Avvenne che un giorno, e precisamente nel mese di febbraio, la Luciana Papi venne investita da un tram a Porta Venezia. Presso la segreteria del Pfr corse voce che furono due partigiani a buttarla sotto il tram, ma quando si potrà arrestare il Del Massa avremo le prove atte per imputarlo di tale omicidio.

 

In sostituzione della Luciana Papi il del Massa si prese un segretario a nome Barsi... , il quale teneva tutto lo schedario e le relative cartelle dei 350 affiliati all'organizzazione. Il Del Massa impartiva gli ordini ai capi sabotatori, tra cui il capitano Materassi, tenente Danè, capitano Pilotto, tenente Tacin Omero, tenente Gosessi, tenente Destrini, e il fidanzato della figlia Bartezzati Ugo. A sua (sic) volta i capi gruppo impartivano gli ordini agli agenti delle loro squadre.

 

Lo stipendio si aggirava dalle lire 10.000 alle lire 15.000...Il Del Massa era sempre fornito di assegni della Banca Nazionale del lavoro per le somme di L. 500.000 e di biglietti da mille con le serie Z 36 e F 31.

 

... Nel modo più categorico tutta l'attività di questa organizzazione era diretta, studiata, coordinata dal medesimo Del Massa il quale aveva provveduto nello studio ad un cifrario che veniva consegnato ai partenti e stampato da una tipografia sita in Milano in via Carlo Poma. Le sue squadre partivano in direzione di Napoli, Roma, Orte, Firenze, Palermo, Messina, Reggio Calabria, Catania, Bari, Pisa e Lucca… ... il Del Massa il 25 aprile, alle ore 17, ...faceva un forte rifornimento di soldi. Venni a sapere che il del Massa fu arrestato da un prete, da quattro partigiani ed accompagnato negli uffici di quel famoso tizio di Piazza Castello in via Bagutta 14; al giorno appresso 27 o 28 aprile il Del Massa in quel sito si trovava con un foulard rosso al collo. Ma al sopraggiungere degli Alleati il Del Massa venne consegnato a quelle autorità le quali lo tennero a loro disposizione a San Vittore, poi inviato al campo di concentramento dove, di là fuggì.

 

... Il Del Massa con accordi presi col Puccio Pucci doveva far sopprimere il comandante Moscatelli e di fatti incorporarono nella loro organizzazione la signora Casù Annunciata donna di facili costumi la quale dietro compenso di L. 100.000 avute, si riprometteva di farlo prendere o vivo o morto..."

 

 

 

L'appunto è con ogni evidenza opera di un infiltrato della Resistenza (ragionevolmente un partigiano, forse garibaldino, passato poi alla polizia ausiliaria) nell’organizzazione di Pucci e Del Massa, nella quale svolgeva funzioni di autista; esso è per più versi interessante, perché:

 

a) conferma che il governo della Rsi varò un piano di azioni dietro le linee sin dall'autunno del 1943 e ne affidò l'esecuzione ai suoi servizi segreti;

 

b) ci indica una serie di nomi di ufficiali coinvolti in quelle operazioni (alle parti citate del documento, segue un lungo e particolareggiato elenco) e, dobbiamo precisare, sui nomi dei componenti dei servizi della Rsi sappiamo ben poco;

 

c) ci rivela un consistente movimento di denaro che contribuisce a darci una idea delle disponibilità dei servizi della Rsi, confermando indirettamente, la probabilità che una parte consistente di esso possa essere finito a finanziare iniziative posteriori alla sconfitta: infatti, il documento dice chiaramente che il Del Massa, il 25 aprile, prima di consegnarsi "faceva un abbondante rifornimento di soldi" (e, aggiunge in una parte non citata, metteva in salvo altri ingenti valori);

 

d) ci fa sapere di una interessante trattativa, svoltasi nelle ultimissime settimane prima del crollo, fra alcuni esponenti dei servizi e un signore non identificato ma che, a tutta evidenza, era o il responsabile di una qualche formazione partigiana o, più probabilmente, l'emissario di qualche servizio alleato a Milano.

 

 

 

E' evidente che lo scopo di tutta la manovra è stato quello di sottrarre Del Massa al pericolo di un giudizio sommario, per poi internarlo in un campo di concentramento dal quale, in seguito, sarebbe fuggito.

 

 

E’ interessante notare che tutto l'ambiente di cui l'informatore riferisce (Pucci, Del Massa, persino la prima segretaria ed il suo successore) è di origine fiorentina, e proprio a Firenze (si veda I'All.25 della settima relazione a codesta Autorità giudiziaria) si trovava uno dei primi capisaldi del servizio parallelo americano in Italia.

 

 

Peraltro, notiamo incidentalmente, Puccio Pucci era il fratello minore del noto stilista Emilio Pucci - futuro parlamentare liberale - che, nello stesso tempo in cui Puccio era a capo del servizio per le azioni oltre le linee, fu protagonista di una intricatissima missione In Svizzera presso Edda Ciano, compiuta non si comprende bene, se per conto dei Servizi tedeschi, di quelli Alleati o di quelli della Rsi, o, magari, a cavallo fra alcuni di essi, di cui è narrata la storia in un recente e documentatissimo libro di Enrico Mannucci.

 

 

Queste considerazioni già ci introducono all'esame della seconda rete, quella post-bellica, ma, prima di abbandonare il tema del clandestinismo meridionale, ci sembra opportuno segnalare l'appunto del 26 dicembre 1944 (All. 161):

 

 

“Il fascista Dr. On. Erminio Insabato, fondatore del partito dei contadini nel 1920 e dell' "alleanza contadina, artigiana e marinara" nel 1944, esponente a Roma del partito autonomista dei contadini, ex funzionario del Ministero della Cultura Popolare nel 1943, autore del libro "L'Islam vivente nel nuovo ordine mondiale" a carattere antibritannico, ex informatore di fiducia del Comando Generale del Mvsn (Upi), si è espresso e si esprime confidenzialmente in termini filo-nazi-fascisti.

 

E' legato da vincoli di colleganza politica con i vari esponenti della corrente fascista romana, fra i quali il Dr. Di Marzio, segretario provinciale di una federazione provinciale ex fascista con sede (e tuttora in funzione) in Via del Mare n.47, il dr. Lito Paoli (capo dell'ufficio commerciale) e tal Panichi, capo dell'ufficio tesseramento della detta federazione. Sui precedenti fascisti dello Insabato e degli altri segnalati può fornire qualche notizia a titolo di conferma l'ex confinato politico dr. Pietro Astuni Messineo, domiciliato in Roma in Via G.Avezzano 51, esponente della Massoneria di rito Scozzese nel salernitano, in buoni rapporti con l'alta Ufficialità Britannica della Capitale.”

 

 

 

Infatti, proprio a Roma avrà sede uno dei gruppi più rilevanti del clandestinismo fascista, nel quale confluivano i reduci delle "Formazioni Nere", meglio noti come "Banda Pollastrini", dal nome del loro comandante, e questo nome ritroveremo spesso nelle vicende del Pfd-Sam ecc. Ricordiamo, per inciso, che delle "formazioni nere” faceva parte anche Augusto De Marsanich, che del Msi sarà prima segretario nazionale e poi presidente sino alla morte.

 

 

Non sfugga, in questo documento, l'accenno all'ennesimo esponente della Massoneria di rito scozzese “in buoni rapporti con l’Ufficialità britannica in Italia".