KARL HASS e lo squallore di Uffreduzzi

Una relazione che sembra un film sul dopoguerra italiano

 

 

Z. 1549   li 20 maggio 1953

 

 

RAPPORTI HASS-DIREZIONE GENERALE AFFARI POLITICI DEL MINISTERO DELL’INTERNO

 

 

Nei giorni scorsi il Questore CAPUTO a nome del Comm. BARLETTA ha chiesto al noto Carlo HASS, alias RODOLFO GIUSTINI, un rapporto su Massimo UFFREDUZZI, sull’attività svolta in passato (ha operato alle dipendenze di HASS dal 1943 al 1945) ma particolarmente sui suoi attuali contatti con CS e col tenente colonnello PICCARDO e del suo impiego in azioni oltre cortina.

 

 

HASS ha avuto bisogno della collaborazione di un fiduciario che ha compilato il rapporto sulla base di mie indicazioni.

 

 

La figura di UFFREDUZZI è stata illustrata sotto una luce reale, di cui HASS ha cognizione diretta; sull’attività in corso, che UFFREDUZZI svolge per conto del CS, è stato detto quanto era necessario, cioè nei limiti delle confidenze che UFFREDUZZI ha fatto ad HASS nel corso di vecchi e recenti incontri.

 

 

La relazione fornita ad HASS sui paesi orientali è un lavoro giornalistico di UFFREDUZZI – di cui ho copia fotografica – i due volumetti sull’Albania sono i noti opuscoli compilati dal capitano RENZI e pubblicati dalla “MERCURY-PRESS”, di proprietà dell’UFFREDUZZI.

 

 

Trasmetto due esemplari della relazione che HASS ha consegnato al Questore CAPUTO.

 

Senza commenti.

 

 

RELAZIONE DI KARL HASS

 

 

Come da sua richiesta espongo quanto è noto dei precedenti e della attività del mio ex collaboratore UFFREDUZZI Massimo.

 

 

L’UFFREDUZZI è di famiglia benestante, figlio unico, e risiede in via S.Martino della Battaglia 28. E’ legato da vincoli di parentela con alcuni ambienti della aristocrazia ed anche con il legale dell’ambasciata inglese presso il Vaticano, sir John SERRAO, elemento segnalato, durante la guerra, dalla Direzione di Berlino del S.D. come elemento dirigente dell’Intelligence Service (l’UFFREDUZZI, nel periodo della sua collaborazione col mio Comando, adottò in varie circostanze il nome di copertura di “SERRAO”).

 

 

L’UFFREDUZZI, proveniente dalle organizzazioni universitarie fasciste (G.U.G.), venne a contatto col S.D. nei primi giorni dell’agosto 1943. Egli entrò a contatto con il Barone PITNER, elemento dipendente dall’Ufficio di Monaco di Baviera del S.D.

 

 

Il Barone PITNER, dopo la caduta del fascismo, fu incaricato dalla Direzione del Servizio, tra l’altro, di arruolare a Roma sabotatori militari e politici che, clandestinamente, con la collaborazione di una nostra base di appoggio dislocata in Alto Adige, venivano inviati clandestinamente nel Reich dove erano rapidamente addestrati e rispediti in Italia, loro zona di impiego.

 

 

L’UFFREDUZZI, venuto a contatto casuale con uno di questi giovani, fu da questi messo a contatto col Barone PITNER ed arruolò sabotatori per suo conto.

 

 

Quasi contemporaneamente (mi è difficile stabilire la reale successione cronologica trattandosi di fatti che ho appreso in un secondo tempo dalla scheda personale dell’UFFREDUZZI trasmessami dal Servizio), UFFREDUZZI venne a contatto con VON HEBNER, altro elemento del S.D. per il quale svolse incarichi di varia natura come quello di mantenere i contatti con un collaboratore del S.D. operante in seno al S.I.M. (Ufficio di Piazza dell’Esedra), rispondente al nome approssimativo di GOTTARDI.

 

 

Nello stesso periodo, l’UFFREDUZZI riuscì ad attrarre alla stessa attività un piccolo gruppo di giovani che poi furono nostri regolari collaboratori.

 

 

Dopo l’armistizio l’UFFREDUZZI prese a collaborare con la Direzione del partito fascista repubblicano costituendo un gruppo di “Giovani Repubblicani” e con l’Ufficio Politico della Federazione di Roma diretto da un certo PESCI.

 

 

In quel periodo (settembre-ottobre 1943), come capo del Reparto VI° S.D. organizzai il mio ufficio presso l’ex ambasciata del Reich, in Via Conte Rosso (Baracca II°) e mantenevo collegamenti politici con l’Ufficio Politico della Federazione fascista di Roma.

 

 

Così venni a contatto con l’UFFREDUZZI, tramite il mio aiutante Sonderfuhrer NORBERT MAYER. Considerando i rapporti avuti precedentemente dall’UFFREDUZZI col nostro servizio (PITNER – VON HERNER) e considerando anche l’opinione favorevole del Barone PITNER passato alle mie dipendenze, feci regolarmente assumere in servizio l’UFFREDUZZI come collaboratore.

 

 

Nel dicembre 1943 anche il dott. ANTONIO AGOSTINI fu assorbito dal mio reparto e gli venne affidata la direzione del V Gruppo del VI Reparto S.D. di Roma. L’UFFREDUZZI passò pertanto alle dipendenze dirette del dr. AGOSTINI pur mantenendo i contatti col MAYER che se ne serviva come controllo delle attività del V Gruppo.

 

 

Nell’aprile-maggio 1944 MAYER ebbe motivo di dubitare della fedeltà dell’UFFREDUZZI la cui attività era solo parzialmente controllabile ma non fu dato peso alla cosa.

 

 

In seguito alla occupazione alleata di Roma, il mio comando si trasferì nei pressi di Parma. Il V Gruppo di cui l’UFFREDUZZI faceva parte venne trasferito alle dipendenze del Comando S.D. di Verona (Reparto IV – Settore speciale identificazione radiotrasmittenti clandestine nemiche).

 

 

Anche l’UFFREDUZZI fu trasferito a Verona. Recatomi successivamente a Verona al principio dell’agosto 1944 per ragioni di servizio, proposi all’UFFREDUZZI ed all’AGOSTINI di trasferirsi alle mie dipendenze, a Parma, per svolgere attività informativa offensiva.

 

 

Il dottor AGOSTINI non accettò l’offerta avendo in corso una serie di operazioni. UFFREDUZZI accettò e partì con me per Parma.

 

 

Essendo imminente l’occupazione alleata di Firenze ritenni opportuno sfruttare questa circostanza per infiltrare alcuni miei agenti oltre le linee nemiche. Feci trasferire d’urgenza a Firenze alcuni miei agenti che facevano capo al radiotelegrafista DELLA ROVERE ed affidai la direzione della rete ad UFFREDUZZI.

 

 

Pochi giorni dopo l’occupazione alleata di Firenze l’UFFREDUZZI rientrò a Parma, solo, raccontando che tutti gli uomini della rete, compreso il radiotelegrafista, erano stati scoperti ed uccisi e che egli era riuscito a sfuggire riattraversando il fronte di combattimento (successivamente, a distanza di anni, risultò che l’UFFREDUZZI aveva abbandonato Firenze prima dell’ingresso delle truppe alleate e che gli uomini della rete, per delazione, erano stati catturati).

 

 

Dopo questo insuccesso, ritenendo, allora, troppo compromesso l’UFFREDUZZI per impiegarlo in nuove missioni offensive, lo inviai a Milano col compito di arruolare sabotatori ed informatori. Ed egli effettivamente arruolò alcuni elementi.

 

 

Dovetti ritirare poi l’UFFREDUZZI da Milano perché agiva troppo apertamente con grave danno del mio lavoro. Dopo una breve permanenza a Parma, lo inviai, alla fine del 1944 a Venezia per una nuova missione, con ottimi documenti di copertura.

 

 

Era suo compito organizzare nel Veneto una rete che sarebbe entrata in funzione in caso di occupazione alleata. A questo fine misi a sua disposizione larghissimi mezzi finanziari e tecnici. Era anche suo compito, onde preparare il terreno adatto per la sua azione futura, allacciare rapporti amichevoli con ambienti partigiani.

 

 

UFFREDUZZI rimase a Venezia sino al marzo 1945. Durante questo periodo di tempo, come mi risultò in seguito dai contatti avuti con parecchi elementi dei servizi informativi americani egli commise una serie di irregolarità molto gravi che, in seguito, egli tentò di presentare ai comandi di F.S.S. e del C.I.C. come doppio gioco a favore degli alleati, senza peraltro convincere nessuno.

 

 

Il maggiore del C.I.C. PAGNOTTA Leo, che mi interrogò in merito assai a lungo, espresse l’opinione che l’operato dello UFFREDUZZI a Venezia mirasse ad ottenere da me somme sempre maggiori di denaro che gli erano necessarie per sostenere un tenore di vita assai costoso.

 

 

Il maggiore PAGNOTTA mi comunicò anche che il servizio americano aveva respinto ogni offerta di collaborazione da parte dell’UFFREDUZZI che, nello schedario del servizio era classificato infido.

 

 

Durante la sua permanenza a Venezia, come potetti ricostruire da varie fonti, principalmente alleate, l’UFFREDUZZI si rese responsabile di quanto segue nei confronti del mio servizio:

 

 

a) – Costituzione di una vasta rete che, in realtà, esisteva in massima parte solo sulla carta ma per la quale ricevette ingenti somme di denaro.

b) – Commercio e fabbricazione abusiva di tessere di riconoscimento del servizio, di armi e, secondo il Comando Informativo di Marina di Venezia che lo trasse in arresto per tutti questi motivi, anche di stupefacenti. Avvisato telefonicamente del suo arresto, poiché godeva della mia fiducia, lo feci porre in libertà senza essere informato delle accuse e delle prove.

c) – Simulazione di preparativi di uno sbarco alleato a Chioggia. In seguito alle notizie da lui trasmesse furono fatti vasti preparativi militari. Si trattava in realtà di una ennesima manovra per carpire denaro.

d) – Trasmissione di falsi contrassegni di riconoscimento di agenti alleati: di tali contrassegni furono muniti parecchi miei agenti inviati in missione al sud. Tutti vennero catturati dal nemico e, in massima parte, passati per le armi.

 

 

 

Durante la permanenza dell’UFFREDUZZI a Venezia egli mantenne stretti contatti con l’eccellenza GALLI, già addetto alla propaganda nel Gabinetto BADOGLIO e secondo UFFREDUZZI, menbro del C.L.N. di Venezia.

 

 

Il successivo controllo alleato di questi fatti rivelò che in realtà, si trattava di una semplice relazione sentimentale tra l’UFFREDUZZI e la figlia del GALLI; che questo ultimo era elemento attivo al servizio inglese ma che mai aveva trasmesso informazioni all’UFFREDUZZI, limitandosi a sorvegliarlo e controllare le sue mosse.

 

 

L’UFFREDUZZI dichiarò sempre che tutto il materiale informativo che mi consegnava durante il periodo veneziano proveniva dal GALLI o era stato sottratto al GALLI; in realtà UFFREDUZZI stesso fabbricava il materiale.

 

 

Dopo la fine di marzo l’UFFREDUZZI sfuggì al mio controllo, recandosi a Milano dove sembra abbia collaborato con un ufficio informativo situato in via Mozart 12. Comunque la sua situazione non era troppo buona perché anche il controspionaggio militare tedesco (Reparto IV B e III F di Milano) aveva iniziato indagini per chiarire la sua posizione.

 

 

Ho successivamente incontrato di nuovo UFFREDUZZI a Roma, nel carcere alleato di S.Michele, nel 1946; potetti scambiare con lui solo poche parole. Egli comunque tenne a farmi sapere che, nella sua attività di Venezia non vi era stato alcun fondamento di verità e mi pregò di confermare, se interrogato in merito da F.S.S. che indagava per chiarire la sua singolare condotta.

 

 

Vidi di nuovo l’UFFREDUZZI nell’autunno 1946 a Forte Boccea dove era detenuto accusato dell’uccisione dello studente MASSIMO GIZIO, episodio verificatosi fuori della competenza e della responsabilità del mio comando.

 

 

Nel 1949 ebbi notizia che UFFREDUZZI collaborava in campo giornalistico con il noto STANIS RUINAS: me ne tenni lontano.

 

 

Nel 1950 incontrai di nuovo l’UFFREDUZZI, inaspettatamente, nell’ufficio editoriale del marchese PATRIZI. Si preparava il congresso del F.U.A.N. (Fronte Universitario di Azione Nazionale, g.m.) ed UFFREDUZZI aiutava i miei ex collaboratori DE BOCHARD e FINALDI a completare gli inviti.

 

 

Separatamente l’UFFREDUZZI mi comunicava di essere passato al servizio del controspionaggio militare italiano, sottoposto al maggiore PICCARDO e che quest’ultimo lo aveva incaricato di controllare l’ambiente del congresso.

 

 

Ne avvertii i miei amici DE BOCHARD, FINALDI e TEDESCHI, i quali osservarono che la cosa era loro nota ma che, non avendo nulla da nascondere, l’interesse di UFFREDUZZI li divertiva.

 

 

Successivamente ebbi una riprova della dipendenza di UFFREDUZZI dal C.S. Il mio amico HARRY EMBKE era stato costretto a collaborare col C.S. pur tenendomi al corrente, sia pure in parte, del suo operato. Egli mi riferì che gli era stato richiesto di indagare in seno all’ambiente del congresso F.U.A.N. e di essersi rifiutato dichiarando di non voler collaborare in questo campo.

 

 

L’ufficiale del C.S. con cui egli era allora in contatto aveva riso di questo suo atteggiamento dichiarando che altre persone non avevano gli stessi suoi scrupoli. EMBKE lanciò il nome di UFFREDUZZI e l’ufficiale, colto di sorpresa, ammise l’appartenenza di UFFREDUZZI al C.S.

 

 

A distanza di tempo appresi, tramite un conoscente del giornalista Jodice, che effettivamente UFFREDUZZI era stato introdotto nel C.S. e presentato al sopra nominato PICCARDO da un certo generale RE. D’altro canto UFFREDUZZI non ebbe difficoltà, in successivi incontri, a chiarirmi la natura della sua attività.

 

 

Egli ufficialmente svolgeva un’attività giornalistica in un ufficio di Piazza di Spagna. Curava due pubblicazioni, la Mercury Press e High Life.

 

 

In realtà egli aveva effettuato, per incarico del C.S. una infiltrazione nel servizio cecoslovacco e controllava una rete di questo servizio costituita da agenti italiani, tedeschi, austriaci e cecoslovacchi. A questo proposito egli mi consegnò un elenco di agenti cecoslovacchi che operavano a Bolzano, a Vienna ed altre località dell’Austria, elenco che rimisi al maggiore Joseph LUONGO del C.I.C.

 

 

Trasferitomi, com’è noto, in Austria, non mi incontrai con l’UFFREDUZZI per lungo tempo. Rientrato in Italia, un paio di mesi fa ci incontrammo. Egli mi comunicò di lavorare per la NATO sotto il controllo del C.S. e precisamente per un nuovo settore informativo denominato S.I.O.C. (Servizio Informazioni Oltre Cortina).

 

 

Il Maggiore PICCARDO era stato promosso colonnello e lavorava col nome di copertura di COSTA. Essendo, come è noto, io privo di documenti di riconoscimento intestati al mio vero nome, chiesi ad UFFREDUZZI una tessera della MERCURY PRESS e lo pregai di illustrare al sopranominato PICCARDO la natura della mia attuale attività assicurandolo che nulla avrei fatto contro gli interessi italiani.

 

 

L’indomani UFFREDUZZI mi consegnò la tessera dichiarando di essere stato autorizzato a farlo e che il PICCARDO nulla aveva a ridire sulla mia presenza in Italia.

 

 

In successivi incontri l’UFFREDUZZI mi ha consegnato materiale informativo sui paesi orientali e due volumetti sull’Albania da lui editi per incarico del servizio militare italiano nel quadro dell’attività NATO.

 

 

Ho visitato un suo lussuoso ufficio sito in via Ripetta nei pressi di Piazza del Popolo: l’ufficio è stato arredato a spese del servizio militare italiano.

 

 

Da tempo UFFREDUZZI ha rotto inaspettatamente ogni contatto con me.

(Fine documento)

 

 

Un commento di Giorgio Marenghi

 

Questo è un documento importante. Per la storia di un rapporto tra spie, sicuramente, ma anche perché racconta, al di là forse delle intenzioni di Karl Hass, lo squallore e il cinismo di certi Servizi. O meglio di certi uomini dei Servizi. Hass non ci fa una gran bella figura. Il suo “protetto”, l’UFFREDUZZI, si comporta come un’anguilla, doppio è dire poco, forse neanche l’UFFREDUZZI stesso riusciva a tenere il conto di quante persone era disposto a tradire. Eppure qualcosa doveva pur avere, qualche qualità che nel corso del tempo ha destato l’interesse dei servizi militari. Hass, che avrebbe avuto buoni motivi per tirargli il collo come a una gallina, da buon professionista lascia correre o almeno così sembra. Poi il dopoguerra pareggia le distanze, il maggiore delle SS è ora un cittadino tedesco illegalmente dimorante in territorio italiano. E ha bisogno lui adesso di una tessera qualsiasi. UFFREDUZZI gliela consegna e poi stacca la spina. Doveva farlo, Hass gli ricordava il passato, adesso lui è un “riciclato”, ma è anche operativo. Il maggiore se la sbrighi.