Karl Hass confessa di essere un ufficiale delle SS

 

Al secondo interrogatorio, nella questura di Bolzano, il maggiore delle SS KARL HASS fornisce informazioni veritiere e si qualifica. Inizia il suo viaggio nell’Italia dei Servizi Segreti e nelle organizzazioni americane di spionaggio.

 

 Clicca su INDICE  se vuoi leggere gli altri capitoli

 

 

RAPPORTO N.2 sull’interrogatorio dell’agente nemico HASS Carlo, alias MASSARI Carlo, che era in contatto col Servizio Informazioni germanico prima della resa delle truppe tedesche.

 

 

1.GENERALITA’

HASS Carlo di Carlo e di Erna BOHN, nato il 5/10/1912 a Elmschenkhagen presso KIEL (Germania), domiciliato a Kiel Garden – Germaniaring 99 – celibe, maggiore delle SS in servizio p.e., di nazionalità germanica.

Parla tedesco, italiano, inglese e olandese.

CONNOTATI: statura m.1,80, corporatura robusta, viso quadrato, colorito bruno pallido, capelli castani folti leggermente ondulati, occhi castanei, naso grosso rettilineo, baffi piccoli, barba rasa, bocca e mento medi, segni particolari N.N.

 

 

2.RECLUTAMENTO DAL S.I. TEDESCO E CRONISTORIA

Nel 1931 termina gli studi universitari a Kiel e assume impiego privato nella fabbrica di liquori FRITZ LEHMENT a Kiel. Ivi conosce certo CRISTENSEN che ha un fratello in servizio al SD in Berlino. Tramite lo stesso si fa arruolare nel SD a Berlino e viene adibito all’ufficio stampa I/3 diretto dal consigliere di governo RANG, passato poi alla Gestapo dopo essere stato sostituito nell’ufficio del Dott. SIX.

 

 

Il soggetto aveva il compito di seguire la stampa italiana e di estrarre e tradurre tutto ciò che si riferiva alla situazione politica e economica dell’Italia, sia interna che internazionale.

 

 

Nel maggio 1940 viene trasferito al comando SD in Amsterdam, dove era capo ufficio il consigliere di governo KREUZER. Successivamente passa all’ufficio SD in Rotterdam alle dipendenze del capitano della Gestapo LAUDOVITZ di Hamburgo e di lì all’ufficio SD di GRONINGEN, alle dipendenze del capitano HARDERS della polizia criminale.

 

 

Comandante in capo della SD in tutta l’Olanda era il generale Dott. HARSTER, che nel settembre 1943 venne trasferito in Italia a capo della SD e della Gestapo.

 

 

Pratico della lingua olandese il soggetto aveva il compito di seguire la stampa locale e di estrarre da essa tutte le notizie inerenti alla situazione politica, culturale e economica dell’Olanda.

 

 

Nel settembre 1941 SIX lo richiama a Berlino e gli affida il compito di impiantare insieme ad altri un ufficio per il servizio estero, in forma di una grande biblioteca, che suddivisa per stati, raccoglieva e conservava tutte le notizie politiche, economiche e culturali degli stati europei e di qualche singolo extraeuropeo.

 

 

Il soggetto tratta la parte italiana. La Francia la trattava certo MUEHLER, più tardi maggiore dell’SD a Bordeaux; dell’Inghilterra si interessava certo RIEK, più tardi dell’SD a Jalta poi in Russia. Fu sostituito nella biblioteca dalla signorina HESSLER, figlia di un generale.

 

 

Per gli stati Balcanici vi era il Dott. STEUDLE da Lipsia e per la Russia la signora ROSENBERG. Capo dell’ufficio raccolta era il maggiore MEHRINGER. In pari tempo il soggetto frequenta l’università di Berlino, conseguendo, nel marzo 1943 la laurea in scienze politiche.

 

 

Saltuariamente scriveva articoli sul giornale tedesco “VOLK IM WERDEN” (popolo che rinasce) di natura politica culturale. Frequentava anche la Società culturale Italo-Germanica.

 

 

Nell’aprile 1943 passa dalla sezione VII° alla VI° del SD. In Berlino, di cui era capo il generale SCHELLENBERG, noto per le trattative di armistizio con gli alleati tramite la Svezia.

 

 

La Sezione VI° era suddivisa in vari gruppi, ciascuno dei quali aveva giurisdizione su un gruppo di stati. Per esempio l’Italia, l’Ungheria e una parte dei Balcani erano assegnati al maggiore Dott. HAMMER della Gestapo, che a sua volta aveva alle dipendenze un collaboratore per ogni singolo stato.

 

 

Per l’Italia gli era stato assegnato il maggiore Dott. HOETTL Willi, amico di KALTENBRUNNER proveniente da Vienna, e il tenente ZIMMER, ultimamente in servizio a Milano, teneva i contatti con gli agenti della SD. In Italia e recava loro disposizioni di servizio. Il tenente MOELLER Ernesto, ultimamente all’SD in Bologna, aveva lo stesso incarico.

 

 

Il capitano REISMANN era incaricato dei problemi riflettenti il Vaticano. Agenti dell’SD operanti in Italia erano: per Roma il conte VON DER SCHULENBURG Werner, Dott. WOTKE Klaus, che conosceva diversi ufficiali dello S.M. italiano, trattava le informazioni riguardanti l’esercito italiano, il sig. KARNATZ, già direttore della banca sud americana a Amburgo, era incaricato dei rapporti sulla situazione finanziaria e economica dell’Italia settentrionale.

 

 

Il barone PITTNER, amico del barone EBNER-EBENTHAL, lavorava a Roma per KAPPLER.

 

 

Degli agenti italiani il soggetto ricorda la baronessa BORELLI, antimassonica, che forniva notizie sui massoni e sugli ebrei, la signora SALERNO che raccoglieva notizie da TAON DI REVEL e da SINISI e le forniva direttamente al KAPPLER. La contessa BAGNARA Marica, ungherese, di anni 45 circa, vista dopo l’occupazione di Roma a Milano, forniva anch’essa direttamente al KAPPLER notizie dal Vaticano.

 

 

Il capitano MALLINGROTT (amico intimo di certo GROEBEL ucciso dai partigiani dopo l’8 settembre) possedeva uno Jacht, con cui girava nell’Adriatico e raccoglieva notizie da Trieste, Fiume e Abazia.

 

 

Dopo il 25 luglio 1943 (attentato sul Fuehrer) il soggetto viene mandato a Roma col passaporto diplomatico, quale membro dell’ambasciata tedesca e con il compito di seguire la stampa italiana e di riferire su tutto ciò che poteva interessare la centrale dell’SD. A Berlino, tramite il KAPPLER, che era allora addetto di polizia presso l’ambasciata stessa.

 

 

L’8 settembre 1943 il KAPPLER, si autonominò comandante in capo della Gestapo e dell’SD in Roma, carica che in seguito venne confermata da Berlino e così il soggetto passa alle dirette dipendenze del KAPPLER.

 

 

Gli uffici dell’SD in Roma erano suddivisi in sei sezioni. La prima e la seconda, dirette rispettivamente dal capitano WUTH e dal capitano KOEHLER Gerardo, trattavano il personale e l’organizzazione tecnica. Più tardi WUTH fu trasferito al comando dell’SD. Di Udine o Gorizia.

 

 

La terza sezione era diretta dal maggiore Dott. DOMITZLAFF, più tardi trasferito a Venezia e di lì a Verona. Trattava la cultura, l’economia e la vita interna dell’Italia. La quarta sezione, formata dalla Gestapo era diretta praticamente da KAPPLER ma teoricamente ne era capo il capitano SCHUETZ che aveva per aiutante il capitano PRIEBKE. Quest’ultimo aveva la famiglia a Vitipeno. Dopo la liberazione di Roma comandò la Gestapo e l’SD di Brescia.

 

 

Anche il capitano CLEMENS e il tenente TUNNAT della sesta sezione, erano aggregati alla quarta, che aveva l’ufficio in Via Tasso. La quinta sezione trattava omicidi e dipendeva praticamente dalla G.F.P. (polizia da campo segreta).

 

 

Capo ufficio della VI° Sezione era il soggetto. Aveva il compito di organizzare una rete di stazioni radio trasmittenti in Roma e in altre città dell’Italia, che avrebbero dovuto funzionare specialmente dopo la ritirata delle truppe tedesche. Alle sue dipendenze aveva il S.Ten. dott. MAYER e il Ten. SCHUBERNIG. Quest’ultimo aveva il compito di organizzare una rete di sabotatori a sud di Roma, ma non riuscì a realizzare il piano causa la rapida avanzata delle truppe alleate.

 

 

Dopo l’occupazione di Roma fu interessato di tale compito il magg. Dott. BEGUS del Comando di Verona.

 

 

Durante il periodo che il soggetto si trovava in Roma e precisamente nel maggio 1944 vennero richiesti dalla Centrale di Berlino due elementi pratici dei problemi italiani, per interrogare il figlio Mario, del Maresciallo BADOGLIO, già console italiano a Tangeri, richiamato a Roma dal padre, quivi scoperto dai tedeschi e deportato nel campo di concentramento di Mauthausen in Germania.

 

 

Per incarico superiore il soggetto parte per Mauthausen verso il 18 maggio 1944 e ritorna a Roma ai primi di giugno, dopo aver effettuato l’interrogatorio.

 

 

Il 5 giugno 1944 il soggetto segue le truppe tedesche nella ritirata e si trasferisce all’ufficio SD in Firenze, alle dipendenze del capitano ALBERTI e successivamente a Parma.

 

 

Il personale dell’SD di Roma, dopo il primo scompiglio causato dalla ritirata, viene riorganizzato e aggregato agli uffici SD dislocati nei vari centri settentrionali. SCHNITZ viene mandato a Forlì, KAPPLER presso il governo repubblichino sul Garda, PRIEBKE a Brescia, CLEMENS a Como, KOEHLERT al comando della X^ MAS, quale ufficiale di collegamento del principe BORGHESE, TUNNAT alle dipendenze del magg. BEGUS a Verona e il soggetto impianta un nuovo ufficio a Villa Borghetto, a 12 km da Parma, col rimanente personale della VI° Sezione di Roma, rimanendovi fino al 23 aprile 1945.

 

 

In quel periodo di tempo, visto che i suoi agenti, lasciati nelle città occupate dagli alleati con apparecchi radio trasmittenti, non davano segni di vita invia altri agenti pratici dei luoghi a Roma, a Napoli e in altre località dell’Italia meridionale, per raccogliere notizie per lo più di natura politica, economica e sull’ordine pubblico di quelle popolazioni in genere.

 

 

Tali agenti non avevano compiti di sabotaggio ma bensì di raccogliere stampe, giornali e notiziari radio nonché voci circolanti, da cui il soggetto traeva le notizie, che poi trasmetteva superiormente, sulla situazione in Italia, in Francia e in Jugoslavia.

 

 

Per passare in territorio nemico gli agenti prescelti venivano aggregati ai reparti d’assalto, operanti nel settore di Massa Carrara e in occasione di puntate, passavano la linea del fuoco. Qualche singolo, fra cui il soggetto ricorda certo TRINGALI di Milano, veniva aviolanciato ma solo per dare al servizio maggior rilievo e importanza in occasione delle segnalazioni che all’uopo dovevano essere fatte alla centrale di Berlino.

 

 

Di circa 30 agenti mandati in territorio nemico solo una parte esigua ebbe la fortuna di tornare.

 

 

Il 23 aprile 1945 gli eventi precipitano. Il soggetto fa caricare il carteggio su un autocarro e fugge con i propri 4 dipendenti verso Nord. A pochi km fuori Parma, per un guasto al motore, abbandonano l’autocarro e bruciano il carteggio, quindi proseguono per Bolzano. Quivi il soggetto mette in libertà i suoi uomini non appena seppe che era stato firmato il patto di armistizio e, in compagnia del Ten. SCHUBERNIG si porta a St. Veith nella Carinzia.

 

 

Colà distrugge i propri documenti personali e assume lavoro in qualità di operaio agricolo italiano, col nome di MASSARI CARLO, presso l’agricoltore PLESCHBERGER LODOVICO DI Gnesau, a 50 km da St. Veith. La polizia di Gnesau il 13/6/1945 gli rilascia un primo documento ufficiale (di lavoro) al nome di MASSARI Carlo, declinato dal soggetto.

 

 

Il 15 luglio 1945 ritorna in Italia nelle circostanze già descritte nel rapporto n°1 e il 25 successivo ottiene dal comune di Genova, dietro esibizione del certificato di lavoro della Polizia di Gnesau, il certificato d’identità personale con fotografia, al nome di MASSARI Carlo. Il resto della sua storia risponde alle dichiarazioni rese in sede del suo primo interrogatorio, fatta eccezione alle circostanze riferentisi all’incontro col magg. Delle SS EISENKOLB Albino in Bolzano.

 

 

Tale particolare va modificato nel senso che il soggetto fece la conoscenza dell’EISENKOLB a Berlino nel 1936 e a Bolzano non gli si presentò col nome di CONTI Nino, ma si salutarono da vecchi conoscenti. Solo in Questura l’EISENKOLB disse di chiamarsi CONTI.

 

 

ALTRI PUNTI DI PARTICOLARE INTERESSE

 

 

Alle contestazioni fatte al soggetto, circa i fatti che, secondo confidenze apprese dall’EISENKOLB, vengono addebitate all’HASS egli risponde:

 

 

a) non ha mai ideato, né ordinato, né effettuato deportazioni di persone in Germania tanto meno quella di una dama dell’alta aristocrazia romana. Aggiunge che la faccenda riguarda molto probabilmente la deportazione della Principessa Mafalda d’ASSIA, in cui ebbe da svolgere una piccola parte: il Fuehrer aveva in segreto dato incarico a KAPPLER di arrestare la Principessa, che si trovava nella propria villa a Roma e di portarla, quale ostaggio, a Berlino.

 

 

Ai primi di marzo 1943 KAPPLER ordinò al soggetto di recarsi alla villa della Principessa per dirle che suo marito il Principe D’ASSIA si sarebbe trovato al mattino del giorno successivo al quartier generale del Fuehrer e che avrebbe potuto parlargli per telefono dalla sede dell’Ambasciata tedesca a Roma se l’avesse gradito.

 

 

Naturalmente la Principessa annuì e la mattina dopo essa comparve a bordo della propria automobile, guidata dal suo autista, davanti il portone dell’Ambasciata. KAPPLER in persona le andò incontro ma anziché farla entrare la arrestò sulla strada e la fece accompagnare al campo di aviazione, pare di Centocelle per essere scortata da un ufficiale d’aviazione e dell’esercito tedesco in aereo per la Germania.

 

 

Il soggetto, presentatosi poco dopo per altro motivo nell’ufficio di KAPPLER presso l’Ambasciata e appreso da questi quanto era accaduto, si offerse per scortare la principessa a Berlino per aver modo di poter nell’occasione trascorrere alcuni giorni con la propria moglie, ivi residente e che non vedeva da molto tempo.

 

 

Il soggetto ottenne il permesso ma quando HASS giunse all’aeroporto l’apparecchio con la principessa a bordo aveva già preso il volo. Allora KAPPLER, volendo accontentare HASS gli disse che all’indomani sarebbe partito per Berlino un altro apparecchio di servizio, di cui avrebbe potuto approfittare.

 

 

Per giustificare tale viaggio gli diede l’incarico di recarsi alla villa della Principessa per dire al domestico tedesco HOLLENBERG che si presentasse all’Ambasciata con indumenti di vestiario e capi di biancheria occorrenti alla Principessa.

 

 

Il giorno seguente il soggetto e il domestico della Principessa anzidetto partono per Berlino a bordo di un grande apparecchio “Junker 90” che trasportava in Germania un carico d’oro sequestrato alla Banca d’Italia o d’Albania e su cui avevano preso posto complessivamente una decina di persone fra militari e borghesi.

 

 

L’apparecchio decollò dal campo di aviazione di Centocelle alle ore 16 e atterrò a quello di Tempelhof presso Berlino alle ore 20,30. Ivi era pronto un autocarro sul quale fu subito trasbordato l’oro. Il soggetto salutò HOLLENBERG dopo avergli detto che doveva presentarsi con gli oggetti della Principessa al N° 32 della Berkaerstrasse, (sede dell’ufficio SD) a Berlino.

 

 

 

b) Non ha mai eseguito o ordinato fucilazioni di patrioti o di ostaggi italiani. Esecuzioni del genere venivano operate di solito da appositi plotoni di esecuzione italiani, dietro ordini di KESSELRING. Ricorda tuttavia che in seguito al ripetersi di uccisioni di soldati della Wehrmacht KESSELRING fece pubblicare un’ordinanza secondo la quale venivano fucilati 10 italiani per ogni soldato tedesco ucciso a tradimento.

 

 

Un giorno, essendo stata lanciata una bomba in un locale di Roma che causò la morte di 32 soldati tedeschi, KAPPLER ricordò a KESSELRING le disposizioni contenute nell’ordinanza e insistette perché venissero rigorosamente applicate. Di conseguenza vennero fucilati per ritorsione 320 cittadini italiani.(Qui è evidente che HASS nasconde del tutto la sua partecipazione all'eccidio delle Fosse Ardeatine, restando sul vago e indicando in KAPPLER e KESSELRING i veri responsabili, nota di g.m.)

 

 

c) A proposito dei gruppi di sabotaggio operanti in Italia il soggetto precisa che l’ordine di formarli era partito dal Fuehrer il quale era del parere che nei territori italiani occupati dalle truppe alleate si doveva, nell’interesse della causa nazista, portare lo scompiglio, la distruzione, il disordine e il malcontento per opera di appositi gruppi specializzati in materia.

 

 

Il maggiore HAMMER della VI° Sezione SD in Roma ricevette l’incarico di organizzare i gruppi. Questi, servendosi dell’opera del suo interprete di lingua italiana, WOTKE, dell’agente italo-brasiliano GROSSI e del segretario particolare del questore CARUSO di Roma, OCHETTO, formò con elementi reclutati sul posto, un primo gruppo di 25 uomini che venne mandato a Cheveningen (Olanda) per l’addestramento, in una apposita scuola, diretta dal maggiore KNOLLE.

 

 

Dopo un mese il gruppo tornò a Roma a disposizione del Ten. SCHUBANIK al quale era stato affidato l’impiego diretto degli uomini. Il migliore sabotatore del gruppo era OCHETTO, che fu poi condannato a 30 anni di reclusione.

 

 

Nei primi mesi del 1944 fu formato dagli stessi organizzatori un secondo gruppo di 25 uomini, che fu mandato in una scuola a Belgrado per l’addestramento. Quando un mese dopo il gruppo era pronto, Roma era stata occupata dagli alleati e il gruppo fu mandato a Firenze alle dipendenze del maggiore Barone PITTNER. Il soggetto ignora quale fine abbia fatto tale gruppo. Seppe che solo alcuni uomini erano stati posti alle dipendenze del Ten. MOELLER, dell’ufficio SD di Firenze, comandato dal capitano ALBERTI.

 

 

d) KAPPLER era un tipo molto diffidente e, per tema che la stazione radio trasmittente del suo ufficio potesse un giorno per una ragione qualsiasi non funzionare, egli teneva di segreto un apparecchio privato, servito da una signorina olandese che col suo pseudonimo si chiamava HOFFMANN Annike. L’aveva conosciuta in Olanda e siccome se ne era innamorato di lei se la portò seco in Italia. La HOFFMANN in Olanda era stata condannata a morte dai tedeschi per aver ospitato e aiutato un proprio fratello, fuggito in un primo tempo in Inghilterra e più tardi aviolanciato sull’Olanda per compiervi atti di sabotaggio.

 

 

Il KAPPLER, colpito dalla bellezza della signorina, la salvò dalla fucilazione a condizione che avesse lavorato per lui nel SD. La HOFFMANN accettò la proposta.

 

 

Dopo l’occupazione di Roma da parte alleata la HOFFMANN, rimasta nella capitale dietro consiglio del KAPPLER, si presentò al comando alleato con l’apparecchio, ove raccontò la propria storia e quella del fratello, aggiungendo che i tedeschi l’avevano contro la propria volontà forzata a servirli. Fu creduta e occupata quale R.T. presso il comando alleato, da dove saltuariamente diede segni di vita in forma di brevi messaggi radio diretti a KAPPLER, tramite la stazione di HASS, installata a Villa Borghetto di Parma.

 

 

KAPPLER stesso non disponeva allora nel suo ufficio di una stazione trasmittente e si serviva per le trasmissioni della stazione del soggetto.

 

 

Fu in tali circostanze che KAPPLER contrariamente alle sue abitudini, confidò al soggetto la storia della HOFFMANN senza peraltro palesare il suo vero nome.

 

 

e) I cifrari per la cifratura e decifratura dei messaggi erano legati in un blocco di 30 o di 31 fogli a seconda del numero dei giorni che aveva il mese a cui il cifrario si riferiva e giornalmente il R.T. che aveva in consegna il cifrario, staccava dal blocco il foglio da usarsi per quel dato giorno. Alla fine di ogni mese i fogli staccati giornalmente dovevano essere distrutti col fuoco in presenza del capo ufficio e di tale distruzione egli doveva darne assicurazione alla Centrale di Berlino.

 

 

Bolzano, 9 dicembre 1945

 

L’interrogatore:

Alessandro Covi

Timbro: IL MAGGIORE DEI CC.RR. CAPO CENTRO – VITTORIO TUCCI