Le bugie di Karl Hass all’atto del suo arresto

(mese di novembre 1945 – Bolzano)

 

 

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FOGLIO PRIVO DI INDICAZIONI DI COMANDO, ecc.

(documento redatto da segreteria comando dei Carabinieri di Bolzano)

 

 

RAPPORTO sull’interrogatorio di agente nemico catturato che, si presume, era in contatto col Servizio Informazioni germanico prima della resa delle truppe tedesche in Italia.

 

 

1.DETTAGLI PERSONALI

a - Nome, alias, nome di copertura: MASSARI carlo Franco;

b – Luogo e data di nascita: Berlino il 5/10/1910;

c – Nazionalità; italiana

d – Domicilio: Berlino L.W. HEDEMANNSTRASSE 20;

e – Professione: Impiegato di banca;

f – Stato di famiglia: Celibe;

[…] altri particolari, congiunti, ecc.

 

 

2.RECLUTAMENTO DAL S.I. TEDESCO: Il soggetto sostiene non essere mai stato reclutato;

[…] segue Addestramento Speciale-Missioni effettuate- Reparto per cui lavora l’agente – Qualsiasi conoscenza di attività ispirate dal S.I.T. da esplicare dopo la resa;

 

 

TUTTE QUESTE VOCI: NEGATIVO

 

 

7.DATA E LUOGO DELL’ARRESTO: Ore 18 del 15/11/1945 in Bolzano per opera di agenti della locale Questura;

 

 

8.MOTIVO PER CUI L’AGENTE HA ACCETTATO LA MISSIONE – PROVE DELLA SUA INTENZIONE DI COMPIERE LA MISSIONE: NEGATIVO

 

 

9.ALTRI PUNTI DI PARTICOLARE INTERESSE: Cronistoria

 

 

Terminati gli studi il soggetto assume impiego a Berlino quale impiegato di banca che mantiene dal 1932 al 1938; poi, fino al 1942 è impiegato alla cassa ammalati per impiegati a Berlino.

 

 

Il 1° aprile 1942 si occupa presso la Società italo-tedesca di politica culturale a Berlino e in pari tempo lavora quale collaboratore e assistente volontario all’Università di Berlino – facoltà scienze politiche.

 

 

Nei primi mesi del 1944, avendo appreso che nei campi di concentramento di prigionieri italiani, formati dopo l’8 settembre 1943, avevano bisogno di interpreti, offre alle autorità tedesche la sua opera di interprete e viene occupato con uno stipendio di M 200 mensili più il vitto al campo di concentramento di Koepenick, situato alla periferia di Berlino. Abita in una casa privata della Friedenstrasse n.1.

 

 

Nel febbraio 1945, volendo sfuggire alle truppe russe che avanzavano, offre i suoi servigi all’O.T. che lo occupa in qualità di interprete e operaio per M 250 mensili. Insieme ad altri operai viene portato nella zona militare presso il fiume Oder ove erano in corso opere di difesa.

 

 

Dopo aver cambiato diversi settori, prossimi al fronte russo, viene trasferito a St.Veith in Austria nei pressi del fiume Drava, sempre con la O.T. e con le stesse mansioni. Poco dopo ha luogo la resa delle truppe germaniche. Verso la fine di maggio 1945 cerca lavoro presso l’agricoltore PLESCHBERGER Lodovico a Gnesau in Carinzia.

 

 

Non pratico dei faticosi lavori agricoli e, nell’intento di migliorare la sua posizione, si presenta al comando inglese di Gnesau, ove fa conoscenza col maggiore inglese Lord BALFOUR Paul del reparto scozzese “Lovet Scouts” proveniente dal fronte italiano.

 

 

L’ufficiale, notato che il soggetto parlava bene la lingua inglese, gli propone di impartire due volte alla settimana lezioni di lingua tedesca ai soldati del suo reparto, pur conservando il proprio posto presso il Pleschberger e il soggetto assume l’incarico gratuitamente.

 

 

Ai primi di luglio 1945, apprese dalla radio che l’Argentina e il Brasile avevano concesso l’immigrazione ai polacchi e agli italiani. Gli viene l’idea di tentare la sua fortuna in quelle terre, anche perché un ufficiale del reparto predetto gli aveva detto che il reparto stesso stava per trasferirsi in Grecia o in Alto Adige.

 

 

Il 7/7/1945 lascia il lavoro presso il Pleschberger e si trasferisce a Klagenfurth ove si presenta al comando inglese “DISPERDED PERSONS” ufficio controllo di documenti personali per tutti gli italiani che desideravano essere rimpatriati, tramite il comando alleato.

 

 

Dopo il controllo dei documenti il soggetto viene assegnato al campo di lavoratori italiani di Klagenfurth – Imngenmarkstrasse 5 – con facoltà di dormire fuori campo. Vi si trovano molti italiani in attesa di rimpatrio.

 

 

Un giorno nelle vie di Klagenfurth fa incontro con un ufficiale del reparto inglese di Gnesau al quale racconta la propria situazione e l’ufficiale gli offre il suo aiuto per trasportarlo in Italia con unìauto del suo reparto che doveva recarsi in Italia per servizio. L’ufficiale stesso, anche per ricambiare al Massari i favori ricevuti con l’impartizione delle lezioni tedesche, gli procura il “lasciapassare” alleato per il rimpatrio in Italia, che ebbe luogo verso il 15 luglio 1945.

 

 

Giunto senza incidenti a Bolzano, prosegue subito, con mezzi di fortuna per Trento e di lì, a tappe, per Verona, Milano e Genova, dove giunge il 18 luglio 1945. Prende alloggio alla pensione “S.Carlo” vicino alla stazione Principe, per attingere informazioni circa il suo progettato viaggio per il Brasile e gli viene consigliato di andare a Napoli, da dove sarebbero partiti bastimenti per oltre mare.

 

 

Per procurarsi i necessari mezzi di sussistenza vende la propria macchina fotografica di marca Leica ricavando L 80.000 poi si presenta alla Questura di Genova per ottenere una carta di identità, che il 25/7/1945 gli viene rilasciata dal comune di Genova, in sostituzione di altra scaduta, già ottenuta a Berlino.

 

 

Quindi, con un’auto della C.I.T. parte per Roma ove giunge verso la fine di luglio e prende alloggio in una pensione vicino alla piazza Cola di Rienzo, ove rimane circa 10 giorni. Visita diversi uffici ministeriali per ottenere i documenti necessari per emigrare oltre mare, ma non riesce nell’intento.

 

 

Decide perciò di portarsi a Napoli, sperando di aver ivi maggior fortuna, ma anche in detta città non raggiunge lo scopo. Vi alloggia per circa 10 giorni alla pensione “Contini”.

 

 

Verso la fine di agosto 1945 fa ritorno a Roma. Un giorno, visitando la chiesa di S.Pietro, trova alcuni ufficiali americani della V^ Armata ai quali fa da interprete per spiegazioni circa le opere d’arte della chiesa e in tale circostanza conosce il capitano o tenente JOHNSON BILL, dello Stato di New York, che lo invita a pranzo.

 

 

Il soggetto racconta allo stesso la sua storia e l’ufficiale gli promette di aiutarlo. Siccome il comando dell’ufficiale era a Napoli il soggetto vi ritorna a bordo della macchina dell’ufficiale. A napoli assolve gratuitamente funzioni di interprete presso reparti di lavoratori tedeschi per conto del comando alleato al quale fornisce anche informazioni circa i commenti, l’opinione e lo spirito dei tedeschi del campo; gode di vitto e alloggio gratuito nella mensa degli americani.

 

 

In quel periodo fa diversi viaggi di piacere in varie città d’Italia fra cui Firenze, Pisa, Viareggio, Livorno, Spezia a bordo di macchine di servizio americane.

 

 

Dopo i noti incidenti di Napoli del settembre 1945 il JOHNSON viene trasferito ad altra sede, ignota al soggetto. Anche i lavoratori tedeschi cambiano posto. Pertanto, vista l’impossibilità di sistemarsi a Napoli e sperando di trovare in Alto Adige alcuno del reparto inglese di Gnesau, il soggetto decide di partire per Bolzano, ove giunge la sera del 10 novembre 1945. Pernotta all’albergo “Poste”.

 

 

L’11 successivo gira per le vie di Bolzano, con la speranza di incontrare alcuno del reparto inglese di Gnesau, ma non ha fortuna. In detto pomeriggio, volendo visitare i dintorni della città fa una gita di piacere a Castelrotto, pernottando in quell’albergo “Agnello”.

 

 

Il 12 ritorna a Bolzano e trova una camera presso la famiglia DA PRA’ in Via Bottai n.18.

 

 

Il 14 novembre verso mezzogiorno, mentre sosta all’angolo di via Bottai, fa incontro con un signore e una signorina, mai visti fino allora e il signore, in cattivo italiano, gli chiede alcune notizie circa la possbilità di una sistemazione. Il soggetto riscontra nei due sconosciuti dei compagni di sventura e vi si associa dopo che si erano presentati a vicenda.

 

 

Il soggetto ricorda che il signore gli fece il nome di CONTI RINO e gli presentava la signorina quale sua fidanzata col nome di CASTELLANI Germana. Insieme vanno poi a mangiare all’albergo “Luna” pagando ciascuno la propria consumazione. Dopo pranzo passeggiano per le vie di Bolzano. I due uomini conversano in tedesco parlando di argomenti vari e la CASTELLANI fa scena muta.

 

 

Si separano prima di cena dopo aver fissato un appuntamento per le ore 10 del 15 successivo davanti davanti all’albergo “Griffone”. All’appuntamento si presenta il CONTI senza la CASTELLANI e insieme entrano al Cafè “Kusseth” per fare due chiacchiere. A mezzogiorno vanno insieme all’Albergo “Luna” dove li raggiunge la CASTELLANI. Pranzano insieme.

 

 

Dopo il pasto la CASTELLANI se ne va e i due gironzolano per Bolzano. Verso sera si lasciano e il soggetto si reca ancora al “Kusseth” dove, secondo accordi presi in precedenza, viene raggiunto dal CONTI e dalla CASTELLANI verso le ore 17.

 

 

Nel corso della loro conversazione nel cafè il CONTI racconta al soggetto la sua vera storia dalla quale apprende che non si chiama CONTI ma bensì EISENKOLB e che questi era ufficiale della polizia tedesca, fuggito da un campo di concentramento per prigionieri a Firenze.

 

 

Mentre racconta entrano nel locale alcuni agenti di questura che invitano i tre a presentare i documenti personali di cui il CONTI era sprovvisto. Vennero poi invitati a seguire gli agenti in questura dove vennero arrestati.

 

 

Il soggetto visitò alcune città d’Italia per turismo negli anni 1936-1938-1939. Ora desidera rimanere in Italia, possibilmente quale interprete presso il Comando alleato di Bolzano. Afferma essere apolitico ed incensurato e di non aver mai appartenuto alla Wermacht o a reparti delle SS. E delle S.D. tedeschi.

 

 

Non ha prestato servizio militare perché italiano residente all’estero. Possiede ancora L 5.000 e un orologio d’oro del valore di l 50.000 circa.

 

Firma del Maggiore dei CC.RR. Capo Centro – Vittorio Tucci