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IL PROCESSO DI CATANZARO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

LE CINQUE PUNTATE DELLA TRASMISSIONE TELEVISIVA PRODOTTE DALLA RAI nel 1977-1979

 

IL PROCESSO

 

Un film dal vero di Wanda Amodei e Maria Bosio

Commentato da Angelo Campanella e Piero Ottone (Quinta puntata)

 

Servizi Segreti/Riservati

 

 

Presentazione della trasmissione originale (ritrasmessa da RaiStoria in “Una giornata particolare”) da parte di Paolo Mieli di cui pubblichiamo il commento parlato.

 

 

PAOLO MIELI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questa puntata, la quinta ed ultima sulla storia del processo di Catanzaro è molto importante nel definire qualcosa che deve rimanere bene in mente a chi vuol rifare la storia di quel processo. E cioè, come si dirà a proposito della testimonianza dell’ammiraglio Henke che il 1978 segnò una data di crisi per quel processo.

Il processo si aprì, come abbiamo visto, nel gennaio del 77, si concluse all’inizio del 1979, ma mentre il 77 fu un anno, per quel processo, di grande dibattimento, poi nel 78 qualcosa cambioò e il processo prese un ritmo più stanco, più affaticato. Perché?

Perché stava cambiando la storia del paese. I fatti esaminati da questo processo sono fatti degli anni 60, i soggetti, terroristi neri, servizi segreti deviati, politici balbettanti, sono tutte personalità degli anni sessanta o dei primissimi anni settanta quando si aveva a che fare ancora con quella che venne battezzata “strategia della tensione”.

Ma quando si svolse il processo, in Italia qualcosa era cambiato, qualcosa di importante. Il 1978, l’anno di crisi di quel processo è l’anno del rapimento, dell’uccisione di Aldo Moro, l’anno delle conseguenti dimissioni del Presidente della Repubblica Giovanni Leone e in generale quel triennio, 1977-1978-1979, è un triennio molto marcato dal terrorismo rosso, per cui si ha il bizzarro caso che le vicende principali del terrorismo nero si analizzino nel periodo di acme di terrorismo rosso nel nostro paese.

Terrorismo rosso che aveva preso le mosse proprio dalle paure, dagli spaventi, da quella che è stata definita la “perdita dell’innocenza”, provocata dall’attentato di Piazza Fontana.

In breve alcuni estremisti di sinistra, provenienti dal movimento studentesco, dalla sinistra extraparlamentare, proprio perché colpiti dalla violenza della stragedi Piazza Fontana, delle stragi precedenti e successive e delle collusioni fra servizi segreti, Stato, violenza nera e stragi…bene…proprio per questo siano andati alla lotta armata e avevano prodotto al paese altri lutti, nuovi lutti, che, proprio mentre si svolgeva il processo, insanguinavano le strade italiane.

Questo paradosso mise in crisi il processo e se allora si ebbero sentenze di condanna, il fatto che successivamente invece le sentenze furono tutte di assoluzione forse…è in qualche modo legato alle cose che abbiamo detto e che sono oggetto di questa puntata.

 

 

[dopo il commento di Paolo Mieli inizia la trasmissione in bianco e nero. La quinta puntata si intitola “Servizi Segreti/Riservati” e mostra nei primi fotogrammi l’entrata della Corte di Assise di Catanzaro in un’aula che è stata ricavata in una palestra di un riformatorio della città calabrese. La data del giorno in cui inizia la quinta trasmissione televisiva è il 5 dicembre del 1977]

 

 

 

5 dicembre 1977

 

 

La Corte!

 

 

 

 

[entrano tutti i giudici della Corte]

 

 

 

[Entra l’ammiraglio HENKE]

 

 

Presidente: Consapevole della responsabilità che con il giuramento assumete davanti a Dio, se credente, e agli uomini, giurate di dire la verità, null'altro che la verità…dite Lo giuro

 

HENKE: Lo giuro!

 

Presidente: Si accomodi….Lei ha reso in istruttorie diverse delle posizioni…Le conferma?

 

HENKE: Beh…qualcuna sì…con ricordi successivi che devo rettificare…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ANGELO CAMPANELLA: Eccoci all’ammiraglio Eugenio HENKE. Negli anni che stiamo rievocando ha occupato un posto di maggiore responsabilità nell’esercito. E’ un personaggio importante perché è sempre presente nei momenti più cruciali della storia.

Nel 69, quando è capo del SID e nel 73-74 quando, ormai diventato Capo di Stato Maggiore, si decide di opporre, di occultare, l’esatta posizione di Giannettini al Giudice.

Con HENKE il processo fa un salto indietro nella vicenda, ritorna al 69, ritorna alle bombe di Piazza Fontana, le bombe di Roma e alle indagini che seguirono.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PIERO OTTONE: Ecco……. le bombe di Piazza Fontana e le bombe di Roma…Devo dire qualche parola di carattere più generale. Qui siamo arrivati stasera all’ultima puntata di questo straordinario romanzo del processo di Catanzaro. E’ una serie di trasmissioni che, nel tempo, hanno suscitato un interesse molto vasto nel Paese.

E sul significato politico di queste trasmissioni e su quello che esse significano diremo qualcosa più tardi nella serata. Ma per adesso vorrei limitarmi a fare qualche osservazione sulle ragioni di questo interesse.

Perché Catanzaro appassiona. Per tre ragioni. Prima di tutto perché è un processo sul fenomeno del terrorismo. Il terrorismo è un malanno, una malattia dell’Europa contemporanea, esiste in molti paesi. Purtroppo esiste in Italia più che altrove in maniera molto..molto spinta e molto angosciosa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo processo riguarda il terrorismo e riguarda le origini del terrorismo in Italia, del terrorismo su vasta scala. E quindi c’è ancora una seconda verità importante…le origini, ci rendiamo conto seguendo queste udienze, sono origini di destra.

Con il che non voglio dire nulla…che il terrorismo sia piuttosto di destra che di sinistra…anzi…sappiamo bene che in questi anni…in questo presente nostro..il terrorismo viene piuttosto da sinistra che non da destra. E’ un dato di fatto. Però le origini sono a destra. Ecco questo viene fuori dalle udienze.

Piazza Fontana a Milano e gli attentati che accompagnavano Piazza Fontana hanno origini di destra.

Terzo e ultimo punto che rende forse il processo ancora più appassionante è che queste origini di destra del terrorismo trovano ad un certo momento nella repubblica italiana qualche aggancio, qualche connivenza, qualche complicità misteriosa ma odiosa in organi dello Stato. Ecco perché la saga di Catanzaro è una saga appassionante.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ANGELO CAMPANELLA: La testimonianza di Henke…l’interrogatorio riguarda soprattutto un argomento. E’ l’argomento delle note, di due note compilate dal SID l’indomani della strage. Il 16 ed il 17 di dicembre del 69 note compilate su notizie ricevute da un loro confidente, tale STEFANO SERPIERI, tra l’altro confidente anche dell’Ufficio Politico della Questura di Roma.

Stefano Serpieri viene fermato la stessa sera delle bombe insieme a Mario Merlino, il neofascista fatto infiltrare da Stefano Delle Chiaie, il capo di Avanguardia Nazionale, il gruppo di estrema destra, nel circolo anarchico romano “22 marzo” di cui faceva parte Valpreda.

Serpieri e Merlino rimangono un paio di ore in sala d’attesa della Questura di Roma e Serpieri sa delle cose in queste due ore che riferisce al maresciallo TANZILLI del SID.

Queste informazioni diventano appunto argomento di queste due note e sono queste informazioni: “L’esecutore materiale degli attentati di Roma sarebbe stato Mario Merlino per ordine di Delle Chiaie. Delle Chiaie a sua volta agiva per conto di Guerin SERAC, uno straniero, ma di lui parleremo tra poco. Merlino conosceva il sottopassaggio della Banca del Lavoro in Via San Basilio a Roma, dove venne collocata una bomba. Suo padre è amico del direttore della Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano. Gli attentati dell’Altare della Patria furono compiuti per caso perché le banche lì vicino vennero trovate chiuse. Lo scoppio nella banca di Milano non avrebbe dovuto causare vittime perché sarebbe dovuto avvenire quando era chiusa, ma ci fu un errore nei tempi di esecuzione. Merlino si era precostituito un alibi con Delle Chiaie su una circostanza non vera. Delle Chiaie e Merlino avevano fatto in modo che la responsabilità degli attentati ricadesse sulla sinistra”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella nota del 17 dicembre, sostanzialmente uguale a quella del giorno prima, Merlino viene indicato come anarchico e la polizia romana sa già dei trascorsi di questo personaggio nell’area dell’estrema destra romana.

Guerin SERAC, anche lui in questa nota viene definito anarchico con una specificazione. Aveva tenuto contatti con la rappresentanza diplomatica della Cina comunista a Berna. E il SID passa questa nota a Polizia e Carabinieri, che sono gli unici organi competenti a trasmettere le notizie alla magistratura inquirente. Però dice di tenere in silenzio la seconda parte di questa nota, quella che riguarda lo straniero, Guerin SERAC e il suo braccio destro Robert LEROY.

Nell’aprile del 70 il SID manda una nota al raggruppamento C.S. (Controspionaggio) in cui si dice che GUERIN SERAC e LEROY non sono affatto anarchici, ma sono…fanno parte di una organizzazione anticomunista. Però si suggerisce di tacere questa notizia a Polizia e Carabinieri.

E’ praticamente la stessa risposta che dà HENKE, qualche mese dopo, nel luglio al magistrato in una lettera in cui dice “non abbiamo mai fatto indagini” e tacendo ancora la circostanza dell’alibi di Merlino e la storia SERAC.

Ed è appunto la contestazione che gli farà il Presidente in questa prima parte […] dedicata al capo del SID.

 

 

[La scena ritorna in aula con l'ammiraglio Eugenio Henke seduto davanti al Presidente della Corte]

 

 

 

L'ammiraglio Henke (sopra) e Giovanni Ventura che ne ascolta la testimonianza

 

 

Presidente: Lei ha trasmesso al Giudice Istruttore di Roma una nota circa l’alibi di Merlino. E’ esatto?

 

HENKE: Sì.

 

Presidente: E come mai non ha trasmesso l’intero documento…successivamente trasmesso al Giudice Istruttore?

 

HENKE: Sì…quello l’ho già chiarito in istruttoria. E io stesso la ravvisai questa incompetenza quando l’ufficio “D” che aveva compilato questa lettera me la mandò. Ne parlai con il capo dell’ufficio “D” dell’epoca, che era in quel momento nel 70 il colonnello Gasca, il quale mi disse che non erano ancora giunte al Servizio alcune notizie che erano state richieste a Servizi esteri collegati, per cui lui non aveva ritenuto opportuno di indicare i nominativi delle persone straniere indicate nell’informativa, perché mancava qualsiasi elemento di valutazione al riguardo…

 

 

 

AVV. CALVI: Presidente…è ovvio che il Capo del SID non risponde personalmente dei comportamenti personali dei suoi dipendenti ma risponde certamente del comportamento dell’Ufficio da lui diretto e io contesto all’ammiraglio HENKE, in qualità di Capo del SID, del fatto che il SID abbia ingannato dolosamente i magistrati inquirenti….Io le contesto questo…ammiraglio….Lei non ritenne….il SID non ritenne di informare i magistrati che i due supposti mandanti erano due che agli atti del SID erano noti per i loro precedenti nazisti…Io le domando per quale ragione il SID invece informò i magistrati che i due stranieri erano anarchici!

 

 

 

HENKE: Non mi risulta perché io non lo so…non mi risulta affatto….noi, l’ho ripetuto già dieci volte…noi ci limitammo all’inizio di dare i due…il documento ai due organi di polizia giudiziaria….

 

AVV. CALVI: Su quale base il SID…..

 

HENKE: Così com’erano…come erano arrivati..dopodichè se c’erano delle notizie già avviate del SID, sui due stranieri in particolare, queste potevano essere sempre date agli organi di polizia giudiziaria a loro richiesta. Il SID non ha comunicato all’autorità giudiziaria direttamente qualche cosa, ma l’unica volta che ha comunicato con l’Autorità Giudiziaria è stato nel luglio del 1970 al seguito di un colloquio avuto….certo un colloquio…al seguito di una richiesta della magistratura di convocare il colonnello GENOVESI, il quale colonnello GENOVESI poi dopo indicò al magistrato di scrivere la lettera al SID. Il SID rispose nei modi che sono noti, ossia quello che ho detto varie volte, mi fu detto che mancando l’informativa che potesse dare un grado di attendibilità ai due mandanti, ai due presunti mandanti esteri…non fu ritenuto opportuno dall’Ufficio “D” di scrivere tutta la lettera. Questo è il vero……..

 

 

 

 

AVV. GARGIULO: Al foglio 290 della cartella S4 c’è un appunto redatto per il Capo del SID dal quale risulta che i Servizi esteri collegati avevano già risposto alla richiesta di notizie avanzate da GASCA QUEIRAZZA su SERAC e su LEROY. Ora poiché l’ammiraglio HENKE ha dichiarato che la lettera del 9 luglio 70 era carente sul punto proprio di SERAC e LEROY, non avendo i Servizi esteri collegati fornito ancora le notizie richieste, questo va contestato al teste e va contestato anche che le risposte non sono una ma sono diverse, tutte antecedenti alla nota del 9 luglio del 70 e di tre anni antecedenti alla deposizione davanti al giudice D’AMBROSIO……c’è un ringraziamento del SID ai servizi collegati per la risposta esauriente ricevuta. Per quale motivo questo punto della informativa non viene posto a conoscenza del giudice. Perché deve essere….deve continuare a essere carente la risposta………….Non dimentichiamo che SERAC e LEROY sono indicati come mandanti….quindi non so….mi pare che l’argomento sia importantissimo…..

 

 

[Il Presidente SCUTERI offre a HENKE numerosi fogli]

 

 

HENKE: Questa è una informativa per il Capo del Servizio….

 

 

 

[HENKE sfoglia la cartella e l’avvocato GARGIULO lo guarda con curiosità]

 

 

 

 

HENKE: Il primo rilievo è questo appunto qui…dell’8 aprile….non è siglato dal Capo del Servizio…perché questa è una copia fotostatica….se ci fosse stata una sigla io l’avrei apposta senz’altro…..

 

AVV. GARGIULO: Era diretta al Capo Servizio…..

 

 

 

HENKE: Sì…era diretta al Capo Servizio ma io l’avrei dovuta siglare..questo è indubbio…

 

AVV. GARGIULO: Ma non possiamo nasconderci dietro una sigla…ammiraglio! …..abbia pazienza! …..ma questo vorrebbe dire che questo appunto diretto al Capo Servizio non è arrivato al Capo Servizio!

 

HENKE: Io non me lo ricordo……

 

AVV. GARGIULO: Ma questo è assurdo! …….Ma per carità!.....Questo è ridicolo!.........Le risposte c’erano..ed erano più di una…che il SID ringrazia pure delle notizie…oggi si dice non erano esaurienti! …Ma si decida prima sulla qualificazione della risposta e poi sulla risposta in sé stessa….e cioè perché dopo tre anni ancora mantiene carente la risposta al Giudice Istruttore D’Ambrosio!

 

HENKE: Io seppi dal colonnello GASCA quelle notizie che io ho prima indicato…ora io vorrei…vorrei sapere……….

 

AVV. GARGIULO: [rivolto al Presidente] Lo interrompa!.....Lo interrompa!.....Metta che conferma ma vorrei che mettesse la circostanza di non essere stato informato dal colonnello GASCA QUEIRAZZA!

 

Presidente: Abbiamo messo……

 

AVV. GARGIULO: Abbiamo messo?.......

 

 

 

[In aula si scatena un putiferio fra avvocati e Presidenza]

 

 

 

Presidente: Infatti la domanda è su fatti determinati! Il fatto è che stiamo ponendo la stessa domanda una infinità di volte…Il teste dà una risposta…è sempre la stessa!

 

 

[Interviene con voce pacata il Pubblico Ministero dott. LOMBARDI]

 

 

P.M. LOMBARDI: Può confermare l’ammiraglio che la risposta data al Giudice Istruttore di Roma era una risposta esatta o dobbiamo pensare che quello fu il primo depistaggio effettuato dal SID? …..Dirà che è stato magari il colonnello GASCA però con queste premesse…vorrei che l’ammiraglio concludesse che il messaggio è stato effettuato dal colonnello GASCA QUEIRAZZA…………

 

 

[La scena si interrompe un attimo per i commenti del giornalista Angelo Campanella]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ANGELO CAMPANELLA: Praticamente le indagini vengono portate fuori strada dal SID e dall’Ufficio AFFARI RISERVATI del Ministero degli Interni già all’indomani della strage e tutto questo in un groviglio abbastanza misterioso, fatto anche di lotte all’interno di questi corpi.

Un groviglio di confidenti che vanno e vengono, alcuni in comproprietà, che non si riuscirà mai a sciogliere o, almeno, non si è sciolto fino ad ora. Comunque sia da allora comincia un tira e molla tra magistrati e i Servizi dello Stato, che si interromperà soltanto nel 74, quando venne rivelato il nome di STEFANO SERPIERI, confidente che aveva dato le notizie sulle bombe di Roma. Eppure con Serpieri, un personaggio che nel 75 scomparirà nel nulla, subito dopo la strage se le notizie da lui fornite su GUERIN SERAC e ROBERT LEROYavessero avuto il peso giusto e il collegamento con DELLE CHIAIE fosse venuto fuori, c’erano tutti i dati per farlo venire fuori, si poteva forse già da allora imboccare la strada che portava alla pista nera.

 

 

 

[La trasmissione continua con l’interrogatorio di BONAVENTURA PROVENZA ex capo dell’Ufficio Politico della Questura di Roma]

 

 

 

 

 

Presidente: Lei è stato interrogato dal Giudice Istruttore di Roma?

 

PROVENZA: Sì, di Roma…….e poi in questa Corte il 18 aprile 1974….

 

AVV. AZZARITI-BOVA: Il testimone ha dichiarato nel dibattimento dell’altra volta del 1974 che non gli risultava che il SERPIERI era anche un informatore del SID……l’espressione del quale è proprio questa…però si domanda….Serpieri era un informatore della Polizia?

 

 

 

L'avvocato di parte civile Azzariti-Bova (a sinistra) interroga l'ex capo dell'Ufficio Politico della Questura di Roma dott. Bonaventura Provenza

 

 

PROVENZA: In sede di interrogatorio dell’altra volta del 18 aprile del 74 precisai la posizione del Serpieri nei confronti del nostro Ufficio, è strano che non lo trovo verbalizzato….dissi allora che era un nostro collaboratore..e che aveva collaborato parecchie volte…a proposito desidero precisare, e credo che sia in argomento con il processo, che il Serpieri era bene introdotto negli ambienti di destra e cercavamo appunto tra gli elementi di destra che erano stati fermati, tra cui il Merlino perché sapevamo che il Serpieri era amico del Merlino, di poter tirare fuori qualche notizia sugli ambienti di destra………

 

AVV. AZZARITI-BOVA: La convocazione di Merlino di conseguenza ha preceduto la convocazione di Serpieri….ora domandiamo….mi permetto di pregare vostra signorìa…..di domandare perché …e in base a quali elementi è stato convocato Merlino……

 

 

 

 

PROVENZA: Merlino è stato fermato perché già da tempo come detto negli atti da noi acquisiti e nel mio interrogatorio come vossignoria ha già letto, era sospettato…la sua posizione di neofascista in seno ad un circolo anarchico dava adito a sospetti non lievi…..quindi il primo su cui puntarono l’osservazione i miei funzionari……

 

AVV. AZZARITI-BOVA: Ma insomma…cerchiamo di rispondere!....la considerazione che….[interrotto dal Presidente che gli spiega che la risposta c’è stata]………..No, non l’ha detto signor Presidente…io dico in base….se egli ha convocato Merlino….in base a quello che ha saputo dall’agente Ippolito o in base ad altri elementi. Noi vogliamo individuare le ragioni che hanno spinto l’Ufficio Politico a fare questo! …Eh! Abbiate pazienza!......Consentitemi un po’….la risposta è questa: “il fermo del Merlino fu convalidato dal dottor Accolito, non era il solo fatto che Merlino elemento di destra fosse andato a finire ad un gruppo anarchico ma perché avevamo già avuto indizi in merito all’attività terroristica di Merlino”…………..Posso fare appello alla vostra benevolenza per dire questo:….a me la sera del 12 dicembre 1969 non mi hanno convocato…grazie a Dio..nè hanno convocato….

 

PROVENZA: Perché lui abitava a Catanzaro non l’abbiamo convocato!

 

 

 

 

 

[Tutti in aula ridono rumorosamente]

 

 

AVV. AZZARITI-BOVA: Né mi hanno convocato poi a dire il vero….ora ciò premesso perché hanno convocato Merlino……

 

Presidente: Per il sospetto…..

 

AVV. AZZARITI-BOVA: Ma i sospetti quali erano Presidente!

 

 

[Il Presidente Scuteri cerca di spiegare all’avvocato Azzariti-Bova i motivi della risposta di Provenza ma fra i due si accendono scintille]

 

 

 

Il dibattito si fa acceso e i personaggi assumono pose interessanti, sia Provenza che Ventura che segue attentamente...

 

 

AVV. AZZARITI-BOVA: Non facciamo una polemica! Se nei rapporti, come dice il dottor Provenza, è stata indicata la posizione di Delle Chiaie in relazione all’attività di Merlino…essendosi arrivati alla contestazione a Merlino……… a un certo momento per la responsabilità per la strage..dacchè erano stati contestati nel rapporto…dice il dottor Provenza….i rapporti di dipendenza tra Merlino e Delle Chiaie….domando al dottor Provenza per quale ragione non è stato Delle Chiaie…onorevole Presidente…fermato, messo nella posizione di fermo a disposizione del dottor OCCORSIO come Merlino. Questa è la mia domanda…..

 

 

 

PROVENZA: Noi fermammo subito Merlino. E Merlino fu messo a disposizione del magistrato. Le contestazioni non le facemmo noi, le fece il magistrato. Al magistrato segnalammo quelle che….i motivi per i quali noi avevamo subito fermato Merlino. In quel periodo non avevamo elementi per sbattere dentro Delle Chiaie altrimenti l’avremmo sbattuto dentro come l’avevamo già sbattuto dentro altre volte!

 

Presidente: Vuole fare altre domande? [L’avvocato Bova stava perdendo un po’ di tempo sulle carte che aveva in esame]

 

AVV. AZZARITI-BOVA: Sì voglio fare altre domande Presidente….

 

Presidente: E le faccia! La sto invitando!

 

AVV. AZZARITI-BOVA: Presidente..la prego di prendere atto che io sono avvocato e sono difensore di gente che è rimasta vittima della strage [fra i due si accende un battibecco]…..Interverrò più tardi….interverrò più tardi…..

 

 

 

[La scena torna ai commenti dei due giornalisti Angelo Campanella e Piero Ottone]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ANGELO CAMPANELLA: E rieccoci ancora a parlare di Stefano Delle Chiaie, ne abbiamo già sentito parlare…ricordi la storia POZZAN…ne parlammo allora come di un fantasma ricorrente…un fantasma tuttavia che si è materializzato spesso in questa storia. Delle Chiaie è un personaggio ambiguo, lo stesso SID in due occasioni nel 68 e poi ancora nel 75 conferma che è stato in contatto con la DIREZIONE degli AFFARI RISERVATI del Ministero degli Interni.

Mario Merlino, che è un amico suo, secondo la confidenza SERPIERI avrebbe messo le bombe a Roma su sua istigazione e DELLE CHIAIE per conto di GUERIN SERAC.

I rapporti tra Delle Chiaie e Guerin Serac e la sua agenzia sono già documentati dalla polizia italiana e da anni prima del 69. Dovremmo vedere questa tessera dell’AGINTER PRESS con la fotografia di Delle Chiaie…ma un nome fasullo…un nome inventato..GIOVANNI MARTELLI.

Nel processo di Catanzaro è accusato soltanto di falsa testimonianza, un reato che poi è caduto in prescrizione. Nessuno aveva chiesto la sua estradizione dalla Spagna dove si è rifugiato sin dal 1970, nemmeno il Ministero di Grazia e Giustizia. Eppure con la Spagna ci legano un trattato giudiziario del 1963 e un accordo Interpol.

Soltanto ai primi di marzo del 77, cioè a un mese e mezzo dall’inizio di questo processo, il Pubblico Ministero chiede la sua estradizione. Una richiesta che rimarrà lettera morta fino alla fine del processo, processo in cui Delle Chiaie è rimasto il grande assente.

Perché si è lasciato sfuggire questo personaggio se era importante? Una risposta non è possibile darla. Si era parlato di lui come l’uomo che era salito da Roma a Padova per quella famosa riunione del 18 aprile del 1969, la riunione in cui si decise la strategia delle bombe.

Però la circostanza del contatto FREDA-DELLE CHIAIE non è mai confermata da nessuna testimonianza. C’è un testimone però che afferma che Ventura e Delle Chiaie si conoscevano. E forse il giudice nella sentenza potrebbe aver dato indirettamente una risposta.

Parlando dell’organizzazione interna delle cellule neofasciste scrive: “Si tratta di gruppetti sovversivi costituiti ciascuno da tre persone. Il cui capo costituiva a sua volta uno dei due elementi base di altro gruppetto triangolare. Si poteva godere così delle garanzie tipiche del compartimento stagno”.

E la cellula nera di Padova, a detta dello stesso Ventura, non era la sola operante in Italia. E il nome di Stefano Delle Chiaie, da cui aveva preso le distanze lo stesso Movimento Sociale, compare in tutte le istruttorie sulle trame eversive di quegli anni…e non sono state poche…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PIERO OTTONE: E qui c’è da chiedersi quali sono le connivenze politiche, come mai questi alti ufficiali, questi organi dello Stato hanno dei rapporti così stretti con neofascisti che svolgono attività eversive. Beh…da una parte ci può essere una certa preferenza di carattere….così…personale…una preferenza ideale di alcuni alti ufficiali verso la destra, verso l’estrema destra anche.

E’ una costante che si ritrova nelle forze armate di tutto il mondo, è raro trovare un alto ufficiale socialista o comunista, molto più spesso si trovano nel fronte dei conservatori e qualche volta anche degli estremisti di destra.

Ma, a parte ciò, bisogna pensare al clima politico di quegli anni, di quei mesi, un clima politico in cui il centro-sinistra aveva governato per qualche anno ma in maniera abbastanza inefficiente, sembrava agli uni essere troppo minaccioso, agli altri troppo poco produttivo di risultati concreti. E quindi poteva esistere in quel momento effettivamente….era diffusa nei circoli moderati una opposizione contro ogni avanzata di sinistra di qualsiasi genere.

Ecco che allora l’alleanza con estremisti di destra poteva sembrare un’alleanza strumentale e di qualche utilità per impedire questa evoluzione politica.

Che poi questa alleanza provocasse o non provocasse stragi…nella mente di qualcuno…fra questi fiancheggiatori…poteva essere un fatto…come dire…secondario o non ben compreso e può darsi che qualcuno avesse veramente l’intenzione, come dice poi la sentenza, di provocare stragi e di uccidere molte persone per una certa auto qualifica. E in altri ci fosse la speranza….che ci si limitasse ad azioni puramente dimostrative, quindi persone disposte a giocare col fuoco con quelle conseguenze che poi abbiamo visto.

 

 

ANGELO CAMPANELLA: Ecco riprende adesso HENKE con…parlando appunto dei rapporti tra militari e questi uomini dell’estrema destra che si erano inseriti qualche anno prima. Poi ci saranno altri due capitoli altrettanto interessanti. Il primo riguarda la bozza della lettera di risposta al giudice D’Ambrosio, con cui si opponeva il segreto su Giannettini.

Un documento che viene gettato ai piedi dell’anziano ammiraglio da un altro ammiraglio, il nuovo Capo del SID, ammiraglio CASARDI. Bozza su cui compare la sigla di HENKE, una “H” piccola, quasi a significare o documento apporvato oppure, in sottordine, per presa visione.

Ed HENKE ha sempre detto in istruttoria di essersi completamente disinteressato dell’affare Giannettini. Questa è la prima copertura. Il secondo capitolo riguarda la seconda copertura, quella del 74, quando si decide di tacitare il giudice D’Ambrosio rivelando la qualità di informatore di uno solo, cioè di Stefano Serpieri.

 

 

 

 

[Si ritorna in aula dove c’è sempre il teste, ammiraglio Eugenio HENKE, ancora sottoposto ad interrogatorio]

 

 

 

 

L'avvocato Bova e l'imputato Guido Giannettini che segue gli interrogatori

 

 

AVV. AZZARITI-BOVA: Considerato che il generale VIOLA nell’interrogatorio del 31 agosto del 74 ha precisato che il Giannettini è diventato nuovo collaboratore del SID per disposizione della Direzione del Servizio nel periodo in ui Capo del Servizio stesso era l’ammiraglio HENKE…..si domanda…se l’ammiraglio HENKE conosceva Giannettini o la natura…la natura!....natura!....del suo impiego, ossia dell’impiego di Giannettini presso lo Stato Maggiore in epoca antecedente al passaggio del Giannettini al SID.

 

 

 

 

HENKE: Io Giannettini non l’ho mai conosciuto….egli è entrato a far parte dei collaboratori perché fu mandato dallo Stato Maggiore della Difesa a presentarsi direttamente all’Ufficio “D”. Il Capo di Stato Maggiore della Difesa dell’epoca aveva ritenuto opportuno avere a sua disposizione un certo numero di giornalisti per poter far scrivere articoli di stampa su vari giornali nell’interesse, diceva, delle Forze Armate. Questi giornalisti erano tre o quattro e..allora…a un certo momento per poterli retribuire con dei fondi riservati….sono fondi riservati a disposizione dello Stato Maggiore della Difesa….chiese al Capo del SID di repertare un contributo mensile a questi quattro giornalisti, cosa che fu regolarmente fatta, due erano amministrati su un piano amministrativo solo…..

 

Presidente: Quando avvenne questo era lei a Capo del SID e lei dov’è?

 

HENKE: Il Capo di Stato Maggiore mi pregò di retribuire questi quattro giornalisti per esigenze dello Stato Maggiore non per esigenze del SID e presso lo Stato Maggiore facevano i giornalisti…scrivevano articoli…Questo è tutto….

 

 

 

 

AVV. CALVI: Siccome il SID non è un ente di collocamento per disoccupati io vorrei sapere quali sono le esigenze dello Stato Maggiore che determinino il pagamento di uno stipendio da parte del SID. Non può essere….il capo ufficio stampa è lo Stato Maggiore…non è una giustificazione…vedete…..sfugge…ma io su questo punto insisto perché la nostra tesi…come quella del giudice di Milano è che in questo momento inizia la strategia che ci porta al 12 dicembre, che i giornalisti entrano nel SID per contattare la cellula veneta e mettere poi le bombe…quindi io su questo punto insisto…

 

Presidente: Ebbene questi quattro giornalisti furono presi effettivamente a carico del SID perché lo Stato Maggiore Difesa non ha un capitolo di bilancio rosso perché le spese riservate allo Stato Maggiore Difesa sono comprese nel bilancio del SID…

 

 

 

 

AVV. AZZARITI-BOVA: Questo non giustifica…..[rumori di fondo in aula]

 

Presidente: Avvocato Azzariti la invito formalmente a smetterla…non le do la parola!

 

AVV. ADDAMIANO: [difensore di Giannettini] …Vorrei che si chiedesse al teste, signor Presidente, quando per la prima volta ha visto fisicamente la persona del dott. Guido Giannettini…

 

Presidente: Quando ha conosciuto Giannettini?

 

HENKE: Mai…l’ho visto in televisione…l’ho visto in aula

 

Presidente: [ripete per il cancelliere] Ho visto per la prima volta di persona Guido Giannettini in quest’aula…

 

AVV. ADDAMIANO: Il testimone mi pare abbia detto, su questo punto vorrei tutte le precisazioni possibili che il colonnello GASCA parlò al testimone di un rapporto del dott. Giannettini in cui si prevedeva la fine del centro-sinistra e si ipotizzava che gruppi isolati di neofascisti facessero come conseguenza determinati attentati….e ….se il Presidente lo consente vorrei richiamare l’attenzione del teste perché ci dica tutto quello che rammenta sull’argomento…cioè del colloquio con il colonnello GASCA…

 

HENKE: Qui l’unica questione di interesse del 69 fu un rapporto nel quale lui comunica la caduta del governo di centro-sinistra e la possibilità di attentati da parte di isolati gruppi di neofascisti. Perché lui prese questo appunto e lo mandò al Capo dell’Ufficio Primo della I^ Sezione del Servizio di Sicurezza per una valutazione della notizia. Da questo Capo dell’Ufficio non ebbe più nessuno scritto….

 

Presidente: Però i fatti che nel rapporto venivano indicati come possibili si erano verificati…sto parlando di attentati perché attentati c’erano stati…sto parlando della valutazione del documento…quindi la valutazione l’avevano data i fatti!

 

HENKE: Sì..ma non è una questione sulla valutazione dei fatti…è la produzione dei fatti a cose fatte…sto parlando della valutazione del documento…

 

Presidente: Questo vale in generale quando non….e in particolare quando quello che è contenuto nel documento si verifica….quale occasione migliore del fatto che si è verificato! Ma il rapporto glielo ha mostrato a GASCA?

 

HENKE: No. Mai.

 

 

 

ANGELO CAMPANELLA: Ora assisteremo ad un confronto che a Catanzaro non c’è mai stato. Abbiamo accostato noi alcune tesi in contrasto tra i due massimi esponenti del SID, generale MICELI, generale MALETTI, su un rapporto del giugno-luglio del 74 destinato all’allora Ministro della Difesa ANDREOTTI, che era stato chiamato a rispondere in Parlamento su Giannettini. Rapporto in cui si afferma una circostanza non vera, che dopo il mandato di cattura non c’erano stati più contatti tra il SID e Giannettini.

 

 

[Entra in aula il generale Vito Miceli]

 

 

GEN. VITO MICELI ex Capo del SID: Qualche giorno prima delle dichiarazioni che il ministro ANDREOTTI doveva presentare in Parlamento alla Commissione Difesa il giorno 4 luglio 1974…pochi giorni prima… mi ha chiesto una ulteriore dichiarazione, siccome aveva visto che nelle precedenti dichiarazioni c’erano delle discordanze…ecc….e quindi voleva poi un appunto sui contatti tra Giannettini e il SID, in particolare voleva notizie…dopo il mandato di cattura se Giannettini aveva avuto ancora contatti con il SID. Io chiesi una ulteriore dichiarazione dal generale MALETTI…. che mi ha dato una dichiarazione…da me richiesta…il 29 giugno…mi pare, firmata da lui…e in questa dichiarazione veniva escluso qualsiasi contatto dopo il mandato di cattura!

 

 

[E’ la volta del testimone generale Maletti]

 

 

Presidente: Il generale Miceli era a conoscenza dei contatti successivi?

 

GEN. MALETTI: Conosceva l’esistenza di rapporti tra il Giannettini ed il mio reparto dopo…il mandato di arresto…

 

Presidente: Però ogni volta che c’erano dei rapporti lo informava?

 

GEN. MALETTI: No, non ogni volta…

 

 

[adesso testimonia il generale Miceli]

 

 

Presidente: Il generale Maletti ha detto ancora…il generale Miceli era a conoscenza dei contatti che il reparto “D” aveva tenuto successivamente al 1973 con Giannettini…..

 

GEN. MICELI: Non ero a conoscenza…..

 

Presidente: Il generale Maletti dice espressamente: “ripeto che il Capo del Servizio era a conoscenza dei contatti che il reparto D manteneva con Giannettini in Francia. Naturalmente era un’informazione a largo raggio e non certamente quotidiana. Il Capo del Servizio non mi disse mai di interrompere tale rapporto anche se non mi disse mai espressamente di continuare. Debbo precisare che in una circostanza mi raccomandò cautela”…….Ricorda questa circostanza?

 

GEN. MICELI: Confermo….non conoscevo i rapporti che Giannettini dopo il 73 aveva con il SID….

 

Presidente: Il generale Maletti aveva fatto il primo rapporto…un primo rapporto..come mai ne chiese un secondo..e..quando ha avuto un secondo..come mai…quando il ministro ha chiesto…parliamo di questo ultimo rapporto per fare un esempio…quale necessità aveva di chiedere…

 

GEN. MICELI: Signor Presidente….

 

Presidente: Ha dubitato allora….

 

GEN. MICELI: Signor Presidente…il dubbio era questo: siccome lui non mi aveva parlato della consegna del documento del settembre 73 perché aveva ritenuto non….aveva valutato che non fosse importante..ecc…e quindi io non ho voluto un’altra dichiarazione da Maletti appunto perché evidentemente non aveva parlato di un incontro……

 

Presidente: Per dirla in parole povere lei non si è fidato di quanto Maletti….ma lei non era il Capo del SID?

 

GEN. MICELI: Io ero Capo del SID.

 

Presidente: Lei poteva mettere le mani dappertutto nel SID ed allora…aveva bisogno di Maletti?...non ci sono…ad un certo momento se non aveva questa fiducia in Maletti andava lei e pigliava tutti i documenti!

 

GEN. MICELI: Che cosa dovevo prendere? Giannettini era gestito direttamente…aveva soltanto Maletti…

 

Presidente: Siamo d’accordo su come era gestito Giannettini..ma noi abbiamo un elenco di pagamenti ricevuti da Giannettini da parte del SID…ci è venuto dal SID…quindi al SID c’è traccia di questi pagamenti…

 

GEN. MICELI: No..non c’era traccia perché è stato controllato…dall’amministrazione…la fonte GUIDO era stata pagata fino alla primavera del 73…risultava.

 

 

 

[ritorna come testimone il generale Maletti]

 

 

 

Presidente: Che cosa sa delle bombolette di gas e delle chiavi che i Ventura affermano essere state consegnate da Giannettini Guido a PIERANGELA BOIETTO e a MARIANGELA VENTURA, cioè rispettivamente alla moglie e alla sorella di Ventura Giovanni e che dovevano servire per la fuga dal carcere…

 

GEN. MALETTI: Ne so esattamente quanto mi è stato detto dal giudice e dal Pubblico Ministero negli interrogatori…se non erro..nel marzo del 76.

 

Presidente: Conosce questa bomboletta?

 

GEN. MALETTI: Mai vista.

 

Presidente: Ha visto qualche bomboletta analoga?

 

GEN. MALETTI: No.

 

 

 

[ritorna come testimone il generale Miceli]

 

 

AVV. DE CATALDO difensore di VENTURA: Il testimone probabilmente sa che i suoi ex collaboratori MALETTI e LABRUNA sono rinviati a giudizio davanti a questa Corte di Assise per aver proposto a Giovanni Ventura di evadere dal carcere di Monza. Il Giudice Istruttore con una sentenza che è agli atti di questo processo ha dichiarato non doversi procedere per essere ignoti gli autori del furto della chiave. ….Le domande che rivolgo al testimone sono le seguenti: 1) se presso il SID esisteva all’epoca un settore…un reparto..una sezione..chiamiamola come vogliamo…addetta all’approvvigionamento di strumentazioni speciali per esigenze di servizio….

 

GEN. MICELI: Esisteva un settore chimico fotografico..settore che provvedeva anche per tutto quello che poteva occorrere all’attività di controspionaggio e di spionaggio…

 

AVV. DE CATALDO: A me interessa sapere se risulta al testimone che questa sezione…comunque il Servizio…si occupasse anche eventualmente dell’acquisto di bombole narcotizzanti fabbricate all’estero..in Germania..in Svizzera…

 

Presidente: Sa se c’erano?

 

GEN. MICELI: Rispondo in maniera…una linea generale. Come ho detto prima questa sezione doveva approntare i mezzi tecnici per consentire lo sviluppo dell’attività di spionaggio e di controspionaggio. Per dirla in parole di moda anche per consentire lo sviluppo dell’attività del tipo 007…quindi mezzi speciali….

 

 

 

 

ANGELO CAMPANELLA: Quando a Catanzaro arrivano le bombolette di gas fornite insieme ad una chiave, dal SID..da Giannettini e da questi alla moglie di Giovanni Ventura, che dovevano servire al marito per addormentare gli agenti di custodia e scappare dal carcere, siamo già nei primi mesi del 78.

Il processo ormai continua stancamente, si sentono personaggi minori, testimoni, periti, tutti avvertono che il dibattimento non gli dà più niente di interessante. Il processo praticamente si è chiuso con i militari. L’attenzione si è spostata altrove.

Il 16 marzo Moro è stato rapito e la sua scorta falcidiata. Poi il lungo calvario del Presidente della DC e il suo assassinio. Il mese di giugno un altro avvenimento traumatico per il paese: le dimissioni di Giovanni Leone. Poi ci saranno altre udienze, udienze quasi senza storia, la pausa, lo schiaffo della fuga di Freda in ottobre, la requisitoria del Pubblico Ministero, le arringhe degli avvocati e all’inizio di quest’anno l’ultimo colpo di scena: il secondo affronto, la fuga di Ventura.

Siamo nei giorni in cui si attende la sentenza, arriverà un venerdì, 23 febbraio 1979, dopo circa 270 udienze e 3356 giorni dopo la strage. Alle 9.10 di sera la Corte fa il suo ingresso in aula.

Il Presidente Scuteri legge per venti minuti, parla di articoli, commi, paragrafi, cita capi di accuse e tanti nomi che forse a noi non dicono niente ma che da primi attori o da comprimari hanno avuto una loro parte in questa tragedia italiana.

Per Freda e Ventura è l’ergastolo. Il giudice non ha dubbi: sono gli autori della strage. Le oscurità che permangono, per il malizioso comportamento degli imputati e dei loro protettori, sui dettagli dell’efferato misfatto e sui precisi ruoli svolti dalle persone responsabili (così si legge nella sentenza depositata in cancelleria due mesi fa) non invalidano le prove raggiunte dall’accusa.

Giacchè è sufficiente per il meccanismo giuridico l’aver accertato che tutti e due ebbero comunque una parte determinante nella produzione di quei tragici eventi.

Marco POZZAN, l’altro personaggio della cellula padovana, venne assolto dal reato di strage per insufficienza di prove e amnistiato dal reato di associazione a delinquere perché della cellula nera era un partecipante e non un promotore.

Ergastolo anche per Guido Giannettini, considerato nella sentenza un tramite importante per la cellula nera padovana. Guido Giannettini, scriverà poi il giudice, fu sempre puntualmente informato dell’attività terroristica,, progettata e poi effettivamente compiuta per la realizzazione degli attentati del 69.

Per il giudice è chiara la correità di Giannettini con Freda e Ventura. Parla di criminoso vincolo societario FREDA-VENTURA-GIANNETTINI e aggiunge senza mezzi termini che, dopo la strage, non solo Giannettini non ha preso le distanze dai due ma risulta, dice testualmente il giudice, un atteggiamento di operosa solidarietà negli anni successivi al 69 verso elementi della cellula eversiva veneta.

Il reato di Stefano Delle Chiaie, è la falsa testimonianza…è già estinto e la Corte gli revoca il mandato di cattura. Scompare dal processo. E in un certo senso scompare anche il suo uomo, Mario Merlino, condannato a 4 anni e 6 mesi per associazione a delinquere, di cui tre condonati ma assolto con formula dubitativa dall’accusa di strage.

Gli uomini del SID, il generale Maletti e il capitano Labruna, vengono condannati a 4 anni, il primo di cui due condonati e a due il secondo, con sospensione della pena per cinque anni.

Nella sentenza il giudice, dopo aver dichiarato illegittime le innegabili coperture a favore di esponenti dei gruppi eversivi che operarono nel 69, coperture che per il giudice dimostrarono con tutta evidenza la loro solidarietà con ambienti inquinati del potere allarga il discorso e scrive testualmente: “Non depone certo in loro favore il fatto che nel processo per i silenzi e le menzogne di imputati e non imputati non siano stati scoperti i personaggi ispiratori né chiariti i termini degli accordi nell’ambito dei quali la suddetta solidarietà è maturata”.

 

Ed infine eccoci a Valpreda, viene condannato a quattro anni e sei mesi di cui tre condonati, per associazione a delinquere, mentre è assolto dall’accusa di strage ma soltanto per insufficienza di prove.

 

 

 

PIERO OTTONE: E quindi siamo giunti al momento delle conclusioni. Ebbene chi ha assistito a questo programma ha assistito a qualcosa fuori dal comune, non soltanto per gli eventi che vi erano riferiti, ma anche per il fatto che queste cose sono state trasmesse e sappiamo benissimo che molti si sono chiesti se sia stato ragionevole, opportuno, mettere in onda un programma come questo.

Abbiamo avuto episodi scabrosi, abbiamo avuto accuse preoccupanti, abbiamo visto personaggi di grande rilievo in momenti di imbarazzo. E’ stato un bene fare tutto questo?

Io vorrei rispondere alla domanda con un’affermazione di carattere generale. Io credo che una classe dirigente ha il diritto di continuità, la sua funzione di dirigere un paese, non tanto se essa non commette errori e non si macchia di colpe, perché tutti commettiamo errori e qui vediamo le nostre colpe, io credo che la sua legittimazione e il suo diritto di governare e perpetuarsi consiste piuttosto nella capacità di correggere gli errori che commette, di emendarsi delle sue colpe, quindi il coraggio di discutere e di discutere alla luce del sole ciò che essa commette in bene o in male.

Visto da questo punto di vista mi pare che il processo di Catanzaro […] credo che sia effettivamente un fatto positivo, un fatto importante nella vita della repubblica italiana. Dopotutto, mi pare, possiamo anche vedere alcune conseguenze, perché i pericoli non sono scongiurati, però […] l’impressione diffusa, certamente la mia impressione, è che alcuni di quegli errori sono stati in qualche maniera rimediati e che già alcuni Servizi che allora erano considerati talvolta cosa privata e adoperati per fini “devianti” oggi hanno già un assestamento, una intensità molto maggiori di prima.

 

 

FINE DELLE CINQUE PUNTATE REGISTRATE DALLA RAI TRA IL 1977 ED IL 1979 NELL’AULA DELLA CORTE DI ASSISE DEL TRIBUNALE DI CATANZARO NEL CORSO DEL PROCESSO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA DEL 12 DICEMBRE 1969 A MILANO.