logostoriaveneta2

IL PROCESSO DI CATANZARO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

LE CINQUE PUNTATE DELLA TRASMISSIONE TELEVISIVA PRODOTTE DALLA RAI nel 1977-1979

 

IL PROCESSO

 

Un film dal vero di Wanda Amodei e Maria Bosio

Commentato da Angelo Campanella e Piero Ottone (Quarta puntata)

 

La riunione

 

 

Presentazione della trasmissione originale (ritrasmessa da RaiStoria in “Una giornata particolare”) da parte di Paolo Mieli di cui pubblichiamo il commento parlato.

 

 

 

PAOLO MIELI

 

Quartapuntata1a

 

Quelli che vedremo oggi, in particolare, sono due coprotagonisti…diciamo…non fra i protagonisti principali della vicenda del processo di Catanzaro ma due personaggi molto..molto importanti. Il ministro della Difesa Mario TANASSI e il generale MICELI Capo dei Servizi Segreti.

Ripeto: sono due personaggi laterali rispetto alle vicende del processo però il loro confronto è interessante. E’ interessante perché? Sia Tanassi che Miceli finiranno male la loro carriera politica e qui sono nell’ultima stagione della loro vita sul palcoscenico della politica nazionale…bene…Miceli appare più agguerrito, più forte di Tanassi. Tanassi…come tutti gli uomini politici che abbiamo visto in queste puntate del processo di Catanzaro…balbetta, non ricorda, è incerto e vedremo che ad un certo punto Miceli lo apostrofa in modo brusco. “Ma come…lei ministro dice che non sapeva nulla di Giannettini, ma neanche leggeva i giornali?”

Oggi, probabilmente, cose di un tal genere sarebbero inconcepibili, impossibili, non credo che oggi ci sarebbe un uomo politico che andrebbe in un processo di tale importanza senza prepararsi, ma prepararsi al dettaglio, sapere nomi, date, circostanze, e saper reggere un confronto, soprattutto un confronto con il Capo dei Servizi Segreti senza rispondere a dovere.

Appariva più ferrato Miceli ma anche Miceli era oscuro, era come se stesse regolando altri conti, non stesse parlando del processo di Catanzaro. Dietro tutto ciò cosa c’è? C’è la vicenda di servizi segreti che in Italia negli anni 60 e negli anni 70 funzionarono male o peggio furono scassati, definitivamente scassati da lotte di potere che resero loro pressoché impossibile funzionare.

C’erano elementi preziosi nei servizi segreti, ma l’invadenza della politica era stata tale che i servizi segreti italiani per un ventennio furono traditori o comunque pervasi, permeati da linee che portavano al tradimento. E questo fu uno dei danni più grandi alla storia dell’Italia repubblicana.

 

 

 

17 settembre 1977

 quarta3a

 

La Corte!

 

[Il Presidente Scuteri prende posto e subito dopo l’onorevole Mario Tanassi si siede davanti a lui]

 

quarta4a

 

Presidente: Consapevole della responsabilità che con il giuramento assumete davanti a Dio, se credente, e agli uomini, giurate di dire la verità, null'altro che la verità…dite Lo giuro

 

 

quarta5a

 

TANASSI: Lo giuro!

 

Presidente: Onorevole ricorda se il generale MICELI allora Capo del SID ebbe a parlarle di Giannettini e della questione relativa alla opportunità o meno di rivelare il nome di Giannettini all’autorità giudiziaria?

 

TANASSI: Come ho dichiarato in istruttoria non…il generale Miceli non mi parlò…

 

Presidente: Lo esclude?

 

TANASSI: Lo escludo…né mostrò…parlo sempre della dichiarazione che ho reso in istruttoria….nè mi mostrò la lettera…

 

Presidente: Ma il generale Miceli lo ha affermato in istruttoria che non solo…quindi le parlò diverse volte…più volte…ma che gli mostrò questa lettera….

 

quarta13a

 

TANASSI: Io confermo…mi spiace per il generale Miceli…non me l’ha mostrata. Io posso dire questo con certezza…ho cercato di ricostruire nel modo più preciso possibile e sono in grado di poter affermare… prima… che nel periodo non breve in cui sono stato Ministro della Difesa…non ho mai proposto e tanto meno concesso perché non dipendeva da me…come la Corte saprà il titolare del segreto politico-militare è il Presidente del Consiglio…e non il Ministro della Difesa. Non ho mai proposto o concesso il segreto politico-militare né in questa occasione né in nessuna altra occasione. Non è da dire ne ho concessi otto, per esempio, e fra questi otto può darsi che non mi ricordo ci fosse…no…non ne ho concessi mai nessuno…Non me ne ha parlato. Non mi è stata fatta la proposta, non mi è stato posto il quesito…

 

 

 

[La scena lascia l’aula ed è la volta dei commenti dei giornalisti Angelo Campanella e Piero Ottone]

 

quarta16ab

 

ANGELO CAMPANELLA: Tanassi fu per quattro volte tra il 70 ed il 74 Ministro della Difesa. Sono gli anni in cui il SID, una parte del SID, SID che dipende appunto dal Ministero della Difesa, non faceva niente per chiarire al magistrato la posizione di Giannettini. Quel sabato, quel sabato di settembre a Catanzaro è un’altra giornata calda, non è certo perché fuori c’era il sole…

 quarta17a

 

PIERO OTTONE: Dunque vediamo due schieramenti chiaramente definiti, da una parte gli uomini del SID, ufficiali, dall’altra parte abbiamo gli uomini politici. Il nodo è Giannettini. Questo misterioso individuo, rimane pur sempre misterioso, che è il punto di contatto, collegamento, fra terroristi da una parte e gli alti ufficiali del SID dall’altra. Giannettini lo sappiamo è stato protetto da organi dello Stato.

Sebbene imputato, sebbene amico di uomini che poi sono stati condannati per strage. Chi è che ha deciso questa copertura di Giannettini ecco il problema che si dibatte adesso. Si dibatte con una certa confusione di ruoli. Qui abbiamo dei generali che fanno politica, anche troppa, e poi abbiamo degli uomini politici che non ne fanno per nulla. Abbiamo dei ministri che ci sono ma è come se non ci fossero…per carità non sono niente, non hanno visto niente, non hanno mai deciso niente, sono veramente al di là del bene e del male.

 

 

 

[Siamo di nuovo in aula di Catanzaro con l’onorevole Mario Tanassi testimone]

 

 

 giannettini13a

 

Presidente: Lei ha detto prima che il generale MALIZIA le ebbe a dire, le ebbe a parlare di questo segreto politico-militare, che quando loro dicevano…com’è che siete venuti in questo discorso?

 

TANASSI: Il generale Malizia era il mio….

 

Presidente: Le parlava di Giannettini?

 

quarta14a

 

TANASSI: Certamente…in quel periodo…certamente….in quel periodo là il generale Malizia aveva praticamente libero ingresso nel mio ufficio…Malizia mi disse che risponderebbe….c’era questo problema…esisteva questo problema che riguarda certamente Giannettini perché il periodo è quello…non è che adesso io ricordo che quel giorno lui mi disse Giannettini….adesso collegando quel periodo..probabilmente…anzi direi certamente si trattava di…E lì abbiamo questa…noi rispondiamo in questo modo…come per prassi…come per abitudine..forse altre volte..c’è da precisare anche questo…generale Malizia  

 

quarta25a

quarta26a

[voci e rumori dagli avvocati in aula]

 

 

Presidente: Quindi glielo prospettò Malizia il caso?

 

TANASSI: Il generale Malizia…ho fatto la dichiarazione all’inizio…sì ma in quei termini in cui ho fatto la dichiarazione all’inizio il generale Malizia mi prospettò il caso…e mi disse rispondiamo come per consuetudine….

 

Presidente: Rispondiamo chi?

 

TANASSI: Rispondiamo….

 

Presidente: Ma chi rispondeva….Malizia?

 

TANASSI: Malizia…ma come…rispondiamo come Ministero..rispondiamo…quando ci sono questi casi…poi l’ho già detto questo…non sono eccezionali e questo fra l’altro non era nemmeno imputato…ecco perché si può riferire della strage…rispondiamo che non possiamo rispondere…nell’interesse del Servizio non possiamo rispondere…in fondo con questa risposta poi…capisce…anche la Corte quelli sono….

 

Presidente: Quindi non gliela prospettò Miceli la questione?

 

TANASSI: No…

 tanassi1a

quarta9a

 

Presidente: Quindi la questione gliela prospettò Malizia?

 

TANASSI: Me la prospettò il generale Malizia…il generale Malizia mi parlò di questa circostanza…del periodo che si trattava…e rispondiamo…quando si tratta di questi quesiti, domande, rispondiamo che non possiamo rivelare il nome degli informatori…..

 

 

[rumori in aula]

 

 

Presidente: Ma il generale Malizia le disse che avevano già risposto o cosa dovevano rispondere?

 

TANASSI: Non che dovevano rispondere…era un fatto così….

 

Presidente: Lei quando sentì per la prima volta il nome di Giannettini?

 

quarta30a

 

TANASSI: Signor Presidente questo veramente non sono in grado di stabilirlo…perché l’ho sentito dalla stampa qualche volta…a quel tempo per il nome di Giannettini era sconosciuto…poi ci furono polemiche….

  

quarta27a 

 

 giannettini25a

 

Presidente: Ma prima di apprenderlo dalla stampa per le polemiche che ci sono state..per tutti gli articoli..lo aveva sentito?

 

TANASSI: No..no..mai..io sono rimasto sorpreso quando sono stato interrogato dalla…dal giudice…

 

Presidente: Quando Malizia….

 

TANASSI: No…Malizia…il giudice istruttore…quando mi hanno detto che io avrei visto quella lettera…insomma…sono rimasto meravigliato…son già rimasto meravigliato di essere interrogato..

 

Presidente: Lei apprese il nome di Giannettini dalla stampa e allora Malizia gliene parlò?

 

quarta15a

 

TANASSI: Ma…Malizia…può darsi…che me ne abbia parlato….

 

Presidente: Ma gliene parlò dopo che cominciò ad uscire sulla stampa il nome di Giannettini…Malizia gliene parlò dopo che è incominciato ad uscire sulla stampa…?

 

TANASSI: Probabilmente sì….ma non sono in grado di….

 

 

[esce l'onorevole Tanassi]

 

quarta34ab 

quarta36a 

 

 

Ora l'aula è più attenta: entra infatti il generale Vito Miceli, ex capo del Servizio segreto italiano

 

[Entra in aula il generale Vito Miceli]

 

 

 quarta43a

 

 

Presidente: Dunque MICELI VITO nato a Trapani il 6 gennaio 1916… Consapevole della responsabilità che con il giuramento assumete davanti a Dio, se credente, e agli uomini, giurate di dire la verità, null'altro che la verità…dite Lo giuro

 

GEN. MICELI: Lo giuro!

 

Presidente: Conferma le dichiarazioni agli atti?

 

quarta32a 

 

GEN. MICELI: Se me lo consente Signor Presidente io vorrei procedere nel racconto dei vari passi che io ho compiuto in relazione alla risposta da dare al giudice D’Ambrosio…e dunque dovrei iniziare dal momento in cui il giudice D’Ambrosio ha scritto al Capo del SID per formulare la nota richiesta. Il Capo del SID, cioè io, non appena ricevuta la lettera del giudice D’Ambrosio ho sentito subito la necessità di svolgere una riunione tecnica…con la partecipazione di altri ufficiali dello stesso SID e di tecnici dello stesso SID…tecnici per quanto concerne la tutela del segreto. E ho svolto..lettera di D’Ambrosio alla mano…ho svolto la riunione con la partecipazione del generale MALIZIA, consulente giuridico del Ministro TANASSI, Comandante CASTALDO, consulente dell’ammiraglio HENKE, generale TERZANI, vicecapo del SID, generale MALETTI Capo del “D”, generale ALEMANNO Capo Ufficio Sicurezza, cioè capo di quell’ufficio che si interessa delle questioni tecniche della tutela del segreto…rivelare o non rivelare le cose…e poi si interessa in particolare della classificazione della documentazione, poi il maggiore D’ORSI che era il capo della Sezione Sicurezza del Reparto “D”.

 

miceli1a 

quarta37a

 

 

Presidente: Prima di indire questa riunione informò il ministro..della riunione…di questa sua intenzione?

 

GEN. MICELI: Non ricordo perché…ecco…l’obiettivo di questa riunione era quello…per me…quello di sentire il parere…il parere dei miei maggiori collaboratori del SID e in particolare devo mettere in evidenza quanto segue: cioè perché io ho invitato il generale MALIZIA e perché io ho invitato il comandante CASTALDO…a una partita di scacchi o ad assistere a una partita di calcio?…ma sapevo perfettamente che erano i consulenti delle due rispettive autorità e quindi indipendentemente da quello che io avrei riferito alle due autorità io volevo la certezza che loro…avendo assistito alla riunione..quindi avendo assistito ad un esame approfondito del problema..rappresentassero alle rispettive autorità tutti gli aspetti particolari della questione…

 

quarta42a

 

Presidente: Andò solo dal Ministro?

 

GEN. MICELI: Andai solo come sempre andavo…

 

 

Presidente: Il ministro era solo?

 

GEN. MICELI: Il Capo del Servizio di Sicurezza aveva colloqui frequenti con il Ministro…da solo…allora ho mostrato al Ministro della Difesa la lettera del Giudice D’Ambrosio..ho parlato al Ministro della Difesa della riunione che io avevo tenuto al SID con la partecipazione dei nominati e ho detto al signor Ministro…ho chiesto qual’era la sua opinione. Il Ministro della Difesa mi ha subito detto di essere…subito d’accordo nel senso della salvaguardia…a questo punto ho detto al Ministro della Difesa che era opportuno che prendesse contatto con il Presidente del Consiglio…con la Presidenza del Consiglio…per quei motivi che ho detto prima…perché c’erano degli aspetti connessi strettamente all’attività del SID e c’era anche qualche aspetto che riguardava la prassi dell’autorità nazionale della Sicurezza. Quel giorno la cosa finì lì…io ricordo…. perché i tempi sono stati strettissimi….di una telefonata del generale MALIZIA diretta a me in cui il generale Malizia ebbe a dirmi: “Qui alla Presidenza è stato trattato quel problema e la decisione è quella della salvaguardia del segreto…”.

 

 

 

Presidente: Dopo quanto tempo ebbe questa telefonata?

 

GEN. MICELI: Eh…il tempo guardi non lo ricordo…questione di giorni…

 

Presidente: Chi era il Presidente del Consiglio quando avvenne la telefonata?

 

GEN. MICELI: Era Rumor…Presidente del Consiglio…e in quel momento ritengo…il tempo …se era prima…non ricordo bene…ricordo i fatti e anche la successione dei fatti ma le date…ma debbo chiarire questo…che ho citato questa telefonata sulla base dei miei ricordi…quello che mi dice la memoria…ma devo mettere in evidenza…che questo per me è un elemento integrativo perché la decisione doveva essermi comunicata dal Ministro TANASSI. Difatti io mi sono recato per la seconda volta dal Ministro Tanassi per chiedere la definitiva decisione. Il Ministro Tanassi mi ha detto che era d’accordo con la Presidenza e che io quindi potevo rispondere al giudice D’Ambrosio nei termini già detti prima.

 

 quarta47a

 scuteri4a

 

 

[Il generale Miceli a confronto con l’onorevole Tanassi]

 

 

 

Presidente: Ha sentito cosa ha detto prima…ha ripetutamente affermato…

 

TANASSI: Io non mi sono mai occupato…io non…non mi sono mai occupato dei problemi particolari…io né allora…né adesso…non solo non conosco l’elenco degli informatori del SID…non conosco un solo nome….

 

GEN. MICELI: Nemmeno io allora….

 

 quarta50a

 quarta51a

quarta48a

quarta49a

 

 

 

 tanassi2a

 

TANASSI: Io conosco solo i nomi che sono stati rivelati!

 

 Presidente: [rivolto al Cancelliere] Ho attentamente ascoltato la lettura della deposizione testè resa dal generale Miceli e né il generale Miceli né altri…

quarta52a

 

TANASSI: …sanno la dichiarazione di stamattina su Malizia…il generale Malizia…mi hanno mai parlato della esigenza di porre…

 

Presidente: Né il generale Miceli…salvo l’episodio del generale Malizia…

 

TANASSI: …il segreto politico-militare…

 

Presidente: Non mi hanno mai parlato del problema Giannettini…

 

TANASSI: …in modo specifico…non ho mai visto la lettera come ho dichiarato stamattina…prima…quando mi hanno mostrato nel mio ufficio…

 

Presidente: Non aveva visto la lettera mai…

 

TANASSI: Se me ne avesse parlato…dato che i termini erano quelli di porre l’obiezione del segreto politico-militare sarei andato dal Presidente del Consiglio…sarei andato a riferire al Presidente del Consiglio…

 

Presidente: [rivolto al generale Miceli] Lei ha sentito…se ha dei particolari da dire al…da sollecitare la memoria del…..

 

 

quarta53a

 

GEN. MICELI: Io debbo rispondere a quello che ha detto il signor Ministro TANASSI. Non conosco bene qui quale deve essere il mio comportamento in questa risposta…non so se posso dire…esprimermi…in una certa maniera o in un’altra maniera ad ogni modo io rispondo…mi dirà Lei poi se posso…signor ministro…mi dispiace ma io debbo…

 

giudice3a

 

Presidente: Lei deve dire la verità…

 

GEN. MICELI: Oltretutto…[rumori…interviene il Presidente]

 

 quarta54a

 

 

Presidente: Ma lei deve dire la verità! [c’è una pausa con commenti fra la Corte ed il generale Miceli]

 

 

quarta57a

 

 

GEN. MICELI: Il caso Giannettini non è un caso…mi riferisco agli aspetti della rivelazione della identità della fonte…non è un caso che possa mettere paura…insomma…perché si tratta di un caso che intanto presso il SID è stato esaminato alla luce del sole…un caso che io chiamerei più tecnico che politico per quanto riguarda la rivelazione e quindi io….mi consenta…signor Ministro…io non capisco questa sua…posso chiamarla paura di voler ammettere le cose…perché è chiaro che quando io venivo da Lei signor Ministro…e venivo spesso…ed è ora di finirla e in questo mi rivolgo…mi rivolgo a tutti in Italia…è ora di finirla di considerare il SID come ditta privata…il SID dipende…..

 

 

 

Presidente: No..no..no…..

 

L’aula insorge a queste parole di Miceli]

 

 quarta56a

 giannettini13a

 

Presidente: Generale…lei deve indicare se ha dei particolari…non fare un comizio..va bene! Se lei ha dei particolari da indicare per…

 

 

Miceli si spiega1a

 

GEN. MICELI: Il SID era al centro dell’attenzione nazionale…no..no..voglio chiedere al signor Ministro come mai…non so…non leggeva i giornali…non vedeva che il SID era accusato per la questione di Giannettini…e come mai…non so…a parte il fatto che storicamente è come ho detto io…perché il SID non poteva assumersi una responsabilità perché era un caso nazionale…quindi bisognava per forza dirlo…avere il beneplacito…la decisione del Ministro e quindi del Governo…ma come mai…è possibile…il Ministro della Difesa con tutto questo can can…ad ogni modo non esiste per lui il caso Giannettini!...A me sembra strano! Questo è un aspetto. Un altro aspetto è questo…che sicuramente in autunno si è parlato della cosa perché ad un certo momento il giudice di Milano per poter sollevare il problema del segreto addirittura ha detto in una lettera – e questo mi è stato detto dallo stesso giudice D’Ambrosio quando io sono andato lì a deporre – che addirittura aveva minacciato di mettere sotto accusa il Capo del SID…quindi era una questione che in campo politico…a meno che qualcuno lo avesse bloccato…ma io so…ricordo molto bene che alla Presidenza nel tempo si è parlato di questo…quindi mi meraviglio che il Ministro della Difesa venga a dire…disconoscere completamente tutti gli aspetti di questo caso…..

 

 

 

[Commenti di Piero Ottone e Angelo Campanella]

 

 

 

 quarta59a

 

PIERO OTTONE: A questo punto possiamo fare un po’ di riassunto della situazione e dire che oramai con tanti personaggi importanti che sono comparsi in questo processo si sarebbe potuto credere che la Corte avrebbe fatto luce sui fatti centrali. Quei fatti per i quali il processo si svolgeva. E invece mano a mano che le udienze procedono, a mano a mano che si fanno gli interrogatori ci si accorge che su quel fatto centrale, e cioè la copertura di Giannettini, e quindi la copertura di un agente che aveva strane connivenze con i terroristi, su questo fatto centrale arriviamo a poco a poco davanti ad un muro che sarà invalicabile.

Però il processo rivela altre cose, che in definitiva si rivelano anche più allarmanti. Perché non si tratta qui soltanto di un episodio, si tratta di mali più profondi, più diffusi nella repubblica.

Si tratta di un certo modo di governare o di non governare. E’ questo che a poco a poco viene alla luce durante gli interrogatori. Abbiamo innanzitutto una incredibile fuga dalle responsabilità. Abbiamo questi ministri che non sanno nulla, che quasi quasi non hanno mai sentito parlare di segreti di Stato, non sanno neanche cosa siano. Quindi una assenza in quelle funzioni che sono proprie di chi governa. Questo è il primo guaio, il primo male profondo.

E poi c’è quell’altro male, e dispiace che sia un personaggio come il generale Miceli a definirlo in una certa frase che egli pronuncia in tono minaccioso e allusivo quando dice “rivolgo un appello a tutti”…ma si ferma un attimo…come a dire prima se volesse rivolgersi a qualcuno in particolare…poi dice a tutti “è ora di finirla di considerare il SID come una ditta privata”.

Ebbene è proprio questo uno dei mali che vengono fuori da queste udienze di Catanzaro. Che le istituzioni a poco a poco sono state degradate e sono state asservite a fini particolari e impropri. Questa veramente è la tabe!

 

 quarta61a

 

ANGELO CAMPANELLA: Quella con Tanassi e Miceli è l’ottantesima udienza, la terza delle tre di settembre, che hanno dato un vero scossone al processo. In quel momento si diffonde stranamente una certa atmosfera di euforia, i giudici pensano di avere in mano il bandolo giusto di questa matassa.

E’ un’atmosfera che subito si smorzerà perché di lì a poco ci sarà una vera e propria doccia fredda con deposizioni di generali e colonnelli sulla famosa riunione del 30 giugno del 73, riunione convocata dopo che il giudice D’Ambrosio aveva scitto a Miceli tre giorni prima, al capo del SID questa lettera che ha per oggetto: “Procedimento penale a carico di Freda ed altri per reato di strage”.

In effetti si dice che Ventura aveva già ammesso che Giannettini era un informatore del SID e che oltre alle veline trovate a Montebelluna, Giannettini aveva consegnato altri rapporti al SID. La lettera si chiude con queste parole: “Ai fini dell’ulteriore corso dell’istruttoria è opportuno che codesto servizio chiarisca specificatamente se il Giannettini abbia mai svolto attività informativa o comunque fornisca sullo stesso ogni notizia di cui è in possesso”.

Quindi una richiesta di informazioni, precisa, categorica, che il SID sa che non può non rispondere per cui Miceli convoca questa riunione a Palazzo Baracchini, sede del SID e anche del Ministero della Difesa.

 

 

21 novembre 1977 

 

quarta63a

 

[E’ la volta come testimone del generale Saverio Malizia]

 

 

Presidente: Consapevole della responsabilità che con il giuramento assumete davanti a Dio, se credente, e agli uomini, giurate di dire la verità, null'altro che la verità…dite Lo giuro

 

GEN. MALIZIA: Lo giuro!

 

Presidente: Si accomodi…

 

GEN. MALIZIA: La riunione secondo il mio ricordo…potrei anche non essere del tutto preciso per quanto riguarda le modalità…la sostanza è questa…quella che ho già detto in istruttoria perché la sostanza la ricordo bene. Il discorso venne introdotto…così mi sembra di ricordare…dal generale Miceli…quello stesso cioè che non era la prima volta che mi chiedeva pareri…questi pareri spiccioli diciamo così…il quale disse che era stato interessato dal Giudice Istruttore di Milano che voleva sapere se un certo Giannettini era o non un agente del SID o termine equivalente…adesso non so se ha adoperato il termine agente o fonte informativa come usano chiamarle al SID. Chiedeva un parere tecnico, tecnico-giuridico…per quanto mi riguardava…perché io posso esprimere soltanto un parere dal punto di vista giuridico. Una valutazione poi di ordine politico, tecnico operativo ecc. evidentemente non spettava a me.

 

 

[Entra in scena come testimone il generale Terzani]

 

 quarta67a

 

 

 

Presidente: [formula di giuramento]

 

Gen. TERZANI: L’argomento era la risposta alla lettera del giudice D’Ambrosio se rivelare o meno la qualità….

 

 

[Entra in scena come testimone l’ammiraglio Castaldo]

 

 

quarta69a

 

AMM. CASTALDO: Non conoscevo l’argomento, fui invitato per telefono ad andare sopra perché giù…era al piano di sotto allo Stato Maggiore della Difesa…

 

[Entra in scena come testimone il colonnello D’ORSI]

 

quarta70a

 

COL. D’ORSI: Mi fu detto che il giorno successivo o due giorni dopo c’era una riunione nell’ufficio del Capo del Servizio per decidere in merito ad una richiesta pervenuta dal Giudice Istruttore di Milano. L’oggetto della richiesta mi era noto prima che io andassi alla riunione.

 

 

[Entra in scena come testimone il generale Alemanno]

 

 

Presidente: Le dissero qual’era l’oggetto della riunione?

 

 quarta71a

 

GEN. ALEMANNO: Nossignore…perché se ne facevano spesso di queste riunioni…

 

Presidente: Chi partecipò alla riunione?

 

GEN. ALEMANNO: Aprì la riunione il generale MICELI…io dico tutto quello che mi ricordo…non mi si facciano domande…

 

 

quarta73a

 

Presidente: Le domande non possiamo impedirle…eh eh eh…….Lei seguì la lettera richiesta…ma l’aveva…

 

GEN. ALEMANNO: Nossignore.

 

Presidente: Ma l’aveva in mano…

 

quarta75a

 

GEN. ALEMANNO: Aveva varie carte in mano…adesso non so…può darsi che avesse anche la lettera originale…

 

Presidente: Ma non gliela fece vedere…

 

GEN. ALEMANNO: No.

 

 

 

[Entra in scena come testimone l’ammiraglio Castaldo]

 

 

 

Presidente: Chi presiedette la riunione?

 

AMM. CASTALDO: Dunque la riunione si iniziò in questo modo: il generale Miceli quando noi eravamo già convocati entrò con una lettera in mano che era la lettera di richiesta del giudice D’Ambrosio di Milano il quale chiedeva al SID se questo signore era o meno informatore dei Servizi. Dopodichè lui si allontanò perché aveva altri impegni e questa sala della riunione era adiacente al suo ufficio e intercomunicante e si recò nel suo ufficio mentre noi cominciammo la discussione. Parlò per primo in ordine – come ho già detto – il generale Malizia…

 

 

 

[rientra il generale Alemanno]

 

 

GEN. ALEMANNO: La parola passò al generale MALETTI.

 

Presidente: Ma gliela…fu il generale MICELI che chiese per primo l’opinione?

 

GEN. ALEMANNO: Eh sì… era lui che doveva illustrarci i problemi perché per me personalmente Giannettini era uno sconosciuto…e la riunione fu presieduta dal generale TERZANI…

 

 

[Entra in scena come testimone il generale Terzani]

 

GEN. TERZANI: Il generale Maletti premise che ormai Giannettini non era più né un informatore né un agente del SID quindi si sarebbe potuta rivelare l’identità. E a questa tesi si associò anche l’ammiraglio Castaldo. Maletti non ricordo se fu prima o dopo…certamente anche Maletti abbandonò Giannettini proprio per questo…dicendo che lui non era più interessato in questa fonte e pertanto per lui si poteva rivelare…

 

 

[Entra in scena come testimone l’ammiraglio Castaldo]

 

Presidente: Sembra che…. almeno qualcheduno ha dichiarato.. che il generale Maletti…dopo che il generale Miceli introdusse la discussione…se io debbo rispondere a questa lettera del Giudice Istruttore di Milano…il generale Maletti per primo si alzò e disse: Giannettini il giornalista è così…Giannettini era un collaboratore…è vero?

 

AMM. CASTALDO: Eh guardi Presidente non me lo ricordo…sono passati quattro anni…io non ricordo questo particolare…

 

Presidente: Maletti era per rispondere affermativamente al Giudice Istruttore di Milano…cioè per dire che Giannettini era collaboratore del SID o negativamente per dire che non era per opporre il segreto politico-militare?

 

GEN. ALEMANNO: No..io ricordo perfettamente che quegli uomini del “D” erano sempre chiusi e taciturni e che non erano mai espansivi…

 

Presidente: In quella circostanza…lasciamo stare…

 

 

 

GEN. ALEMANNO: In tale circostanza non furono di nessun parere!

 

Presidente: In conclusione il generale Maletti era per il “ni”…voleva un sì ma concludeva per un no…

 

 

 

COL. D’ORSI: La perplessità era su questo…la discussione verteva su questo…era come non dare una risposta negativa…al tempo stesso evitare di allarmare gli altri corpi…

 

Presidente: Gli altri…Alemanno…cominciamo da….

 

 

 

 

GEN. TERZANI: Malizia!…cominciamo da Malizia che…era proprio il tecnico della situazione..da Malizia..Alemanno..e gli altri concordarono tutti che non era il caso di rivelare questa identità.

 

 

 

AMM. CASTALDO: Io personalmente sostenni con fermezza la tesi contraria…che cioè siccome per questa fonte particolare era in qualche modo invischiato…un reato che aveva suscitato un così grave allarme e raccapriccio nella popolazione…per una volta tanto si dovesse derogare dal principio generale e comunicare al magistrato l’esatta posizione che cioè..anzi mi ricordo di avere aggiunto…diciamoci anche in quale delicato settore era impegnato e che poi per il resto era responsabile delle sue azioni…

 

Presidente: Ma ci fu discussione…oppure la…

 

 

 

GEN. ALEMANNO: La maggioranza fu…quasi la totalità…concludemmo..qui non bisogna dirlo se no il Servizio inaridisce…

 

Presidente: Conferma la circostanza che ebbe a dire il generale Miceli che cioè avrebbe prospettata questa soluzione alla quale era pervenuta la riunione…al Ministro della Difesa e al Presidente del Consiglio dei Ministri?

 

 

 

GEN. TERZANI: Certamente al Ministro della Difesa…sono sicurissimo e questo lo ricordo chiaramente perché Miceli disse che sarebbe andato immediatamente ed andò immediatamente dal Ministro della Difesa…non so se ha parlato con il Ministro della Difesa.

 

 

 

quarta74a

 

ANGELO CAMPANELLA: Certo alla fine trovano un accordo…coprire Giannettini. La tesi della riunione tecnica…però…mostra qualche smagliatura..ma stiamo ai fatti. Tutti gli intervenuti alla riunione dicono alcune cose certe. Dicono che Miceli ha fatto una breve introduzione, all’inizio…che aveva in mano la lettera di D’Ambrosio ma non lha letta, dicono anche che Maletti fece un rapporto limitato, negativo sulla fonte Giannettini, fonte Guido.

Che non parlò affatto delle veline ritrovate a Montebelluna. Ebbene tutto questo cade quando il generale Alemanno…sarà il primo tra i partecipanti alla riunione…dirà che Maletti effettivamente parlò nella riunione di queste veline trovate a Montebelluna come copie di rapporti esistenti negli archivi del SID.

Dobbiamo ricordare a questo punto che Giannettini ha consegnato decine di rapporti a Freda e Ventura, due imputati di strage e alcuni di questi rapporti Giannettini sostiene di averli consegnati perché autorizzato da alcuni ufficiali del SID.

 

 

 

[la scena ritorna in aula dove interviene il P.M. Lombardi]

 

 quarta77a

 

P.M. LOMBARDI: Ricorda il teste in quale periodo ebbe notizia che copia di alcuni documenti del SID erano stati rinvenuti in possesso delle parti….

 

quarta76a

 

GEN. ALEMANNO: Mi ricordo che nella riunione si parlò di questo…lo venni a sapere allora perché io queste cose non le seguivo, non me ne occupavo…

 

Presidente: Nella riunione lei avverte queste veline e lei come sta dicendo..avverte che le veline erano copie dei rapporti di Giannettini…Lo dissentì questo?

 

GEN. ALEMANNO: Lo dissentii….e che aveva tutto mandato già con le spiegazioni al Giudice d’Ambrosio…quindi l’argomento era chiuso…

 

Presidente: Se voi stavate discutendo su una richiesta del Giudice Istruttore di Milano…che la richiesta era articolata in due punti…cioè conoscere la qualità di Giannettini e conoscere queste veline da chi provenivano. Com’è possibile che già il “D” aveva risposto al Giudice Istruttore di Milano?

 

GEN. ALEMANNNO: Io so che il “D” fece l’esame di queste veline e furono portate a conoscenza…

 

Presidente: Ma quando…ma quando…lei mi dice che il D assicurò la risposta….

 

GEN. ALEMANNO: Non ho fatto niente io in merito alle veline perché ha fatto tutto il D! Io del resto non posso sapere niente!

 

Lombardi1a

 

P.M. LOMBARDI: Le ragioni delle mie domande hanno un motivo ben preciso….

 

Presidente: E nessuno lo mette in dubbio…

 

P.M. LOMBARDI: C’è una giustificazione…c’è un’affermazione di Guido Giannettini che sta a monte di tutto questo e cioè “io consegnai a Ventura o a Freda – vedremo poi chi – questi documenti con il pieno accordo del Capo dell’Ufficio “D”…qui si tratta di verificare anche un’affermazione dell’imputato che è determinante ai fini della sua difesa o della mia accusa. Intanto che mi interessa se ne sia o che non se ne sia parlato. Si tratta di verificare l’ipotesi di accusa o di convalidare eventualmente l’ipotesi di difesa. Quella è l’enorme importanza che annetto alla questione e all’approfondimento del fatto.

 

 

 quarta79a

 

PIERO OTTONE: Il Pubblico Ministero è molto chiaro e qui si ritorna a parlare dei diritti e dei limiti delle competenze di un servizio segreto.

Fin tanto che un servizio segreto si riunisce per decidere se coprire o non coprire un suo agente qui siamo ancora nei limiti delle competenze e tutto funziona…ma quando questo agente afferma di avere consegnato rapporti o copie di rapporti a estranei…per di più imputati di strage…allora non siamo più nei limiti delle competenze del servizio segreto…appare abbastanza chiaro…anche se non è provato al cento per cento…ma appare abbastanza chiaro che in quella riunione…quella riunione famosa…si discuteva anche di questo problema…su questo particolare aspetto dell’attività di Giannettini.

E se così stanno le cose allora quella riunione assume una…un aspetto ben diverso da quello di una normale riunione tecnica di un servizio segreto. Qui c’è di peggio.

 

 

 

[La scena ritorna in aula e davanti al Presidente siede il generale Saverio Malizia]

 

quarta80a 

quarta81a

 

GEN. MALIZIA: Questa considerazione che io fossi stato richiesto da Miceli per esprimere un parere quale consulente giuridico che pertanto avrei dovuto sensibilizzare…o era per sensibilizzare il ministro è una pura affermazione di Miceli. Il quale….ho una montagna di carte al Ministero…chiedeva a me pareri sotto diversi aspetti quale Sostituto Procuratore Generale Militare. Ma io in realtà sono andato come esperto di diritto..che un caso che mi sembrava semplice…così come era stato proposto…voleva dire qualche cosa da un punto di vista giuridico…ma non già come…anche perché…ripeto…il ministro a mio parere non c’entrava nulla! Se mai era Miceli che doveva riferire al Ministro se lo avesse creduto opportuno!

 

P.M. LOMBARDI: In quella riunione…in quell’incontro ciascuno venne convocato per un motivo ben preciso. Alemanno come capo dell’Ufficio Segreto, Maletti e D’Orsi ufficiali del “D”, generale Malizia consulente giuridico, contrammiraglio comandante Castaldo ufficiale addetto all’Ufficio del Capo di Stato Maggiore della Difesa. Cioè non ci fu nessun accordo improvviso ma fu un proposito ben preciso…perché Miceli lo abbia fatto questo lo vedremo successivamente…però che lo fece con questo intento e preannunziando a tutti a cosa serviva quella riunione è un fatto che non può essere contestato!

 

GEN. MALIZIA: A me non è stata preannunciata la riunione…non mi è stato detto preventivamente l’oggetto della riunione…se Castaldo è stato invitato come rappresentante…sono questioni che non mi riguardano…io personalmente non ho mai saputo…nessuno mi ha detto che veniva in rappresentanza del ministro per riferire al ministro. Secondo me…come facevo in mille altre occasioni il mio parere tecnico-giuridico doveva servire a colui che doveva poi valutare il caso così come facevano i Capi di Stato Maggiore ed altri e poi riferirne al Ministro…ma erano loro che dovevano riferire al Ministro…non io.

 

quarta83a 

 

P.M. LOMBARDI: E’ inconcepibile ed è incredibile che nessun ministro della Difesa abbia chiesto al generale Malizia chi aveva a vuto questa idea eccellente di eccepire il segreto militare sul nome di Giannettini! Qualcheduno deve averne parlato! E’ impossibile che i due ministri della Difesa…con tutte le accuse che si riversavano sul SID non si siano preoccupati di chiedere da cosa era scaturita questa decisione! Chi aveva preso la responsabilità di questa decisione. E’ questa la mia contestazione che è precisa. Mi pare di averla chiarita abbastanza.

 

quarta84a

 

 

 

GEN. MALIZIA: Non mi interessa se Rumor o Tanassi dicono di non essere stati informati…invece sono stati informati…Non sono stati informati da me! Su questo giuro…non sono stati informati da me!

 

 

P.M. LOMBARDI: Perché le risposte non sono soddisfacenti sono costretto a chiedere l’incriminazione del testimone…

 

 

 quarta85a

 

GEN. MALIZIA: Non ho assolutamente altro da dire…La stessa accusa io penso si può fare al generale Miceli perché a mio…secondo la mia scienza ha detto cosa non corrispondente al vero…Ci sono cioè due persone…una delle quali forse interessata…l’altra no…io non ho nessun interesse come ho detto prima…che affermano due cose diverse. Io penso che almeno davanti al generale Miceli mi si potrebbe dare il modo di smentire il generale Miceli. E se Miceli persiste nel dire di una mia telefonata da Palazzo Chigi o da altre cose del genere…ecco questo posso dire!

 

 

P.M. LOMBARDI: La Corte può ritirarsi e decidere su quello che è richiesto…

 

 

 

 

23 novembre 1977

 

 quarta86a

 

 

Presidente: La Corte ordinando al comandante il nucleo di Polizia Giudiziaria dei Carabinieri…la invita [rivolto al generale Malizia] a nominarsi un difensore e gli contesta il reato di falsa testimonianza così come enucleato dal Pubblico Ministero e dispone a giudizio immediato…

 

 

[Entra in aula il generale Miceli e pronuncia la formula di rito per il giuramento da testimone]

 

micelinuovo 

 

GEN. MICELI: Io confermo quello che ho detto…aggiungo questo…ma mi sembra di averlo detto anche in un dibattimento nelle precedenti riunioni. La telefonata del generale Malizia per me era accessoria…non era decisiva…perché il mio interlocutore diretto…l’autorità che doveva darmi la decisione definitva era l’onorevole Tanassi…difatti io…indipendentemente dalla telefonata del generale Malizia mi sono recato…come già dichiarato…dall’onorevole Tanassi….

 

quarta90a

 

Presidente: Ha sentito…generale Malizia?

 

 

quarta89a

 

GEN. MALIZIA: Ripeto non solo quello che ho detto la volta scorsa qui ma quello che ho detto a Miceli quando ci siamo incontrati al Motel…ne abbiamo parlato….non capisco perché questa insistenza…cerca di ricordare se è stato qualche altro che ti ha informato di una cosa del genere…io giuro…non ho mai telefonato…non sono mai andato alla presidenza a chiedere…né saprei dove e quando potevo andare perché c’era la crisi…non c’era nessuno…dove dovevo andare?...cerca di ricordare Miceli…in piena coscienza…perché io non ho fatto la telefonata…non l’ho fatta…giuro davanti a Dio…vedi…cerca…sforzati di ricordare….perchè se sta telefonata…inoltre tra l’altro…c’è solo come giustamente dici…io non ce l’ho assolutamente con nessuno…non ha senso! Abbi pazienza…cerca di ricordare…puoi esserti sbagliato…sforza la tua memoria…vedi se per caso non hai sentito qualche altro. Io…ripeto…non ce l’ho assolutamente con nessuno…qualcuno dice che ce l’ho con i militari…che ce l’ho con i politici…andare…io non voglio andare proprio a nessuno…ho detto tutto quello che sapevo…completamente…onestamente…se avessi saputo qualche cosa l’avrei detto…anzi era nel mio interesse…la decisione che era sortita lì sarebbe stata avallata dal Presidente del Consiglio…se te l’ha fatto il Ministro Tanassi…e si arrangi lui…se il Presidente del Consiglio l’ha saputo…e si arrangi lui! Non ce ne importa niente! Ma io la telefonata non l’ho fatta! Cerca di ricordare!

 

Presidente: [rivolto al generale Miceli] Lei è sicuro di questa telefonata?

 

 

Miceli perplesso1a

 

GEN. MICELI: Signor Presidente mi consenta di dire che io sono fatto così…che sono veramente addolorato di trovarmi in questa circostanza e di dover testimoniare in questa circostanza che indubbiamente dolorosa per il generale Malizia…che a me dispiace molto…questo mi consenta di dirlo….mi consenta Signor Presidente di dire che ho citato io questa…quello che già all’inizio mi ha detto…a suo tempo…che poi è quello che ho precisato essere stata una telefonata…perché era un fatto…è avvenuto in coscienza…io ho frugato dentro…io sono sempre stato sicuro di questo…e poi ti assicuro io…

 

GEN. MALIZIA: Miceli…io la verità…la giustizia…a me non mi importa niente…

 

GEN. MICELI: Ho giurato naturalmente di dire la verità nella mia coscienza…ricordo perfettamente….

 

 quarta91a

quarta92a

 

 

GEN. MALIZIA: Vabbè te l’hanno ordinato Miceli…mi dispiace….Ma qui non è il caso che è in ballo la mia persona…qui è la verità…è la verità che deve essere sovrana…io giuro che questa telefonata…perché non sono andato alla Presidenza del Consiglio…non l’ho fatta e non la potevo fare….

 

 

quarta94a

 

P.M. LOMBARDI: Signor Presidente…signori…ritengo necessario prima di procedere all’accurata disamina dei fatti esporre le ragioni per le quali ho richiesto questo procedimento immediato e le ragioni per le quali le ho chieste nei confronti del generale Saverio Malizia. Ritengo che questo accertamento…cioè l’accertamento delle ragioni per le quali i vertici del SID confortati dal parere dell’autorità governativa si posero nel 1973 e 1974 in una posizione di assoluta chiusura nei confronti del Giudice Istruttore di Milano che procedeva per il delitto di strage più grave della storia italiana…e i motivi per i quali nello stesso periodo di tempo ben due imputati venivano inviati fuori del territorio nazionale a spese dello Stato…non sia un accertamento vuoto ma sia l’accertamento più qualificante di questa fase del processo.

Un accertamento che è stato iniziato in istruttoria…che non è stato possibile portare a tutte le conseguenze anche per le reiterate eccezioni di segreto che si sono susseguite.

E con ciò è semplicemente ridicolo dire continuare a dire…la responsabilità è dei politici…la responsabilità è dei militari…in forma interrogativa!

Signori la decisione venne adottata dal Capo del SID con l’avallo del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro della Difesa!

Se questa affermazione vuol dire che è responsabile l’uno o responsabile l’altro a me non interessa!

Quindi non intendo scagionare uno o accusare gli altri. E’ che nel momento in cui il Ministro…la decisione è stata adottata con lettera del 12 luglio da Miceli con l’avallo del Ministro della Difesa e del Presidente del Consiglio dei Ministri…ho detto tutto quello che in un processo si può dire.

Su cosa poggia…su cosa poggia l’accusa finale…rivolta al generale Malizia? Sui dettagli. E sulla risposta al quesito…fu un errore politico?…fu un atto di favoreggiamento?…fu qualche cosa di peggio?…avrebbe potuto riferire o il soggetto interessato…cioè il Presidente del Consiglio dei Ministri o colui che aveva avuto contatto non proprio con il Presidente o con l’Ufficio della Presidenza.

 

quarta95a

 

Questi erano i limiti nei quali doveva intervenire la testimonianza del generale Malizia…questi sono i limiti che il generale Malizia non ci ha consentito di valicare per accertare chi erano… oltre all’onorevole Tanassi…i soggetti interessati alla questione…quali erano le motivazioni vere con le quali si pervenne a questa decisione.

E ciò perché dopo anni di Istruzione, se c’è una cosa più chiara è che l’eccezione del segreto politico-militare…e anche formalmente…era uno strumento valido e legale….venne utilizzato non per coprire la fonte di Guido Giannettini ma per stroncare delle indagini del Giudice Istruttore che si avvicinavano pericolosamente alla fonte di quei tali rapporti.

Dopo il 12 luglio vi è una battuta di arresto che si riprende soltanto dopo l’intervista dell’onorevole Andreotti…dopodiché c’è che viene eliminato il segreto politico-militare.

A un comportamento gravemente lesivo degli interessi della Giustizia ritengo non possa che fare seguito una pena piuttosto rigorosa. Chiedo la condanna dell’imputato [il generale Saverio Malizia, n.d.c.] ad anni due di reclusione.

 

 

[Si alza il generale Malizia e gli viene offerto un microfono]

 

 

GEN. MALIZIA: Vorrei soltanto giurare ancora una volta su Dio e sulla mia famiglia che ho detto la verità…non ho taciuto niente. Il sospetto di aver mancato a questo mio dovere mi colpisce nell’anima,,,le conseguenze fisiche di questo dramma le sento ma non mi importa…mi importa che nel cuore dei miei figli che mi sono vicini rimanga sempre la memoria di un padre che li ha educati nel culto dell’onestà e della giustizia. Ora attendo la vostra giustizia.

 

 

 

1 dicembre 1977

 

 

 

 

Presidente: In nome del Popolo Italiano la Corte visti gli articoli 272 C.P. e 483 487 488 C.p.P. dichiara MALIZIA SAVERIO colpevole del delitto già ascritto e lo condanna alla pena di anni uno di reclusione nonché al pagamento delle spese processuali…ordina che l’esecuzione della pena resti sospesa a termini e condizioni di legge e che della condanna non sia fatta menzione nel certificato del casellario giudiziale spedito ad istanza privata. Ordina l’immediata scarcerazione dell’imputato. L’udienza è tolta.

 

 

quarta96a

 

PIERO OTTONE: Qui ormai abbiamo alcune certezze…cioè i terroristi che sono disposti a versare sangue per rovesciare l’ordine costituito….abbiamo militari che si sono serviti dei terroristi per fini politici…probabilmente per contenere o rovesciare il centro-sinistra…ma al di sopra di tutto questo gli uomini politici capivano quel che succedeva intorno a loro o no?

Hanno certamente dato una copertura anch’essi al SID e agli uomini intorno al SID ma l’hanno data per distrazione perché non sapevano quel che essi facevano o invece lo sapevano anche troppo?

Questo è il muro che noi non riusciamo a varcare.

Il processo si ferma di fronte a questo muro e il Pubblico Ministero lo dichiara in un’affermazione finale che è molto limpida, molto efficace. Resta il fatto che comunque ai piedi del muro sono i frantumi di istituzioni che capi non all’altezza del compito hanno ridotto in condizioni miserevoli.

Questo è il triste bilancio che dobbiamo trarre alla fine di queste udienze.

 

 

FINE DELLA QUARTA PUNTATA