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IL PROCESSO DI CATANZARO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

LE CINQUE PUNTATE DELLA TRASMISSIONE TELEVISIVA PRODOTTE DALLA RAI nel 1977-1979

 

IL PROCESSO

 

Un film dal vero di Wanda Amodei e Maria Bosio

Commentato da Angelo Campanella e Piero Ottone (Seconda puntata)

 

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Il Presidente della Corte di Assise del Tribunale di Catanzaro dott. Scuteri e l'imputato Guido Giannettini, informatore del Servizio segreto militare (S.I.D.) 

 

 

 Giannettini-Freda e Maletti

 

 

Di questa puntata manca la parte iniziale, manca il commento di Paolo Mieli, mancano alcuni fotogrammi, per fortuna non molti sull’ingresso in aula del giornalista, agente del SID, Guido Giannettini.

 

 

 

 

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GIANNETTINI: ..adesso forse verso il 20 dicembre 1969…mi chiesi anche se era possibile sapere qualche cosa sugli attentati…dall’ambiente della sinistra extraparlamentare…siccome le indagini si orientavano a quell’epoca sulla sinistra, sugli anarchici…c’erano state un sacco di perquisizioni, di fermi…mi è stato risposto che tutto questo ambiente si era chiuso in sé….

 

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Presidente: Conferma il contenuto dell’incisione su nastro fatto negli uffici del SID?

 

GIANNETTINI: Questo mi sento di confermarlo….secondo il mio ricordo più o meno corrisponde…però manca certamente qualcosa….soprattutto….

 

Presidente: Ma qual’è stato lo scopo di questa registrazione?

 

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GIANNETTINI: Maletti era entrato in servizio all’Ufficio “D” del SID nel settembre del 71, quindi nel 72 era al SID da pochi mesi…da sei mesi…un anno..dipende dall’epoca..e quindi non conosceva evidentemente a fondo tutto quello che io avevo fatto prima per il Servizio a partire dal 66. Alcune cose di cui avevo parlato a LABRUNA avevo l’impressione che non fossero state riferite..e ciò proprio a partire da quell’episodio del “Mondo”..quando io rivelai quindi al SID i miei contatti con FREDA e VENTURA…..allora vennero fuori tutta una serie di attività, di contatti che io avevo avuto. Ritenni necessario e opportuno raccontarle queste attività dal momento che avevo rivelato queste fonti. Ebbi l’impressione nelle volte successive…vedendomi fare una domanda a cui avevo già risposto esaurientemente…che LABRUNA non riuscisse a seguire compiutamente questa ricostruzione e quindi non la riferisse….e allora a un certo punto…ho tagliato la testa al toro…chiedendo di fare una registrazione in cui raccontavo tutti questi fatti….

 

Presidente: Ma doveva essere portata a Maletti questa…..

 

GIANNETTINI: Esattamente…

 

Presidente: Lei dopo l’articolo apparso sul “Mondo” ha avuto un incontro con il generale Maletti. Proprio relativo a questo articolo, alla possibilità da parte sua, alla volontà sua di querelarsi……

 

GIANNETTINI: No..in quel caso non ebbi un incontro…gli mandai appunto una lettera..anzi un biglietto..io in questo biglietto dissi questo: i fatti stanno in questo modo…io non partecipai…non ho mai partecipato a questa riunione..non ho mai fatto viaggi in Italia con RAUTI..e prima di recarmi dall’avvocato..anzi addirittura stavo sotto la sede dell’avvocato..telefonai…pensando di avere il nulla osta…invece Maletti mi sconsigliò e allora non ne feci…..Mi disse che mi avrebbe mandato…poiché non potevano…non era libero…mi avrebbe mandato la sera LABRUNA a spiegarmi più dettagliatamente il perché….LABRUNA mi disse appunto che Maletti era contrario…disse semplicemente: questa è una operazione giornalistica che poi si smonterà…difatti non venne poi fuori nient’altro…

 

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Presidente: E quella sera quando LABRUNA venne da lei si riparlò dei suoi rapporti con FREDA e VENTURA?

 

GIANNETTINI: Mi pare quella sera non ancora…o forse se ne accennò appena…

 

Presidente: Quanti rapporti contenenti specifiche informazioni attinte all’estero lei ebbe a fornire durante la permanenza in Francia o in Spagna, Argentina, dall’aprile 73 fino cioè alla sua costituzione?

 

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GIANNETTINI: Guardi io dall’aprile 73 fino a metà di quell’anno fornii un certo numero di rapporti, forse sette o otto e poi dopo non fornii più nulla…

 

Presidente: Dal settembre 73 mandò una relazione al generale….

 

GIANNETTINI: No…mandai una lettera che conteneva poi dentro..all’interno…una relazione…

 

Presidente: Durante la sua permanenza all’estero ha avuto degli incarichi specifici da parte del SID?

 

GIANNETTINI: All’inizio….all’inizio ebbi l’incarico di fornire tutte le informazioni che era possibile ritrovare sulle organizzazioni extraparlamentari in Europa…ovviamente con maggiori riferimenti in relazione all’Italia…

 

Presidente: Beh…insomma…extraparlamentari in genere?

 

GIANNETTINI: No..di sinistra…

 

Presidente: Questo incarico le fu dato prima di partire?

 

GIANNETTINI: Prima di partire.

 

Presidente: Da chi le fu dato?

 

GIANNETTINI: Dal capitano LABRUNA a nome del generale Maletti…

 

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Presidente: Ci vuole spiegare perché si è costituito?

 

GIANNETTINI: La ragione principale è che era venuta a mancare il motivo per cui me ne ero andato..cioè..nel momento in cui l’onorevole ANDREOTTI aveva dichiarato apertamente che io facevo parte del SID non ero più tenuto a nascondere questa mia appartenenza e quindi potevo rispondere liberamente a tutte le questioni che mi sarebbero venute poste….Io mi ero già posto il problema della costituzione…tanto è vero che inviai….ne parlai innanzitutto con il mio avvocato…inviai anche un paio di comunicazioni al giudice D’Ambrosio…

 

Presidente: Ma lei nel costituirsi ebbe a dire che la sua costituzione avrebbe potuto mettere in pericolo la sua incolumità personale!

 

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GIANNETTINI: E’ una frase assolutamente generica…E’ evidente che io mi ero trovato al centro di una questione molto più grande di me…quindi c’era anche la possibilità che mi accadesse qualcosa…d’altra parte io devo rilevare che quando arrivai all’aeroporto di Fiumicino c’era un tale apparato di sicurezza che potrei descrivere, che era impressionante…era circondato l’aeroporto…c’erano i mezzi corazzati..quindi ciò significa che questa ipotesi era prevista anche da altri…anche dalle autorità italiane….

 

Presidente: Quindi non era una frase generica….

 

GIANNETTINI: Significa che è un’ipotesi valida, ma è un’ipotesi non è un’opinione….

 

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Il Pubblico Ministero Mariano Lombardi interroga Guido Giannettini

 

P.M. LOMBARDI: La prima domanda che vorrei rivolgere all’imputato Giannettini è…più che una domanda….una contestazione…in ordine alla data alla quale asserisce di avere conosciuto Franco Freda. Da una sua agendina, cartella 10 del 1964 sotto la data dell’8 agosto c’è l’annotazione Freda.

 

Presidente: Che ne dice avvocato…poi le mostriamo l’agendina….

 

[il P.M. LOMBARDI sfoglia l’agendina e poi la consegna aperta al Presidente SCUTERI]

 

 

 

GIANNETTINI: Potrei vedere io…

 

Presidente: E’ sua l’agenda….prima di tutto guardi…..

 

GIANNETTINI: Sì..sì..è mia…

 

Presidente: Lei ha detto l’agendina è del….

 

GIANNETTINI: 64……

 

Presidente: Lei ha detto di aver conosciuto Freda nel….

 

GIANNETTINI: Ritenevo nel 66….ritenevo…ho spiegato…già da ieri..ho spiegato che ho dovuto fare una ricostruzione logica…cioè ritenevo nel 66 anzi..all’inizio avevo detto 67..ho anticipato al 66…eh..non so cosa pensare…io non ricordo assolutamente questa circostanza..e può darsi che l’avessi conosciuto prima o può anche darsi che qualcuno me ne avesse parlato anche…e non l’avessi ancora conosciuto…naturalmente siccome appunto la ricostruzione della data della mia conoscenza con Freda attribuita al 66 è soltanto logica e non è basata su un preciso ricordo…non posso escludere di averlo conosciuto prima….

 

[Il P.M. LOMBARDI legge un documento di GIANNETTINI]

 

P.M. LOMBARDI: Lettera al generale Maletti: “ In seguito tentavo una operazione molto più avanzata che avrebbe dovuto procurarmi informazioni sull’apparato clandestino del Partito Comunista Italiano nel Veneto strumentalizzando a tal uopo un esponente locale del partito comunista passato su posizioni filo-cinesi. L’operazione non riusciva per motivi che mi restano ancora in gran parte oscuri…e che sono molto più abbondantemente spiegati dopo”. Fu una iniziativa di GIANNETTINI?

 

Presidente: Fu una iniziativa sua?

 

GIANNETTINI: No..no…non fu una iniziativa mia…Ne parlammo al SID…non ricordo da chi nacque…se nacque….Non ricordo se era VIOLA o GASCA perché questa non è una cosa immediatamente prima…non è immediata…della prima fase…

 

P.M. LOMBARDI: Cioè del defunto colonnello GASCA…

 

GIANNETTINI: Non ricordo se fosse VIOLA o GASCA….Erano due cose che interessavano al SID…una la ricostruzione dell’apparato paramilitare e l’altro se fosse stato possibile trovare qualche elemento…diciamo manipolabile…che loro poi avrebbero cercato di avvicinare in altro modo…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PIERO OTTONE: Con Giannettini la galleria dei personaggi acquista un nuovo esemplare interessante. Giannettini si comporta durante le udienze come un uomo prudente, molto prudente, timoroso di quello che poteva succedergli comprensibilmente…comportamento piuttosto dimesso. Si comporta come un uomo d’ordine, che non nasconde le sue idee di destra, anzi le proclama ma che non parla di obiettivi rivoluzionari.

La cosa più interessante…io trovo nelle sue risposte…è il modo in cui considera il SID..perlomeno i suoi contatti nel SID..come degli alleati..come delle persone che hanno gli stessi obiettivi suoi e quindi persone che egli cerca di proteggere e di non coinvolgere.

 

 

 

 

[La scena ritorna all’aula con un intervento dell’avvocato difensore di Freda]

 

 

 

 

 

AVV. ALBERINI: Ai sensi dell’art. 364 del Codice di Procedura Penale io chiedo il confronto tra Giannettini e Freda su queste circostanze: Freda in sostanza ha negato di aver fornito elementi informativi..rapporti..ha negato di aver ricevuto i suoi rapporti..di GIANNETTINI…ha negato di aver indicato depositi di armi in riferimento agli ultras di sinistra di Padova ecc….ha negato l’infiltrazione di suoi elementi o di elementi di qualsiasi parte contrariamente a quanto ha detto GIANNETTINI…su questi punti chiederei il confronto….

 

 

 

Presidente: Allora Freda venga avanti….Le debbo contestare quanto dice Giannettini…Il Giannettini afferma che in un primo momento dava personalmente a lei copie dei rapporti e in un secondo momento queste copie dei rapporti gliele mandava tramite Ventura. E’ vero?

 

FREDA: Ora io invece radicalmente ho sostenuto di non aver mai ricevuto i rapporti informativi da Giannettini. Giannettini addirittura sosterrebbe che io avrei avuto un interesse e non riesce a specificare al di là del termine interesse…il contenuto di questo interesse…Io non capisco a questo punto…una rapida lettura di questi rapporti dimostra quantomeno a me che si tratta di aria fritta da un punto di vista di strategia politica….Io avrei dato a Giannettini degli elementi delle componenti di questi rapporti e lui mi avrebbe dato l’articolazione di questi rapporti come se io non avessi avuto una macchina da scrivere per batterle…insomma…dal momento che gli argomenti differenziati….

 

Presidente: Lei nega di aver avuto questi rapporti?

 

GIANNETTINI: Io confermo quanto ho già detto e sostengo che la prova di questo scambio informativo sta proprio nelle schede di personaggi della sinistra veneta che io non conoscevo…io non avevo altri contatti in Veneto…confermo tutto…non potevo conoscere i fatti personali dell’uno e dell’altro se non da qualcuno che stava in Veneto e questo qualcuno era Freda.

 

FREDA: E io vorrei fare osservare e mi permetto anche di dire che questa non è una osservazione né un giudizio…è una rappresentazione mentale per chi legge queste schede…che queste schede non contengono degli elementi politici…contengono delle componenti che rientrano nel concetto di pettegolezzo..di ciacole..di chiacchiere…rientrano nella privacy di queste persone…non si inseriscono nel dominio della loro attività politica. Quindi questi elementi informativi avrebbe potuto benissimo trasmetterli al signor Giannettini anche un cameriere del Pedrocchi…un autista di piazza…

 

GIANNETTINI: Faccio osservare che gli elementi erano tanti da presupporre l’esistenza di un coordinatore locale delle notizie provenienti dal cameriere del Pedrocchi o degli autisti di piazza….

 

FREDA: Giannettini credo sia astuto….credo si sia reso conto formulando la sua strategia processuale che egli debba districarsi dalle affermazioni di Ventura….

 

Presidente: Le informative sui rapporti….

 

 

 

 

FREDA: E’ l’unica ipotesi che posso fare….Giannettini ha dichiarato chiaramente di essere venuto una volta a Padova addirittura con viaggio…sì..sì..con l’aereo..con viaggio pagato dal SID per discutere con me in ordine ai particolari relativi alla individuazione e alla segnalazione all’autorità governativa del deposito di armi……Ora Giannettini conosce benissimo…quantomeno dovrebbe conoscere abbastanza bene le mie idee che nutrivo allora….quantomeno sulla necessità di una…dal mio punto di vista…di una unità operativa, una unità d’azione tra coloro che respingevano il sistema…superando i limiti dell’equilibrio sia a destra che a sinistra. Sa benissimo che io ho cercato di teorizzare questa posizione…quindi evidentemente Giannettini ritiene…o vuol far ritenere…affermando una menzogna del genere…e l’afferma con notevole impudenza….che io facessi il gioco di chi porta le mosche al ragno…il ragno sarebbe il governo diciamo…quindi io..secondo Giannettini…avrei dato la possibilità a questo sistema che disprezzavo e che disprezzo di individuare un deposito di armi di miei potenziali alleati…o comunque di avversari che come me conducevano una lotta contro questo sistema….questo Giannettini vuol far credere!

 

GIANNETTINI: Confermo quanto ho già detto e devo sottolineare che Freda solo ora parla di queste sue…..le ha chiamate utopie…circa una potenziale collaborazione tra la destra e la sinistra contro il sistema…a quel tempo…almeno con me…non teneva affatto questo linguaggio…quello di persona di estrema destra cioè…considerava avversari tanto le sinistre quanto il governo….

 

FREDA: Queste affermazioni del Giannettini nemmeno credo si possano definire bugie ma rientrano nella sua tattica del bacio del lebbroso…evidentemente….e lui attribuisce a me la sua astuzia e la sua abilità indubbie di mistificazione. Giannettini sa benissimo che la mia preoccupazione come politico…allora…era quella di impedire che questi gruppi che lui una volta chiamava…anche se impropriamente…nuova sinistra e che oggi pare..pare…che inserisca rozzamente nel clichè della sinistra…la mia preoccupazione era che questi gruppi…usciti secondo me fuori dall’equilibrio della sinistra del sistema..in nome di questa unità…di questa union sacrée…di questa unità d’azione antifascista. Quindi…se mai..la mia preoccupazione come osservatore politico era quella di contribuire…dopo aver analizzato il fenomeno…a rettificare questa specie di distonia..dal mio punto di vista ideologico. Infiltrare degli elementi significa inserire in un organismo estraneo degli elementi con una funzione di provocazione…è vero…quasi degli enzimi che scatenano una certa reazione per danneggiare questi organismi. Ora io non ho mai avuto nessuna intenzione di aprirmi a prospettive del genere.

E Giannettini lo sa benissimo..sa anche benissimo..conosce benissimo…la composizione umana e il grado di sensibilità politica di questi gruppi oltranzisti di sinistra. Ora invece dalle sue affermazioni pare li ritenga tanto imbecilli da rimanere inerti di fronte a una qualsiasi opera di pretesa infiltrazione a livello di provincia….

 

GIANNETTINI: la spiegazione del termine infiltrazione data da Freda è parziale e tendenziosa…io affermo…io affermo che una persona che si inserisce in un gruppo per raccogliere delle informazioni è un infiltrato….quanto chi vi si inserisce per altri motivi. Il motivo dell’infiltrazione nostra era questo.

 

FREDA: Giannettini dimentica che le sue schede contenevano solo pettegolezzi…non notizie sull’attività politica!

 

Presidente: Giannettini l’ha lasciato parlare….

 

FREDA: Evidentemente ha una faccia che io non ho…una faccia di bronzo che io non ho!

 

GIANNETTINI: Evito di polemizzare su queste…..

 

FREDA: E’ un insulto!

 

Presidente: Perché questo è un complimento?

 

FREDA: E’ una constatazione….

 

GIANNETTINI: Io evito di farle queste considerazioni……

 

 

 

[Freda si allontana dai microfoni e se ne torna al suo posto in aula, il confronto con Giannettini è finito]

 

 

 

Presidente: Gli imputati insistono ognuno nella propria dichiarazione….

 

 

 

 

Udienza del 4 luglio 1977

 

 

[in aula come testimone depone il generale Maletti]

 

 

 

Presidente: Maletti …si accomodi….

 

GEN. MALETTI: Signor Presidente io preferirei che venisse letta o fatta leggere e assunta a verbale una mia dichiarazione…..

“Signor Presidente, signori giudici, so che c’è molta attesa per la mia deposizione…come se da me soprattutto potesse venire la verità sulla trama che ha portato alla strage di Piazza Fontana. Io non so…ed è compito della Corte chiarirlo…dal momento che l’istruttoria ha formulato solo ipotesi accusatorie…non so se nei Servizi di sicurezza del 1969 ci fosse qualcuno che sapeva ed abbia taciuto o peggio ancora che abbia contribuito a preparare ciò che poi sciaguratamente avvenne. Personalmente lo escluderei ma decisamente sottolineo e ribadisco: 1) che il SID non costituiva neanche all’epoca la totalità dei Servizi di Sicurezza nazionali; 2) che io appartengo ad un altro periodo delle cronache o della storia del SID..un periodo che comincia il 15 giugno 1971 esattamente diciotto mesi dopo l’attentato di Piazza Fontana; 3) E’ sotto la mia personale direzione e con il mio quotidiano stimolo il Reparto D del SID, dal 1972 al 1975, si prodigò in attività informative e operative contro elementi eversivi di vario colore.

Attività che per quanto riguarda gruppi anti istituzionali di destra culminarono nella consegna al Ministro della Difesa, che prontamente lo trasmise alla magistratura, di un importante dossier su tali gruppi.

E’ incompatibile con la figura reale mia e dei miei dipendenti, con la concretezza stessa delle realizzazioni da noi conseguite e rese note alla magistratura…è incompatibile ripeto….anche la sola ipotesi che si sono voluti agevolare con loschi favoreggiamenti uomini imputati di strage. Io ho servito il Paese per quasi quarant’anni nei quadri dell’Esercito, in guerra ed in pace, ricoprendo incarichi via via più delicati ed importanti in Italia e all’estero ed assolvendoli come sempre con fedeltà ed onore. Poiché nessuna deviazione c’è stata, nessuna volontà dolosa, e ovviamente non può esserci stato un movente plausibile, respingo ancora una volta le accuse rivolte e rimango a disposizione di codesta Corte per i quesiti che vorrà pormi”.

 

 

[Dopo la lettura della dichiarazione del generale Maletti è la volta dei commenti dei giornalisti Angelo Campanella e Piero Ottone]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ANGELO CAMPANELLA: Il generale Gian Adelio Maletti è arrivato a Catanzaro alla sessantanovesima udienza…siamo ai primi di luglio del 1977. Lo abbiamo sentito leggere i brani più importanti della sua dichiarazione. Ha 57 anni al momento. Dopo essere stato addetto militare in Grecia diventa Capo del Reparto D del SID il 15 di giugno del 71. Dove rimane fino all’ottobre del 75. Come vedremo anche in questo processo…come anche in altri che si stanno svolgendo in Italiain quei giorni…ci sarà un duro scontro con il suo ex Capo del SID generale MICELI.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PIERO OTTONE: Certo, con lui abbiamo una escalation in questo processo. Noi dagli estremisti siamo passati a Giannettini, informatore del SID, adesso abbiamo un uomo del SID, il generale Maletti.

Intanto il quadro comincia a chiarirsi…ci ponevamo delle domande all’inizio..ci chiedevamo come mai ci sono degli ufficiali del SID che in qualche maniera avevano rapporti con estremisti nemici della repubblica.

Vediamo e sappiamo oramai che alcuni di questi ufficiali avevano dei fini puramente politici, erano timorosi del centro-sinistra e cercavano di impedirlo, di andare avanti. Altri invece avevano fini eversivi e questi fini si sono ormai anche chiariti, sappiamo chi erano e cosa facevano.

Maletti in un primo tempo sembrava un uomo d’ordine, un difensore della Costituzione e basta. Vedremo invece nell’interrogatorio cui stiamo per assistere che anche la sua posizione a mano a mano che si fanno certe domande diventa meno limpida.

 

 

[Riprende l’interrogatorio del generale Gian Adelio Maletti]

 

 

 

 

Presidente: Durante il periodo della sua collaborazione, sua di Giannettini..a chi Giannettini consegnava i suoi rapporti?

 

GEN. MALETTI: Il Giannettini consegnava i suoi rapporti a me personalmente fino al settembre 1972…successivamente delegai il capitano LABRUNA di ritirare i rapporti stessi quando veniva segnalata la elaborazione e disponibilità di questi….

 

Presidente: Il capitano LABRUNA le ha riferito i discorsi avuti con Giannettini circa i suoi rapporti con Freda e con Giovanni Ventura?

 

GEN. MALETTI: No..mai.

 

Presidente: Mai? Ha ascoltato la registrazione incisa da Guido Giannettini nell’ufficio di Via Sicilia il 10 gennaio 73?

 

GEN. MALETTI: Non l’ho mai ascoltata.

 

Presidente: Mai?

 

GEN. MALETTI: Mai.

 

Presidente: Le ha consegnato il nastro il capitano LABRUNA?

 

GEN. MALETTI: Il nastro non mi è stato consegnato dal capitano LABRUNA..mi è stato detto dal….il Giudice Istruttore di Milano GERARDO D’AMBROSIO ha chiesto al capitano…se disponesse di un nastro inciso dal Giannettini in una conversazione che aveva fatto…aveva avuto in Via Sicilia nel 3 gennaio del 73. Questo venne chiesto se non mi sbaglio a settembre del 74 dal giudice D’Ambrosio. Io chiesi al capitano LABRUNA se esisteva una tale registrazione e il capitano LABRUNA mi disse che sì esisteva e io ritenni di mandarla al più presto al giudice D’Ambrosio. Non ascoltai la registrazione…ma lessi la trascrizione della registrazione stessa……

 

Presidente: Nell’interrogatorio del 6 dicembre del 1974 lei ha dichiarato espressamente: “…volutamente il 18 giugno 1974 dichiarai per iscritto che la collaborazione di Giannettini con il SID era cessata nel marzo 1973, ciò feci – ha detto – perché sapevo che la dichiarazione sarebbe stata consegnata al Ministero della Difesa..luogo non sempre adeguatamente protetto sotto il profilo della riservatezza…”….Conferma questa dichiarazione?

 

GEN. MALETTI: Confermo pienamente.

 

Presidente: Ma questa informativa lei la dava a esplicita richiesta del suo Capo Servizio e allora che motivo aveva…tanta riservatezza col suo Capo Servizio?

 

GEN. MALETTI: Il mio Capo Servizio mi aveva chiesto di fornire questa notizia per successivo uso da parte del Ministro ed io ignoravo quale sarebbe stato…ignoravo che il Ministro della Difesa del tempo ne avrebbe fatto uso in sede di Commissione Parlamentare….

 

Presidente: A questa prima sua nota ne è seguita un’altra del 20 giugno 74 e poi una terza del 29 giugno 74 e nemmeno in queste due lei ha citati i contatti con Giannettini successivi al mandato di cattura!

 

GEN. MALETTI: Signor Presidente io devo farle presente che all’epoca il Reparto D, per esso in particolare il NOD, già citato ieri, aveva in corso un’attività molto importante che sarebbe poi sboccata nella consegna alla magistratura di un dossier di cui oramai è nota l’esistenza presso il Tribunale di Roma dove si svolge il processo….[per il golpe Borghese, n.d.c.] Le notizie fornite alla magistratura dovevano essere coperte fino all’ultimo momento dal massimo della riservatezza e questa riservatezza era indispensabile finchè non si fosse tradotto in un rapporto scritto che fu consegnato…come ho già detto ieri… al Ministro della Difesa ai primi di luglio, il ricavato delle informazioni che noi abbiamo ottenuto da determinati collaboratori…

 

Presidente: E come mai lei al suo superiore diretto non ha ritenuto di dire guardi che io ho fatto, ho tenuto questa linea di condotta per questo motivo….

 

GEN. MALETTI: Signor Presidente…adesso qui bisogna tirare il filo del discorso. Il mio superiore diretto al tempo sembrava coinvolto…ed era in effetti coinvolto… nel golpe Borghese..io non potevo dirgli quelle cose che potrebbero…avrebbero potuto danneggiare la mia attività…

 

Presidente: Dunque…poiché riteneva inquinato MICELI perché non saltò Miceli e si presentò dal Ministro per renderlo….

 

GEN. MALETTI: Io avevo una dipendenza gerarchica che non potevo scavalcare in quel momento e in effetti la consegna del dossier ai miei superiori è avvenuta allorchè il generale MICELI era in posizione di affiancamento per l’imminente sostituzione all’ammiraglio CASARDI di modo chè io potessi raggiungere la certezza che questa nota veniva vista da due persone e inoltrata senza ulteriori eventuali soste….

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ANGELO CAMPANELLA: La domanda del Pubblico Ministero riguarda la riunione indetta da MICELI nel giugno del 73 in cui si decise di non rivelare alla Magistratura il legame di Giannettini con il SID.

 

 

 

P.M. LOMBARDI: La riunione era stata indetta dal Capo del Servizio per decidere gli elementi per la decisione che dovevano essere forniti dall’Ufficio D…..Ufficio D nella persona del generale Maletti. C’era anche un altro ufficiale presente, ma il generale indubbiamente era il comandante, non orientò gli altri ufficiali sulla situazione. Se la decisione doveva scaturire..sia pure in sede tecnica…dalla considerazione della valutazione degli elementi di fatto …allora omettere di sottoporre agli altri colleghi..gli altri ufficiali…gli elementi di fatto voleva dire sostanzialmente disorientare gli altri ufficiali presenti alla riunione…..

 

GEN. MALETTI: Nel corso della riunione del 27 giugno 73 io non parlai dei rapporti tra Freda e Ventura da una parte e Giannettini dall’altra. Non lo feci perché quanto a me risultava in merito a tali rapporti non aveva una importanza tale da poter influenzare la decisione che doveva essere adottata…..Con questo evidentemente io non ho voluto nascondere la conoscenza da parte mia di rapporti particolari esistenti e a me noti…meglio a me ignoti…tra il Freda ed il Ventura. Ho detto che quanto sapevo di quei rapporti non aveva alcuna importanza…tanto io sapevo che poteva essere anche pochissimo o nulla del tutto..non poteva avere influenza sull’andamento di quella riunione…..

 

P.M. LOMBARDI: Guido Giannettini ha sempre affermato di aver riferito al generale MALETTI che le sue fonti erano FREDA e VENTURA. Nell’aprile 72 allorchè venne pubblicato un articolo su “Il Mondo”…premesso che il motivo delle confidenze di Guido Giannettini era costituito dalla intenzione di proporre querela…premesso che il generale Maletti al riguardo ha reso delle dichiarazioni un po’ diverse…”In un primo tempo…il 21 agosto non ricordo che Giannettini mi abbia parlato dell’articolo di SANAVIO…cioè non è che avesse eccessivo interesse per il Servizio una notizia pubblicata sulla stampa. In un’altra occasione…specialmente il 2 luglio…è vero che nella primavera del 72 sconsigliai Giannettini dall’intraprendere qualunque iniziativa giudiziaria contro il settimanale “Il Mondo”…ma non ricordo che nell’occasione mi abbia fatto i nomi di Freda e di Ventura. Sarei portato ad escluderlo perché quei nomi mi erano già noti. E se Giannettini l’avesse fatto avrei confermato…avere sconsigliato Giannettini dal proporre querela presuppone pertanto che abbia letto…preso visione del contenuto dell’articolo per poter orientare Giannettini sull’opportunità o meno di proporre querela”.

E allora io aggiungo e contesto al generale Maletti che la versione di Giannettini su questo punto appare più veritiera e che è inattendibile che non abbia soffermato la sua attenzione sulla notizia giornalistica anche in considerazione del fatto che nell’articolo si parlava oltre che dell’evento del SID anche della possibilità che a Padova vi fosse stato un ufficiale delle Forze Armate!

 

GEN. MALETTI: Il fatto è avvenuto nel 1972…più di cinque anni fa…come posso oggi ricordare questi particolari..Giannettini era un informatore..non ce n’era certo molti di informatori in merito al SID…ma era uno delle tante fonti il cui prodotto convogliava sul mio tavolo. Questo particolare non lo posso ricordare!

 

P.M LOMBARDI: Il generale Maletti lunedì scorso mi pare…a domanda se era a conoscenza che nel gennaio 1974 era stato emesso un mandato di cattura contro Giannettini rispose: “ritengo di aver appresa la notizia dalla stampa”. E’ vero?

 

GEN. MALETTI: Sì.

 

Presidente: Il Pubblico Ministero le contesta che il Giudice Istruttore di Milano in data 21 gennaio ha inviato al Capo del SID una copia del mandato di cattura. E’ venuto a conoscenza di questa trasmissione?

 

GEN. MALETTI: Sì certamente. La prima notizia…lei mi insegna giudice..la stampa un minuto dopo che il mandato di cattura era stato emesso l’aveva pubblicato…

 

P.M. LOMBARDI: Successivamente alla emissione del mandato di cattura…il generale Maletti nelle scorse udienze ha riferito di avere operato una scelta fra la possibilità di denunziare il collaboratore per un eventuale processo di estradizione o continuare un collegamento. Nello stesso periodo assume di avere…in una conversazione con l’ammiraglio HENKE…sostenuto nuovamente il punto di vista che occorreva comunicare all’autorità giudiziaria il nome di Giannettini. Ebbe per davvero questa conversazione con l’ammiraglio HENKE nel febbraio 1974?

 

GEN. MALETTI: Confermo che ebbi questa conversazione.

 

P.M LOMBARDI: [Rivolto al Presidente della Corte] Le chiedo che venga contestato al generale Maletti che nello stesso periodo di tempo assunse due posizioni…cioè operò quel bilanciamento di interesse pro-Giannettini e nello stesso tempo ebbe un colloquio con l’ammiraglio HENKE nel quale cercò di spingere il suo superiore verso la denuncia del collaboratore…

 

GEN. MALETTI: Quando nel febbraio…mi pare..del 1974 parlai con l’ammiraglio HENKE non cercai affatto di spingerlo in una determinata direzione. Gli espressi il mio parere sull’opportunità…che a suo tempo ci sarebbe stata..di procurare il nome del Giannettini al giudice D’Ambrosio. Con questo…naturalmente…non intendevo rinunciare alla facoltà…alla responsabilità che mi ero già assunta di utilizzare il Giannettini finchè possibile…

 

AVV. CALVI: E’ stato detto che ci fu una riunione del Consiglio dei Ministri nella quale si decise di non rivelare la funzione di Giannettini. A questa decisione…alla formazione di questa volontà politica potrebbero aver collaborato sia l’ammiraglio HENKE..che era Capo di Stato Maggiore all’epoca…o il generale MICELI che era Capo del SID in quel momento. E’ informato se l’uno o l’altro o ambedue contribuirono a quella decisione?

 

GEN. MALETTI: Non ritengo si trattasse di un Consiglio dei Ministri ma di una riunione di tre ministri..soltanto..cioè Presidente…

 

Presidente: Sa chi ha collaborato alla decisione presa?

 

AVV. CALVI: No..no..Presidente mi scusi!

 

GEN. MALETTI: Presidenza..Difesa e Interno..se non erro…Non so ma ritengo che la opinione del Ministero della Difesa e in particolare dello Stato Maggiore Difesa e del SID siano state recate a questa riunione se c’è stata…perché ritengo ci sia stata. Io non ho assistito né so quando abbia avuto luogo…sia stata portata o dal Capo di Stato Maggiore della Difesa stesso o più probabilmente dal generale MICELI….

 

 

 

[termina l’audizione del generale Maletti]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ANGELO CAMPANELLA: Il generale Maletti sarà condannato a 4 anni di cui 2 condonati mentre il capitano LABRUNA a 2 anni con sospensione della pena per 5 anni. A proposito del fatto che i due ufficiali avessero ereditato le “nefandezze altrui” (si dice proprio così nella sentenza), nefandezze compiute mentre loro non erano ancora al SID, il giudice riconosce alcuni aspetti di verità a questo argomento su cui gli avvocati di Maletti e Labruna hanno insistito molto. Tuttavia, dice nella sentenza “per quanto difficile e condizionata possa essere stata la loro scelta è indiscutibile che essi raccolsero ed accettarono, sia pure entro certi limiti, quell’eredità di nefandezze pur avendo il preciso dovere di rifiutarla. Invero – continua la sentenza – le illegittime ed innegabili coperture dagli stessi apprestate in favore dei gruppi eversivi che operarono nel 69 dimostrano con tutta evidenza la loro solidarietà con questi ambienti inquinati del potere ai quali la difesa si è riferita”. Più avanti: “I reati commessi dai due ufficiali del SID costituiscono indubbiamente l’esplicazione di un medesimo disegno criminoso”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PIERO OTTONE: A proposito di Servizi Segreti si è fatto una certa confusione quando si è sviluppata una polemica intorno al processo. Si è detto i servizi segreti in quanto tali devono in qualche maniera agire fuori della legge e poter essere esentati dalla osservanza rigorosa della legge.

Ora la sentenza precisa questi concetti in maniera senza dubbio ineccepibile. Ci può essere una certa elasticità per quanto riguarda l’adozione dei metodi, dei mezzi. Ma non ci può essere alcuna elasticità per quanto riguarda i fini, gli obiettivi. Quindi un passaporto falso rientra nell’elasticità dei mezzi di cui diciamo, ma un’azione politica mirante a favorire una certa formazione o certi partiti o danneggiarne altri, questo non è assolutamente lecito a nessun servizio segreto.

Così come non è lecito proteggere uomini che sono perseguiti dalla magistratura. Eppure queste cose sono successe. E allora è evidente…queste udienze mettono in luce un periodo che possiamo anche chiamare il periodo nero della repubblica.

Abbiamo visto ufficiali dell’Esercito, un reparto così delicato come quello dei servizi segreti in connivenza con estremisti. Abbiamo visto un generale Maletti che non manda il rapporto al Ministero della Difesa perché non si fida della riservatezza del Ministero della Difesa. Giustamente il giudice è stupito e dice come mai può succedere una cosa del genere.

Abbiamo visto ancora Maletti che non si fida del suo superiore diretto, generale Miceli, perché lo ritiene coinvolto in un tentativo di colpo di Stato.

Siamo in una situazione desolante, una situazione squallida e il processo senza dubbio….il processo di Catanzaro ha avuto questa funzione estremamente importante. Di mettere in chiaro situazioni di questo genere.

Con questo non voglio dire che i pericoli siano sventati per sempre, non possiamo dire che la repubblica si sia ormai immunizzata contro pericoli siffatti per l’avvenire. Queste cose possono sempre risorgere, ciònonostante il fatto che siano state puntualizzate, denunciate, è senza dubbio una pagina positiva nella storia della repubblica.

 

 

ANGELO CAMPANELLA: Ma ritorniamo agli imputati di strage. Freda, Ventura, Giannettini, poi tutti e tre condannati all’ergastolo. Come abbiamo visto nella prima puntata come in questa…Freda ha rotto i ponti con Ventura…Ventura a sua volta che si è fatto trovare su posizioni politiche opposte a quelle di Freda manifestando anche screzi sul piano personale…Giannettini che attacca duramente Freda….Freda che attacca duramente Giannettini…non ti sembrano incomprensibili questi atteggiamenti, un po’ curiosi?

 

PIERO OTTONE: Lo sono e sono probabilmente dei tentativi di confondere le acque e di dimostrare alla Corte che non c’era una associazione a delinquere mentre la Corte è convinta che ci fosse…quindi fumo negli occhi e niente di più.

 

 

ANGELO CAMPANELLA: Appunto…tanto che il giudice non ha dubbi sulla correità di Giannettini con Freda e Ventura e definisce nella sentenza questo loro legame il “criminoso vincolo societario” FREDA-VENTURA-GIANNETTINI e dice ancora senza mezzi termini che Freda e Ventura sapevano perfettamente che Giannettini era uno legato con gli alti vertici militari perciò…scrive il giudice…”Sarebbe stata proprio una follia tenere informato dello sviluppo di una strategia sovversiva e terroristica un elemento così vicino alle alte gerarchie militari e ai servizi segreti dello Stato se non si fosse potuto contare sulla sua complicità”.

 

 

FINE DELLA SECONDA PUNTATA [continua alla quarta puntata poiché non siamo riusciti a recuperare la terza puntata RAI del film su Catanzaro poiché le cinque puntate sono state ritirate dai produttori dal circuito pubblico]