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IL PROCESSO DI CATANZARO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

LE CINQUE PUNTATE DELLA TRASMISSIONE TELEVISIVA PRODOTTE DALLA RAI nel 1977-1979

 

IL PROCESSO

Un film dal vero di Wanda Amodei e Maria Bosio

Commentato da Angelo Campanella e Piero Ottone (PRIMA PUNTATA)

 

 

Nella foto da sinistra il Pubblico Ministero dott. Mariano Lombardi, a destra il Presidente della Corte di Assise di Catanzaro dott. Pietro Scuteri

 

[Riportiamo i testi degli interrogatori registrati dalle telecamere e microfoni RAI e corredati da illustrazioni dei personaggi principali; si è voluto creare una base documentaria scritta e leggibile che bene si integra con il testo della sentenza che si può anch’essa consultare in questo sito]

 

 

PRIMA PUNTATA:

 

La cellula nera

 

Presentazione della trasmissione originale (ritrasmessa da RaiStoria in “Una giornata particolare”) da parte di Paolo Mieli di cui pubblichiamo il commento parlato.

 

 

PAOLO MIELI

 

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Il documento che stiamo per vedere è di grande, grandissima importanza nella storia d’Italia e anche nella storia della televisione italiana. Si tratta del grande processo per la strage di Piazza Fontana che si tenne a Catanzaro, iniziò otto anni dopo la strage di Piazza Fontana che era del 12 dicembre 1969 e si chiuse esattamente dieci anni dopo, qualche mese meno che dieci anni dopo quella stessa strage.

Un processo molto importante perché furono chiamati alla sbarra non solo gli imputati, estremisti neri, ma anche ministri, presidenti del consiglio, capi dei servizi segreti. Insomma fu chiamata alla sbarra l’establishment dell’Italia di quell’epoca, di quel decennio.

E quindi noi vedremo un documento abbastanza raro, abbastanza unico, importantissime personalità dell’epoca portate in tribunale davanti al giudice, avvocati, tutti insieme che litigavano comunque…si mettevano a verifica l’uno con l’altro…insomma un documento abbastanza unico nella storia della televisione italiana e dicevo…importante nella storia della televisione perché la televisione fu sconvolta dalla presentazione di quelle cinque puntate…che non passarono assolutamente indifferenti agli spettatori che le guardarono con grande interesse, per la prima volta vedevano gli uomini politici, i dirigenti politici…che erano abituati a vedere in tutt’altra forma nei telegiornali in maniera ufficiale.

 

Beh…li vedevano in grande difficoltà, che balbettavano, che si spazientivano, che venivano messi sotto torchio da giudici e avvocati molto coraggiosi.

Non possiamo non dire subito qui, in apertura, che i risultati di questo processo, una severa condanna di tutti gli imputati, saranno poi ribaltati nelle successive istanze…cioè gli uomini che noi vediamo qua incespicare e che alla fine saranno condannati, poi successivamente saranno tutti assolti.

 

Talchè si può dire che la vera importanza di quel processo e la vera importanza del documento che noi andiamo a vedere è nei dettagli, è nei modi in cui questi personaggi parlano, questi personaggi si rapportano tra loro, cioè sono le sfumature che vanno colte di questo documento perché le sfumature raccontano la storia d’Italia molto meglio di quanto poi la racconti la vicenda complessiva del processo. In altre parole non è la sentenza che conta di questo processo ma il dibattimento che adesso andiamo a vedere.

 

[dopo il commento di Paolo Mieli inizia la trasmissione in bianco e nero. La prima puntata si intitola “La cellula nera” e mostra nei primi fotogrammi l’entrata della Corte di Assise di Catanzaro in un’aula che è stata ricavata in una palestra di un riformatorio della città calabrese. La data del giorno in cui inizia la trasmissione televisiva e anche i lavori processuali è il 18 gennaio del 1977]

 

 

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La Corte!

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[entrano tutti i giudici della Corte]

 

Presidente: Ritenuto che il presente dibattimento per la sua natura e gravità si presenta di lunga durata e che pertanto si rende necessario disporre che vi prestano servizio altri quattro giudici popolari in qualità di aggiunto a norma dell’art.26 della legge 51 n.287 dispone che vengano aggiunti ai 6 giudici titolari quattro giudici popolari supplenti.

 

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[la trasmissione abbandona per qualche minuto l’aula di Catanzaro e una voce fuori campo, quella di Angelo Campanella, fornisce informazioni sugli imputati e sulla compagine della Corte di Assise]

 

 

ANGELO CAMPANELLA (voce fuori campo)

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Siamo a Catanzaro in una grande palestra trasformata per l’occasione in aula di Giustizia. Comincia quello che è già stato definito IL PROCESSO.

Trentaquattro imputati, centinaia di testimoni, decine e decine di avvocati.

La Corte è entrata in aula alle 9,35. La presiede PIETRO SCUTERI, 57 anni, un calabrese nato a Badolato, qualche chilometro da Catanzaro. Giudice a latere VITTORIO ANTONINI, Pubblico Ministero MARIANO LOMBARDI.

 

I giudici popolari effettivi sono: due insegnanti, tra cui l’unica donna, due geometri, un ragioniere ed un impiegato. Dei trentaquattro imputati, VALPREDA+33 dice genericamente l’intestazione dei verbali, sono presenti in aula tre accusati di strage, GUIDO GIANNETTINI, ex giornalista del “Secolo d’Italia”, quotidiano del M.S.I., unico imputato detenuto, FRANCO FREDA, procuratore legale, padovano, e GIOVANNI VENTURA, editore.

Freda e Ventura, in libertà provvisoria, sono arrivati a Catanzaro tre giorni prima dall’Isola del Giglio dov’erano in soggiorno obbligato.

 

 

 

3 febbraio 1977

 

 

 

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Presidente: - Freda Franco, venga avanti…….Freda Franco nato a Padova l’11 febbraio 1941, vuole rispondere?

 

FREDA:

 

Presidente: La invito ad indicare liberamente nei suoi riscontri quanto altro vuole includere per la sua difesa, dopodiché procederemo a domande particolareggiate…

 

FREDA: Io intendo premettere all’interrogatorio la mia affermazione di assoluta non responsabilità riguardo ai fatti che mi sono stati attribuiti. Per quanto riguarda i quesiti specifici che Lei intende pormi io ricordo che due anni fa la Corte decise con ordinanza di ordinare la traduzione di tutti i verbali, o meglio di tutti gli interrogatori avvenuti in Istruttoria. Questi interrogatori raccolti in bobine, la cui opera di traduzione risulta essere stata esaurita, credo che possono rappresentare un necessario contesto su cui innestare i quesiti…

 

 

[commenti di Angelo Campanella e Piero Ottone]

 

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ANGELO CAMPANELLA: Quando arriva a deporre Freda il processo prende finalmente quota….. il 3 di febbraio del 1977, appena quindici giorni dopo l’inizio del dibattimento….fino a quel momento, fino ad allora, tra eccezioni procedurali e obblighi di legge sono volate via ben sette udienze, sette udienze in cui è montato un certo pessimismo sulla sorte del processo, sulla sua conclusione. C’è il timore che, anche questa volta, non si arrivi alla verità su Piazza Fontana. E infatti a sette anni dalle bombe e dopo tre false partenze, questo è il quarto processo per la strage…



 

 

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PIERO OTTONE: Il quarto processo, un processo di estrema importanza e vorrei dire di estrema importanza anche la trasmissione a cui stiamo per assistere. Una trasmissione che io trovo appassionante e vorrei dire anche molto scabrosa. Vediamo il perché.

In Italia da molti anni, oramai, specie dal 69, avviene tutta una serie di attentati, alcune stragi, sospetti di colpi di Stato, complicità, tutta una serie di fatti misteriosi che ci riempiono di stupore e di sgomento e sui quali sappiamo pochissimo.

Il processo di Catanzaro, e quindi la trasmissione che si rifà al processo, apre uno squarcio su tutti questi fatti. E’ come se sotto la superficie della vita italiana si svolgesse un’esistenza misteriosa di un sottobosco, di un mondo fatto di criminalità comune e politica.

Il processo apre uno squarcio su questo sottobosco. E allora assistiamo veramente – attraverso queste udienze – a uno spettacolo senza pari. Uno spettacolo emozionante, appassionante innanzitutto perché è un dramma umano.

Vediamo i personaggi in primo piano, possiamo capirne la psicologia, la mentalità, osservandoli attentamente noi vediamo le caratteristiche e le debolezze. E’ come essere in prima fila a un teatro privilegiato.

Poi uno spettacolo desolante perché attraverso questi primi piani viene fuori tutta una serie di meschinità, di risse, generali che fanno la guerra fra di loro invece di farla verso i nostri nemici comuni.

Uomini politici che non ricordano più nulla, estremisti pazzi velleitari, a causa dei quali abbiamo sofferto tante cose in questi ultimi anni.

Infine però c’è anche un aspetto positivo e liberatorio come in ogni dramma che si rispetti. E questo aspetto liberatorio è che questa nostra repubblica, con tutti i suoi difetti, le sue debolezze, è pur sempre riuscita a fare un processo del genere, è riuscita a chiamare…a rendere conto delle proprie azioni personaggi sinistri e personaggi importanti.

E il fatto che si sia riusciti ad aprire questo squarcio nel sottobosco, davanti a una Corte che in certi momenti sembra quasi una modesta Corte di provincia, però ha sempre una grande dignità, una grande sicurezza, attraverso tutto questo capiamo che la battaglia non è persa per nulla e che al contrario c’è motivo di speranza…

 

 

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CAMPANELLA: Ritorniamo a Freda. Con Freda entra in scena il primo vero protagonista di questo processo. Un processo che sta cercando i responsabili della lunga stagione delle bombe. Come ricorderai ventidue attentati in pochissimi mesi. Freda respingerà tutte le accuse. Accuse che gli vengono daVentura, gli vengono da Ruggero Pan, altro suo amico, gli vengono persino dal suo ex braccio destro, quel Marco Pozzan che poi finirà per ritrattare tutto. Ma si difende in modo organizzato, con molta sicurezza, non dobbiamo dimenticare che la sua professione è quella di procuratore legale.....

 

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Il Presidente Scuteri pone a Freda alcune domande sul conto di Giannettini che sta assistendo in aula al processo 

 

 

Presidente: VENTURA GIOVANNI assume di aver presentato lei al GIANNETTINI mentre GIANNETTINI dice che ebbe a conoscerla a Padova all’inizio del 67 e che in tale occasione la invitò a fornirgli informazioni sulla sinistra.

 

FREDA: Questo sostengono sia GIANNETTINI che VENTURA. Mente Ventura, mente Giannettini.

 

[si intromette l’avvocato FASSARI difensore di GIANNETTINI]

 

AVV.FASSARI: “GIANNETTINI dice: ho conosciuto FREDA all’inizio del 67, egli pubblicava dei libri di destra piuttosto rari e credo sia stato l’amico col quale…”

 

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FREDA: Scusi Presidente, io insisto ancora una volta per la lettura integrale di tutti gli atti perché non è possibile innestare delle risposte o anche, se permette, dei quesiti specifici in questa marea, in questa grande notte in cui si articolano i fatti… Ma sono io ad invitarla a sforzarsi a pormi dei quesiti che siano rappresentativi delle verità delle dichiarazioni degli altri, perché io non posso aver letto, o posso aver letto solo parzialmente, le dichiarazioni di GIANNETTINI. Io non posso permettermi di mettere in dubbio la veridicità di quanto lei dice…….[brusìo in aula]

Io ho fatto una richiesta specifica, sono stato vessato per otto ore, per decine e decine di colloqui del Giudice Istruttore, ho subìto una carcerazione di cinque anni, mi trovo immerso in un processo indiziario e il giorno del mio interrogatorio io ho davanti il Presidente di questa Corte che mi articola una domanda i cui elementi non sono corrispondenti al vero!.........

 

Presidente: Lei dovrebbe dire non l’ho conosciuto a Padova….

 

FREDA: No, No! No, ad un certo punto…..

 

Presidente: Avvocato ALBERINI non consento questi interventi…..

 

[rumori, urla e battibecchi fra avvocati]

 

Avvocato FASSARI: Signor Presidente Le chiedo scusa…Freda ha fatto osservare a Lei che a un certo momento il riferimento che Lei poneva in relazione ad una sua domanda non era…lui riteneva che fosse vera, perché giustamente Freda non può conoscere a memoria tutti gli atti processuali….

 

Presidente: Ma se Freda diceva….

 

Avvocato FASSARI: No, quando Lei pone la domanda GIANNETTINI dice questo, la cosa è tutto diversa perché Freda può benissimo pensare che Giannettini abbia detto questo e GIANNETTINI non l’ha mai detto questo….

 

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FREDA: Io non conosco gli atti processuali ma a questo punto mi pare che nemmeno il Presidente conosca gli atti processuali [urla in aula] …. Presidente, lei aveva disatteso la mia richiesta prima..allora..io devo ritenere che il Presidente mi faccia delle domande in schermaglia dialettica contando sul fatto che io non conosco gli atti processuali….[rumori in aula poi le voci scemano]

 

Presidente: Quando venne a conoscenza che GIANNETTINI era informatore del SID?

 

FREDA (sarcastico): Il Presidente mi ha rivolto una domanda..quando lei Freda venne a conoscenza della funzione di informatore del SID di Giannettini? Risponde Freda: sono venuto a conoscenza dai giornali durante gli anni 1974, cioè dopo che in seguito alla indagine del giudice STIZ emersero elementi di individuazione della funzione informatrice di Giannettini….

 

Presidente: Che rapporti si sono instaurati tra Lei e Giannettini?

 

FREDA: Rapporti di affinità, in certi argomenti anche di identità culturale, rapporti di affinità dottrinaria e ideologica…

 

Presidente: Vi incontravate con Giannettini?

 

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FREDA: I miei incontri con Giannettini erano piuttosto rari. Sia per la difficoltà di spostamento…risiedeva a Roma e si spostava sempre per motivi attinenti al suo lavoro ma credo che i miei incontri con Giannettini si siano esauriti in tre, quattro volte. Una volta a Padova, una volta con sicurezza a Roma, poi non….

 

Presidente: Le ha passato mai Giannettini delle copie di rapporti…che lui faceva?

 

FREDA: Le copie dei famosi rapporti…no…io da Giannettini ho avuto degli studi apparsi sulla Rivista di Studi Militari…a cui Giannettini collaborava. A questo proposito io vorrei precisare….io sapevo che Giannettini era introdotto negli ambienti delle alte gerarchie dello Stato Maggiore. Lui non ostentò questa amicizia né la celò. Ricordo che una volta Giannettini venne a Padova ed era, diciamo, un attachè giornalistico del generale ALOIA, fece il viaggio con lui in elicottero…non so…lui mi parlava di questo….

 

Presidente: Pozzan era effettivamente la casella postale…come viene indicata…tra lei e Giannettini?

 

FREDA: E’ un suo giudizio che POZZAN fosse una casella postale…

 

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Presidente: Mio, no.

 

FREDA: Risulta dagli atti?

 

Presidente: E’ Giannettini, mi pare, che lo dica nell’interrogatorio del 17 agosto 1974…..Recapito postale…..

 

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FREDA: Giannettini dichiara questo? Che cioè il trait-d’union tra me e Giannettini fosse il Pozzan? Non è vero. Non posso escludere che Giannettini non trovandomi telefonasse a Pozzan, cioè che abbia dato a Giannettini come punto di riferimento l’indirizzo telefonico del Pozzan…

 

 

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Presidente: Ci vuole dire della riunione del 18 agosto 1969….

 

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FREDA: Il 18 aprile 1969 non intervenne a Padova nessuna riunione…potrebbe esserci stato un conversare tra amici, io questo non lo posso ricordare….

 

Presidente: Dalle intercettazioni telefoniche risultano diverse telefonate da lei fatte…dalle quali telefonate emergono una serie di appuntamenti per un convegno che avrebbe dovuto esserci la sera del 18 aprile 1969 anche con elementi venuti da fuori….

 

FREDA: Io vorrei che venisse riletto il testo di queste conversazioni che la polizia sostiene essere state integralmente tradotte…

 

Presidente: Ventura sostiene che ha saputo che ci doveva essere o che c’è stata questa riunione…

 

FREDA: Mi pare che il complesso delle dichiarazioni relative a questa riunione nasca proprio da un tentativo di bluff….io insisto…la riunione o il convegno allora non ci fu! Può darsi, può darsi che io attendessi una persona da Roma o da Parigi o da Milano…non lo so…non lo posso ricordare. Me lo potevo ricordare cinque anni fa quando venni interrogato dal Giudice Istruttore [dott. Gerardo D’Ambrosio di Milano, n.d.c.] Ora…tre anni dopo i fatti…Lei richiede sempre una valutazione sul comportamento di Ventura che non sono io autorizzato a emettere…comunque le affermazioni di Ventura non hanno riscontro…

 

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Presidente: Che cosa ci vuole o ci può dire sull’attentato al Rettorato dell’Università di Padova?

 

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FREDA: Posso dire soltanto che nel marzo o nell’aprile 1969 il Rettorato dell’Università di Padova prese fuoco in seguito ad un attentato. Di questo attentato io non so nulla.

 

Presidente: E dell’attentato del 25 aprile 1969 alla Fiera di Milano e all’Ufficio Cambi della Stazione?

 

FREDA: Anche qui ripeto la risposta che ho dato a proposito dell’attentato al Rettorato. E cioè nulla so, non conosco né gli esecutori, né gli eventuali promotori.

 

Presidente: Dice PAN che lei allorchè parlarono di questi attentati alla Fiera, all’Ufficio Cambi, avrebbe detto: …..la tua cartella è servita egregiamente….

 

FREDA: Io ricordo l’episodio della cartella perché ancora la posseggo e la esibirò al momento dell’interrogatorio del PAN. Ricordo che PAN mi diede una cartella, mi imprestò una cartella…la conservo ancora questa….

 

Presidente: Non esclude di aver detto questa battuta a PAN….

 

FREDA (sorridente): Escludo, sì….

 

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Presidente: Lei chiese altre cinque o seicento di queste cartelle….

 

FREDA: Cinque o seicento cartelle….avrei voluto fare le cose a livello scientifico nazionale…

 

Presidente: Che cosa ci vuol dire dell’attentato del 12 maggio al Palazzo di Giustizia di Torino?

 

FREDA: Io appresi dell’esistenza di questo attentato quando mi venne contestato il fatto dal Giudice Istruttore di Milano…

 

Presidente: Ventura Giovanni afferma che lei gli ebbe a consegnare l’ordigno del quale fornisce una particolareggiata descrizione. Descrive come portò tale ordigno a Torino, come lo pose su un armadio lungo il corridoio e se poi in un secondo momento lo consegnò ad una terza persona….

 

FREDA: Sì ricordo perché mi venne contestato questo episodio dal Giudice Istruttore di Milano, ricordo la ricchezza di particolari con cui Ventura fece questa dichiarazione confessoria, una dichiarazione confessoria un po’ atipica, diciamo, nel senso che confessò il fatto cui non corrispose un evento…..

 

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Presidente: Che cosa ci vuol dire dell’attentato del 24 luglio al Palazzo di Giustizia di Milano?

 

FREDA: Seppi dell’esistenza allorchè il Giudice Istruttore me lo contestò. Non ricordo se la stampa ne avesse dato o meno notizia precedentemente…..in tal caso…può darsi ma non credo che sia……

 

Presidente: Ventura descrive l’ordigno che secondo lui aveva la forma di un barattolo e riferisce le modalità dell’incontro notturno a Milano nella stazione…dopo il viaggio in treno….

 

FREDA: Questi particolari che Ventura racconta mi vennero contestati dal Giudice Istruttore di Milano e fu in quell’occasione che appresi l’esistenza….

 

Presidente: E degli attentati ai treni cosa ci può o ci vuole dire?

 

FREDA: Che lessi sulla stampa con abbondanza di particolari questo avvenimento…..

 

Presidente: Ma VENTURA lo accusa di questi attentati……

 

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FREDA: Non mi pare…sì…tra le tante dichiarazioni di Ventura non escludo che abbia fatto anche questa dichiarazione accusatoria verso di me [sempre sorridente, n.d.c.]…..ha le sue allusioni….

 

Presidente: Alcune di queste bombe erano incartate con il Corriere della Sera, si ricorda?

 

FREDA: Mi pare che ci sia agli atti, sì credo che il Giudice Istruttore D’Ambrosio mi abbia contestato questo particolare risibile……

 

Presidente: Con della carta extra-strong…..

 

FREDA: Sì, il Giudice Istruttore sostenne……

 

Presidente: Come quelle che usa lei nello studio…..

 

FREDA: Quelle che migliaia di persone credo che usino in Italia.....

 

Presidente: Il Giudice di Milano nell’ordinanza di rinvio a giudizio le ha attribuito di avere materialmente, assieme a Pozzan, posto gli ordigni sui treni a Venezia. Che può dire in proposito?

 

FREDA: Che non posso prendere nemmeno in considerazione questa contestazione del Giudice D’Ambrosio che oltretutto è priva di qualsiasi supporto a livello indiziario…..

 

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Presidente: Ci vuole dire dove ha passato i giorni dall’8 al 9 agosto 1969?

 

FREDA: Ricordo che risposi ad identico quesito del Giudice Istruttore di Milano per cui chiedo che mi venga data lettura di quel punto specifico. Comunque ricordo che mi trovavo allora in vancanza ad Ischia…..

 

Presidente: Lei ha acquistato dei timer?

 

FREDA: Certo…

 

Presidente: Ricorda quanti timer ha comprato?

 

FREDA: Ho dichiarato espressamente al Giudice Istruttore che il ricordo su questa circostanza era la deduzione a residuo di tipo logico più che di tipo storico. Al Giudice Istruttore ricordo di aver detto che ricordavo la circostanza dell’acquisto di cinquantacinque timer solo perché sulla base e di elementi fattuali e di elementi logico-deduttivi egli mi proponeva la risposta. Dicendo anche – ricordo questo punto precisamente – se Lei Giudice Istruttore mi dicesse ha acquistato ottanta/novanta/duecento timer…io…a distanza di tre anni e mezzo direi di sì, ha ragione lei….

 

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Presidente: Ci sa dire di che tipo erano questi temporizzatori?

 

FREDA: Ricordo che a questo proposito ci fu uno degli scambi dialettici tra me e il Giudice Istruttore. Io non ho nozioni né di tecnica elettrica né di elettronica, non ci capisco nulla di questo dominio meccanico. Ricordo che davanti a delle contestazioni tecniche del Giudice Istruttore io mi sforzai di dare, di offrire un quadro rappresentativo degli elementi che nella mia memoria erano rimasti…riguardo a questo..e questo….

 

Presidente: Dunque che ne ha fatto?

 

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FREDA: Ricordo che consegnai tutti i timer da me acquistati alla persona che a me si presentò come capitano HAMID….

 

Presidente: In quante riprese consegnò questi timer?

 

FREDA: Se ben ricordo in due riprese. Possibili chiarimenti potranno essere offerti alla Corte solo dopo la lettura di questo interrogatorio….

 

Presidente: Una di queste consegne è avvenuta nel giugno-luglio 72…lei ha detto nell’interrogatorio del 7 aprile 1972…

 

FREDA: Sì…

 

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Presidente: Allora lei dice sì…si ricorda di questo particolare?

 

FREDA: Se Lei mi dice che a verbale del Giudice io ho dichiarato…non posso fare altro che confermare…

 

Presidente: Eh…cartella 24….c’è la fotocopia….

 

[il Giudice si rivolge al Pubblico Ministero…voci in aula…Freda lascia il suo posto davanti al Presidente della Corte e va in cerca di documenti]

 

Presidente: Freda…lei deve rimanere qua, deve dirmelo…chiedermi il permesso di andare a pigliare delle carte….

 

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[tutti sfogliano delle carte, sia Freda che il Presidente]

 

Presidente:[legge da un foglio] ..”dunque confermo quanto ho dichiarato l’altra volta e cioè che consegnai all’arabo una prima volta 5 timer…successivamente nell’ultima occasione che lo vidi…una cinquantina di timer che egli mi aveva detto di acquistare. La consegna dei 5 timer avvenne, se ben ricordo, in giugno-luglio”. Esatto? Risulta che i 5 timer….furono acquistati ai primi di settembre…E’ vero?

 

FREDA: E’ sicuro Presidente che questo risulti?

 

[si sfogliano carte – voci dei componenti la Corte]

 

FREDA: Posso fare la formale generale richiesta di avvalermi della lettura delle copie fotostatiche quindi di potermi spostare per andarle a prendere…..

 

Presidente: Prenda tutti quanti senza andare avanti e indietro….

 

[Freda cerca le carte, le prende e ritorna con un malloppo di fogli verso il suo posto davanti al Presidente della Corte, n.d.c.]

 

FREDA: Devo chiedere il permesso….

 

Presidente: E’ lontano…non è che….

 

FREDA: Ho i capelli bianchi….non è che sono un ragazzino di scuola elementare….

 

Presidente: Come?

 

FREDA: Ho già i capelli bianchi non è che sono un ragazzino di scuola elementare che deve chiedere il permesso….

 

Presidente: lei sta tenendo un interrogatorio..non è che….deve dire vado a pigliare le carte…eh……..mi volto e non la vedo più……

 

Presidente: Quando e in che circostanza conobbe il capitano HAMID?

 

FREDA: Precisai davanti al Giudice Istruttore di aver conosciuto il capitano HAMID al termine di una riunione a livello nazionale avvenuta a Padova alla Sala della Gran Guardia nel marzo-aprile 1969. La riunione era organizzata da me e riguardò la questione della resistenza palestinese. Al termine della riunione, come avviene di solito, varie decine di persone, soprattutto studenti universitari arabi, giordani, palestinesi in genere, si avvicinarono a me. In quell’occasione ebbi modo di conoscere anche questa persona che poi si rifece viva.

 

Presidente: Quando si presentò questo capitano HAMID si qualificò….

 

FREDA: Si presentò successivamente, dicendo ti ricordi di me?…ero alla riunione….

 

Presidente: Fu in questa occasione….già lui si qualificò?

 

FREDA: No, ci furono alcuni colloqui e si parlò della mia inclinazione verso la causa palestinese e della mia disponibilità a collaborare concretamente. Mi disse qual’era la sua funzione in Europa, specificamente in Italia, svolgeva un po’ la funzione di commissario politico…mi disse così….

 

Presidente: Commissario…..

 

FREDA: …di coordinare l’attività dei militanti e dei simpatizzanti della causa palestinese….

 

Presidente: Ci può dire in che circostanza….quando il capitano HAMID le richiese i timer?

 

FREDA: Mi ricordo quanto ho dichiarato specificamente su questo punto ad identico quesito del Giudice Istruttore….faccio rilevare a questo proposito che è Lei, Presidente, che dice che il capitano HAMID mi richiese i timer….mi chiese di fare in modo..di mettere a punto un dispositivo a tempo che permettesse il suo impiego in operazioni di guerriglia…

 

Presidente: Come mai che il capitano HAMID si è rivolto a lei per questo marchingegno? Lei non è un tecnico, non è un competente….non ha l’hobby di queste cose...insomma…

 

FREDA: Lei conosce quella massima che dice dove c’è una volontà c’è una strada…l’elemento tecnico è solo un elemento strumentale…[sempre sorridente rivolto al Presidente, n.d.c.]…..voglio dire che una volta che ci si proponga un obiettivo l’elemento strumentale è qualcosa di secondario, di subordinato…

 

Presidente: HAMID, lei ha detto…l’ha qualificato come un quasi commissario politico e mentre risulterebbe agli atti come un agente segreto algerino del….un appartenente al servizio segreto algerino…

 

FREDA: La sua funzione specifica in Algeria era, a sua detta, di capitano del servizio segreto algerino…

 

Presidente: Mi dica Freda….il capitano HAMID è quello riprodotto nella fotografia esibita dall’avvocato RIELLO PERA durante il suo interrogatorio del 5 luglio 72?

 

FREDA: [si sporge fino al tavolo del Presidente per vedere una foto]

…..No….

 

Presidente: Non lo riconosce perché non è lui o perché la fotografia non riproduce bene le sembianze?

 

FREDA: [si altera] Non riconosco né il capitano HAMID né la persona che vedo riprodotta nella foto!

 

Presidente: [imperturbabile] E’ vero che dopo gli attentati ai treni ebbe degli ulteriori contatti con STEFANO DELLE CHIAIE per l’attuazione di un crescendo terroristico…con attentati sempre più gravi e in luoghi chiusi…così come afferma Giovanni Ventura?

 

FREDA: Io non ebbi mai contatti di natura politica con Stefano Delle Chiaie….

 

Presidente: Ci può dire dove e con chi ha trascorso la giornata del 12 dicembre 1969?

 

FREDA: Questa domanda non mi venne fatta nemmeno dal Giudice Istruttore….

 

Presidente: E gliela faccio io…eh..non mi vuol consentire di fare una domanda nuova…eh..eh..eh

 

FREDA: Sì, sì…è veramente nuova ed originale questa domanda!

 

[Freda è sorridente, addirittura allegro]

 

Presidente: Non sarà originale ma nuova è, come dice lei…

 

FREDA: Ho già risposto a questo quesito…in parte propostomi…il giorno del 12 dicembre io dovevo essere a Padova…questa circostanza viene da me dedotta dal fatto che il giorno 13 alle sei del mattino subii una perquisizione nella mia abitazione e nello studio ad opera di agenti della Squadra Politica di Padova sulla base di una richiesta della Magistratura e in riferimento appunto agli attentati terroristici avvenuti alcune ore prima….

 

Presidente: Ma…ricorda qualche persona con cui ha trascorso qualche ora, qualche minuto, che…..

 

FREDA: A otto anni di distanza lei mi pone un quesito del genere?

 

Presidente: Sì, a otto anni di distanza oggi la interrogo e oggi glielo pongo! Lei dice…. non mi ricordo nessuna persona. Io oggi la interrogo per la prima volta…se l’avessi interrogato otto anni fa le avrei fatto un’altra domanda….

 

[Il Presidente Scuteri interrompe per un attimo la sua flemma ed il suo stile di comportamento privo di nervosismo]

 

FREDA: Il Giudice Istruttore nei miei confronti mi imputò la categoria dell’organizzatore..non…

 

Presidente: Ritorna col Giudice Istruttore….

 

FREDA: Non dell’esecutore…non è mai stato posto in discussione questo…

 

Presidente: Ma lasci stare quello che ha pensato o che ha fatto il Giudice D’Ambrosio…lei qua è davanti alla Corte d’Assise di Catanzaro!

 

[il Presidente Scuteri non ne può proprio più, n.d.c.]

 

FREDA: Scusi…lei ha detto che vuole indagare se fossi stato uno degli esecutori….

 

Presidente: Ma lasci stare!.....lei non mi può censurare quello che io dico…..

 

FREDA: No, no…..

 

Presidente: Eh allora!

 

Presidente: Ci può dire qualche cosa dell’acquisto delle borse, delle quattro borse presso la cartoleria “Il Duomo” di Padova?

 

FREDA: Che sarebbe stato effettuato secondo….

 

Presidente: Il 10 dicembre 69…presso la valigeria [il Presidente sicorregge] “Il Duomo” dove qualcuno avrebbe acquistato quattro borse…Ci può dire qualcosa?

 

FREDA: Non so nulla…

 

 

 

ANGELO CAMPANELLA: A questo punto FREDA, come ha ripetutamente richiesto [è stato quasi un ritornello nelle tre udienze che lo riguardano], ottiene la lettura dei verbali degli interrogatori, resi davanti al Giudice Istruttore di Milano D’Ambrosio, interrogatori che conferma nella loro sostanza.

[Appare sul video la data dell’udienza]

 

 

 

15 febbraio 1977

 

[Davanti al Presidente della Corte siede GIOVANNI VENTURA]

 

Venturagiovanni1a

 

Presidente: La informo che ha facoltà di non rispondere ma l’avverto che anche se non risponde si procederà ugualmente…

 

VENTURA: Intendo rispondere a questi quesiti leggendo una dichiarazione che ho scritto per ragioni di precisione e di speditezza e che Le chiedo di autorizzarmi a leggere….

 

 

[La trasmissione ora dà la parola al giornalista PIERO OTTONE]

 

ottone

 

PIERO OTTONE: Abbiamo detto prima che avremmo visto dei personaggi e avvenimenti famosi, abbiamo cominciato con FREDA e con VENTURA  , cioè con due estremisti accusati di un fatto terribile.

Di Freda, che abbiamo osservato così a lungo, devo dire che mi ha colpito soprattutto la padronanza di nervi. Freda si trovava in un processo dove rischia molto, può terminare con l’ergastolo. Eppure non perde la calma, si mantiene sprezzante e qualche volta provocatorio verso il giudice e pare che recita una parte e la sua parte è questa: vuole vincere il duello con la Corte ma non vuole vincere il duello ingraziandosi i Giudici, guadagnando della fiducia.

Vuole vincerlo di prepotenza perché si direbbe che voglia mantenere anche da imputato l’influenza che senza dubbio è capace di esercitare sui suoi compagni e seguaci quando era un uomo libero.

Questa influenza è evidente e la vedremo con le persone che figureranno dopo. Quale ideologia cercava di diffondere intorno a sé? Per brevità possiamo chiamarla una ideologia nazi-fascista, ovvero disprezzo per gli uomini comuni la cui vita riteneva spendibile in omaggio ad un ideale, un ideale di potenza, di grandezza che probabilmente è abbastanza anacronistico e intempestivo nei nostri tempi e per il nostro paese oggi.

Quindi una filosofia fuori tempo, una filosofia risibile ma rappresentata con estremo vigore da un uomo che è convinto alla fine di vincere la sua partita. E cerca anche nel processo di non perdere quel prestigio che si era guadagnato prima. Quindi è a mio parere un uomo che non deve essere in alcun modo sottovalutato.

 

 

ANGELO CAMPANELLA: Ritorniamo un momento a Freda che, come abbiamo visto, ha parlato per tre udienze. Alla quarta è uscito di scena.

Ventura, l’altro protagonista della cellula eversiva veneta sceglie una strada più spiccia, più sbrigativa. Si cuce subito la bocca e decide che per il momento non parlerà. La legge glielo consente e si limiterà a leggere come abbiamo sentito una dichiarazione. Il gioco del processo sta diventando, giorno dopo giorno, più sottile, non ti sembra una partita a scacchi?

 

PIERO OTTONE: Una partita a scacchi che diventa sempre più appassionante. Ventura rinuncia a giocare le sue mosse….

 

ANGELO CAMPANELLA: Nessuno fa la prima mossa…non dimentichiamolo: la posta in gioco è il carcere a vita. Giovanni Ventura che a quel momento ha 33 anni e fa l’editore librario a Castelfranco Veneto ha già ammesso, di fronte al Giudice Istruttore, di aver trasportato per conto di Freda un ordigno esplosivo a Torino. Questo ordigno è stato consegnato per la verità ai primi di maggio del 69, l’ordigno poi è sistemato da altri, dice Ventura, all’interno del palazzo di Giustizia di quella città e fortunatamente mai esploso.

Ha giustificato questo suo atteggiamento Ventura, chiamando in causa direttamente Giannettini il quale gli avrebbe dato un incarico preciso, quello di infiltrarsi per raccogliere informazioni negli ambienti dell’estrema destra, ambienti politici ed economici dell’estrema destra, informazioni che poi Giannettini avrebbe passato al SID. Solo così, dice Ventura, sono riuscito a farmi accreditare. Ma andiamo avanti.

 

 

[La trasmissione riprende con l’aula di Catanzaro dove Giovanni Ventura siede di fronte al Presidente della Corte, n.d.c.]

 

 

VENTURA: Dichiaro la mia completa estraneità a ogni episodio di eversione antidemocratica. A ogni imputazione per fatti di terrorismo politico, a ogni addebito di concorso ideativo, associativo, organizzativo, ed esecutivo nei medesimi.

Rivendico il diritto costituzionale di essere considerato innocente fino a sentenza definitiva e di essere giudicato nel rispetto del principio secondo cui la responsabilità penale è personale.

Chiunque alteri le proporzioni di una dialettica processuale e ancorata a questi principi, chiunque confonde la mia strumentale imputabilità con la mia pretesa colpevolezza, come è avvenuto anche ieri in quest’aula da parte di un individuo che mi ha qualificato terrorista….

 

Presidente: Non faccia questi commenti….

 

VENTURA: No, questo individuo ha qualificato me terrorista e nessuno è intervenuto, neppure il Presidente per…..

 

Presidente: Non è esatto….

 

VENTURA: [riprende a leggere la sua dichiarazione] ….chiunque alteri queste proporzioni o confonda – dicevo – la mia strumentale imputabilità con la mia pretesa colpevolezza, compie atti di violenza e di squadrismo intellettuale. Se oggi si indaga in modo determinato e probatoriamente fondato sulle responsabilità dei servizi di sicurezza e del suo personale militare lo si deve oggettivamente alle aperture istruttorie che io consentii….

 

 

[Termina qui il filmato sul personaggio Ventura e la trasmissione continua con un’altra udienza]

 

 

 

23 maggio 1977

 

[Davanti al Presidente ed alla Corte siede MARCO POZZAN, il cosiddetto “braccio destro” di Franco Freda]

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Presidente: Pozzan venga…quando ha conosciuto Freda Franco?

 

POZZAN: Non posso rammentare le date esatte….

 

Presidente: All’incirca….

 

POZZAN: All’incirca nel 61…circa….mi è stato presentato occasionalmente a Padova da un gruppo di amici….

 

Presidente: Che rapporti ha avuto con Freda?

 

POZZAN: Non è che intenda esattamente il senso della domanda signor Presidente…mi scusi…lui era studente…io impiegato…rapporti….ci si incontrava saltuariamente unitamente a qualche altro amico. Qualche anno dopo che io l’ho conosciuto…aveva affittato una stanza dove riceveva questi suoi amici…e leggeva libri…forniva spiegazioni….non si può parlare di vere e proprie conferenze però per me che non ho avuto studi superiori regolari Freda è stato una miniera di nozioni, di insegnamento, di apprendimento…

 

Presidente: Le ha fatto mai confidenze FREDA circa programmi eversivi…

 

POZZAN: No, signor Presidente….

 

Presidente: Progetti di azioni più….

 

POZZAN: No, signor Presidente…..

 

Presidente: Ricorda se una volta, qualche volta…mentre Freda era in casa sua ebbe a chiedere una borsa ad un amico?

 

POZZAN: Sì signor Presidente….

 

Presidente: A chi?

 

POZZAN: A Ruggero PAN….

 

Presidente: Come mai la chiese a Ruggero PAN e non la chiese a lei?

 

POZZAN: Perché io non avevo borse lì sottomano. PAN aveva la borsa vuota…

 

Presidente: L’aveva presente, l’aveva lì….

 

POZZAN: Sì, sì, aveva la borsa sotto il braccio…o forse ne aveva due addirittura…adesso non mi ricordo, comunque aveva una borsa vuota o due e Freda gli disse: mi serviva una borsa per portarmi a casa i libri…un bel volume…non aveva la borsa sottomano….prestami la tua….

 

Presidente: Quando fu questo fatto?

 

POZZAN: Esattamente…guardi…non fu un avvenimento da ricordare…ad ogni modo..è stato nella primavera o verso la fine dell’inverno del 69…non è una cosa che possa legare ad un ricordo preciso…

 

Presidente: L’imputato PAN Ruggero ha detto, riferito alla Corte, di aver saputo da lei che fu Freda a collocare un ordigno esplosivo alla Fiera di Milano e un ordigno all’Ufficio Cambi della Stazione il 25 aprile 1969.

 

POZZAN: Assolutamente no, signor Presidente…..

 

 

 

[la scena ritorna ai commenti dei due giornalisti Angelo Campanella e Piero Ottone]

 

ANGELO CAMPANELLLA: Uscito Ventura di scena siamo ad un altro imputato di strage, un altro esponente della cellula padovana, Marco POZZAN. Marco pozzan è un imputato chiave in questo processo perché di Freda era il braccio destro, gli faceva da autista, Freda non sa guidare, non ha mai avuto la patente, questa la dice un po’ lunga sulla sua fuga da Catanzaro. Di Freda era il segretario, il recapito postale come abbiamo sentito e forse anche l’ufficiale di collegamento con altri fascisti veneti.

Pozzan è stato arrestato la prima volta nel 1972, poi rimesso in libertà. Quando il giudice milanese D’Ambrosio spiccò un secondo mandato di cattura era ormai uccel di bosco.

Nessuno in quel momento poteva immaginare che l’amico di Freda era stato fatto scappare dal reparto “D” del SID, il quale gli aveva fornito un passaporto e lo aveva mandato all’estero. Prima però è stato prelevato dagli uomini del servizio segreto a Padova, è stato portato a Roma e qui interrogato per cinque giorni in una sede di copertura del SID in Via Sicilia, prima di imbarcarlo su un aereo per Madrid.

 

PIERO OTTONE: Il grande problema che adesso si pone è che cos’è il S.I.D. e che cosa fa il S.I.D. La Corte di Catanzaro lo deve dunque scoprire. Innanzitutto i responsabili diretti degli atti di terrorismo, e vedremo che questo problema si risolve abbastanza chiaramente, poi i rapporti fra il SID o alcuni ufficiali del SID e gli imputati, questo è il secondo quesito che diventa squisitamente politico, e terzo chi c’è dietro il SID.

Il SID a sua volta opera soltanto di iniziativa sua o ha una copertura politica di uomini politici? Questi sono gli appassionanti quesiti che le udienze successive dovranno cercare di chiarire.

 

 

[ritorna la scena del dibattimento in aula a Catanzaro]

 

 

 

Presidente: In periodo istruttorio, il Giudice Istruttore le ha contestato una intercettazione di una telefonata tra lei e Freda, nella quale si parla di una riunione che sarebbe avvenuta o sarebbe dovuta avvenire a Padova la sera del 18 aprile 1969. La ricorda?

 

POZZAN: Che mi fu contestata…Sì ricordo che mi fu contestata, però, già all’epoca il fatto risaliva a moltissimo tempo prima….e allora ricordare…memorizzare una telefonata quando io ne facevo migliaia in un giorno come telefonista….

 

Presidente: Beh…come telefonista faceva telefonate di ufficio poi fu interrogato specificatamente su questo…non è che con Freda faceva migliaia di telefonate…

 

POZZAN: Su questa….su questa….non è che sia stato interrogato, mi fu fatta sentire una registrazione telefonica…

 

Presidente: Quando lei sentì questa registrazione le tornò in mente quello che era stato l’oggetto di questa conversazione, no?

 

POZZAN: Qualcosa sì…ma non esattamente perché non era stata mica l’unica telefonata che era intercorsa tra Freda e me in quei quattro anni…

 

Presidente: Siamo d’accordo…ma non ha ricordato di questa riunione del 18 aprile?

 

POZZAN: Signor Presidente per quanto mi risulta dalla intercettazione telefonica che mi fu fatta sentire a Treviso e dai verbali che ho potuto leggere non ho mai trovato la parola riunione…

 

Presidente: La parola?

 

POZZAN: La parola riunione non l’ho sentita né letta….

 

Presidente: Allora lei esclude che si riferisse questa telefonata ad una riunione che sarebbe avvenuta…

 

POZZAN: Per quanto ne so io lo escludo assolutamente…

 

 

 

[la scena ritorna brevemente ai commenti dei giornalisti]

 

ANGELO CAMPANELLA: Dopo aver ascoltato la registrazione telefonica il Presidente legge la relativa trascrizione. Ecco le parti più significative, tra cui il riferimento ad una persona che arriva da Roma.

 

 

 

[Registrazione telefonica]

 

POZZAN: …e adesso tu sei in grado di avvisare Giovanni, non credo…

 

FREDA: no, perché….   [riferimento alla parte della sentenza]

 

[Dibattito]

POZZAN: [dopo aver ascoltato anch’esso la lettura della trascrizione della intercettazione telefonica] ……mi dice che senso…il significato di questa telefonata…perché allora…

 

Presidente: Me lo deve dare lei il senso, il significato…

 

POZZAN: Ma è trasparente! Si trattava di un appuntamento…

 

Presidente: E con chi?

 

POZZAN (alterato): Mi avevano garantito che sarebbe restato riservatissimo i signori della Magistratura di Treviso! Ma come volete mettere in piazza questa faccenda qui!.....

 

Presidente: E quanti eravate gli intervenienti maschi a questa riunione?

 

POZZAN: Due…più due. Due uomini e due donne…

 

Presidente: Lei e Freda erano….

 

POZZAN: Ma perché non si chiede a lui…

 

Presidente: Ma io lo chiedo a lei non a Freda. Me lo dica lei. Era Freda l’altro?

 

POZZAN: Va ben…

 

Presidente: Era Freda. Ad un certo punto della conversazione Freda dice: “E’ opportuno che qualcuno rimanga ad attendere Giovanni”….e Giovanni veniva in bianco senza la ragazza?

 

 

[tutta l’aula scoppia in una risata]

 

 

POZZAN: Signor Presidente io non ho l’intenzione minima di persuadere però sono stato buggerato una volta e in maniera…

 

Presidente: E vuole cercare di buggerare noi?

 

POZZAN: No, io sono stato buggerato…io sono stato buggerato e perciò non mi fate più paura…non sono più intimidato!

 

Presidente: Ad un certo punto di questa intercettazione si sente Freda che dice: “E’ opportuno che qualcuno rimanga ad attendere Giovanni”. C’era pure Giovanni che doveva venire a questo incontro?

 

POZZAN: No.

 

Presidente: Lei risponde: “Ah già…perché adesso restiamo incrociati. Lui viene da te e tu dalle ragazze”.

 

POZZAN: Giovanni era in transito, andava per conto suo…

 

Presidente: E Giovanni non pigliava parte al convegno?

 

POZZAN: No.

 

Presidente: E chi era questo Giovanni?

 

POZZAN (furioso): Ma insomma! Costituiva un reato avere un incontro…e perché allora a Treviso mi hanno ricattato su questa faccenda promettendomi che non sarebbe trapelato niente!….

 

Presidente: Lei non vuole dire chi è questo Giovanni….

 

POZZAN: No.

 

Presidente: Era Ventura?

 

POZZAN: Può darsi….

 

Presidente: C’è in questa conversazione un accenno a portarle a casa sua. E lei portava a casa, con la signora che era così gelosa, portava a casa due ragazze….

 

POZZAN: Signor Presidente io sono già stato abbindolato!

 

Presidente: Ma risponda alla domanda!...quindi lei pensava di riceverlo a casa sua e di preparargli qualcosa per la cena…perché si parla di una cena….

 

POZZAN: Intermediario…….

 

Presidente: Sarebbe un magnaccio….un magnaccio!....queste ragazze venivano da Roma..Pozzan…

 

POZZAN: Roma era un’espressione pretestuosa per non dire che cosa…. dove….io signor Presidente non intendo rispondere ulteriormente perché non mi sento cautelato…..

 

 

[insorge il giudice a latere dott. Vittorio ANTONINI]

 

 

Giudice ANTONINI:…non può fare questo avanti e indietro! Ci pensi…

 

Presidente: L’interrogatorio è un mezzo suo, per difesa sua….

 

[si cambia genere di domande]

 

Presidente: Può parlare del suo espatrio in Spagna. Quand'è che è stato intercettato dagli agenti del SID?

 

POZZAN: Presidente mi consente un momento perché io ho….

 

Presidente: Lei è stato avvicinato da un agente del SID. Si ricorda quando?

 

POZZAN: Dopo essere entrato e uscito parecchie volte dall’Italia mi sono trovato qualche volta, in fretta e in furia, a dovere spostarmi…spostamenti repentini…mi sono trovato in questa difficoltà e m’è accaduto, non per scelta, e sono finito per prendere alloggio a due passi…quasi di fronte alla Questura di Padova, in una locanda dove sono rimasto quasi due mesi e di lì, proprio a due passi dalla Questura, che una sera sono stato avvicinato da questi signori. Non sapevo che fossero del SID.

 

Presidente: E chi erano questi….

 

POZZAN: Erano in borghese…all’aria…ormai un po’ di occhio, non molto,…..uno si avvicinò e mi disse “favorisca accompagnarmi”…sia io che l’altro. E io mi aspettavo che si andasse verso la Questura. Ma si allontanavano e infilarono una strada secondaria. Senza nessun mistero mi dissero se ero disposto ad accompagnarli…

 

Presidente: Ma le dissero…la chiamarono di nome…hanno richiesto le generalità?

 

POZZAN: No. Mi dovevano conoscere perfettamente. Sono sicuro che da qualche tempo ero tenuto d’occhio…sicuramente…

 

Presidente: Allora le dissero…

 

POZZAN: Se lei è disposto ad accompagnarci ci sono delle persone che vorrebbero delle informazioni di tutta la vicenda in cui è stato coinvolto e in cambio se collabora e la sua collaborazione sarà ritenuta soddisfacente potremo darle una mano per sistemarsi…

 

Presidente: Dove l’hanno portata?

 

POZZAN: Alla stazione….

 

Presidente: Avete preso un treno, una macchina?

 

POZZAN: Un treno.

 

Presidente: Un treno per…

 

POZZAN: Roma.

 

 

[Interviene il Pubblico Ministero, dott. Mariano LOMBARDO]

 

P.M. LOMBARDO: Direi che l’imputato rileggesse il suo memoriale per chiarire una circostanza….Posso leggerlo io………

 

[Memoriale POZZAN] “Ricordo che erano particolarmente accaniti nei confronti dei magistrati che conducevano o avevano condotto l’inchiesta, STIZ e D’AMBROSIO, al punto che mi chiesero se possedevo elementi che potessero essere usati contro di loro. Di D’AMBROSIO dissero di sapere che da studente era stato aiutato finanziariamente anche se indirettamente dal Partito Comunista Italiano”.

 

P.M. LOMBARDO: Quindi desidererei che affermasse se quelle circostanze vi furono effettivamente richieste….

 

POZZAN: Ricordo di aver detto queste cose…

 

P.M. LOMBARDO: Per questi riferimenti ai magistrati che funzione avevano in questo contesto dell’interrogatorio avvenuto due giorni….era soltanto una battuta malevola nei confronti di STIZ, di CALOGERO e D’AMBROSIO oppure c’era qualcosa di più?

 

POZZAN: Per quanto riguardava me c’era che io avevo fatta una relazione piuttosto minuziosa sul come si erano svolti gli interrogatori…che avevo accennato a numerosi particolari sulle modalità..sulle circostanze…sulle procedure adottate..sulle…

 

P.M. LOMBARDO: Questo poteva valere però per CALOGERO e STIZ ma D’AMBROSIO non lo conosceva neanche!

 

Presidente: Ma lei ha parlato pure di D’AMBROSIO!

 

POZZAN: No..lui ha accennato..ha parlato…che io non potevo aver parlato di D’AMBROSIO dato che non lo conoscevo, non lo avevo mai incontrato…

 

Presidente: Chi gli ha fatto il nome?

 

POZZAN: Ha fatto…sì..ha fatto il nome del capitano LABRUNA…il riferimento a questo accenno e che tutta l’indagine era stata condotta secondo un particolare indirizzo…un determinato orientamento preciso…

 

P.M. LOMBARDO: Diceva espressamente D’AMBROSIO…

 

POZZAN: Sì. Diceva e credo di averlo già riferito che erano in possesso di elementi importanti riguardo allo svolgimento dei fatti….

 

 

 

 

ANGELO CAMPANELLA: Ecco Pozzan mette fine al suo interrogatorioquando arriva a Catanzaro un altro mandato di cattura che lo riguarda. Viene da Firenze, l’imputazione è quella di concorso con altri nell’omicidio volontario del giudice romano OCCORSIO, magistrato che aveva condotto la prima istruttoria sulla strage. Siamo alla fine della puntata. La concludiamo con due giudizi, due brevissimi giudizi su Freda e Ventura, che poi saranno condannati all’ergastolo. Sono giudizi presi dalla sentenza della Corte di Assise di Catanzaro, sentenza che è stata depositata….dispositivo che è stato depositato un mese fa…nel mese di agosto......

A proposito di Ventura e Freda si legge:“Concordanti e molteplici argomenti di prova dimostrano al di là di ogni ragionevole dubbio, la colpevolezza del Ventura. Le stesse prove valgono anche per Freda, essendo indubitabile, dato lo stretto collegamento che lega le condotte di questi due imputati, l’incidenza a carico di entrambi degli elementi probatori”.

E ancora più avanti a pag. 597 si legge:“Il complesso dei gravi, numerosi e univoci, concordanti indizi di colpevolezza, dei quali finora si è detto, esistenti a carico di Freda e Ventura, induce questa Corte ad affermare con tranquilla coscienza che pienamente raggiunta è la prova della partecipazione di entrambi ai tragici fatti del 12 dicembre del 69”.

 

 

 

PIERO OTTONEE quindi riassumiamo. Stasera abbiamo visto da vicino tre figure di estremisti. Su almeno due di loro c’è una certezza. Hanno tramato delle stragi, dei colpi di Stato. Abbiamo visto Freda, brillante, presuntuoso, sicuro di sé, abbiamo visto Ventura, più goffo, un uomo che non farebbe piacere incontrare di notte in una strada solitaria, abbiamo visto Pozzan, una specie di macchietta, di folclore veneto, però ovviamente privo di scrupoli e mi dà l’impressione di essere un uomo nettamente insincero.

Allora questi sono gli estremisti, poi c’è l’altro elemento che è emerso da quanto abbiamo sentito stasera: e sono le complicità, le protezioni da parte dei Servizi dello Stato, forse anche di uomini politici.

E qui ci si pone il quesito: questi protettori degli estremisti che cosa volevano? Volevano anch’essi un colpo di Stato, volevano far saltare la Repubblica e instaurare un ordine autoritario o invece volevano soltanto servirisi degli estremisti per fini di piccolo cabotaggio, per fini politici di secondo ordine.

Non lo sappiamo. La Corte dovrebbe appurarlo, vedremo nelle serate seguenti.

L’eroe positivo del nostro dramma è il Presidente della Corte, un uomo spontaneo, talvolta sembra alla buona, con le sue inflessioni dialettali, non suscettibile. Non prende cappello anche quando lo trattano piuttosto male, lo provocano, però fermo, sicuro, dignitoso. Tutti noi guardiamo questo Presidente con simpatia perché in questi dibattimenti, in queste udienze il Presidente rappresenta lo Stato che si difende, possiamo dire che in questo momento ai nostri occhi egli rappresenta la Repubblica.

 

FINE DELLA PRIMA PUNTATA [continua alla seconda puntata]