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LA SENTENZA DEL PROCESSO IN CORTE DI ASSISE DI CATANZARO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

 

SVOLGIMENTO DELLA FASE DIBATTIMENTALE UNITARIA DI TUTTI I PROCESSI, RIUNITI DALLA CORTE DI CASSAZIONE, RELATIVI ALLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA ED AI REATI CONNESSI

 

PARTE QUINTA CAPITOLO XXIX    

[da pagina 779 a pagina 784]

 

 

Claudio Orsi imputato del delitto previsto dall’art.270 comma III C.P.

 

 

All'incriminazione di Claudio Orsi si è pervenuto, come già detto, in seguito alle accuse di Giovanni Ventura, il quale lo ha indicato come colui che, agendo per conto di Franco Freda e nell'ambito dell'organizzazione eversiva che a questi faceva capo, aveva impiegato propri uomini per il collocamento degli ordigni esplosivi sui treni circolanti nell'Italia settentrionale durante la nottedall'otto al nove agosto 1969.

 

All'Orsi è stata, perciò, contestata la partecipazione agli attentati sui treni ed all'associazione sovversiva che degli attentati stessi costituiva la matrice.

 

In realtà, tuttavia, la fonte dell’accusa non è tale da reggere ad un esame critico della sua efficacia probatoria.

 

Giovanni Ventura, allorchè nel suo interrogatorio del 17 marzo 1973 ha fatto il nome di Claudio Orsi, si è vagamente riferito a notizie sapute da Franco Freda circa l'impiego di uomini dello stesso Orsi nelle operazioni dinamitarde compiute sui convogli ferroviari a Milano e Venezia. Subito dopo, però, nel corso dello stesso interrogatorio, egli ha aggiunto di aver ricevuto confidenze sullo stesso argomento anche da Marco Pozzan, il quale, essendo al corrente dei progetti di Freda e soffermandosi a parlare dei dettagli di quelle operazioni, gli aveva detto “che a Venezia c'erano individui di Udine e non di Orsi”.

 

In sostanza il Ventura si è rifatto a discorsi vaghi e contraddittori avvenuti in sua presenza ed ai quali è, quindi, assai azzardato ancorare la prova di un'attività dinamitarda, diretta o indiretta, di Claudio Orsi.

 

Nè, ovviamente, può assumere consistenza un serio quadro accusatorionei confronti del suddetto Orsi potenziando la parola di Giovanni Ventura con l'avvenuto rinvenimento, nell'autocarrozzeria "Casali” e nel negozio di tal Tosatti (entrambi attigui all'azienda alberghiera gestita dall'Orsi), di un certo quantitativo di masonite e di una elettrocalamita simili a quelle usate negli attentati terroristici della “prima serie”.

 

Trattasi, invero, di cose assai diffuse in commercio, suscettibili dei più vari impieghi e la cui giacenza nei luoghi ove furono sequestrate ben si giustifica, comunque, con il tipo di lavoro che in quegli esercizi si svolgeva.

 

Del resto di ciò si è reso ben conto il Pubblico Ministero, il quale, al termine della fase istruttoria, ha chiesto il pieno proscioglimento dell'imputato da tutti gli addebiti contestatigli e l'inizio di un procedimento penale, per il delitto di calunnia, a carico dell'accusatore Ventura.

 

Il Giudice Istruttore ha accolto solo in parte le richieste del Pubblico Ministero, prosciogliendo Claudio Orsi per non aver commesso il fatto da tutte le imputazioni concernenti gli attentati ai treni ed ordinandone il rinvio a giudizio limitatamente al delitto previsto dall'art. 270 comma III C.P.; ma con tale pronuncia, secondo l'avviso di questa Corte, è incorso in una evidente contraddizione.

 

Invero, una volta negato ogni valore ai riferimenti di Giovanni Ventura ed ogni significato accusatorio ai materiali sequestrati nelle officine adiacenti al complesso alberghiero gestito dall'Orsi, non rimane alcunchè a carico di quest'ultimo per dimostrare, in punto di fatto, la sussistenza di suoi legami nell' ambito di un illecito rapporto societario penalmente rilevante ai sensi dell' art .270 C.P.-

 

In altri termini, se deve escludersi la partecipazione dell'imputato all'attività terroristica dell' otto-nove agosto 1969, ossia proprio quell'unico comportamento che aveva fatto pensare ad una sua solidarietà col Freda nell'attuazione di un programma di carattere sovversivo, automaticamente vien meno la prova dell' adesione del medesimo al programma in questione.

 

Nè può farsi ricorso, per reperire altri elementi idonei a puntellare l'accusa in ordine alla residua imputazione ancora in vita, agli stretti rapporti ideologici con Franco Freda posti in rilievo dal Giudice Istruttore ed in base ai quali l'Orsi, nella sua qualità di dirigente del movimento di destra "Giovane Europa", avrebbe proposto durante due congressi di tale movimento (a Firenze nell'aprile 1970 ed a Napoli nel giugno immediatamente successivo) di adottare come nuova linea politica le idee nazi-maoiste propugnate nell'opera dello stesso Freda, "La disintegrazione del sistema”.

 

Infatti è fuori dubbio che le manifestazioni ideologiche, quando rimangono nei limiti di una espressione del pensiero, costituiscono esercizio di un diritto di libertà fondamentale costituzionalmente garantito.

 

Ne ha dato specificamente atto proprio il Giudice Istruttore prosciogliendo per tal motivo con ampia formula (il fatto non costituisce reato) dall'imputazione di propaganda sovversiva (art.272 p.p. C.P.) il Freda, cui era stato contestato di avere scritto e diffuso l'opera ora citata, nonchè il Ventura al quale era stato fatto carico di aver cooperato alla diffusione della stessa.

 

Sarebbe, quindi, illogico ed iniquo, oltre che giuridicamente erroneo, formulare un giudizio diverso nei confronti di Claudio Orsi.

 

Vi è da tener presente ancora, relativamente all'Orsi, che egli, come emerge dalle deposizioni testimoniali di Tullio Lauro, Pierfranco Bruschi e Renato Cinquemani (dirigenti, questi ultimi due, di “Giovane Europa"), manifestò la sua adesione alle idee propugnate dal Freda solo nei due congressi tenuti da quel movimento politico rispettivamente a Firenze nell'aprile 1970 ed a Napoli nel giugno dello stesso anno: cioè in una sede ed in un periodo di tempo ben lontani dal contesto nel quale il criminoso sodalizio diretto dal Freda e dal Ventura ebbe vita e frutto con la realizzazione degli attentati (tutti compiuti nel 1969).

 

Manca assolutamente la prova che Claudio Orsi, traendo spunto dai suoi rapporti di personale amicizia col Freda e dai suoi interessi politici, che lo portarono spesso a confrontare le sue idee con quelle degli altri in congressi, dibattiti ed organizzazioni varie, sia rimasto coinvolto in associazioni costituite per sconfinare dai confronti ideologici nel campo operativo al fine di sovvertire violentemente gli ordinamenti economico-sociali dello Stato.

 

Lo stesso Giudice Istruttore, che pure ha disposto il rinvio a giudizio di Claudio Orsi e si è, quindi, dimostrato tendente a valorizzare nei confronti di lui ogni minimo indizio di colpevolezza, aveva ammesso, quando in un primo Momento l'accusa di Giovanni Ventura sembrava aver consistenza, che tutti gli altri elementi raccolti a suo carico costituivano solo "motivi per sospettare che l'Orsi facesse parte dell'organizzazione terroristica del "Freda".

 

Tali elementi erano costituiti appunto dall'adesione ideologica alla linea politica di Freda nei congressi di "Giovane Europa" e dai rapporti di amicizia col Freda stesso, rivelati anche da una lettera sequestrata in Padova nell'abitazione di Massimiliano Fachini.

 

Si tratta di una lettera, senza indicazione del destinatario ed a firma "Orsi", nella quale si riporterebbe un articolo di giornale scritto contro Freda e si manifestano in favore di quest’ultimo, da parte dello scrivente apprezzamenti e solidarietà senza però, alcun richiamo da cui sia possibile trarre indizi di un illecito legame fra i due.

 

Rettamente, quindi, il Magistrato Istruttore aveva ritenuto che gli elementi diversi dall'accusa di Giovanni Ventura non fossero idonei a valicare la soglia del mero sospetto.

 

In conclusione, poichè è da escludere ogni efficacia indiziante della parola del Ventura per le ragioni sopra esposte, nelle quali si sono trovati del resto concordi al momento terminale dell'istruzione il Pubblico Ministero ed il Giudice Istruttore, è palese che a carico di Claudio Orsi nulla di serio rimane sul piano della prova.

 

Pertanto egli va assolto anche dall'ultima imputazione pendente ancora nei suoi confronti, quella di aver partecipato ad una associazione sovversiva, per non aver commesso il fatto.

 

(continua al capitolo XXX Parte Quinta)