LA SENTENZA DEL PROCESSO IN CORTE DI ASSISE DI CATANZARO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

 

SVOLGIMENTO DELLA FASE DIBATTIMENTALE UNITARIA DI TUTTI I PROCESSI, RIUNITI DALLA CORTE DI CASSAZIONE, RELATIVI ALLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA ED AI REATI CONNESSI

 

PARTE QUINTA CAPITOLO XXVIII   

[da pagina 774 a pagina 778]

 

 

La posizione di Giuseppe Brancato circa l’attentato compiuto il 15.4.1969 nell’Università di Padova

 

 

 

Si è già trattato dell' ordigno esploso la sera del 15 aprile 1969 nello studio del Rettore dell'Università di Padova con riferimento alla serie di attentati dinamitardi dei quali vanno ritenuti responsabili Franco Freda e Giovanni Ventura.

 

Per lo stesso fatto si è proceduto penalmente contro Giuseppe Brancato; il quale, già rinviato al giudizio del Tribunale di Padova dalla Sezione Istruttoria della Corte di Appello di Venezia - con provvedimento del 5 luglio 1974 - per il delitto previsto dall'art.6 della legge 2.10.1967 n.895 nonchè per quello di incendio aggravato (artt.423-425 C.P.), è stato poi tratto, per tale episodio, dinanzi a questa Corte in virtù della decisione attributiva di competenza emessa dal Supremo Collegio il 3 aprile 1975.

 

Per completezza di esposizione sulle vicende processuali del suddetto imputato, giova ricordare che egli, prima del menzionato rinvio a giudizio disposto dalla Sezione Istruttoria, era stato giudicato ed assolto per insufficienza di prove, in ordine alle stesse due imputazioni, dal Tribunale di Padova in seguito a dibattimento concluso con sentenza del 2.7.1971.

 

Tale fase dibattimentale era stata successivamente dichiarata nulla per motivi procedurali e di conseguenza, gli atti erano stati restituiti al Giudice Istruttore; il quale, con sentenza - ordinanza del 3 aprile 1974, aveva prosciolto il Brancato con la medesima formula dubitativa adottata già dal Tribunale.

 

Su appello del Pubblico Ministero la Sezione Istruttoria della Corte di Appello ne dispose poi il rinvio a giudizio con il sopra citato provvedimento del 5 luglio 1974.

 

Gli elementi di prova raccolti a carico di Giuseppe Brancato sono costituiti da confessioni stragiudiziali rese dall'imputato a varie persone di sua conoscenza (Nicolò Pezzato, Franco Tommasoni, Paolo Borina), dinanzi alle quali egli avrebbe esplicitamente e spontaneamente ammesso la sua partecipazione all'attentato.

 

Per la verità lo stesso Brancato, contumace nel dibattimento di Catanzaro, ha riconosciuto in sostanza durante le precedenti fasi processuali di essersi dichiarato autore dell'episodio delittuoso in esame nel corso di amichevoli conversazioni; ma ha fatto presente di aver assunto tale atteggiamento per pura vanteria e senza avere, in realtà, commesso alcunchè di illecito.

 

Ciò posto, non vi è dubbio - ad avviso della Corte – che le deposizioni dei testi Pezzato, Tommasoni e Borina non possono essere considerate base probatoria idonea per fondarvi un'affermazione di penale responsabilità dell'incolpato.

 

Invero, ad una più approfondita disamina non può sfuggire, anzitutto, che tali testimonianze accusatorie si sono articolate spesso in una serie di affermazioni e ritrattazioni, nonchè di variazioni dei dettagli che il Brancato avrebbe riferito nel ricostruire le sue gesta in ordine al compimento della criminale impresa.

 

Inoltre, proprio su uno dei dettagli più importanti tra quelli riferiti dal Brancato, cioè sul tipo di ordigno adoperato, cade una recisa smentita in sede di prova generica.

 

Infatti, mentre la narrazione dell'imputato si riferisce specificamente ad un barattolo metallico con miccia fuoriuscente da un buco dello stesso e ad un tempo di esplosione di 30 secondi, gli accertamenti peritali compiuti in fase istruttoria hanno consentito di stabilire con sicurezza che il meccanismo di accensione dell'ordigno era certamente costituito da un congegno elettromagnetico a caduta di corrente collegato all'esaurimento di una pila.

 

Convocati, per ulteriori chiarimenti, all'udienza dibattimentale del 2 maggio 1978, i periti ten. col. Luigi Arvali e dr. Alessandro Di Petri hanno precisato di non aver rinvenuto traccia alcuna che potesse far pensare a congegni ad orologeria o a micce; ed hanno, comunque, categoricamente escluso che l'accensione dell' ordigno fosse stata provocata mediante l'impiego di una miccia.

 

Altra smentita della prova generica alle cosiddette confessioni del Brancato riguarda il tipo di materiale esplodente. Ha riferito il Pezzato di aver saputo dal Brancato che gli esplosivi usati erano: tritolo, pentrite, polvere nera e plastico.

 

Orbene, risulta dagli accertamenti peritali che l'ordigno esploso nel Rettorato conteneva polvere nera (nitrato di potassio, carbone e zolfo), polvere di alluminio e di magnesio.

 

Le risultanze sopra illustrate sono tali da togliere ogni valore probatorio alle ammissioni del Brancato e da far riflettere su una particolare circostanza riferita dal testimone Nicolò Pezzato nell'udienza dibattimentale del 5 giugno1978: non vi era attentato, commesso a quell'epoca, del quale il ventenne Brancato non si vantasse autore.

 

Il dirigente dell'Ufficio Politico presso la Questura di Padova, dr. Saverio Molino, si rese conto dell'inverosimiglianza di quelle autoaccuse del Brancato sin dalle prime confidenze fattegli dal Pezzato.

 

"Dinanzi a tali rivelazioni - così si è espresso il dr. Molino il 24 settembre1969 dinanzi al Giudice Istruttore di Padova - io rimasi scettico pur senza esprimere questo mio scetticismo. Infatti ritengo poco credibile che quattro persone sistemino un ordigno nello studio del Rettore posto al primo piano sopra l'ammezzato e poi riescono ad uscire indisturbati in 30 secondi dal palazzo dell'Università e riescano anche ad allontanarsi senza destare sospetti".

[Nota: Il Pezzato gli aveva detto che il Brancato aveva agito in concorso con Francesco Petraroli, Massimiliano Fachini e un certo "Checco" di Treviso.]

 

Appare, pertanto, conforme a giustizia assolvere Giuseppe Brancato dalle imputazioni ascrittegli per non aver commesso il fatto, data l'assoluta inconsistenza della prova a suo carico.

 

(continua al capitolo XXIX Parte Quinta)