LA SENTENZA DEL PROCESSO IN CORTE DI ASSISE DI CATANZARO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

 

SVOLGIMENTO DELLA FASE DIBATTIMENTALE UNITARIA DI TUTTI I PROCESSI, RIUNITI DALLA CORTE DI CASSAZIONE, RELATIVI ALLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA ED AI REATI CONNESSI

 

PARTE QUINTA CAPITOLO XXVII   

[da pagina 764 a pagina 773]

 

 

Il delitto di falsa testimonianza ascritto al maresciallo dei CC. Gaetano Tanzilli ed al confidente Stefano Serpieri

 

 

 

Si è già fatta analitica esposizione delle vicende relative alle notizie fiduciarie comunicate al mar. Gaetano Tanzilli dal suo informatore Stefano Serpieri, circa gli attentati del 12 dicembre 1969, ed all'atteggiamento di reticenza che ha condotto all'incriminazione di entrambi per il delitto previsto dall'art.372 C.P.

 

Vanno ora richiamati i punti essenziali delle vicende medesime, in quanto dal loro coordinamento logico emerge con evidenza la colpevolezza dei due imputati.

 

Un primo dato certo è costituito dal fatto che l'iniziale presa di contatto fra il Tanzilli ed il Serpieri ebbe a verificarsi il giorno immediatamente successivo a quello degli attentati e si articolò in due incontri: il mar. Tanzilli da principio avvicinò da solo il suo confidente e poi, nella stessa giornata del 13 dicembre 1969, lo incontrò ancora insieme al cap. Mario Santoni che gli era stato affiancato dal suo superiore diretto, maggiore Ceraolo, per un controllo delle notizie ricevute.

 

Che questo duplice contatto sia avvenuto proprio il 13 dicembre 1969 risulta da vari e concordanti elementi. Lo ha accennato Stefano Serpieri (il quale non aveva alcun interesse a falsare le date ma solo il contenuto dell'informazione) sulla base di circostanze idonee a fissarne il ricordo: ha dichiarato infatti al Giudice Istruttore di Catanzaro, confermando precedenti deposizioni, di essersi incontrato col mar. Tanzilli alle ore 13 del 13 dicembre 1969 in un bar di piazza Cavour nonchè, nel pomeriggio dello stesso giorno 13, con il suddetto Tanzilli ed altro signore da lui non conosciuto nella zona dell'Aventino, ove aveva accompagnato sua figlia per una lezione di ballo; ha anche precisato di aver opposto in un primo tempo delle difficoltà al maresciallo, quando questi gli aveva chiesto di incontrarsi con lui una seconda volta nello stesso giorno, perchè doveva accompagnare sua moglie al mercato per le consuete spese del sabato.

 

Lo ha accennato anche il cap. Santoni, facendo rilevare che non poteva essersi incontrato col Serpieri in un giorno successivo, in quanto il 14 dicembre era stato da lui trascorso in riposo domenicale e dal 15 in poi aveva goduto di un periodo di licenza.

 

Lo ha riconosciuto lo stesso Tanzilli nelle sue ultime dichiarazioni in fase istruttoria; e se ne è tratta ulteriore conferma dalle deposizioni dibattimentali dei colonnelli Giorgio Genovesi ed Antonio Cacciuttolo, i quali furono fra i primi a conoscere l'esito di quei contatti informativi.

 

Altro punto fermo è costituito da un terzo incontro cui partecipò un informatore e che va indiscutibilmente collocato nella sera del 16 dicembre 1969, come chiaramente si evince dalla documentazione interna del S.I.D.-

 

Infatti un appunto informale datato 16 dicembre 1969, proveniente dall'ufficio del CS-3 - cui apparteneva il mar. Tanzilli – e consegnato per competenza al ten.col. CC Genovesi Capo del CS-1 tramite il comandante di tutti i centri CS di Roma col. Cacciuttolo, comincia testualmente così:

 

"Il nostro fiduciario in occasione di un incontro avuto la sera del 16.12.1969 ha, in particolare, riferito che...".

[Il testo dell' appunto 16.12.69 è riportato in parte III cap. VII.

 

Contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa del Tanzilli non possono esservi dubbi circa l'effettiva provenienza dell'appunto stesso dal CS-3, perchè tale provenienza risulta da una specifica annotazione sullo stesso apposta all'epoca dal col.Genovesi di suo pugno, nonchè dagli altri documenti del S.I.D. in appresso citati, i quali furono formati in periodo non sospetto: quando, cioè, non era assolutamente prevedibile che essi dovessero costituire oggetto di ispezione da parte dell'Autorità Giudiziaria.]

 

Il contenuto di questo appunto fu trasfuso in un altro con la data 17.12.1969, destinato - come si è detto - alla Polizia Giudiziaria.

 

Fu inoltre, stilato il 17 dicembre 1969 dal Raggruppamento Centri CS di Roma un rapporto segreto per tenere al corrente il superiore ufficio "D" degli sviluppi informativi; ed anche da tale rapporto si colgono i seguenti precisi riferimenti al suddetto incontro:

 

"Nel quadro delle direttive ricevute dal sig. Capo Servizio e da codesto sig. Capo Ufficio, in relazione agli ultimi avvenimenti in ordine ai noti attentati dinamitardi, continuando nell'azione diretta e fiduciaria intrapresa, si è riusciti a conoscere attraverso fonte solitamente attendibile (non remunerata) e contattata la sera del 16 dicembre 1969 da nostro elemento qualificato...".

 

E', quindi, documentalmente provato che questo contatto informativo si ebbe la sera del 16 dicembre 1969 e che tutte le notizie trascritte nell'appunto furono fornite da un unico informatore.

 

Trattasi di notizie specifiche e dettagliate sulla matrice e sugli esecutori degli attentati; e ciò dimostra logicamente che esse furono raccolte in un contatto successivo ai due realizzati con il Serpieri il 13 di quello stesso mese.

[ il testo integrale dell'appunto 17.12.1969 è riportato in parte III cap. II pagg. 244-245]

 

 

In queste due prime occasioni, invero, il Serpieri aveva dato notizie così vaghe e fumose da suscitare gli irati rimproveri del col. Cacciuttolo e da indurre questo ultimo a far avvicinare ancora, nello stesso giorno, il Serpieri dal Tanzilli con l'intervento del cap. Santoni. In effetti neanche l'intervento dell'ufficiale era valso a produrre più utili risultati; ed il cap. Santoni lo ha ricordato più volte, deponendo come teste.

 

L'atteggiamento del col. Cacciuttolo ebbe, invece, a mutare radicalmente dopo la ricezione delle notizie trasfuse nell'appunto 16.12.69 - evidentemente riferibili, quindi, ad un terzo contatto - ed a concretarsi in un vivo elogio, verso i suoi collaboratori, unito alla specifica raccomandazione rivolta al CS-3 di "curare i contatti con il noto informatore al fine di ottenere altre utili notizie ai fini delle indagini".

 

Tale "noto informatore" del terzo incontro era sempre Stefano Serpieri. Verso questa indicazione convergono, invero, vari rilievi di ordine logico.

 

 

Fra le notizie contenute nel noto appunto 16.12.69 vi sono quelle relative all'alibi "Delle Chiaie", che Mario Merlino ebbe a prospettare agli inquirenti in un secondo tempo, ed ai vincoli di amicizia che legavano il padre del Merlino al Direttore della Banca Nazionale dell'Agricoltura di Milano.

 

La circostanza dell'alibi era stata riferita dal Merlino stesso, il quale ciò ha riconosciuto dinanzi al G.I. di Milano, proprio al Serpieri quando entrambi erano rimasti insieme, la notte dal 12 al 13 dicembre 1969, nella Questura di Roma.

 

Nella stessa occasione il Serpieri dovette sapere dal Merlino dell'amicizia del padre di questi col direttore della banca, giacchè un riferimento del genere non avrebbe avuto logica giustificazione prima che avvenissero gli attentati in quella stessa banca; nè il Merlino, dopo gli attentati, potè parlarne ad altri che non fosse con lui in Questura, dato il suo stato di detenzione che si protrasse dalla sera stessa del 12 dicembre 1969 a ben oltre la data dell'appunto.

 

Nello stesso appunto sono contenute le notizie relative ai due stranieri Robert Leroy e Guerin Serac; e da tal riguardo non va trascurato il fatto che il Serac era direttore dell'agenzia di stampa di Lisbona "Aginter Press", i cui bollettini furono sequestrati dal Giudice Istruttore di Milano presso la sede di "Europa Civiltà": cioè proprio nella sede del movimento politico nel quale era inserito Stefano Serpieri.

[Nota: v. cart.22 fasc.66 istruttoria "Giannettini". E' da notare, al riguardo, che il S.I.D. non aveva nei suoi archivi notizie sui due suddetti stranieri; e solo dopo aver ricevuto l'appunto 16.12.69 svolse indagini per la loro identificazione, riuscendo così ad accertare nei primi mesi del 1970 che il Serac in effetti non era anarchico (come inesattamente riferito nel citato appunto), ma apparteneva - come il Le Roy -ad un movimento di estrema destra neo-nazista. Va, altresì, ricordato che l'appunto 16.12.69 reca in calce la seguente annotazione: "La fonte, solitamente bene informata, deve essere assolutamente cautelata, anche perchè, già interrogata dalla Questura, non ha fornito le notizie di che trattasi".]

 

Da vari atti del S.I.D. (v. ad es. la già citata nota 17.12.69 diretta dal Raggruppamento Centri CS di Roma all'Ufficio "D") risulta, inoltre, che trattavasi di fonte occasionale e non remunerata.

 

E' proprio il caso di Stefano Serpieri, il quale non era remunerato per la sua occasionale collaborazione informativa in favore del S.I.D. e nulla aveva riferito in Questura del colloquio avuto col Merlino.

 

Ha dichiarato, in proposito, il Capo dell'Ufficio politico della Questura di Roma dr. Bonaventura Provenza in dibattimento che il Serpieri, essendo un confidente della Polizia, la sera del 12.12.69 era stato messo in Camera di sicurezza insieme al Merlino, ma nulla aveva poi detto di aver saputo da quest'ultimo.

 

Si spiega, del resto, ragionevolmente come il Serpieri, fumoso e vago in quei primi suoi contatti del 13.12.69 con il mar.Tanzilli ed il cap. Santoni, quando era appena reduce della nottata trascorsa in Questura e non aveva avuto il tempo di raccogliere e coordinare notizie specifiche, fu invece preciso e dettagliato nel terzo incontro del 16 successivo.

 

Fin dal 13 egli aveva promesso, come il Tanzilli ed il Santoni hanno riconosciuto, una ulteriore e più utile collaborazione informativa.

 

Quanto sopra posto, ne discende logicamente che a questo terzo incontro non potè rimanere estraneo il mar. Tanzilli, al quale il Serpieri - quale fonte - apparteneva.

 

Il rapporto fiduciario preesistente fra i due e le tradizioni del Servizio, alle quali lo stesso Tanzilli ha fatto riferimento nel suo ultimo interrogatorio del 6.12.15 dinanzi al Giudice Istruttore di Catanzaro, escludevano l'opportunità di una sostituzione del sottufficiale nel prosieguo del contatto con la stessa fonte.

 

Il riscontro documentale di questa logica considerazione trovasi nella corrispondenza interna del S.I.D., dalla quale si rileva che il mar. Tanzilli ricevette tutte le notizie di cui all'appunto.

 

Una riprova della necessità di ricorrere al Tanzilli, quando occorreva rinnovare il contatto con la sua fonte, si ricava anche da quanto avvenne nella successiva operazione del 18 dicembre 1969 diretta al rintraccio di Stefano Delle Chiaie, cui si è riferito lo stesso Tanzilli nel suo interrogatorio del 1° ottobre 1975.

 

Proprio il Tanzilli, infatti, in tale occasione fu convocato dal magg. Ceraolo, Capo del CS-3, ed affiancato ancora una volta al cap. Santoni (richiamato all'uopo dalla licenza concessagli), perchè si trattava di mettersi in contatto nuovamente con il Serpieri onde rintracciare, con l'aiuto di questi, il Delle Chiaie che in quel periodo si nascondeva.

 

E' chiaro, quindi, che il mar. Gaetano Tanzilli, con l'ostinarsi a ripetere, prima nelle sue deposizioni testimoniali e poi nei suoi interrogatori da imputato, di non aver ricevuto le notizie contenute nell'appunto del 16.12.1969, ha inteso coprire l'analoga reticenza di Stefano Serpieri per non esporre costui all'ostilità delle persone denunciate come responsabili dell'organizzazione e dell'esecuzione degli attentati.

 

Ovviamente questa esasperata tutela di una fonte, la cui identità, peraltro, [testo mancante]……ha ritenuto ad un certo momento di rivelare riconoscendo la prevalenza degli interessi della giustizia sull'esigenza di riservatezza del Servizio, non giustifica giuridicamente la violazione, da parte del mar. Tanzilli, dell'obbligo di attestare il vero dinanzi al Giudice.

 

Tale violazione comporta l'affermazione della penale responsabilità dello stesso Tanzilli in ordine al delitto di falsa testimonianza ascrittogli.

 

Il reato suddetto, per quanto riguarda il Serpieri, è estinto per effetto dell'amnistia concessa con il D.P.R. 4.8.1978 n.413, consentendolo i precedenti penali del Serpieri medesimo. Tale causa estintiva non può operare in favore del Tanzilli, (ostandovi l'art.2 p.p. lett.a) del citato decreto, in quanto i fatti costituenti oggetto della deposizione incriminata sono connessi all'esercizio di pubbliche funzioni espletate dal testimone.

 

(continua al capitolo XXVIII Parte Quinta)