LA SENTENZA DEL PROCESSO IN CORTE DI ASSISE DI CATANZARO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

 

SVOLGIMENTO DELLA FASE DIBATTIMENTALE UNITARIA DI TUTTI I PROCESSI, RIUNITI DALLA CORTE DI CASSAZIONE, RELATIVI ALLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA ED AI REATI CONNESSI

 

PARTE QUINTA CAPITOLO XIV     

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L’alibi di Giovanni Ventura per il 12 dicembre 1969

 

 

 

Nel corso dell' esposizione di quanto dichiarato da Giovanni Ventura nei suoi interrogatori si è fatto cenno all'alibi da lui prospettato per il 12 dicembre 1969: egli quel giorno si sarebbe recato a Roma in quanto, avendo appreso sin dal mattino che suo fratello Luigi - ivi alloggiato in una pensione - stava male, avrebbe ritenuto necessario ed urgente portarsi al più presto presso di lui su consiglio del medico curante dr. Giorgio Ferlini.

 

Secondo tale versione i suoi movimenti quel giorno sarebbero stati precisamente questi: era partito da Castelfranco la mattina, dopo aver ricevuto notizia di una crisi epilettica che il giorno prima (11 dicembre), aveva colto suo fratello Luigi a Roma; era arrivato a Padova in treno per consultare il neuropsichiatra dr. Ferlini e, nell'occasione, aveva visto Marco Pozzan; su consiglio (chiesto telefonicamente) del suddetto medico di recarsi subito a Roma, per seguire l'evolversi del male e per provvedere all'eventuale ricovero in clinica dell'ammalato, era partito da Padova in treno nella tarda mattinata ed arrivato a Roma verso le ore 17; 30 quando gli attentati erano già avvenuti; alla stazione aveva telefonato alla pensione del fratello Luigi ed appreso che questi, superata la crisi, era uscito; recatosi poi nello studio dell’avv. Diego Giannola, nonchè nella sede della Casa Editrice Lerici, si era incontrato in quest'ultimo luogo con i suoi soci in affari editoriali Rinaldo Tomba e Stefano Sestili; aveva, infine, trascorso la serata in casa del suo amico e socio Antonio Massari dal quale era stato anche ospitato per la notte.

 

Occorre precisare che solo in un secondo tempo, durante l'interrogatorio del 7 marzo 1973, Giovanni Ventura ha completato la sua versione d'alibi dicendo di avere incontrato nella sede della Lerici anche suo fratello Luigi; e ciò dopo che quest'ultimo, nel suo interrogatorio del 22 gennaio 1973, aveva riferito al Magistrato tale circostanza. Va rilevato sin d'ora che questo tardivo allineamento dei due fratelli Ventura appare tutt'altro che dettato dallo scopo di dire il vero.

 

Infatti Luigi Ventura, introducendo il suo assunto della visita alla Lerici, ove avrebbe incontrato l’avv. Diego Giannola, si trova in netto contrasto con quest'ultimo, che ha dichiarato di non averlo visto affatto e di non essersi neanche recato alla sede della Lerici quella sera. Si trova, inoltre, in contrasto con Rinaldo Tomba, che non lo vide arrivare alla Lerici, nonchè, come si vedrà, con altro testimone: padre Sartorio.

 

In una valutazione preliminare dell’alibi di Giovanni Ventura non si può prescindere dalla considerazione che questi ad Alberto Sartori, l'esponente marxista-leninista presso il quale - come si è detto - svolse opera di infiltrazione, ebbe a confidare “che uno dei depositari del suo alibi del 12 dicembre 1969 era Barnabò".

 

Si trattava di Marco Barnabò, il quale, benchè intimo amico del Ventura, dinanzi al Giudice Istruttore, nessun contributo probatorio ha portato in ordine a tale alibi ed ha fatto presente che quel giorno si trovava a Parigi, ove da circa un mese si era trasferito con la famiglia.

 

Nè Giovanni Ventura ha mai tentato processualmente di valersi, a questi fini, della testimonianza del suddetto suo amico; sicchè la confidenza da lui fatta al Sartori appare inquadrabile nelle sue manovre preparatorie di inquinamento della prova.

 

Passando, ora, a controllare l'alibi concretamente offerto ed articolato dal Ventura, balza subito con evidenza che esso è fragilissimo e destinato a crollare.

 

Si è già sopra detto del pretestuoso allineamento dei due fratelli sulla presenza di Luigi nella sede della Lerici. Possono aggiungersi altre contraddizioni marginali come quella relativa al mezzo usato quella mattina del 12 dicembre per portarsi da Castelfranco a Padova: Giovanni Ventura ha riferito di aver viaggiatoin treno perchè la sua BMW 1600 era in riparazione presso una officina, ma è stato contraddetto da Marco Pozzan, il quale lo avrebbe visto arrivare a Padova verso le 9-9,30 con la sua solita auto BMW guidata dal fratello Angelo. Quest’ultimo, a sua volta, ha contraddetto il Pozzan facendo chiaramente intendere di non aver accompagnato Giovanni a Padova.

 

Il crollo più disastroso, tuttavia, riguarda la motivazione che Giovanni Ventura ha addotto per quel suo viaggio a Roma insistendovi, ostinatamente, sino alle ultime battute dell'istruttoria dibattimentale.

 

La crisi di epilessia, dalla quale fu colto Luigi Ventura e che indusse padre Pietro Sartorio - economo del pensionato ove il giovane Luigi alloggiava - ad avvisare telefonicamente la madre di questi a Castelfranco Veneto, si verificò alle 12,30 del 14 dicembre 1969.

 

Don Sartorio lo ha affermato con sicurezza in fase istruttoria e ribadito in dibattimento con le precisazioni che seguono:

 

"Posso dire con assoluta precisione il giorno in cui il Luigi fu colpito da attacco epilettico, in quanto ricostruii la data allorchè un sottufficiale della Questura di Roma nel dicembre scorso è venuto ad accertare presso il pensionato l'esatto periodo di soggiorno del Luigi.

 

La data è il 14 dicembre 1969; mi ricordo anche l'ora: le 12,30. Lo posso affermare con sicurezza perchè rimasi molto meravigliato in quanto nessuno mi aveva detto che il ragazzo soffriva di epilessia. Pensai che non me l'avessero detto perchè, se lo avessi saputo, non lo avrei preso al pensionato.

 

Ricordo perfettamente che era giorno di festa e che io mi trovavo già a tavola allorchè scesero due o tre ragazzi e mi dissero che Ventura Luigi si sentiva male e che giaceva per terra nella sua stanza con sindromi convulsive.

 

Mi recai subito nella stanza del Ventura e mi resi conto della gravità della cosa. Chiamai pertanto immediatamente un'ambulanza della Croce Rossa.

 

Dopo circa una mezz'ora o un'ora giunse l'ambulanza con un medico. Nelle more il ragazzo si era alquanto ripreso ed il medico, dopo averlo visitato, non giudicò necessario un ricovero, per cui il ragazzo rimase in pensione a letto.

 

Telefonai, quindi alla madre del ragazzo a Castelfranco Veneto raccontandole quanto era accaduto e pregandola, eventualmente, di venirselo a prendere. Nell’occasione mi lamentai anche che non mi avessero avvisato che il ragazzo soffriva di epilessia.

 

Ricordo anche che, dopo aver mangiato, salii di nuovo in camera del Luigi per accertare le sue condizioni di salute. Egli stava meglio e gli chiesi se desiderasse vedere la sua fidanzata.

 

Dopo la sua risposta affermativa, telefonai al convitto o meglio pensionato delle suore, presso cui era la fidanzata, la sig.na Luisa Tichter.

 

Non ricordo il nome del pensionato, ma è un pensionato di suore con annesse scuole che si trova sulla Cassia in località Grotta rossa. Nel pomeriggio venne pertanto la fidanzata accompagnata da suor Enrica a trovare il Ventura Luigi.

 

Ventura Luigi rimase a letto per qualche giorno. Nella tarda serata de1 14 dicembre venne a trovare Luigi l'avv. Diego Giannola. Vedevo l'avv. Giannola per la prima volta.

 

Ventura Giovanni venne a trovare il fratello come le ho detto o il 15 o il 16 dicembre 1969. Egli non venne da solo ma unitamente ad un certo Massari e la moglie di questi... Escludo senz'altro che i1 12 dicembre 1969 il Ventura Luigi si sentisse male. Non posso dire però come abbia passato la giornata".

 

 

 

Non è, quindi, possibile che Giovanni Ventura si sia precipitato a Roma i1 12 dicembre per una crisi epilettica verificatasi in realtà il 14; nè è vero che Luigi Ventura, dopo la crisi, si sentì tanto meglio da uscire la sera stessa per recarsi alla sede della Lerici.

 

Sulla versione dei fatti data da padre Sartorio non possono sorgere dubbi, perchè essa è confortata da molteplici e sicuri elementi di riscontro.

 

E' stata acquisita la documentazione della Croce Rossa relativa all'intervento dell’autoambulanza con sanitario chiesto dall'economo del pensionato ed, alla stregua della stessa, si è incontrovertibilmente accertato che l’intervento medesimo avvenne proprio i1 14 dicembre 1969.

 

Antonio Massari, nella cui casa - come si è detto - Giovanni Ventura si recò la sera del 12 dicembre 1969 e si fermò a pernottare, ha escluso che questi avesse fatto riferimento alcuno alla malattia del fratello Luigi.

 

Eppure, secondo il Ventura, si trattava del motivo di quel viaggio; onde è davvero difficile spiegare come mai non ne abbia fatto cenno all'amico.

 

Dai registri dell'albergo romano "Locarno" risultano due pernottamenti di Giovanni Ventura, rispettivamente il 16 ed il 17 dicembre 1969; e ciò concorda esattamente con quanto ha dichiarato padre Sartorio circa l'epoca della sua visita al fratello infermo.

 

Dall'agenda del 1969 di Stefano Sestili, legato a Giovanni Ventura da rapporti di natura editoriale, risulta la seguente annotazione sul foglio relativo al giorno 11 dicembre:

 

"ore 19 telefona Ventura a v. Lazio. Dice che viene domani".

 

Ciò contrasta recisamente con la tesi di alibi, secondo la quale la decisione del viaggio a Roma sarebbe stata presa la mattina stessa del 12 dicembre dopo la telefonata fatta al dr. Ferlini.

 

Giovanni Ventura, a contestazione di tale risultanza istruttoria, ha ribattuto semplicemente: "Non mi spiego l'annotazione, è assolutamente certo che io non telefonai".

 

Il dr. Giorgio Ferlini, che ha ricordato in fase istruttoria di essere stato avvertito telefonicamente della crisi di grande male dalla quale era stato colpito Luigi Ventura, non è stato in grado di indicare il giorno ma ha precisato di aver ricevuto la telefonata di Giovanni, fratello dell'ammalato, nell'Ospedale Psichiatrico di Padova ove svolgeva le funzioni di primario.

 

Ha ricordato che si trattava del mese di dicembre e che aveva effettivamente consigliato il viaggio a Roma. Ha precisato ancora che, data l'assenza del centralinista quando aveva ricevuto la telefonata di Giovanni Ventura in Ospedale prima delle 9, era stato chiamato dal portiere.

 

Sulla base delle suddette precisazioni, e poiché il dr. Ferlini fu assente dall’Ospedale nei giorni 11, 12 e 13 dicembre 1969, risulta chiaramente che l’episodio potè avvenire il 14 dicembre - come riferito da don Sartorio - ma non il 12.

 

Vero è che il dr. Ferlini, chiamato a deporre in dibattimento dinanzi a questa Corte il 3 giugno 1978, dopo aver confermato quanto da lui precedentemente detto al Magistrato ha fatto presente, ad un certo punto, di non essere certo se ricevette la telefonata in Ospedale o nella sua abitazione; ma ciò ovviamente è di scarsissimo rilievo.

 

Infatti i dubbi del testimone trovano sufficiente giustificazione nella notevole distanza di tempo fra i fatti e la fase dibattimentale del processo; essi, comunque, non invalidano quanto dal testimone stesso precisato dinanzi al Giudice Istruttore vari anni fa, con maggiore freschezza di ricordi ed in modo particolareggiato.

 

Un estremo tentativo, per dimostrare che Luigi Ventura fu colto prima del 14 dicembre dalla crisi epilettica cui si è riferito per il suo alibi il fratello Giovanni, è stato posto in essere dalla madre dei Ventura, Maria Greggio, la quale ha esibito in dibattimento copia di una lettera, recante la data 17 giugno 1973, inviata da don Sartorio al Giudice Istruttore di Milano.

 

Con tale lettera, un esemplare della quale è stato esibito - anche in dibattimento - dallo stesso don Sartorio, quest'ultimo si era rivolto al Magistrato per informarlo, a completamento della sua deposizione istruttoria già resa, che il giovane Luigi Ventura già fin dai primi giorni di permanenza in pensione aveva accusato "un malessere alla testa", era stato perciò visitato nella pensione medesima nel novembre 1969 dal dr. Ciardiello e poi, su consiglio di quest'ultimo, "in data non ricordabile" dal neurologo dr. Gherardi. Quest'ultimo aveva suggerito di effettuare un elettroencefalogramma.

 

Oltre ad acquisire agli atti la lettera di don Sartorio, la Corte ha proceduto all'audizione del dr. Danilo Gherardi nonchè del dr. Ermete Marchini, il quale risultava aver eseguito l'elettroencefalogramma suggerito dal dr. Gherardi; ma neanche queste nuove risultanze hanno sortito l'effetto, desiderato dalla difesa del Ventura, di invalidare le attestazioni di don Sartorio sulla data di quella prima crisi epilettica sofferta dal giovane Luigi nel pensionato.

 

Infatti il dr. Marchini, sulla scorta del suo schedario, è stato in grado di attestare con sicurezza di aver eseguito un elettroencefalogramma su Luigi Ventura in data 15 dicembre 1969: il che è già armonizzabile con la testimonianza del religioso, in quanto il suddetto dr. Marchini ha specificato che egli effettuava gli esami di sua competenza a distanza di pochi giorni dalla richiesta e, quando era possibile, anche in giornata.

 

Lo stesso dr. Marchini ha successivamente inviato alla Corte fotocopia del referto di esame encefalografico eseguito sul Ventura Luigi; e si è potuto cosi rilevare che nello stesso, vi è uno specifico riferimento ad "episodi convulsivi" verificatisi per due volte nella giornata di ieri a distanza di qualche ora".

 

E' chiaro, perciò, che il referto - essendo di data 15 dicembre 1969 - si riferisce a crisi convulsive di data 14: il che convalida ancora una volta la testimonianza di don Sartorio. Nè può assumere apprezzabile rilievo la discordanza, sottolineata dalla difesa del Ventura, fra il dr. Marchini (che ha accennato nel suo referto a due crisi convulsive) e don Sartorio (che ha parlato di una sola crisi).

 

E' evidente infatti il motivo di una maggiore precisione del medico, interessato alla raccolta esatta dei dati clinici; mentre per padre Sartorio la crisi epilettica costituiva, in sostanza, solo un punto di riferimento per la ricostruzione di una data che aveva suscitato l'interesse del Magistrato Inquirente.

 

Il dr. Danilo Gherardi, dopo essere stato apparentemente preciso all'inizio della sua deposizione testimoniale dicendo di aver visitato proprio l'11 dicembre 1969 su richiesta di padre Sartorio nella pensione il giovane Luigi Ventura, il quale immediatamente prima avrebbe avuto una crisi epilettica, assai incerto si è dimostrato sull’epoca e sulle modalità relative all'annotazione di quella visita medica nella sua agenda del 1969.

 

Egli ha ricordato che, essendosi da lui recati il 25.7.1974 due familiari del Ventura (la moglie Pierangela Baietto ed il fratello Angelo) per chiedergli una certificazione della data di quella visita, aveva telefonato al dr. Marchini e da lui saputo la data dell' elettroencefalogramma.

 

Dall' agenda del dott. Gherardi, nella parte relativa ai giorni 25 e 26 luglio 1974 (epoca della richiesta fattagli dai familiari del Ventura), si ricava con chiarezza che il nome del paziente Luigi Ventura fu trovato, in seguito alle ricerche inizialmente esperite per soddisfare la suddetta richiesta, nell'agenda del 1970 e, precisamente, nella pagina dell'11 marzo 1970.

 

Ciò fa logicamente pensare che nessuna annotazione il medico avesse rinvenuto nell' agenda del 1969, la quale, ovviarmente, dovette essere stata da lui consultata per prima in quanto i familiari dell'ammalato erano specificamente interessati ad un controllo circoscritto alla prima quindicina del dicembre 1969.

 

Tutto ciò autorizza a concludere, anche per le perplessità manifestate di fronte alle suddette osservazioni dal dr. Gherardi in dibattimento, che solo in seguito alla comunicazione telefonica con il dr. Marchini siano state “tardivamente ricostruite ed annotate" nell’agenda del 1969, dal dr. Gherardi medesimo la data dell’elettroencefalogramma e quella (presumibile ed approssimativa) della sua visita medica che l’aveva preceduto.

 

Tutte le argomentazioni sinora svolte dimostrano "ad abundantiam" che Giovanni Ventura il 12 dicembre 1969 si portò dal Veneto a Roma per un motivo diverso da quello inerente ad una presunta malattia del fratello Luigi.

 

Dovette essere un motivo davvero particolare, se lo spinse a tornare tanto in fretta da Castelfranco nella Capitale, che egli appena il giorno prima -11 dicembre - aveva lasciato; ed il fatto che esso sia stato ostinatamente taciuto denuncia, apertamente, la sua grave illiceità.

 

Le false ragioni addotte dal Ventura per giustificare la sua presenza a Roma nella giornata del 12 dicembre 1969 devono essere considerate in relazione allo speciale interesse che egli manifestò, nei discorsi fatti al Lorenzon poco dopo gli attentati, in ordine alla bomba esplosa nella Banca Nazionale del Lavoro di quella stessa città.

 

Si trattava di un episodio terroristico di secondario interesse per la pubblica opinione, la quale era naturalmente polarizzata su quello più grave avvenuto a Milano nella Banca Nazionale dell' Agricoltura. Eppure proprio sul suddetto episodio di Roma egli ebbe di più a soffermarsi – come si è detto - tracciando uno schizzo del sottopassaggio dell’istituto bancario, valutando il rischio corso dagli attentatori per le pareti lisce dell'ambiente, indicando l'ora di collocamento dell'ordigno (nè al mattino, nè durante il periodo di chiusura pomeridiana, ma dopo l'apertura del pomeriggio), sostenendo che non si era voluto cagionare una strage.

 

Tutto ciò costituisce un insieme di elementi indiziari idonei a delineare anche un' implicazione materiale dello stesso Ventura nel collocamento di quell'ordigno.

 

D'altronde, se egli in quell'episodio non avesse svolto qualche ruolo di esecutore materiale ed avesse limitato al livello organizzativo la sua partecipazione, non gli sarebbe stato difficile procurarsi un alibi vero, avallato da prove ineccepibili e non solamente dalla parola di Marco Pozzan; il quale è stato l'unico a dichiarare di averlo accompagnato alla stazione di Padova dopo le 11,30 del 12 dicembre 1969 e di averlo visto partire con il treno destinato ad arrivare a Roma in un'ora in cui il collocamento degli ordigni era ivi ormai avvenuto.

[Nota: Dall'Orario Generale Ufficiale per le Ferrovie Italiane dello Stato si ricava che il treno cui si riferiscono le combinate dichiarazioni del Pozzan e di Giovanni Ventura poteva essere solo quello RVR in partenza da Padova alle ore 11,54 ed in arrivo a Roma-Termini alle 17,20 . Infatti quello precedente (n.41) partiva da Padova alle 10,18 ed arrivava a Roma alle 17,05; quello successivo (n.43) partiva alle 12,06 ed arrivava alle 18,57.]

 

(continua al capitolo XV Parte Quinta)