LA SENTENZA DEL PROCESSO IN CORTE DI ASSISE DI CATANZARO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

 

SVOLGIMENTO DELLA FASE DIBATTIMENTALE UNITARIA DI TUTTI I PROCESSI, RIUNITI DALLA CORTE DI CASSAZIONE, RELATIVI ALLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA ED AI REATI CONNESSI

 

PARTE QUINTA CAPITOLO XI   

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Le borse destinate al trasporto degli ordigni negli attentati del 12 dicembre 1969

 

 

 

Gli accertamenti peritali eseguiti durante l'istruttoria "romana" del presente processo, sulla provenienza delle borse impiegate il 12 dicembre 1969 per il trasporto degli ordigni, hanno condotto - come si è detto in narrativa - alla conclusione che le stesse erano state tutte prodotte dalla ditta tedescaMosbach-Gruber.

 

In realtà, tuttavia, il giudizio dei periti è stato categorico e preciso solo per due delle suddette borse: quella rinvenuta nella sede della Banca Commerciale (modello “2131”, similpelle Peraso, colore nero) e quella depositata sull'Altare della Patria-lato Museo (modello "2131" similpelle City, colore marrone). Per le altre tre, collocate rispettivamente sull' Altare della Patria-lato pennone, nella Banca Nazionale dell' Agricoltura e nella Banca Nazionale del Lavoro, il responso tecnico si presenta molto più approssimativo; in quanto ha posto in rilievo solamente il comune colore nero ed una loro somiglianza a quella rinvenuta nella Banca Commerciale, per concludere così: "si può presumere, nella considerazione che l"oradetta ditta confezionava borse con materiali. diversi, se pure simili ai campioni consegnati a questo Collegio peritale, che anche le tre borse in questione... provengano dalla ditta Mosbach-Gruber di Offenbach".

 

Le ambiguità ora evidenziate di questo primo responso tecnico non consentono, ovviamente, di attribuire alla ditta tedesca con certezza altre borse oltre alle prime due di cui sopra si è detto; ed alla stessa conclusione fa pervenire l’esito della perizia espletata nell’istruttoria "milanese" sui frammenti metallici delle borse medesime.

 

Attraverso questo secondo accertamento tecnico, infatti, si è acclarato che solamente il supporto-maniglia reperito sull’Altare-Museo corrisponde a quello analogo della borsa rinvenuta nella Banca Commerciale e che tutti i reperti provenienti dalle altre località (B.N .A., B.N.L., Altare-Pennone) "non possono essere attribuiti a borse mode 2131 ma provengono certamente da altri tipi diborsa".

 

Una conferma dei risultati raggiunti dalla prima perizia, circa il colore ed il tipo della borsa deposta sullo Altare-lato Museo, è intervenuta nella seconda istruttoria direttamente da parte dei tecnici tedeschi della Mosbach-Gruber.

 

Costoro, infatti, richiesti - come si è accennato in narrativa - di esprimere il proprio parere sulla natura di due frammenti loro inviati dalla Direzione A.A.R.R. della Direzione Generale di P.S., hanno affermato trattarsi con certezza di residui di similpelle "City marrone".

 

Lo stesso parere ha espresso poi direttamente al Magistrato, nel corso dell'istruttoria, il tecnico Ernst Dieter Specht della citata ditta. Nè può obiettare che i reperti in questione provenivano dalla Banca Nazionale del Lavoro, come trovasi scritto nella richiesta di esame formulata dall'Autorità di P.S.

 

Invero il funzionario che si interessò di questa indagine, il dr. Silvano Russomanno, così testualmente si è espresso in proposito:

 

"Per la verità io non sapevo se i detti frammenti fossero stati repertati alla Banca o all'Altare della Patria. Quando scrissi in Germania precisai che erano stati repertati alla Banca Nazionale del Lavoro solo perchè questo era l'episodio più grave per Roma; tanto ciò è vero che quando giunse la risposta dalla Germania, nel comunicarla alle Questure interessate, non dissi campioni repertati alla Banca Nazionale del Lavoro, ma genericamente repertati in Roma".

 

In effetti, com'è possibile rilevare "ictu oculi" da una comparazione diquesti due campioni con le immagini fotografiche acquisite nel corso dei rilievi tecnici di polizia giudiziaria sui singoli luoghi degli attentati, è evidente l'identità dei due campioni medesimi con due dei frammenti di pelle rinvenuti sull' Altare della Patria-lato Museo.

 

L'unico punto fermo, pertanto, cui si può pervenire, attraverso la precisa concordanza degli elementi di prova generica e specifica finora considerati, è il seguente: delle cinque borse usate dagli attentatori del 12 dicembre 1969 solo due (entrambe modello 2131) possono ritenersi sicuramente prodotte dalla ditta Mosbach-Gruber di Offenbach: quella della Banca Commerciale (Peraso nera) e quella dell' Altare-Museo (City marrone).

 

Partendo da questo dato, va ora considerata l’indagine compiuta dal Giudice Istruttore del Tribunale di Milano per individuare il negozio di provenienza fra tutti quelli che, in Italia nel 1969, avevano venduto borse della ditta tedesca sopra indicata.

 

L'elenco di tali negozi italiani ( complessivamente trentatre) è stato fornito dalla stessa Mosbach-Gruber; e, su questa base, Questure e Polizia Tributaria hanno avuto l'incarico di svolgere accurate ricerche, anche attraverso l'esame del fatturato esistente presso i negozi medesimi, al fine di accertare quali di loro avessero trattato tutti e due i tipi del modello 2131: cioè la "Peraso" nera e la "City" marrone.

 

Si è giunti così - come si è accennato in narrativa - alla conclusione che tre soli negozi ("Biagini" di Milano, "Protto" di Cuneo ed "Al Duomo" di Padova) avevano ricevuto entrambi nel 1969 dalla sopra indicata ditta tedesca; e che solo il titolare della valigeria padovana usava il sistema di indicare il prezzo dell' articolo con un cartellino legato al manico mediante un laccetto.

 

Il Magistrato Istruttore, ricollegando l'esito di tale ricerca al cordino visto e fotografato intorno al manico della borsa rinvenuta nella Banca Commerciale, ha concluso che quest'ultima borsa e, quindi, presumibilmente anche quella lasciata sull' Altare della Patria-lato Museo, dovevano essere state vendute nel negozio "Al Duomo".

 

Tale conclusione, tuttavia, non può essere fatta propria dalla Corte, essendo contrastata da vari elementi di prova logica e specifica.

 

E' discutibile, anzitutto, lo stesso punto di partenza del ragionamento "per esclusione" seguito dal Giudice Istruttore; che ha preso in considerazione solo i negozi italiani e non si è posto il problema del mercato estero; attraverso il quale non può certo escludersi in modo assoluto che le borse siano potute pervenire agli attentatori: specie se si tiene conto della nazionalità della ditta produttrice.

 

Va, poi, tenuto conto delle precisazioni fatte in dibattimento da Luigi Biagini , titolare dell'omonima valigeria milanese che il Giudice Istruttore ha scartato da quelle della presumibile provenienza delle borse per il diverso sistema di applicazione del prezzo di vendita.

 

Il Biagini, pur confermando di avere personalmente usato il sistema del nastro adesivo per applicare il cartellino indicante il prezzo alle borse Mosbach-Gruber, ha tuttavia chiarito di non aver mai seguito rigidamente una regola fissa in materia.

 

Il suddetto cartellino veniva da lui talvolta buttato nell'interno della borsa od anche legato alla maniglia con un cordoncino. Quest'ultimo metodo era uguale a quello usato nella valigeria padovana "Al Duomo"; onde vien meno la matematica certezza che solo a Padova potette avvenire l'acquisto di una o più borse di quelle usate per gli attentati.

 

Vi sono, inoltre, chiare risultanze istruttorie e dibattimentali che tolgono ogni importanza al sistema di applicazione del prezzo quale indice sicuro del negozio ove vennero vendute le borse destinate al trasporto degli ordigni esplosivi.

 

La difesa dell'imputato Giovanni Ventura aveva esibito in fase istruttoria alcuni ingrandimenti fotografici della borsa rinvenuta nella Banca Commerciale di Milano (particolarmente del pezzo di spago legato al manico e poi scomparso per cause non accertate), nonchè di campioni dei cordoncini usati dalla valigeria "Al Duomo" nel 1969 per legare alle borse Mosbach-Gruber il cartellino del prezzo.

 

Il Giudice Istruttore, da parte sua, aveva curato di allegare agli atti altre fotografie della suddetta borsa scattate la sera stessa della strage da tecnici dell'agenzia giornalistica ANSA e del quotidiano "Il Corriere della Sera", nonchè l'origine di ogni tipo dei cordoncini sopra menzionati.

 

Altre fotografie della borsa rinvenuta nella Banca Commerciale e dello spago legato al manico trovavansi già in atti, perchè facenti parte dei rilievi descrittivi effettuati dal commissario di P.S. dr. Antonino Mento la stessa sera degli attentati.

 

Già sulla base della visione diretta di tali elementi di raffronto, da parte di questa Corte, è emerso con evidenza che il pezzo di spago legato al manico della borsa poco si presta ad essere ricondotto ad alcuno dei tipi di cordoncino usati nella valigeria “Al Duomo": esso si presenta infatti di spessore più grosso e con notevoli sfilacciature.

 

Sottoposti gli stessi elementi di comparazione, per la prima volta in dibattimento, a Rosetta Galeazzo commessa della suddetta valigeria ed al sopra citato commissario Mento, il risultato dell'esame è stato identico.

 

Infatti sia la Galeazzo che il Mento hanno escluso ogni possibile identità o somiglianza fra i due tipi di cordicella. Non può neanche affermarsi con sicurezza che la destinazione di questo pezzo di spago, legato al manico dell’unica borsa rimasta intatta fra quelle adoperate per il trasporto degli ordigni del 12 dicembre 1969, fosse quella di assicurare il cartellino del prezzo.

 

Lo stesso dr. Mento, nel suo verbale di descrizione del reperto, ha indicato tale destinazione facendola precedere dall'avverbio "presumibilmente".

 

D'altra parte le sfilacciature rilevate sul cordino in questione richiamano l'idea di una cosa già usata e sono, quindi, poco compatibili con le condizioni del filo normalmente adoperato nei negozi di vendita al pubblico, per legare il cartellino del prezzo ad articoli nuovi.

 

Da tutto ciò consegue logicamente che il sistema usato per l'applicazione del cartellino recante l'indicazione del prezzo non può soccorrere, nella specie, per la sicura individuazione del negozio ove le borse in questione vennero vendute.

 

Va presa in esame, infine, per trattare compiutamente i temi svolti dai difensori in ordine alle borse usate dagli attentatori del 12 dicembre 1969, la testimonianza di Ernst Dieter Specht, contitolare della Mosbach-Gruber, il quale ha reso le testuali seguenti dichiarazioni poste in particolare risalto dalla difesa di Franco Freda:

 

"Il manico usato per l'articolo 2131 è stato usato, a quel tempo, anche per i modelli 2130 e 2132. L'articolo 2130 venne prodotto anche in vilpelle 37 City marrone e nero, e materiale 45 vilpelle con cicatrice di foca nera. Noi abbiamo adoperato la vilpelle "City'''solo per borse a buon mercato. Per questo sono dell' opinione che l' art. 2132 non è stato prodotto in materiale City'. Le parti metalliche sono uguali nei modelli 2130, 2131 e 2132, in particolar modo le guarnizioni dei perni per l'apertura sono applicate a tutte e tre i modelli".

 

Se si tien conto di queste dichiarazioni, vien messa in forse anche la circostanza che finora si è ritenuta basilare ed indiscutibile punto di partenza per le indagini: ossia l’appartenenza al modello 2131 di entrambe le borse che ci occupano.

 

In altri termini se la identità, rilevata in sede peritale durante l'istruzione di Milano, fra le strutture metalliche delle due borse non valesse a dimostrarne l'appartenenza allo stesso modello 2131 (data l'esistenza degli altri due modelli simili 2130 e 2132), non solo l’accurato e minuzioso lavoro istruttorio sulle trentatrè valigerie italiane limitato alla ricerca del solo modello 2131 finirebbe col perdere ogni attitudine probatoria ai fini che ci interessano, ma resterebbe incertezza anche sul tipo di borsa usato per la collocazione dell'ordigno sull’Altare della Patria-lato Museo.

 

Per la verità, tuttavia, le obiezioni difensive del Freda, fondate sulle deposizioni testimoniali del tecnico tedesco, appaiono facilmente confutabili.

 

Invero va osservato, prima di tutto, che le affermazioni dello Specht sono poco convincenti già per quanto risulta dal depliant della Mosbach-Gruber allegato agli atti. In tale depliant i modelli 2130 e 2132 si presentano con dimensioni tutte diverse rispetto a quello 2131 (mod.2130: cm.40x28x8; mod.2131: cm.44x30x9,5; mod.2132: cm.43x33x16): il che fa sembrare strano come possano essere identici nelle strutture metalliche. Inoltre è utile far presente che il suddetto testimone è incorso in varie inesattezze deponendo nel procedimento.

 

Egli, per esempio, ha recisamente escluso che il modello 2131 fosse stato prodotto precedentemente in materiale "Sourana", mentre il contrario si desume da fatture inviate dalla Mosbach-Gruber a qualche negozio italiano.

 

Ha anche affermato che il modello 2131 Peraso fu prodotto solo in nero; ma, anche questa volta, è stato smentito dalle fatture della sua stessa ditta ed ha dovuto, quindi, rettificare in una successiva deposizione quanto precedentemente detto.

 

D'altra parte va rilevato che, secondo le attestazioni dello stesso Specht, il materiale City, con il quale fu certamente confezionata la borsa deposta sull'Altare della Patria lato Museo, può riferirsi solo al modello 2131.

 

Ha, infatti, egli precisato: "Abbiamo prodotto altri articoli nel materiale City marrone. Questi tuttavia non avevano la capacità necessaria a contenere la bomba e cioè un corpo dalle dimensioni di 30x24x9 centimetri, e neppure di centimetri 30x20x10. Inoltre abbiamo prodotto con materiale 37 City marrone l'art.2123 (vedi catalogo a pag.18). Con riguardo alla grandezza la suddetta bomba potrebbe esservi contenuta. Questa borsa non ha tuttavia una traversa metallica bensì una chiusura lampo".

 

Per le ragioni sin qui esposte nessun ragionevole dubbio può invalidare le acquisite risultanze istruttorie circa il modello ed il colore delle due borse di provenienza accertata Mosbach-Gruber: 2131 Peraso nera quella lasciata dagli attentatori nella Banca Commerciale Italiana a Milano (ovviamente per questa non è mai sorto alcun particolare problema essendo stata rinvenuta intatta) e 2131 City- marrone quella deposta presso il lato Museo dell'Altare della Patria a Roma.

 

La prima era nuovissima, come si desume dai verbali descrittivi e dalle fotografie che la riguardano.

 

Nulla di certo può affermarsi circa il tipo e la provenienza delle altre tre borse, collocate rispettivamente negli altri tre luoghi interessati dalle esplosioni del 12 dicembre 1969.

 

(continua al capitolo XII Parte Quinta)