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LA SENTENZA DEL PROCESSO IN CORTE DI ASSISE DI CATANZARO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

 

SVOLGIMENTO DELLA FASE DIBATTIMENTALE UNITARIA DI TUTTI I PROCESSI, RIUNITI DALLA CORTE DI CASSAZIONE, RELATIVI ALLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA ED AI REATI CONNESSI

 

PARTE QUINTA CAPITOLO IX     

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I timers impiegati per graduare i tempi delle esplosioni negli attentati del 12 dicembre 1969

 

 

 

Si è detto in narrativa analiticamente delle indagini svolte sui timers dal Giudice Istruttore di Milano e del convincimento conclusivo di quest'ultimo, secondo il quale i timers usati nella strage provennero proprio dai cinquanta acquistati da Franco Freda presso la ditta Elettrocontrolli di Bologna.

 

Osserva, al riguardo, questa Corte, in esito alla verifica dibattimentale di quelle risultanze istruttorie, che non appare sicura la base probatoria sulla quale è stato fondato il suddetto convincimento.

 

Alla ricostruzione dei vari passaggi dei timers dalla ditta costruttrice alla vendita al dettaglio, nel periodo di tempo compreso fra il 17 marzo ed il 12 dicembre 1969, possono invero muoversi efficacemente vari rilievi critici.

 

Anzitutto già l'aver limitato le ricerche a tale periodo fornisce lo spunto per una prima obiezione.

 

Infatti, se in fase istruttoria tale limite poteva ritenersi ragionevole in quanto il teste Antonio Pitzalis, titolare della ditta Targhindustria, aveva dichiarato che le sue prime forniture di dischetti per temporizzatori alla Gavotti erano state effettuate nel marzo 1969 (e particolarmente il 17 marzo 1969 la prima fornitura di dischetti 60 M/A per i timers in apertura ed in deviazione), in dibattimento è emersa chiaramente l'inaccettabilità di questa impostazione al lume delle seguenti nuove risultanze.

 

La Polizia Tributaria, in esecuzione di ordinanza della Corte in data 3 giugno 1978, ha accertato, sulla scorta di numerose fatture reperite presso la ditta Gavotti, che i rapporti commerciali fra quest'ultima e la Targhindustria iniziarono almeno il 29 aprile 1968 ed in tale anno si articolarono con varie forniture di dischetti per temporizzatori.

 

Dall'esame diretto delle fatture la Corte ha rilevato che non sempre in esse veniva indicata la dicitura impressa sui dischetti medesimi e spesso si adoperavano i termini "divisioni diverse" o "diciture diverse".

 

Il Pitzalis, convocato a chiarimento nella udienza del 3 luglio 1978, non ha potuto disconoscere, di fronte agli elementi documentali contestatigli, di aver iniziato prima del 1969 i suoi rapporti con la Gavotti ed in tal senso ha rettificato quanto diversamente da lui riferito al Giudice Istruttore; circa le espressioni "divisioni o diciture diverse" ha chiarito che esse si riferivano ai vari numeri scritti sui dischetti, i quali erano per il resto tutti uguali come diametro, spessori, fori e disegno.

 

Di conseguenza egli, pur non ricordando alcunchè di preciso in proposito a distanza di tanti anni, non ha potuto escludere di aver cominciato a fornire alla Gavotti sin dal 1968, insieme ai dischetti 15 M/A e 30 M/A (specificamente indicati in alcune fatture), anche dischetti 60 M/A (con le fatture onnicomprensive delle "diciture diverse") e cioè proprio quelli che, secondo le sue dichiarazioni istruttorie (rese peraltro anch'esse a distanza di anni dai fatti e cioè il 4.10.1972), avrebbe fornito per la prima volta il 17 marzo 1969.

 

Vi è da rilevare, ancora, che quest'ultima data, apposta sulla relativa bolla di consegna dal Pitzalis esibita al Giudice Istruttore, presenta grossolane tracce di correzione: il che, se non basta di per sè a far ritenere che nella specie si sia voluto deliberatamente far apparire una data diversa da quella della reale fornitura, tuttavia non rivela certamente particolari doti di precisione nel Pitzalis circa la documentazione della sua attività commerciale.

 

Concludendo su questo punto, appare evidente che, se non si possono escludere una o più fornitura di dischetti 60 M/A anteriormente al 17 marzo 1969, non ha alcun senso limitare la ricostruzione dei passaggi commerciali dei timers fra la suddetta data e quella di commissione della strage.

 

Restano, infatti, al di fuori di ogni controllo di acquisti di timers in deviazione da 60 M/A che furono fatti sul mercato italiano prima del 17 marzo 1969 e che poterono anch'essi, in via d'ipotesi, avere per oggetto i cinque temporizzatori poi utilizzati per gli attentati del 12 dicembre di quello stesso anno.

 

A parte la lacuna istruttoria sopra evidenziata, è lo stesso metodo usato per ricostruire i passaggi commerciali dei timers a rivelare la sua inadeguatezza.

 

La ricostruzione fu effettuata con un'operazione di Polizia Tributaria condotta, come ha ribadito in dibattimento il maresciallo Vincenzo Bilardello che all'epoca se ne occupò, sulla base dell'esame del fatturato.

 

Ciò di per sé garantisce ben poco sulla corrispondenza delle fatture con i dati effettivi delle vendite e degli acquisti, essendo ben note le evasioni fiscali che frequentemente accompagnano i passaggi delle merci negli ambienti commerciali e, quindi, la scarsa efficacia probatoria che può riconoscersi in materia alle fatture.

 

Una dimostrazione concreta a tal riguardo è stata data in dibattimento da Umberto Gavotti, contitolare dell'omonima ditta, il quale ha ammesso che alcune volte la Gavotti stessa si faceva intestare le forniture di merce dalla Iunghans a "nomi di fantasia" sulle fatture, allo scopo di realizzare un risparmio dell'I.G.E. sulle future vendite.

 

Nè può obiettarsi che la Polizia Tributaria ebbe a sua disposizione, per gli opportuni controlli, le bolle di consegna e le richieste di spedizione presso la Iunghans.

 

Invero il teste Luciano Marcato, addetto all'ufficio spedizione della Iunghans, ha dichiarato nella udienza dibattimentale del 22.5.1978 di avere approntato, su disposizione del suo direttore, i documenti relativi ai rapporti commerciali Iunghans-Gavotti proprio in previsione di una preannunciata visita della Polizia Tributaria; ed è davvero inverosimile che nell'occasione possano essere stati esibiti documenti in contrasto con le fatture ed idonei, quindi, a provocare la contestazione di illeciti fiscali.

 

D'altra parte nel caso in esame nessun'altra più approfondita indagine poteva essere svolta, per giunta a distanza di tre o quattro anni dal periodo di tempo che interessava (le investigazioni della Polizia Tributaria furono effettuate nel1972 e nel 1973), in quanto nè la Gavotti né l'Elettrocontrolli - come risulta dalle deposizioni rese dai rispettivi rappresentanti - erano munite di schede o registri di carico e scarico della merce, ossia degli strumenti più idonei per la documentazione dei movimenti di magazzino.

 

Comunque, anche a volersi rimettere acriticamente alle risultanze dell'esame del fatturato, non possono essere trascurati altri rilievi i quali dimostrano che questo esame venne compiuto con esiti assai approssimativi.

 

Già molteplici errori di calcolo è dato cogliere "ictu oculi" nelle tabelle riepilogative redatte dalla PoliziaTributaria sui movimenti dei timers in deviazione. Eccone, qui di seguito, alcuni esempi:

 

a) il numero complessivo dei timers in deviazione da 60 minuti venduti dalla ditta Gavotti in tutto il 1969 risulta essere "95" nelle tabelle redatte il 13 giugno ed il 5 ottobre 1972; risulta, invece, "91" nella tabella redatta il 21 febbraio 1973; ed addirittura "0” nella tabella redatta il 16 dicembre 1972 (non si può tenere conto dell'aggiunta a penna che figura in detta tabella vicino allo "0”, perchè trattasi di riferimento alla foliazione del fascicolo processuale, annotato, evidentemente, in epoca successiva quando si era già proceduto alla foliazione stessa);

 

b) dalla tabella sopra citata del 16 dicembre 1972, relativa ai timers in deviazione venduti dalla Gavotti nel 1971 (l'anno è diverso da quello che direttamente ci interessa, ma il rilievo è ugualmente utile per saggiare il grado di attendibilità dei controlli contabili eseguiti dalla Polizia Tributaria), si ricava che erroneamente calcolati sono gli importi totali delle vendite per alcuni tipi dei timers stessi: cioè si è calcolato, con addizioni aritmeticamente sbagliate, che furono venduti complessivamente 206 timers da 15 M, 721 da 30 M, 8 da 60 M e 47 da 120 M; rifacendo esattamente i calcoli, in base ai dati parziali esposti nella tabella medesima, gli importi risultano rispettivamente: 209, 731, 11 e 50.

 

Il già menzionato mar. Bilardello, a contestazione delle circostanze sopra raggruppate sub a) e b), ha spiegato in dibattimento che i calcoli inesatti sono da addebitarsi ad errori materiali commessi nel sommare i vari dati e che le rilevate diversità, nelle varie tabelle relativamente ai timers in deviazione venduti dalla Gavotti nel 1969, possono essere derivate dal fatto che gli accertamenti furono effettuati in vari periodi di tempo ed in base ai dati forniti, di volta in volta, dalla ditta sottoposta al controllo.

 

Non è necessario alcun commento per evidenziare come le ricostruzioni contabili in questione offrano un affidamento piuttosto scarso.

 

Emerge, inoltre, dagli stessi elementi offerti dalla Polizia Tributaria un dato assai inquietante; il quale si rileva dal riepilogo a cura del medesimo Organo di Polizia compilato relativamente alle complessive operazioni di acquisto e vendita, da parte della ditta Gavotti, di timers in deviazione nel periodo 1968-1972.

 

Da tale riepilogo risulta che la Gavotti nel dicembre 1972 in effetti disponeva di una giacenza in meno, rispetto a quella che avrebbe dovuto avere in base agli accertamenti contabili, di ben 480 timers in deviazione dei quali circa 150 del tipo da 60 minuti (cioè di quello acquistato da Franco Freda).

 

Il mar. Bilardello, che nel testo dello stesso riepilogo aveva indicato sinteticamente la causa del rilevato difetto di giacenza in una avvenuta trasformazione "in altri tipi", in dibattimento ha chiarito di avere ciò appreso solo dalla viva voce dei titolari della Gavotti.

 

Questi ultimi, però, non gli avevano mostrato registri di magazzino nè altra documentazione idonea a provare quanto affermavano; e si erano limitati a prospettare una trasformazione "in altri tipi" dei timers mancanti come mera "ipotesi di lavoro", per spiegare quel divario fra giacenza contabile e giacenza reale.

 

E' chiaro, a tal riguardo, che non possono certo contare le ipotesi, più o meno superficialmente formulate e sulle quali l'unico titolare superstite della ditta Gavotti Umberto - non è stato in grado di offrire il contributo del suo ricordo, per liquidare definitivamente la questione in un senso o nell'altro.

 

Invero, per dimostrare che i cinque timers in deviazione da 60 minuti usati nei crimini del 12 dicembre 1969 provennero certamente dai cinquanta acquistati dal Freda, sarebbe stato necessario provare rigorosamente che tutti quei 150 timers dell'identico tipo (compresi nei 480 in deviazione che mancano alla Gavotti) ebbero una destinazione ultima diversa da quella dell'impiego in atti dinamitardi.

 

Questa prova rigorosa non è emersa nel procedimento.

 

Per tutte le ragioni sin qui esposte è doveroso ammettere che le pur diligenti indagini compiute dal Giudice Istruttore di Milano, sui passaggi commerciali dei timers in deviazione da 60 M, non hanno condotto a risultati di matematica certezza sulla provenienza di quei cinque impiegati dagli attentatori.

 

Passando ora ad affrontare il problema del tipo di temporizzatore usato il 12 dicembre 1969 a Roma ed a Milano, giova richiamare brevemente, anzitutto, i concetti fondamentali sul funzionamento di questi congegni cui si è già accennato in narrativa.

 

Il “timer" (noto anche come "temporizzatore" o "interruttore" o "commutatore") era ed è un congegno del tipo "ad orologeria", il quale consente di regolare il passaggio di corrente elettrica facendo rimanere aperto o chiuso un circuito per un determinato intervallo temporale prefissato, mediante una carica impressa con comando manuale, secondo le indicazioni di un disco o quadrante di graduazione.

 

Tre sono i tipi di timers già all'epoca degli attentati prodotti dalla ditta Iunghans Diehl di Venezia e distribuiti dalla Gavotti di Milano sul mercato italiano, come si desume dai cataloghi e dalle testimonianze dei rappresentanti delle ditte medesime in atti, con riguardo alla funzione elettrica da svolgere:

 

1) timer in apertura, nel quale i contatti rimangono aperti in posizione di riposo e si chiudono quando si dà la carica manuale (naturalmente con la chiusura dei contatti si provoca la chiusura del circuito e cioè il passaggio della corrente elettrica;

 

2) timer in chiusura, il quale funziona in senso diametralmente opposto al precedente (i contatti e, conseguentemente, il circuito sono chiusi in posizione di riposo ed aperti quando il congegno è sotto carica);

 

3) timer in deviazione, il quale cumula, con un doppio circuito, le funzioni di quello in apertura ed in chiusura (esso funziona cioè in apertura su una delle sue metà e contemporaneamente in chiusura sull'altra, con la conseguenza che, all'atto di esaurimento della carica, la corrente viene “deviata"da un circuito all'altro). Tenendo conto, poi, della durata della carica, impressa manualmente mediante un'apposita manopola, tutti e tre i suddetti tipi di timers si distinguono in varie versioni da 15M, 30 M, 60 M, 90 M, 120 M ecc.

 

Questi numeri rappresentano la durata massima, espressa in minuti, della carica stessa; e sono indicati nell'apposito disco o quadrante, sopra indicato, in modo da consentire all'operatore la graduazione temporale anche su valori inferiori a quello massimo.

 

L'avvenuto impiego negli attentati del 12 dicembre 1969 di timers prodotti dalla Iunghans Diehl è stato accertato,sulla base dello studio dei frammenti degli ordigni esplosi, già dai primi periti (ing. Teonesto Cerri, ing. FabioRosati, gen. Ugo Bianchi, t.col. Pietro D'Arienzo, dr. Domenico Frascatani e prof. Arnaldo Foschini) nominati fra la fine del 1969 e gli inizi del 1970 nella parte iniziale della fase istruttoria "romana" del presente procedimento.

 

Questi periti, come si è detto già in narrativa, hanno concluso le loro operazioni con l'affermare che, dovendosi escludere logicamente l'uso di timers in apertura (gli ordigni sarebbero scoppiati nelle mani degli attentatori con la chiusura del circuito all'atto della carica), erano stati impiegati con certezza timers in chiusura. Essi hanno ritenuto che tali timers in chiusura fossero da 60 minuti sulla base della dicitura "60 M/A" impressa sul disco rinvenuto nella borsa collocata presso la Banca Commerciale a Milano.

 

Tale indagine tecnica ha avuto un'impostazione lacunosa, in quanto non si è tenuto conto del fatto che esisteva il terzo tipo di timer, quello in deviazione; il quale poteva trovare anch'esso idoneo impiego in attentati dinamitardi, mediante l'utilizzazione di uno dei due circuiti per far funzionare l'ordigno e dell'altro per collegarlo ad una lampadina-spia da destinare a garanzia di sicurezza per l'attentatore.

 

Riconoscendo questa lacuna l'ing. Teonesto Cerri così testualmente si è espresso in epoca successiva dinanzi al Giudice Istruttore di Milano:

 

"Nel corso della perizia non abbiamo mai preso in considerazione il timer in deviazione della ditta Gavotti. Ciò perchè il collegio (peritale) ha preso in considerazione i tipi da me inviati da Milano ed acquistati presso la ditta Gavotti che erano in chiusura o in apertura. Di conseguenza fra le cose repertate cercammo solo i frammenti che ci potevano riportare al tipo in chiusura o in apertura. Nè io nè il collegio peritale esaminammo mai timer in deviazione, di conseguenza non conoscevamo le parti che componevano detto timer".

 

Poi, nell'udienza dibattimentale del 3.5.1978, l'ing. Cerri dinanzi a questa Corte ha precisato di non aver pensato al timer in deviazione, pur avendone trovato traccia nel catalogo della ditta Gavotti, in quanto aveva erroneamente ritenuto che quel tipo non potesse essere adoperato utilmente in un ordigno esplosivo.

 

Durante l'istruttoria svolta a Milano, nel procedimento in seguito instaurato a carico di Franco Freda, Giovanni Ventura ed altri, si è accertato che in realtà fra i frammenti degli ordigni esplosi erano riconoscibili pezzi di timer in deviazione. A quest'ultimo tipo, anzitutto, appartiene certamente il disco di graduazione rinvenuto dentro la borsa collocata nella sede milanese di piazza della Scala, della Banca Commerciale Italiana: esso infatti reca la dicitura "60 M/A", adoperata esclusivamente, come ha chiarito la testimonianza di Paolo Gavotti titolare dell'omonima ditta, nei timers in deviazione ed in quelli in apertura (si è già detto che di timers in apertura, assolutamente inidonei per temporizzare lo scoppio di una bomba, non poteva nella specie trattarsi).

 

Inoltre, fra i residuati dell'esplosione verificatasi a Roma nel sottopassaggio della Banca Nazionale del Lavoro, venne trovata, subito dopo il verificarsi degli attentati, una bussoletta di ottone che costituisce una caratteristica esclusiva dei timers in deviazione.

 

In tale senso, invero, ha deposto l'ing. Ernest Blocher, persona particolarmente qualificata sul piano tecnico perchè primo progettista e costruttore dei temporizzatori presso la ditta Diehl di Norimberga nonchè poi consulente dal 10 gennaio 1969 della ditta veneziana Iunghans; la quale dalla Diehl aveva ottenuto il brevetto dei temporizzatori stessi divenendone, così, esclusiva produttrice in Italia.

 

Il Blocher in questi testuali termini ha espresso le sue osservazioni al Giudice Istruttore di Milano il 5.10.1972:

 

"...Prendo visione del frammento di ottone estratto dalla busta n.1 del corpo del reato 78881 L. Trattasi di frammento portacontatto in disegno n. 19029-525- che veniva montato singolarmente a scopo di chiusura del foro di sostegno in bachilite, privo di contatto, esclusivamente negli interruttori in deviazione".

 

Questo riferimento testimoniale ha trovato precisa conferma nelle risultanze della nuova perizia collegiale disposta, sui frammenti dei timers coinvolti nelle esplosioni, dal Giudice Istruttore di Milano.

 

I periti nominati (il dr.ing. Alessandro Reggiori, il dr.prof. Leno Matteoli ed il dr. Walfredo Dumini hanno esaurientemente spiegato perchè la bussoletta sopra menzionata, dagli stessi descritta come "frammento di metallo giallo a base triangolare”, fosse stata destinata dal costruttore a riempire l'alloggiamento del morsetto inferiore sinistro (contrassegnato “b") solo nei timers in deviazione: in questi ultimi, infatti, il morsetto inferiore sinistro non esisteva, essendo sostituito da una lamella inserita nel lato inferiore del corpo in bachilite, ed il suo buco di alloggiamento (già predisposto nel suddetto corpo in bachilite che era comune a tutti i tre tipi di timer) doveva essere, quindi, occluso con un'apposita bussoletta per preservare l'interno del congegno dalla polvere dell'ambiente esterno.

 

Il collegio peritale nominato dal Giudice Istruttore di Milano non si è limitato all'accertamento relativo alla "bussoletta", ma, dopo aver proceduto ad un esame comparativo fra i frammenti recuperati nei cinque luoghi degli attentati del 12 dicembre 1969 ed i tre tipi di timer prodotti dalla Iunghans, ha concluso che gli attentatori avevano sempre e solamente usato il tipo in deviazione da 60 minuti.

 

Si è dettagliatamente riferito in narrativa circa le singole rilevazioni che hanno indotto i periti al suddetto conclusivo responso. Va ora puntualizzato in quali limiti le rilevazioni medesime autorizzino il responso medesimo.

 

Deve, anzitutto, considerarsi che anche la seconda perizia sui timers, così come si è osservato per la prima in ordine al mancato esame del tipo "in deviazione", presenta aspetti criticabili nella sua stessa impostazione.

 

Essa è stata condotta sulla base di una minuziosa comparazione fra i frammenti delle esplosioni ed i seguenti sei timers nuovi consegnati ai tecnici dal Giudice Istruttore: uno in chiusura da 60 minuti prodotto nell'aprile 1968, uno in deviazione da 90 minuti prodotto nel settembre 1968, uno in deviazione da 60 minuti prodotto nel gennaio 1969, uno in deviazione da 120 minuti prodotto nel febbraio 1969, due in apertura da 60 minuti prodotti rispettivamente nell'aprile1967 e nell'ottobre 1969.

 

La serie dei timers nuovi, assunta come punto di riferimento per il raffronto, appare evidentemente incompleta per la totale mancanza dei tipi di durata inferiore a 60 minuti (ad esempio quelli da 15 e 30 minuti), i quali non potevano aprioristicamente essere esclusi dalle possibilità di impiego degli attentatori.

 

L'ing. Blocher aveva precisato nella sua citata deposizione testimoniale del 5 ottobre 1972 che, per gli interruttori a tempo fino a 60 minuti, venivano montate molle dello stesso spessore: il che richiama notevoli affinità morfologiche fra questi tipi e, conseguentemente, l'esigenza di una specifica e completa comparazione fra gli elementi strutturali di ciascuno degli stessi ai fini che ci interessano.

 

Altro difetto d'impostazione è individuabile nella varietà delle epoche di produzione dei sei timers su descritti. Hanno specificato i dirigenti tecnici della Iunghans in dibattimento (Vincenzo Lemi nell'udienza 29.4.1978, l'ing. Vittorio Cantoni nell'udienza del 22.5.1978 e l'ing. Giorgio Pianca nelle udienze del 22 e del 31.5.1978) che le parti meccaniche dei timers, quali i bilancieri, la spirale, le molle di carico, le ruote erano e sono soggetti a continue modificazioni finalizzate al perfezionamento della funzione ed al raggiungimento dei minori costi possibili di produzione.

 

E', quindi, evidente l'insufficienza di un metodo comparativo ancorato a pochi esemplari prodotti nelle epoche più disparate. Solo un controllo diretto da parte dei periti sull'intera gamma di produzione della Iunghans, con particolare riferimento alla possibile incidenza delle modificazioni costruttive, avrebbe consentito di conferire una assoluta attendibilità ai risultati della comparazione.

 

Passando ora alle singole differenze o conformità riscontrate dai periti, si impongono le osservazioni che seguono:

 

a) Si è riconosciuto il timer in deviazione ed escluso quello in chiusura, in base all'esame dei morsetti rinvenuti nella Banca Nazionale dell'Agricoltura, perchè il morsetto superiore sinistro (contrassegnato "a”) era risultato di materiale ferroso (il morsetto "a" del timer in chiusura nuovo, usato come campione, era risultato, invece, di materiale non ferroso).

 

 

In realtà sin dalla fase istruttoria questo elemento di individuazione è venuto meno, avendo il titolare della Gavotti fatto presente al Giudice Istruttore che la Iunghans nel 1968 cominciò ad usare, nella costruzione dei timers, morsetti di ferro mescolandoli a quelli di ottone nella catena di montaggio: sicchè era del tutto casuale il fatto che morsetti di ferro capitassero o meno in ciascun tipo di timer.

 

b) Per quanto concerne la "bussoletta" si è già detto sopra che essa consente di accertare l'avvenuto uso di un timer in deviazione nella Banca Nazionale del Lavoro di Roma; ma non se si trattasse di tipo da 60 minuti o di diversa durata.

 

c) Si sono riconosciute, in due frammenti di ottone rinvenuti rispettivamente nella Banca Nazionale del Lavoro di Roma ed in quella dell'Agricoltura di Milano, due piastrine (anteriore e posteriore) uguali a quelle di un timer in deviazione e diverse da quelle di un timer in chiusura. Tuttavia l'identità o meno fra le piastrine (o platine), dal punto di vista strettamente morfologico, si è rivelato un elemento non utile per distinguere un timer in deviazione, perchè i già menzionati dirigenti tecnici della Iunghans (gli ingegneri Cantoni e Pianca) hanno spiegato che trattasi di pezzi destinati a contribuire allo svolgimento della funzione meccanica dei timers e non di quella elettrica.

 

Tali pezzi, cioè, servono per racchiudere il meccanismo ad orologeria e non subiscono variazioni nei timers in deviazione rispetto a quelli in apertura o in chiusura, appunto perché non incidono in alcun modo sulle modalità di chiusura o di apertura dei circuiti elettrici. Pertanto le piccole differenze formali riscontrate dai periti fra una piastrina e l'altra (disposizione di alcuni fori, incavature marginali od altro) sono riconducibili, secondo quanto ha chiarito l'ing. Pianca, a casuali variazioni nelle operazioni di stampo ed all'impiego di piccoli accorgimenti e modifiche attuati nel tempo per ottenere miglioramenti di qualità e di efficienza o per produrre a costi più economici.

 

Solo per il frammento di piastrina anteriore, in base a quanto ha precisato l'ing. Pianca sulla scorta dei disegni di fabbricazione, è stato possibile accertare che trattasi di elemento tipico ed esclusivo dei timers da 60 minuti; ma anche tale piastrina è comune ai timers in deviazione, in apertura ed in chiusura.

 

d) I periti hanno rilevato l'inesistenza, nel timer in chiusura nuovo messo a loro disposizione, della "rondella con nasello” di cui fu trovato un frammento a Roma presso il pennone alza bandiera dell’Altare della Patria. Hanno ritenuto quindi, per esclusione, che tale rondella dovesse appartenere ad un timer in deviazione (si è più volte detto che quello in apertura è da escludere “a priori" non essendo utilizzabile per attentati dinamitardi).

 

Anche a questo riguardo l'ing. Pianca ha precisato che trattasi di un pezzo di "arresto" senza alcuna funzione elettrica, ma esclusivamente meccanica e, come tale, inidoneo (per le stesse ragioni addotte relativamente alle piastrine) a costituire elemento di distinzione fra timers in deviazione, in chiusura ed in apertura. L'ing. Pianca ha preso visione in udienza, il 31 maggio 1978, del timer in chiusura nuovo esaminato dai periti; ed ha individuato anche in esso un pezzo analogo alla rondella, ossia di forma diversa ma con la stessa funzione meccanica. Si tratta di una di quelle variazioni formali introdotte nel tempo dalla ditta produttrice e senza alcuna importanza per la funzione elettrica dei timers.

 

e) L'avvenuto impiego di timers in deviazione da 60 minuti, almeno in quattro dei cinque luoghi delle esplosioni, i periti hanno ritenuto di stabilire in base allo spessore dei frammenti di molla rinvenuti nelle tre banche (Banca Nazionale dell’Agricoltura e Banca Commerciale di Milano, Banca Nazionale del Lavoro di Roma) e presso l'Altare della Patria-lato museo.

 

Lo spessore di tutti i suddetti frammenti è risultato, in seguito ad accurate misurazioni effettuate più volte con calibro centesimale e microscopio elettronico, di 0,34 millimetri: cioè uguale solo a quello delle molle dei timers in deviazione ed in apertura da 60 minuti esaminati come elementi di comparazione.

 

Tuttavia anche per le molle la rilevata corrispondenza tra frammenti e timers nuovi deve considerarsi un elemento non determinante per la sicura individuazione del tipo di timer usato negli attentati. E' da premettere, al riguardo, che già sui dati di progettazione relativi all'impiego di tali molle è stato impossibile acquisire elementi di certezza.

 

L’ing. Blocher in fase istruttoria aveva parlato - come si è sopra accennato - di uno spessore di mm. 0,35 (con tolleranza di 0,01) previsto per le molle dei timers fino a 60 minuti e di uno spessore minimo di mm.O,38 per quelli di durata maggiore; poi, all'udienza dibattimentale del 19 giugno 1978, ha detto che nei timers da 5 a 60 minuti si usavano molle diverse e che esse erano programmate di mm. 0,33 per i timers inferiori a 60 minuti.

 

L'ing. Pianca, direttore di produzione della Iunghans, sulla scorta dei disegni di fabbricazione dei timers (la cui paternità è stata riconosciuta in dibattimento dall'ing. Blocher) ha precisato, nell'udienza del 31.5.1978, che lo spessore previsto era invece di mm.O,33 per le molle dei timers da 15 a 60 minuti (con tolleranza di 0,01) e di mm.O,35 per quelle dei timers da 90 a 120minuti (con tolleranza di 0,15).

 

L’ing. Blocher, a contestazione di quanto precisato dall'ing. Pianca, non ha smentito quest'ultimo ed ha aggiunto che gli spessori non erano sempre uguali ma cambiavano secondo la natura del materiale. Egli ha fatto presente, inoltre, che, pur dovendosi teoricamente applicare ai timers con maggior tempo di carica molle proporzionalmente maggiorate, tuttavia spesso lo scadente materiale con cui le molle stesse venivano fabbricate rendeva necessario potenziarne la funzione con l'aggiunta di dispositivi supplementari. L'impiego di tali dispositivi - concludeva l'ing. Blocher – poteva consentire in pratica perfino l'uso di molle aventi uguale spessore per tutti i tipi di timers.

 

Un preciso riscontro di quest'ultima informazione tecnica si coglie nella stessa relazione peritale, ove si legge che lo spessore di mm. 0,36 è comune a tre diversi timers fra quelli nuovi adoperati per la comparazione: uno in chiusura da 60 minuti, uno in deviazione da 90 minuti, uno in deviazione da 120 minuti.

 

Da ciò è agevole trarre la logica conclusione che, indipendentemente da quanto previsto in sede di progettazione, l'applicazione concreta delle molle di carica ai timers non veniva effettuata sulla base di rigorose misure, bensì con criteri di larga approssimazione e con l’uso di correttivi, i quali eliminavano la necessità di proporzionare esattamente lo spessore delle molle stesse ai vari tempi di carica.

 

E' evidente, pertanto, la impossibilità di considerare lo spessore del frammento di una molla come indice sicuro del tipo di timer cui essa apparteneva.

 

Nel caso in esame, quindi, non è possibile stabilire con certezza, sulla guida di quei frammenti, se essi siano appartenuti a timers da 60 minuti o di diversa durata massima; nè, tanto meno, se fossero parti di timers in deviazione, giacchè anche le molle di carica, come le "piastrine" e la "rondella con nasello", svolgevano e svolgono solo una funzione meccanica senza incidere minimamente su quella elettrica.

 

f) Non è il caso di prendere in considerazione le ricerche fatte dai periti per accertare se gli attentatori usarono timers a vite o a faston (tale distinzione si basa sul sistema di inserimento dei morsetti nel corpo di bachilite), perchè il giudizio finale dato dai periti stessi, i quali si sono orientati per il tipo a faston, non è stato di certezza ma solo di probabilità.

 

Al termine delle osservazioni fatte sulle singole operazioni peritali ritiene la Corte, riconoscendo a questo proposito la fondatezza delle argomentazioni difensive svolte nell'interesse di Franco Freda, che un unico vizio in sostanza accomuna le operazioni stesse.

 

E' un vizio costituito dal limite stesso dell'incarico affidato ai periti, i quali sono stati chiamati dal Giudice Istruttore di Milano solo per individuare identità e diversità formali fra frammenti di timers ed alcuni esemplari di timers nuovi.

 

E' rimasta totalmente al di fuori della indagine peritale la ricerca delle identità e delle diversità funzionali da condurre con i necessari opportuni approfondimenti presso la ditta produttrice, depositaria dei disegni di costruzione e delle tecniche concrete di fabbricazione.

 

Pur tenendo presente l'incidenza del limite suddetto, va nondimeno precisato da questa Corte che le indagini tecniche complessivamente svolte sono state utili ed hanno consentito, almeno in parte, di approdare a risultati di certezza.

 

E' assolutamente certo che un timer in deviazione da 60 minuti venne inserito nell'ordigno collocato dentro la Banca Commerciale Italiana di Milano. Ciò è dimostrato dal dischetto (o quadrante) di graduazione con la dicitura 60 M/A ivi rinvenuto, il quale poteva essere usato solo per un temporizzatore di quel tipo (si è spiegato che esso astrattamente era impiegabile anche in un timer da 60 minuti in apertura, ma non specificamente per un ordigno esplosivo in quanto ne avrebbe determinato lo scoppio nelle mani dell'attentatore all'atto della carica).

 

E' altrettanto certo che un timer uguale (in deviazione da 60 minuti) fu impiegato nella sede della Banca Nazionale del Lavoro di Roma: infatti il tipo "in deviazione" è riconoscibile attraverso la bussoletta di riempimento della quale si è sopra detto; il tipo da "60 minuti" è individuato dalla piastrina (o platina) anteriore, che è stata trovata dai periti identica a quella di altri due timers con pari durata massima di carica (prodotti rispettivamente nell'aprile 1967 e nell'ottobre 1969) e che - secondo i già citati chiarimenti offerti dall'ing. Pianca nell'udienza del 31 maggio 1978 - differisce da quella dei timers con tempo di carica maggiore e minore di 60 minuti.

 

Pertanto rimane rigorosamente provato che almeno due sui cinque timers adoperati dagli attentatori del 12 dicembre 1969 erano dello stesso tipo di quelli acquistati da Franco Freda.

 

Per quanto riguarda gli altri tre, le analogie riscontrate dai periti nominati dal Giudice Istruttore di Milano non possono fornire elementi dello stesso rigore probatorio per le considerazioni critiche già svolte.

 

Tuttavia non vanno trascurati, per il loro innegabile valore indiziario, i seguenti rilievi:

 

1) le suddette analogie sono state rilevate, nei frammenti metallici provenienti dai cinque luoghi delle esplosioni, sulla base di una campionatura indubbiamente esigua ma abbastanza rappresentativa perchè costituita da sei temporizzatori prodotti dalla Iunghans in epoche non lontane da quella degli attentati (aprile 1967, aprile 1968, settembre 1968, gennaio 1969, febbraio 1969, ottobre 1969);

 

2) esse hanno offerto indicazioni molteplici e convergenti, sia pure dal punto di vista esclusivamente morfologico, verso il tipo in deviazione da 60 minuti ed è difficile, quindi, pensare ad una occasionale coincidenza;

 

3) due dei cinque timers usati dagli attentatori erano certamente, come si è sopra detto, del tipo in deviazione da 60 minuti;

 

4) di questi due timers, uno venne impiegato a Roma e l’altro a Milano, sicchè è riscontrabile una significativa identità dei congegni di temporizzazione predisposti per ordigni da collocare in luoghi fra di loro così lontani.

 

Tutto ciò autorizza a ritenere ragionevolmente presumibile che al tipo in deviazione da 60 minuti appartenessero tutti e cinque i timers coinvolti nelle esplosioni del 12 dicembre 1969.

 

Il rinvenimento del dischetto (o quadrante) di graduazione con la dicitura 60 M/A dentro la borsa collocata nella Banca Commerciale di Milano dimostra, inoltre, con sicurezza, che trattavasi di timers venduti in Italia.

 

Tale dischetto, invero, costituiva - come si è già spiegato - un accessorio ideato dalla ditta Gavotti ed applicato solo ai timers posti in vendita sul mercato italiano.

 

La difesa di Franco Freda, proprio in ordine al suddetto accessorio, ha posto in luce che esso fu lasciato libero nella borsa dagli attentatori (cioè separato dalla parte meccanica del timer contenuto nella cassetta di ferro insieme all'esplosivo) e, quando fu repertato dagli inquirenti, presentava un vistoso allargamento artigianale di due dei quattro fori sullo stesso praticati all'atto della fabbricazione.

 

Tale allargamento, procurato evidentemente per consentire l'innesto diretto del quadrante sulle boccole del temporizzatore ed evitare così l'uso di viti per il fissaggio, dimostrerebbe - secondo la difesa – che il quadrante medesimo, acquistato separatamente dalla parte meccanica, sarebbe servito ai confezionatori degli ordigni come strumento per imprimere la carica a più timers(nella specie anche a quello adoperato nella Banca Nazionale dell'Agricoltura) e non potrebbe, quindi, essere considerato come elemento caratterizzante di un timer acquistato sul mercato italiano tramite la G.P.U. Gavotti.

 

L'obiezione difensiva ora esposta è, per un verso, ribaltabile contro Freda ed i suoi correi, in quanto il quadrante di tipo 60 M/A era proprio quello adatto per graduare, a scopo dinamitardo, temporizzatori in deviazione da 60 minuti: sicchè, se un solo quadrante "60 M/A" servì per temporizzare anche l'ordigno collocato nella Banca Nazionale dell'Agricoltura, ciò indica che anche in questo ultimo istituto bancario fu impiegato un timer dello stesso tipo di quello acquistato dal Freda medesimo.

 

Per altro verso trattasi di obiezione apodittica, che ipotizza, senza alcun concreto fondamento ed in contrasto con ogni verosimiglianza uno strano "acquisto separato” della parte meccanica di un modestissimo congegno di temporizzazione all'estero e del relativo dischetto di graduazione inItalia.

 

Tutta questa funambolesca operazione dovrebbe essere documentata dal rilevato “allargamento" di due fori del quadrante!

 

In realtà l'allargamento in questione trova logica e sufficiente spiegazione nell'esigenza di predisporre una maggiore facilità d'impiego del complessivo congegno, mediante l'incastro diretto del quadrante nelle boccole di fissaggio esistenti sulla parte meccanica (l'uso delle viti, per il fissaggio, è previsto dal costruttore in quanto, nelle normali utilizzazioni dei timers, fra parte meccanica e quadrante di graduazione si pone normalmente la parete esterna dell'elettrodomestico sottoposto a temporizzazione).

 

La difesa del Freda, sempre nel tentativo di invalidare la prova relativa all'avvenuto impiego, negli attentati del 12 dicembre 1969, di timers dello stesso tipo di quelli acquistati dal suo assistito, ha fatto riferimento anche alla convertibilità dei timers da un tipo all'altro.

 

Tale riferimento è esatto nel suo oggetto. I timers erano e sono intercambiabili, come hanno concordemente chiarito i rappresentanti della Iunghans.e della Gavotti, nel senso che quelli in deviazione potevano e possono essere trasformati in chiusura o in apertura e viceversa, cosi come modificazioni potevano e possono essere apportate - mediante cambio di pezzi - ai tempi di carica.

 

Trattasi, nondimeno, di circostanze che nulla rilevano di fronte alle obiettive risultanze delle indagini tecniche. Qualunque fosse stata la struttura originaria dei timers impiegati nei fatti terroristici del 12 dicembre 1969 e di quelli acquistati dal Freda, la loro definitiva veste meccanica ed elettrica rimase fissata nel tipo in deviazione da 60 minuti e tale essa era sin da quando i singoli esemplari furono venduti dalla Gavotti completi di quadrante.

 

Solo quest'ultima, infatti, oltre naturalmente alla ditta costruttrice Iunghans, era in grado di apportare ai timers, con i pezzi di ricambio di cui disponeva, eventuali modificazioni.

 

[Nota: il titolare della ditta Elettrocontrolli, Casadio Roberto, che ritirò i cinquanta timers dalla Gavotti per rivenderli al Freda, ha specificato di non aver mai tenuto pezzi di ricambio e di non aver effettuato mai trasformazioni di timers da un tipo all'altro (v. verb. ud. 28.4.1978).]

 

(continua al capitolo X Parte Quinta)