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LA SENTENZA DEL PROCESSO IN CORTE DI ASSISE DI CATANZARO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

 

SVOLGIMENTO DELLA FASE DIBATTIMENTALE UNITARIA DI TUTTI I PROCESSI, RIUNITI DALLA CORTE DI CASSAZIONE, RELATIVI ALLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA ED AI REATI CONNESSI

 

PARTE QUARTA CAPITOLO VI    

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Le altre risultanze testimoniali e documentali. In particolare le nuove perizie.

 

 

 

Nel corso del dibattimento si procedeva all'audizione dei testimoni ritenuti utili e già escussi durante la fase istruttoria. Di alcuni dei suddetti, non comparsi in udienza, si leggevano le deposizioni scritte, già acquisite, nei casi in cui ciò era consentito dalla legge processuale. Venivano, inoltre, sentiti, vari testimoni di risulta.

 

L'istruzione dibattimentale comportava, altresì, come si è già accennato,l'allegazione agli atti di vari documenti esibiti dalle parti o richiesti dalla Corte a privati e ad organi della Pubblica Amministrazione. Di tali risultanze testimoniali e documentali sarà trattato, nei limiti in cui esse si sono dimostrate d'interesse per il procedimento, quando si esporranno i motivi della decisione ed in rapporto ai singoli fatti ai quali le risultanze stesse si riferiscono.

 

Si ravvisava, inoltre, l'utilità di disporre i seguenti accertamenti peritali.

 

Al prof. Giuseppe Diaco, con ordinanza del 20 luglio 1977, veniva conferito l'incarico di stabilire se le due firme "Zanella Mario”, esistenti nella dichiarazione sostitutiva di certificato che era servita per il rilascio del falso passaporto utilizzato nell'espatrio di Marco Pozzan, fossero state apposte da quest'ultimo o dal cap.Antonio Labruna.

 

Il perito rispondeva escludendo che le firme suddette potessero addebitarsi all'opera autografa del Pozzan. Secondo il giudizio peritale una delle due, apposta sull'originale della sopra menzionata dichiarazione, nonchè altra firma “Mario Zanella" esistente sulla minuta della dichiarazione stessa, erano opera autografa del cap.Labruna: precisamente le sottoscrizioni del "richiedente" in calce alla domanda diretta al conseguimento del passaporto.

 

Dell'esecuzione di altra perizia grafica veniva poi incaricato con ordinanza del 19 giugno 1978 il prof. Giuseppe Diaco, in quanto la data "17.3.1969", scritta sulla bolla di consegna n.110 della ditta Targhindustria di Cusano Milanino relativa ad una fornitura di dischetti per timers "60 M/A” alla G.P.U. Gavotti di Milano, presentava tracce di correzioni.

 

Il perito, al quale era stato chiesto di accertare quale fosse la data originaria e se le correzioni fossero state apportate con la stessa penna o meno ( la rilevanza di tale quesito riguardava l'esigenza di controllare rigorosamente le epoche dei vari passaggi commerciali dei timers in deviazione da 60 M/A), perveniva alle conclusioni che seguono: il numero "3" (corrispondente al mese) appare il “ripasso"di un precedente dato grafico che più si avvicina al n.8 e non ad altri numeri razionali; il numero "9" (corrispondente all'anno 1969) non può immedesimarsi con certezza in un precedente numero 7 (manca la "barretta qualificante"); i ripassi sono stati effettuati con altro tipo di mezzo scrivente rispetto a quello usato per l'originaria scritturazione.

 

A controllo peritale si sottoponevano, anche, alcuni nastri magnetici acquisiti agli atti e contenenti delle conversazioni registrate. I relativi incarichi venivano affidati al prof. Gino Sacerdote docente di comunicazioni elettroniche nell'Università di Torino.

 

Il primo di tali incarichi riguardava il nastro sul quale, negli uffici romani del S.I.D. di via Sicilia, era stato registrato il riepilogo fatto da Guido Giannettini circa i suoi rapporti con Franco Freda e Giovanni Ventura.

 

Di questo nastro si erano acquisiti agli atti: una copia (con relativa trascrizione) esibita dal cap.Labruna nel corso della sua deposizione del 6.12.1974 al Giudice Istruttore di Milano; ed un "originale" rimesso dal S.I.D. al Giudice Istruttore di Catanzaro con nota del 10.2.1976.

 

Il Giannettini in dibattimento, ascoltata la registrazione, rilevava che era mancante la parte iniziale, nella quale egli si era riferito all'epoca (aprile 1972) in cui aveva informato il gen. Maletti ed il cap.Labruna dei suoi rapporti con Freda e Ventura; ipotizzava, quindi, una manomissione del nastro.

 

Questa Corte, conseguentemente, con ordinanza del 10 maggio 1977 chiedeva al prof. Sacerdote di accertare eventuali tagli del nastro originale e della copia, nonchè di effettuare un confronto fra i due contenuti. Testualmente concludeva il perito rispondendo ai quesiti postigli:

 

“…a) non si rilevano tagli, manipolazioni; si riscontrano nelle due registrazioni attenuazioni che tuttavia consentono di interpretare il testo, che risulta conforme. Le attenuazioni non hanno carattere di cancellazione voluta

b) si hanno elementi per ritenere che la registrazione indicata come originale sia invece una copia

 

c) le registrazioni A e B sono conformi, pur presentando attenuazioni in punti diversi che non infirmano la conformità del testo; una non conformità di carattere tecnico è rilevabile alla fine della registrazione".

 

 

 

La seconda perizia, espletata in fase dibattimentale dal prof.Sacerdote, concerneva la registrazione del colloquio telefonico svoltosi fra imputati Franco Freda e Marco Pozzan la sera del 18 aprile 1969. 

 

Tale registrazione era stata effettuata dalla Polizia; ed il Pozzan, dopo averne ascoltato il contenuto in dibattimento, avanzava riserva sulla genuinità del relativo nastro magnetico sostenendo come si è già detto, che non risultavano incise - nè riportate nella trascrizione del testo registrato - alcune frasi quali pressappoco le seguenti:“abbassiamo il tono di voce, cambiamo genere di persona". Queste frasi sarebbero state pronunciate durante quel colloquio per camuffare, data la presenza della moglie del Pozzan, il vero oggetto della conversazione, la quale in realtà si sarebbe riferita ad un progettato incontro erotico del Pozzan medesimo e del Freda con due donne procurate da un intermediario proveniente da Roma.

 

Questa Corte, perciò, con ordinanza del 22 giugno 1977, affidava al prof.Sacerdote il compito di accertare se il nastro suddetto presentasse alterazioni oppure contenesse la registrazione di frasi non percepibili con le normali apparecchiature tecniche. Il perito rilevava un ronzio della durata di 7",6 immediatamente prima della conversazione registrata; e, poichè quest'ultima non risultava preceduta dai segnali di chiamata telefonica nè da quelle prime parole tipiche di tal genere di comunicazioni, imputava al ronzio stesso un possibile occultamento, forse voluto, dell'inizio della telefonata.

 

Rilevava ancora l'esistenza di alcuni elementi non riportati nella trascrizione del testo registrato e, precisamente, la frase: "Tu potresti rimanere fisso rimanere qui ancora dieci minuti". Per il resto trovava sostanzialmente fedele la trascrizione ora citata; e non rinveniva traccia delle frasi riportate in dibattimento dal Pozzan nè di altre aventi analogo significato.

 

Oltre a disporre accertamenti peritali in senso proprio, la Corte ravvisava l'utilità di far tradurre in scritture alcuni colloqui registrati su nastri acquisiti agli atti.

 

Uno degli incarichi di traduzione veniva affidato ai tecnici della RAI-TV Roberto Salvia e Vittoria Martire Arena, con ordinanza del 14.3.1978, relativamente ad alcune conversazioni telefoniche svoltesi fra le sorelle Minetti, figlie di quella Leda Pagliuca alla quale l'imputato Mario Merlino aveva fatto riferimento nell'indicazione del suo alibi.

 

Altro compito dello stesso genere veniva demandato, con ordinanza del30/3/1978, al dr. Raffaele Borretti circa un'intervista rilasciata dal testimone Alfredo Sestili al giornalista Primo Di Nicola del settimanale "L'Espresso".

 

Sia delle conversazioni "Minetti" che dell'intervista "Sestili" si tratterà in sede di esame della posizione di Mario Merlino.

 

(continua al capitolo VII Parte Quarta)