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LA SENTENZA DEL PROCESSO IN CORTE DI ASSISE DI CATANZARO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

 

SVOLGIMENTO DELLA FASE DIBATTIMENTALE UNITARIA DI TUTTI I PROCESSI, RIUNITI DALLA CORTE DI CASSAZIONE, RELATIVI ALLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA ED AI REATI CONNESSI

 

PARTE QUARTA CAPITOLO I   

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Lo “status libertatis” degli imputati. Le questioni preliminari

 

 

 

L'udienza del 18 gennaio 1977 segnava il punto di avvio del terzo dibattimento di Catanzaro dopo tutte le unificazioni di procedimenti disposte, come si è detto, dalla Corte di Cassazione in sede di risoluzione dei vari conflitti di competenza sollevati dalle parti.

 

Degli imputati si presentavano solamente Franco Freda, Giovanni Ventura, Giancarlo Marchesin, Franco Comacchio, Guido Giannettini, Massimiliano Fachini,Gaetano Tanzilli, Gian Adelio Maletti ed Antonio Labruna.

 

Di tutti gli altri in epigrafe elencati, poichè la loro mancata comparizione non risultava giustificata da alcun legittimo impedimento, si dichiarava la contumacia.

 

Contumace veniva, altresì, dichiarato in prosieguo di dibattimentol'imputato Tanzilli, ai sensi degli artt.428 cpv. e 498 C.P.P., essendosi egli assentato senza necessità prima di aver reso l'interrogatorio.

 

La dichiarazione di contumacia veniva, in seguito, revocata nei confronti dell'imputato Marco Pozzan allorchè questi, arrestato il 30 gennaio 1977 in Spagna ove trovavasi latitante ed estradato dalla competente Autorità spagnola con provvedimento del 30 aprile successivo, compariva dinanzi a questa Corte.

 

Vi è da precisare che in stato di custodia preventiva rimanevano sulla parte iniziale del dibattimento solo gli imputati Giannettini e Pozzan, in quanto Franco Freda e Giovanni Ventura erano stati scarcerati già in fase predibattimentale, il 28 agosto 1976, in esecuzione di ordinanza della Sezione Istruttoria della Corte di Appello di Catanzaro, per avvenuta decorrenza dei termini massimi di carcerazione previsti dall'art.272 C.P.P.

 

In base alla stessa disposizione di legge ora citata maturava poi, il 14 agosto 1978, il diritto del Giannettini alla cosiddetta scarcerazione automatica; sicchè anche questi riacquistava la libertà. Tuttavia sia il Freda, sia il Ventura, sia il Giannettini subivano dopo la scarcerazione, l'imposizione dell'obbligo cautelare del soggiorno in un determinato comune (quello dell'Isola del Giglio per i primi due, quello di Catanzaro per il terzo).

 

A carico del Freda, scomparso nei primi di ottobre 1978 e presumibilmente allontanatosi per ignota destinazione, veniva emesso da questa Corte mandato di cattura in data 6.10.1978ai sensi dell'art.272 comma VIII C.P.P.

 

Analogo provvedimento si adottava il 17.1.1979 nei confronti di GiovanniVentura, allorchè si accertava che anche questi da qualche giorno si era dileguato senza lasciare traccia.

 

Per quanto riguarda particolarmente l'imputato Olivo Della Savia, già estradato dalla Repubblica Federale tedesca e beneficiario di un provvedimento di concessione di libertà provvisoria emesso dalla Sezione Istruttoria della Corte diAppello di Catanzaro in data 8 agosto 1973, occorre far presente che il suddetto beneficio gli era stato revocato dalla stessa Sezione Istruttoria il 5 aprile 1976.

 

Sicchè la sua custodia preventiva, ripristinata, si era protratta fino al 29 dicembre 1976, data in cui era stata ordinata la di lui scarcerazione per decorrenza dei termini di cui all’art.372 C.P.P. con imposizione contestuale dell’obbligo di soggiorno nel Comune di S.Stefano di Magra.

 

Tale obbligo cautelare veniva, poi, rimosso da questa Corte nel corso del dibattimento.

 

Restavano ferme le costituzioni di parte civile effettuate nelle precedenti fasi processuali e si operavano estensioni delle stesse nei confronti degli imputati Pozzan e Giannettini.

 

Veniva sollevata opposizione da parte della difesa degli imputati Maletti, Labruna, Tanzilli e Serpieri alla costituzione di parte civile contro gli stessi annunciata dall’avv. Vincenzo Azzariti Bova in qualità di difensore e procuratore speciale di Pizzamiglio Dino Angelo, Patrizio ed Enrico (feriti negli attentati del 12.12.1969 e già costituiti parte civile contro gli imputati degli attentati medesimi).

 

Questa Corte, ritenuto che in relazione ai reati di favoreggiamento personale e falsa testimonianza, contestati rispettivamente ai suddetti imputati, non fosse configurabile la lesione di diritti soggettivi privati di contenuto patrimoniale, bensì solo quella di un mero interesse di carattere pubblico al corretto svolgimento dell'attività giudiziaria, dichiarava inammissibile la costituzione di parte civile sopra citata.

 

Altra questione sorgeva in ordine all’avvenuta citazione, effettuata dallo stesso avv. Azzariti Bova in qualità, del Ministro della Difesa quale responsabile civile degli imputati Giannettini, Maletti e Labruna.

 

L'Avvocatura dello Stato, infatti, chiedeva l'esclusione del Ministro dal processo, eccependo la nullità della relativa citazione. La Corte dichiarava nulla la citazione del Ministro quale responsabile civile degli imputati Maletti e Labruna, per consequenzialità con le motivazioni sopra espresse in relazione alla inammissibilità della nuova costituzione di parte civile dei Pizzamiglio;respingeva, invece, per il resto, l'eccezione dell'Avvocatura ritenendo regolare, sotto il profilo della ritualità processuale, la chiamata del Ministero della Difesa a rispondere civilmente per i fatti-reati ascritti al Giannettini, già legato da un rapporto retribuito con la Pubblica Amministrazione (S.I.D.).

 

La difesa di Franco Freda eccepiva, poi, sempre preliminarmente, l'illegittimità costituzionale degli art.342 e 352 C.P.P. nella parte concernente la disciplina del segreto politico-militare; ma la Corte dichiarava l'inammissibilità, allo stato, di tale eccezione, con esplicita riserva di valutarne la rilevanza solo se e quando la Pubblica Amministrazione avesse insistito nell'opporre il segreto in sede di verifica dibattimentale delle acquisite risultanze istruttorie.

 

La Corte si riservava, inoltre, di decidere in prosieguo di dibattimento su varie richieste istruttorie avanzate dalle parti; e riaffermava la propria competenza a conoscere dell’attuale procedimento respingendo una istanza con la quale la difesa dell'imputato Giannettini, ravvisando responsabilità ministeriali connesse all’incriminazione degli ufficiali del S.I.D. gen. Gian Adelio Maletti e cap.Antonio Labruna, aveva sollecitato la trasmissione degli atti alla Commissione Parlamentare Inquirente.

 

(continua al capitolo II Parte Quarta)