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LA SENTENZA DEL PROCESSO IN CORTE DI ASSISE DI CATANZARO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

 

SVOLGIMENTO DEL TERZO PROCESSO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA ED ALTRO A CARICO DI GUIDO GIANNETTINI +7

 

PARTE TERZA CAPITOLO VIII   

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La memoria di Angelo Ventura sul suo contatto col S.I.D

 

 

 

Il 5 settembre 1975 Angelo Ventura, in sede di interrogatorio dinanzi al Giudice Istruttore di Catanzaro, riferiva che nella primavera del 1973, mentre prestava servizio militare nella brigata alpina Cadore in Belluno, era stato convocato negli Uffici del Comando ed, ivi, da un sottufficiale dei Carabinieri gli era stata presentata una persona la quale, senza dirgli chi fosse, lo aveva condotto in un'altra stanza.

 

Tale persona aveva cominciato col chiedergli notizie di suo fratello Giovanni e della vicenda giudiziaria che lo riguardava; poi gli aveva detto di appartenere ai Servizi di Sicurezza Nazionale e gli aveva proposto di collaborare con gli stessi fornendo notizie su elementi di sinistra.

 

Facendo seguito al suddetto interrogatorio, il Ventura faceva pervenire al Giudice Istruttore il 20 ottobre 1975 una memoria con la quale, dopo aver precisato che la persona che lo aveva avvicinato si identificava nel Maresciallo dei Carabinieri Grotto, aggiungeva che quest'ultimo aveva espresso il convincimento che suo fratello Giovanni se la sarebbe cavata bene con il suo processo. Il mar. Grotto lo aveva pregato di farsi aiutare proprio da Giovanni nella raccolta di informazioni su elementi della sinistra come, ad esempio Franzin e Quaranta; si era anche dimostrato al corrente di una complicata questione attinente al servizio militare di suo fratello Luigi Ventura. Alla fine del colloquio avevano concordato che il Grotto si sarebbe ancora presentato a lui presso il Comando della brigata alpina.

 

Angelo Ventura proseguiva il suo racconto dicendo di avere informato della cosa suo fratello Giovanni, il quale gli aveva poi raccomandato di mantenere il rapporto con il sottufficiale per potere scoprire le motivazioni e l'origine di quell'iniziativa.

 

Tuttavia il mar. Grotto non si era più ripresentato: e non aveva rinnovato il contatto neanche quando il Ventura, imbattutosi col medesimo una volta in treno alcuni mesi dopo, lo aveva invitato ad incontrarsi ancora con lui.

 

Quanto esposto da Angelo Ventura trovava un primo riscontro nel fatto che esisteva realmente un maresciallo dei Carabinieri Zaccaria Grotto in servizio presso il Centro C.S. di Verona distaccato a Belluno.

 

Il predetto sottufficiale, sentito dal Giudice Istruttore in data 11 novembre 1975, ammetteva di aver avvicinato Angelo Ventura per invitarlo, dopo avergli palesato la sua qualità di dipendente del S.I.D., a collaborare passandogli informazioni su eventuali lamentele dei soldati suoi commilitoni o su irregolarità dell’amministrazione oppure ancora su attività di tipo eversivo nei reparti come, ad esempio, quella di volantinaggio.

 

Tutto era stato, però, frutto di un equivoco, il quale si era cominciato a chiarire allorchè il Ventura, dopo aver accettato l'incarico di informatore del S.I. D., aveva fatto riferimento ad un suo fratello a nome Giovanni che si trovava sottoposto a procedimento penale. A questo punto il mar. Grotto gli aveva chiesto se fosse fratello di un ufficiale. L'altro aveva risposto negativamente.

 

L'equivoco era consistito in un errore di persona. Chiariva, infatti, il mar. Grotto di aver ricevuto incarico dal Centro C.S. di Verona, verso la fine di marzo o i primi di aprile 1973, di avvicinare a Belluno tal Angelo Ventura, fratello di un ufficiale del S.I.D. di Roma ed all’epoca in servizio militare presso la brigata alpina "Cadore", per informarsi se avesse bisogno di qualcosa e per chiedergli se fosse disposto a fornire notizie confidenziali - che potessero interessare il S.I.D. - specie in materia di polizia militare. Si era, quindi, recato dopo due o tre giorni ad assolvere il suddetto incarico ed erroneamente aveva scambiato Angelo Ventura per il fratello dell'ufficiale del S.I.D.

 

L'errore si era verificato perchè non risultavano altri militari con il cognome Ventura in quella brigata.

 

Proseguiva il Grotto, nella sua deposizione, precisando di avere informato dell'avvenuto equivoco il suo superiore ten.col.dei CC. Angelo Pignatelli, il quale, appena reso edotto della cosa, gli aveva ordinato di interrompere ogni rapporto con l'Angelo Ventura.

 

Quest'ultimo, dopo qualche mese, incontrandolo in treno, aveva cercato di riprendere contatto con lui, ma senza utili risultati poichè il maresciallo era rimasto fermo sulla linea dell'ordine ricevuto.

 

La versione del mar. Grotto veniva confermata lo stesso giorno dal ten.col. Angelo Pignatelli, Comandante del Centro C.S. di Verona, il quale spiegava che in sua assenza il 17 febbraio 1973 – come risultava dagli atti dell’Ufficio – il suo segretario maresciallo Guazzini aveva ricevuto una comunicazione telefonica dal maggiore Giuseppe Bottallo all’epoca in servizio presso l’Ufficio “D” del S.I.D.

 

Oggetto di tale comunicazione era stato solo il fatto che ad un reparto di stanza a Feltre era stato assegnato il fratello del dott. Ventura.

 

Spiegava ancora il ten.col. Pignatelli di aver pensato, appena venuto a conoscenza della telefonata, che si trattasse del fratello del maggiore dei Carabinieri Mauro Venturi, in servizio presso il S.I.D., e che quella comunicazione telefonica andasse interpretata come una richiesta di assistenza nei confronti di un congiunto del collega.

 

Egli aveva inviato, quindi, il mar. Grotto a prendere contatto col Venturi per chiedergli se avesse bisogno di qualcosa e se fosse disposto, dato che si trattava di persona presumibilmente fidata essendo fratello di un ufficiale dei Carabinieri, a collaborare fornendo notizie utili per il Servizio: ciò in quanto a Belluno si erano verificati in quel periodo di tempo episodi di contestazione militare nei reparti.

 

Appreso poi, dal mar. Grotto, l'equivoco che si era verificato, aveva ordinatoal sottufficiale di interrompere ogni contatto con Angelo Ventura.

 

Ovvie esigenze di approfondimento delle indagini sull’episodio inducevano il Giudice Istruttore a sentire i due ufficiali dell'Arma cui aveva fatto riferimento, nella sua deposizione testimoniale, il ten. col. Pignatelli.

 

Le risultanze erano le seguenti.

 

Il magg. Giuseppe Bottallo, escusso in data 11 febbraio 1976, dichiarava di aver trovato, consultando gli atti del suo Ufficio dell’epoca (la III sez. dell’Ufficio “D” del S.I.D., la quale si occupava di polizia militare), una annotazione di suo pugno relativa ad una telefonata da lui fatta, il 17 febbraio 1973, al C.S. di Verona. Con detta annotazione “davo atto – precisava testualmente il magg. Bottallo – che era stato avvisato il C.S. di Verona che il fratello del noto Ventura era stato inviato a prestare il servizio militare di leva a Feltre”.

 

Trattavasi, secondo il teste, di una comunicazione originata da qualche segnalazione del S.I.O.S. (organo investigativo dell’Esercito), il quale normalmente indicava i militari di leva di tendenza ed ideologie estremiste capaci di provocare disordini nei reparti.

 

Il magg. Mauro Venturi, sentito dal Magistrato di Catanzaro il 24 marzo 1976, riferiva di non aver alcun rapporto di amicizia col ten. col. Angelo Pignatelli (da lui incontrato casualmente solo due o tre volte), di essere figlio unico, di non avere cugini con il suo cognome e di non aver nulla da dichiarare sull'equivoco nel quale aveva detto di essere incorso il Pignatelli.

 

Il S.I.D., invitato a fornire chiarimenti sulla vicenda, rispondeva che dagli atti del Reparto “D” non risultava alcun altro rapporto instaurato dal Servizio con Angelo Ventura, oltre a quel solo contatto verificatosi per il suddetto equivoco.

 

Traccia di tale contatto il Giudice Istruttore rinveniva in un appunto datato 17.2.1973, contenuto nel fascicolo intestato ad Angelo Ventura di cui aveva fatto richiesta al S.I.D. in applicazione dell’art. 342 C.P.P – Il tenore dell’appunto era proprio quello riferito dal magg. Bottallo: “Angelo Ventura…fratello del noto Ventura è stato inviato a prestare servizio militare di leva a Feltre. Avvisato…Verona”.

 

(continua al capitolo IX Parte Terza)