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LA SENTENZA DEL PROCESSO IN CORTE DI ASSISE DI CATANZARO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

 

SVOLGIMENTO DEL TERZO PROCESSO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA ED ALTRO A CARICO DI GUIDO GIANNETTINI +7

 

PARTE TERZA CAPITOLO VII      

[da pagina 277 a pagina 284]

 

 

L’incriminazione del confidente Stefano Serpieri e del maresciallo dei CC. Gaetano Tanzilli per il delitto di falsa testimonianza.

 

 

 

Stefano Serpieri, come si è già accennato, era stato sottoposto a procedimento penale dal Giudice Istruttore di Milano, il quale con mandato di cattura gli aveva contestato il delitto previsto dall'art.372 C.P. per la sua reticenza in ordine alle notizie confidenziali che egli ebbe a fornire al maresciallo Tanzilli del S.I.D. e sulla cui base fu redatto il noto "appunto informale" del 17.12.1969 relativo agli attentati del 12 di quello stesso mese.

 

Poi la Corte di Cassazione, con la citata sentenza del 3 aprile 1975, aveva dichiarato la nullità di tutti gli atti compiuti da quel Giudice Istruttore successivamente al 3 gennaio 1975 e, quindi, anche di quelli relativi all’incriminazione del Serpieri.

 

Il Giudice Istruttore di Catanzaro, convocato il suddetto Serpieri in qualità di teste e poichè costui insisteva nel confermare le sue precedenti dichiarazioni, assumendo di non aver mai parlato al maresciallo Tanzilli nè ad altri elementi del S.I.D. delle circostanze riferite nell'appunto 17.12.1969, lo incriminava a sua volta contestandogli con mandato di comparizione, su richiesta del Pubblico Ministero, il delitto di falsa testimonianza. Tale mandato, notificato al destinatario il 14 luglio 1975, rimaneva senza effetto.

 

Venivano allora sentiti il maresciallo Gaetano Tanzilli ed il cap. Mario Santoni, i quali avevano contattato il Serpieri; ed entrambi confermavano sostanzialmente quanto da loro già dichiarato al Giudice Istruttore di Milano, ripetendo che il Serpieri si era limitato a formulare il sospetto che Mario Merlino e Stefano Delle Chiaie potessero essere coinvolti negli attentati del 12 dicembre.

 

Ripetevano, altresì, di aver saputo ancora che il Merlino, proveniente da ambienti di destra, si era infiltrato in quelli della sinistra; e ribadivano che nessun'altra confidenza era stata loro fatta dal Serpieri.

 

Restava, comunque, il fatto che le numerose notizie contenute nell' "appunto" in questione apparivano chiaramente collegate ad un'unica fonte informativa.

 

Ciò si desumeva dal testo stesso dell'appunto, il quale era stato copiato da altro dallo stesso tenore datata 16 dicembre 1969 e costituente atto interno del S.I.D.

 

Questo documento originario del 16 dicembre 1969 proveniva dall'ufficio del CS-3, cui apparteneva il mar.Tanzilli ed era stato consegnato per competenza al ten.col.CC. Giorgio Genovesi Capo del CS-1 (il quale trattava proprio la materia della sicurezza interna) tramite il Comandante di tutti i centri CS di Roma col.CC. Antonio Cacciuttolo.

 

Anche attraverso le deposizioni degli Ufficiali ora menzionati appariva assai improbabile una successiva aggiunta, proveniente da altre fonti, alle informazioni fornite dal Serpieri.

 

Risultava, inoltre, pacificamente che Stefano Serpieri era da tempo fonte fiduciaria del mar. Tanzilli e che il suo incontro col cap.Santoni era stato occasionale, in quanto, allorchè il mar.Tanzilli aveva informato delle notizie apprese dal Serpieri il suo superiore diretto maggiore Ceraolo, quest’ultimo aveva voluto che le notizie stesse fossero controllate anche da un ufficiale del C.S.-3.

 

Tale incarico di controllo era stato affidato proprio al cap. Santoni, il quale, nella stessa giornata, aveva preso contatto con il Serpieri facendosi accompagnare all'incontro dal mar.Tanzilli.

 

Ciò era avvenuto nei primi giorni successivi agli attentati del 12 dicembre 1969; dopodichè il Santoni aveva iniziato a godere di licenza ordinaria con decorrenza 15 dicembre.

 

Pertanto il mar. Tanzilli, che costituiva il sostanziale e continuativo canale di comunicazione fra Stefano Serpieri e S.I.D., veniva sollecitato più volte dal Magistrato Istruttore a non mantenersi allineato sulle stesse posizioni di reticenza del suo informatore.

 

Sottoposto a tali pressioni, il Tanzilli si decideva a parlare di un episodio fino a quel momento taciuto in processo.

 

Il 18 dicembre il maggiore Ceraolo aveva incaricato lui ed il cap. Santoni, appositamente richiamato dalla licenza, di mettersi ancora in contatto con il Serpieri al fine di rintracciare, per mezzo di questi, Stefano Delle Chiaie, il quale in quel periodo era irreperibile.

 

Essi avevano eseguito l'ordine incontrandosi con il Serpieri, il quale, dopo aver rivelato loro il luogo ove si era nascosto il Delle Chiaie, aveva fatto presente che era intenzione di quest'ultimo avvicinare elementi del S.I.D. per metterli al corrente di quanto sapeva sugli attentati.

 

Il Serpieri, quindi, li aveva pregati di non disturbare per il momento il Delle Chiaie, al fine di non compromettere la futura acquisizione di utili notizie.

 

Più tardi presso gli Uffici del S.I.D. era stata tenuta una riunione per decidere sul da farsi e vi avevano partecipato certamente il col. Cacciuttolo, il ten.col. Genovesi, il ten.col. Alferano ed il magg. Ceraolo.

 

Era prevalsa l'opinione di procedere al fermo del Delle Chiaie; ed, in proposito, il mar. Tanzilli, presente alla discussione ed espressamente richiesto dal col.Cacciuttolo di manifestare il suo parere, si era dichiarato recisamente contrario, anche perchè la dimora del ricercato era ormai nota e controllata, onde non vi era alcun pericolo di fuga dello stesso.

 

Il col.Cacciuttolo aveva, però, deciso di non accogliere il suo parere e, così, il fermo del Delle Chiaie era stato eseguito. Si era trattato, tuttavia di un provvedimento inutile,perchè il fermato, al quale non era stato possibile contestare alcunchè di importante, aveva ottenuto ovviamente il suo rilascio dopo pochissimo tempo.

 

Aggiungeva il Tanzilli di aver poi telefonato al Serpieri per scusarsi dell’accaduto. Questi gli aveva risposto che tutto era ormai compromesso e che il Delle Chiaie, avendo compreso di essere stato tradito da lui, gli aveva rinfacciato ogni cosa per telefono e lo aveva chiamato "vigliacco”.

 

Il Serpieri aveva inoltre, precisato al Tanzilli che ormai ogni loro rapporto era cessato in quanto non avrebbe potuto più fornire alcuna notizia.

 

Il mar.Tanzilli spiegava di non aver parlato prima del suddetto episodio in quanto il ten.col. Genovesi gli aveva sconsigliato di farvi cenno, trattandosi di circostanze irrilevanti, allorchè entrambi erano stati convocati quali testi dal Giudice Istruttore del Tribunale di Milano.

 

Sull'episodio medesimo il Giudice Istruttore di Catanzaro sentiva altresì, previa apposita convocazione, il cap. Santoni il quale confermava le dichiarazioni del Tanzilli.

 

Il cap. Santoni chiariva di non averne parlato prima perché anch’egli sconsigliato dal ten.col.Genovesi.

 

Quest’ultimo – secondo quanto riferito dal capitano – temeva che, parlandone col Magistrato, si sarebbe tirato in ballo il ten.col. Alferano, costringendolo a rivelare da chi aveva appreso l’indicazione del luogo dove si nascondeva il Delle Chiaie, e si sarebbe smentito l’ammiraglio Henke, il quale aveva dichiarato che il S.I.D. non aveva svolto alcuna indagine in ordine agli attentati del 12.12.1969.

 

L'insistenza del mar.Tanzilli sulle sue primitive affermazioni, circa le notizie avute dal Serpieri, induceva il Magistrato Istruttore ad accogliere la richiesta di incriminazione del sottufficiale, formulata ai sensi dell'art.372 C.P. dal Pubblico Ministero, e ad emettere, nei confronti dello stesso, mandato di comparizione.

 

Interrogato nella sua nuova veste di imputato, il 6 dicembre,1975, il Tanzilli confermava le sue precedenti dichiarazioni.

 

(continua al capitolo VIII Parte Terza)