LA SENTENZA DEL PROCESSO IN CORTE DI ASSISE DI CATANZARO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

 

SVOLGIMENTO DEL TERZO PROCESSO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA ED ALTRO A CARICO DI GUIDO GIANNETTINI +7

 

PARTE TERZA CAPITOLO VI     

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La prosecuzione dell’istruttoria a Catanzaro. La posizione di Pino Rauti. Nuovi interrogatori di Guido Giannettini.

 

 

 

Pervenuti all'Ufficio del Giudice Istruttore presso il Tribunale di Catanzaro i fascicoli del procedimento penale in corso a carico di Giovanni Biondo, Guido Giannettini ed altri, in esecuzione delle sopra richiamate sentenze del Supremo Collegio in data 11 dicembre 1974 e 3 aprile 1975, venivano avviate sollecitamente accurate indagini in molteplici direzioni al fine di completare la ricerca delle prove.

 

Specifiche investigazioni si indirizzavano al fine di conoscere gli autori dei volantini con i quali, nel 1966, i cosiddetti "Nuclei per la difesa dello Stato" si erano rivolti a molti Comandi militari del territorio nazionale per istigare gli Ufficiali delle Forze Armate a pronunciamenti eversivi.

 

Non si approdava, tuttavia, ad utili risultati. Parimenti esito negativo dava la ricerca di elementi probatori a carico del giornalista-deputato Pino Rauti, il quale ribadiva le sue proteste di innocenza dinanzi al magistrato di Catanzaro.

 

Svaniva, nei confronti del Rauti, anche la suggestiva pista del cosiddetto "rapporto Kottakis", al quale va dedicato un breve accenno.

 

Dagli atti di altro procedimento, a carico di Braschi Paolo ed altri (giudicati dalla Corte di Assise di Milano perchè imputati di vari attentati dinamitardi commessi in Italia anche nel 1969), era emerso che il giornalista inglese Leslie Finer aveva parlato di un rapporto segreto indirizzato al Primo Ministro greco del tempo Giorgio Papadopulos ed inviato dal Ministero degli affari esteri di quello stesso Paese all'Ambasciata di Grecia a Roma in data 15 maggio 1969 a mezzo di una lettera a firma "M.Kottakis”.

 

In tale rapporto si faceva riferimento ad alcuni degli attentati ascritti agli imputati del presente processo e si indicava come "sig. P" una persona incaricata di tenere i contatti tra membri del governo greco dell’epoca ed elementi rappresentativi delle Forze Armate Italiane per concertare una operazione diretta a sovvertire, anche attraverso attività terroristiche, l’ordinamento costituzionale dello Stato Italiano ed a sostituirlo con un regime dittatoriale simile a quello vigente allora in Grecia. Secondo il Finer il suddetto “signor P” doveva identificarsi nel giornalista Pino Rauti.

 

Su tale questione aveva iniziato ad indagare già il Giudice Istruttore di Milano, per mezzo del S.I.D.; il quale, all'esito di accertamenti svolti con l'ausilio del Servizio Segreto ellenico, aveva riferito con nota in data 8.4.1975 che il documento a firma "Kottakis” era falso.

 

Il Giudice Istruttore di Catanzaro insisteva nell'approfondire le indagini sul punto, investendo in data 11 settembre 1975, con una rogatoria diretta, l'Autorità Giudiziaria greca; la quale perveniva, dopo aver raccolto varie testimonianze di autorevoli personalità del mondo politico, diplomatico ed amministrativo greco, allo stesso risultato: il rapporto a firma Michele Kottakis era da considerare non autentico.

 

Quanto al giornalista Finer, sentito per rogatoria del Giudice Istruttore a Washington il 13 aprile 1976 da un delegato dell'Ambasciatore italiano, dichiarava esplicitamente di non conoscere in effetti l'identità del "signor P” e di aver pensato che potesse trattarsi del Rauti in base a confidenze ricevute da alcuni giornalisti ed avvocati dei quali non era in grado di fare il nome.

 

Fra i primi atti compiuti dal Giudice Istruttore di Catanzaro, dopo l'investitura ricevuta dalla Corte di Cassazione, vanno menzionati due interrogatori di Guido Giannettini, raccolti rispettivamente il 3 ed il 4 luglio 1975.

 

In tali occasioni il Giannettini forniva, relativamente ai suoi ultimi rapporti con gli Ufficiali del S.I.D., le seguenti precisazioni.

 

 

Intorno al 5 aprile 1973 egli aveva saputo che le indagini del Giudice Istruttore di Milano si stavano orientando su di lui e di ciò aveva informato immediatamente il cap.Labruna. Questi, che a sua volta aveva informato il gen. Maletti, si era premurato di dirgli di non rivelare al Magistrato, nell'eventualità di un interrogatorio, i suoi rapporti con il S.I.D.

 

"Noi non ti conosciamo - gli aveva testualmente detto - tu non conosci Maletti".

 

Egli aveva replicato che, essendo prevedibile una imminente convocazione da parte del Giudice, l'unica soluzione valida rimaneva quella di un temporaneo espatrio. Per rendersi irreperibile si era, quindi, trasferito dalla sua abitazione in uno degli uffici di copertura del S.I.D., ubicato in Via Sicilia al 235 di Roma, la mattina del 7 aprile; e la mattina del 9 era stato accompagnato da un sottufficiale dipendente dal Labruna all’aeroporto di Fiumicino, ove un funzionario della Dogana, da lui non conosciuto ma collegato con il S.I.D., lo aveva fatto imbarcare su un aereo per Parigi evitandogli ogni controllo.

 

Un mese dopo era tornato da Parigi a Fiumicino per rimettersi in contatto con il cap.Labruna. Aveva incontrato quest'ultimo in compagnia di duesottufficiali ed aveva pranzato con lui. Dal Labruna in tale occasione aveva ricevuto £.200.000 e l'istruzione di rimanere in Francia. Anche questa volta gli era stato dato modo di scendere dall'aereo e reimbarcarsi per far ritorno a Parigi senza subire alcun controllo.

 

Circa il suo passaggio per la Spagna, il Giannettini riferiva che era stato lo stesso capitano Labruna a suggerirgli anticipatamente, prima che egli lasciasse l'Italia per la Francia, l'opportunità di recarsi in Spagna dove, dati gli stretti contatti esistenti fra i Servizi Segreti italiani e Spagnoli, egli avrebbe potuto godere di una copertura completa. Quando successivamente in Spagna egli, a seguito del suo arresto e dell'invito rivoltogli dalla Brigada Politica sociale, aveva scelto di partire per l'Argentina, gli si era presentata una persona, qualificatasi come il sig.Cortina dello Stato Maggiore spagnolo.

 

Questi, approvata la sua scelta e resolo edotto che il suo Ufficio era entrato in contatto col S.I.D., gli aveva raccomandato di avvicinare i Servizi Segreti spagnoli una volta giunto in terra argentina. Il suddetto sig. Cortina gli aveva anche preannunciato la consegna di 36.000 pesetas (corrispondenti "grosso modo" a £.360.000): somma che poi puntualmente gli era stata corrisposta da un funzionario della Brigada.

 

Circa, infine, i "rapporti informativi" da lui redatti per il S.I.D., Giannettini sosteneva di averne consegnati al Servizio molti di più di quelli che il Servizio medesimo aveva rimesso al Magistrato; e presentava al Giudice Istruttore un elenco di due fogli con l'annotazione dei rapporti forniti dal 1967 al 1973.

 

(continua al capitolo VII Parte Terza)