Logo Storia Veneta

LA SENTENZA DEL PROCESSO IN CORTE DI ASSISE DI CATANZARO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

 

SVOLGIMENTO DEL TERZO PROCESSO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA ED ALTRO A CARICO DI GUIDO GIANNETTINI +7

 

PARTE TERZA CAPITOLO V    

[da pagina 269 a pagina 271]

 

 

La risoluzione degli ultimi conflitti di competenza: alla sede giudiziaria di Catanzaro tutte le imputazioni di strage e reati connessi

 

 

 

Alla denuncia di conflitto presentata dall'avv. Vincenzo Azzariti Bova, nell'interesse della parte civile Pizzamiglio e limitatamente alla posizione dell'imputato Guido Giannettini, altre ne seguivano da parte dei difensori dello stesso Giannettini nonchè dell'imputato Giuseppe Rauti ed infine, il 13 febbraio 1975, da parte del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro.

 

In particolare il Procuratore della repubblica, all'evidente scopo di investire il Supremo Collegio di tutte lequestioni di competenza territoriale (anche di quelle fino ad allora non sollevate da alcuna parte) potenzialmente paralizzatrici dei futuri sviluppi dibattimentali di questa tormentata vicenda giudiziaria, prospettava alla Corte regolatrice le seguenti situazioni processuali.

 

"Il Giudice Istruttore del Tribunale di Milano, anche dopo essere stato definitivamente spogliato di ogni potere di indagare circa l'imputato Biondo con la citata sentenza in data 11 dicembre 1974, aveva proseguito nei confronti degli altri imputati (Guido Giannettini, Marco Balzarini, Carlo Cavalli, Lando Dell'Amico, Massimiliano Fachini, Pietro Loredan,Antonio Massari, Attilio Monti, Giuseppe Rauti, Bruno Riffeser,Ivano Toniolo, Angelo Antonio Ventura,Corrado Zoni) l'istruttoria-stralcio disposta all'epoca del rinvio a giudizio di Franco Freda ed altri.

 

La propria competenza in ordine a tale prosecuzione egli aveva, pure, formalmente affermato con ordinanza il 23 gennaio 1975, dopo aver esteso l'imputazione di associazione sovversiva (art. 270 c.III C.P.) ad Aldo Gaiba e Claudio Mutti - come si è già accennato- ed avere aggiunto le seguenti incriminazioni:

 

quella di concorso nell'omicidio volontario in persona di tal Alberto Muraro nei confronti di Franco Freda e Massimiliano Fachini, quella di appropriazione indebita di nove effetti cambiari emessi da Alberto Sartori nei confronti di Giovanni Ventura.

 

Inoltre a Padova era stato rinviato a giudizio di quel Tribunale tal Giuseppe Brancato per rispondere dell'attentato dinamitardo compiuto il 15 aprile 1969 nello studio del Rettore dell'Università, ossia di alcuni dei reati ascritti al Freda ed altri nel procedimento penale assegnato a questa Corte di Assise.

 

La Corte di Cassazione con sentenza del 3 aprile 1975 risolveva i suddetti conflitti, previa unificazione delle denunzie sopra specificate, confermando la competenza territoriale del Giudice Istruttore di Milano solo relativamente ai delitti di simulazione di reato e tentata estorsione ascritti a Lando Dell'Amico nonchè al reato di falsa testimonianza contestato ad Attilio Monti, Corrado Zoni, Bruno Riffeser e Carlo Cavalli: ciò per la rilevata mancanza di qualsiasi connessione con la istruttoria per la strage del 12 dicembre 1969.

 

Per la stessa ragione la Corte Suprema attribuiva al giudice naturale di Padova l'istruzione del procedimento per omicidio volontario in persona di Alberto Muraro ascritto al Freda ed al Fachini, nonchè al giudice naturale di Vicenza quella del procedimento per appropriazione indebita instaurato a carico di Giovanni Ventura.

 

Circa, invece, tutti gli altri reati costituenti oggetto dello "stralcio” di istruttoria milanese, attesa la loro stretta connessione con quelli già coperti dalla designazione vincolante emessa in favore del Giudice Istruttore di Catanzaro, riaffermava ancora una volta la competenza di quest'ultimo negando quella del Giudice Istruttore di Milano, del quale annullava tutti gli atti compiuti successivamente al 7 gennaio 1975 (data di comunicazione allo stesso della sentenza che risolveva il conflitto "Biondo").

 

Direttamente a questa Corte di Assise attribuiva, inoltre, la cognizione dei reati ascritti al sopradetto Brancato e concernenti l’attentato del 15 aprile 1969commesso nel Rettorato dell'Università di Padova: delitto previsto dall'art.6 legge 2.10.1967 n.895; 2) delitto previsto dagli artt.423-425 C.P.

 

(continua al capitolo VI Parte Terza)