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LA SENTENZA DEL PROCESSO IN CORTE DI ASSISE DI CATANZARO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

 

SVOLGIMENTO DEL TERZO PROCESSO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA ED ALTRO A CARICO DI GUIDO GIANNETTINI +7

 

PARTE TERZA CAPITOLO IV    

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Il secondo dibattimento di Catanzaro sulla strage di Piazza Fontana

 

 

Alle due sentenze 18 aprile e 10 giugno 1974, già menzionate, con le quali la Corte di Cassazione aveva affermato e ribadito l'obbligo di trattazione dibattimentale congiunta dinanzi al Giudice di Catanzaro dei due processi sulla strage del 12 dicembre 1969 e sui reati connessi, rispettivamente condotti a carico di Pietro Valpreda ed altri con istruttoria "romana" e di Franco Freda ed altri con istruttoria "milanese", la stessa Corte faceva seguire, in data 11 dicembre dello stesso anno, una riaffermazione dello stesso principio risolvendo altro conflitto di competenza denunziato, il 26 agosto precedente, dal difensore dell'imputato Giovanni Biondo fra il Giudice Istruttore presso il Tribunale di Milano e quello presso il Tribunale di Catanzaro.

 

Con tale denuncia la difesa del Biondo, premesso che il proprio assistito era imputato di associazione sovversiva e degli attentati ai treni dell'agosto 1969 in concorso col Freda ed altri nel procedimento attribuito alla competenza definitiva ed inderogabile della Corte di Assise di Catanzaro, aveva eccepito l'abnormità del comportamento del Giudice Istruttore di Milano, il quale, dopo aver emesso l'ordinanza di "stralcio" coeva al rinvio al giudizio del Biondo, aveva deciso di continuare nei confronti di quest'ultimo l'istruzione del processo in ordine alla strage del 12 dicembre 1969 così violando il giudicato formatosi ai sensi dell'art.54 comma IV C.P.P.; ed il Supremo Collegio, ravvisate la giuridica configurabilità nonchè la attualità del denunciato conflitto, riconosceva espressamente che in realtà la propria sentenza 18 aprile 1974, dichiarando con autorità di cosa giudicata la competenza della Corte di Assise di Catanzaro a conoscere unitariamente della strage e di tutti i reati concorrenti e connessi oggetto dei due procedimenti (c. Valpreda ed altri, c.Freda ed altri), aveva automaticamente determinato l'incompetenza del Giudice Istruttore di Milano a proseguire l'istruzione di uno dei due, sia pure attraverso il meccanismo della separazione.

 

Concludeva la Corte regolatrice attribuendo, con il dispositivo della sua sentenza in data 11 dicembre 1974, al Giudice Istruttore presso il Tribunale di Catanzaro– funzionalmente collegato alla Corte di Assise avente giurisdizione nello stesso territorio - la competenza a proseguire la istruzione del procedimento penale in corso, a carico del Biondo a Milano, per la strage del 12 dicembre 1969.

 

 

Intanto era stato fissato per il 27 gennaio 1975 il dibattimento dei due processi "Valpreda e Freda" dinanzi a questa Corte di Assise.

 

La trattazione dibattimentale iniziava e si articolava con la discussione e la risoluzione di varie questioni procedurali, fino a che i difensori degli imputati Franco Freda e Giovanni Ventura avanzavano istanza di rinvio a nuovo ruolo, sostenuta da alcune delle parti civili intervenute e dal Pubblico Ministero, in quanto, nelle more del giudizio, altro conflitto di competenza era stato sollevato, nell'interesse della parte civile Pizzamiglio Dino Angelo, tra il Giudice Istruttore di Milano e il Giudice di Catanzaro relativamente alla posizione di altro imputato dello stesso delitto di strage: Guido Giannettini, "stralciato" e perseguito dal Giudice Istruttore di Milano con le stesse modalità censurate dalla Corte di Cassazione in sede di risoluzione del conflitto denunziato dalla difesa di Giovanni Biondo.

 

 

Questa Corte di Assise, decidendo con ordinanza del 1 febbraio 1973sulla proposta istanza di rinvio e su una richiesta di stralcio, subordinatamente proposta dalla difesa di Pietro Valpreda ed altri, si esprimeva nei seguenti testuali termini:

 

“Premesso che la Corte di Cassazione, con sentenza 18 aprile 1974 , risolvendo il conflitto di competenza denunciato dall'avv. Odoardo Ascari difensore di parte civile nel procedimento penale a carico di Valpreda Pietro ed altri, imputatifra l'altro del reato di strage commesso a Milano il 12.12.1969, pendente dinanzi alla Corte di Assise di Milano, ha dichiarato la competenza della Corte di Assise di Catanzaro a conoscere unitariamente di tutti i reati oggetto dei dueprocedimenti;

 

premesso ancora che, avendo questa Corte di Assise deciso con ordinanza del 4/5/1974 di proseguire la trattazione dibattimentale del procedimento a carico di Valpreda Pietro ed altri (trattazione già incorso alla data di risoluzione del conflitto) il Supremo Collegio con sentenza del 10.6.1974 ha annullato la suddetta ordinanza qualificandola "abnorme", imponendo la trattazione simultanea dei due procedimenti sopra menzionati e spiegando "che la necessità di celebrare un solo processo per il medesimo fatto reato (quello di strage commesso a Milano il.12.12.1969 nei locali della Banca Nazionale dell'Agricoltura) scaturiva dall'esigenza - posta a fondamento delle norme sulla risoluzione dei conflitti di competenza - di rendere più agevole l'acquisizione delle prove ed unitaria la valutazione di esse, l'esercizio dei diritti della difesa, l'accertamento della verità, il perseguimento dei fini di giustizia nel processo, nonchè dall'esigenza di evitare che più decisioni, eventualmente contraddittorie, venissero emesse contemporaneamente o successivamente sul medesimo affare";

 

rilevato che gli stessi principi la Corte di Cassazione ha ribadito nella sentenza in data 11.12.1974, con la quale, risolvendo il conflitto di competenza denunciato dall'avv. Luigi Devoto difensore di Biondo Giovanni fra il Giudice Istruttore del Tribunale di Milano, dinanzi al quale pendeva procedimento penale a carico del Biondo medesimo per il suddetto reato di strage, e questa Corte di Assise dinanzi a cui pende procedimento unificato a carico di Valpreda, di Freda e di altri, ha dichiarato la competenza del Giudice di Catanzaro - sia pure, allo stato, a livello istruttorio – ed ha, così, posto in essere il fondamentale presupposto per la estensione del "simultaneus processus", voluto dalle citate sentenze del 18 aprile e del 10 giugno 1974, anche al Biondo Giovanni nell'ipotesi di un rinvio a giudizio nei confronti di quest'ultimo;

 

rilevato, inoltre, che le stesse esigenze e gli stessi criteri di unificazione necessaria, enunciati dalla Corte di Cassazione circa i procedimenti a carico del Valpreda e del Freda, sono comuni anche a quello a carico di Giannettini Guido ed altri, anch'esso in fase istruttoria, presso il Giudice Istruttore di Milano, per lo stesso delitto di strage, ed in ordine al quale pende un conflitto di competenza denunciato dall'avv.Vincenzo Azzariti Bova difensore di parte civile;

 

ritenuto che la diversità delle fasi, nelle quali i succitati procedimenti penali si trovano, mentre da un lato impedisce oggi la loro congiunta trattazione dibattimentale, ne lascia tuttavia insopprimibile l'esigenza in quanto la Corte Regolatrice con la sentenza del 10.6.1974 (riaffermativa - come si è detto - dei principi enunciati nella precedente del 18 aprile) ha statuito che "l'esigenza di pervenire ad un simultaneus processus, ossia alla trattazione unitaria e congiunta dei vari procedimenti pendenti presso i giudici in conflitto, costituisce la ratio ed insieme la finalità della intera normativa contenuta nel libro I, titolo II, capo IV del C.P.P.", sicchè la contestuale trattazione di tutti i procedimenti aperti per la strage di Milano del 12.12.1969 deve considerarsi il presupposto dell'attribuzione di competenza al Giudice di Catanzaro;

 

ritenuto, inoltre, che per garantire il raggiungimento di questa indefettibile finalità della normativa sui conflitti, i quali devono considerarsi attuali e rilevabili - secondo la Corte di Cassazione - anche quando alcuni procedimenti siano in fase dibattimentale ed altri in fase istruttoria (v. sent. Biondo in data 11.12.1974), l'unica via percorribile consiste nel rinviare a nuovo ruolo il presente dibattimento e nell’attendere la conclusione dell'istruttoria in corso per lo stesso reato di strage;

 

considerato che proseguire la trattazione del dibattimento equivarrebbe a declinare formalmente ed a vanificare sostanzialmente l'attribuzione di competenza unitaria incorrendo, così, nel tipo di nullità già dichiarata con la citata sentenza del 10.6.1974, la quale ha precisato che "il giudice indicato come competente non può rifiutarsi di procedere alla trattazione unitaria del simultaneus processus salvo ad esorbitare dai suoi poteri ponendosi in una posizione di inammissibile conflitto con la Corte Regolatrice in una materia espressamente attribuita dalla legge - (art. 54 C.P.P. ed art. 65 del vigente ordinamento giudiziario) alla competenza esclusiva della stessa Corte";

 

attesa l'inesistenza di circostanze, sopravvenute alla sentenza della Suprema Corte del 18.4.1974, le quali possano autorizzare la separazione dei giudizi ai sensi dell'art.414 C.P.P.; 

 

considerato, d'altra parte, che il fugace riferimento fatto nella motivazione della successiva sentenza in data 11.12.1974 della Corte di Cassazione alle facoltà discrezionali del giudice di merito di disporre od escludere la trattazione dibattimentale unitaria quando si tratta di "contestazioni cumulative" e non "alternative" non è idoneo, in realtà, ad aprire nuove vie perchè:

 

1) si tratta, anzitutto, di osservazioni incidentalmente espresse nella parte motiva senza alcun riscontro nel dispositivo della sentenza, la quale, comunque, nel resto della motivazione, lungi dal voler affermare nuovi principi, si è preoccupata più volte di ribadire quelli basilari delle precedenti sentenze 18/4 e 10/6/1974;

2) le contestazioni dei delitti di strage nei vari procedimenti non recano alcun accenno a rapporti di "cumulatività" od "alternatività" fra le condotte dei vari gruppi di imputati;

3) anche a voler accogliere il suddetto criterio della cumulatività od alternatività delle imputazioni, vi sarebbe comunque da rilevare che la Corte Suprema ha qualificato la contestazione del Biondo "cumulativa" solo col gruppo "Freda" e non anche con quello "Valpreda";

 

 

rigetta l'istanza di stralcio e rinvia il dibattimento a nuovo ruolo".

 

 

Contestualmente questa Corte respingeva l'istanza di libertà provvisoria avanzata in dibattimento nell'interesse degli imputati Franco Freda e Giovanni Ventura.

 

(continua al capitolo V Parte Terza)