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LA SENTENZA DEL PROCESSO IN CORTE DI ASSISE DI CATANZARO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

 

SVOLGIMENTO DEL TERZO PROCESSO PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA ED ALTRO A CARICO DI GUIDO GIANNETTINI +7

 

PARTE TERZA CAPITOLO III   

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L’esecuzione del mandato di cattura contro Guido Giannettini. I “chiarimenti” degli ufficiali del S.I.D. L’autorizzazione a procedere contro Rauti.

 

 

Il 21 giugno 1974 l'On. Giulio Andreotti veniva sentito, come teste, dal Giudice Istruttore e dichiarava testualmente:

 

"In quanto alla qualità di informatore del S.I.D. riferita al giornalista Giannettini, confermo l'esattezza della notizia che deliberatamente ho comunicato dopo aver preso le dovute notizie dal Servizio in quanto ritengo che la regola generale di coprire gli informatori a questo punto non dovesse più applicarsi in quanto poteva dare la sensazione che il Ministero non volesse dare al Magistrato una illimitata collaborazione".

 

Proseguiva il Ministro precisando che "l'appunto 17.12.1969" non era ricollegabile al Giannettini e così concludeva:

 

"Credo opportuno che lo stesso Capo del S.I.D., eventualmente completando le notizie fornite in precedenza sul Giannettini e sugli attentati oggetto delle indagini istruttorie, fornisca direttamente ogni possibile indicazione o documentazione che possa essere utile alle indagini. Dichiaro di aver dato le istruzioni necessarie perchè, come ho detto sopra, la collaborazione dei nostri Uffici con i magistrati inquirenti sia totale e quindi senza alcuna limitazione".

 

 

Nella stessa data il gen. Vito Miceli assumeva dinanzi al Giudice Istruttore l'impegno di fargli pervenire una dettagliata relazione sui rapporti di Guido Giannettini con il Servizio ed in seguito forniva, con nota 15 luglio 1974, in risposta a specifici quesiti postigli dal magistrato, i chiarimenti che seguono:

 

1) Guido Giannettini nel periodo 1968-70 aveva procurato al Servizio notizie che riguardavano esclusivamente i gruppi ed i movimenti estremisti della sinistra, compilando complessivamente diciotto rapporti informativi (allegati in copia alla suddetta nota);

2) dopo gli attentati di Milano e di Roma del 12 dicembre 1969 il Giannettini, attivato dal Servizio per assumere informazioni idonee all'accertamento delle relative responsabilità, aveva risposto con un rapporto in data 17 di quello stesso mese senza fornire utili e concrete indicazioni, ma limitandosi ad esprimere soggettive convinzioni di ordine generale secondo le quali gli attentati stessi erano ricollegabili alle agitazioni dell'estrema sinistra strumentalizzate dalle forze politiche al potere;

3) ancora il Giannettini aveva inviato dalla Francia al gen.Maletti, Capo dell'Ufficio "D” del Servizio, una relazione datata 15 settembre 1973 con la quale, dopo aver richiamato le sue precedenti attività informative, aveva formulato infine il giudizio che la cosiddetta "pista nera", tracciata con l'incriminazione del "gruppo Freda", era solo una montatura propagandistica escogitata per accrescere il peso politico delle sinistre in Italia;

4) non era a conoscenza del Servizio se il Guerin-Serac, menzionato nel dicembre 1969 dalla fonte "Serpieri" come elemento che avrebbe dato a Stefano Delle Chiaie l'ordine di indurre Mario Merlino a compiere materialmente gli attentati del 12 di quello stesso mese a Roma, avesse avuto rapporti col Giannettini o con altri elementi di formazione extraparlamentare e della destra italiana.

 

 

 

In data 8 agosto 1974 Guido Giannettini si presentava improvvisamente all'Ambasciata Italiana di Buenos Ayres. Ivi, all'addetto militare, riferiva che il 9 aprile 1973, temendo di essere incriminato dati gli sviluppi dell'istruttoria a carico del Freda e del Ventura e non volendo palesare al Magistrato la sua qualità di informatore del S.I.D., aveva lasciato l'Italia e si era recato in Francia dopo aver convenuto con il Servizio che avrebbe continuato a fornire informazioni dall'estero con diritto a rimborso spese.

 

Aggiungeva che il 17 giugno aveva lasciato anche la Francia, ove la Polizia era ormai sulle sue tracce, e raggiunto la Spagna. Ivi era stato arrestato, in quanto le ricerche del Magistrato italiano lo presentavano come un pericoloso terrorista, ma poi liberato e contestualmente invitato a scegliere una frontiera.

 

Aveva scelto di passare in Argentina, maturando già la decisione di presentarsi al Giudice del suo Paese, in quanto le rivelazioni dell'on. Andreotti sulla sua qualità avevano ormai interrotto i suoi contatti con il S.I.D. e lo avevano sollevato dall'obbligo del segreto.

 

Il Giannettini lasciava, così, anche l'Argentina e ritornava in aereo il 14 agosto in Italia. Durante il volo egli stilava un "pro-memoria" nel quale prendeva in esame le varie manipolazioni compiute da "gruppi di pressione interni ed internazionali" sugli extraparlamentari di destra e di sinistra in Italia dal 1967 al 1974.

 

Per il periodo compreso fra il 1967 ed il 1970 egli indicava, come più organizzati, i gruppi estremisti di sinistra, fra i quali quello dell'editore Giangiacomo Feltrinelli, sostenendo che quest'ultimo, nei primi del 1969, aveva iniziato la lotta clandestina (concepita come ricorso agli attentati terroristici ed alla guerriglia) con i G.A.P. (Gruppi di Azione Partigiana) e le "Brigate rosse" nel dichiarato timore dell'imminenza di un colpo di Stato militare più o meno appoggiato dall'estrema destra.

 

Secondo tale valutazione, gli indizi più gravi per gli attentati del 12 dicembre 1969 erano proprio a carico del Feltrinelli; e nessun vantaggio dagli attentati stessi era derivato, nè poteva derivarne, per la "destra", ma solo per la cosiddetta "formula Saragat" (formazione di un governo monocolore e scissione del partito socialista).

 

All'atto dell'ingresso dell'aereo nel territorio nazionale Guido Giannettini veniva tratto in arresto da due Ufficiali di Polizia Giudiziaria dell'Interpol, i quali lo avevano scortato durante il viaggio, in esecuzione del mandato di cattura emesso a suo carico il 9 gennaio di quello stesso anno. Ristretto nel Carcere milanese di S.Vittore, egli, il 16 agosto, rendeva al Giudice Istruttore il suo primo interrogatorio che si protraeva per due giorni.

 

Precisava, anzitutto, di non essere stato un semplice "informatore" nè un "agente" del S.I.D., ma un "collaboratore" dotato di assegno mensile dell'importo di circa lire 100.000 oltre al rimborso spese. Aggiungeva che in epoca successiva, cioè dal momento in cui aveva lasciato l'Italia, la sua retribuzione era consistita in un assegno di circa mezzo milione inviatogli mediamente ogni tre o quattro mesi a mezzo di un Ufficiale del Servizio: il capitano dei Carabinieri Antonio Labruna.

 

L'ultimo assegno gli era stato recapitato alla fine del dicembre 1973; ma egli aveva mantenuto i suoi rapporti con il S.I.D. fino alla fine dell'aprile 1974, precisamente fino al giorno 26 che era stato quello del suo ultimo incontro con il cap. Labruna.

 

A quest'ultimo, in tale occasione, aveva consegnato un rapporto che riguardava tutti i retroscena degli attentati verificatisidal 1966 al 1974 e l'attività svolta "dai gruppi di pressione nazionali ed internazionali" in Italia.

 

Ammetteva di essere politicamente collocato nell'estrema destra, pur negando di aver fatto parte del movimento "Avanguardia Nazionale". Si dichiarava totalmente estraneo all'attività criminosa contestatagli e certo dell'innocenza di Franco Freda e Giovanni Ventura; i quali avevano collaborato con lui nell'attività informativa (il Freda direttamente ed il Ventura come "infiltrato” nel campo opposto, come precedentemente accennato).

 

Chiariva che egli aveva fornito non solo al S.I.D., da cui gli erano state richieste fin dal settembre 1967 a mezzo del colonnello Enzo Viola Capo dell' Ufficio "D", ma anche a gruppi internazionali di estrema destra, le informazioni attinte dal Freda- tramite il Ventura - nel campo della sinistra extraparlamentare.

 

Copia di vari rapporti da lui inviati al S.I.D. egli aveva consegnato anche al Freda; ed alcuni degli stessi erano stati poi rinvenuti nella cassetta di sicurezza sottoposta a sequestro dal Magistrato presso la Banca Popolare di Montebelluna.

 

Aveva per anni taciuto al S.I.D. che i suoi canali di informazione nell'Italia Settentrionale erano costituiti dal Freda e da Ventura: ciò obbedendo ad una prassi che si osserva in materia. L'identità di tali sue fonti aveva rivelato al cap.Labruna ed al gen.Maletti, nuovo Capo dell'Ufficio “D", solo nel 1972 dopo l'incriminazione di Rauti.

 

Proprio verso la fine di tale anno aveva riepilogato i rapporti da lui avuti con il Freda ed il Ventura in una registrazione magnetofonica effettuata nell'Ufficio del cap. Labruna, il quale aveva poi trattenuto il relativo nastro.

 

Non aveva, invece, mai rivelato la sua qualità di collaboratore del S.I.D. al Freda nè al Ventura, anche se entrambi costoro sapevano che egli era vicino agli ambienti militari ed, in particolare, allo Stato Maggiore della Difesa.

 

Quanto alla sua spontanea costituzione in carcere, faceva presente che la sua decisione, già da tempo maturata in tal senso, era stata rafforzata ed affrettata dalle difficoltà economiche nelle quali si era trovato per il venir meno delle promesse di appoggio fattegli dai suoi amici della destra. [Giannettini dimentica anche il fattore "paura", di essere cioè fatto fuori da agenti dello Stato; nota di g.m.]

 

 

Sulle circostanze riferite dal Giannettini venivano sentiti il 21 agosto i Capi dell’Ufficio “D" del S.I.D., ove egli aveva prestato la sua collaborazione, succedutisi nel tempo sin dall'aprile 1966: il col. Enzo Viola (aprile 1966-luglio 1968), il col. Federico Gasca Queirazza (agosto 1968-giugno 1971) ed il gen. Gian Adelio Maletti (dal giugno 1971 in poi).

 

Tutti e tre i suddetti ufficiali nonchè il colonnello dei CC. Guido Petrini erano concordi nel valutare l'attività del Giannettini come di scarsa utilità per il Servizio, in quanto egli - dicevano - aveva sostanzialmente fornito, relativamente agli ambienti dell'estremismo di sinistra, ove si era dimostrato disposto ad operare, notizie già risapute e spesso desumibili dalla stampa. La stessa sua tendenza, manifestata in vari rapporti, a valutazioni di politica internazionale lo rendeva poco idoneo alle esigenze dell'Ufficio “D", che si occupava di controspionaggio e di sicurezza interna.

 

Nell'estate del 1969 - ricordava il gen. Gasca Queirazza - gli era stata addirittura sospesa la retribuzione per la sua scarsa produttività; e qualcosa gli era stato ancora corrisposto a fine dicembre dello stesso anno, quando la sua collaborazione era stata ulteriormente sollecitata (peraltro senza utili risultati) allo scopo di far luce sui gravissimi attentati avvenuti il 12 di quello stesso mese. Poi i rapporti si erano diradati; e dal settembre 1972 il gen. Maletti aveva delegato, per i contatti con lui, il cap. Labruna.

 

Dopo l'espatrio del Giannettini, i contatti dell'Ufficio "D" con quest'ultimo - secondo le concordi testimonianze del gen. Maletti e del cap.Labruna - erano stati tre:

 

- una prima volta nel luglio 1973 all'aeroporto parigino di Orly ove il cap.Labruna, per disposizione del gen. Maletti, si recò ad incontrare l'informatore, che aveva fatto presente per telefono di avere cose importanti da comunicare (in effetti nessuna informazione di rilievo fu data in tale occasione);

 

- una seconda volta sempre a Parigi nel settembre 1973 e sempre a richiesta di Guido Giannettini, che consegnò al cap. Labruna in busta chiusa la relazione 15.9.1973 di cui sopra si è detto (nessuna notizia utile);

 

- una terza ed ultima volta nell'aprile 1974, ancora a Parigi, ove il cap. Labruna ricevette dal Giannettini il cosiddetto "dossier S.Marco" composto da sessantacinque pagine nelle quali, oltre ad una trattazione generale sulle ondate rivoluzionarie della sinistra extraparlamentare internazionale dal 1966 al 1973, si insisteva nell'indicare l’editore Feltrinelli, i G.A.P. e le Brigate rosse come gruppi maggiormente indiziati in ordine agli attentati del 12 dicembre 1969 e strumentalizzati per favorire, colpendo le destre, schieramenti governativi di sinistra.

 

Questi contatti all'estero con risultati di scarso interesse- specificava il gen. Maletti - erano stati realizzati in quanto si sperava che il Giannettini, ormai in precarie condizioni economiche, si decidesse a comunicare al Servizio qualche importante notizia sugli ambienti di destra ove egli doveva essere ben inserito. In ciascuno dei tre incontri gli erano stati elargiti modesti compensi; precedentemente in Italia, durante la sua collaborazione continuativa, somme mensili di £.50.000, 70.000 e, negli ultimi tempi, di £. 100.000.

 

In contrasto con quanto asserito dal Giannettini, sia il gen. Maletti che il cap. Labruna escludevano recisamente di avere da lui appreso, durante la sua attività informativa, che le sue fonti di informazione nel Nord-Italia erano costituite da Franco Freda e Giovanni Ventura; ciò egli aveva rivelato -secondo il gen. Maletti – solo con la citata relazione del 15 settembre 1973 inviata da Parigi.

 

 

Interrogato a sua volta in ordine alle suddette risultanze testimoniali, Guido Giannettini contestava, anzitutto, che la sua attività informativa per il S.I.D. potesse qualificarsi di scarso interesse e sosteneva che essa era stata, anzi, definita "preziosa" dal col. Viola al suo successore col. Gasca Queirazza.

 

Inoltre, presa visione dei rapporti inviati dal Servizio al Magistrato Istruttore, dichiarava che essi non erano tutti quelli da lui redatti con la collaborazione Freda-Ventura e rimessi all'Ufficio "D" nel periodo 1968-1970. Egli ne aveva inviati altri in tale periodo, così come nel 1967.

 

Non era in grado di provare queste sue affermazioni in quanto - a suo dire – aveva distrutto le copie dei rapporti rimaste in suo possesso nella primavera del1972, allorchè aveva temuto di essere coinvolto nel processo instaurato a carico del Freda e del Ventura.

 

Al riguardo, avendogli il Giudice Istruttore fatto presente che la soppressione di quelle copie sarebbe stata assurda in quanto avrebbe fatto venir meno la sua più valida difesa nell'eventualità di una sua incriminazione, dichiarava testualmente: “... in quel momento pensai di distruggerle anche perchè gli elementi fino allora raccolti erano labili e quindi per me non c'era nessun pericolo concreto. Del resto qualche tempo dopo lo stesso cap. Labruna mi consigliò di fare sparire da casa mia tutti i documenti che fossero collegati alla mia attività informativa col S.I.D., ed io gli consegnai una borsa zeppa di documenti ed alcune cartelle contenenti altri documenti”.

 

Insisteva, in particolare, nel sostenere di aver consegnato al S.I.D. i rapporti informativi 0281 del 4.5.1969 (personalmente al col. Gasca Queirazza nel bar dell'Hotel Michelangelo a Roma) e 0282 del 16.5.1969, relativi - come si è già accennato - ad una prevista ondata di attentati terroristici in Italia finanziata da gruppi industriali (principalmente il gruppo Monti) per convincere l'opinione pubblica dell'opportunità di un ritorno al "centrismo” e del pericolo costituito dal mantenimento della “apertura a sinistra" nel Governo.

 

Anche sull'importo dei compensi ricevuti dal Servizio egli muoveva contestazioni, sostenendo di aver ricevuto somme ben maggiori.

 

Circa la data di inizio della sua collaborazione col S.I.D., egli forniva ulteriori precisazioni dichiarando che, in un certo senso, vi era collegato sin dal 1965 allorchè collaborava periodicamente con l'agenzia di stampa "Oltremare", diretta dal giornalista Giorgio Torchia e finanziata dall 'Ufficio “R" (Ricerche -spionaggio all'estero -) del suddetto Servizio. Era poi passato all'Ufficio "D” (Difesa -controspionaggio e sicurezza' interna-) su proposta del col. Filippo Stefani diretto dipendente del gen. Giuseppe Aloia Capo di Stato Maggiore della Difesa.

 

 

Per chiarire le questioni sorte a seguito delle contestazioni mosse dal Giannettini veniva interpellato direttamente il S.I.D.; ed il suo nuovo Capo, ammiraglio Mario Casardi, con note del 5 e del 9 settembre, comunicava quanto segue:

 

a) altri rapporti informativi risultavano pervenuti dalla fonte “Guido" nel 1967 (complessivamente sei) ed uno compilato il 20.2.1973 sulle Brigate rosse, sui G.A.P. e sull’editore Feltrinelli, con generici riferimenti alla strage di piazza Fontana come ipotetica proiezione dell'attività di tali gruppi; nessuna traccia vi era agli atti del Servizio dei rapporti nn. 0281 e 0282, rispettivamente del 4 e 16 maggio 1969, nè di altre informative aventi contenuto analogo;

 

b) i compensi corrisposti dall'Ufficio "D" al Giannettini erano stati i seguenti: £.70.000 mensili dall'agosto 1967, £.100.000 dal luglio 1968 al gennaio 1970, £.50.000 nel giugno 1970 (precedentemente al luglio 1967 egli risultava retribuito dall'Ufficio "R"); inoltre in occasione dei tre incontri a Parigi: £.300.000 il 10 luglio 1973, £.300.000 il 25 settembre 1973, £.200.000 il 27 aprile 1974.

 

 

 

E', inoltre, il caso di far presente, per completare le grandi linee finora tracciate dei rapporti intercorsi fra il S.I.D. e Guido Giannettini nel quadro delle risultanze istruttorie di Milano, che lo stesso gen. Vito Miceli, successore dell'amm. Henke e predecessore dell'amm. Casardi nella direzione del Servizio, fu in parte all'oscuro dei contatti con l'informatore.

 

Riferiva, infatti, il gen. Miceli in data 8 ottobre 1974 al Giudice Istruttore che egli, quando il Magistrato aveva rimesso al Servizio il 21 dicembre 1972 i rapporti sequestrati al Ventura perchè ne fosse accertata la provenienza, aveva incaricato il gen. Maletti di evadere la richiesta, ma non era stato poi informato da quest'ultimo che i rapporti medesimi si trovavano in buona parte nel S.I.D. e che erano opera del Giannettini.

 

Del resto egli ignorava che costui fosse un informatore del Servizio, avendo appreso tale circostanza solo nel maggio 1973, dal gen. Maletti, quando era stato sottoposto a perquisizione il domicilio del Giannettini medesimo. In tale occasione il gen. Maletti gli aveva precisato che Guido Giannettini era un'informatore di scarso rilievo e che, a suo avviso, era estraneo alla strage di piazza Fontana.

 

Aggiungeva il gen. Miceli che successivamente, nel giugno 1974, essendogli stato chiesto dal Ministro della Difesa on. Giulio Andreotti se il suddetto Giannettini avesse avuto rapporti con il S.I.D. dopo l'emissione a suo carico del mandato di cattura, aveva a sua volta interpellato il gen. Maletti; il quale, con una dichiarazione sottoscritta il 18 giugno, così aveva testualmente risposto: "dopo l'incriminazione del Giannettini nessuna notizia relativa a Giannettini stesso è pervenuta al S.I.D.”. [Non si contano più le bugie del gen. Maletti vero specialista della "disinformazione"; nota di g.m.]

 

 

 

Analoghe dichiarazioni formali gli erano state rilasciate dai precedenti Capi dell 'Ufficio “D” Viola e Gasca Queirazza, i quali, insieme al gen. Maletti, gli avevano anche precisato di nulla sapere circa eventuali contatti fra il Giannettini da un lato e Freda e Ventura dall'altro.

 

In particolare il gen. Maletti gli aveva comunicato che ogni contatto con l’informatore in questione era cessato nel marzo-aprile 1973; ma in un secondo tempo, di fronte alle insistenze del Ministro che chiedeva al Capo del S.I.D. ulteriori notizie in data 29 giugno, gli aveva detto che in verità altri due contatti vi erano stati fra il Servizio ed il Giannettini, su richiesta di quest'ultimo per scopi informativi, nel luglio e nel settembre 1973.

 

Il gen. Miceli concludeva facendo presente di aver saputo dell'ultimo contatto S.I.D.-Giannettini dell'aprile 1974 solo in epoca successiva e cioè nell'agosto dal suo successore ammiraglio Casardi.

 

Sentito il 6 dicembre su tali dichiarazioni del gen.Miceli, il gen. Maletti ne riconosceva in varie parti la sostanziale veridicità. Giustificava la falsità ideologica della dichiarazione da lui sottoscritta sostenendo che, sapendola destinata al Ministero della Difesa (ambiente non sempre adeguatamente protetto sotto il profilo della riservatezza), aveva preferito informare il suo Superiore della verità solo verbalmente.

 

Ammetteva, altresì, di non aver informato il gen. Miceli dei rapporti inviatigli dal Giannettini nel settembre 1973 e nell'aprile 1974 da Parigi; e motivava tale suo comportamento con la irrilevanza informativa dei rapporti stessi e con l'esigenza di estremo riserbo per un'operazione in corso: quella relativa al "golpe Borghese" del 1970.

 

Si sperava - chiariva il gen. Maletti - che Guido Giannettini, in condizioni economiche disastrose, si decidesse a fare rivelazioni sugli ambienti della destra internazionale coinvolti nelle vicende italiane.

 

Nello stesso periodo di tempo si concludeva l'iter iniziato dalla Procura della Repubblica di Milano con la richiesta inoltrata, il 30 aprile 1974, alla Camera dei Deputati per ottenere l'autorizzazione a procedere contro il parlamentare Giuseppe Rauti. La Camera concedeva tale autorizzazione in data 23 gennaio 1975.

 

(continua al capitolo IV Parte Terza)