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Sentenza ordinanza del Giudice Guido Salvini (1995) sull’eversione di estrema destra

 

L'imputazione di favoreggiamento nei confronti di Marco Pozzan ascritta a Guido Giannettini e a Massimiliano Fachini

 

PARTE DECIMA

Capitolo 56

(pag. 481 del fascicolo processuale)

 

 

Sulla base delle dichiarazioni del capitano Antonio LABRUNA, uscito dal limbo del silenzio dopo tanti anni, dichiarazioni corroborate dal prontuario del generale MALETTI (un vero e proprio manualetto di "autodifesa" del personale del S.I.D. che è allegato agli atti e vale la pena di leggere interamente), Massimiliano FACHINI, esponente della cellula veneta, e Guido GIANNETTINI, elemento di collegamento fra tale cellula e il S.I.D., sono stati incriminati di concorso in favoreggiamento personale nei confronti di Marco POZZAN - destinato dopo la fuga in Spagna a rimanervi latitante sino al 1977 - reato per il quale il generale Maletti e il capitano Labruna sono già stati condannati con sentenza definitiva a conclusione del primo processo.

 

 

 

Massimiliano Fachini, interrogato in data 2.8.1993, ha negato di avere preso parte alla fase iniziale della fuga di Marco Pozzan da Padova, negando addirittura di avere mai conosciuto il capitano Labruna al di fuori delle aule processuali e lamentando quasi con stupore che sinora il capitano Labruna (in ossequio, come si è visto, alle direttive del suo superiore) aveva sempre affermato a sua volta di non averlo mai conosciuto.

 

 

 

Guido Giannettini, beneficiato di una analoga "via di fuga" dal S.I.D. subito dopo l'episodio di Marco Pozzan, sentito una prima volta in data 2.9.1993, ha fatto sul punto parziali ammissioni mentre, convocato una seconda volta il 2.2.1994, ha preferito non presentarsi.

 

 

 

In particolare, in data 2.9.1993, Guido Giannettini ha ammesso di essere stato presente, a suo dire su invito diretto del capitano Labruna, all'arrivo di Marco Pozzan alla Stazione Termini di Roma (f.2) in quanto in tal modo Pozzan avrebbe visto "qualcuno che conosceva".

 

 

 

Labruna gli aveva del resto già riferito che il S.I.D. aveva deciso di mandare Pozzan all'estero, pur senza precisargli il Paese di destinazione e, secondo Giannettini, tale attività si inquadrava nell'atteggiamento di protezione da parte del S.I.D. "nei confronti degli ambienti di destra" in antagonismo ad "una campagna di segno opposto che vedeva impegnati molti settori della stampa e anche settori della magistratura".

 

 

 

Non importa, si può aggiungere, che Marco Pozzan fosse sospettato di un reato come concorso in strage.

 

 

 

In merito all'eventuale presenza di Fachini insieme a Pozzan, Guido Giannettini ha dichiarato di avere un ricordo "evanescente" e "nebbioso" dell'arrivo del camerata da Padova e quindi di non poter nè escludere nè affermare che con lui fosse presente anche Massimiliano Fachini (f.3), cauta affermazione, questa, che certamente non smentisce il racconto del capitano Labruna.

 

 

 

Al contrario, l'attendibilità del racconto del capitano Labruna esce fortemente rafforzata dalle pur parziali affermazioni di Guido Giannettini.

 

 

 

Si noti poi che nell'ambito della medesima audizione (e in una precedente del 16.7.1993), Guido Giannettini, collaboratore del S.I.D. dal 1966, ha ammesso di avere conosciuto sin dal 1964 a Lisbona, nell'ambito della comune attività anticomunista, GUERIN SERAC, noto anche come RALPH, presentatogli da un alto esponente dell'O.A.S. e da un ufficiale della PIDE portoghese.

 

 

 

D'altronde nel fascicolo del S.I.D. relativo alla fonte GUIDO, e cioè lo stesso Giannettini, acquisito da questo Ufficio presso l'archivio del S.I.S.MI., sono contenuti alcuni appunti di "Guido" concernenti specificamente la persona di Guerin Serac e le sue abitudini nonchè l'organizzazione di cui era capo, l'AGINTER PRESS (secondo gli appunti di Giannettini finanziata anche dal Governo francese) e tale circostanza non poteva quindi essere smentita. Le ammissioni di Giannettini e il rinvenimento degli appunti da lui redatti confermano in modo inequivocabile che il S.I.D. era perfettamente al corrente del'attività anticomunista, e non certo anarchica, svolta da Guerin Serac in vari Paesi d'Europa e quindi che l'appunto del 16.12.1969 concernente gli ideatori dell'operazione di quattro giorni prima altro non era che un tentativo di rafforzare dall'esterno la falsa pista anarchica, pur riportando in un documento interno, utile per qualsiasi futura evenienza, notizie tutt'altro che infondate e certamente di prima mano sul vero colore e la vera origine della strage.

 

 

 

Guido Giannettini ha aggiunto un'altra circostanza di estremo interesse.

 

 

 

Ha infatti riferito di aver appreso in carcere, a Catanzaro, da Marco Pozzan che DELLE CHIAIE e lo stesso Pozzan, tra la fine del 1973 e il 1975, durante la loro latitanza in Spagna, si erano recati insieme ad un appuntamento con Guerin Serac e, essendo giunti in ritardo, erano stati aspramente rimproverati da quest'ultimo, comportamento giustificato dalla posizione sovraordinata di Serac rispetto a Delle Chiaie (16.7.1993, ff.3-4).

 

 

 

Tale pur modesto avvenimento conferma da un lato l'effettività della catena di comando riferita nell'appunto del S.I.D. del 16.12.1969 (e quindi la funzione direttiva di Guerin Serac rispetto ad un "fiduciario" nazionale come Stefano Delle Chiaie) e d'altro lato la continuità e la circolarità dei rapporti, anche all'estero, fra coloro che avevano ideato o erano coinvolti nella "strategia della tensione" in funzione anticomunista.

 

 

 

E' anche la prova della sostanziale unità di intenti delle due organizzazioni italiane coinvolte nella strategia degli attentati e referenti in Italia di Guerin Serac, posto che Stefano Delle Chiaie era all'epoca il capo di Avanguardia Nazionale, mentre Marco Pozzan era militante della cellula di Padova legata a Ordine Nuovo.

 

 

 

A seguito del deposito degli atti istruttori ai sensi dell'art.372 c.p.p., i difensori di Massimiliano Fachini hanno presentato, in data 20.2.1995, una memoria difensiva che contiene una richiesta di proscioglimento nel merito dell'imputato con la formula "non aver commesso il fatto" e due obiezioni di carattere processuale.

 

 

 

Con riferimento al merito dell'accusa di favoreggiamento mossa a Massimiliano Fachini, i difensori sostengono che gli elementi a suo carico discendono solo dalle dichiarazioni del capitano Antonio Labruna (e non sarebbero corroborate da quelle di altri sottufficiali all'epoca appartenenti al N.O.D.) e che questi avrebbe comunque reso nel corso dell'istruttoria dichiarazioni non credibili in quanto, durante il dibattimento svoltosi dinanzi alla Corte d'Assise di Catanzaro, aveva negato di avere mai conosciuto Massimiliano Fachini.

 

 

 

Nè l'una nè l'altra osservazione possono essere condivise.

 

 

 

Come si è già ampiamente esposto nel corso di questo capitolo, le dichiarazioni del capitano Labruna in merito all'incontro alla Stazione Termini sono state parzialmente confermate da quelle di Guido Giannettini, il quale ha ammesso di essere stato presente alla "consegna" di Pozzan e, certamente per ragioni prudenziali, ha dichiarato di non ricordare nè di escludere la presenza di Fachini.

 

 

 

E' poi assolutamente ovvio che il sottufficiale presente quel giorno all'esterno della Stazione Termini accanto all'autovettura di servizio del N.O.D. (è stato probabilmente il maresciallo Esposito) nulla abbia potuto aggiungere sia per l'occasionalità del servizio prestato sia perchè, come chiaramente spiegato dal capitano Labruna, Massimiliano Fachini si sarebbe subito e prudentemente allontanato senza salire con gli altri quattro sull'autovettura del S.I.D. diretta verso l'appartamento di Via Sicilia.

 

 

 

Del resto, una volta affidato Marco Pozzan al capitano Labruna e a Guido Giannettini, il compito di Massimiliano Fachini era concluso e non vi sarebbe stata ragione di esporsi ulteriormente.

 

 

 

Quanto al secondo rilievo nel merito, i difensori di Fachini dimenticano che gli appunti manoscritti del generale Maletti, prodotti dal capitano Labruna e contrassegnati dall'inconfondibile calligrafia dell'ufficiale, costituiscono, come già si è detto, la prova documentale della falsità delle risposte imposte, anche con riferimento alla non conoscenza di Fachini, al capitano Labruna in occasione del processo di Catanzaro ed è pienamente comprensibile che il generale Maletti abbia costretto colui che all'epoca era il suo subordinato (e coimputato) a seguire dinanzi alla Corte la linea del silenzio sulle coperture offerte dal S.I.D. alla cellula di Padova.

 

 

 

Sfugge del resto, e non a caso, ai difensori di Massimiliano Fachini l'evoluzione e la presa di coscienza del capitano Labruna che progressivamente (come si evince dalle testimonianze, sempre meno titubanti e più precise, rese mano a mano nel corso di questa istruttoria) si è reso conto di essere stato utilizzato dai suoi superiori e si è risolto a raccontare quanto a sua conoscenza sulle collusioni e sugli intrighi che contrassegnavano, negli anni '70, l'attività del S.I.D.

 

 

 

Peraltro è doveroso aggiungere che ad istruttoria ormai conclusa, Guido Giannettini, assumendo un atteggiamento di maggiore correttezza e superando le proprie titubanze dettate da evidente timore, ha confermato, in data 17.3.1995, che Massimiliano Fachini aveva accompagnato alla Stazione Termini Marco POZZAN e si era poi allontanato dopo averlo affidato allo stesso Giannettini e al capitano Labruna.

 

 

 

Il ricordo di Guido Giannettini della scena di quel giorno non era pertanto "evanescente" come in un primo momento egli aveva voluto far credere.

 

 

 

Tale ultimo interrogatorio di Giannettini non è direttamente utilizzabile nella presente istruttoria essendo giunto al limite della firma della presente sentenza-ordinanza e non essendo quindi stato possibile farne regolare deposito in favore dei difensori.

 

 

 

Tuttavia tale conferma, che toglie evidentemente ogni residuo di fondamento alle valutazioni nel merito esposte dai difensori di Fachini, potrà essere utilizzata in una eventuale ulteriore fase processuale.

 

 

 

Sul piano processuale, i difensori di Massimiliano Fachini sostengono l'incompetenza territoriale dell'A.G. di Milano in quanto le ordinanze della Cassazione, che avevano disposto la rimessione a Catanzaro del dibattimento a carico di Freda e Ventura e dell'istruttoria a carico di Giannettini e la riunione di tali procedimenti a quello che stava per essere celebrato nei confronti di Pietro Valpreda e degli altri anarchici, sarebbero tuttora efficaci e si estenderebbero a qualsiasi futuro procedimento riguardante non solo la strage di Piazza Fontana, ma anche reati a questa connessi.

 

 

 

L'eccezione è del tutto priva di fondamento.

 

 

 

La rimessione a Catanzaro del processo a carico di Pietro Valpreda fu disposta dalla Corte di Cassazione per gravi motivi di ordine pubblico, motivi cui si aggiunse, per la rimessione sempre a Catanzaro dei procedimenti a carico di Freda e Ventura e di Giannettini, l'opportunità di consentire un simultaneo processo nei confronti di tutte le persone imputate per i medesimi reati.

 

 

 

Tali circostanze di fatto, poste a base delle decisioni della Corte, comportano evidentemente che i provvedimenti di rimessione adottati facciano stato solo nei rispettivi procedimenti e non abbiano alcuna rilevanza per questo procedimento (che ha perdipiù per oggetto solo reati connessi, come tali già trattati in diverse sedi in altre occasioni) o per procedimenti futuri.

 

 

 

I difensori di Massimiliano Fachini, per invocare la rimessione di questo o di futuri procedimenti (e semmai non a Catanzaro, ma a Brescia essendo nel frattempo state modificate le norme in tema di competenza territoriale in caso di rimessione) dovrebbero sostenere, il che sarebbe abbastanza curioso, che Milano è teatro, nel 1995, degli stessi scontri di piazza fra estremisti di destra e di sinistra, fautori della colpevolezza o dell'innocenza di Valpreda o di Freda, che avvenivano agli inizi degli anni '70.

 

 

 

La seconda obiezione di carattere processuale presentata dai difensori di Fachini è invece fondata.

 

 

 

Il capitano Labruna, non in merito a tutti gli avvenimenti raccontati, ma almeno in merito alla specifica posizione di Fachini e di Giannettini in relazione alla fuga di Marco Pozzan, non avrebbe potuto essere sentito in qualità di testimone ai sensi dell'art.348, III comma, c.p.p. del 1930 in quanto già condannato per il medesimo fatto.

 

 

 

Tale nullità è stata comunque sanata in quanto, in data 8.3.1995, egli è stato sentito in merito a tale episodio ai sensi dell'art.348 bis c.p.p. (interrogatorio di persona imputata per reati connessi, istituto che, per costante orientamento della Cassazione, si estende alla persona già condannata per reati connessi o per il medesimo reato) con la presenza di un difensore.

 

 

 

In tale sede, il capitano Labruna ha confermato punto per punto il suo racconto relativo alla presenza di Fachini e Giannettini, a Roma, in occasione dell'arrivo di Marco Pozzan e tale verbale è stato regolarmente depositato in favore dei difensori di Massimiliano Fachini e ad essi rilasciato in copia.

 

 

 

L'irregolarità è stata quindi sanata nel pieno rispetto dei diritti delle parti. In conclusione deve essere emessa una dichiarazione di prescrizione del reato di concorso in favoreggiamento personale ascritto a Massimiliano Fachini e Guido Giannettini, dichiarazione che, al di là della mancanza di attuali conseguenze penali, testimonia l'ampiezza della copertura e dei soggetti che negli anni cruciali per le indagini si sono mossi per assicurare l’impunità della cellula veneta.