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Sentenza ordinanza del Giudice Guido Salvini (1995) sull’eversione dell’estrema destra

 

Il reato di falsa testimonianza ascritto a Franco Donati

 

PARTE NONA

Capitolo 54

(pag. 470 del fascicolo processuale)

 

 

 

Franco DONATI è l'unica persona appartenente ad un'area di sinistra indiziata nel presente procedimento. Egli è stato responsabile, per sua stessa ammissione, della COMMISSIONE DI CONTROINFORMAZIONE di Avanguardia Operaia dai suoi albori sino all'estate del 1974 (cfr. dep.Donati 21.4.1992, f.2) ed infatti nel 1982, nell'armadietto dei locali del Politecnico già in uso allo stesso Donati, è stata rinvenuta e sequestrata una significativa documentazione di controinformazione (concernente la nascita di alcune organizzazione eversive di sinistra, alcune società finanziarie sospettate di essere canale di finanziamento per i gruppi di estrema destra e concernente alcune organizzazioni sioniste) che Franco Donati ha riconosciuto essere stata vergata di propria mano (cfr.ordinanza di rinvio a giudizio in data 5.2.1987 relativa ai reati connessi all'abbaino di viale Bligny, ff. 37- 38, vol.1, fasc.13) e che costituiva solo una piccola parte della ben più cospicua documentazione rinvenuta il 30.12.1985 in viale Bligny (cfr. materiale sequestrato nel 1982 nell'armadietto di Donati, vol.1, fasc.14 e deposiz. Donati al G.I. di Milano, 27.10.1982).

 

 

 

Anche la parte più antica e significativa di tale documentazione, redatta sino al 1973/1974 (cfr. parte seconda della presente ordinanza) risale alla mano di Franco Donati e alla sua inconfondibile calligrafia ordinata e precisa.

 

 

 

Franco Donati, uomo di notevole levatura intellettuale (egli è ingegnere elettronico attualmente direttore della filiale della Olivetti in Israele), ha infatti riconosciuto come propri numerosi reperti fra quelli presenti accanto al "documento AZZI" nella parte di miglior livello della documentazione stilata allorchè la Commissione di Avanguardia Operaia si occupava in modo approfondito, utilizzando una vasta rete di informatori, dell'evoluzione delle organizzazioni eversive di destra e di sinistra.

 

 

 

Appartengono, ad esempio, alla mano e all'elaborazione di Franco Donati il reperto n.81 (contenente un'analisi in "tempo reale" della nascita delle Brigate Rosse dopo i convegni di Chiavari e di Bergamo e l'espansione delle sue cellule nelle fabbriche e sul territorio), il reperto n. 94 (concernente le primissime azioni eversive e le rapine di autofinanziamento dei G.A.P. di Giangiacomo FELTRINELLI), il reperto n.101 (concernente la struttura interna dell'altra organizzazione eversiva denominata SUPERCLAN), i reperti n.104 e 109 (concernenti sempre tali organizzazioni e i possibili legami di alcuni loro esponenti con la C.I.A. e il S.I.D. che avrebbero diretto tali "realtà" dall'esterno). (cfr. vol. 1, fasc.12).

 

 

 

Si osservi che, nel periodo in cui tali analisi e tali elenchi di nomi ed episodi venivano redatti da Franco Donati, tali circostanze erano del tutto ignote perfino alle Autorità che investigavano sul nascente terrorismo di sinistra e moltissimi nomi ed episodi citati da Donati sono in seguito emersi nel corso delle istruttorie condotte da varie Autorità giudiziarie.

 

 

 

Ad esempio, la storia della nascita delle BrigateRosse, contenuta nel documento n.81 rinvenuto in viale Bligny, è stata perfettamente confermata dalle istruttorie che sono state condotte a Milano nei confronti di tale organizzazione.

 

 

 

Sentito una prima volta in data 6.1.1987 (cfr. vol.1, fasc.12) nell'ambito dell'istruttoria concernente la documentazione rinvenuta in viale Bligny ed i suoi collegamenti con la struttura del servizio d'ordine di A.O., Franco Donati ha ammesso di aver redatto di suo pugno nell'interesse della struttura informativa di A.O. molti documenti (fra cui quelli relativi alla possibile infiltrazione delle B.R., all'inizio degli anni '70, nei Comitati Unitari di Base di A.O., f.2), ma è rimasto molto sul vago in merito alla provenienza e alla raccolta delle notizie che avevano reso possibile l'approntamento delle varie relazioni e dei vari documenti.

 

 

 

Nell'ambito della presente istruttoria, originata in parte dalla scoperta del "documento Azzi", e dell'istruttoria condotta dal G.I. dr. Antonio Lombardi, concernente i mandanti della strage di via Fatebenefratelli dinanzi alla Questura di Milano, è parso opportuno risentire Franco Donati nella speranza che gli episodi oggetto dei due procedimenti, riconducibili all'estrema destra, inducessero l'ex militante di Avanguardia Operaia a mostrarsi meno reticente sull'origine delle notizie e sulla rete di informatori di cui l'organizzazione disponeva anche in ambienti fra loro assai diversi. Un chiarimento da parte di Franco Donati poteva essere assai utile in quanto il "documento Azzi" si trovava fra quella parte della documentazione da lui direttamente curata (cfr.verbale di sequestro della documentazione di viale Bligny, vol. 1, fasc.9). e quindi il testimone avrebbe potuto fornire importanti notizie sull'origine del documento.

 

 

 

Inoltre il reperto n.110, redatto dipugno da Franco Donati (vol. 1 , fasc.12), contiene un accenno a rapporti esistenti all'epoca fra Aldo BONOMI - colui che aveva personalmente accompagnato in Svizzera Gianfranco BERTOLI all'inizio del 1971 - e il S.I.D. e quindi risultava di notevole interesse per accertare i rapporti che aveva intrattenuto Bertoli prima di compiere la strage dinanzi alla Questura di Milano.

 

 

 

Sentito congiuntamente dai due giudici istruttori in data 21.4.1992, Franco Donati pur non smentendo di avere lavorato per la struttura di controinformazione di A.O. sino al 1974 e di avere redatto di suo pugno molti dei documenti contenenti le notizie più delicate, forniva una spiegazione del tutto inverosimile e reticente in merito alle modalità di raccolta delle notizie.

 

 

 

Affermava infatti (f.2), ribadendo quanto già dichiarato (dep. 6.2.1987, f.2), che le notizie pervenivano alla Commissione in forma anonima, attraverso foglietti ed appunti depositati in "cassette" (cfr. dep. Donati, 27.10.1982, vol.1, fasc.14), e che quindi egli nulla poteva dire in merito alle notizie che, secondo la sua versione, egli si limitava sostanzialmente a trascrivere ed in merito alla rete di informatori di cui godeva l'organizzazione .

 

 

 

In tal modo non è stato possibile acquisire alcuna notizia, nonostante il richiamo nei confronti del testimone all'importanza dei fatti oggetto dell'istruttoria, in merito alla provenienza del "documento Azzi" e delle notizie concernenti i rapporti fra Aldo Bonomi e il S.I.D.

 

 

 

La versione fornita da Franco Donati è del tutto puerile e inverosimile e può trovare una spiegazione solo nella volontà del testimone di non rievocare, forse per motivi personali, una passata militanza politica che attualmente lo disturba o nel desiderio di non rivelare rapporti confidenziali e commistioni fra ambienti all'epoca anche opposti e che possono oggi essere ritenuti imbarazzanti o fonte di complicazioni.

 

 

 

Si osservi in primo luogo che i documenti redatti personalmente da Franco Donati non sono mere trascrizioni di "foglietti o appunti", ma per la maggior parte relazioni precise ed elaborate (cfr. le copie dei reperti contenute nel volume 1, fasc. 12) che comportano necessariamente un lavoro di approfondimento e di contatto con le "fonti" e non possono di conseguenza prescindere da una conoscenza delle stesse anche in funzione della valutazione della loro attendibilità.

 

 

 

Inoltre, la complessiva ricostruzione della struttura di controinformazione di A.O., esposta nell'ordinanza di rinvio a giudizio a carico di Bogni Massimo ed altri depositata in data 5.2.1987 (vol. 1, fasc.13), ha evidenziato l'esistenza di una struttura ramificata presente nelle scuole, nelle fabbriche e nei quartieri e capace di acquisire notizie anche in ambienti insospettabili o di diverso segno, in contatto con giornalisti ed avvocati e fornita di responsabili capaci (che hanno continuato a lavorare e ad accumulare materiale sino al 1980) e di un'ottima rete di informatori.

 

 

 

Del resto anche Renzo ROSSELLINI (che Franco Donati ha affermato di non conoscere) fa cenno espressamente, nella "lettera di trasmissione" alla Commissione Milanese che accompagna il "documento Azzi" (cfr. vol. 1, fasc.8, f.3), ad una rete di informatori messa in piedi a Roma e alla necessità di trasmettere in futuro con specifiche cautele "materiale particolarmente confidenziale", concetti questi del tutto incompatibili con la generica e casuale trascrizione di "foglietti" che ha voluto prospettare Franco Donati.

 

 

 

Franco Donati non ha nemmeno voluto indicare chi fossero gli altri componenti della Commissione (nemmeno uno!) con i quali veniva svolto il lavoro di "controinformazione", trincerandosi dietro un "non ricordo" assai poco credibile (dep. 21.4.1992, f.2) posto che altri militanti facenti parte del medesimo contesto organizzativo hanno dimostrato, con assai meno reticenza di poter indicare con una certa precisione le persone ad essi più vicine durante l'attività di A.O. (cfr. dep. Paola Ottaviani in data 28.2.1991; Francesco Forcolini in data 10.10.1986 e 11.11.1991; Renzo Rossellini in data 16.1.1987 e 28.2.1991, vol.1, fasc.10).

 

 

 

In conclusione Franco Donati, con il suo atteggiamento di cosciente e ingiustificabile reticenza ha impedito che fossero acquisiti elementi di notevole rilievo per le indagini in corso ed appare evidente la sussistenza del reato di cui all'art. 372 c.p., a lui formalmente contestato, prima della chiusura dell'istruttoria, con mandato di comparizione notificato in data 10.10.1993.

 

 

 

Per l'ulteriore interrogatorio in qualità di indiziato, fissato per il 14.10.1993, Franco Donati non si è presentato e si impone la trasmissione di tutti gli atti relativi alla sua posizione alla Procura della Repubblica presso la Pretura Circondariale di Milano per l'ulteriore corso.