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Sentenza ordinanza del Giudice Guido Salvini (1995) sull’eversione dell’estrema destra

 

I reati di favoreggiamento ascritti a Ettore Malcangi

 

PARTE NONA

Capitolo 53

(pag. 466 del fascicolo processuale)

 

 

Ettore MALCANGI, acceso fascista come la sorella Concetta, tanto da custodire in casa busti e cimeli vari del Duce, ha costituito, anche in ragione della sua età non giovanissima (è nato nel 1949), a cavallo degli anni '80 un elemento di collegamento fra la vecchia destra ordinovista veneta e il gruppo di Gilberto CAVALLINI.

 

 

 

Sin dal 1982, e cioè nella fase iniziale della loro collaborazione, Cristiano FIORAVANTI e Walter SORDI (esponenti del N.A.R. che avevano appunto effettuato una scelta di collaborazione) avevano riferito al P.M. di Milano (cfr. int. 14.5.1982 e 14.10.1983) che il gruppo godeva a Milano di un appoggio costituito da un uomo sui trent'anni, già legato all'ambiente di Gilberto Cavallini, il quale, tra il 1980 e il 1982, aveva più volte ospitato nel suo appartamento sito nel centro di Milano gli stessi Fioravanti, Sordi e altri militanti dei N.A.R., quali Giorgio Vale e Pasquale Belsito, in occasione di loro spostamenti da Roma a Milano, conoscendone lo stato di latitanza e la militanza eversiva.

 

 

 

Sia Fioravanti sia Sordi precisavano che tale persona era possessore di una jeep e di due cani lupo. Sulla base di tali dichiarazioni l'uomo veniva identificato in Ettore Malcangi, già noto a Milano come militante di destra, e inoltre, nel corso di un sopralluogo (cfr. rapporto in data 15.2.1983 del Nucleo Operativo dei Carabinieri di Milano), Walter Sordi riconosceva l'abitazione di Malcangi sita in Via Cornaggia n°9.

 

 

 

Nell'ambito della presente istruttoria sia Cristiano Fioravanti sia Walter Sordi (cfr. int. 348 bis c.p.p. rispettivamente in data 4.3.1992 e in data 7.9.1991) confermavano il riconoscimento in fotografia il Malcangi e Cristiano Fioravanti precisava che il gruppo era stato presentato a Malcangi, e quindi accolto nella sua abitazione, grazie a Luca Cerizza, amico e altro "appoggio" milanese di Gilberto Cavallini e già condannato a seguito di un'istruttoria condotta da questo Ufficio per i reati appunto connessi all'aiuto prestato al gruppo N.A.R.

 

 

 

- Ettore Malcangi altro non era che la persona cui Cinzia Di Lorenzo, nel giugno 1982, aveva "affidato" Carlo Digilio dopo una breve permanenza di questi nella casa della ragazza in Val Brona.

 

 

 

Digilio, infatti, in fuga dal Veneto ove erano stati emessi vari ordini di cattura nei confronti di coloro che avevano tentato di ricostituire le vecchie cellule di Ordine Nuovo e avevano procurato moltissime armi al gruppo di Gilberto Cavallini, si era appoggiato tramite il dr. Maggi alla Di Lorenzo, militante de La Fenice sin dall'inizio degli anni '70.

 

 

 

La Procura della Repubblica di Milano emetteva ordine di cattura nei confronti di Malcangi per il reato di favoreggiamento aggravato dalla finalità di terrorismo nei confronti dei militanti dei N.A.R., ma tale ordine rimaneva ineseguito.

 

 

 

Infatti di Ettore Malcangi, coinvolto marginalmente anche nel procedimento per la strage di Bologna in quanto teste reticente, non vi era più traccia nè vi era traccia del Digilio, suo compagno di fuga.

 

 

 

Risultava peraltro da alcune intercettazioni telefoniche che nel corso del 1982 Malcangi aveva anche ricevuto nella sua abitazione telefonate dal Sud-America di persone che si erano qualificate con nomi di fantasia, quali Maurizio o Stefano, ma che in realtà erano Gilberto Cavallini e Pierluigi Pagliai, nascosti in Bolivia dove quest'ultimo sarebbe stato colpito a morte dalla Polizia al momento della sua cattura.

 

 

 

Tali telefonate confermavano il ruolo svolto da Malcangi quale favoreggiatore ed elemento di appoggio di nuovi e vecchi elementi della destra.

 

 

 

Una prima notizia della localizzazione di Malcangi e Digilio, delle modalità della loro fuga e della loro comune latitanza perveniva a questo Ufficio grazie alle dichiarazioni di Maurizio Gavagnin, esponente della malavita comune che si era aggregato a Caruso Enrico (già vicino a Gilberto Cavallini) e che con questi aveva commesso numerosissime rapine facendo la spola, dopo ogni colpo, tra l'Italia e Santo Domingo.

 

 

 

Infatti Maurizio GAVAGNIN, il quale aveva scelto di collaborare, nell'ambito di altre indagini condotte dall'A.G. di Milano riferiva (cfr. int. al G.I. in data 15.1.1988, contenuto nel fascicolo personale relativo a Carlo Digilio) che Malcangi e Digilio erano giunti a Santo Domingo nel 1985, a qualche distanza di tempo l'uno dall'altro, e si erano stabiliti nell'isola mantenendo contatti con altri italiani dell'area di estrema destra presenti a Santo Domingo e in Venezuela.

 

 

 

In precedenza e per un notevole periodo di tempo i due si erano rifugiati in una villetta di un paesino della bergamasca, località che Gavagnin non conosceva, ma che era nota a Caruso e ad altri "amici" milanesi di Gilberto Cavallini.

 

 

 

D'altronde, sempre secondo il racconto di Gavagnin, Digilio aveva raggiunto la Svizzera, nel maggio 1985 al fine di imbarcarsi per Santo Domingo, accompagnato sino alla frontiera da Lorenzo PRUDENTE, altro "appoggio" milanese di Cavallini.

 

 

 

A seguito dell'espulsione di Carlo Digilio da Santo Domingo, avvenuta nell'ottobre 1992, la storia della latitanza, in Italia per un lungo periodo e poi all'estero, dei due si chiariva completamente.

 

 

 

Infatti Digilio dichiarava di essere rimasto nascosto insieme a Malcangi dal 1982 al 1985 in una casetta di Villa d'Adda, nel bergamasco, ubicata un po' fuori dal Paese e procurata a Ettore Malcangi dalla sorella (cfr. int. 25.6.1993 e 3.8.1993). Tale villetta era meta di visite di vari esponenti della destra milanese, fra cui Angelo Angeli e Lorenzo Prudente. All'inizio del 1985 prima Malcangi e poi Digilio avevano raggiunto Santo Domingo e si erano là incontrati di nuovo, ma formando ciascuno una propria famiglia e mantenendo saltuari rapporti.

 

 

 

La casa di Villa d'Adda veniva identificata in una villetta d'epoca, effettivamente affittata dal proprietario nel 1982 a Concetta Malcangi la quale era presente saltuariamente mentre, anche secondo la testimonianza del proprietario, vi abitavano stabilmente il fratello Ettore e un suo amico di nome Carlo dall'accento veneto (cfr. rapporto della Digos di Milano in data 13.7.1993).

 

 

 

Concetta Malcangi, sentita in qualità di testimone in data 5.7.1993, confermava integralmente tale racconto pur affermando in modo sufficientemente credibile di non essere a conoscenza dello stato di latitanza dell'amico di suo fratello Ettore (cfr. deposiz. 5.7.1993).

 

 

 

Ettore Malcangi, rientrato anch'egli in Italia alla fine del 1992, veniva interrogato da questo Ufficio sia in relazione al favoreggiamento prestato nei confronti dei militanti dei N.A.R. sino al 1982 sia in relazione al favoreggiamento prestato al Digilio fino al 1985.

 

 

 

Malcangi, distaccatosi da tempo dalla militanza nell'estrema destra, ammetteva lealmente le proprie responsabilità confermando quelle che erano state le precedenti acquisizioni e affermando di avere prestato il suo aiuto per ragioni di solidarietà e di comunanza ideologica, pur senza essere mai stato egli disposto a prendere parte in prima persona ad azioni eversive (cfr. int. 30.7.1993).

 

 

 

Ettore Malcangi confermava infatti di avere ospitato nella sua abitazione di Via Cornaggia a Milano, fra il 1980 e il 1982, alcuni esponenti della banda Cavallini - i quali in due o tre occasioni si erano anche fermati a pernottare - e fra i sette militanti che in tutto egli aveva ospitato indicava lo stesso Gilberto Cavallini e, quasi con certezza, Pasquale BELSITO, in quel periodo claudicante perchè rimasto ferito durante un'azione (int. cit. f.2).

 

 

 

Ettore Malcangi ammetteva inoltre di avere ospitato nella villetta di Villa d'Adda, affittata tramite la sorella Concetta, per quasi tre anni dal giugno 1982 al gennaio 1985, Carlo Digilio, "affidatogli" da Cinzia Di Lorenzo (int. cit. f.3).

 

 

 

All'inizio del 1985 Malcangi era partito per Santo Domingo e Digilio lo aveva seguito qualche settimana dopo e nell'isola i due avevano continuato saltuariamente a frequentarsi. Precisava inoltre, a conferma di quanto già dichiarato da Gavagnin, che Carlo Digilio aveva contattato in Venezuela Piero BATTISTON, vecchio militante de La Fenice da tempo rifugiatosi in quel Paese.

 

 

 

Tale circostanza conferma l'inserimento e la catena di solidarietà di cui ha goduto Digilio nella sua fuga da Venezia, fuga che lo ha visto appoggiarsi o incontrarsi prima con il colonnello Spiazzi, poi con la Di Lorenzo, poi con Malcangi, in seguito con Lorenzo Prudente, vicino a Gilberto Cavallini, e poi ancora con Piero Battiston, già uomo di fiducia di Giancarlo Rognoni.

 

 

 

Ne consegue che Ettore Malcangi deve essere rinviato a giudizio per rispondere dei reati di favoreggiamento personale aggravato nei confronti dei componenti della banda Cavallini e di Carlo Digilio lui ascritti ai capi 24/a), 24/b) e 24/c).