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Sentenza ordinanza del Giudice Guido Salvini (1995) sull’eversione dell’estrema destra

 

Le nuove risultanze istruttorie - Le dichiarazioni di Sergio Calore, Paolo Aleandri e Angelo Izzo - La posizione di Gilberto Cavallini

 

PARTE OTTAVA

Capitolo 51

(pag. 457 del fascicolo processuale)

 

 

 

Anche l'attentato di Palazzo Marino è entrato a far parte della presente istruttoria a seguito della nota di formalizzazione del P.M. in data 21.7.1988 con la quale si richiedeva di riaprire e proseguire le indagini nei confronti dell'area di persone già oggetto delle indagini svolte - peraltro senza grandi approfondimenti - dall'A.G. di Roma.

 

 

 

Purtroppo i numerosi atti istruttori svolti non hanno consentito di fare piena luce su tale episodio, anche se gli ulteriori elementi raccolti, uniti a quelli appena evidenziati, confermano che l'attentato del 30.7.1980 con le sue conseguenze potenzialmente gravissime non è stata una azione attribuibile ai gruppi armati dell'estrema sinistra bensì è inquadrabile come uno degli ultimi episodi della "strategia della tensione" sviluppatasi in Italia tra il 1969 e il 1980, finalizzato nel caso di specie a colpire un Consiglio comunale allora retto da una Giunta di sinistra.

 

 

 

E' assai probabile che l'ermetica chiusura che nel mondo dell'estrema destra impedisce di acquisire quasi ogni notizia utile su tale attentato sia ricollegabile al nesso che esiste fra tale episodio e la strage alla Stazione di Bologna di due giorni successiva, quasi si trattasse di una prova generale rispetto ad una azione ben maggiore.

 

 

 

Il silenzio che tuttora avvolge gli aspetti esecutivi della strage del 2.8.1980 non consente quindi a nessuno, per ragioni ben comprensibili, di riferire elementi significativi sull'episodio che l'ha preceduta.

 

 

 

Sergio CALORE, pur affermando di non avere alcuna notizia diretta sull'attentato di Palazzo Marino, ha rilevato che una sigla apparentemente di sinistra, M.R.P. (MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO POPOLARE), era stata utilizzata dalla struttura militare di COSTRUIAMO L'AZIONE per i gravissimi attentati commessi a Roma in danno del Campidoglio, del carcere di Regina Coeli e del Ministero degli Affari Esteri e che in particolare la sigla utilizzata per rivendicare l'attentato a Palazzo Marino (GRUPPI ARMATI PER IL CONTROPOTERE TERRITORIALE) è assai simile a quella usata dalla struttura militare di Costruiamo l'Azione per rivendicare, il 9.3.1979, il falso attentato contro Paolo SIGNORELLI (cfr. int. Calore al P.M. di Milano, 3.2.1987, f.2, vol.3, fasc.10) e cioè GRUPPI COMUNISTI PER IL CONTROPOTERE.

 

 

 

In tale ultima occasione il falso attentato, commesso sparando alcuni colpi volutamente a vuoto contro l'autovettura di Paolo Signorelli, era stato organizzato all'interno di Costruiamo l'Azione d'intesa con la stessa "vittima" in quanto Signorelli era sospettato di avere preso parte all'organizzazione dell'assalto a RADIO CITTA' FUTURA a Roma, si temeva un'azione di ritorsione da parte di elementi dell'Autonomia e, compiendo il falso attentato, l'obiettivo sarebbe stato "bruciato" e tenuto quindi al riparo da altre azioni che avrebbero avuto meno ragioni di ripetersi.

 

 

 

Autore materiale del "falso attentato" era stato lo stesso figlio di Paolo Signorelli, Luca (cfr. int. Calore citato, f.8 e, per gli atti relativi a tale episodio, vol.3, fasc.11).

 

 

 

Sergio Calore, alla luce della sua lunga esperienza nei gruppi della destra anche su un piano più strettamente ideologico, ha inoltre rilevato, prendendo visione del volantino di rivendicazione dell'attentato di Palazzo Marino, che taluni riferimenti in esso contenuti, quali il richiamo a "tutti i rivoluzionari", erano tipici del linguaggio di Costruiamo l'Azione nel suo tentativo di "mimetizzarsi" con l'estrema sinistra e mandare messaggi al campo opposto (int. citato, f.8).

 

 

 

Valutazioni del tutti identiche sulla probabile paternità dell'episodio di Milano sono state espresse da Paolo ALEANDRI, altro esponente storico della destra romana risoltosi a collaborare lealmente con la giustizia (cfr. int. al P.M. di Bologna, 13.11.1984, vol.3, fasc.9 e al P.M. di Milano, 15.5.1982, f.1, vol.2, fasc.8), e si tratta di osservazioni che appaiono del tutto in sintonia con gli altri elementi raccolti, posto che Egidio Giuliani si riconosceva a quell'epoca in Costruiamo l'Azione e tramite Gilberto Cavallini era in rapporto con i N.A.R.

 

 

 

Anche Angelo Izzo ha dichiarato di avere appreso durante la sua detenzione da altri militanti di destra (fra cui probabilmente Marcello Iannilli, già appartenente a Costruiamo l'Azione) che l'attentato di Palazzo Marino era opera del gruppo Giuliani (int. al P.M. di Milano, 5.2.1987, f.5, vol.3, fasc.8 e al G.I. di Milano, 18.9.1991, f.3), mentre Raffaella Furiozzi, fiancheggiatrice dei N.A.R. nella zona di Torino, ha dichiarato di avere appreso da un altro militante della medesima zona, Diego Macciò, che l'attentato di Milano sarebbe stato ideato e compiuto da Giuliani e da Cavallini.

 

 

 

Sarebbe stato direttamente Gilberto Cavallini a fare tale confidenza a Macciò allorchè egli si trovava ospite dei militanti torinesi (cfr. int. Furiozzi al P.M. di Bologna, 25.3.1986 e 8.4.1986, vol.3, fasc.2).

 

 

 

Non è stato possibile verificare tale ultima circostanza in quanto Diego Macciò è deceduto in occasione di uno scontro a fuoco con la Polizia di Stato ad Alessandria il 24.3.1985, lo stesso scontro a fuoco al termine del quale è stata tratta in arresto Raffaella Furiozzi (vedi vol.2, fasc.3).

 

 

 

Sulla base di tali pur generici elementi è stato doverosamente sentito in qualità di indiziato Gilberto Cavallini, il quale ha negato comunque ogni sua responsabilità in merito all'episodio di Palazzo Marino (cfr. int. al G.I., 14.2.1990, vol.2, fasc.1).

 

 

 

Si impone ovviamente, in assenza di altri riscontri, il proscioglimento istruttorio di Gilberto Cavallini per non avere commesso il fatto.

 

 

 

In conclusione, anche se per l'attentato a Palazzo Marino del 30.7.1980 nessuno, allo stato, può essere tratto a giudizio, il quadro complessivo degli elementi raccolti consente di affermare che anche in questo caso ci si trova dinanzi ad una azione della destra eversiva, "mimetizzata" in modo tale da farne ricadere la responsabilità su gruppi di estrazione opposta e collocabile, pur non essendo fortunatamente conclusosi con altre vittime, nella fase finale della "strategia della tensione".