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Sentenza ordinanza del Giudice Guido Salvini (1995) sull’eversione dell’estrema destra

 

L'attentato a Palazzo Marino alla sede del Consiglio Comunale di Milano del 29/30 luglio 1980 - Cenni sulla precedente istruttoria

 

PARTE OTTAVA

Capitolo 50

(pag. 454 del fascicolo processuale)

 

 

 

L'attentato commesso nella notte fra il 29 e il 30 luglio 1980 in danno della sede del Consiglio Comunale di Milano, anche se quasi dimenticato, costituisce uno dei più gravi attentati avvenuti a Milano sia per la quantità dell'esplosivo usato sia per le modalità di predisposizione dell'ordigno (si tratta infatti del primo caso di attentato a Milano mediante autobomba) sia per la messa in pericolo di vite umane trattandosi, di fatto, di una mancata strage.

 

 

 

Inoltre, tale attentato ha preceduto di poco più di 48 ore la strage del 2 agosto 1980 alla Stazione di Bologna e si inserisce con ogni probabilità nel medesimo disegno eversivo.

 

 

 

Alle ore 01.55 del 30.7.1980, una Fiat 132 parcheggiata presso l'ingresso di Palazzo Marino, lato Piazza San Fedele, esplodeva disintegrandosi quasi completamente. L'esplosione causava gravi danni all'interno del palazzo fra cui la rottura di infissi, gradini e vetrate e lo scardinamento del cancello di ingresso, danni anche alla vicina chiesa di San Fedele e ad alcuni palazzi circostanti nonchè alle vetture parcheggiate intorno. Nella platea stradale si formava un consistente avvallamento e parti della Fiat 132 venivano addirittura ritrovate sui tetti degli edifici circostanti.

 

 

 

Le conseguenze dell'esplosione sarebbero state anche maggiori se, oltre ai 6 chili circa di polvere da mina tipo ANFO contenuti nel tubo di piombo del quale erano stati rinvenuti dei frammenti, fossero esplosi altri 2 chili di esplosivo contenuti in un altro tubo di piombo e altri 6 chili di esplosivo contenuti in una tanica, entrambi proiettati all'esterno della vettura e fortunatamente non esplosi (cfr. rapporto della Digos di Milano in data 30.10.1980, vol.3, fasc.1).

 

 

 

Solo per un caso l'attentato non aveva fatto vittime in quanto l'esplosione era avvenuta appena dopo l'uscita dei consiglieri comunali da Palazzo Marino, dopo una seduta del Consiglio, e quindi fino a pochi minuti prima la zona era affollata di gente.

 

 

 

L'attentato veniva rivendicato con un generico e sintetico volantino, fatto ritrovare lo stesso 30.7.1980, a firma GRUPPI ARMATI PER IL CONTROPOTERE TERRITORIALE, organizzazione peraltro sconosciuta nel panorama dei gruppi eversivi di sinistra allora ancora operanti nella zona di Milano.

 

 

 

Nonostante la sigla di rivendicazione, l'attentato risultava ben presto essere una grave azione "diversiva" attribuibile a gruppi eversivi di estrema destra.

 

 

 

Infatti, nel corso di un'istruttoria condotta dall'A.G. di Roma nei confronti di c.d. gruppo GIULIANI, struttura eversiva operante alla fine degli anni '70 nei dintorni di Roma e legata operativamente ai N.A.R. e a Gilberto CAVALLINI, venivano acquisiti elementi importanti.

 

 

 

Infatti Laura LAURICELLA, legata politicamente e sentimeltalmente al capo del gruppo, e cioè Egidio Giuliani, dichiarava che questi gli aveva confidato di essere molto preocupato perchè nel luglio del 1980 aveva consegnato una grossa partita di esplosivo a due elementi della zona di Latina, Benito ALLATTA e Silvio POMPEI, i quali dovevano fare un "grosso botto" (vol.3, fasc.5).

 

 

 

Egidio Giuliani aveva addirittura temuto che tale esplosivo fosse stato utilizzato per la strage di Bologna temporalmente vicina alla cessione dell'esplosivo, ma si era poi in parte tranquillizzato quando aveva saputo dai due che la partita di esplosivo era stata consegnata a gente di Milano per fare un attentato in danno del Palazzo Comunale di tale città.

 

 

 

Nelle "basi" del gruppo Giuliani, site nei dintorni di Roma, Laura Lauricella aveva avuto inoltre modo di vedere notevoli quantitativi di esplosivo in polvere di colore bianco o giallo/marroncino del tutto analogo all'ANFO utilizzato per l'attentato al Comune di Milano (cfr.int.Lauricella, 13.11.81, f.3, vol.3, fasc.5). Un altro componente del gruppo, Marco GUERRA, dichiarava in seguito che Egidio Giuliani, sin dal 1978, era assai abile sul piano tecnico a confezionare ordigni esplosivi costituiti da tubi di piombo riempiti di polvere da mina (cfr. fra gli altri, int.al G.I. di Bologna, 1°.2.1985, f.2, vol.3, fasc.6) e cioè proprio il tipo di ordigno utilizzato per l'attentato al Comune di Milano.

 

 

 

Il recupero della targa della Fiat 132 semidistrutta nel corso dell'attentato consentiva inoltre di accertare che tale vettura era stata rubata ad Anzio nell'aprile del 1980 (vedi vol.3, fasc.1, f.22) e cioè a breve distanza dalla zona dove operava e aveva le sue basi il c.d. gruppo Giuliani.

 

 

 

Sulla base di tali elementi, Giuliani, Allatta e Pompei venivano formalmente incriminati dell'attentato a Palazzo Marino anche se il G.I. di Roma, in ragione dell'obiettiva incompletezzza degli elementi raccolti, ne disponeva il proscioglimento in data 12.4.1983 (cfr. vol.3, fasc.5).

 

 

 

Tutti venivano comunque rinviati a giudizio e condannati per la detenzione di notevoli quantità di esplosivo da mina, micce e detonatori rinvenuti nelle basi del gruppo (cfr. sent. della Corte d'Assise di Roma, vol. 2, fasc.6).

 

 

 

Gli elementi indiziari a carico dei componenti del gruppo Giuliani, certamente non smentiti dalla impossibilità di sostenere validamente un'accusa in giudizio, rimanevano tuttavia estremamente significativi nel panorama della ricostruzione delle attività della destra eversiva in quanto tale gruppo si collocava, all'epoca, in una sorta di crocevia tra il gruppo di Gilberto Cavallini, il gruppo di COSTRUIAMO L'AZIONE, (erede della vecchia struttura di Ordine Nuovo e guidata da Paolo Signorelli) e la malavita comune, distinguendosi per i suoi compiti spiccatamente logistici e di supporto, quasi si trattasse di una struttura di servizio per più realtà (cfr. anche int. Laura Lauricella a questo Ufficio in data 10.6.1991).

 

 

 

Inoltre Egidio Giuliani è stato condannato, nell'ambito del processo per la strage di Bologna, per i reati associativi sottostanti alla stessa, mentre Benito Allatta è stato uno degli esecutori materiali della fuga di Franco FREDA dal soggiorno obbligato a Catanzaro, a conferma di una continua circolarità delle azioni degli esponenti dell'eversione di destra.