logostoriaveneta2

Sentenza ordinanza del Giudice Guido Salvini (1995) sull’eversione dell’estrema destra

 

I Nuclei di Difesa dello Stato e la nascita della strategia della tensione: le connessioni con le teorie dell'Istituto Pollio sulla "Guerra rivoluzionaria" e con le lettere agli ufficiali inviate da Franco Freda e Giovanni Ventura

 

PARTE SETTIMA

Capitolo 49

(pag. 446 del fascicolo processuale)

 

 

Alla luce di quanto esposto nei tre capitoli precedenti, non vi è dubbio che copia degli atti concernenti i Nuclei di Difesa dello Stato e il Piano di Sopravvivenza debbano essere trasmessi per competenza alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma.

 

 

 

Sono infatti prospettabili nei confronti dei responsabili di tale struttura i reati di cui all'art.305 c.p. (cospirazione politica mediante associazione), di cui all'art.306 c.p. (costituzione di banda armata) e di detenzione e porto illegittimo di materiale di natura bellica. Sono anche forse prospettabili i reati di cui all'art.283 c.p. (attentato contro la Costituzione dello Stato mediante fatti diretti a mutare la forma di governo con mezzi non consentiti) e di cui all'art.288 c.p. (arruolamento e armamento di cittadini senza approvazione del Governo), reato che postula che l'arruolamento illegale avvenga a favore di uno Stato estero, circostanza questa da non escludersi visti i probabili collegamenti fra l'entità direttiva dei Nuclei e strutture militari e di governo straniere.

 

 

 

La trasmissione di copia degli atti appare quantomai opportuna (anche indipendentemente dalla probabile prescrizione di tali ipotesi di reato qualora si confermi che i Nuclei di Difesa dello Stato erano stati sciolti nel 1973) in quanto recentemente la Procura della Repubblica di Roma ha riaperto l'inchiesta sulla struttura GLADIO, certamente "parallela" a quella dei NUCLEI, effettuando numerosi interrogatori e acquisizioni di documenti presso l'archivio del S.I.S.MI.

 

 

 

Alla Procura della Repubblica di Roma è anche demandata, sempre per ragioni di competenza che questo Ufficio non intende travalicare, la ricerca dell'atto costitutivo e dei documenti ufficiali relativi ai Nuclei, si spera ancora in parte esistenti, che dovrebbero trovarsi presso gli archivi dello Stato Maggiore della Difesa.

 

 

 

Questo Ufficio si è infatti limitato a chiedere all'attuale direzione del S.I.S.MI. se esistessero atti, provenienti dal vecchio S.I.D., concernenti i Nuclei di Difesa dello Stato e l'esito negativo di tale ricerca è purtroppo indicativo della probabile distruzione di tutta la documentazione o della gran parte di essa al momento dello scioglimento della struttura.

 

 

 

E' infatti impensabile che non esistessero presso gli archivi del disciolto S.I.D. atti relativi ai vertici direttivi a livello centrale e periferico dei Nuclei, all'arruolamento dei soggetti e alle numerose esercitazioni ("attivazioni" secondo il linguaggio tecnico del colonnello Spiazzi) effettuate in diverse Regioni d'Italia.

 

 

 

L'argomento dei Nuclei di Difesa dello Stato e del Piano di Sopravvivenza comporta ancora due considerazioni che sembrano ricollegare tale organismo e le sue articolazioni al momento della nascita, a metà degli anni '60 e seppur ancora su un piano teorico, della "strategia della tensione".

 

 

 

Come ampiamente noto, dal 3 al 5 maggio 1965, si svolse presso l'Hotel Parco dei Principi di Roma, promosso dall'Istituto di Storia Militare ALBERTO POLLIO, il convegno sulla "Guerra rivoluzionaria", sovente considerato l'atto di nascita ideologico della strategia della tensione. Fra i relatori vi era, oltre ad alti ufficiali dell'Esercito, Guido GIANNETTINI, fra coloro che erano stati presenti con un intervento Pino RAUTI e fra gli studenti universitari invitati per apprendere le nuove teorie giovani come Stefano DELLE CHIAIE e Mario MERLINO, personaggi tutti i cui nomi sarebbero comparsi pochi anni dopo nelle cronache delle indagini sui più gravi fatti eversivi.

 

 

 

Tema essenziale del convegno erano le modalità strategiche grazie alle quali sarebbe stato possibile, a brevissimo termine, e dinanzi ad un pericolo incombente, mantenere l'Italia nel campo occidentale e combattere il progredire, in un Paese "di frontiera" come il nostro, dell'ideologia e dell'apparato organizzativo comunista.

 

 

 

Assunto di partenza era che il comunismo avesse messo a punto, per agevolare la sua avanzata, una forma di guerra totale (non solo militare, ma anche ideologica, psicologica e condotta grazie a pratiche di disinformazione), capace non solo di aggredire gli Stati, ma di coinvolgere e di infiltrarsi nella popolazione civile del campo avverso, in ogni luogo ed anche in tempo di pace apparente.

 

 

 

A tale nemico, onnipresente e invisibile - secondo le parole di Pino Rauti al convegno -, e a tale tecnica, denominata appunto "guerra rivoluzionaria", era necessario secondo i relatori rispondere senza alcun indugio con un insieme di mezzi analoghi in parte mutuati dall'esperienza di guerra non dichiarata studiata e praticata fino al 1962 dall'O.A.S. in Algeria.

 

 

 

Era quindi determinante, secondo gli organizzatori del convegno, approfondire e mettere in atto tecniche di guerra psicologica per riconquistare il controllo delle coscienze delle popolazioni e spargere la confusione nel campo avversario.

 

 

 

Un tipico esempio di tale strumento è stata certamente l'operazione "manifesti cinesi" e l'infiltrazione nei gruppi di estrema sinistra.

 

 

 

Era necessario approfondire tecniche di guerra non ortodossa o non convenzionale, basata sulla strutturazione in piccoli gruppi anonimi e professionalmente addestrati in grado di entrare in azione sia per la resistenza (la "Parade", secondo la terminologia dell'O.A.S.) sia per l'offesa (la "Rèponse"), concetti presenti anche nei manuali di GLADIO.

 

 

 

Nella sua relazione al convegno, il professor Pio FILIPPANI RONCONI, docente universitario e traduttore di lingue orientali e crittografo alle dipendenze del Ministero della Difesa e del S.I.D., aveva suggerito uno schema di sicurezza articolato su più livelli.

 

 

 

Dopo un livello più elementare di cui avrebbero fatto parte individui capaci solo di compiere un'azione puramente "passiva" o non rischiosa, quali professionisti, docenti e piccoli industriali in grado, al più, di boicottare iniziative provenienti dal campo opposto, sarebbe stato necessario strutturare:

 

 

 

"......b) il secondo livello, che potrà essere costituito da quelle altre persone naturalmente inclini o adatte a compiti che impegnino "azioni di pressione", come manifestazioni sul piano ufficiale, nell'ambito della legalità, anzi, in difesa dello Stato e della Legge conculcati dagli avversari. Queste persone che, suppongo, potrebbero provenire da associazioni di Arma, nazionalistiche, irredentistiche, ginnastiche, di militari in congedo ecc., dovrebbero essere pronte ad affiancare, come difesa civile, le Forze dell'Ordine (Esercito, Carabinieri, Pubblica Sicurezza ecc.) nel caso che fossero costrette ad intervenire per stroncare una rivolta di piazza.

 

c) a un terzo livello, molto più qualificato e professionalmente specializzato, dovrebbero costituirsi - in pieno anonimato sin da adesso - nuclei scelti di pochissime unità, addestrati a compiti di controterrore e di "rotture" eventuali dei punti di precario equilibrio, in modo da determinare una diversa costellazione di forze al potere. Questi nuclei, possibilmente l'un l'altro ignoti, ma ben coordinati da un comitato direttivo, potrebbero essere composti in parte da quei giovani che attualmente esauriscono sterilmente le loro energie in nobili imprese dimostrative......

d) di là da questi livelli dovrebbe costituirsi, con funzioni "verticali", un Consiglio che coordini le attività in funzione di una guerra totale contro l'apparato sovversivo comunista e dei suoi alleati, che rappresenta l'incubo che sovrasta il mondo moderno e ne impedisce il naturale sviluppo". (da "La guerra rivoluzionaria", Pio FILIPPANI RONCONI, "Ipotesi per una controrivoluzione", pagg.244 e ss.).

 

 

 

 

Si tratta quindi di una vera e propria sintesi teorico/operativa della strategia della tensione il cui inizio Vincenzo Vinciguerra ha quindi collocato giustamente, nel memoriale "L'Albero caduto" (ff.16-17), non negli attentati del 12.12.1969, ma nella fase preparatoria che li ha preceduti di alcuni anni.

 

 

 

Una strategia di respiro internazionale che si poneva, a metà degli anni '60, come obiettivo ultimo quello "di creare in Italia una situazione politica che permettesse la drastica riduzione dell'influenza del Partito Comunista in campo politico e sociale" anche tramite "atti di sabotaggio" che accelerassero "un processo di disgregazione al quale potesse porre rimedio, nelle intenzioni dei promotori, solo l'intervento di forze politiche affidabili sostenute dalle Forze Armate, unico baluardo contro le quinte colonne sovietiche in Italia, come venivano identificati il Partito Comunista e i gruppi affini" (int.Vinciguerra 16.2.1992, f.2).

 

 

 

Il programma strategico di lotta al comunismo con ogni mezzo, enunciato dal prof. Filippani Ronconi durante il convegno promosso dall'Istituto Pollio, comportava una suddivisione in livelli di intervento in evidente parallelismo con quella che sarà, un paio di anni dopo, l'organizzazione dei Nuclei di Difesa dello Stato.

 

 

 

Infatti, il "secondo livello" teorizzato dal prof. Filippani Ronconi, e cioè l'area di sostegno e di promozione in favore delle Forze Armate e della loro azione in difesa dello Stato, costituita da associazioni combattentistiche, d'armi e sportive, da impegnarsi in manifestazioni ufficiali, corrisponde perfettamente a quel livello di base sotto-ordinato ai Nuclei, denominato dal colonnello Amos Spiazzi Organizzazione di Supporto e di Propaganda e finalizzato a creare una rete di appoggio e di sostegno morale intorno alle Forze Armate e ai valori da esse rappresentati a fronte dell'azione disgregatrice, sovversiva e in favore del nemico, della sinistra.

 

 

 

Non a caso, del resto, il colonnello Spiazzi, a pag. 9 del suo memoriale ha citato proprio l'Istituto di Storia Militare "Alberto Pollio", promotore del convegno del maggio 1965, fra le associazioni inserite e in stretta collaborazione con l'Organizzazione di Supporto e di Propaganda. E' poi evidente che il "terzo livello" teorizzato dal relatore e cioè la costituzione di Nuclei scelti di pochissime unità, anonimi e l'un l'altro ignoti anche al loro interno, ben coordinati ed addestrati a compiti di "contro-terrore", non rappresenta altro che l'enunciazione del programma di costituzione dei Nuclei di Difesa dello Stato che si sarebbero formati, appunto, meno di due anni dopo.

 

 

 

Un'organizzazione, quella dei Nuclei, più radicata sul territorio rispetto a Gladio (le esercitazioni infatti non si svolgevano in Sardegna, ma nelle zone di possibile futura operatività, da cui l'esatta dizione, ricordata da Digilio, ("Nuclei Territoriali"), formata da cellule di cui solo il responsabile conosceva tutti i componenti, addestrati continuamente non solo all'uso delle armi, ma anche a quello degli esplosivi ed anche, sul piano numerico di entità, non indifferente.

 

 

 

Infatti, sia Enzo Ferro sia Giampaolo Stimamiglio hanno parlato di 36 Legioni (il colonnello Spiazzi ha fatto cenno ad un numero un po' inferiore, corrispondente più o meno al numero delle Regioni italiane; cfr. f.52 della trascrizione della deposizione in data 2.6.1994), articolazione che comporta, anche se tutte le Legioni non fossero state numerose come quella veronese, un organico presumibile di circa 1500 uomini.

 

 

 

Il nome di quasi tutti questi "difensori" della Patria, o quantomeno dei loro responsabili di cellula o di Legione, è rimasto ignoto per volontà del colonnello Spiazzi, anche se la sua scelta di parziale chiarezza rimane apprezzabile nè, su un piano politico e umano più generale, possono essere apoditticamente disprezzate le motivazioni che in quel particolare momento storico hanno indotto molti singoli "legionari" ad aderire a tale struttura nella convinzione, probabilmente, di difendere seppur in modo ambiguo e sommerso il sistema occidentale in cui credevano.

 

 

 

Anche in ragione di tale scelta di non indicare i nomi dei vari responsabili, rimane tuttora ignota l'identità di coloro che, all'interno della Stato Maggiore della Difesa e dei Servizi di Sicurezza, dirigevano tale struttura e i nomi degli esponenti politici che, a metà degli anni '60 ed oltre, erano stati messi al corrente ed avevano approvato la nascita dei Nuclei di Difesa dello Stato.

 

 

 

In sostanza, il "quarto livello" cui ha fatto cenno il prof. Filippani Ronconi, il "Consiglio", con funzioni verticali che doveva coordinare le attività in vista di una imminente e forse inevitabile "guerra totale" contro l'apparato sovversivo comunista.

 

 

 

Il compito di far venire alla luce, sul piano testimoniale e, se ancora possibile, documentale, la struttura direttiva dei Nuclei, è affidato alle ulteriori indagini che dovranno essere condotte dalla Procura della Repubblica di Roma.

 

 

 

Emerge comunque sin d'ora la sensazione di una impressionante continuità e contiguità fra l'enunciazione teorica della strategia della tensione, il cui inizio era stato in pratica preannunziato al convegno dell'Istituto Pollio, e la formazione, le caratteristiche e le modalità operative dei Nuclei di Difesa dello Stato e le qualità soggettive di molti dei loro componenti, tenendo anche presente che all'interno dei Nuclei quasi con certezza si celava la mente pensante dei progetti di colpo di Stato nel 1973/1974, mente in grado di coordinare i vari gruppi di civili, quali la Rosa dei Venti di Padova, il M.A.R. di Carlo Fumagalli, La Fenice ed altri.

 

 

 

Una seconda considerazione, oltre al "parallelismo" appena esposto, lega, quantomeno sul piano della denominazione e forse oltre, i Nuclei di Difesa dello Stato ai momenti più tragici e ai personaggi più inquietanti della strategia della tensione.

 

 

 

Nell'ambito dell'istruttoria milanese riguardante la strage di Piazza Fontana condotta dal G.I. dr. D'Ambrosio, Franco FREDA e Giovanni VENTURA erano stati incriminati del reato di cui all'art.302 c.p. (istigazione a commettere il delitto di attentato alla Costituzione dello Stato) in relazione all'invio a 2000 ufficiali dell'Esercito, presso vari Comandi delle Forze Armate, di un volantino che incitava i militari ad intervenire decisamente con un'azione di forza nella vita politica italiana per rovesciare l'ordinamento costituzionale vigente ed instaurare poi un nuovo regime di governo basato sulla rigida applicazione dei princìpi di Autorità e di Gerarchia (il testo del volantino costituisce l'allegato 6 alla presente ordinanza).

 

 

 

Tale accusa, che si basava sulla testimonianza del prof. Guido Lorenzon e su una perizia grafica che evidenziava la presenza della calligrafia di Franco Freda e di Giovanni Ventura su alcune delle buste, è sfociata in una condanna definitiva al termine dei vari gradi del giudizio sulla strage di Piazza Fontana e gli episodi connessi.

 

 

 

I volantini portavano la firma, guarda caso, "Nuclei di Difesa dello Stato" e le lettere erano state spedite nel corso del 1966 e cioè all'epoca della nascita della struttura descritta dal colonnello Amos Spiazzi e dagli altri testimoni.

 

 

 

Inoltre in un capitolo del documento sulle organizzazioni extraparlamentari di destra rinvenuto nella cassetta di sicurezza della Banca di Montebelluna nella disponibilità di Giovanni Ventura, documento redatto da Ventura stesso con l'apporto di Franco Freda, si fa riferimento ai Nuclei di Difesa dello Stato, costituiti, secondo il documento, dai giornalisti Edgardo BELTRAMETTI ed Enrico DE BOCCARD, due dei partecipanti al convegno dell'Istituto Pollio, Istituto a sua volta indicato nel documento come "paravento di certe attività della C.I.A., del S.I.F.A.R. e di alcuni elementi collegati ai colonnelli greci".

 

 

 

I volantini a contenuto eversivo inviati nel 1966 ai 2000 ufficiali costituiscono quindi un altro significativo elemento di collegamento fra la struttura segreta Nuclei di Difesa dello Stato, nata certamente in quegli anni dopo il convegno promosso dall'Istituto Pollio, e l'ambiente più radicale e la realtà più tragica, rispettivamente protagonista e conseguenza della "strategia della tensione".