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Sentenza ordinanza del Giudice Guido Salvini (1995) sull’eversione dell’estrema destra

 

La deposizione del Colonnello Amos Spiazzi ai giudici istruttori di Milano e Bologna - La deposizione di Francesco Baia

 

PARTE SETTIMA

Capitolo 48

(pag. 435 del fascicolo processuale)

 

 

In data 2.6.1994, il colonnello Amos SPIAZZI, dopo una serie di incontri con personale del R.O.S. dei Carabinieri di Roma, incaricato di svolgere i colloqui investigativi, nel corso dei quali mostrava la volontà di ricostruire la propria esperienza politico/militare, accettava di rendere formale testimonianza dinanzi ai giudici istruttori di Milano e di Bologna.

 

 

 

La deposizione del colonnello Spiazzi, in ragione dell'importanza degli argomenti trattati, veniva registrata e la trascrizione affidata ad un consulente nominato dall'Ufficio Istruzione di Bologna (cfr. vol.6, fasc.2, ff.4 e ss.).

 

 

 

Inoltre il colonnello Spiazzi, all'inizio della deposizione, produceva ai giudici una memoria dattiloscritta di 10 pagine nella quale egli esponeva soprattutto la sua esperienza all'interno dei NUCLEI di DIFESA dello STATO, memoria che veniva allegata al verbale riassuntivo redatto in tale occasione (vol.6. fasc.2, ff.4 e ss.).

 

 

 

I colloqui investigativi e la deposizione del colonnello Spiazzi si collocavano temporalmente in un momento intermedio di quella parte delle indagini concernenti la nuova struttura "parallela" per la prima volta focalizzata e cioè quando altre persone aderenti o vicine ai Nuclei, quali Roberto CAVALLARO, Enzo FERRO e Giampaolo STIMAMIGLIO, avevano iniziato, ma non ancora completato, le loro deposizioni.

 

 

 

L'atteggiamento del colonnello Spiazzi rappresenta quindi un'apprezzabile volontà di far chiarezza sulla propria storia personale e contemporaneamente su un piccolo spicchio della storia del nostro Paese, ma nello stesso tempo non è scevra da un tentativo di sminuire le realtà illegali di cui lo stesso colonnello aveva fatto parte con un ruolo non di secondo piano e della scelta di tacere in merito ai concreti fatti eversivi di cui l'alto ufficiale, in ragione della sua posizione di raccordo fra gli apparati militari e la struttura di Ordine Nuovo del Veneto, è quasi certamente a conoscenza.

 

 

 

Basti pensare che il colonnello Spiazzi, che pure nel corso dei colloqui investigativi aveva ammesso di essersi accorto che la struttura dei Nuclei di Difesa dello Stato, di cui egli era il responsabile a livello veronese, era o era diventata una vera e proprio <<banda armata>> al di fuori della legalità, in sede di formale deposizione testimoniale ha fortemente minimizzato le caratteristiche illegali di tale struttura.

 

 

 

L'importanza che comunque riveste il contributo di Amos Spiazzi, il quale dinanzi al G.I. dr. Tamburrino, pur trovandosi in stato di arresto, non aveva reso che frammentarie ammissioni ed era stato poi consigliato al silenzio dai suoi superiori, rende innanzitutto opportuno riportare integralmente i passi essenziali del suo memoriale.

 

 

 

Dopo aver sintetizzato i momenti salienti della sua carriera nell'Esercito (ff.1 e 2), il colonnello Spiazzi ha innanzitutto fatto presente di essere stato messo al corrente, nel giugno del 1966 presso il Comando della III Armata e sotto il vincolo del segreto militare, dell'esistenza del c.d. PIANO di SOPRAVVIVENZA, finalizzato, secondo il testimone, a difendere l'Europa Occidentale, e in particolare l'Italia quale Paese più esposto, da una possibile invasione sovietica con la costituzione, anche in tempo di pace, dell'ossatura di un piano di guerriglia atto a facilitare la riconquista del territorio occupato da parte dell'Esercito amico e cioè le forze della N.A.T.O.

 

 

 

Tale piano, a metà degli anni '60, era divenuto di estrema attualità essendo venuta a ridursi l'indiscussa supremazia nucleare americana.

 

 

 

In presenza, quindi, di fermenti ed episodi di contestazione anche nelle caserme, sostenuti dall'estrema sinistra e finalizzati a minare la fedeltà dell'Esercito e a favorire la strategia del nemico, era stata quindi accelerata l'operatività del Piano di Sopravvivenza e l'addestramento dei suoi responsabili.

 

 

 

Il colonnello Spiazzi ha così delineato la situazione che si era creata (ff.5 e 6 del memoriale):

 

 

"......Per ciò che concerne detto Piano, come ho detto, ne venni a conoscenza solo nel giugno del 1964 presso il Comando della III Armata in occasione di una riunione relativa al piano per l'impiego dell'Esercito in caso di conflitto, che stava per essere modificato in quanto la superiorità convenzionale del blocco sovietico, in concomitanza con la diminuzione di credibilità del deterrente nucleare occidentale, rendeva molto più probabile l'invasione nemica della Valle Padana e la conseguente presenza di un movimento di guerriglia in favore dell'Esercito nemico alimentato dalla sinistra comunista ed extraparlamentare......

Appresi appunto che sin dalla fine della guerra in Italia e nei Paesi alleati esisteva sin dal tempo di pace un'organizzazione di ex-militari e civili atta a formare i quadri di un movimento partigiano in caso di invasione del territorio nazionale.

Vi era un numero limitato di persone insospettabili, ovviamente non compromesse in alcun modo con schieramenti politici e di varia estrazione che fungevano da "CALAMITE" cioè persone alle quali, in caso di sfondamento del fronte, ufficiali, sottufficiali e soldati sbandati potevano essere indirizzati dai Carabinieri......persone che avevano solo il compito di fornire abiti civili, cibo e indicazioni al fine di raggiungere i primi nuclei di guerriglia già predisposti ed aventi a disposizione piccoli depositi di armi, munizioni, esplosivi e mezzi di comunicazione.

Vi erano poi le "TALPE", personaggi scialbi che potevano continuare a mantenere nei luoghi di lavoro, dalle Prefetture alle fabbriche, il loro posto, ma che potevano fornire utili informazioni da passare ai "TRASMETTITORI", collegati via radio con l'Esercito amico, "STAFFETTE", donne in grado di poter collegare senza destare troppi sospetti le nascenti unità di veri e propri "GUERRIGLIERI"......

Non udii mai la parola "GLADIO" e, come spiegherò, identificai il Piano di Sopravvivenza con l'Organizzazione di Sicurezza sino alle rivelazioni di Andreotti.

  Dal 1964 sino alle mie nuove mansioni nel mio nuovo Reparto, non ebbi alcun incarico e la notizia, segreta, rimase lettera morta. Nelle mie nuove mansioni ebbi esclusivamente il compito di segnalare, alla fine del servizio militare di leva, quei militari di ogni grado che per amor patrio, spirito combattivo, intelligenza e serenità avrebbero potuto essere avvicinati, valutati ed eventualmente arruolati da chi di dovere".

 

 

 

 

L'organizzazione di cui aveva avuto conoscenza il colonnello Spiazzi, e il Piano di Sopravvivenza di cui questa si era dotata, era quindi quella nota come GLADIO, all'interno della quale il colonnello non aveva avuto alcun compito specifico se non quello di segnalare, nella sua veste di ufficiale del Servizio "I" (cioè addetto alla sicurezza interna e alla raccolta di informazioni), giovani potenzialmente idonei ad essere contattati.

 

 

 

Nel 1966/1967, tuttavia, la situazione si era ulteriormente evoluta e, dal punto di vista dei responsabili del Piano di Sopravvivenza, aggravata ed era stato necessario allestire una seconda struttura "parallela" denominata ORGANIZZAZIONE DI SICUREZZA, in sostanza i NUCLEI DI DIFESA DELLO STATO (ff.6/8 del memoriale):

 

 

 

"......ORGANIZZAZIONE DI SICUREZZA:  Dopo aver frequentato, nell'autunno/inverno 1966/1967, il Corso AFUS ed altri corsi di aggiornamento tecnico presso il III Corpo d'Armata di Milano, singolarmente ed oralmente mi fu richiesto, nel quadro della crescente importanza che veniva ad assumere in quel periodo il Piano di Sopravvivenza, in considerazione delle mie specifiche attitudini ed esperienze e per il fatto di essere veronese, ricco di conoscenze in molti ambienti cittadini nonchè, credo, sino a quel momento considerato politicamente affidabile sotto il profilo "atlantico", di collaborare attivamente alla Organizzazione di Sicurezza.

Il numero degli appartenenti al Piano di Sopravvivenza era decisamente limitato e il personale piuttosto anziano. Se davvero i futuri "GLADIATORI" fossero stati 600 o 700, come è stato recentemente detto, credo che l'Armata Rossa non avrebbe trovato eccessiva resistenza!

Più probabile che i nomi pubblicati si riferissero più semplicemente alle "CALAMITE". Mi fu detto comunque che era necessario, Regione per Regione e capillarmente Provincia per Provincia, reclutare personale con analoghe caratteristiche, compartimentato al massimo e da addestrare in nuclei di tre persone al massimo nelle specifiche mansioni, avvalendosi di istruttori dei locali Reparti...... Questi Nuclei presero il nome di "LEGIONI"......

Formai così con 50 elementi selezionati la V LEGIONE, con articolazione manipolare e cellulare ed impiegai nella varie attivazioni previste durante le esercitazioni del mio e di altri Reparti, nuclei della medesima in varie esercitazioni nel veronese, a San Marcello Pistoiese e al Passo della Cisa. L'addestramento, svolto da istruttori militari e paramilitari, riguardava topografia, riconoscimento, mostreggiature e insegne delle truppe del Patto di Varavia, nozioni di guerra psicologica, trafilamento, rudimentali conoscenze sulle armi, sugli esplosivi e sui mezzi in dotazione al nemico, elementari lezioni di tiro e sopratutto tattica di guerriglia. Per le esercitazioni di attivazione, venivano forniti al momento artifici esplosivi quali petardi e castagnole......

Io dipendevo, per tutta la fase organizzativa che terminò nel 1970, da un ufficiale qualificatosi per Carabiniere, dal soprannome di "TRACK", che sempre mi contattava mentre io non avevo possibilità di contattarlo......

Era mia convinzione che l'Organizzazione di Sicurezza coincidesse con il Piano di Sopravvivenza (cioè quello che oggi chiamiamo GLADIO) e che fosse un rafforzamento del medesimo, anche in seguito alla mutata situazione politica internazionale, dopo l'invasione della Cecoslovacchia, e la sempre più probabile possibilità di un'invasione......

Il 28/29/30 aprile e 1° maggio 1972, con 5 legionari mi recai nella Germania Federale, a Geimund Eifell, su sollecitazione di TRACK ed ivi potei incontrare esponenti di analoghe organizzazioni di sicurezza dei Paesi occidentali e, cosa più interessante, esponenti della Resistenza nei Paesi dell'Est......

Credo di ricordare che lo sponsor di tale raduno fu Radio Europa Libera, gestita dagli americani...... Come vedremo, la V LEGIONE verrà sciolta il 14.7.1973".

 

 

 

 

Da tale racconto, proveniente per la prima volta da un soggetto estremamente qualificato anche se non indenne da reticenze o da interpretazioni eufemistiche, si traggono alcune considerazioni:

 

 

 

- fino al 1966/1967 esisteva un'unica struttura parallela, denominata GLADIO, i cui aderenti erano suddivisi secondo le specifiche funzioni ricoperte all'interno dell'organizzazione. I 622 nomi di "gladiatori" divulgati corrispondono a coloro che dovevano svolgere la funzione di CALAMITE (e cioè la raccolta e la riorganizzazione di militari sbandati al momento dell'intervento nemico), mentre quelli di coloro che avrebbero dovuto svolgere altre funzioni (le TALPE, i TRASMETTITORI, le STAFFETTE e i veri e propri GUERRIGLIERI) sono rimasti ignoti.

 

 

 

E' quindi ragionevole supporre che l'intera struttura comprendesse non 622, ma alcune migliaia di elementi, anche più qualificati di coloro i cui nomi sono stati divulgati;

 

 

 

- a partire dal 1966/1967 e sino al 1973, contestualmente all'acuirsi dei conflitti a livello europeo, si affiancò a GLADIO una seconda struttura denominata Nuclei di Difesa dello Stato, anch'essa addestrata al Piano di Sopravvivenza e i cui componenti erano suddivisi secondo funzioni specifiche analoghe a quelle di Gladio.

 

 

 

Anche tale struttura contava ragionevolmente un considerevole numero di aderenti, forse intorno ai 1500, posto che Giampaolo Stimamiglio ha fatto riferimento a 36 "Legioni" territoriali e la sola Legione di Verona era formata da 50 elementi;

 

 

 

- tale seconda struttura, e con ogni probabilità anche la prima, erano integrate nel dispositivo di sicurezza della N.A.T.O., tanto che alcuni dei suoi componenti erano stati inviati in Germania Federale per un seminario di aggiornamento;

 

 

 

- secondo il colonnello Spiazzi, responsabile della Legione di Verona, la struttura aveva una mera funzione di guerriglia e di resistenza territoriale in caso di invasione e non aveva compiti di contrasto delle forze comuniste sul piano interno o, peggio, di supporto ad azioni di forza da parte dei militari, circostanza questa che è contraddetta da altre testimonianze e che dovrà essere approfondita nel prosieguo dell'indagine.

 

 

 

L'Organizzazione di Sicurezza o Nuclei di Difesa dello Stato non era, tuttavia, l'unico livello di intervento, ma esisteva un livello "inferiore" destinato alla promozione e alla propaganda delle idee-base di tale realtà, denominata Organizzazione di Supporto e di Propaganda. Infatti (ff.8-9 del memoriale):

 

 

 

"......Con l'aumentare della propaganda marxista extraparlamentare e dopo la dura contestazione al sistema avvenuta nel 1968......l'attacco contro le Forze Armate divenne capillare e insieme plateale......

In seguito a tali attacchi, l'intera struttura militare venne messa in discussione. I soldati furono disarmati, le sentinelle tolte dalle garritte, l'Uniforme, da abito sacro, ridotta a tuta da lavoro......

Nelle riunioni SIO degli ufficiali "I" fu sollecitata una collaborazione sempre più stretta con le associazioni d'Arma, con associazioni politiche esistenti quali gli Amici delle Forze Armate, l'Istituto Pollio, il Combattentismo attivo ecc., per unificare le forze in una attiva opera di difesa, di sostegno e di propaganda in favore delle Forze Armate e dei valori da esse rappresentate.

Forse uno degli elementi aggreganti più validi per attuare tale organizzazione fu, proprio a Verona, il Movimento Nazionale di Opinione Pubblica, retto dal generale Nardella, con disponibile un giornale a discreta tiratura e una notevole capacità aggregante.

Divenuto il braccio destro del generale Nardella, collaborai con i miei scritti al giornale "L'Opinione Pubblica", organizzai o partecipai a conferenze e dibattiti, tentai aggregazioni, unitamente al generale, contattando Adamo Degli Occhi della Maggioranza Silenziosa di Milano, il giornalista Sangiorgi, direttore di "Primalinea", associazioni combattentistiche e d'Arma, il Fronte Nazionale del principe Borghese, mentre il generale Nardella non volle la collaborazione del Centro Studi Ordine Nuovo, benchè io conoscessi personalmente molto bene Besutti e Massagrande.

Lo scopo della Organizzazione di Supporto e di Propaganda era quello di creare nel Paese una capillare rete di appoggio e di sostegno morale alle Forze Armate e di riaffermazione di quei valori patriottici di cui ogni Esercito, in ogni Regime, è il depositario...... Ogni mia attività esercitata fuori servizio in seno a tale organizzazione era nota ai superiori Uffici "I" e al Centro C.S. di Verona al quale inviavo il giornale L'Opinione Pubblica".

 

 

 

 

Di tale Organizzazione di Supporto e di Propaganda facevano evidentemente parte, oltre allo stesso Spiazzi, persone come Giampaolo Stimamiglio, nella sua veste di "teorico" organizzatore di conferenze e seminari, e Roberto Cavallaro, il finto magistrato militare che aveva la funzione di raccordo fra gruppi di varie Regioni d'Italia e di procacciatore di finanziamenti.

 

 

 

Si noti peraltro che l'area investita da tali iniziative coincide in buona parte con quella coinvolta nelle indagini sulla Rosa dei Venti (dal generale NARDELLA, fuggiasco dopo il mandato di cattura emesso dal G.I. Tamburrino e nascosto in un appartamento di Carlo FUMAGALLI al Fronte Nazionale del principe Borghese) o comunque con l'area contigua ai gruppi oggetto di tale indagine (la "Maggioranza silenziosa" dell'avv. Adamo DEGLI OCCHI).

 

 

 

In sostanza, da GLADIO sino all'Organizzazione di Supporto e di Propaganda una struttura a "scatole cinesi" senza una soluzione di continuità.

 

 

 

Nel corso della deposizione registrata che è seguita alla produzione del memoriale, e alla cui integrale lettura si rimanda, il colonnello Spiazzi, anche a seguito delle domande dei magistrati, ha fornito alcune precisazioni e approfondimenti seguendo nella sostanza la falsariga costituita dal memoriale stesso (cfr. vol.6, fasc.2, f.4).

 

 

 

Meritano di essere ricordate le seguenti precisazioni e i seguenti nuovi argomenti affrontati su sollecitazione degli inquirenti:

 

 

- il colonnello Spiazzi ha riconosciuto senza remore di aver segnalato, sin dal 1964 e cioè prima della formazione dei Nuclei, nella sua veste di ufficiale del Servizio "I", per l'inserimento nella struttura parallela, elementi di ideologia nazional-popolare e di ispirazione evoliana la cui presenza doveva controbilanciare quella di elementi classicamente filo- occidentali e filo-americani (ff.33-35 della trascrizione).

 

 

 

In sostanza il colonnello Spiazzi aveva indicato per l'arruolamento giovani molto vicini all'area ordinovista, circostanza questa che rende ancor più ambiguo e pericoloso il quadro che complessivamente si è delineato.

 

 

 

Il testimone ha tuttavia contraddetto quanto emerge da alcune testimonianze (quali quelle di Enzo Ferro e Roberto Cavallaro) e cioè che dei Nuclei e della Legione di Verona facessero parte elementi apertamente aderenti a Ordine Nuovo (ff.66-67 della trascrizione; - ha confermato che erano avvenute "attivazioni" dei Nuclei in varie Regioni, a San Marcello Pistoiese in Toscana, al Passo della Cisa sull'Appennino tosco-emiliano (ff.44-45 della trascrizione) a Bosco Chiesanuova e ad Avesa nei pressi di Verona. A tale ultima "attivazione" aveva partecipato anche Carlo DIGILIO, che il colonnello Spiazzi aveva visto alcune volte anche nel 1982, a Verona, insieme a Marcello SOFFIATI, quando Digilio si era reso latitante nell'ambito del procedimento relativo alla ricostituzione del gruppo di Ordine Nuovo di Venezia (ff.87-92 della trascrizione);

 

 

 

- secondo il colonnello Spiazzi, i Nuclei di Difesa dello Stato avevano un carattere ovviamente ufficiale, ma dipendevano sostanzialmente dal S.I.D. e non dallo Stato Maggiore della Difesa, come hanno affermato Roberto Cavallaro e Giampaolo Stimamiglio.

 

 

 

Anche tale circostanza dovrà essere ulteriormente approfondita cercando di acquisire, se ancora esistente, la documentazione relativa ai Nuclei;

 

 

 

- il colonnello Spiazzi, nonostante le sollecitazioni dei magistrati, si è rifiutato di indicare i nomi delle altre persone inserite nella Legione di Verona (ad eccezione di Ezio Zampini e Carlo Locatelli, da tempo deceduti), sostenendo di aver contratto un impegno morale in tal senso e di non voler cagionare noie a persone che tuttora si frequentano nell'ambiente di Verona e ricoprono ruoli di responsabilità in settori pubblici e privati (ff.131 e 142-143 della trascrizione).

 

 

 

Tale limitazione suscita notevoli perplessità (fra l'altro il colonnello Spiazzi si è lasciato sfuggire che molti degli aderenti alla Legione di Verona erano di ideologia evoliana, f.134) in quanto la struttura sembra essere stata sciolta sin dal 1973 e sono già da tempo noti i nomi di 622 "gladiatori".

 

 

 

E' legittimo ritenere che, al di là del patto d'onore con gli ex- subordinati, non sia gradita l'acquisizione di un elenco di nomi e, quindi, di nuove testimonianze che possano tratteggiare la struttura con contorni più equivoci e meno tranquillizzanti di quelli che il colonnello Spiazzi ha voluto presentare.

 

 

 

Nonostante il silenzio del colonnello Spiazzi in merito all'identità degli altri esponenti veronesi dei Nuclei, proprio al termine dell'istruttoria è stato possibile sentire Francesco BAIA, il cui nome era stato indicato da Ferro e da Stimamiglio appunto quale componente della Legione di Verona.

 

 

 

Francesco BAIA, già alle dipendenze del colonello Spiazzi durante il servizio militare, pur nell'ambito di una deposizione molto cauta (cfr.dep. 2.3.1995), ha ammesso di aver fatto parte dal 1971, anche dopo la fine del servizio militare, di una cellula della Legione di Verona - di cui era capo cellula Ezio ZAMPINI, da tempo deceduto - e di essere stato messo al corrente del Piano di Sopravvivenza.

 

 

 

Ha ricordato di aver partecipato, nella cantina dell'abitazione del colonnello Spiazzi con i cinque componenti della sua cellula, ad una lezione tenuta da un sergente dei paracadutisti sull'uso di trappole esplosive e sul loro disinnesco, lezione comunque finalizzata, secondo la sua versione, solo ad apprendere tecniche difensive (f.2).

 

 

 

Ha aggiunto che la struttura delle Legioni era seria ed estremamente compartimentata, tanto da avergli consentito di conoscere solo l'identità dei componenti della sua cellula, e che l'organizzazione era probabilmente inquadrata in un ambito N.A.T.O. (f.2), elementi che confermano quindi il quadro complessivo dei Nuclei delineato con maggiore ampiezza dagli altri testimoni.

 

 

 

Ritornando alla testimonianza del colonnello Spiazzi, deve essere segnalato che egli, in una recentissima deposizione dinanzi al P.M. di Roma titolare dell'inchiesta relativa a Gladio, oltre a confermare che, in base alle sue conoscenze, la struttura dei Nuclei e il programma Piano di Sopravvivenza facevano capo non solo ai vari Corpi d'Armata ma direttamente alla Direzione del S.I.D., si è infine risolto ad indicare il nome di qualche altro ufficiale che al tempo era, come lui, responsabile territorialmente di singoli nuclei.

 

 

 

Si tratta dell'ex ufficiale dei Carabinieri Alfredo MANDOI, dell'ufficiale dell'Esercito Lorenzo PINTO e del maggiore della P.S. Salvatore PECORELLA, tutti detenuti o inquisiti come il colonnello Spiazzi nel 1973/1974 perchè coinvolti nell'istruttoria sul golpe Borghese e sulla Rosa dei Venti (dep. al P.M. di Roma, 22.2.1995, f.4).

 

 

 

E' evidentemente un'altra conferma, che dovrà essere approfondita, del fatto che la struttura dei Nuclei non fosse solo una realtà difensiva o anti-invasione, ma all'interno di essa si celasse all'epoca il centro motore dei progetti di mutamento istituzionale.

 

 

 

Infine il colonnello Spiazzi ha affermato di non disporre di alcuna notizia in merito agli attentati e alle stragi attribuite alla destra eversiva, asserzione che suscita qualche dubbio in ragione del punto di osservazione privilegiato in cui egli si è trovato per moltissimi anni, in contatto sia con ambienti ordinovisti sia con i Servizi di informazione militari (i Servizi "I") sia con il Centro C.S. di Verona, anche a tacere dei rapporti con il gruppo della Rosa dei Venti e con il gruppo di Carlo Fumagalli, già oggetto del'istruttoria del giudice istruttore di Padova.

 

 

 

Egli si è limitato, in proposito, a riferire due circostanze. Ha confermato la riconducibilità al gruppo di Ordine Nuovo dell'attentato al Palazzo dell'Agricoltura di Verona del 22.4.1969 (ff.124-126 della trascrizione), uno dei primi episodi della "strategia della tensione" (cfr. deposizioni di Stimamiglio e Cavallaro citate nel capitolo 46).

 

 

 

Ha inoltre ricordato, sia pure in modo piuttosto generico, un'altra circostanza di notevole interesse, e cioè di aver ricevuto informazioni confidenziali in merito agli attentati ai treni che si sarebbero verificati a Gioia Tauro nel 1970 e in danno dei convogli diretti a Reggio Calabria il 21.10.1972 in occasione della grande manifestazione sindacale (ff.116-123).

 

 

 

Forse, autore di una di tali "soffiate" era stato Flavio CAMPO, elemento di Avanguardia Nazionale che aveva prestato il servizio militare presso la caserma Duca di Montorio, alle dipendenze dello stesso Spiazzi.

 

 

 

Il colonnello Spiazzi ha aggiunto un particolare non sufficientemente dettagliato, ma inquietante, e cioè che, secondo le informazioni ricevute, gli attentati ai treni diretti a Reggio Calabria provenivano da ambienti di destra, mentre l'attentato di Gioia Tauro, che si sarebbe trasformato in una strage, era una "provocazione" di matrice "istituzionale" (ff.120-121).

 

 

 

In entrambi i casi egli, avendo ricevuto le informazioni confidenziali prima che gli attentati avvenissero, aveva fatto una segnalazione al Centro C.S. di Bolzano (da cui quello di Verona all'epoca dipendeva), ma, come prevedibile, non si è trovata traccia nè di appunti nè di un'attività preventiva conseguente a tale segnalazione nei fascicoli del S.I.D. relativi a tali attentati.

 

 

 

Si tratta certamente di elementi generici e non ulteriormente approfondibili, ma in perfetta sintonia con quanto esposto, in relazione alla strage di Gioia Tauro del 22.7.1970 e agli attentati ai treni diretti a Reggio Calabria del 21/22.10.1972, nei capitoli 44) e 45) di questa ordinanza.